AUDIZIONE
La seduta comincia alle 11.15.
PRESIDENTE. Comunico che è entrato a far parte della VII Commissione il deputato Mauro Bulgarelli, del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo.
PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, l'audizione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega per l'informazione e l'editoria, Paolo Bonaiuti, sugli orientamenti programmatici del Governo in materia di informazione ed editoria.
PAOLO BONAIUTI. Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega per l'informazione e l'editoria. Signor presidente, vorrei innanzitutto chiedere alla Commissione di commemorare la giornalista Maria Grazia Cutuli ed i suoi colleghi deceduti ieri in Afghanistan osservando un minuto di silenzio.
PRESIDENTE. Sta bene, signor sottosegretario.
Proceda pure nell'esposizione della sua relazione, signor sottosegretario.
PAOLO BONAIUTI. Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega per l'informazione e l'editoria. Ringrazio la Commissione cultura della Camera dei deputati per avermi offerto l'occasione di illustrare, nella sede istituzionale propria, gli orientamenti programmatici del Governo nel settore dell'editoria e dell'informazione. Dividerò il mio intervento in due parti: la prima, per tentare di fare il punto sugli andamenti economici di fondo del mercato editoriale; la seconda, per informarvi sull'attività e sulle strategie del Governo nel settore.
per il settore editoriale in Italia. Per quanto riguarda i quotidiani è vero che le vendite sono rimaste sostanzialmente stabili, mostrando soltanto una lieve tendenza all'aumento, ma si è almeno interrotta la preoccupante sequenza che dal 1991 al 1997 aveva visto una contrazione costante delle vendite stesse. I livelli sono ancora bassi: soltanto 5.901.013 copie in media al giorno nel 1999, vale a dire appena 103 copie per mille abitanti. Siamo lontani quindi, molto lontani, dai livelli dei paesi che hanno un reddito pro capite simile a quello italiano. Il dato del 2000, che supera i 6 milioni di copie al giorno, per l'esattezza 6.023.754, anche se non è ancora definitivo, segna un incremento del 2,1 per cento rispetto all'anno precedente e riflette un influsso positivo della norma che ha permesso di superare il monopolio della vendita dei prodotti editoriali nelle edicole, di cui dirò più estesamente in seguito.
rispetto all'anno precedente. Questa crescita appare trainata soprattutto dai prodotti su supporti digitali (più 8,7 per cento nel 2000), più che da quelli su formati librari tradizionali, che continuano, invece, a mostrare tassi di crescita di poco superiori all'inflazione, con una felice eccezione: quella dei libri per ragazzi.
necessaria per far fronte ai delicati problemi del settore e, lasciatemelo dire, ci è anche sembrato assurdo «frazionare» una delle strutture, il Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio, riconosciuta all'avanguardia della pubblica amministrazione.
ma che mantenga pur sempre l'attenzione ed il sostegno anche verso la piccola e media editoria. Nessuno dubita, infatti, che questo settore sia una ricchezza da preservare.
PRESIDENTE. Ringrazio il sottosegretario Bonaiuti, soprattutto per il passo in cui ha ricordato che le questioni che stiamo valutando, sono legate all'intera costruzione democratica del paese e con questa consapevolezza, quindi, devono essere affrontate.
GIUSEPPE GAMBALE. Mi scusi, presidente, vorrei sapere come verrà organizzato il lavoro della Commissione.
PRESIDENTE. Credo che oggi potrà aver luogo soltanto l'intervento dell'onorevole Giulietti, mentre il resto dell'audizione può essere rimandato alla seduta di mercoledì 28 novembre 2001. Non essendovi obiezioni, rimane così stabilito.
GIUSEPPE GAMBALE. Dato che la relazione del sottosegretario è stata molto dettagliata, chiedo, se possibile, di averne copia, in attesa della pubblicazione del resoconto stenografico.
PAOLO BONAIUTI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega per l'informazione e l'editoria. La relazione è a vostra disposizione.
PRESIDENTE. Do pertanto la parola all'onorevole Giulietti.
GIUSEPPE GIULIETTI. Ringrazio il sottosegretario Bonaiuti per la sua introduzione molto dettagliata e dico subito che sono assolutamente convinto che sia un errore cambiare il proprio linguaggio a
seconda del cambio della giacca, maggioranza o opposizione. Ero favorevole (sono stato il relatore) a tutti quei provvedimenti sostenuti a larga maggioranza e sono favorevole al proseguimento di quel metodo di lavoro. Sono già tanti i motivi di contrasto (il conflitto di interessi, il sistema radiotelevisivo ed altro), che sarebbe una iattura che questo mondo - quello del libro, del giornale e della lettura - già debole in sé, ci vedesse tornare ad un atteggiamento irritante e piccino. Non voglio accedere a questo tipo di cultura, praticata da altri, all'abitudine diffusa che vede cambiare atteggiamento a seconda dei ruoli sostenuti. Colgo quindi l'appello del sottosegretario.
