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PRESIDENTE. Dobbiamo nuovamente procedere alla votazione dell'emendamento Grignaffini 2.171, nella quale è mancato in precedenza il numero legale.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 2.171, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
GABRIELE FRIGATO. Carlucci!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 400
Votanti 391
Astenuti 9
Maggioranza 196
Hanno votato sì 170
Hanno votato no 221).
Onorevoli colleghi, debbo dirvi una cosa, per una questione di chiarezza tra noi: non è che tra un quarto d'ora, quando provvederò all'espulsione di qualche parlamentare, qualcuno potrà prendersela!
ELIO VITO. Presidente, guardi anche da quella parte!
PRESIDENTE. Ho capito, mi rivolgo a destra e a sinistra, ma è chiaro che siamo in una situazione in cui il livello di attenzione è elevato! Lo voglio dire in modo che, dopo, non sembrerò il «censore» del Parlamento.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Capitelli 2.172.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, vorrei dire, molto brevemente, che la grande differenza tra questo disegno di legge delega e il disegno di legge quadro, presentato e approvato nella passata legislatura, è la seguente: la legge quadro, che porta il nome di Luigi Berlinguer, proprio in quanto legge quadro, ha avuto due passaggi parlamentari. Chiediamo che vi siano altri passaggi parlamentari. Noi, che non approviamo la delega, abbiamo presentato emendamenti che contengono diciamo così, un appello a dare più valore alla discussione parlamentare. Con il mio emendamento 2.172 chiediamo di sottoporre al voto del Parlamento una deliberazione indicante un programma di progressiva attuazione della riforma.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Capitelli 2.172, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 400
Maggioranza 201
Hanno votato sì 179
Hanno votato no 221).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 2.173, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 400
Maggioranza 201
Hanno votato sì 179
Hanno votato no 221).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rizzo 2.31, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 400
Votanti 399
Astenuti 1
Maggioranza 200
Hanno votato sì 178
Hanno votato no 221).
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Grignaffini 2.174 e Volpini 2.175.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rusconi. Ne ha facoltà.
ANTONIO RUSCONI. Signor Presidente, vorrei chiederle, innanzitutto, una cortesia per noi deputati seduti ai banchi del Comitato dei nove. Sono state ritirate numerose proposte emendative; se, da una parte, ciò facilita il compito di tutti, dall'altra comporta la necessità di saltare delle pagine del fascicolo degli emendamenti ed essendo ancora presenti nel fascicolo le proposte emedative di ieri ci diventa difficile seguire.
L'emendamento che la Margherita ha presentato non solo vuole essere un atto formale ma anche restituire al disegno di legge al nostro esame il linguaggio e la cultura della Costituzione; ne richiama i principi fondamentali, nella fedeltà ad una storia che appartiene orgogliosamente a tutte le culture liberali e democratiche del nostro paese e sottolinea ulteriormente il legame forte ed indissolubile che deve esistere tra istituzioni e scuola con un non retorico ma forte e serio senso di appartenenza a questo paese.
Gli emendamenti al nostro esame, a nostro avviso, hanno un rilievo particolare perché più avanti parleremo della quota dei programmi che dalla pertinenza e dall'autonomia della scuola passeranno a quella regionale. Siccome questo è un errore e il nostro paese, oggi - l'ho sentito affermare anche dalla relatrice in Commissione - ha bisogno di un più forte senso di appartenenza allo Stato, visto che, comunque, il provvedimento dovrà tornare al Senato, vorremmo che gli emendamenti fossero condivisi dalla maggioranza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, non c'è volta in cui, quando si parla di istruzione, non si ricordi l'ultimo fatto di cronaca riguardante i giovani che richiama la responsabilità della scuola e degli insegnanti. Trovo preoccupante ascoltare questo tipo di dibattito anche in quest'aula. Abbiamo ascoltato, nel corso della discussione sulle linee generali, da una maggioranza che ha sospeso, per una sera, il suo voto di silenzio, cose assai preoccupanti. Per giustificare l'idea di una restaurazione culturale e sociale - il meccanismo è storicamente collaudato - si disegna la scuola come luogo lassista che ha abbandonato la cultura classica, dimenticato Leopardi, che nientemeno vuole conoscere la storia dell'Africa, dove dissennati insegnanti passano il loro tempo ad inoculare veleno nelle menti consapevoli dei figli degli altri.
Si propone pertanto la strada più semplice e banale: libro e bacchetta, la valutazione dei comportamenti. Vede, onorevole Butti, so che lei non è una persona banale. In questo dibattito, apparentemente, ci dividiamo su quale sia l'educazione preferibile per l'infanzia e l'adolescenza, sulle ingegnerie istituzionali. Ma in realtà, ci stiamo dividendo su ben altro. Ci stiamo dividendo su un'idea di democrazia e di società e su quale sia il profilo di cittadinanza che la può realizzare. Per noi la scelta è quella dell'organizzazione democratica, non solo formale, ma sostanziale: pari opportunità di accesso alle risorse economiche e culturali.
Per questo riteniamo che spetti alla Repubblica il compito e l'obbligo - l'obbligo, signor ministro, non è dei bambini che vanno a scuola ma è dello Stato, della Repubblica - di fornire opportunità formative (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)! Perciò riteniamo che spetti alla Repubblica l'obbligo di progettare e costruire un sistema scuola che realizzi l'obiettivo di garantire, a tutti e a tutte, attraverso il sistema pubblico di istruzione e formazione, quel patrimonio di conoscenze e saperi che permettano di continuare ad apprendere per tutto il cammino della vita, di investire nel sapere e non di risparmiare - perché, se la coperta è stretta, alcuni rimarranno fuori - per rendere i cittadini più forti, più ricchi; il sapere è oggi ricchezza ed un paese cresce se cresce la produttività, la qualità umana e professionale della maggior parte della popolazione! Per questo, noi vogliamo aumentare gli anni dell'obbligo scolastico. Per questo, noi pensiamo ad una cultura ispirata a principi di quel patto condiviso che è la Costituzione!
Una cultura ricca e aperta che accetta la sfida della complessità e della multiculturalità e non abbandona le nozioni che, come diceva Antonio Gramsci, sono il corpo del reale.
Voi avete scelto la scorciatoia dell'imposizione, tutta ideologica, da Stato etico, della morale di una parte e cioè la promozione di una formazione morale e spirituale come finalità della scuola. Noi la pensiamo diversamente; noi infatti riteniamo che la scuola pubblica, laica e pluralista, debba formare la cittadinanza e, nel rispetto dei valori costituzionali sanciti negli articoli 3, 32, 33 e 34 della Costituzione, debba lavorare alla difficile costruzione, attraverso la cultura e il sapere, di un'etica pubblica condivisa che rispetti le scelte, le storie e la cultura di ognuna e ognuno (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carli. Ne ha facoltà.
CARLO CARLI. Signor Presidente, intervengo per ribadire i concetti ben espressi poc'anzi dalla collega Sasso e per chiedere al ministro perché non esprima parere favorevole su questi identici emendamenti Grignaffini 2.174 e Volpini 2.175. Si tratta, fra l'altro, di emendamenti che fanno parte della Costituzione; conseguentemente, chiedo perché non si voglia recepire l'articolo 33 della Costituzione che, fra l'altro, recita: «La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione (...)». Inoltre, nel seguente articolo 34 si prevede: «I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto (...)».
Chiedo al Governo, nuovamente, perché questi concetti non siano stati inseriti nel provvedimento in esame e, conseguentemente, perché non esprimiate un parere favorevole su questi identici emendamenti. Signor ministro, la risposta è semplice: voi volete demolire il sistema nazionale dell'istruzione! E ciò rappresenta una grave responsabilità che viola palesemente la Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Grignaffini 2.174 e Volpini 2.175, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 385
Votanti 384
Astenuti 1
Maggioranza 193
Hanno votato sì 169
Hanno votato no 215).
Prendo atto che gli onorevoli Sasso e Spina Diana non sono riusciti a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 2.176, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 404
Maggioranza 203
Hanno votato sì 181
Hanno votato no 223).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Villetti 2.177, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 403
Votanti 398
Astenuti 5
Maggioranza 200
Hanno votato sì 177
Hanno votato no 221).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rizzo 2.44, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 405
Maggioranza 203
Hanno votato sì 183
Hanno votato no 222).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bimbi 2.178.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, signor ministro, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, in questi giorni autorevoli commentatori si sono spesi per cercare di dimostrare che l'opposizione avrebbe fatto muro contro muro nei confronti di una riforma che poteva essere interpretata come bipartisan. In realtà, osservando il collegamento che esiste nella definizione degli obiettivi del sistema formativo e nella costruzione dei programmi, con il mio emendamento e anche con l'emendamento Colasio 2.214 cercherò di dimostrare come ciò non sia vero.
Nella lettera b) e nella lettera l) del comma 2, vi sono diversi gravi svarioni culturali che non rendono possibile un confronto culturale con la maggioranza. Mi riferisco soprattutto alla lettera b).
Il primo svarione riguarda la confusione tra l'orizzonte dei valori morali e il contenuto normativo dei medesimi che si riflette anche sulla costruzione dei documenti ministeriali che sono poi i veri strumenti di lavoro per i dirigenti e i docenti.
La formazione morale viene intesa piuttosto come un contenuto normativo, e lo si è visto poi nella mozione presentata in Commissione sull'insegnamento della storia, piuttosto che come un orizzonte; un contenuto con cui riempire le teste dei ragazzi piuttosto che un clima, uno stile di tutto il contesto relazionale-istituzionale della scuola nel pluralismo culturale che le è garantito costituzionalmente.
Il secondo svarione è l'essersi riferiti ai principi della Costituzione, il cui inserimento in questa lettera era stato richiesto autorevolmente dal senatore Monticone al Senato, riducendola ad un «anche», cioè ad una mera aggiunta alle scelte programmatiche del Governo, nel senso che i contenuti normativi assegnati ai programmi sono un contesto a cui si aggiunge la Costituzione. Questo ci sembra un limite gravissimo; è un approccio normativo che ci fa ritornare pari pari alla scuola gentiliana (non voglio offendere Gentile): la scuola della professoressa vestale della classe media che pretendeva di possedere il vero. È una scuola che già mi annoiava nell'infanzia.
