Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 686 dell'11/10/2005
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Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge Soro ed altri; Fontana; Soda; Gazzara ed altri; Benedetti Valentini ed altri; Nespoli; Nespoli; Benedetti Valentini; Benedetti Valentini ed altri: Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (A.C. 2620-2712-3304-3560-5613-5651-5652-5908-6052) (I deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e delle componenti SDI-Unità socialista e Popolari-UDEUR del gruppo Misto nonché il deputato Soda hanno ritirato la loro sottoscrizione dalle rispettive proposte di legge) (ore 11,03).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge d'iniziativa dei deputati Soro ed altri; Fontana; Soda; Gazzara ed altri; Benedetti Valentini ed altri; Nespoli; Nespoli; Benedetti Valentini; Benedetti Valentini ed altri: Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Ricordo che nella seduta del 29 settembre scorso si è conclusa la discussione sulle linee generali.

(Esame di questioni pregiudiziali e di una questione sospensiva - A.C. 2620 ed abbinate)

PRESIDENTE. Avverto che, ai sensi dell'articolo 40, comma 2, del regolamento, sono state presentate la questione pregiudiziale per motivi di costituzionalità Violante ed altri n. 1, la questione pregiudiziale per motivi di merito Franceschini ed altri n. 1 (vedi l'allegato A - A.C. 2620 ed abbinate sezione 1), nonché la questione sospensiva Leoni ed altri n. 1 (vedi l'allegato A - A.C. 2620 ed abbinate sezione 2).
A norma dei commi 3 e 4 dell'articolo 40 del regolamento, nel concorso di più questioni pregiudiziali ha luogo un'unica discussione nella quale potrà intervenire, oltre ad uno dei proponenti (purché appartenenti a gruppi diversi), per illustrare ciascuno degli strumenti presentati per non più di dieci minuti, un deputato per ognuno degli altri gruppi, per non più di cinque minuti.
Al termine della discussione, si procederà a due distinte votazioni, rispettivamente sulla questione pregiudiziale di costituzionalità e su quella di merito.
Avverto che i tempi dei gruppi dell'opposizione per l'esame delle questioni pregiudiziali e della questione sospensiva sono determinati. I tempi previsti dal contingentamento per la discussione generale, infatti, sono stati pressoché integralmente utilizzati per tale fase. Fra i gruppi di opposizione rimangono tempi residui solo al gruppo di Rifondazione comunista e alla componente del gruppo Misto.
Ricordo che, per prassi costante, i tempi relativi all'esame di tali strumenti sono computati in quelli riservati alla discussione generale. Tuttavia, in considerazione della rilevanza del provvedimento al nostro esame, la Presidenza concederà dei tempi aggiuntivi, consentendo, ai


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gruppi di opposizione che ne faranno richiesta, di intervenire nel dibattito secondo i termini previsti dall'articolo 40 del regolamento.
Avverto, altresì, che, in caso di reiezione delle questioni pregiudiziali, passeremo alla discussione ed al voto sulla questione sospensiva presentata.

RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo, onorevole Innocenti?

RENZO INNOCENTI. Per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZO INNOCENTI. In base all'articolo 85-bis del regolamento, nei giorni scorsi, lei ha fatto pervenire ai gruppi la richiesta di segnalare gli emendamenti che sono stati presentati in aula al testo in esame sulla legge elettorale.
Tutti i gruppi dell'opposizione hanno presentato emendamenti, che sono circa cinquecento. Lei, in base al regolamento, interpretando l'articolo 85-bis, ci ha indicato la necessità di segnalarne solo alcuni, per un massimo di 106.
Partendo da questa richiesta, poniamo alla sua attenzione, in modo particolare, e anche a quella dei colleghi, alcune questioni. La prima, che è la più importante, è relativa al testo al nostro esame. Al nostro esame vi è un testo redatto in due articoli. L'articolo 1 consiste addirittura di dieci pagine, con un'infinità di commi.
Più di una volta in quest'aula e anche all'interno della Giunta per il regolamento, ma anche da parte sua, con interventi pubblici, nei mesi scorsi è stata richiamata l'attenzione sulla qualità della legislazione, facendo riferimento anche ai richiami che il Presidente della Repubblica ha svolto in diverse occasioni, anche in relazione ad una precisa annotazione contenuta nelle motivazioni di rinvio alle Camere, lo scorso anno, di un provvedimento relativo all'ordinamento giudiziario.
Il Presidente della Repubblica faceva notare come debba esservi, da parte del legislatore, uno sforzo finalizzato a rendere i testi chiari, leggibili e non difficilmente interpretabili: ne va della qualità della legislazione, che è sicuramente un elemento di rapporto importante tra l'istituzione e la società. Ritengo che in questo caso siamo di fronte ad una contraddizione netta rispetto ai richiami contenuti in quelle motivazioni, su cui vi fu tanto consenso da parte dell'Assemblea e della Giunta per il regolamento, nonché ai successivi suoi richiami in merito al fatto che i provvedimenti fossero licenziati dalle Commissioni e presentati all'attenzione dell'Assemblea con tale caratteristica. Signor Presidente, le domando se, a suo avviso, il testo al nostro esame sia rispondente ai suddetti criteri di interpretazione, omogeneità di materia e congruità nella sistemazione e nella redazione del testo. In un articolo, ad esempio, sono riassunti addirittura 11-12 articoli dell'attuale normativa del testo unico sulle leggi elettorali; e non mi si venga a dire che si tratta di un'operazione di semplificazione perché direi che si tratta esattamente del contrario: è una complicazione, non una semplificazione della legislazione. L'unico punto costante è la finalità del provvedimento, cioè l'elezione della Camera dei deputati, ma non ritengo che questo possa essere un argomento. Le domando, dunque, se non sia il caso di riflettere su tale questione e di assumere le decisioni che lei vorrà.
Peraltro, vi è una considerazione che va oltre rispetto a quelle svolte sui testi che risultavano dalla posizione di una questione di fiducia da parte del Governo sulla conversione in legge di alcuni decreti-legge o della legge finanziaria. In questo caso, infatti, ci si trova di fronte ad un testo formato in una discussione. Sappiamo benissimo - e lei stesso, in passato, ha accentuato tale elemento, anche se oggi devo dire che tale aspetto non emerge - che un testo difficilmente interpretabile è il sintomo delle tensioni e delle difficoltà politiche (quella che viene definita dialettica) all'interno della maggioranza. Il testo


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riguarda un tema di squisita grandezza dal punto di vista dei principi democratici, dato che si tratta della riforma dei sistemi con cui si esercita la rappresentanza politica nelle istituzioni. Tale testo è stato elaborato in modo extraparlamentare ed in riunioni che escludono il dibattito ed il confronto all'interno del Parlamento, quindi in una situazione di estrema tensione, ed anche con la pratica di emendamenti e subemendamenti: ciò fa venire meno l'organicità dei testi. Solo secondariamente tale modo di procedere incide direttamente sulla facoltà dei singoli parlamentari di emendare il testo, dunque incide negativamente su un diritto dei parlamentari, oltre che sui tempi a disposizione per l'esame del provvedimento stesso. Queste erano le considerazioni che volevo svolgere a nome del gruppo per sottoporle alla sua attenzione.

PRESIDENTE. Onorevole Innocenti, ho compreso perfettamente il senso del suo richiamo. Devo, tuttavia, far presente che la questione da lei sollevata attiene alla fase dell'esame degli articoli, mentre ora ci troviamo nella diversa fase di esame delle questioni pregiudiziali e sospensiva.
Immediatamente dopo il voto sulla questione incidentale, se qualche collega vorrà considerare l'invito alla riflessione, che lei, onorevole Innocenti, mi ha formulato, sarò disponibile in tal senso. Personalmente mi riservo un approfondimento della questione da lei sollevata, alla quale darò una risposta dopo la votazione sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità e di merito e sulla questione sospensiva.
L'onorevole Violante ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale per motivi di costituzionalità n. 1.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le leggi elettorali riguardano le regole, attraverso le quali si esprimono la sovranità del popolo, le modalità di costituzione della rappresentanza nazionale e la libertà politica dei parlamentari; da questa funzione regolatrice dei grandi valori liberaldemocratici deriva il loro carattere costitutivo dei sistemi politici. Per queste ragioni i Parlamenti democratici hanno affrontato sempre con grande prudenza la riforma delle leggi elettorali. Una fondamentale convenzione costituzionale garantisce che le regole fondamentali della democrazia politica prescindano dalle contingenti posizioni di maggioranza e di minoranza delle diverse forze politiche. Quelle regole si fanno insieme, non le impone una parte all'altra.
Nella scorsa legislatura, al Senato, i colleghi capigruppo del centrodestra presentarono un ordine del giorno, nel quale esplicitarono con chiarezza questo principio, scrivendo che una maggioranza che pretendesse di approvare una legge elettorale soltanto con i propri voti violerebbe - leggo il testo del provvedimento - un principio di Costituzione reale, in forza del quale le regole di vita democratica del paese vanno scritte con il coinvolgimento di tutte le forze politiche, non potendo e non dovendo obbedire ad interessi elettorali di parte.
Nella scorsa legislatura, proprio sulla base di questo principio, che voi ora disconoscete, non facemmo la riforma elettorale, perché voi non eravate d'accordo. È vero invece che facemmo da soli la riforma del Titolo V della Costituzione. Fu un errore che abbiamo riconosciuto. Anche voi dovreste riconoscere che quella riforma era già stata votata, in Assemblea, anche da Forza Italia, AN e UDC e che il testo da noi approvato era stato richiesto da tutti i presidenti delle regioni italiane, allora in grande maggioranza governate dal centrodestra.
Non ci sono paragoni che tengano. Cambiare le regole elettorali con la sola maggioranza vuol dire rendere permanentemente instabile il sistema politico: ogni vincitore sarebbe tentato di usare a proprio vantaggio la posizione di cui gode ed il sistema non troverebbe mai un proprio equilibrio. Se vinceremo le prossime elezioni politiche, noi sosterremo l'introduzione nel nostro ordinamento di una clausola, per la quale le leggi elettorali e quelle di riforma della Costituzione devono essere