politica e questo è un vero problema che esiste storicamente e non solo per ragioni strumentali.
del settore televisivo ed esiste il problema di incentivare la pubblicità sulla carta stampata. Mi rendo conto che è troppo facile scaricare tale problema sui ministeri; so che è stato rivolto un appello ed attendo di sapere dal Governo se esso sia stato preso in considerazione dal ministro Tremonti.
dell'Ente poste: gli abbonamenti non arrivano o si disperdono e non c'è effettiva competizione tra le agenzie. Sono dunque a favore del congelamento, legato alla riforma: signor sottosegretario, mi permetta di ricordarle che è stata triplicata la tariffa della spedizione in abbonamento dei libri. Si tratta di un errore grave, che deve essere corretto, anche in sede di approvazione della legge finanziaria: chiedo che si verifichi la possibilità di ripristinare le tariffe agevolate.
PRESIDENTE. Sottopongo all'attenzione della Commissione il telegramma che ritengo opportuno inviare al Corriere della Sera:
Non essendovi obiezioni, procederò in tal senso.
(Così rimane stabilito).
Riteniamo molto importante la sua audizione e lo ringraziamo per aver accolto il nostro invito; nonostante i suoi noti e ripetuti impegni istituzionali ha voluto mantenere la data sulla quale ci eravamo in precedenza accordati per lo svolgimento della sua audizione. Do subito la parola al sottosegretario Bonaiuti.
(I membri della Commissione si levano in piedi ed osservano un minuto di silenzio).
Comincerò con l'andamento del mercato editoriale. Il triennio 1998-2000 deve essere considerato, in complesso, positivo
Il fatturato del settore quotidiani è salito, sia nel 1998 sia nel 1999, a ritmi di crescita vicini al 7 per cento all'anno, ritmi superiori a quelli di incremento dei costi operativi, che hanno viaggiato intorno al 3 per cento all'anno. Tutto ciò ha portato significativi miglioramenti che si sono riflessi in aumenti del margine operativo lordo (MOL), il cui rapporto con il fatturato è passato dal 5,3 per cento del 1997 al 10,7 per cento del 1999 e del 2000. Il rapporto MOL-fatturato, per quanto molto migliorato, resta però ancora lontano da quello della media delle imprese nazionali rilevato da Mediobanca e superiore al 15 per cento (siamo ancora al di sotto di circa 4,5 punti). In sostanza, questo significa che la produttività del settore quotidiani in Italia, anche se migliorata, è tuttora lontana da quella delle imprese di altri settori.
I primi dati del 2001 indicano, purtroppo, una diminuzione del fatturato netto di oltre il 3 per cento, con una contrazione dei ricavi pubblicitari che viceversa, nel triennio 1998-2000, avevano fatto segnare andamenti molto favorevoli, con una punta del 16,4 per cento nel 1999 ed incrementi intorno all'11 per cento negli anni 1998 e 2000.
È cresciuto nel 1999 e nel 2000 il numero dei giornalisti: 208 unità in più nel 1999 e oltre 400 nel 2000. Si è interrotta così una lunga stagnazione, durata fino a tutto il 1998. Diverso è il caso dei poligrafici che invece continuano a marcare una sensibile flessione, riflesso diretto delle ristrutturazioni tecnologiche più volte intervenute negli anni novanta.
Per la stampa periodica il triennio 1998-2000 non è stato così positivo come per quella quotidiana ed il dato complessivo è eterogeneo. I settimanali hanno mostrato una performance nella diffusione: più 0,5 per cento nel 1999 rispetto al meno 2,4 per cento del 1998; cosa che non è avvenuta per i mensili: addirittura meno 7,3 per cento nel 1999, rispetto al più 3,1 per cento del 1998.
Un elemento di ottimismo proviene dai risultati del 2000, influenzati - come vi dicevo prima - dalla sperimentazione dei nuovi punti di vendita. Il trend è risultato molto positivo per i settimanali e abbastanza positivo per i mensili e ciò soprattutto grazie alle vendite aggiuntive nella grande distribuzione (supermercati ed ipermercati).
Buona anche nel settore periodici la raccolta pubblicitaria del triennio 1998-2000, con una punta del 14 per cento nel 2000. Purtroppo, anche per i periodici, si annuncia una contrazione della pubblicità, nel 2001, simile a quella dei quotidiani (è un fenomeno generale).