Il terzo svarione è un riferimento sic et simpliciter all'appartenenza alla civiltà europea che poi si collega alla modalità con cui si definisce l'omogeneità, che è giusta, di un nucleo di riferimento alla cultura nazionale nei programmi. Ora, il riferimento alla civiltà europea come un unicum non possiamo intenderlo neanche in senso culturale. Le culture europee sono plurali, ce lo ha ricordato circa dieci giorni fa il presidente Chirac, e speriamo che non vengano omologate nel tritacarne della «mcdonaldizzazione», bensì che si estendano al riconoscimento delle differenze culturali; non solo Dante, Dostoevskij, de Sade, ma anche Montaigne, Mommsem, Maritain, ma anche Charlotte Brontë, Virginia Woolf, Christa Wolf. Come si fa a parlare di civiltà europea sic et simpliciter se non evocando il paradigma dello scontro di civiltà? Qui c'è davvero una distanza culturale abissale e infatti nei piani di studio noi sottolineiamo la necessità che nell'importante nucleo culturale dei programmi nazionali contestualmente ci sia un'attenzione alle culture locali, ma nel quadro della promozione di uno sviluppo di una cultura europea che non è altro che il riconoscimento di queste grandi differenze in questa koinè che stiamo costruendo anche con la convenzione europea (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per chiedere di sottoscrivere questo emendamento che afferma il carattere plurale e di confronto della cultura europea, perché nel testo legislativo che ci troviamo di fronte c'è invece un idea di cultura europea e nazionale come radicata in una logica identitaria, una logica che considera
l'altro, culturalmente, come barbaro e quindi come nemico. Si tratta di una impostazione che guarda agli esiti peggiori della cultura occidentale ed europea. Quegli esiti identitari che hanno portato al totalitarismo, rispetto ai quali solo una impostazione plurale aperta al dialogo, al confronto, può funzionare da correttivo. Se andiamo sulla strada dell'altro come barbaro, come nemico, l'unica risposta è la guerra preventiva del Presidente Bush (Commenti di deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Se andiamo verso una impostazione culturale che risponde solo con l'annientamento dell'altro, gli esiti li abbiamo visti, sono i peggiori della storia della cultura del novecento (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.
ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, voglio anch'io ribadire la preoccupazione per un'impostazione culturale così chiaramente regressiva e reazionaria del testo; un'impostazione culturale di fondo che mette insieme, in un mix che non esito a definire disdicevole, le varie anime, le varie ideologie di questa maggioranza, cercando di tenerle insieme con il collante dei riferimenti identitari. Da una parte abbiamo lo spappolamento del tessuto nazionale, sia dal punto di vista della cultura nazionale, radicata nella Costituzione repubblicana (l'unico riferimento serio per parlare di valori e di riferimenti condivisi, di percorsi storici comuni); da lì nasce, per noi, la possibilità di un discorso comune e di un dialogo, quindi una base su cui poggiare la costruzione dell'edificio scolastico e della formazione delle giovani generazioni. Dunque, da una parte vi è lo spappolamento di quel tessuto unitario, di quei valori, di quei riferimenti nella logica leghista delle mille patrie etniche, comunitarie e autoreferenziali, ispirate a criteri e principi razzisti e xenofobi; dall'altra, il riferimento ideologico come appartenenza identitaria (come tale viene rappresentata anche la grande cultura classica).
Quando io frequentavo il liceo, professori non certo di sinistra, ci avevano abituati ad una concezione critica della realtà attraverso lo studio dei grandi classici. Si parlava di democrazia e libertà, si parlava di tirannicidio; questi erano i grandi principi che abbiamo sussunto dalla grande cultura classica. Nell'orrendo intervento dell'onorevole Butti - mi spiace fare nuovamente riferimento a lui, ma le ha dette grosse - la cultura classica è diventata una sorta di nicchia identitaria, autoreferenziale, qualcosa da contrapporre alle culture di altre grandi aree del mondo; egli ha messo alla berlina le grandi esperienze culturali del continente nero, l'America precolombiana, cosette da poco! Evidentemente, l'onorevole Butti non ha studiato quelle aree del mondo e non conosce i contributi di civiltà che da quelle aree del mondo sono venuti (Commenti di deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
Dunque, praticamente, la grande cultura classica - ignorata, credo, da molti in quest'aula - viene esibita come una sorta di medaglietta autoreferenziale e identitaria che costruisce il «noi» contro «l'altro» e quindi alimenta, ideologicamente, la cultura della contrapposizione e della divisione dall'altro: nero, arabo, islamico, insomma, gli ebrei di questa nuova epoca storica, così drammatica, che attraversiamo.
Dunque, due elementi insieme: da una parte, la disgregazione dell'unico tessuto unitario, dell'unica religione laica, la Costituzione repubblicana da cui, insieme, se volessimo, potremmo trarre gli elementi comuni per discutere di scuola, istruzione e formazione, in omaggio alla Lega che vuole le piccole patrie localistiche; dall'altra, la rivendicazione di una cultura classica che solo suppostamente ci apparterrebbe e che invece è una grande cultura contaminata e meticciata fin dalla grecità, come una piccola medaglietta orribile che ci farebbe odiare (a me farebbe odiare) la cultura classica che invece, così intensamente, ho amato e amo (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pinotti. Ne ha facoltà.
ROBERTA PINOTTI. Signor Presidente, anch'io chiedo di poter aggiungere la mia firma all'emendamento Bimbi 2.178.
Davvero, non capisco il motivo della contrarietà rispetto a questa formulazione. Ho avuto di modo di leggere il dibatto svoltosi in Commissione.
Si è parlato molto della scuola e del confronto con la scuola europea: perché, allora, non pensare - certo, quando i ragazzi crescono hanno bisogno di un rapporto anche con le proprie radici e, sotto questo punto di vista, il riferimento alla comunità locale è sicuramente importante - che si debbono formare cittadini che saranno, certamente, cittadini d'Italia - nel testo che proponete vi è, infatti, il riferimento alla Costituzione - ma anche cittadini d'Europa e del mondo?
Il riferimento alla Carta europea ed alla Dichiarazione dei diritti dell'uomo, presente nell'emendamento in esame, diviene quindi opportuno, per consentire di capire, crescere ed essere poi in grado di entrare in contatto con tutte le realtà del mondo. Questi, infatti, sono i ragazzi che dobbiamo formare, e risulta pertanto davvero difficile comprendere il motivo per il quale non si accetti la formulazione proposta nell'emendamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bimbi 2.178, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 400
Maggioranza 201
Hanno votato sì 182
Hanno votato no 218).
Prendo atto che l'onorevole Mondello non è riuscita ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sasso 2.179.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con l'illustrazione di questo emendamento vorrei raccogliere l'appello - e le relative motivazioni - formulato da tutti i colleghi che si sono espressi sull'emendamento Grignaffini 2.174, un appello affinché si abbia una visione culturale non unicamente nazionale e centrata sui valori dell'Europa cristiana, bensì su valori universali.
In modo incomprensibile, la relatrice ha espresso su questo emendamento un parere contrario; in tal modo si manifesta una notevole chiusura. Forse avrebbe potuto avere senso esprimere un parere contrario su questi emendamenti se il testo avesse avuto la possibilità di essere licenziato definitivamente dalla Camera; dato, però, che il provvedimento dovrà tornare all'esame del Senato - ciò non solo per ragioni tecniche - ritengo che sarebbe sicuramente opportuno un diverso atteggiamento su alcune proposte emendative che manifestano la volontà di dialogare quanto meno sui valori che devono ispirare la scuola.
L'emendamento in questione sostiene che non è più possibile avere una visione dei diritti e dell'educazione unicamente nazionale: vi è bisogno di una visione universale dei diritti dell'uomo; vi è bisogno di fare riferimento a dichiarazioni universali ampiamente accettate da tutti i popoli. Anche ieri è stato respinto - ciò è davvero assurdo - un emendamento analogo al presente, nel quale si faceva riferimento alla Carta dei diritti del fanciullo dell'ONU. Ci chiediamo per quale motivo non fare riferimento ad una carta dei diritti che è stata recepita anche in Italia con apposita legge; signor ministro, anche lei, ogni anno, viene in aula per festeggiare, ricordare, celebrare la giornata internazionale del bambino! Riteniamo che,
oltre ai principi della nostra Costituzione, si debba fare riferimento anche a queste carte! Lo riteniamo del tutto legittimo perché, in questi atti, si fa riferimento a tutti i diritti del bambino, in particolare al diritto all'educazione ed all'ascolto, elemento quest'ultimo fondamentale per stabilire una relazione umana e culturale con gli allievi. Ripensateci: è poca cosa, ma l'accoglimento di questo emendamento potrebbe essere un segnale. Mi rivolgo anche e soprattutto alla maggioranza, ovviamente al relatore per la maggioranza ed anche al ministro, che dovrebbe essere sensibile a queste tematiche.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carli. Ne ha facoltà.
CARLO CARLI. Signor Presidente, il disconoscimento ed il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità e l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo: ho letto un passo della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.
Vorrei anche dire che il nostro Parlamento ha recepito, con legge propria, l'impegno sui diritti del fanciullo; pertanto, inserire tali principi fondamentali in questa legge, che voi state approntando e che sta demolendo il sistema nazionale, significa anche rispettare il nostro Parlamento.
Signor ministro, le chiedo, intanto, il motivo per cui insiste nel non rispondere e perché non voglia esprimere parere favorevole su questi emendamenti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sasso 2.179, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 399
Votanti 398
Astenuti 1
Maggioranza 200
Hanno votato sì 178
Hanno votato no 220).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Capitelli 2.180.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo molto brevemente solo per dire che anche questo è uno di quegli emendamenti che non si comprende perché siano respinti. Crediamo sia fondamentale il riferimento alla Costituzione laica repubblicana ed alla formazione dell'uomo e del cittadino. Nel contesto di questo quadro può essere incoraggiata la formazione spirituale e morale, però quest'ultima non può essere il fondamento dei riferimenti per la scuola. I riferimenti fondamentali sono, infatti, la Costituzione laica e la formazione dell'uomo e del cittadino. Quando si fa cultura si può anche incoraggiare - e, di fatto, lo si fa - la formazione spirituale, ma la cosa più importante è fare cultura nella scuola e, quindi, formare l'uomo ed il cittadino.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Capitelli 2.180, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Naturalmente, onorevoli colleghi, non vi è solo l'obbligo di non votare per altri, ma anche quello di votare per sé e non per un collega che è assente.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 395
Votanti 393
Astenuti 2
Maggioranza 197
Hanno votato sì 175
Hanno votato no 218).