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approvate con il voto dei due terzi dei parlamentari, naturalmente dopo aver azzerato l'attuale situazione.
Se pensaste davvero di vincere le prossime elezioni, colleghi del centrodestra, non presentereste questa proposta, che toglie seggi alla coalizione vincente, rafforza quella perdente, accentua la conflittualità interna alle coalizioni, apre la strada a maggioranze differenti fra Camera e Senato e rende più difficile il governo del paese. Avreste potuto almeno prevedere la possibilità che l'elettore potesse votare la coalizione, anche senza votare il singolo partito; in tal modo si sarebbero indebolite di meno le coalizioni. Invece, con la proposta in esame, mentre i partiti della stessa coalizione si fanno la guerra per conquistare più voti, uno a danno dell'altro, la coalizione che vince sarebbe tenuta insieme solo da flebili dichiarazioni di volontà dei singoli responsabili politici. La coalizione che perde, invece, non sarebbe tenuta insieme da alcun vincolo. Le divisioni attuali, che sono state denunciate più volte da tutti voi, in caso di sconfitta diventerebbero ancora più gravi. In un paese, che avrebbe bisogno di grandi forze politiche nazionali per favorire la coesione, già si parla della frantumazione della CDL in un partito padano al nord e in un partito meridionale al sud.
Noi crediamo che questo progetto sia stato avanzato con molta improvvisazione. Avete prima proposto la famosa clausola che riguardava la sottrazione dal voto delle coalizioni del voto delle liste sotto il 4 per cento, clausola che molti, anche tra voi, hanno dichiarato truffaldina. Di fronte alle proteste ed ai sarcasmi, avete dovuto cancellarla ed avete corretto le clausole di sbarramento, anche se resta una singolarità, data dalla coesistenza di clausola di sbarramento e premio di maggioranza.
Avete contestato la fondatezza delle nostre argomentazioni relative allo sbarramento per le minoranze linguistiche, all'indicazione nella legge del candidato alla Presidenza del Consiglio ed all'incostituzionalità del premio di maggioranza al Senato. Poi, dopo le accorte segnalazioni del Quirinale, avete precipitosamente tentato di provvedere e siamo alla terza scrittura del testo in venti giorni.
Tuttavia, i problemi non si sono risolti, ma aggravati. Che impegno, per la saldezza della coalizione, è quello per cui si deve solo annunciare chi è il leader della coalizione? Non potete scrivere che il leader della coalizione vincente sarà il Presidente del Consiglio e avete scelto una soluzione debole. Ma se l'onorevole Follini ed il suo partito hanno detto che l'attuale Presidente del Consiglio non è idoneo a guidare la sfida, vuol dire che è, invece, idoneo a fare il Presidente del Consiglio?
La soluzione individuata per il Senato accresce i rischi di maggioranze diverse tra Camera e Senato. I cosiddetti saggi del centrodestra (non so se i colleghi hanno esaminato il testo, ma vi è una cosa incredibile) hanno previsto addirittura 20 diversi premi di maggioranza, uno per regione. Questa, colleghi, non è una legge elettorale, ma una lotteria elettorale ed i rimedi hanno peggiorato i vizi, perché la proposta è in sé sbagliata!
Vi è poi una questione più politica. Forse, pensavate di dividerci, ma avete visto che questa opposizione è unita e solidale. Tra noi vi sono fautori del sistema proporzionale e del sistema maggioritario, ma stiamo insieme uniti, perché crediamo nella libertà e ci battiamo contro un sopruso che colpisce, non noi che vinceremo egualmente, ma le tradizioni civili di questo libero Parlamento!
Questa proposta, invece, può rappresentare un danno per la vostra coalizione. In un sistema pluripartitico come il nostro, questo tipo di proporzionale comporta l'emarginazione delle cosiddette ali. Se fosse approvata, avrebbe come effetto l'emarginazione politica della Lega, con il conseguente rilancio delle pulsioni secessioniste. Non mi preoccupa la sorte del centrodestra, ma mi preoccupa un ritorno al passato della Lega.
Sono un convinto sostenitore del sistema maggioritario, ma, oggi, non è in discussione l'alternativa tra maggioritario e proporzionale. Potremmo anche scegliere di passare al proporzionale, ma


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l'attuale legge elettorale ha difetti e la vostra proposta li accentua, perché disgrega il sistema politico.
Tutti i poteri elettorali, colleghi, sono consegnati ai partiti. L'elettore, oggi, sceglie tra coalizioni diverse e candidati diversi e può scegliere con un altro voto, distinto dal primo, il partito. Queste opzioni sono cancellate: si votano solo i partiti e non si votano né le persone né le coalizioni. I cittadini non scelgono più nessuno. Potrebbero addirittura non conoscere neanche gli eletti. Questi, a loro volta, non avrebbero alcun rapporto con i cittadini. Il Parlamento non sarebbe eletto, ma sarebbe nominato dalle segreterie politiche dei partiti.
Io sono e mi sento un uomo di partito; conosco ed apprezzo l'insostituibile funzione democratica dei nostri partiti, tutti, ma, per la salvaguardia dei valori liberaldemocratici, ogni potere deve essere controbilanciato da un altro potere.
Oggi l'elettore, scegliendo la persona del candidato tra quelli proposti dalle diverse coalizioni nel singolo collegio, fa da contrappeso al potere dei partiti. Infatti, in milioni di casi (circa 3 milioni), il voto è disgiunto. Il voto per la coalizione non corrisponde al voto per il partito. È un contrappeso insufficiente, ma, comunque, funzionante.
Nella proposta della maggioranza, anche questo piccolo contrappeso viene cancellato; il potere diventa sconfinato, perché saranno i partiti a scegliere i singoli eletti, ponendoli alla testa del listone.
Oggi ho letto che questa sarebbe una proposta «salva uscenti»: cari colleghi, è una proposta «salva entranti», non «salva uscenti»!
A fine legislatura il parlamentare dovrà presentare il proprio rendiconto non ai cittadini, come facciamo tutti oggi, ma alla oligarchia del proprio partito. Se dovessimo cercare i precedenti di questo assolutismo partitico, non potremmo trovarli in nessuna democrazia occidentale contemporanea. Dovremo andare più indietro nel tempo e, colleghi, più a est nello spazio.
La soluzione non è il voto di preferenza; torneremmo al passato, ai costi abnormi della politica ed ai relativi rischi di degenerazione.
Quale sarebbe il costo di una campagna elettorale per il Senato, con voto di preferenza in Lombardia, con oltre nove milioni di abitanti, pari al numero di abitanti di molti paesi europei? Chi può affrontare onestamente questi costi?
A proposito di degenerazione, avete addirittura proposto la varietà del voto anche quando sia indicato il nome di uno dei candidati.
Richiamiamo la vostra attenzione: è una norma che, in alcune aree del paese, consentirebbe il capillare controllo del voto in circoscrizioni con liste di decine di candidati.
Un nuovo sistema elettorale comporta un nuovo sistema politico. Nell'orizzonte degli italiani, come un incubo, rischia di nascere un mostro istituzionale che si chiama terza Repubblica, con Governi traballanti, oligarchie partitiche, trasformismi e, soprattutto, senza capacità di decidere. Non sarebbe un ritorno alla prima Repubblica. Quel sistema politico, per il quale non nutro alcuna nostalgia, si reggeva però sulla fedeltà al patto costituzionale, su grandi partiti organizzati sul territorio, sul bipolarismo internazionale e su qualche furbizia. Le crisi economiche si affrontavano con le svalutazioni, le crisi politiche facendo ruotare le stesse persone tra i diversi ministeri; e il bipolarismo internazionale funzionava quale diga a tutela della maggioranza.
Il mondo è cambiato: dobbiamo affrontare la competizione globale, gareggiare con paesi che hanno Governi stabili, coesioni sociali e valori condivisi. E stupisce che alcuni settori del mondo delle imprese non comprendano che le imprese potranno produrre più ricchezza solo se ci saranno Governi più stabili e più autorevoli.
Una cosa deve essere chiara: la democrazia non può limitarsi a rappresentare, deve essere anche capace di decidere; se


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non è capace di decidere, non è capace di essere democrazia e rischia di essere sostituita da fenomeni antidemocratici.
Infine, oggi la libertà politica e la competenza del parlamentare sono tutelate dalla sua capacità di tenere rapporti con il collegio, dal fatto che in collegi di 100 mila o 200 mila persone - sia per la Camera sia per il Senato - l'eletto conosce gli elettori ed i loro problemi e gli elettori hanno modo di verificare la capacità dell'eletto di rappresentarli.
La libertà politica di noi parlamentari oggi è determinata dall'equilibrio tra domande del partito, da un lato, e domande degli elettori, dall'altro. La vostra proposta abroga il peso degli elettori e lascia il parlamentare senza difese.
So bene che ciascuno di noi trova nella propria dignità la difesa della propria libertà, ma è a rischio quel paese nel quale la libertà politica dei parlamentari deve essere affidata al coraggio dei singoli e non alle garanzie del sistema.
Nella storia delle Assemblee rappresentative è accaduto più di una volta, in contesti storici e politici del tutto diversi da quelli attuali, che parlamentari liberamente eletti votassero liberamente e in perfetta buona fede la riduzione della libertà di scelta degli elettori, il proprio suicidio politico e la fine dell'Assemblea rappresentativa. Sono seguite involuzioni autoritarie: si tratta di esempi da non ripetere! Abbiamo nelle nostre mani una scelta fondamentale per il futuro delle nostre libertà e di quelle dei cittadini; prima di scegliere, abbiamo il dovere e il diritto - soprattutto il diritto - di riflettere sulle conseguenze delle nostre decisioni.
Sono ben altri i problemi degli italiani, ed è su tali problemi che abbiamo il dovere di misurarci con senso di responsabilità nazionale (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione Comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione e Misto-Ecologisti democratici)!

PRESIDENTE. L'onorevole Franceschini ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale per motivi di merito n. 1.

DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, credo che in questo dibattito, così affrettato e così surreale rispetto alle conseguenze che una nuova legge elettorale comporta per tutto il sistema politico italiano, si possano evitare i toni mediatici, per i quali non mancheranno occasioni nei prossimi mesi.
È meglio utilizzare questo scampolo di dibattito per fornirci argomenti e, una volta tanto, per ascoltarci tra addetti ai lavori; e ciò vorrei provare a fare per spiegare le ragioni della nostra contrarietà e di questa pregiudiziale di merito.
Sussistono, in primo luogo, ragioni di metodo. Il principio secondo il quale la legge elettorale si cambia soltanto con un'intesa tra maggioranza e opposizione è stampato nelle regole di una democrazia parlamentare e noi lo rispettammo nella passata legislatura, quando disponevamo di un testo, sottoscritto da tutta la maggioranza di allora e da Rifondazione comunista, che era il frutto - molti colleghi se lo ricorderanno - di mesi di trasparente e collaborativo rapporto tra i due schieramenti in Commissione. È vero - qualche giornale ce lo ha ricordato - che, alla fine, minacciammo anche dialetticamente di andare avanti da soli, ma ci fermammo, perché allora voi ce lo chiedeste in nome di quel principio che condividevamo.
Signor Presidente, lei ha ricordato di avere il diritto alla passione politica. Nessuno glielo nega e, anzi, vorrei ricordarle cosa diceva in merito alla legge elettorale quando poteva manifestare liberamente tutta la sua passione politica, senza il peso ingombrante del ruolo che ricopre oggi.
28 maggio 2000: «Le regole del gioco appartengono a tutti, maggioranza ed opposizione, e vanno definite necessariamente insieme».
4 ottobre 2000: «Il centrosinistra non può cambiare la legge elettorale senza il consenso dell'opposizione. Sarebbe contrario alla cultura istituzionale dell'Italia».