Veniamo al mercato dell'editoria libraria. Questo mercato continua ad essere caratterizzato da una domanda complessivamente fragile che, nelle aree obbligate (il libro scolastico, per intenderci), tende a deviare verso acquisti marginali, come i libri usati, oppure acquisti illeciti, come le fotocopie, anche se quest'ultima situazione è in fase di rapido miglioramento grazie ai benefici della nuova legge contro la pirateria multimediale, la legge n. 248 del 2000. Stime recenti indicano in 6.732 miliardi il valore del mercato del libro nel 2000, con un incremento dell'1 per cento
Grava pesantemente su questo settore il problema dei bassi livelli di lettura. Il dato più recente indica che coloro che hanno letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti sono circa 22 milioni di italiani, pari al 41,6 per cento della popolazione di età superiore a sei anni. Se a questi aggiungiamo i cosiddetti «lettori morbidi» - coloro cioè che leggono soltanto in maniera occasionale, oppure che leggono libri rosa, guide di viaggio, libri gialli e simili - pari al 13 per cento circa della popolazione, abbiamo un valore complessivo di poco superiore al 54 per cento. Un dato che, sebbene in costante e leggero aumento dal 1998, grazie al miglioramento della performance del settore da sei a dieci anni, in parole povere, dei bambini, è lontano dal 69 per cento della Francia, dal 72 per cento della Germania, dal 76 per cento della gran Bretagna e dal 74 per cento della Svizzera.
Il mercato dell'editoria elettronica ha visto nel biennio 1999-2000 una crescita molto rilevante, sia nel settore on line, sia in quello off line. Ciò è dovuto alla maggiore penetrazione dei lettori cd-rom nelle famiglie e ad una diversa concezione del personal computer, non solo come strumento di calcolo o come macchina da scrivere, ma anche come vera e propria piattaforma digitale.
Il mercato dei cd-rom ha mostrato grande vivacità, soprattutto nel settore consumer (l'altro è il professional, riservato ad applicazioni di carattere professionale per architetti, ingegneri, avvocati ed altro), passando dai 387 miliardi l'anno del 1997, ai 645 miliardi del 2000, tre anni dopo. Ciò è avvenuto anche grazie al consolidamento delle vendite attraverso il canale delle edicole.
Particolarmente significativa è la crescita dell'attività editoriale su Internet, sia da un punto di vista quantitativo (con i maggiori editori che hanno creato, in molti, società ad hoc per lo sviluppo di attività sul web) sia da un punto di vista qualitativo (con l'affermazione di modelli di offerta innovativi come i portal sites verticali o i portali tematici). Gli investimenti editoriali sul web sono cresciuti del 17,5 per cento nel 1999 sul 1998 e del 14 per cento nel 2000 sul 1999.
Signor presidente, onorevoli commissari, nel triennio 1998-2000, il modello produttivo dell'azienda editoriale in Italia è mutato in meglio. I risparmi dei costi ed una più efficiente distribuzione delle risorse hanno determinato un certo riequilibrio dei conti economici delle singole imprese e del sistema nel suo complesso. Il processo è stato facilitato da un utilizzo efficace delle nuove tecnologie digitali e, soprattutto, da una crescita straordinaria, in quel periodo, degli introiti derivanti dalla pubblicità. Purtroppo, nemmeno in questa congiuntura favorevole si è riusciti ad ampliare le dimensioni del mercato, che restano molto anguste, soprattutto per i prodotti editoriali tradizionali: quotidiani, periodici e libri. Questo è un grave elemento di debolezza strutturale che rischia di aggravarsi ulteriormente nel momento in cui i ricavi pubblicitari sono in frenata e diventa probabile, dopo quanto avvenuto l'11 settembre scorso, una contrazione dei consumi.
Arriviamo all'intervento pubblico. La scorsa legislatura è stato un momento felice per il settore dell'editoria. Sono state varate norme importanti, per cercare di contrastare i problemi strutturali, che ho già messo in rilievo. Queste norme sono state varate con uno spirito al di sopra delle parti, con il consenso convinto anche della Casa delle libertà. È uno spirito, un metodo che - voglio dirlo con chiarezza - ritengo debba continuare ad essere perseguito, perché questo settore, al di là dei suoi risvolti economici e commerciali, fissa le regole che salvaguardano l'informazione e la libera circolazione delle idee e della cultura: in altre parole, tutti sappiamo che questo settore è uno dei pilastri della nostra democrazia.
Veniamo agli interventi. Due sono stati i principali interventi, ai quali mi sono riferito in precedenza: in primo luogo, la legge n. 108 del 1999, che ha fissato, prima, la sperimentazione e, poi, le regole per superare il più che cinquantennale monopolio di vendita dei prodotti editoriali nelle edicole; in secondo luogo, la legge n. 62 del 2001, che ha modificato in maniera sostanziale la legge n. 416 del 1981, ovvero la norma di base del settore.