Chi voleva capire ha capito...
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 2.181, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 402
Votanti 378
Astenuti 24
Maggioranza 190
Hanno votato sì 130
Hanno votato no 248).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 2.182, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 401
Votanti 359
Astenuti 42
Maggioranza 180
Hanno votato sì 135
Hanno votato no 224).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Capitelli 2.183.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.
ANDREA COLASIO. Signor Presidente, mi rivolgo al signor ministro ed alla relatrice per la maggioranza, onorevole Angela Napoli. Ne abbiamo discusso distesamente in Commissione cultura alla Camera e credo che sia un errore di formulazione sostenere che la formazione spirituale e morale debba ispirarsi anche ai valori costituzionali. Signor ministro, se il sistema dei principi e dei valori espressi nella Costituzione non è centrale, quale sarebbe il metaprincipio regolatore dei valori a cui dovrebbe ispirarsi la formazione dei nostri ragazzi? Credo che vi sia un chiaro errore di formulazione.
È un problema serio: stiamo derubricando la nostra Costituzione a regolamento applicativo di non si sa quale metafisica. Credo che esistano le condizioni culturali e politiche per dire che i valori ed i principi espressi nella nostra Costituzione sono il patto condiviso che riconosce la pluralità dei valori all'interno della quale si esprime questo Parlamento.
Voi capirete che anche questo è sbagliato in termini culturali ed assolutamente inopportuno sul piano politico e culturale.
Credo, signor ministro, che esistano le condizioni politiche perché questo testo venga emendato. Poiché il testo deve tornare al Senato credo, sarebbe sbagliato e regressivo accettarne l'attuale formulazione (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, credo che considerare la Costituzione solo un inciso tra due virgole, come accade in questa formulazione, sia profondamente sbagliato.
Signor ministro, Giovanni Gentile quando fece approvare la sua riforma pensò a lungo alla questione della formazione spirituale e della formazione religiosa. La scelta era di attribuire finalità di formazione spirituale ai licei e finalità di formazione religiosa alla scuola elementare.
Tuttavia, ci pensò e la formazione spirituale non venne inserita in questa maniera così precisa. D'altra parte, il ministro Gentile, appena approvata la sua riforma, fu rimosso perché tale riforma non piacque neanche al Governo di allora. Dopo, nel tempo, diventò la più fascista delle riforme e fu molto amata, ma in quel momento ciò non avvenne.
L'enunciato come voi l'avete formulato è molto lontano dallo spirito critico che dovrebbe caratterizzare una scuola moderna, europea, laica e pluralista. La scuola reale è molto più avanti di questa formulazione: sa che la conoscenza si acquisisce e si consolida con gli strumenti critici ed interpretativi che fanno parte di ogni processo di istruzione. Ciò sempre che l'obiettivo sia quello di formare persone consapevoli ed autonome.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, credo non sia un errore formale né una casualità che nella formulazione di questo articolo il riferimento ai valori laici della nostra Costituzione sia inteso solo come un optional, un'interpretazione soggettiva. Non vi è certo un richiamo di carattere istituzionale, culturale, giuridico a cui la scuola deve attenersi in un ruolo così delicato, complesso e fondamentale come quello della formazione di coscienza critica e, quindi, anche di identità soggettiva legata ai valori della nostra Costituzione. Insomma, quell'«anche», signori del Governo, non credo sia buttato lì casualmente. Credo si tratti di una spia, di un indicatore del disegno culturale che sta dietro la vostra idea di riforma e di scuola.
Sostanzialmente, si tratta di una scuola che non costruisce della diversità e delle differenze l'humus per una cittadinanza democratica ed aperta alla multiculturalità, ma fa dell'omologazione ad una morale, ad un valore, ad un sistema etico di parte l'unico obiettivo da perseguire. Tutto ciò, naturalmente, va a discapito di quel sistema di plurali culture, identità, percorsi ed arricchimento non solo per il nostro modello di cittadinanza, ma per il nostro modello di scuola.
Voi volete una scuola adattata al pensiero unico ed alla morale unica, alla morale di una parte, e che questa venga presa ad esempio per tutto e per tutti.
È uno strappo a quell'idea di pluralità e di laicità a cui la nostra scuola dovrebbe richiamarsi, proprio per il delicato e complesso ruolo che attiene alla formazione di una coscienza critica di identità e di cittadinanza. La vostra scuola etica e confessionale è la scuola dove cresce il pregiudizio, dove cresce la discriminazione, dove crescono le diseguaglianze e dove non si riconosce la ricchezza della pluralità. Contro questa scuola credo sia un dovere costituzionale battersi (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista e del deputato Biondi)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Tocci. Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Vorrei richiamare la sua attenzione, signor Presidente, su questa formulazione che affida alla Costituzione repubblicana un ruolo completamente subalterno rispetto alla formazione dello spirito. Penso che non sia mai accaduto in un testo legislativo che si sia citata la Costituzione come un fatto aggiuntivo, come un «anche». Siamo ad uno svilimento del carattere fondante della Costituzione repubblicana.
Ma vi è di peggio: qui si dice che viene prima la metafisica dello spirito e poi la Costituzione repubblicana. È un ritorno allo Stato etico! Non so se nella Casa delle libertà vi sia ancora qualcuno che ha a cuore i principi liberali. La Costituzione repubblicana come norma fondamentale non può essere posposta alla metafisica dello spirito. Il povero Kelsen, se leggesse questo articolo, si rivolterebbe nella tomba (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Onorevole ministro, lei ha sicuramente dedicato all'articolo 2 (che tratta dei principi e criteri direttivi della delega) grande attenzione nella stesura del testo. Quindi lei non può non apprezzare coloro che vorrebbero contribuire a migliorare tale testo. Quella congiunzione - «anche» - genera un legittimo sospetto (e la maggioranza ha discusso animatamente e con passione del legittimo sospetto, in una recente occasione). Viene il legittimo sospetto che «anche» sia un modo per sminuire il ruolo della Costituzione repubblicana. Non dimentichiamo che il patto tra i cittadini di questo paese è fondato sulla Costituzione della Repubblica del 1948. Dire «anche» è un modo per sminuirne il valore e genera un legittimo sospetto sulle reali intenzioni con cui è stato scritto questo testo.
Chiedo quindi al ministro e al relatore di essere loro i protagonisti e di cancellare il termine «anche». Fate quello che volete per ciò che riguarda gli emendamenti, ma cancellate un «anche» che è offensivo verso il patto costituzionale e verso i cittadini... (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Grandi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palmieri. Ne ha facoltà.
ANTONIO PALMIERI. Rompiamo il voto del silenzio - come ha detto l'onorevole Sasso -, perché è giusta e doverosa, di fronte a queste continue osservazioni dei nostri colleghi della minoranza, una replica.
Vi è una canzone di Francesco Mussida, non molto nota, che dice: senza radici non si può tendere al cielo. La nostra impostazione, contenuta in questo disegno di legge, tende al recupero delle radici (della tradizione classica, cristiana e occidentale), perché senza questo recupero di radici, quindi senza un recupero della consapevolezza di un'identità, è impossibile tendere al cielo, che è composto dalla pluralità delle culture e dei comportamenti, alle quali vogliamo andare incontro e che vogliamo accogliere. Riteniamo però che ciò sia impossibile se non si è consapevoli di chi si è.
Nel merito di questo emendamento, il termine «anche» riferito alla Costituzione, in realtà vuole essere un riconoscimento dell'importanza della Costituzione, perché come sapete - questo, certo, ci distingue rispetto all'impostazione culturale di gran parte della sinistra (probabilmente non di parte del centro della sinistra) - per noi l'essere umano, la persona, viene prima dello Stato.
Quindi, l'attenzione alla formazione spirituale e morale della singola persona, del singolo allievo viene prima e, comunque, all'interno dei principi della Costituzione.
In buona sostanza, il nostro sforzo è quello di costruire una scuola che, contrariamente a quanto ci dite da parecchie ore, possa essere per tutti e di ciascuno. Dunque, una scuola che non escluda, ma dia a ciascuno la possibilità di trovare il proprio percorso, riscoprendo le radici collettive e personali e potendo così tendere al cielo che ciascuno di noi ha quale obiettivo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Martella. Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Proprio l'intervento dell'onorevole Palmieri dovrebbe consigliare alla maggioranza e al Governo di sopprimere la congiunzione «anche».
Se il riferimento alla Costituzione è un riferimento serio - come noi pensiamo -, se la Costituzione non viene derubricata, se il riferimento non è ad una carta subalterna ai principi che si intendono adottare con questa legge delega, quella parola dovrebbe essere soppressa.
Signor ministro, nel corso di questi mesi, lei ha parlato molto di un confronto che su tali temi dovrebbe esservi con il mondo della scuola. Vuole dirci, per cortesia, una parola su questo tema? Vuole farci sapere la sua opinione circa il ruolo
fondamentale della Costituzione nel nostro paese? Vuole spiegarci quali sono le ragioni perché la parola «anche» non può essere soppressa (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)?
PRESIDENTE. A dire il vero il ministro della pubblica istruzione ha già chiesto la parola su diversi articoli, ma non su questo. Comunque, durante la seduta, non sarà silente.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carli. Ne ha facoltà.
CARLO CARLI. Intanto, sarebbe opportuno che il ministro prendesse immediatamente la parola, fornendo una risposta ai nostri interrogativi e ai nostri emendamenti.
Devo dire che, alla luce delle parole pronunciate dal collega Palmieri, appare sempre più impellente l'accoglimento del nostro emendamento. La Carta costituzionale costituisce la legge fondamentale della nostra convivenza civile, dalla quale devono discendere le leggi, dunque non costituisce una normativa subordinata né un fatto aggiuntivo.