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Cosa ne pensa oggi il Presidente della Camera (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-Ecologisti democratici)? Cosa ne pensa oggi il Presidente della Camera delle parole di quel giovane leader politico? Le condivide? Ha cambiato idea?
E lei, ministro Fini, senta che sicurezza (16 settembre 2000): «Sono convinto, come lo è Berlusconi e tutte le persone che conoscono non solo la Costituzione ma anche le regole elementari della politica, che pensare ad una legge elettorale fatta a colpi di maggioranza e, quindi, contro le opposizioni sarebbe una forzatura inaccettabile».
E poi lei, Presidente Berlusconi, che come al solito tende ad esagerare (14 settembre 2000): «Non lasceremo che la sinistra cambi la legge elettorale. Se la sinistra procederà in Parlamento, in un Parlamento che non corrisponde più alla volontà del paese, con i propri numeri, calpestando l'interesse dell'opposizione...

SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri. È falso (Commenti)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non mi sembra che sia stato un gesto....

DARIO FRANCESCHINI. ...sono certo che il Capo dello Stato non firmerà mai» (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-Ecologisti democratici).
Sarebbe interessante...

SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Non l'ho mai detto!

EUGENIO DUCA. Sta zitto!

PRESIDENTE. Onorevole Berlusconi, per cortesia. Onorevole Franceschini, la prego di continuare tranquillamente.

DARIO FRANCESCHINI. Sarebbe interessante capire se lei ora crede ancora che il Capo dello Stato non dovrebbe mai firmare una legge fatta dalla sola maggioranza.

SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri. È falso!

Una voce dai banchi del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo: Sei tu falso!).

DARIO FRANCESCHINI. È un falso che sta su tutte le agenzie e su tutti i giornali. Si guardi l'archivio storico dell'ANSA!

ROBERTO GIACHETTI. Non sai neanche quello che dici.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sta parlando l'onorevole Franceschini: mi sembra che se la cavi egregiamente e che non abbia bisogno...

DARIO FRANCESCHINI. È troppo se vi chiediamo oggi di rispettare questi vostri ammonimenti? È troppo se vi ricordiamo che un paese in cui ogni maggioranza, alla fine di ogni legislatura, si fa una legge elettorale più conveniente è condannato ad un'instabilità infinita, perenne? E tutto per che cosa? Per cercare di vincere o per perdere meno?
Se il problema fosse quello di perdere meno, avremmo potuto - e potremmo ancora, se vi fermate - semplicemente approvare una norma che renda obbligatorio il non aggiramento dello scorporo di coalizione (in proposito vi sono proposte già depositate), mettendo così in condizione la coalizione che perde nei collegi uninominali di recuperare nella quota proporzionale. Questo era lo spirito della legge, magari introducendo anche il ripescaggio dei migliori perdenti nei collegi. Abbiamo fatto qualche conto: il risultato


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porterebbe ad una minoranza di 270 deputati circa, senza stravolgere il sistema.
Colleghi del centrodestra, i vostri leader non ascoltano più, travolti dalla battaglia politica. Hanno dimenticato che la paura è sempre cattiva consigliera e che la fretta (e ve ne è stata molta) fa, come dice il proverbio, gattini ciechi. Hanno concepito un sistema che rompe inesorabilmente i fragili argini del bipolarismo italiano. Su questo dovrete riflettere in particolare voi, colleghi della Lega e di Alleanza Nazionale, perché si riaccendono tentazioni mai scomparse che aspettavano solo il ritorno ad un sistema in grado di farle riemergere. Lo vedremo dalla Lombardia, così come ci aiuterà la «grossa coalizione» in Germania.
I vostri leader hanno immaginato di prendere nelle loro mani la possibilità di designarvi parlamentari sulla base non del consenso, non del lavoro fatto, non del rapporto faticoso con gli elettori del proprio collegio, ma solo su quella della fedeltà e dell'obbedienza (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-Ecologisti democratici), riprendendo così (questo è stato il vero motore) nelle mani il controllo interno totale del proprio partito. In previsione di una sconfitta, si tratta di una bella polizza sulla vita.
E per convincervi, vi hanno spiegato che vi ricandideranno tutti in queste liste bloccate, aggirando l'enorme redistribuzione territoriale che ne esce: un vero terremoto. Il Servizio studi della Camera ha fornito ieri i numeri, leggeteveli. Con la nuova legge, la Casa delle libertà perde 29 seggi in Lombardia (Commenti del deputato Floresta)...

PRESIDENTE. Onorevole Floresta, la richiamo all'ordine, sennò la mando fuori, così oggi capiamo subito... Vale per tutti: dovremo lavorare a lungo, per cui datevi tutti una bella calmata (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-Ecologisti democratici) se qualcuno è sovraeccitato, può andare in Transatlantico.
Prego, onorevole Franceschini.

DARIO FRANCESCHINI. Un po' di numeri del Servizio studi: con la nuova legge elettorale, la Casa delle libertà perde 29 seggi in Lombardia, 9 in Veneto, 18 in Campania, 21 in Sicilia e 9 in Puglia, e ne guadagna, naturalmente, nelle regioni del centrosinistra.
Lei, Presidente Berlusconi, ha la qualità, veramente rara, di raccontare bene le barzellette, ma questa, che candiderebbe 38 lombardi e veneti in Basilicata e Toscana e 21 siciliani in Emilia e Umbria, è veramente spettacolare, è la più spassosa di tutte (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-Ecologisti democratici)! E in nome di questo obiettivo, quello di controllare i propri partiti anche dopo la sconfitta, i vostri leader hanno ceduto su tutto, su principi e, badate, anche su vantaggi. Pensate, hanno costruito un sistema che si chiama proporzionale (che in realtà è proporzionale soltanto nella distribuzione numerica tra i partiti nell'ambito delle coalizioni), ma che, di fatto, trasforma l'Italia in un unico, grande collegio uninominale, in cui vince chi prende un voto in più: bella astuzia!
Per tali motivi, la nostra opposizione non deriva dalle conseguenze sul sistema politico (Commenti del deputato Raisi)...

PRESIDENTE. Onorevole Raisi...

DARIO FRANCESCHINI. La nostra opposizione non è dettata dal fatto che temiamo di perdere. I vostri saggi, Presidente Berlusconi, i vostri esperti questa volta l'hanno consigliata male, sono stati, per così dire, un po' approssimativi. Si


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legga i dati, forniti sempre dal Servizio studi della Camera: nelle 15 regioni in cui si è votato l'anno scorso, su 398 collegi, 102 sono marginali, vale a dire si giocano in una «forbice» di 5 mila voti: una bella battaglia. Sul totale di 475 collegi, i marginali diventano quasi 150. Tutta la partita, dunque, si gioca su circa 500 mila voti, in luoghi ben identificati. Se si guarda invece ai voti assoluti, con i quali si vincerà con la nuova legge, il divario nelle ultime elezioni è pari quasi al quadruplo: 1 milione 871 mila voti in più per il centrosinistra.
Come vedete, non è né la paura di perdere, né la paura di vincere poco il motore della nostra opposizione a questa legge: anzi, ci state dando uno straordinario argomento di mobilitazione e di campagna elettorale. Ci opponiamo perché non vogliamo tornare indietro, perché vogliamo completare, con voi, dall'altra parte ma con voi, questa lunga transizione italiana, non iniziarne da capo una nuova.
Vi sono rari momenti nella vita di un parlamentare, così spesso ripetitiva e frustrata, in cui d'improvviso ci si ritrova nelle mani il destino del proprio paese, e tutto dipende solo dalla propria libertà di coscienza, perché così sta scritto nella nostra Costituzione, perché così sta scritto nei nostri regolamenti, che prevedono il voto segreto non per coprire un presunto tradimento - da chi, poi? - ma, al contrario, per tutelare la libertà del parlamentare da ricatti e da minacce. Questo è uno di quei rari momenti. Nel voto che voi esprimerete, non c'è il risultato delle elezioni, c'è molto di più: c'è, insieme, il futuro del paese, il rapporto tra il deputato e gli elettori del proprio collegio, la stabilità dei governi che tutti abbiamo desiderato e abbiamo cercato. Ma, soprattutto, c'è la cosa più preziosa, perché forse è l'unica che è stata sempre patrimonio comune di tutti noi che siamo in quest'aula: la sopravvivenza del bipolarismo. Vi sono oltre dieci anni di storia italiana, faticosi, contraddittori, difficili, ma pieni del sudore e delle speranze di ognuno di noi e di ognuno dei nostri elettori: tutto, adesso, è soltanto nelle nostre mani (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-SDI-Unità Socialista, Misto-Verdi-l'Unione, Misto-Popolari-UDEUR, Misto-Ecologisti democratici - Congratulazioni).

PRESIDENTE. È così terminata l'illustrazione delle questioni pregiudiziali di costituzionalità e di merito.
Passiamo ora agli interventi dei gruppi, naturalmente ad eccezione di quelli di appartenenza dell'onorevole Violante e dell'onorevole Franceschini.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Palma. Ne ha facoltà.

NITTO FRANCESCO PALMA. «Abbiamo commesso un errore a varare la riforma costituzionale, ma siamo stati così bravi da fermarci quando volevamo cambiare la legge elettorale»: quanta ipocrisia (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
Avete fatto un enorme spot elettorale cavalcando male il federalismo e non avete trovato unione in quella legge elettorale che vi divideva: questa, e solo questa, è la realtà (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

CARLA CASTELLANI. Bravo!