Il percorso della legge n. 108 del 1999 ha dimostrato che, storicamente, nel nostro paese non si è riusciti a soddisfare, anche per una serie di vincoli formali imposti alla distribuzione, la domanda potenziale di prodotti editoriali, nella fattispecie quotidiani e periodici. Infatti, come sapete bene voi, membri di questa Commissione, i risultati della sperimentazione della vendita dei prodotti editoriali al di fuori delle edicole hanno messo in evidenza una crescita aggiuntiva, dovuta non solo ai nuovi punti di vendita, ma anche al contemporaneo incremento delle vendite nelle edicole: un effetto che gli economisti chiamerebbero spill-over ovvero di tracimazione.
Queste sono le ragioni per le quali la via indicata dalla legge n. 108 del 1999 deve essere continuata con una convinzione anche maggiore rispetto a quella manifestata finora da alcuni soggetti direttamente interessati. Si dovrà inoltre vigilare perché la pluralizzazione dei punti di vendita - che non è e non dovrà essere una liberalizzazione selvaggia - non sia ostacolata in via amministrativa dal coacervo di regolamenti a livello locale tra comuni e regioni.
La legge n. 62 del 2001 rappresenta il tentativo - che, come ho detto, la Casa delle libertà ha condiviso in pieno con la maggioranza di centrosinistra di allora - di superare la legge n. 416 del 1981 nei suoi istituti divenuti francamente obsoleti. È basata, la legge n. 62, su una nuova ed innovativa definizione di prodotto editoriale che assimila le componenti tradizionali cartacee (quotidiani, periodici, libri) a quelle multimediali off line ed on line.
La legge n. 62 del 2001 segna, inoltre, una diversa filosofia dell'intervento pubblico nel settore. Ricorre sempre più agli strumenti indiretti - credito agevolato, credito di imposta, sostegno all'outplacing della forza lavoro (sostegno alla forza lavoro quando «esce fuori», magari da un giornale) - che non distorcono le condizioni di base del mercato, e sempre meno agli strumenti diretti come i contributi a fondo perduto, ormai limitati ai «veri» organi di movimenti politici ed alle «vere» cooperative di giornalisti. Ho messo «veri» tra virgolette per sottolineare che la nuova normativa, molto più rigorosa, ha imposto una barriera, un ostacolo, un barrage all'accesso ai contributi. Della legge n. 62 del 2001 voglio sottolineare le norme specifiche a favore della lettura del libro, nella versione migliorativa attuata dal decreto legge 5 aprile 2001 n. 99 convertito nella legge n. 198 del 2001.
Signor presidente, onorevoli commissari, il Governo ritiene che il percorso in parte tracciato con i provvedimenti illustrati debba essere continuato e reso ancora più concreto ed efficace. In questa prospettiva, sono già stati realizzati alcuni interventi importanti. Il primo provvedimento del Governo sull'editoria è stato quello - richiesto da quasi tutte le categorie e dalle forze sociali interessate - di mantenere le competenze istituzionali sull'editoria stessa concentrate nella Presidenza del Consiglio, in particolare nel Dipartimento per l'informazione e per l'editoria.
L'esecutivo in ciò è stato agevolato da un consenso molto ampio, direi quasi trasversale, delle forze parlamentari e colgo questa occasione per porgere a voi un ringraziamento.
Come sapete, la cosiddetta riforma Bassanini prevedeva che le competenze della Presidenza del Consiglio nel settore fossero, dall'inizio di questa legislatura, divise tra Ministero delle comunicazioni, Ministero delle attività produttive e, in parte residuale, Ministero dei beni e delle attività culturali. Ci è sembrato che questa divisione potesse diminuire la capacità di coordinamento, di indirizzo e di gestione
Gli interventi successivi del Governo stanno dando forte impulso all'attuazione della legge n. 62 del 2001. Anche in questo caso, voglio sottolinearlo senza alcuno spirito polemico, molte difficoltà sono nate proprio dall'applicazione della cosiddetta riforma Bassanini, che ha toccato le sedi istituzionali (per una parte l'ex Ministero dell'industria e l'ex Ministero delle finanze) coinvolte con la Presidenza del Consiglio nella stesura dei provvedimenti di normazione secondaria. Dei tre atti regolamentari necessari per rendere operativa la nuova legge sull'editoria, quello riguardante il fondo per la mobilità e la riqualificazione professionale dei giornalisti (ex articolo 15 della legge n. 62 del 2001) e quello riguardante il credito agevolato (ex articoli 5, 6 e 7 della stessa legge) sono all'esame del Consiglio di Stato per il previsto parere, propedeutico al passaggio successivo in Consiglio dei ministri.
Il regolamento ex articolo 8 della legge n. 62 del 2001, relativo al credito di imposta è in fase di stesura molto avanzata al Ministero competente, quello dell'economia e delle finanze, con la stretta collaborazione della Presidenza del Consiglio. Per quanto il percorso non sia ancora del tutto perfezionato, voglio sottolineare l'importanza dello strumento: si tratta di un fondo di 8,5 miliardi l'anno per cinque esercizi, a sostegno delle iniziative di riqualificazione professionale dei giornalisti. Con questo fondo si cerca al tempo stesso di favorire nuove iniziative - soprattutto, ma non soltanto, nella multimedialità - e di sostenere, senza interventi assistenzialistici «a pioggia», i comparti più deboli dell'editoria. In ultima analisi, stiamo cercando di favorire forme di flessibilità che non vadano, però, a scapito della forza lavoro: in questo abbiamo ottenuto il consenso degli editori e della Federazione nazionale della stampa.