Voglio ricordare al signor ministro, che continua ad essere silenziosa, che l'articolo 34 della Costituzione prevede che la scuola è aperta a tutti. Quindi, si tratta di una scuola laica ed universalistica, della quale tutti coloro che si trovano sul territorio nazionale - musulmani, cattolici e soggetti di razze diverse - hanno il diritto di fruire.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Panattoni. Ne ha facoltà.
GIORGIO PANATTONI. Buongiorno, signor ministro, le chiedo scusa, ma non c'eravamo accorti della sua presenza, adesso prendiamo atto che è qui con noi (Vivi commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)!
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia! L'onorevole Panattoni ha un minuto di tempo a disposizione per svolgere il suo intervento.
Prego, onorevole Panattoni.
GIORGIO PANATTONI. Signor ministro, ha qualcosa da dire in proposito o preferisce che chiediamo anche a lei un giuramento sui principi della Costituzione come abbiamo chiesto ai discendenti di casa Savoia prima di farli rientrare in Italia? C'è ancora bisogno in quest'aula di fare una dichiarazione di aderenza ai principi della Costituzione e lei è di questa opinione? Oppure ritiene che tali principi possano essere stravolti con una leggerezza che, veramente, spaventa tutto il popolo italiano?
LUCIANO DUSSIN. Presidente, non può dire queste cose!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, se leggete il testo dell'intervento dell'onorevole Panattoni - lo dico a chi protesta - potrete verificare che, rispetto a tanti interventi di maggioranza e di opposizione, in questo caso un'interruzione da parte mia sarebbe stata inappropriata.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Garagnani. Ne ha facoltà.
FABIO GARAGNANI. Signor Presidente, colleghi, nel confermare quanto affermato dal collega Palmieri, intervengo solo per rilevare di fronte ai colleghi del centrosinistra che il riferimento anche alla Costituzione non è stato proposto dal Governo né, tantomeno, dalle forze di maggioranza, ma si è introdotto con un emendamento proposto al Senato dal senatore Monticone e poi approvato dalla maggioranza.
Allora, non sono ammissibili questi processi alle intenzioni che non fanno parte della normale dialettica tra maggioranza e minoranza. Non mi scandalizzo per questo. Ma quando, deliberatamente, si vuole travisare la realtà, presentando un quadro istituzionale - in questo caso è un riferimento preciso alla Costituzione - non rispondente al vero, questa non è più
dialettica. Qui si vuole chiaramente demonizzare, per fini di parte, un procedimento legislativo, in modo non rispondente alla realtà.
Il rispetto per la Costituzione è intatto da parte nostra. Questa modifica è stata proposta dalla minoranza in Senato - ripeto: dal senatore Monticone - e accettata da noi (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, naturalmente questa affermazione dell'onorevole Garagnani ci fa riflettere e credo debba far riflettere anche il centrosinistra. Non mi stupisce che ci possano essere visioni comuni tra settori del centrosinistra e il centrodestra. Le critico apertamente ed esplicitamente, in virtù di un'altra idea di scuola che l'onorevole Titti De Simone ha esplicitato. Trovo che ciò sia molto grave, perché ci è stato spiegato il senso di quell'«anche». Abbiamo sollevato una questione reale. Ci è stato spiegato dal collega Palmieri, il quale, al di là delle intenzioni di chicchessia, ci ha detto che voi pensate ad una scuola che esalti l'identità cristiana e la tradizione. Ora, ditemi - e lo dico a lei, ministro - se questo non è un discorso conservatore ed intollerante.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Giordano.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, il senatore Monticone ha proposto di introdurre un riferimento alla Costituzione in una lettera dell'articolo 2 che fa piangere, perché recita: «sono promossi il conseguimento di una formazione spirituale e morale (...)». Ora, la scuola, un ministero, un Governo non promuovono il conseguimento della formazione spirituale e morale, perché questo è l'orizzonte di senso in cui un essere umano si muove dalla nascita (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Colleghi, noi nasciamo come esseri morali. E per me morale significa anche spirituale. Non c'è conseguimento! Ci sarà la promozione dello sviluppo, ma non «anche» ispirata ai principi della Costituzione.
La Costituzione è il quadro politico di valore in cui i diversi riferimenti morali e spirituali si incontrano. Pertanto, non dobbiamo dare al senatore Monticone ciò che non gli compete. Il senatore Monticone ha cercato di ricordare a voi e al Governo che la Costituzione è il patto fondativo di una società pluralista (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, mi rivolgo direttamente a lei e non al Governo né alla maggioranza. Ci rivolgeremo direttamente al Presidente Ciampi perché ciò che si sta verificando con questo testo, al di là del procedimento, è il seguente fatto: non esiste più la Costituzione.
PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini, le posso chiedere una cortesia? È una cortesia politica, ma sento di farlo come Presidente della Camera. Evochiamo il meno possibile il nome del Capo dello Stato. Vale per la maggioranza e per l'opposizione. È sbagliato, scusi!
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, dopo questo suo intervento mi riferisco ancora di più al Presidente Ciampi, perché forse lei non ha capito di cosa stiamo parlando (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
ALESSIO BUTTI. È arrivata la scienziata!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego! L'onorevole Grignaffini deve concludere il suo intervento.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Stiamo parlando del fatto che la Costituzione non è più il testo fondativo di tutte le identità della nostra nazione. Da qualche parte esiste qualcun altro che, non si sa in nome di cosa, può avocarsi il diritto di definire valori spirituali e morali. La Costituzione è o non è. Non esiste alcuna autorità fuori dalla nostra Costituzione. La Costituzione si può cambiare ma, finché c'è, è il nostro testo fondativo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Signor Presidente, si può contestare l'uso della parola «spirituale», ma non la si può contrapporre alla Costituzione, il cui articolo 4 recita che «Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società» (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego.
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Vorrei far rilevare che il senatore Monticone aveva ragione perché, se in un articolo di legge si seguisse il ragionamento per cui «sono promossi il conseguimento di una formazione spirituale ispirata ai principi della Costituzione», questo sarebbe, sì, uno Stato etico. Infatti, si direbbe che la formazione spirituale è direttamente rispondente ai principi di una Carta costituzionale. Il termine «anche» proposto dal senatore Monticone e non dalla maggioranza - quindi le polemiche ideologiche sono inutili - significa che la formazione spirituale non può corrispondere in toto ai principi della Costituzione, ma il richiamo ai principi della Costituzione è comunque una valorizzazione secondo l'articolo 4 anche dei criteri di una formazione spirituale del singolo e della società.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.
ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, l'onorevole Adornato ha spiegato bene una concezione culturale e giuridica di assoluta banalizzazione e depotenziamento della Carta costituzionale, che non è la gabbia e non è il fondamento di uno Stato etico, ma un contesto, appunto, costituzionale, fondativo di un patto dentro cui stanno tutte le culture, senza differenza. Quindi, c'è il pluralismo, la laicità, tutti quei valori e quegli elementi di fondo che permettono la convivenza civile e sociale delle diversità, caro onorevole Adornato. Nel momento in cui si parla di valori spirituali e morali, si allude a una specie di ombra incombente, che abbiamo continuamente in questo paese, ossia all'esistenza di un soggetto che avrebbe il monopolio dell'etica, della morale e della spiritualità, cioè la Chiesa cattolica, maestra di vita. Questo è il punto vero! Quelli sono i valori morali veri, quella è la fonte della spiritualità vera; il resto non va bene e quindi si gioca...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Deiana.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, avevano ragione i magistrati a comparire con il testo della Costituzione, dovremmo farlo anche noi. Il secondo comma dell'articolo
4 della Costituzione, collega Adornato, testualmente recita: «Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società». Conseguentemente, una formazione scolastica deve mettere in condizione ogni cittadino di svolgere questa attività. Perciò, il riferimento alla Costituzione italiana è vincolante: non c'è un al di fuori rispetto ad essa, onorevole Adornato. D'altro canto è una discussione paradossale quella che stiamo facendo; mi riferisco ai colleghi di centrodestra, perché loro, per quanto riguarda il progetto della Costituzione europea, vogliono inserirvi il vincolo alla cristianità, violando quel principio affermato da un ex Presidente - non un Presidente - cattolicissimo come Scalfaro per cui fu molto saggio non votare su Dio ed io penso che sia molto saggio farlo. In ogni caso, il riferimento è qui proprio alla Costituzione e l'«anche» è del tutto sbagliato.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Capitelli 2.183, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
FULVIA BANDOLI. Presidente, avevo chiesto la parola da un'ora!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 385
Votanti 382
Astenuti 3
Maggioranza 192
Hanno votato sì 167
Hanno votato no 215).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Alberta De Simone 2.7.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Signor Presidente, chiedo ai presentatori dell'emendamento Alberta de Simone 2.7 di ritirarlo per trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno, che il Governo avrebbe intenzione di accogliere. Questo anche in ossequio al dibattito e alle diverse posizioni emerse su diversi ed importanti punti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bandoli. Ne ha facoltà.
FULVIA BANDOLI. Signor Presidente, avevo chiesto di parlare sul precedente emendamento.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Bandoli, non l'avevo vista.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro rivolto dal Governo.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, non accolgo l'invito del Governo a ritirare l'emendamento Alberta De Simone 2.7 di cui sono cofirmataria a causa della seconda parte del discorso del ministro. Noi non crediamo di poter lavorare ascoltando promesse riguardanti l'accoglibilità di eventuali ordini del giorno. Crediamo di poter instaurare un dialogo anche su quegli elementi di buonsenso che migliorano il testo e la fattibilità della riforma, ancorché da noi aspramente non condivisa.
In particolare, ho intenzione di non ritirare l'emendamento Alberta De Simone 2.7 che ho sottoscritto, perché la maggioranza ha scelto di abbinare un disegno di legge che si occupa di educazione sessuale ad un testo di legge complessivo. Credo che dovrebbe essere riproposto all'attenzione, prima della Commissione poi dell'Assemblea, il testo di legge che vede come prima firmataria l'onorevole De Simone.