NITTO FRANCESCO PALMA. Permettetemi di non controbattere alle argomentazioni numeriche e matematiche dell'onorevole Franceschini, e di soffermarmi, semplicemente, su parte dell'intervento dell'onorevole Violante.
Vede, onorevole Violante, lei non ha ragione. Lei sa meglio di me che le leggi elettorali non sono costituzionalizzate; perché se lo fossero, necessiterebbero di uno strumento rigido per la loro modifica. È inutile, onorevole Violante, che lei faccia riferimento ad una costituzione materiale, cioè ad una Grundnorm secondo la quale le regole si cambiano insieme. Noi abbiamo una grande Costituzione, onorevole Violante. Quella grande Costituzione impone semplicemente la riserva di Assemblea


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e non prevede nessuna maggioranza qualificata - com'è giusto che sia - per la modifica della legge elettorale.
Basterebbe solo questo richiamo per superare la questione. Ma mi viene da dire, a vostro ulteriore conforto, che potrei citare il suo presidente, onorevole Violante; o, se volete, il capo di tutta l'opposizione: l'onorevole D'Alema, il quale, in un'intervista su un giornale, ha dichiarato che, quando voi vincerete, cambierete le norme a vostro piacimento (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
In attesa che ciò avvenga (mi auguro per il paese che l'attesa sia molto lunga), consentite a noi, nel pieno rispetto della Costituzione, di modificare quella legge elettorale, e non per quegli squallidi ragionamenti di convenienza (Commenti)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, lasciamo parlare l'onorevole Palma.

NITTO FRANCESCO PALMA. Come dicevo, signor Presidente, senza con ciò intendere suscitare un altro boato: consentitecelo, non per quegli squallidi ragionamenti di convenienza, che pure sono risuonati in quest'aula, ma perché la nuova legge elettorale, sotto il profilo della governabilità e della sintonia tra rappresentanza e consenso, è sicuramente migliore di quella attuale (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Nella questione pregiudiziale di costituzionalità voi lamentate l'indicazione del leader come una lesione delle prerogative del Capo dello Stato: non è vero. Quell'indicazione del leader vuol rappresentare semplicemente un vincolo di natura morale e politica tra i partiti e gli elettori, e non costituisce alcuna forma di costrizione nei confronti del Capo dello Stato. Ma nel motivare questa vostra pregiudiziale, purtroppo emerge il subconscio. Così voi scrivete che, secondo questo sistema, è possibile per la coalizione vincente non proporre quel candidato leader come Presidente del Consiglio o, addirittura, cambiarlo in corso d'opera. È esattamente come voi avete fatto ripetute volte nella precedente legislatura (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
Mi avvio a concludere, atteso il breve tempo disposizione. Credo di essere stato eletto in un collegio sicuro, che, nonostante gli esiti delle elezioni regionali, sembrerebbe essere ancora tale. Ciò nonostante, ritengo di non aver mai avuto dubbi circa la bontà della nuova proposta di legge elettorale. Ma se qualche dubbio fosse nato in me, sicuramente ieri sarebbe stato fugato dall'intervento dell'onorevole Prodi. Ma come si permette, questo signore, di offendere i deputati della Casa delle libertà e, principalmente, i suoi elettori (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana)? Come si permette, questo signore, di attribuire a noi il suo ragionamento di convenienza veramente personale?
Io voterò questa legge sperando di contribuire ad un sistema razionale per la democrazia del paese (Commenti).
E la voterò convintamente, e mi auguro che tutti i deputati della Casa delle libertà votino, insieme a me, questa legge per consegnare un sistema elettorale migliore al paese, con la soddisfazione aggiunta di dare la risposta che si merita a questo cultore della convenienza personale, a quest'uomo senza partito, a questa «vedova allegra» della politica (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Intini. Ne ha facoltà.

UGO INTINI. Signor Presidente, questa riforma è da respingere senza entrare nel merito per quattro solide ragioni. A partita già cominciata, perché la campagna elettorale è in pratica ormai in corso, una


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squadra non può pretendere di cambiare le regole del gioco perché si accorge che sta perdendo (Commenti)!
La Costituzione materiale oggi viene modificata non con un largo consenso dei cittadini, ma da una maggioranza parlamentare che non è più tale nel paese. Con le liste bloccate, i parlamentari vengono non eletti ma nominati, specialmente da partiti che, come Forza Italia, si identificano con una persona fisica: il Presidente Berlusconi nominerà i deputati e i senatori come un sovrano non costituzionale.
La legislatura morente vuole consegnare alla legislatura nascente una mela avvelenata, una bomba ad orologeria che si chiama instabilità. Il Governo ha fatto bene i suoi conti: a parità di voti otterrà una manciata di seggi in più, ma la parità di voti non ci sarà. Questo atto di prepotenza costerà voti alla maggioranza di Governo.
In conclusione, signor Presidente, facciamo appello al senso dello Stato e alla coscienza di quei parlamentari della maggioranza che stanno subendo un'imposizione perché in cuor loro non sono affatto d'accordo. Si esprimano liberamente contro questa imposizione (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-SDI-Unità Socialista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI. Signor Presidente, sono stato e sono proporzionalista, e devo confessare che non pensavo che saremmo arrivati così in fretta a svolgere un'analisi critica della stagione che ha caratterizzato la fine della prima Repubblica fino ad oggi. Eppure, ci siamo arrivati. Confesso di trovare nell'atteggiamento di molti colleghi la sensazione piacevole di una riflessione critica su tutto quello che è avvenuto.
Veda onorevole Violante, il fatto che venga da lei il timore sul ruolo dei partiti è una cosa che mi lascia in grande difficoltà perché io ho vissuto la mia esperienza politica in un partito democratico - la Democrazia Cristiana - e, dentro quella storia, ho imparato a respirare una certa sensibilità politica. Non mi hanno fatto mai paura i partiti! Non vedo perché dovremmo affidarci al «leaderismo» come ad una risposta più adatta: tornino i partiti, se mai il problema che si porrà sarà quello di farli vivere democraticamente, ma questo è un problema che riguarda tutti, recuperando la migliore tradizione della democrazia dei partiti nel nostro paese.
Onorevole Franceschini, ho ascoltato questa esaltazione del bipolarismo come se fosse una conquista recente, ma io ho vissuto sempre in una realtà politica bipolare. I democratici cristiani potevano raggiungere intese parlamentari con i comunisti, ma non vi è stata, neppure nella stagione morotea, confusione dei ruoli. Pertanto, l'onorevole Franceschini di cosa sta parlando? Forse, lei, onorevole Franceschini, non ha neppure memoria storica della sua esperienza giovanile (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale). Di cosa parla? Lei è diventato inglese, ed io la lascio pure diventare inglese, ma io voglio restare mediterraneo, italiano. Ma cosa sarebbe della sua logica bipolare in Germania proprio oggi che Angela Merkel diventa cancelliere sulla base di una condizione di eccezionalità politica?
Lei vede così male, poi, che in Germania i due maggiori partiti trovino un'intesa per dare risposte ai problemi strutturali di quel paese? Lo vede così male?

Una voce dai banchi dei gruppi di opposizione: Sì.

BRUNO TABACCI. E allora (Commenti dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)? No, allora cosa? Veda che questa affermazione, se è scelta dal paese, se è scelta dagli elettori, non è poi una cosa così disdicevole!
Da ultimo, vengo al problema dell'indicazione del premier. Ma scusate: nella prima Repubblica, quando i partiti della maggioranza andavano al Quirinale, nello studio alla Vetrata, cosa facevano? Non


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indicavano, forse, al Presidente della Repubblica il premier più adatto (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di Forza Italia)? Non lo fece la Democrazia Cristiana indicando il senatore Spadolini? Allora, vuol dire che c'era un orientamento che nasceva dal principio di coalizione. Vorrei ricordare che, nel 2001, stavano pure scritti sulla scheda i nomi dei candidati premier! A me era parso un eccesso, devo dire la verità, un eccesso dal quale prima usciamo e meglio è: io voglio tornare all'interno di una democrazia parlamentare, non di altro tipo!
Quindi, scendiamo da cavallo! Qui non c'è la fretta di vincere o il problema di chi, in limine mortis, vuole decidere una legge diversa: qui, oggi, ci sono problemi politici inevitabili. E sarebbe bene che, invece di affrontarli in piazza, li affrontassimo qui, perché questa è la sede propria (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Tabacci.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.

PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, ovviamente i Verdi voteranno a favore delle pregiudiziali di costituzionalità che sono state presentate. Su ciò non c'è dubbio: le parole di Nitto Palma e quelle del collega Tabacci rendono chiare le ragioni politiche, oltre che costituzionali, della nostra ferma e chiara contrarietà alla proposta di modifica della legge elettorale.
L'onorevole Tabacci ha pronunciato un discorso tutto rivolto al passato della vita politica del nostro paese. Il suo ragionamento, anziché guardare alla necessità - che certamente esiste anche nel nostro sistema democratico - di costruire una nuova qualità ed un nuovo modello della rappresentanza politica e sociale, prospetta, con occhio molto attento alla Germania, dalla quale credo che non venga una proposta di qualità, la nuova creazione di un centrismo politico che rappresenterebbe il ritorno a quella palude che ha paralizzato e bloccato la democrazia e la sua rappresentanza nei decenni passati.
Vi sono, naturalmente, precise ragioni per le quali anche i Verdi, forza convintamente proporzionalista, per formazione ed anche sulla base delle proposte di legge che hanno presentato in questa legislatura, esprimono una forte contrarietà alla riforma in esame: essa introduce un premio di maggioranza ed un premio di opposizione, rendendo statica la dialettica elettorale nel nostro paese. Inoltre, non è vero che i voti saranno tutti uguali, perché accadrà esattamente il contrario: saranno alterati da quel principio maggioritario e truffaldino che già si tentò di introdurre nella vita democratica del nostro paese negli anni Cinquanta, quando si cominciò a ragionare di premio di maggioranza.
In realtà, la riforma non soltanto nasce dal presupposto politico di cambiare le regole del gioco in un momento in cui la partita elettorale ed il confronto tra i due schieramenti del sistema bipolare sono già cominciati, ma ha anche la presunzione di costruire, dentro la legge elettorale, un sistema bloccato con riferimento al rapporto tra forme di rappresentanza politica e realtà espressioni di nuove rappresentanze sociali. Altro che ruolo dei partiti! Altro che ruolo e capacità dei candidati di esprimersi! In realtà...

PRESIDENTE. Onorevole Cento...

PIER PAOLO CENTO. ...la riforma nasce con un ricatto anche parlamentare.
Credo - mi rivolgo al Presidente della Camera - che non possiamo restare in silenzio davanti ai titoli dei giornali di oggi che ci ricordano come il voto parlamentare rischi di essere controllato e ricattato dal Presidente della Consiglio!
Dobbiamo avere un sussulto e la capacità di rivendicare la nostra autonomia di parlamentari, la nostra libertà, senza vincolo di mandato, come prevede la Costituzione! Credo che il Presidente della


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Camera dovrà trovare le forme e i modi per garantirlo, alla luce dei ricatti di cui ho letto sui quotidiani di questa mattina (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Unione).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rotondi. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO ROTONDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Democrazia Cristiana voterà a favore di questo provvedimento (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...