Il Governo si accinge ad emanare un decreto-legge che proroga il regime di tariffe agevolate per le spedizioni di pubblicazioni in abbonamento postale. Com'è noto, la normativa vigente prevede che dal 1ogennaio 2002 entri in vigore un nuovo sistema: la spedizione di stampe periodiche è liberalizzata, gli utenti possono scegliere il vettore postale che vogliono (sulla carta) e lo Stato interviene con un contributo a favore dei soggetti meritevoli, sulla base del regolamento già da tempo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Questo sistema è stato fortemente contestato da molte categorie interessate, soprattutto dalla piccola e media editoria. Si ritiene, infatti, che l'assenza nel settore delle spedizioni postali di una concorrenza reale tra vettori finisca per distorcere l'obiettivo della nuova normativa e penalizzare fortemente le imprese con fatturati modesti. Il Governo condivide questa impostazione e, lo ribadisco, interverrà di conseguenza, cercando di elaborare un provvedimento che tenga conto, al tempo stesso, delle esigenze appena richiamate e dei vincoli di bilancio della legge finanziaria per il 2002.
Signor presidente, onorevoli commissari, nella prima parte di questo intervento ho affermato che il triennio 1998-2000 è stato in complesso positivo per il mercato dell'editoria, anche se non sono state superate alcune debolezze strutturali. Proprio tali debolezze rischiano ora di essere aggravate da una congiuntura poco favorevole. I recenti interventi, attuati dal legislatore con spirito al di sopra delle parti, vanno nella giusta direzione ed il Governo si è impegnato a realizzarli attraverso atti di normazione secondaria - i regolamenti - di cui, però, sottolineo l'oggettiva complessità.
Il Governo manterrà puntualmente questi impegni nel più breve tempo possibile e, allo stesso modo, realizzerà tutte quelle misure aggiuntive che riterrà necessarie per favorire la creazione di un sistema sempre più orientato verso il mercato e verso le nuove tecnologie multimediali,
Il compito del Governo è anche quello di favorire - naturalmente sempre attraverso il confronto e mai mediante alcuna forma di dirigismo - un ripensamento della professione giornalistica dopo la rivoluzione generata dalle nuove tecnologie. Mi riferisco, ad esempio, alla necessità di una riflessione sui criteri di accesso alla professione giornalistica, una considerazione che prescinde dall'eventuale riforma dell'ordine. Mi riferisco anche a possibili interventi in tema di tutela giudiziaria della professione, ovvero alla riforma dell'istituto della querela - eventuale - e della procedura civilistica per danni. Tuttavia, è difficile pensare che questi programmi possano avere successo se non sapremo realizzare tutti insieme - Parlamento, Governo, pubblica amministrazione e privati - un'azione efficace a sostegno della lettura in Italia.
Dal punto di vista dell'offerta, dobbiamo fare di più per modificare un meccanismo di distribuzione che allontana, in realtà, il prodotto editoriale dai suoi potenziali consumatori. È il caso dello storico monopolio di vendita dei quotidiani e dei periodici, modificato, solo in parte, attraverso la legge n. 108 del 1999. È anche il caso di ricordare che l'85 per cento dei comuni italiani non ha, tuttora, una libreria e di questi comuni senza librerie soltanto il 22 per cento possiede punti di grande distribuzione che vendono anche libri (per cui oltre il 60 per cento di comuni è completamente scoperto e non è poco). Delle milleottocento librerie esistenti in Italia soltanto quattrocento - meno di un quarto - hanno una superficie superiore a 200 metri quadri, la dimensione minima per attrarre la platea dei cosiddetti lettori morbidi (come detto prima, quelli che leggono romanzi rosa, romanzi gialli, oppure solo occasionalmente).
Dal punto di vista della domanda, invece, si può affermare che i meccanismi di scolarizzazione continuano, nonostante i vari tentativi di riforma, a perpetuare, oggettivamente, un solco tra gli studenti ed i prodotti editoriali, soprattutto tra gli studenti ed i quotidiani o i periodici. Proprio dalla scuola dovrebbe, quindi, ripartire l'impulso, affinché nel nostro paese si legga di più e si legga meglio.
Questo è l'impegno complessivo, che assumo per conto del Governo e sul quale invito i membri della Commissione ad esprimere le proprie valutazioni. Vi ringrazio.