Inoltre, la nostra posizione politica è quella di non presentare ordini del giorno perché crediamo - ancor di più in questa fase - che una parte della nostra linea emendativa debba essere accolta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, signor ministro, non capisco per quali ragioni si dovrebbe accogliere il suo invito di ritirare - le collega Alberta De Simone e Capitelli mi sembra l'abbiano respinto - un emendamento che tocca un elemento molto importante riguardante il ruolo della scuola ed il rapporto tra ragazze e ragazzi. Si tratta, infatti, della capacità di affrontare la costruzione di identità, di soggettività di studenti e studentesse, anche rispetto ad un elemento importante per lo sviluppo della propria personalità, come quello che concerne il rapporto con la sessualità.
Signor ministro, per quale motivo dovremmo cedere ad una sottolineatura dell'importanza di questo aspetto, che sparisce totalmente da questa riforma e viene toccato solamente in termini aleatori, quando non di impostazione etico-confessionale? A che cosa dovremmo riferirci? Per caso a quei libretti che il Ministero dell'istruzione sta diffondendo nelle scuole italiane, i quali, in tema di sessualità - a cui la scuola dovrebbe riferirsi nella relazione con gli studenti e le studentesse - fanno riferimento a valori come quello della castità per quanto riguarda la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale? Anche in questo caso vi è un'impostazione etico-confessionale che non solo sottolinea un'idea strategica dell'operato e della cultura di fondo che sta dietro a questa maggioranza e a questa riforma, ma rappresenta anche un atto irresponsabile dal momento che per imporre una visione di parte e un monopolio dell'etica si fa stracci di un'idea pluralista e laica che attiene - secondo i principi della nostra Costituzione - al ruolo della scuola.
Si fa stracci anche di una responsabilità collettiva che è in capo allo Stato su un tema così importante quale quello della campagna di prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale, in merito al quale voi anteponete i vostri valori etici, addirittura anche con riferimento ai temi della riduzione del danno e della prevenzione.
Non si può fare confusione su tematiche di questo tipo! Non si possono accettare ambiguità su materie di questa natura, quando voi, ancora nel 2003, ritenete che la parola «preservativo» sia un tabù e che non possa circolare nelle scuole una corretta informazione circa le tematiche inerenti alla sessualità.
Ministro, onorevole sottosegretario, non ci fidiamo assolutamente dei vostri dettami e delle vostre ricette etiche che, anche sul piano dell'identità sessuale, recano un vulnus pericoloso ai nostri principi costituzionali. Su tale questione continueremo ad anteporre al vostro modello etico un'idea di società laica, plurale e responsabile.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Montecchi. Ne ha facoltà.
ELENA MONTECCHI. Signor Presidente, vorrei rivolgermi al ministro che ha ascoltato con attenzione la discussione, per chiedere se può illustrarci le ragioni per le quali il Governo si mostra disponibile - così mi pare di aver compreso - eventualmente ad accogliere un ordine del giorno, mentre non è disponibile, (il gruppo vorrebbe capirlo) ad esprimere un parere sull'emendamento (naturalmente di qualunque tipo).
Vorremmo capire se vi siano ostacoli di natura organizzativa o preclusioni di carattere culturale e quali siano i problemi ostativi ad una discussione di merito sull'emendamento in esame e ad una sua conseguente valutazione, anche perché un ordine del giorno che impegna il Governo presupporrebbe una coerenza successiva da parte dello stesso ed una vigilanza da parte nostra circa la coerenza nella gestione della questione.
Se ci spiegasse le ragioni per cui ritiene che sia migliore l'ipotesi della presentazione di un ordine del giorno, le saremmo molto grati.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alberta De Simone 2.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 377
Votanti 376
Astenuti 1
Maggioranza 189
Hanno votato sì 168
Hanno votato no 208).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 2.61, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 374
Maggioranza 188
Hanno votato sì 164
Hanno votato no 210).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Villetti 2.184.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, signora ministro, illustrerò il primo di tre emendamenti che reca la mia firma e quella degli onorevoli Intini e Buemi e propone un intervento radicale, direi chirurgico cambiando in senso riformatore ed innovativo il testo in esame.
A nostro giudizio, la delega Moratti è una riforma di cartapesta che non ha risorse finanziarie, che non innova, introducendo fattori che ampliano, invece di ridurle, le già gravi disuguaglianze. Noi socialisti dello SDI - questo è il senso del primo emendamento - ci muoviamo, infatti, in direzione dell'affermazione dei principi di universalità, di laicità, di uguaglianza e di unitarietà che devono presiedere all'intero sistema di istruzione. Da qui nasce la nostra avversione ad incanalamenti precoci sia nella differenziazione degli indirizzi sia nella formazione professionale.
La proposta che presentiamo vuole essere il coronamento ed il compimento dell'istituzione della scuola media unica, vera grande riforma introdotta nel nostro paese da un grande riformista socialista, come fu Tristano Codignola, affiancato da grandi pedagogisti come Aldo Visalberghi e Maria Corda Costa.
La nostra impostazione è rivolta - questo è il senso dell'emendamento che presentiamo -, ad assicurare a tutti il diritto ad una istruzione uguale per tutti, per almeno dieci anni, nonché il diritto alla formazione sino al conseguimento di una qualifica per almeno altri tre anni. Desidero ricordare che nella scorsa legislatura, con la legge 20 gennaio 1999, n. 9, su impulso dell'onorevole Berlinguer, fu stabilito, proprio nell'articolo 1, al primo comma, che a decorrere dall'anno scolastico 1999-2000 l'obbligo di istruzione è elevato da otto a dieci anni.
Come voi sapete, in questa legge si dice che, in sede di prima applicazione, sino all'approvazione di un generale riordino del sistema scolastico e formativo, l'obbligo di istruzione ha durata novennale. Sappiamo che quando è stata adottata la legge 10 febbraio 2000, n. 30, non si è arrivati a dieci anni, ma a nove.
Noi riprendiamo invece la tesi dei dieci anni: una formazione di dieci anni e obbligatoria e un diritto alla formazione professionale per altri tre anni.
Questo è il senso del nostro emendamento: è il primo emendamento, come poi spiegherò successivamente nella discussione in aula, che cerca di determinare una nuova architettura del sistema di
istruzione italiano (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Villetti 2.184, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 373
Votanti 367
Astenuti 6
Maggioranza 184
Hanno votato sì 161
Hanno votato no 206).
Prendo atto che l'onorevole Cozza non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo agli identici emendamenti Detomas 2.77, Volpini 2.187 e Sasso 2.188.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Signor Presidente, vorrei chiedere di ritirare gli identici emendamenti Detomas 2.77, Volpini 2.187 e Sasso 2.188 e di trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno. Ne spiego i motivi: ai sensi dell'articolo 5, per la formazione degli insegnanti sono previsti decreti attuativi che definiranno i criteri stessi per la formazione degli insegnanti. Non ritengo quindi che sia corretto inserire tale materia in una norma primaria e che sia più corretto farlo in sede attuativa ovvero nella predisposizione dei decreti che dettano le norme.
Peraltro, avevo già richiamato i contenuti normativi di questi emendamenti che l'opposizione propone nella mia replica in sede di discussione sulle linee generali. Per questo motivo - rispondo anche a quanto mi era stato chiesto con riferimento ad un altro ordine del giorno -, avevo chiesto di ritirare l'emendamento e di trasfondere il contenuto, per l'approvazione, in un ordine del giorno.
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori degli emendamenti se accedano all'invito rivolto dal ministro a ritiralri.
ANTONIO RUSCONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare il ministro perché anche in Commissione ha dimostrato attenzione su questa tematica. Noi non accetteremo tuttavia l'invito formulato perché ne avremmo compreso il senso, come è già stato detto in Commissione, nel caso dell'impossibilità, per motivi temporali, di tornare all'esame del Senato.
ANTONIO RUSCONI. Dal momento che ciò avverrà, dal momento che questo provvedimento tornerà al esame del Senato in tempi brevi, noi pensiamo che, magari riformulati dal ministro, questi nostri emendamenti possano essere accolti.
Vorrei intervenire, per guadagnare tempo, non soltanto sull'emendamento Volpini 2.187 di cui sono cofirmatario, ma anche sugli emendamenti Colasio 2.185 e 2. 189 dal momento che mi sembrano insistere sulla medesima tematica valoriale: l'attenzione ai più deboli e la volontà di agevolare l'integrazione di soggetti in difficoltà e disabili nelle condizioni migliori, in primo luogo per i ragazzi stessi, ma anche per i docenti e le famiglie.
Non dimentichiamo l'insegnamento di Don Milani che ci ammoniva che nulla è più ingiusto che fare parti eguali fra diseguali. Ho ritrovato tali argomenti anche nel documento Bertagna e me ne felicito.
Se davvero crediamo alla piena realizzazione di ogni persona, riprendiamo l'articolo 1 di questo disegno di legge e
leggiamolo insieme là dove parla di rispetto dei ritmi dell'età evolutiva, delle differenze e dell'identità di ciascuno.
Durante la discussione sulle linee generali, ricordavo, non in modo retorico, il bel libro di Giuseppe Pontiggia, Nati due volte, che è dedicato ai disabili che lottano non per diventare normali, ma per diventare se stessi.
PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori dell'emendamento Sasso 2.188 se accolgano l'invito al ritiro.
ALBA SASSO. No, signor Presidente. Anch'io, come il collega Rusconi, non ritengo di dover ritirare il mio emendamento 2.188 e vorrei rispondere al ministro. Lei ha motivato il suo invito al ritiro dicendo che la questione dell'attivazione di una formazione specifica degli insegnanti per i soggetti con disturbi specifici di apprendimento fa parte delle norme secondarie e, quindi, può essere rimandata ad una successiva decretazione. Però qui noi stiamo parlando di criteri e siccome al punto c) si parla anche di norme per l'integrazione dei soggetti portatori di handicap o, come si dice adesso, dei soggetti diversamente abili io non vedo la ragione per cui non debba esservi un richiamo alla questione del pieno successo formativo delle persone con disturbi specifici di apprendimento.