GIANFRANCO ROTONDI. ...e pretende il rispetto nei confronti di un partito politico non schierato in questo momento, perché le ultime elezioni regionali hanno collocato la Democrazia Cristiana al centro.
Ritengo che il presidente Violante abbia reso delle osservazioni intelligentemente provocatorie, come sempre, nel senso che il provvedimento in oggetto, che si propone senza preferenze, porrà il problema della regolamentazione giuridica dei partiti, in relazione al quale il mio partito presenterà una proposta di legge, subito, in questa legislatura; a ciò si impegna pubblicamente.
Presidente Violante - mi rivolgo anche all'onorevole Franceschini - non è giusto dire che questo provvedimento ammazza il bipolarismo. Che un partito chiamato Democrazia Cristiana voglia il proporzionale, sta nel nostro DNA, ve lo aspettate, ce lo aspettiamo (lei potrà anche scherzare sul fatto che per noi potrebbe tornare, oltre che il proporzionale, Forlani al Governo, Andreotti al Quirinale, non saprei citare Craxi, perché abbiamo la fortuna di averne addirittura due), ma è chiaro che il nostro è un partito che fa della nostalgia una proposta politica! Ma è nostalgia del futuro, nostalgia di un impegno politico che i partiti tradizionali esprimevano in materia leggermente... (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego...!

GIANFRANCO ROTONDI. La verità è che questo provvedimento di riforma elettorale salva il bipolarismo.
Onorevole Franceschini, ammettiamo che il centrodestra perda le elezioni, come lei sostiene, con uno scarto di due milioni di voti: sa qual è la differenza rispetto al suo calcolo? Se perde il turno elettorale con due milioni di voti mancanti, il centrodestra in questo Parlamento c'è ed il bipolarismo è salvo. Se avviene quel che il Servizio studi della Camera ipotizzava, ossia che con il cosiddetto voto maggioritario, il centrodestra, con i risultati delle regionali, otterrebbe appena cento collegi, allora, colleghi del centrosinistra, vi è il rischio della fine del bipolarismo! Non sono uno che vuol fare un comizio, altrimenti vi direi che volete un'Italia in cui governate diciassette regioni, il 90 per cento dei comuni, il 90 per cento delle province, il Governo nazionale ed un Parlamento in cui volete ammettere l'opposizione a cento deputati, che era la quota del partito agrario ai tempi del partito comunista di Stalin (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Ecologisti democratici)!
Noi riteniamo che, in questo momento, la legge elettorale proporzionale salvi il bipolarismo! Dopodiché, liberi di ritenere il contrario, ma liberi noi, come nel 1948, come Democrazia Cristiana, di fare una campagna elettorale contro l'Italia monocolore (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Ecologisti democratici e di Forza Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pisicchio. Ne ha facoltà.

PINO PISICCHIO. Signor Presidente, noi, come componenti del gruppo Misto-Popolari-UDEUR, aderiamo sia alle questione pregiudiziali sia a quella sospensiva ed esprimeremo un convinto voto favorevole.


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Ci comporteremo conseguentemente nel corso delle votazioni perché noi, che siamo proporzionalisti - non abbiamo mai avuto baluginamenti negativi né pentimenti su questo nostro essere proporzionalisti - non consideriamo ricevibile una proposta proveniente dalla maggioranza e che ha due fondamentali punti di criticità, a parte evidentemente le questioni, che sono già state sollevate, di incostituzionalità e su cui non torneremo.
Un primo punto (ed è esclusamente politico) riguarda il fatto che non è possibile immaginare di chiudere una partita, come quella delle regole primarie del gioco (sono i meccanismi e le leggi elettorali che producono la politica nel nostro paese), avendo scelto di non dialogare con una metà del Parlamento, che oggi risulta essere la parte prevalente del paese, e avendo scelto di giocarla proprio contro questa parte del Parlamento.
Vorrei poi esprimere una seconda fondamentale obiezione, partendo dalle considerazioni che ho ascoltato dall'onorevole Tabacci, che stimo e a cui rinnovo in quest'aula la mia considerazione e la mia stima.
Onorevole Tabacci, il fatto di non aver in alcun modo immaginato di offrire una possibilità di scelta ai cittadini, il fatto di avere confezionato liste bloccate, allontana in modo siderale la presente proposta da quella proporzionale, così come potrebbe essere ricevibile da chi si ispiri ad una identità cattolico-democratica o da chi faccia riferimento all'esperienza della Democrazia Cristiana che nel voto di preferenza aveva il suo valore fondante.
Vi è su questo punto un estremo di incostituzionalità riguardo all'articolo 67 della Costituzione, il quale recita: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»: nel caso di cui stiamo discutendo saremmo, sareste o saranno nominati da un gruppo di oligarchi, da un nucleo ristretto di capi, i quali manderebbero in Parlamento i propri rappresentanti, ma certamente non per esercitare una funzione di rappresentanza popolare.
A tale proposito vorrei fare un appunto anche all'onorevole Fini....

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 11,58)

PRESIDENTE. Faccia presto..!

PINO PISICCHIO.... che pure appartiene ad una forza politica che si è battuta - e mi avvio immediatamente a concludere - per il voto degli italiani all'estero. Ma come? Noi diamo il voto di preferenza agli italiani all'estero e togliamo ogni possibilità di scelta agli italiani che sono qui!

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 12,01)

PINO PISICCHIO. È una proposta irricevibile (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Popolari-UDEUR, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.

LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, la Lega Nord respinge le questioni pregiudiziali di costituzionalità, ma respinge anche le prediche e le lezioni di democrazia che arrivano dalla sinistra, ricordando loro che non abbiamo assolutamente nulla da imparare da chi ha cambiato la Costituzione con una maggioranza «abusiva», poiché questo è ciò che è accaduto nel periodo in cui le truppe dell'onorevole Mastella - l'abbiamo ancora bene in mente! - si spostavano (Applausi dei deputati di gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Forza Italia) da una parte all'altra! Quindi lezioni di rispetto della Carta costituzionale da chi ha cambiato la Costituzione «abusivamente», ignorando e tradendo il voto elettorale non le riceviamo, perché (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)


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siamo persone sostanzialmente serie e facciamo di tutto per esserlo, almeno! Non siamo certamente come voi!
La proposta di legge cerca di eliminare...

ANDREA LULLI. Non è vero!

LUCIANO DUSSIN. ...alcune distorsioni esistenti. Ricordo che nel 1996 aveva vinto le elezioni un polo che aveva preso meno voti dai cittadini rispetto all'altro. Ricordo ancora che con il sistema dello scorporo abbiamo mandato oltre un milione e mezzo di cittadini a votare, ad esempio, per Berlusconi, mentre quei voti sono finiti per diritto di tribuna magari a Bertinotti: anche questo è tradire la volontà dei nostri cittadini...

FRANCESCO GIORDANO. Le liste civetta!

LUCIANO DUSSIN. Tu puoi dire quello che vuoi, caro Giordano, ma è così! Se il mio vicino di casa parte per andare a votare Berlusconi o chiunque altro, quel voto deve essere attribuito: così non è stato! È questo è un altro elemento di distorsione che intendiamo eliminare!
Per quanto riguarda, poi, le posizioni da voi assunte sull'indicazione e sul suggerimento al Presidente della Repubblica del leader della coalizione vincente, qualcun altro ha, dianzi, ricordato come nel 2001 fosse stato addirittura indicato nelle liste elettorali. Perciò, anche in tal caso, avendo voi accettato ciò nel 2001, non si spiega come mai, oggi, siate contrari, anche se l'indicazione del nome del leader non sarà più presente solo sulla scheda destinata al cittadino elettore ma sarà prevista dalla legge. È dunque fuori luogo e fuori tempo anche questa vostra segnalazione.
Con il ritorno al proporzionale, giustamente e doverosamente, vincerà chi avrà ottenuto più voti e non si verificheranno più gli imbrogli ricordati dianzi; si tratta perciò di un provvedimento serio, che rispetta la volontà dei cittadini e prevede un premio di maggioranza per tutelare la governabilità di questo paese, mancata, purtroppo, negli ultimi anni della storia della Repubblica.
Quindi, tali proposte di questioni pregiudiziali le rimandiamo al mittente; non abbiamo bisogno di lezioni di democrazia da nessuno, tanto meno da voi (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale) !

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mascia; avverto che dopo di lei interverrà ancora l'onorevole Nespoli e seguirà, quindi, la votazione.
Onorevole Mascia, prego, ha facoltà di parlare.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, come è stato ribadito e come stiamo sostenendo da diverse settimane, questa proposta di modifica del sistema elettorale nasce da una crisi del berlusconismo e l'onorevole Rotondi in questa Assemblea ha confermato che il tentativo è quello, se non di scongiurare la sconfitta, quanto meno di ridurre la distanza nei seggi assegnati in Parlamento.
Le modalità con le quali si è addivenuti a questo testo lo qualificano di per sé: in fretta e furia, in Commissione e attraverso una trattativa privata condotta fuori dalle aule parlamentari. Ma, come si sa, quando si affrontano questioni che riguardano le regole della democrazia in questo modo, la proposta relativa è inquinata ancora prima di nascere.
Vi sono diverse scuole di pensiero circa le modalità con le quali si possono varare le leggi elettorali; in diversi paesi esistono note convenzioni costituzionali al riguardo e, soprattutto, esperienze consolidate impongono di non modificare le leggi elettorali l'ultimo anno di legislatura. Si tratta non tanto di questione temporale: se un anno e mezzo prima, o piuttosto sei mesi; il punto è se le modifiche siano frutto di condivisione o se, invece, siano frutto di espedienti, come in questo caso.
Noi siamo proporzionalisti ma non siamo interessati a proposte, qualsiasi siano, che nascano in questa palude; non