Inizio dal primo tema, quello dell'Afghanistan, riferendomi non soltanto ai fatti drammatici avvenuti ieri. In generale, qualsiasi morte è drammatica; non è che si piangono solo i morti della propria corporazione (sarebbe una visione singolare). Ma, il fatto che vi siano giornalisti senza frontiere, che vengono ripetutamente colpiti non può non ferire ed il fatto poi che vi sia una persona che molti di noi conoscono e stimano rende la cosa ancora più drammatica.
Mi permetto di avanzare una proposta: non si tratta di una proposta di parte, di partito, cui credo poco. Preferisco infatti le iniziative che cerchino di raccogliere energie diverse, quando si parla di questi temi. Il modo migliore per ricordare questi colleghe e colleghi, dovrebbe essere lo stesso che, tutti insieme assumemmo (erano presenti gli onorevoli Bianchi Clerici, Grignaffini e Malgieri), all'epoca delle vicende della ex Jugoslavia, quando sostenemmo che non era sufficiente manifestare semplicemente la nostra solidarietà e lavorammo affinché alcune radio (allora vi era B-92) potessero vivere, realizzando una grande catena, rivolgendoci agli editori, ai giornalisti ed alle radio italiane. Ne fu protagonista, ad esempio, la regione toscana.
Un segnale, oggi, può essere il ricordare che, in Afghanistan, è nata una radio ed una televisione, pur tra mille problemi. L'intolleranza si supera levando non solo i veli, ma anche le museruole, consentendo che i mezzi di comunicazione possano informare. Non vorrei che l'azione militare non fosse seguita con altrettanta lena dall'azione umanitaria, dall'azione di ricostruzione (vi è qualche segnale). Credo necessario che da parte della federazione della stampa (della quale è in corso un congresso), degli editori, delle categorie ed anche delle forze politiche e del Governo (che potrebbe coordinarlo) partisse un tentativo di raccolta - data la peculiarità del settore delle comunicazioni - di mezzi tecnici e di strumenti per dare la possibilità di raccontare. Ciò è molto più difficile che nella ex Jugoslavia, per come è strutturato l'Afghanistan; ma penso sia fondamentale avere mezzi di comunicazione, che invece di esaltare le differenze, le distinzioni fra le etnie, si pongano il problema della ricostruzione, anche del linguaggio, importante quanto altri settori. La pongo come un'iniziativa non di parte, considerato che la volta scorsa vi fu una convergenza tra forze politiche diverse.
Ho iniziato da questo punto, perché molto opportunamente il sottosegretario è partito da questo ricordo. Mi sono permesso di sostenere l'esigenza di compiere un gesto, proprio interno a questo settore.
Penso che la concretezza abbia prodotto risultati positivi anche attraverso un coordinamento intelligente del Dipartimento per l'editoria. Il merito è stato non di qualcuno in particolare (come ho sempre ricordato, anche nel passato) ma di un lavoro comune e collettivo ed anche della sensibilità, soprattutto nell'ultima fase, del sottosegretario Chiti, che ha coordinato i nostri lavori.
Ritengo importante impedire qualsiasi battuta d'arresto e non credo che tutte le battute d'arresto siano attribuibili soltanto all'applicazione della legge di riforma Bassanini. Dobbiamo stare attenti, perché si tratta di un settore (quello della lettura, della promozione della lettura, del libro, delle librerie, delle leggi che consentono una maggiore circolazione) che richiama scarsa attenzione - e lei sottosegretario lo sa bene quanto me - da parte della
Il problema di arretratezza degli indici non nasce quando si sviluppa la televisione, ma addirittura prima della seconda guerra mondiale: esso è legato alla nascita dei giornali italiani, al giornale popolare, allo sviluppo maggiore di altro tipo di stampa; è un problema complesso, che non si risolve con gli slogan.
Vorrei formulare alcune domande riguardo ai problemi che ritengo prioritari: ieri, la moglie del Presidente della Repubblica, che potrebbe addirittura essere scelta come testimonial, ha rivolto un appello alla lettura. Il problema non consiste tanto nella scelta tra leggere libri o guardare la televisione, quanto nel poter decidere tra un numero maggiore di televisioni e libri intelligenti. Formuliamo sempre anatemi riguardo agli strumenti di comunicazione, ma le persone scelgono di assistere al film «La vita è bella», quando esso viene trasmesso in prima serata (così come altri programmi, sulle reti pubbliche e private); dunque, non è vero che si è diffusa un'intelligenza «appassita». Il problema si pone quando televisioni e giornali sono tutti uguali: allora la scelta diventa difficile.