Signor ministro, lei sabato sarà a Bari e domani, proprio in quella città, si aprirà un grande convegno dedicato all'anno dei disabili. Noi abbiamo voluto presentare questo emendamento e avremmo voluto che in Commissione venisse approvato, senza rimandare la questione ad un ordine del giorno, perché noi, durante le audizioni in Commissione, abbiamo ascoltato i soggetti che sono stati invitati e, tra di essi, vi sono state le famiglie dei bambini affetti da dislessia e da disturbi di apprendimento che ci hanno chiesto di inserire questa norma, in maniera specifica, tra i criteri ispiratori dei decreti delegati. Perché non vogliamo ascoltare le esigenze dei genitori?
Voi parlate sempre di famiglia, di diritti della famiglia: diamo ascolto ai bisogni e alle esigenze delle famiglie! Noi vi chiediamo di accogliere questo emendamento; non chiedeteci di trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno!
Per quale ragione tutto quello che appare di buonsenso, che appare condivisibile, che sembra essere la risposta ad una richiesta che viene dai soggetti interessati, dalle famiglie, dagli studenti, non volete accettarlo? In Commissione ci avete detto: il testo è blindato; adesso, che deve tornare al Senato, vi chiediamo un impegno, vi chiediamo un atto di buona volontà: accogliete questo emendamento, perché è un emendamento importante!
Lei, ministro, sa bene quanto siano aumentati nella nostra scuola i disturbi dell'apprendimento e come tocchino tante bambine e tanti bambini. Gli insegnanti hanno anche la capacità di riconoscere questi disturbi, ma non sempre hanno tutti gli strumenti e le risorse per poterli affrontare. Lei sa bene che questi disturbi, se presi per tempo, si possono curare (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Battaglia. Ne ha facoltà.
AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, signor ministro, ormai da circa trent'anni, nella scuola italiana, il principio dell'integrazione scolastica di tutti gli alunni con disturbi di apprendimento e con difficoltà di varia natura è un principio saldamente affermato.
Penso, anzi, che sia una delle caratteristiche più importanti della nostra scuola ed un modello al quale si ispirano anche sistemi scolastici di altri paesi europei che, negli anni precedenti, avevano, invece, strutturato un sistema di educazione speciale per chi aveva più difficoltà degli altri. Oggi, quei paesi si misurano anche con la nostra esperienza e, alla luce della nostra esperienza, modificano il loro sistema formativo.
Credo che accogliere l'emendamento al nostro esame significherebbe, da parte del
Governo, fare una dichiarazione esplicita della volontà di proseguire questa importante esperienza e di non venir meno ad un obiettivo che ha qualificato e migliorato la scuola italiana per tutti e non soltanto per i disabili. Lo dico anche in relazione alla conferenza di domani. Mi lasci però dire, signor Presidente, che è veramente scandaloso che il Governo promuova una conferenza nazionale sull'handicap senza offrire alcuna possibilità di intervento al Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo )! Sarà una passerella di ministri e questo non è mai avvenuto nelle altre conferenze, né sull'handicap né sulla droga, quando al Governo c'era il centrosinistra! Si è sempre dato spazio alle opposizioni! Questa volta il Governo non dà voce né possibilità di esprimersi ad una parte importante del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Prendo atto che anche l'onorevole Detomas insiste per la votazione del suo emendamento 2.77.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, gli identici emendamenti Detomas 2.77, Volpini 2.187 e Sasso 2.188, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 379
Votanti 377
Astenuti 2
Maggioranza 189
Hanno votato sì 170
Hanno votato no 207).
Prendo atto che l'onorevole Ranieli non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Colasio 2.185 e Capitelli 2.186.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, già gli onorevoli Battaglia e Sasso hanno evidenziato come il principio dell'integrazione scolastica degli alunni disabili sia ampiamente affermato nella scuola. È vero. Non sono preoccupata che tale principio, che mi sembra saldo, non venga ribadito. Il punto vero è che, perché l'integrazione scolastica possa essere reale, ci devono essere le risorse necessarie.
L'integrazione scolastica dei disabili, invece, conosce un periodo di grave difficoltà perché il progressivo depauperamento delle risorse complessive della scuola non gioca certo a favore di quell'insegnamento individualizzato (uso il termine «individualizzato» e non «personalizzato») necessario per gli alunni disabili, così come non gioca a favore della loro integrazione il fatto che sia ammessa la costituzione di classi molto numerose (oggi, i disabili anche gravi possono essere inseriti in classi con più di 20 alunni). Sono previste quindi meno risorse. È un periodo difficile considerato anche che la richiesta di inserimento e di integrazione degli alunni disabili nella scuola è in aumento, non solo e non tanto, come ha sostenuto l'onorevole Aprea, perché ci sarebbero una certa leggerezza ed elasticità nel rilasciare certificazioni diagnostiche, ma anche e soprattutto perché l'elevazione dell'obbligo scolastico ho portato ad un successo: i disabili frequentano anche le scuole superiori. Questo è un elemento che, nell'ambito dei dati statistici del ministero, non viene considerato ma che noi invitiamo a considerare.
Ci preoccupa il tentativo, anche se parzialmente sventato, operato in sede di esame della legge finanziaria - non si comprende se ascrivibile al Ministero dell'economia e delle finanze e nei confronti del quale ministero quello dell'istruzione, dell'università e della ricerca deve lottare e, per farsi sentire, ha molto bisogno dell'opposizione -, di ridurre ulteriormente le risorse, in particolare per i portatori di handicap gravi, ponendo un
tetto alla possibilità di deroga. L'aver sventato questo pericolo, a mio avviso, è stato un successo dell'opposizione e delle associazioni dei familiari.
Di ciò noi prendiamo atto, però non ci basta; noi chiediamo, infatti, che siano approvati gli emendamenti alla nostra attenzione. Non è vero - e con ciò prevengo alcune obiezioni - che l'approvazione di questi emendamenti introdurrebbe l'automatismo, sebbene sarebbe meglio un automatismo in senso garantista piuttosto che uno, come accade adesso, dove le indicazioni, piuttosto elastiche, vengono interpretate dai dirigenti sempre nella misura peggiore, vale a dire come taglio delle risorse anziché come assegnazione di maggiori risorse.
Riteniamo, inoltre, che debba essere avviata una seria riflessione sull'integrazione dei disabili a partire dallo svolgimento di un'indagine conoscitiva, che veda coinvolta la VII Commissione, e dal ripristino delle attività svolte dall'osservatorio costituito presso il ministero. Quest'ultima è una richiesta che le associazioni dei familiari rivolgono almeno da due anni; fra l'altro, queste associazioni si stanno organizzando da sole costituendo propri osservatori. Noi collaboreremo con questi osservatori ma vorremmo, tuttavia, essere coinvolti anche nell'ambito di una corretta azione istituzionale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Battaglia. Ne ha facoltà.
AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, intervengo soltanto per dire ai rappresentanti del Governo che noi insistiamo sugli emendamenti alla nostra attenzione perché dalle scuole arrivano segnali, in tema di integrazione, di un ritorno indietro.
Oggi l'integrazione è più difficile a seguito delle scelte effettuate dal Governo. Al riguardo fornisco un solo dato. Nell'anno scolastico 2001-2002, a fronte di un aumento dei disabili di circa diecimila unità, gli insegnanti di sostegno sono diminuiti in misura pari a 3.234 unità. Se questi sono i dati - ed io presumo che siano questi - ciò vuol dire che è diminuito l'impegno delle istituzioni e, in particolare, della scuola ma anche delle istituzioni chiamate a garantire l'assistenza materiale ai disabili le quali hanno registrato un decremento delle risorse. Conseguentemente, non è che noi vi diciamo ancora che state tornando indietro, però, chiaramente, con le vostre scelte state rendendo più difficile l'integrazione scolastica. Pertanto, approvare gli emendamenti in esame potrebbe aiutarci a ristabilire un po' di chiarezza su questa problematica.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Colasio 2.185 e Capitelli 2.186, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 343
Votanti 342
Astenuti 1
Maggioranza 172
Hanno votato sì 155
Hanno votato no 187).
Mi dispiace se qualche collega non è riuscito a votare. Io che posso farci? Non è colpa mia.
Prendo atto che i deputati Falanga e Strano non sono riusciti ad esprimere il proprio voto e che avrebbero voluto esprimerne uno contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Rizzo 2.79 e Colasio 2.189, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 390
Maggioranza 196
Hanno votato sì 174
Hanno votato no 216).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 2.190, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 391
Votanti 389
Astenuti 2
Maggioranza 195
Hanno votato sì 171
Hanno votato no 218).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rusconi 2.191, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 367
Votanti 366
Astenuti 1
Maggioranza 184
Hanno votato sì 162
Hanno votato no 204).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rizzo 2.83, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 390
Maggioranza 196
Hanno votato sì 171
Hanno votato no 219).
Prendo atto che l'onorevole Fanfani non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Colasio 2.193.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rusconi. Ne ha facoltà.
ANTONIO RUSCONI. Signor Presidente, questa proposta emendativa ci è sembrata un'opzione più completa e più ricca perché respinge l'idea di un sistema dei licei di serie A ed uno di istruzione e formazione professionale di serie B. Infatti, come ha detto anche nel suo intervento l'onorevole Colasio, noi non siamo contrari al sistema a doppia canalizzazione; di fatto, però, se non sarà costituito un canale professionale forte realmente competitivo avverrà il passaggio in massa al canale dell'istruzione, dei licei.
Dovrebbe altresì far riflettere la maggioranza il fatto che da quando si parla di questo argomento aumentano sempre più le domande di trasferimento dagli IPSIA - e questi sono dati ufficiali - agli altri istituti superiori. Dunque, questa che dovrebbe rappresentare apparentemente l'unica scelta innovativa della riforma appare invece confusionaria e approssimativa e, sicuramente, non è realizzabile in tempi brevi. Oltretutto, non facendo chiarezza - come lo stesso onorevole Ghigo ha detto come presidente della Conferenza Stato-regioni - tra centri di formazione professionale e IPSIA si rischia di fare una serie B ed una serie C umiliante, mettendo in difficoltà, soprattutto al nord, proprio quei centri di formazione professionale che invece funzionano bene.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 2.193, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 379
Votanti 374
Astenuti 5
Maggioranza 188
Hanno votato sì 166
Hanno votato no 208).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 2.194, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 374
Votanti 368
Astenuti 6
Maggioranza 185
Hanno votato sì 163
Hanno votato no 205).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Capitelli 2.195.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, chiedo un po' di attenzione perché, pur avendone parlato molto in discussione sulle linee generali, non abbiamo ancora espresso abbastanza le ragioni di merito della nostra contrarietà all'articolo 2. Noi siamo costretti a richiamare con questo emendamento la legge n. 30, non perché riteniamo intoccabile questa legge, ma perché avremmo voluto che essa fosse applicata, fosse monitorata e se ne verificassero i risultati. Questo non è accaduto e, comunque, non è per questo che noi siamo contrari a tutto l'articolo 2, ma perché esso non riesce a dare alla scuola, a nostro avviso, un nuovo impianto di sistema di istruzione e formazione adeguato a far fronte ai bisogni della scuola di oggi e alla sfida della società della conoscenza.