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lo siamo, intanto perché, come ha ricordato il collega Franceschini, questa è una proposta costruita su un grande collegio maggioritario unico e non è quindi una proposta davvero proporzionale. Soprattutto, poi, non è una proposta che nasca sulla base di una verifica delle esperienze, della crisi del bipolarismo, della questione che ha a che fare con la rappresentanza. La proposta, anzi, non tiene conto delle diverse domande di democrazia e di rappresentanza emerse nel corso di questi anni, da un grande movimento mondiale e non solo; soprattutto, non considera la critica sorta anche laddove esistono forme di rappresentanza più adeguate o forme di rappresentanza proporzionali. Non si tiene conto, inoltre, che la materia va trattata considerando i poteri esecutivi, i luoghi delle decisioni che riguardano le sorti di tutti, che stanno fuori dalle aule del Parlamento: siano, appunto, i Governi o altri luoghi, ademocratici o, comunque, tecnocratici.
Dunque, le modalità con le quali nascono certe idee sono di per sé un segnale circa i contenuti; non siamo interessati ad affrontare il tema in questa maniera. Così, non si discute delle questioni democratiche né, tanto meno, delle questioni che hanno a che fare con la rappresentanza. Se dovessimo dibattere, anche solo in astratto - quindi, prescindendo dal contesto politico del nostro paese, andrebbe premesso che qualsiasi legge elettorale è legata ad una forma di Governo; noi non siamo proporzionalisti per principio, non siamo proporzionalisti astratti: siamo proporzionalisti perché riteniamo che le istanze della società - quelle politiche, sociali e culturali - debbano essere rappresentate e contare all'interno delle istituzioni.
Pensate davvero che sia possibile rappresentare o fotografare un po' di più la società attraverso una legge elettorale e, allo stesso tempo, impedire che gli stessi rappresentanti che siedono in Parlamento non contino nulla rispetto alle decisioni da prendere?
Vorrei ricordare che abbiamo presentato una questione pregiudiziale di costituzionalità proprio in ordine all'indicazione del premier, nonché alla definizione di una maggioranza collegata ed alla sottoscrizione di un programma comune. Si tratta di un'obiezione di ordine non soltanto, per quanto rilevante, istituzionale e costituzionale, con riferimento all'articolo 92 della Costituzione, ma anche politica.
Vi chiediamo, infatti: pensiate sia sufficiente riprodurre una fotografia diversa all'interno delle aule parlamentari e, al contempo, approvare una «controriforma» della Parte II della Costituzione che, in diversi passaggi, cancella il ruolo del Parlamento e che assegna non solo ad un Esecutivo, ma addirittura ad una persona tutti i poteri, cancellando e modificando sostanzialmente il ruolo super partes del Capo dello Stato, nonché dei Presidenti delle Camere, ed inventando meccanismi in base ai quali il Parlamento sarà privato di tutte le sue prerogative? Pensiamo di essere coerenti, ma non per questo pretendiamo che le nostre ragioni convincano tutti; tuttavia, pur rimanendo proporzionalisti, siamo contrari all'idea di un Parlamento, per quanto proporzionale, in cui contino solamente una persona ed un esecutivo.
Per evitare ciò, allora, è necessario sviluppare una discussione di ben altro spessore rispetto a quella cui abbiamo assistito, in queste aule, nelle ultime settimane, la quale, non a caso, ha condotto all'esame in Assemblea di questo progetto di legge. Soprattutto, riteniamo che la discussione non possa essere sganciata da quanto avverrà la prossima settimana, in quest'aula, quando ci verrete a chiedere di votare definitivamente a favore di una riforma costituzionale che stravolge la Parte II della Costituzione e che avrà importanti ricadute anche sulla prima.
Il merito delle nostre obiezioni, quindi, riguarda anche quegli aspetti in ordine ai quali avete presentato alcuni accorgimenti, ma che non modificano la sostanza, poiché permane il contrasto con articoli della Costituzione; soprattutto, essa riguarda un'idea di democrazia e di rappresentanza che è ben lontana da ciò che voi ci proponete. Per tali motivi, dunque,


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preannuncio che voteremo a favore delle questioni pregiudiziali presentate (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Nespoli. Ne ha facoltà.

VINCENZO NESPOLI. Signor Presidente, credo che le affermazioni pronunciate dai colleghi dell'opposizione bastino da sole a connotare le due questioni pregiudiziali presentate. Esse, infatti, sono motivate da ragioni politiche, poiché non vi è alcun serio riferimento alla Costituzione, né sono state poste specifiche questioni di merito. Si tratta unicamente di elementi polemici sul piano politico, così come stiamo verificando, da settimane, nel corso del dibattito svolto in sede sia di Commissione, sia di Assemblea.
Credo allora che, in ordine alle questioni politiche che sono state poste - e che affronteremo anche nelle prossime ore, quando entreremo nel dettaglio del progetto di legge all'esame della Camera -, qualcosa vada detto. Vorrei rivolgermi, in primo luogo, all'onorevole Franceschini.
Vede, onorevole Franceschini, vogliamo rifuggire dalla tentazione, che lei cerca di lanciare, di trasformare il Parlamento in una piazza: noi, infatti, non vogliamo fare i comizi! Siamo tutti bravi a ritrovare antiche citazioni, pronunciate da questo o da quell'altro, ed a tirarle per la giacca, a proprio vantaggio, non per sostenere le proprie ragioni, ma per sottolineare le eventuali contraddizioni degli altri (Applausi del deputato Armani)!
Anche in ordine a tale aspetto, allora, vorrei ci basassimo, invece, su fatti seri e concreti, onorevole Violante! Vorrei ricordare che noi - che ci siamo battuti con forza, nel paese, per ben due volte per eliminare la quota proporzionale - non abbiamo riscontrato, in quella campagna referendaria, la veemenza con la quale voi contrastate, in questo momento, il nostro tentativo di rafforzare il bipolarismo.
Ci avete lasciati da soli nel paese, perché noi volevamo, attraverso il confronto reale (Applausi dei deputati dei gruppi, di Alleanza Nazionale e di Forza Italia - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia!

VINCENZO NESPOLI. ... con il paese, introdurre un meccanismo di vera alternanza, imperniata su due grandi coalizioni, che potesse addirittura determinare il bipartitismo!
Quella stagione è tramontata perché abbiamo dovuto prendere atto che il popolo italiano non ci ha seguito su tale richiesta, soprattutto la seconda volta. La prima volta vi sono state responsabilità politiche dalle quali non sono immuni Prodi e D'Alema, che oggi scalpitano fuori luogo.
Ed allora, rispetto a tale situazione, con la legge elettorale che state criticando da dieci anni, affermando che si tratta di un sistema che non funziona - onorevole Franceschini, vi sono «enciclopedie» intere di vostre citazioni che contestate a questo meccanismo -, e rispetto a voi, che nella scorsa legislatura non avevate i voti necessari ad affrontare il passaggio di una riforma elettorale in Assemblea - la verità è questa (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia)! -, noi abbiamo la consapevolezza di avere un'impostazione di legge elettorale che fotografa la realtà del paese, che - udite udite, perché anche questo avete contestato - assegna alla coalizione che riceve più voti la possibilità di governare il paese con una maggioranza chiara e netta, su un programma e su indicazione di un leader. Questo, per quanto ci riguarda, è il rafforzamento del bipolarismo! Questo, per quanto ci riguarda, è in linea con l'impostazione che abbiamo dato anche al processo riformatore della Costituzione, che abbiamo voluto con forza e che riconfermeremo la prossima settimana!
Su tale versante, credo che possiamo essere noi a dare lezioni di coerenza agli altri e che non dobbiamo riceverne mai, da nessuno, anche su questo terreno. Questa


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vostra presunzione di essere maggioranza nel paese - mi rivolgo agli onorevoli Violante e Franceschini ed agli altri colleghi della sinistra intervenuti - su quali dati la basate?

CARLO LEONI. Sulle regionali!

VINCENZO NESPOLI. Sui dati elettorali? Bene, allora, considerate ciò che succede in Europa, le elezioni che si sono tenute nel Regno Unito e quelle che si sono svolte in Germania, e tale vostra sicumera certamente si infrangerà su un dato. Noi avremo la capacità, in questi mesi di campagna elettorale, di «smontare» le vostre bugie, sulle quali in questi anni, avete tentato di costruire il consenso elettorale. Infatti, chiederemo il consenso sul consuntivo delle cose fatte, e su tale terreno siamo convinti che vi batteremo per l'ennesima volta, perché il centrodestra è maggioranza nel paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi ricordo che sarà posta in votazione, a scrutinio segreto, anzitutto la questione pregiudiziale per motivi di costituzionalità Violante ed altri n. 1 e successivamente la questione pregiudiziale per motivi di merito Franceschini ed altri n. 2, sempre a scrutinio segreto.
Onorevoli colleghi, vi ricordo altresì che nella votazione sulle questioni pregiudiziali, chi è favorevole al provvedimento in esame deve votare «no», chi è contrario deve votare «sì».

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A quale titolo, onorevole Giachetti?

ROBERTO GIACHETTI. Per una precisazione.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, sono confuso...

PRESIDENTE. Ha bisogno di un ulteriore chiarimento? Onorevole Giachetti, la sua sensibilità onora l'Assemblea! Ribadisco che nella votazione sulle questioni pregiudiziali chi è favorevole al provvedimento in esame deve votare «no» e chi è contrario deve votare «sì». Ha capito, onorevole Giachetti?

ROBERTO GIACHETTI. Sì, signor Presidente, la ringrazio.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sulla questione pregiudiziale per motivi di costituzionalità Violante ed altri n. 1.
(Segue la votazione).

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente! Ci sono voti doppi! Guardi i seggi degli onorevoli Di Virgilio e Benedetti Valentini!

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 596
Maggioranza 299
Voti favorevoli 270
Voti contrari 326).

Prendo atto che gli onorevoli Testoni e Cazzaro non sono riusciti a votare.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sulla questione pregiudiziale per motivi di merito Franceschini ed altri n. 2.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia - Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 597
Maggioranza 299
Voti favorevoli 272
Voti contrari 325).

Passiamo ora all'esame della questione sospensiva Leoni ed altri n. 1.
A norma del comma 3 dell'articolo 40 del regolamento, la questione sospensiva può essere illustrata per non più di dieci minuti da uno solo dei proponenti. Potrà, altresì, intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi per non più di cinque minuti.
L'onorevole Boato ha facoltà di illustrare la questione sospensiva Leoni ed altri n. 1, di cui è cofirmatario.
Onorevoli colleghi, fate silenzio, per cortesia! Onorevole Elio Vito, la richiamo. Per cortesia! Cerchi di non essere un perturbatore, lei che è un capogruppo!
Prego, onorevole Boato, ha facoltà di parlare.

MARCO BOATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la questione sospensiva che abbiamo proposto...

PRESIDENTE. Onorevole collega, sta parlando ad un metro di distanza, dall'oratore, per cortesia!