Credo che si debba tentare di promuovere un'eccezionale campagna a favore della lettura. In Italia stanno nascendo alcune iniziative; la legge sull'editoria, che ha bisogno di regolamenti di attuazione, prevedeva, per la prima volta, una serie di strumenti legati ai rapporti con le fondazioni bancarie, con gli enti locali. Mi pare evidente che la lettura non possa essere imposta nelle scuole, ma la conoscenza degli alfabeti fondamentali certamente sì. Occorre un impegno straordinario, non solo del Governo e del Parlamento, per attivare strumenti di rapporto tra pubblico e privato e la convergenza con gli editori, guardando ad alcune esperienze, come quelle nate in Toscana ed in Sicilia, che stanno realizzando l'introduzione del giornale nella scuola. Non si può chiedere tutto agli insegnanti, non si può scaricare la responsabilità su di loro se non vengono formati ai nuovi alfabeti (quelli tradizionali o quelli tecnologici); infatti, occorre la predisposizione di strumenti di formazione degli insegnanti stessi ed è necessario un coordinamento con il Ministero della pubblica istruzione. Nella legge sull'editoria inserimmo un capitolo relativo alla defiscalizzazione delle campagne in televisione, per la promozione della lettura di libri e giornali, che devono essere eliminate dagli indici di affollamento pubblicitario.
Si tratta di una leva che segnalo al sottosegretario: RAI, Mediaset e La 7 non devono inserire nel computo dei loro tetti pubblicitari le campagne di promozione della lettura (evidentemente, non a favore di una singola casa editrice) . È possibile costruire un grande piano di promozione della carta stampata attraverso la pubblicità. Mi permetto di segnalare (per questo motivo facevo un riferimento non banale alla moglie del Presidente della Repubblica) che è più utile l'inserimento dell'elemento della lettura nella grande fiction, che non in uno spot. Se avete notato, in alcune fiction non esistono né libri né giornali: nella casa del Grande Fratello non ci sono giornali; non lo dico polemicamente, ma per ragionare sul fatto che in molti programmi è sparita l'idea della lettura tradizionale; talvolta è utile usare testimonial conosciuti, che possano rendere questa attività un'abitudine. Si tratta di una proposta che avanzo, che è possibile realizzare chiamando a raccolta le diverse imprese italiane.
La campagna di promozione non può che essere accompagnata da provvedimenti strutturali. Il mercato pubblicitario sta per entrare in crisi; il presidente della Federazione degli editori, Montezemolo, ha rivolto un appello a favore di possibili misure fiscali per il settore. Sarebbe troppo facile chiederlo dall'opposizione, addirittura strumentale e demagogico: poiché a suo tempo ho subito tale situazione, cerco di stare attento al linguaggio per non mettere in scena la stessa commedia. Tale richiesta ha, però, un fondamento, perché il nostro paese ha subito uno spostamento di risorse solo a vantaggio
Riguardo ai regolamenti di attuazione della legge sull'editoria, un punto è molto importante: la legge si poneva il problema della modernizzazione del settore, dell'accesso al credito anche da parte dei giovani e delle nuove aziende della multimedialità, che stanno nascendo in tutte le regioni del paese, in modo tale da non finanziare solo i 5 o 6 gruppi familiari, ma di promuovere nuova impresa. Mi sta a cuore in modo particolare la parte del regolamento relativa all'accesso al credito. Credo sia necessario, anche durante la discussione della legge finanziaria, assicurare una risposta certa rispetto ai tempi del ministero. Il regolamento deve essere varato, perché consente alle imprese di ristrutturarsi; esso è strettamente legato al tema degli ammortizzatori sociali, perché l'azienda può ricapitalizzare e ristrutturarsi e possono entrare in funzione i nuovi ammortizzatori sociali, anche per i poligrafici, (lavoratori, purtroppo, molto più in crisi dei giornalisti). Esiste, inoltre, il problema della formazione; la legge non può essere pienamente applicata se i regolamenti non vengono varati, anche sotto l'aspetto del credito. Se nascesse oggi una grande vertenza, non potremmo applicare la legge perché mancano i regolamenti. Esiste dunque una necessità oggettiva di portare a compimento il percorso della legge, promuovendo iniziative nei confronti dei ministeri economici.
Vorrei chiedere, inoltre, se sia possibile inserire una piccola norma «di pulizia» all'interno dei regolamenti: tutti (io per primo) parliamo di modernizzazione, di liberalizzazione, ma è necessario che le imprese siano serie. Non penso che possano essere concessi contributi ad imprese che non applicano i contratti, che utilizzano il lavoro nero, che evadono i contributi, che si servono di ragazzi pagati poche migliaia di lire. È necessario chiarire molto bene che, in caso di illegalità all'interno delle aziende, non possano esserci elusioni o distrazioni per chi è imprenditore a contributo pubblico. Tutti noi, spesso, riguardo a ciò ci siamo distratti.