Vorrei ricordare alcune cose. Con questa legge, in particolare con questo articolo 2, si elimina il principio dell'obbligo scolastico sostituendolo con il concetto di diritto-dovere, costituendo, di fatto, un disimpegno della Repubblica nei confronti delle nuove generazioni. La durata dell'obbligo scolastico viene portata nuovamente al termine della scuola media, riducendola di un anno; non si affronta il problema della dispersione scolastica e, soprattutto, degli insoddisfacenti livelli di apprendimento concentrati, principalmente, nella fascia di età preadolescenziale. Non solo l'unitarietà del percorso di base non è prevista (Una voce: «Basta, smetti»)...
No, vado avanti. Non è nemmeno assicurata la continuità tra i diversi ordini di scuola e, in particolare, tra scuola elementare e scuola media; non vi è - e qui vorrei che l'onorevole Aprea e il ministro mi ascoltassero - la certezza dell'istituzione generalizzata di istituti comprensivi nei quali, più agilmente, si potrebbero progettare e realizzare percorsi curriculari verticalizzati. E volete far fronte a questa carenza con un ordine del giorno! Noi crediamo che, almeno su questo punto, si potrebbe approvare un nostro emendamento successivo che propone la generalizzazione degli istituti comprensivi. Speriamo che nel corso di questo dibattito si diventi un po' meno sordi.
Non si tiene conto, in nessun punto, delle innovazioni prodotte in Italia dalle sperimentazioni; si limita l'autonomia delle istituzioni scolastiche sottraendo loro una quota di curriculo. Ancora, su un piano più pedagogico, non viene valorizzata la scuola media come scuola dell'orientamento, tornando, così, indietro di anni. Viene messo in discussione l'impianto organizzativo della scuola elementare con conseguenze sul piano pedagogico e didattico senza tener conto che la verifica parlamentare sull'applicazione della nuova legge sulla scuola elementare, la legge n. 148, aveva espresso pareri lusinghieri sull'efficacia di questa riforma, purché, però, si rendesse più flessibile l'organizzazione del team docente, utilizzando lo strumento dell'autonomia didattica delle scuole.
Inoltre, non c'è ombra di riflessione sul sistema dei saperi così come sulla necessità di una maggiore partecipazione delle famiglie e del territorio alla scuola. Si introduce, poi, un anticipazionismo che mette in discussione la stessa scuola dell'infanzia e nuoce alla scuola elementare.
Torneremo su questo punto; abbiamo presentato alcuni emendamenti finalizzati proprio ad evitare il caos che prevediamo si creerà all'inizio dell'anno scolastico e che si sta già creando con le iscrizioni (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Presidente, vorrei chiederle di dare disposizioni perché si faccia una verifica delle tessere di voto.
PRESIDENTE. Mi pare sia cosa buona e giusta.
Chiedo ai deputati segretari di procedere alla verifica delle tessere. (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Capitelli 2.195, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione - Commenti).
Colleghi, non vi arrabbiate, state tranquilli!
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 375
Votanti 369
Astenuti 6
Maggioranza 185
Hanno votato sì 172
Hanno votato no 197).
RENZO INNOCENTI. Presidente, per favore (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Colleghi, cerchiamo di non rumoreggiare, non serve a niente; sembra che siamo deputati da un giorno, su! Un pochino di calma. Si fa prima.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Capitelli 2.196 e Carra 2.197.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, su questi emendamenti voglio parlare a titolo personale. Essi rappresentano un arricchimento della lettera d): laddove si definisce l'articolazione del sistema educativo di istruzione e di formazione proponiamo, infatti, di aggiungere anche il sistema della formazione continua lungo l'arco della vita.
Signor ministro, nella sua replica dopo la conclusione della discussione sulle linee generali ha fatto un'affermazione che condivido pienamente: lei ha detto che dobbiamo smettere di pensare che ci sia un tempo della scuola ed un tempo del lavoro e che questi due momenti devono essere fortemente integrati. Vi domandiamo, allora, per quale motivo non inserire, tra i principi ispiratori che informeranno il sistema dell'istruzione, anche il tema dell'educazione degli adulti, il tema dell'educazione permanente, la necessità di tornare più volte a scuola nel corso della vita per acquisire nuovi apprendimenti e nuova cultura. Credo che questa sia un'esigenza di tutti.
Signor ministro, lei ha fatto delle affermazioni: le chiediamo di far seguire alle parole i fatti e di inserire tra i principi ed i criteri ispiratori quanto poc'anzi detto. Le chiediamo, inoltre, di non tagliare i fondi per l'educazione permanente e per i relativi centri di formazione: questi, in molti comuni, stanno chiudendo, perché sono stati tagliati i fondi. Lei sa bene
quanta importanza e quanto valore debba essere attribuito a questi centri e quanta richiesta - è veramente enorme - provenga da parte della popolazione.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, le ultime votazioni hanno evidenziato una situazione nella quale è possibile constatare un grande senso di responsabilità da parte di tutti per consentire un prosieguo abbastanza ordinato dei nostri lavori. Questa mattina si è avuto un confronto aspro durante la discussione del provvedimento relativo alla scuola; anzi, si è determinata una situazione forte, di conflitto, come è necessario.
L'opposizione, con grande senso di responsabilità, ha condotto e sta continuando a condurre questa battaglia. Siamo però arrivati ora ad un punto nel quale o vi è da parte della maggioranza una vera disponibilità al confronto - signor ministro, ciò non significa chiedere all'opposizione di ritirare alcuni emendamenti presentati per trasfonderne il contenuto in ordini del giorno: come infatti hanno già detto altri miei colleghi, questo significa eludere il confronto sul merito - oppure, se tale disponibilità non vi è, i rapporti all'interno dell'Assemblea cambieranno.
Se il senso di responsabilità esiste sempre in riferimento all'istituzione, dal punto di vista del confronto politico non si può però chiedere all'opposizione di essere più realista del re! Pertanto, o la maggioranza si assume tutte le responsabilità per poter proseguire i lavori, oppure, come opposizione, non continueremo a comportarci con questo senso di realtà, ed anche di lealtà, nei confronti della Presidenza. Dico ciò non perché non vogliamo essere leali, ma perché il confronto politico sarà tale che ci condurrà a prendere la decisione di abbandonare l'aula.
PRESIDENTE. I fatti politici non sono mai fatti di principio, se non sulla base delle condizioni nelle quali il singolo manifesta il proprio atteggiamento.
ELIO VITO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Signor Presidente, rispondo al collega del gruppo dei Democratici di sinistra dicendo che minacciare di abbandonare l'aula, facendo venir meno il numero legale, è naturalmente una pratica di opposizione ostruzionistica legittima, alla quale si è ricorsi anche nella passata legislatura. In questo caso, in queste settimane, credo però che tale pratica stia servendo anche a nascondere le difficoltà dell'opposizione.
Vorrei aggiungere alcune osservazioni sul funzionamento dei lavori dell'Assemblea: onorevoli colleghi, stiamo esaminando un provvedimento importante, riconosciuto come tale da chi lo condivide (maggioranza e Governo) e da chi non lo condivide (l'opposizione). Ebbene, ci saremmo attesi che su un provvedimento importante l'opposizione si presentasse unita e determinata. Invece, abbiamo assistito alla presentazione di una sola relazione minoranza da parte del gruppo di Rifondazione comunista.
L'Ulivo è così deciso nel contrastare questa legge, che al proprio interno non ha trovato neanche la forza e l'unità di presentare un testo unitario (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania)!
Nella passata legislatura abbiamo costruito il programma di Governo predisponendo relazioni di minoranza unitarie sul tema della scuola - gli onorevoli Napoli ed Aprea lo ricorderanno - del polo e poi della Casa delle libertà. Voi anche su questo tema non avete una proposta alternativa credibile, né come Ulivo né come Ulivo unito a Rifondazione comunista...
PIETRO FOLENA. Allora, stai in aula!
RENZO INNOCENTI. Allora, votala! Ve la sostenete questa legge!
ELIO VITO. ...ed il voto espresso su alcuni emendamenti lo testimonia (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)! Questa è la realtà! Siete costretti a ricorrere all'arma desueta (questo dimostra come siete opposizione dura e pura) di abbandonare l'aula e di far mancare il numero legale al primo voto, nella mattina del giovedì, ed all'ultimo voto delle ore 13.
GIOVANNA MELANDRI. Buffone!
ELIO VITO. Signor Presidente, mi rivolgo anche ai colleghi della maggioranza: se fossimo di fronte ad un atteggiamento dell'opposizione che presenta proposte alternative unitarie e credibili...
GIORGIO PANATTONI. Un ordine del giorno!
ELIO VITO. ...si dovrebbe anche apprezzare l'atteggiamento del ministro e del Governo. In quest'aula il ministro ha replicato alle 21 e la discussione sulle linee generali è andata avanti fino a mezzanotte con gli interventi dei colleghi di maggioranza. E voi affermate che non si è intervenuti!
Oggi il ministro Moratti, non per disprezzo dell'opposizione, ma per una ragione di merito coerente e puntuale - che voi sapete essere tale - ha affermato che alcune norme specifiche non appartengono alla fonte primaria della legge, bensì piuttosto alla fonte regolamentare e si è impegnata ad inserirle nella fonte regolamentare, se voi aveste avuto l'umiltà di proporle in un ordine del giorno. Evidentemente, quegli argomenti per voi sono strumentali e pretestuosi...