MARCO BOATO. La questione sospensiva che abbiamo presentato costituisce un'estrema occasione di riflessione proposta dall'opposizione alla maggioranza.
Signor Presidente, noi forze politiche dell'Unione giudichiamo ciò che sta avvenendo un vero e proprio colpo di mano istituzionale, una forzatura unilaterale rispetto alle regole fondamentali del sistema democratico.
Il problema reale non è tanto il cambiamento del sistema elettorale negli ultimi mesi di legislatura. Il problema, la vera e propria emergenza democratica, è costituito dall'imposizione unilaterale di un nuovo sistema elettorale. L'abbiamo ripetuto molte volte e continueremo a farlo: non si possono cambiare le regole del gioco nell'imminenza della partita o, addirittura, a partita già iniziata senza l'accordo di entrambe le squadre, nel nostro caso di entrambe le coalizioni.
Di più: siamo di fronte all'imminenza del voto su una vastissima riforma costituzionale, che modifica ben 53 articoli della Costituzione, una riforma che incide direttamente e indirettamente anche su questa materia...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di stare al vostro posto in silenzio! Mi rivolgo a tutti: a destra come a sinistra!

MARCO BOATO. La ringrazio, signor Presidente. Come dicevo, siamo di fronte all'imminenza del voto su una vastissima riforma costituzionale che incide direttamente e indirettamente anche su questa materia, sia sotto il profilo della forma di Governo sia sotto il profilo dei poteri costituzionali del Presidente della Repubblica.
Su questa riforma costituzionale, dopo i voti in seconda lettura delle Camere, se approvata, sarà chiamato a pronunciarsi il popolo sovrano attraverso un referendum oppositivo, ai sensi dell'articolo 138 della Costituzione.
Tuttavia, per alcuni aspetti, il sistema elettorale che si pretende ora di imporre al Parlamento ed al paese, in modo assolutamente unilaterale, cerca di anticipare (ma a Costituzione vigente) alcuni aspetti del nuovo testo costituzionale ancora in itinere, che sarà sottoposto - come ho già detto - comunque al giudizio sovrano dei cittadini.
Per questi motivi, signor Presidente, onorevoli colleghi, per rispetto ad un corretto rapporto in Parlamento tra maggioranza ed opposizione e per rispetto soprattutto ai cittadini che si sono pronunciati nel referendum popolare del 18 aprile 1993 (quando votarono il 77 per cento dei cittadini ed i «sì» ottennero l'82,7 per cento dei voti, coinvolgendo


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decine di milioni di italiani), e che si pronunceranno comunque nel prossimo referendum oppositivo senza quorum di validità, ai sensi dell'articolo 138 della Costituzione; per tutto questo, chiediamo di votare a favore della questione sospensiva Leoni ed altri n. 1, prima di creare un fatto compiuto di gravità inaudita. Signor Presidente, è un fatto compiuto che lede non soltanto i diritti dell'opposizione, ma anche le regole fondamentali del confronto democratico in materia di sistema elettorale, e lede, soprattutto, i diritti dei cittadini e del popolo sovrano.
Vorrei rivolgere a tutti un monito: vi rendete conto di quale gravissimo precedente viene introdotto in questo modo? Vi rendete conto che questo precedente potrà legittimare, nella prossima legislatura - quando, forse, ci sarà un'altra maggioranza -, la possibilità, legittimata oggi proprio da voi, di cambiare e anche di stravolgere in modo unilaterale qualunque regola democratica nei rapporti tra maggioranza ed opposizione? Vi rendete conto, colleghi della maggioranza e del Governo, della gravità di questo precedente, non solo per l'oggi, ma anche per il domani e per il domani di tutti, chiunque sia maggioranza od opposizione?
Noi, forze politiche dell'Unione, ce ne rendiamo conto. Vogliamo evitarlo e vi invitiamo ad evitarlo, votando a favore della questione sospensiva che tutte le forze politiche dell'Unione hanno proposto (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-SDI-Unità Socialista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per sostenere la questione sospensiva illustrata poco fa dall'onorevole Boato. Ossia, vorrei sostenere la necessità di sospendere l'esame del provvedimento fino all'entrata in vigore della riforma costituzionale che è in discussione in queste settimane proprio alla Camera.
Mentre le disposizioni contenute nella proposta di modifica della Parte II della Costituzione sono coerenti con la previsione del testo in esame, che prevede l'indicazione da parte dei partiti della persona designata alla carica di Presidente del Consiglio dei ministri, queste stesse previsioni stabiliscono un vincolo del tutto incoerente con quanto disposto dall'articolo 92, secondo comma, della Costituzione vigente, che stabilisce, infatti, che il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio.
Non è un mistero per nessuno come il dibattito di questi anni circa le proposte di riforma della Costituzione, in particolare in ordine alla forma di Governo, ai rapporti tra Governo e Parlamento e al Presidente della Repubblica, abbia messo in evidenza una posizione generalmente critica e anche divisioni sul significato da attribuirle, che hanno portato a critiche per ragioni opposte.
C'è chi ritiene che il modello di premierato proposto sia inaccettabile per la somma di poteri concentrati nel Primo ministro, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero per la corretta dialettica parlamentare, e c'è chi ritiene, invece, che tale modello prefiguri un premierato debole, nel quale il premier, in realtà, sarebbe schiavo della sua maggioranza.
Comunque sia, il modello di riforma che ci si propone non è una razionalizzazione o una semplice modernizzazione del modello attuale, ma disegna un sistema alternativo, segnando il passaggio da una democrazia rappresentativa ad una democrazia di investitura di un unico organo costituzionale, senza, peraltro, darsi la cura di introdurre alcun serio contrappeso.
Ciò comporta una serie di conseguenze. Innanzitutto, ne consegue un appannamento, ancora maggiore di quanto già non sia possibile registrare, del ruolo dei partiti. Essi vengono sospinti ai margini del sistema e sul proscenio appaiono solo i leader delle coalizioni, sempre più orientati a consolidare un rapporto personale e diretto con l'elettorato. La vicenda delle liste elettorali personali di alcuni governatori regionali dovrebbe essere istruttiva.


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In secondo luogo, si trasforma la sede principale della rappresentanza politica in un elemento secondario. Essa è utile solo in quanto interprete sollecito e fedele delle decisioni del Primo ministro, prima ancora che del Governo.
In terzo luogo, si fa dell'investitura popolare il vero perno attorno al quale ruota il sistema costituzionale. Tale elemento fa aggio su tutto e su tutti, sui diritti dell'opposizione, ma anche su quelli della maggioranza parlamentare, sulla dialettica che deve essere mantenuta all'interno delle Assemblee elettive in un regime maggioritario, e in quello proporzionale, sulle prerogative del Capo dello Stato e sugli strumenti di garanzia.
La proposta di riforma non trova la sua vera ragione d'essere in un progetto di effettivo rafforzamento del regionalismo italiano. Il tema cruciale, che avete mascherato con la devolution, è quello del sistema centrale di Governo, cioè l'idea di rafforzare il Governo e assicurare stabilità e continuità all'Esecutivo.
Proprio per questo, proponiamo di sospendere l'esame del provvedimento, anche per respingere il tentativo di eludere con espedienti istituzionali, i problemi della politica pretendendo di ottenere per via di regole istituzionali, anziché attraverso l'azione politica, l'effetto di mantenere la coesione di un gruppo e di una coalizione, quando divergono gli obiettivi e le valutazioni politiche, come ormai si vede nel vostro caso e lo vedono anche i ciechi.
Ciò non è soltanto contrario al buon senso, ma anche pericoloso perché, prima o poi, la politica finisce per affermare comunque le proprie esigenze. Per tale motivo, riteniamo che un sistema costituzionale debba essere un sistema di equilibrio e di reciproche garanzie: perdere tale carattere vorrebbe dire compromettere un patrimonio prezioso che due secoli di costituzionalismo ci hanno trasmesso. Non basta l'emendamento presentato dall'onorevole Palma, che propone di modificare la nomina della persona indicata alla carica di Primo ministro con l'indicazione di un leader. Cosa vuol dire? E cosa vuol dire pensare di modificare una previsione costituzionale, l'articolo 92, con una semplice legge ordinaria?
Riteniamo che cambiare le regole del gioco alla vigilia delle elezioni politiche sarebbe grave, deprecabile, pericoloso. Vi proponiamo pertanto di sospendere questa discussione e di rinviarla a quella di riforma della Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, Rifondazione comunista voterà a favore della questione sospensiva illustrata dal collega Boato. Infatti, signori della maggioranza, voi chiamate ritorno al proporzionale una sgangherata e privatistica improvvisazione senza equilibrio costituzionale e senza un reale progetto istituzionale.
Voi dite di voler reintrodurre il sistema proporzionale perché affermate che è più democratico, ma, come sappiamo e come il costituzionalismo democratico ci insegna, la formazione della rappresentanza parlamentare è parte integrante dello Stato di diritto. In questi anni voi, signori della maggioranza, avete degradato la democrazia sia come sistema di garanzie e di controlli, sia come controllo di legalità e di legittimità. Non dimentichiamo mai, perché c'entra con questa discussione, che questo è il paese delle torture dei migranti a Lampedusa (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
In realtà, il sistema proporzionale che proponete è una merce di scambio: da un lato, il proporzionale ad una parte della maggioranza; dall'altro, il presidenzialismo; dall'altro ancora il federalismo liberista e competitivo. Se si vuole reintrodurre un sistema proporzionale, va ricercato con attenzione un sistema equilibrato; per quanto ci riguarda, pensiamo al sistema tedesco.
Il costituzionalismo è autonomia dei poteri e loro equilibrio. La proposta che voi fate, invece, non è altro che una