Vorrei porre un'ulteriore domanda riguardo alla legge sul libro: nella scorsa legislatura non riuscimmo ad approvarla e ne recuperammo solo alcune parti. Ci faremo promotori di una proposta di legge, riprendendo quella avanzata dall'onorevole Bracco, ma ve ne sono altre, altrettanto interessanti, di altri gruppi politici. Credo sarebbe importante se il Governo, d'intesa con il Ministero dei beni e delle attività culturali, recuperasse la proposta, fortemente richiesta dall'Associazione italiana editori (AIE), dell'Associazione librai, delle piccole librerie e da tutti coloro che si occupano della promozione della lettura. È necessario superare le corporazioni, ma anche impedire che pochi grandi gruppi eliminino la pluralità dei giornali, della distribuzione, delle librerie, che sono spesso nei nostri piccoli comuni uno dei pochi luoghi di socializzazione. Rivolgo dunque un appello riguardo alla legge in questione, rimettendo in funzione l'osservatorio sul prezzo fisso del libro, previsto da una decisione assunta alla fine della scorsa legislatura: esso doveva indicare la banda di oscillazione più congrua per quanto riguarda il prezzo del libro. Ricordo l'intervento appassionato del onorevole Malgieri, che pose questo tema con grande forza, insieme ad altri colleghi: non si tratta dunque di una questione di parte.
Circa la questione delle tariffe postali, mi auguro di non dover presentare emendamenti (se il Governo ne presenterà uno proprio), poiché non sono a favore dei cosiddetti «emendamenti-volantino»: auspico un congelamento esplicito delle tariffe postali, perché non si possono aumentare le tariffe senza un'effettiva riforma dell'Ente poste. Mentre si redigono i bilanci delle aziende, non possiamo decidere aumenti che distruggerebbero piccoli e medi operatori e il grande mondo del volontariato e del non-profit, senza attuare contemporaneamente una riforma
La legge sulle edicole prevedeva l'istituzione di un osservatorio formato da edicolanti, distributori, editori e parti sociali: ciò costituiva un fatto importante, perché non c'è più un luogo dove le parti sociali si possano riunire. Sono a conoscenza del fatto che tale provvedimento è all'esame del Ministero delle attività produttive: chiedo che sia rimesso in funzione l'osservatorio.
Vorrei ricevere una risposta anche riguardo al regolamento relativo alla comunicazione pubblica. È stata approvata una legge sulla comunicazione pubblica, sugli uffici stampa italiani, sui comunicatori, riguardo alla quale esisteva il problema dell'emanazione del regolamento. Migliaia di persone lavorano in questo settore: vorrei dunque sapere se sia stata ultimata la parte che concerne il regolamento sulla comunicazione pubblica.
Come ultimo punto - ed ho terminato -, rispondo alle questioni poste dal sottosegretario. Poiché i temi in questione sono molti e vi saranno molte altre domande, mi piacerebbe che, proprio per tener fede a questo rapporto da me ritenuto positivo (spero anche dagli altri colleghi), vi fosse un'azione di coordinamento da parte della Presidenza del Consiglio, aperta a maggioranza ed opposizione, così da incontrarci, prima di arrivare in aula, sulle questioni relative all'editoria ed anche ai fondi per l'emittenza locale (che sono troppo pochi), per studiare assieme i provvedimenti necessari e, eventualmente, concordare insieme le misure condivise.
Lei, sottosegretario, ha toccato temi riguardanti la libertà, la libertà dell'accesso, le scuole di giornalismo, a cui aggiungo la riforma dell'ordine, che non può più aspettare, perché un paese moderno deve accelerare sulla riforma delle professioni e degli ordini. Lo dice chi viene da una professione, ma crede alla libertà, ad una maggiore libertà, ad una maggiore circolazione delle professioni e delle idee, ad una maggiore libertà delle scuole e ad una maggiore competizione in questo settore.
Credo molto al fatto che si debba ripartire dall'istituto della rettifica. Dobbiamo trovare un equilibrio tra il massimo di libertà giornalistica - principio inviolabile - ed il massimo di diritti dei cittadini alla tutela, affinché, non solo i potenti, ma anche l'ultimo dei 56 milioni di cittadini italiani (che oggi rinuncia a rettificare, perché sa che rischia di essere inutile) possa difendere la propria famiglia e se stesso. Sono grandi temi, dispersi in troppe Commissioni (giustizia, cultura, trasporti, attività produttive ed altre), creando difficoltà a ragionare. Sarebbe utile una cabina di regia, dove potremmo confrontarci e, se necessario, dissentire, ma questi temi avrebbero, finalmente, l'ampiezza di confronto e di serietà che meritano.
«La Commissione cultura della Camera dei Deputati partecipa la sua commossa solidarietà al Corriere della Sera, così duramente colpito dalla scomparsa di Maria Grazia Cutuli ed alla famiglia di una giornalista così intelligente e coraggiosa. Tragedie come questa ci ricordano ciò che troppo spesso viene dimenticato, che il giornalismo è un mestiere delicato e difficile ed anche rischioso, perché esso rappresenta una delle professioni centrali per la salvaguardia e lo sviluppo della democrazia e della libertà».