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La seduta, sospesa alle 13,20, è ripresa alle 15.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il ministro per i rapporti con il Parlamento, il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e il ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
PRESIDENTE. L'onorevole Leoni ha facoltà di
CARLO LEONI. Signor Presidente, potremmo riassumere la nostra interrogazione chiedendo al Governo che paese stiamo diventando, cioè se siamo un paese fedele all'articolo 10 della Costituzione, alla Dichiarazione dei diritti dell'uomo, alle Convenzioni internazionali contro la tortura e la pena di morte e un paese noto al mondo per l'accoglienza. Mi pare che stiamo cambiando il volto dell'Italia in peggio perché essa diventa chiusa, cinica, meschina. Conta soltanto il numero delle espulsioni e non contano le storie delle persone.
PRESIDENTE. Colleghi, vorrei informarvi che è presente nella tribuna una delegazione degli alunni e degli insegnanti della scuola media statale «Alfonso Balzico» di Cava dei Tirreni, che salutiamo cordialmente. Vorrei anche dire che in questo momento la Camera non è molto frequentata, ma questo non significa che non ci sia interessamento, perché in questa
fase dei lavori i deputati pongono delle domande al Governo tramite il sindacato ispettivo e le presenze sono corrispondenti alle stesse: molte volte su tutto ciò si diffondono delle leggende per cui sembra che i parlamentari non siano volontariamente presenti.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, la domanda è di pertinenza del Ministero degli affari esteri e del Ministero degli interni e, quindi, le notizie sono attinte da entrambi. Questa famiglia è arrivata all'aeroporto di Malpensa il 23 novembre 2002, veniva da Amman ed andava a Casablanca. C'è stato un controllo con passaporti e titoli di viaggio regolari; successivamente, essendo già partito l'aereo per Casablanca, la famiglia veniva di nuovo fermata e non aveva più né i passaporti né i titoli di viaggio. Tale comportamento, come dicono gli addetti ai controlli, è tipico di chi fa sparire i documenti per non andare a Casablanca, ma in un paese terzo. Di conseguenza, essendo stati trovati privi di passaporto e di titoli di viaggio, sono stati invitati a tornare in Giordania, ma si sono rifiutati di farlo e il Governo giordano si è rifiutato di accoglierli: non c'è stata alcuna richiesta di diritto d'asilo né da parte del capofamiglia né della moglie. Vorrei ricordare che quest'anno solo all'aeroporto di Malpensa sono state presentate 228 richieste di asilo, di cui 35 nuclei familiari, e dal 20 novembre ad oggi sono state presentate 14 domande di asilo: quindi, la domanda d'asilo è una prassi normalissima per chi la richiede. Non è stata fatta alcuna richiesta di questo tipo e, quando sono stati imbarcati nuovamente per la Siria, non c'è stata alcuna protesta né del capofamiglia né degli accompagnatori.
PRESIDENTE. L'onorevole Spini, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di
VALDO SPINI. Signor Presidente, l'ultima volta, in quest'aula mi sono rivolto al ministro Giovanardi per il problema delle difficoltà di ingresso in Italia degli studiosi. Colgo l'occasione per far presente che, in proposito, ho presentato il progetto di legge n. 2309, che mi auguro venga quanto prima esaminato al fine di evitare che per gli studiosi vi siano difficoltà a venire in Italia.
morte, ma dal 1982 egli è colpito da una previsione generale (per cui è possibile che si giunga a questo risultato), appartenendo ad una determinata associazione. Da questo punto di vista, si può sospettare che vi possa essere una condanna a morte e vi è effettivamente questo fondato sospetto.
Nell'Italia della destra al Governo accade perfino che una famiglia siriana venga trattenuta per cinque giorni nello scalo di Malpensa, rispedita in Siria dove l'attende il carcere e, secondo molte organizzazioni internazionali, la pena di morte per il capo famiglia. Ieri, il ministro Pisanu ha detto che allo stato delle cose ciò non risultava, ma questa non è un'affermazione perentoria e rassicurante, ed ha aggiunto che tutto questo è avvenuto grazie alla legge Bossi-Fini.
Si sta creando un clima per cui un padre, una madre e quattro bambini piccoli vengono rispediti forzatamente nel paese dove li attende il rischio della vita o, perlomeno, della libertà. Con serietà, chiediamo al Governo cosa sia accaduto esattamente in quei cinque giorni a Malpensa e cosa stia facendo per tutelare la vita e i diritti umani fondamentali di questa famiglia.
Il ministro per i rapporti con il Parlamento Giovanardi ha facoltà di
Comunque, il Governo italiano, anche sulla base delle segnalazioni che successivamente sono arrivate, è intervenuto ai livelli più alti presso il Governo siriano, ribadendo l'aspettativa dell'Italia che i componenti della famiglia non siano sottoposti a misure restrittive o detentive lesive della dignità dell'individuo o in violazione di norme di diritto internazionale ed umanitario.
È stata, inoltre, ribadita l'aspettativa che il capofamiglia, il signor Al-Sahri, sul quale non pende una condanna a morte (lo abbiamo appurato), anche se a suo carico esistono accuse pendenti, venga trattato conformemente al diritto internazionale, senza alcuna forzatura nei suoi confronti.
Naturalmente, il Governo si impegna a seguire la vicenda anche a livello europeo, nel caso in cui emergesse la notizia che i diritti umani non vengano rispettati. Lo ripeto: non soltanto vi è stata questa palese violazione delle nostre leggi, perché i documenti sono stati fatti sparire ed il viaggio per Casablanca non è potuto proseguire, ma nel momento in cui è scattata l'espulsione non vi è stata da parte degli interessati alcuna richiesta di diritto di asilo. Pertanto, le autorità di polizia competenti non potevano neanche supporre l'esistenza di questioni quali quelle successivamente sollevate.
Oggi, però, ci troviamo di fronte ad un caso ben più grave. Il punto che vorrei sottolineare, pur dando atto all'onorevole Giovanardi che adesso il Governo si è mosso sensibilizzando le autorità siriane, è che quest'uomo e la sua famiglia non erano in Siria, mentre oggi si trovano in questo paese. È vero che su quest'uomo non pende una specifica condanna a
Se egli è stato trattenuto con la sua famiglia per cinque giorni, viene da domandarsi se veramente, attraverso un interprete vero e proprio, gli sia stata prospettata la possibilità di chiedere asilo politico. L'interprete era veramente presente? In qualche modo, sono trascorsi cinque giorni prima che fosse rinviato in Siria, dove comunque è stato incarcerato (ciò lo ha dichiarato lo stesso Governo), mentre precedentemente era libero con la propria famiglia. Prima di ciò, non si sarebbe potuto fare qualche altro passo diverso?
Da questo punto di vista, pur dando atto dell'interessamento attuale, non posso che dichiararmi insoddisfatto, proprio perché - come ha detto bene l'onorevole Leoni - l'Italia è una terra in cui vi è una particolare tradizione in questo campo, in cui vi è sensibilità per quanto riguarda la pena di morte, il diritto di asilo e la persecuzione politica.
Come ha affermato l'onorevole Leoni, non vorrei che, rispetto ad una ponderata considerazione dei fatti, scatti in qualche modo il «premio quantità» degli espulsi e dei rimandati a domicilio. Quando si tratta di aree così delicate e difficili, in cui l'osservanza dei diritti umani e delle norme, cui siamo giustamente molto affezionati, è molto problematica, credo che il Governo debba dare diverse istruzioni alle forze dell'ordine rispetto a quelle che sono state impartite. Mi riferisco ad istruzioni di maggiore prudenza, di maggiore saggezza e di capacità di discernimento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).