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variante dentro lo schema maggioritario e bipolare. Infatti, non vi è nessun sistema realmente avanzato a livello europeo che coniughi premio di maggioranza e soglia di sbarramento. È peggio della legge truffa del 1953 dove almeno, per aver il premio di maggioranza, occorreva superare il 50 per cento! Poi vi è il collegamento con il candidato premier. Dov'è la centralità del Parlamento? Dov'è il ruolo e la funzione del Capo dello Stato? In realtà, le destre modificano il meccanismo elettorale solo per un proprio tornaconto.
Vogliamo che venga ripreso, dopo un rigoroso bilancio, nella prossima legislatura, il dibattito sullo stato della democrazia nel nostro paese. Dico subito che non condivido le parole, che spesso vengono anche da esponenti importanti del centrosinistra, secondo cui, se venisse approvata questa legge elettorale in questa legislatura, allora torneremo al maggioritario nella prossima legislatura o introdurremo il maggioritario nel programma dell'Unione, o - come è stato detto in maniera autorevole questa mattina - proporremo una legge per cui occorre la maggioranza dei due terzi per cambiare la legge elettorale. No, pensiamo che su questo si debba agire con rigore e calma. Non possiamo separare la questione della legge elettorale da un più generale intervento per ampliare la partecipazione, a partire dal tema decisivo della democrazia dei posti di lavoro, delle forme di partecipazione diretta, della citata ordinanza transnazionale dei migranti e delle autonomie locali e del loro rafforzamento. Non a caso, signori della maggioranza, vi è una connessione tra questa proposta di legge elettorale e la proposta di legge finanziaria da voi elaborata.
Si tratta di furbesche ed ipocrite manovre di centralizzazione gerarchica, di privatizzazione della res pubblica e di sovversivismo dei ceti proprietari! Questa è la nostra profonda coerenza: contro l'una e l'altra proposta, chiamiamo non solo il Parlamento, ma il paese, ad una grande lotta ad un grande conflitto contro questa maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Non vale forse la pena soffermarsi a lungo, dato che sono già intervenuti molti colleghi, sul modo con il quale è stata pensata questa riforma elettorale: tutta nel perimetro della maggioranza, senza alcun confronto con l'opposizione, in una logica di scambi e di ricatti, sul filo di un'esplicita crisi politica e nella scena di un paese alla deriva. La sede, è il caso di dirlo, è quella della Casa delle libertà, trasformata in un supermarket delle istituzioni, secondo l'antico brocardo unicuique suum: alla Lega la devolution, a Forza Italia il premierato assoluto e la «salva Previti», a Fini l'interesse nazionale (e non so quali altre speranze per il futuro), all'UDC la legge proporzionale.
Questa è la logica con la quale volete da soli modificare le regole della competizione elettorale. Si tratta di un metodo che abbiamo già visto nella prassi delle riforme costituzionali ed istituzionali ad opera di questa maggioranza. Vi siete fatti i conti ed avete pensato di proporre una legge che consentiva alla minoranza di diventare maggioranza; poi avete corretto il tiro, sempre nella stessa logica del vantaggio politico di parte. Si è tradito l'insegnamento di de Tocqueville, secondo il quale non basta il voto a rendere un popolo libero. Occorre infatti qualcosa in più, egregi colleghi: occorre la libertà e l'uguaglianza tra le parti, che solo la democrazia sorretta dall'etica pubblica può assicurare.
Con questa proposta di legge non fate però solo una violazione grave al metodo e alle regole della democrazia. Fate fare anche un passo in avanti, grave, alla rappresentatività e alla governabilità del nostro paese, tradendo il voto espresso nel 1993 da 29 milioni di italiani. Riportate l'Italia al passato, verso la frammentazione e l'ingovernabilità, ad una stagione caratterizzata


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da un forte deficit pubblico e di legalità, tradendo, appunto, la volontà popolare.
Fate di più, perché nella vostra proposta di legge vi sono molti punti dubbi, anche sotto il profilo costituzionale. Sappiamo che l'emendamento Giolitti fu esplicitamente bocciato nella Costituente, proprio per non legare la riforma elettorale (il sistema elettorale) alla Costituzione. Voi invece collegate esplicitamente questa vostra proposta di riforma elettorale alla vostra proposta di riforma costituzionale, ingessando le scelte e ponendo le regole a livello sbagliato.
Non sono, inoltre, affatto convincenti, come avremo modo di dire nel corso dell'esame delle proposte emendative, le soluzioni adottate in tema di redistribuzione regionale dei seggi senatoriali: redistribuzione e non elezione! Così come non sono convincenti - né è possibile non nutrire dubbi di costituzionalità - le soluzioni adottate in tema di rappresentanza femminile e di minoranze linguistiche.
Vi sono molte ragioni di carattere costituzionale e politico che ci chiedono di rivolgere a voi la richiesta di fermarvi, sospendendo l'esame di questa proposta di legge, nella convinzione che, comunque farete, saranno i cittadini italiani a fermarvi con il voto (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Colleghi, avverto che, subito dopo la votazione della questione sospensiva Leoni ed altri n. 1, farò il punto sull'organizzazione dei nostri lavori, in modo che ciascuno possa regolarsi anche in considerazione dei rispettivi impegni.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla questione sospensiva Leoni ed altri n. 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 590
Votanti 587
Astenuti 3
Maggioranza 294
Hanno votato
264
Hanno votato
no 323).

Onorevoli colleghi, diverse sono le questioni da affrontare, la prima delle quali è stata posta questa mattina dall'onorevole Innocenti.
Egli ha sollevato una questione di carattere generale: più che soffermarmi su quest'ultima, vorrei affrontare i profili regolamentari che dalla stessa emergono.
In merito alla segnalazione da parte dei gruppi degli emendamenti da porre comunque in votazione, ricordo che il comma 1 dell'articolo 85-bis del regolamento prevede che sia garantito, con riferimento al progetto di legge nel suo complesso, un numero di emendamenti, articoli aggiuntivi e subemendamenti presentati dai deputati appartenenti a ciascuno dei gruppi che abbiano provveduto a segnalarli, non inferiore, in media, per ciascun articolo, ad un decimo del numero dei componenti del gruppo stesso.
Il riferimento a ciascun articolo, nella sistematica della disposizione, è evidentemente riconducibile agli articoli di cui si compone il testo, indipendentemente dal fatto che gli stessi contengano una molteplicità di modifiche a testi normativi preesistenti o, comunque, si articolino in più commi.
La prassi applicativa dell'articolo 85-bis del regolamento è assolutamente costante e conferma quanto ho testè dichiarato.
Ieri la Presidenza ha ritenuto di ampliare in via equitativa il numero di emendamenti da porre in votazione, consentendo a ciascun gruppo di segnalare un numero di emendamenti doppio rispetto a quello previsto.


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In ogni modo, poiché ieri l'onorevole Violante mi ha rappresentato privatamente, per così dire, ciò che oggi ha segnalato in aula l'onorevole Innocenti, voglio farmi carico dell'esigenza di ampliare ulteriormente - fino al triplo - il numero degli emendamenti che i gruppi possono segnalare.
È evidente che si tratta di una deroga e che pertanto, in questo momento, non siamo in condizione di procedere nell'esame, giacchè i gruppi di opposizione devono segnalare alla Presidenza altri 50 emendamenti sui quali anche gli uffici dovranno svolgere una verifica. Peraltro, onorevoli colleghi, il Comitato dei nove si deve riunire per esaminare la situazione.
Anch'io ho letto i giornali e, pertanto, vorrei esprimermi su un'altra questione. Vi sono alcuni emendamenti che sono stati ritirati; vi sono emendamenti - penso agli emendamenti Palma 1.453 e 2.451 e Saia 2.408 - concernenti la considerazione di particolari modalità di espressione del voto ai fini della validità dello stesso, che, a mio avviso, presentano profili problematici con riferimento all'articolo 48 della Costituzione, che sancisce il principio di segretezza del voto.
A tale riguardo, la Presidenza, riservandosi le opportune valutazioni in ordine all'ammissibilità di tali proposte emendative, invita il relatore, il Comitato dei nove, che si dovrà riunire, la Commissione affari costituzionali, per gli aspetti di propria specifica competenza, ad una riflessione approfondita sulla questione.
Pertanto, per tutte queste ragioni, sospendo ora la seduta, che riprenderà alle 15,30 con votazioni fino alle 21. Domani comunicherò gli ulteriori orari, dopodiché è chiaro che alle 21 sospenderemo i lavori.

RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, lei ha testè affermato che i nostri lavori proseguiranno fino alle 21. Vorrei farle notare che, dopo le votazioni, vi è un altro punto all'ordine del giorno: la discussione sulle linee generali del disegno di legge di conversione sulle infrastrutture, assegnato alla Commissione bilancio, che alle 20, se non ricordo male, si riunirà, congiuntamente alla V Commissione del Senato, per procedere ad un'audizione sul disegno di legge finanziaria.

PRESIDENTE. Allora, potremmo presumibilmente lavorare fino alle 20,30. Sentiremo poi il Senato ...

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, visto che sta svolgendo tutte queste precisazioni regolamentari, le chiedo di svolgerne un'altra. Nella giornata di venerdì abbiamo molto insistito affinché fosse prorogato il termine per la presentazione degli emendamenti previsto per le 10,30 di lunedì mattina, ma la risposta è stata negativa.
Il regolamento prevede testualmente che gli emendamenti debbano essere presentati entro il giorno precedente a quello previsto per l'esame del provvedimento. Normalmente, nel diritto amministrativo, si ritiene che il giorno precedente corrisponda alle ore 24 di tale giorno. So che esistono alcuni precedenti che lei adesso richiamerà; tuttavia, non si tratta di una questione irrilevante, in quanto il giorno precedente non significa le ventiquattr'ore precedenti. Dunque, Presidente, le chiedo una precisazione, sì da consentire di conoscere l'orientamento della Presidenza al riguardo.

PRESIDENTE. Per quanto riguarda la richiesta formulata dall'onorevole Innocenti, vorrei precisare che mi consulterò immediatamente con il presidente della Commissione bilancio, anche perché mi risulta che l'esame del provvedimento, del quale è prevista la discussione sulle linee generali per questa sera, non sia ancora terminato.


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Con riferimento alla questione sollevata dall'onorevole Boccia, ricordo che, ai sensi dell'articolo 86, comma 1, del regolamento, gli articoli aggiuntivi e gli emendamenti devono essere presentati, ai fini dell'esame in Assemblea, entro il giorno precedente alla seduta nella quale avrà inizio la discussione degli articoli.
Nel corso della XIII legislatura, a seguito della modifica dell'articolazione dei lavori e della conseguente previsione di sedute antimeridiane con votazioni, si è stabilito che il termine di presentazione degli emendamenti riferiti a provvedimenti inseriti all'ordine del giorno di sedute antimeridiane sarebbe stato fissato alle 10 del giorno precedente (riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 9 giugno 1998). Successivamente, è invalsa la prassi di fissare il termine ventiquattr'ore prima dell'inizio della seduta in cui è previsto il seguito dell'esame.
Come i gruppi ben sanno, tale prassi è assolutamente costante e incontroversa, ferma restando la possibilità per il Presidente di fissare un termine diverso per altre particolari circostanze. Peraltro, nel caso al nostro esame, essendo previsto l'inizio della seduta a partire dalle 10,30 di oggi, il termine per la presentazione degli emendamenti non poteva che essere le 10,30 di ieri mattina.
Sospendo la seduta fino alle 15,30.

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