RENZO INNOCENTI. Roba da matti!
ELIO VITO. Infatti, se aveste voluto ciò, avreste presentato un ordine del giorno e quegli argomenti sarebbero stati adottati nella fonte propria, nei decreti di attuazione (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega nord Padania). Questa disponibilità e cortesia del ministro Moratti, voi la prendete come pretesto per dire che siamo indisponibili e che siete costretti ad abbandonare l'aula.
GIOVANNI CARBONELLA. Tu fai Governo, opposizione, maggioranza! Fai tutto!
ELIO VITO. Allora, signor Presidente, è chiaro che non possiamo proseguire in un atteggiamento con il quale accogliamo la richiesta dell'opposizione di attendere il parere della Commissione bilancio, accogliamo la richiesta del presidente Castagnetti di non votare né il martedì mattina né il martedì notte perché deve riunire il gruppo, accogliamo la richiesta del presidente Violante di iniziare a votare il martedì alle 16, accogliamo la richiesta di sospendere le votazioni in aula il mercoledì perché si deve svolgere il dibattito sulla situazione internazionale ed essere poi così ricambiati dall'opposizione (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)...
RENZO INNOCENTI. Non avete il numero legale!
GIOVANNA MELANDRI. Calmati!
ELIO VITO. Ai colleghi e ai gruppi di maggioranza dico anche, però, che, visto che questo è il clima dei rapporti parlamentari, considerata l'indisponibilità e la mancanza di correttezza non del Governo e della maggioranza....
PIETRO FOLENA. Siete in 190!
ELIO VITO. ..ma di un'opposizione che non sa presentarsi con una sua proposta alternativa sui grandi temi che richiamiamo (Vivi commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani), occorrerà anche assumere in via ordinaria la prassi di ciò che
già prevede il nostro ordine del giorno. Se voteremo oggi pomeriggio, come previsto per la seduta pomeridiana del giovedì....
MARCELLA LUCIDI. Votatela!
ELENA MONTECCHI. Fatelo, allora!
ELIO VITO. ... l'esame del provvedimento oggi pomeriggio verrà concluso, perché i tempi sono contingentati. Naturalmente, il fatto di votare il giovedì pomeriggio fino alle 18 sarebbe vissuto dall'opposizione come un affronto al Parlamento.
Allora, signor Presidente, poiché non è possibile trovare punti di incontro, di mediazione e di rispetto istituzionale, sulla base di ciò che è stato «scritto» nel nostro regolamento dal Presidente Violante, ossia che la responsabilità della partecipazione alle sedute è di tutti gruppi di maggioranza e di opposizione, e poiché si cercano pretesti per abbandonare l'aula in mancanza di ragioni politiche per opporsi alle nostre proposte, si potrà anche sospendere per un tempo ragionevole questa seduta.
ELENA MONTECCHI. Calmati, Vito, ti sono saltati i nervi!
ELIO VITO. Dopodiché, come maggioranza e come Governo, se saremo costretti ad andare avanti con le nostre forze ed i nostri numeri, dimostreremo che queste forze e questi numeri ci sono e consentiranno l'approvazione in tempi rapidi delle leggi che riteniamo prioritarie (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega nord Padania - Applausi polemici dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, abbiamo ascoltato con interesse la lezioncina dell'onorevole Vito (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)... Scusate colleghi, i rapporti esistenti tra l'onorevole Vito e me sono tali da consentirmi di usare questo termine.
Il punto, colleghi, è che voi non siete in grado di assicurare il numero legale, avete una legge senza copertura e che non prevede i principi a cui le regioni devono adattarsi. Questa delega è un cane morto, non esiste, è una promessa che non sarà mai realizzata (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo - Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)! È chiaro questo?
Onorevole Vito, ogni gruppo si comporta come ritiene. Noi riteniamo sia opportuna una battaglia sugli emendamenti che abbiamo proposto e che voi respingete. Avete rifiutato qualunque possibilità di dialogo con l'opposizione: questo è il punto reale.
Onorevole ministro, non ho avuto la possibilità di ascoltarla, ma ho letto il suo intervento e la ringrazio per l'ampiezza con la quale ha trattato il tema in esame. Tuttavia, credo che un tema come quello della scuola, che riveste l'importanza che sappiamo non solo per il programma della maggioranza, ma anche per il paese, non possa essere deciso e deliberato in assenza di un confronto con l'opposizione (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Sappiamo che questo testo deve tornare al Senato perché, come avevamo annunciato, è privo di copertura e deve essere corretto. La maggioranza deve stare alla condizione posta dalla Commissione bilancio che indica in che modo devono essere fatte le coperture.
Dunque, visto che il provvedimento deve tornare al Senato, non capisco per quale motivo, signor ministro, non sia possibile individuare un terreno di confronto effettivo. Non voglio fare nessuna polemica, ma lei comprende che si tratta di un testo che, come si dice con termine militare, arriva blindato. Cosa dovrebbe fare l'opposizione? Stare qui soltanto a mantenere il numero legale e votare i
propri emendamenti sapendo che altri li respingono? Dov'è il senso del rapporto parlamentare? Mi rivolgo ad autorevoli colleghi qui presenti che hanno esperienza, a partire dal Presidente Biondi: il senso del lavoro parlamentare è nel confronto (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!
È possibile che tutte le posizioni espresse dall'opposizione siano da respingere?
LUCIANO VIOLANTE. Colleghi, non fate i cretini, vi prego... (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)...
TOMMASO FOTI. Chi sei? Vattene fuori! Chiedi scusa!
LUCIANO VIOLANTE. Sto ponendo una questione che riguarda il futuro del provvedimento...
PRESIDENTE. Però, non generalizzi.
LUCIANO VIOLANTE. Ha ragione, Presidente, chiedo scusa e ritiro il «cretini».
Però, vi prego di non ripetere quel tipo di comportamento, perché sto svolgendo un ragionamento che ha riguardato voi nella scorsa legislatura, riguarda noi in questa e può darsi che riguardi voi nella prossima. Quindi, stiamo attenti (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)... Sono lieto delle vostre certezze.
Mi rivolgo al ministro: ora sospenderemo i lavori perché così ha chiesto il capogruppo del maggior gruppo di maggioranza che non è in grado di garantire il numero legale, come sappiamo. Se davvero la maggioranza sostenesse questo provvedimento sarebbe in questa sede a votarlo e vi sarebbe stata anche stamattina (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Non c'è perché sappiamo che esistono dissensi profondi. Dunque, visto che dobbiamo riprendere i lavori martedì prossimo, pregherei il ministro di riflettere sulla possibilità di esaminare con attenzione le nostre proposte e di vedere in quali termini si possa aprire, in quest'aula, un confronto fra maggioranza ed opposizione. Ripeto, signor ministro, non è possibile che tutte le proposte siano da respingere. Abbiamo idee diverse sulla scuola, questo lo sappiamo, tuttavia, che nessuna delle proposte meriti una valutazione attenta e positiva mi sembra davvero impossibile.
Ministro, come lei sa, questa legge è del tutto incostituzionale perché non contiene i principi fondamentali e non vi è alcuna distinzione tra principi fondamentali e norme generali. Le regioni non sapranno come fare ed i nostri sono suggerimenti per consentire la funzionalità del sistema.
Dunque, signor Presidente, in primo luogo invito la maggioranza ad essere in aula per difendere questo testo, se ci tiene. In secondo luogo, invito il ministro a considerare con maggiore attenzione le questioni da noi poste. In terzo luogo, se volete un rapporto costruttivo con l'opposizione, come si dice tante volte, è necessario ascoltare le ragioni dell'opposizione.
Se volete svolgere un lavoro soltanto con i numeri, il Parlamento non funziona più. Poiché noi vogliamo che il Parlamento funzioni, dato che è questa la sede in cui l'opposizione lavora, l'invito che rivolgiamo è quello di rivedere la posizione che avete tenuto finora e vedere in quali termini si possa avere un rapporto più positivo con l'opposizione. Questo non potrà che agevolare il corso del provvedimento, altrimenti, signor Presidente, il provvedimento non avrà un corso facile in quest'aula (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Boccia, con la nota sintesi.
ANTONIO BOCCIA. Grazie Presidente, anche per il «nota». Desidero molto serenamente
in primo luogo ringraziare il ministro Moratti. Secondo una consuetudine alla quale ci siamo abituati, ahimè, il Governo quasi mai è presente in aula e quindi (una volta che c'è) desidero dare atto al ministro di essere stata qui tutta la mattinata e di aver ascoltato le nostre posizioni ed anche di essere intervenuta, perché anche questo non accade frequentemente. Mi auguro quindi che possa essere un esempio per tutto il Governo.
Non posso dire altrettanto bene del ministro per i contenuti del rapporto con l'opposizione. In effetti il ministro Moratti si è limitata a suggerire a qualche collega di presentare un ordine del giorno e che poi il Governo si sarebbe impegnato a tenerne conto.
Signor ministro, trattandosi di un disegno di legge di delega è evidente che il senso istituzionale della delega è proprio quello di dare un indirizzo legislativo al Governo per porre in essere delle norme. Quindi la differenza tra ordine del giorno e legge di delega è francamente molto sottile. Il ministro meglio avrebbe fatto, quindi, se aveva l'intenzione di accettare gli ordini del giorno, a far ricomprendere gli emendamenti che abbiamo presentato direttamente nella norma di delega. Lei invece, signor ministro, non l'ha fatto - questo vorrei dirlo a lei e anche al collega Vito, che è noto come provocatore e che quindi va preso anche un po' «con le pinze» - perché questo provvedimento che lei e che la maggioranza ci state facendo approvare è di per sé un ordine del giorno! Noi stiamo approvando un ordine del giorno, cioè stiamo facendo un atto che non ha alcun effetto giuridico. Stiamo infatti stabilendo di fare un ordine del giorno condizionato a successive leggi con le quali si prevederanno gli oneri necessari per realizzare la riforma e quindi solo allora potranno essere approvati i decreti delegati. Quindi si capisce perché lei insiste nel chiederci di ritirare gli emendamenti e di trasfonderne il contenuto in ordini del giorno, perché tanto il provvedimento al nostro esame è per intero, solo e soltanto, un ordine del giorno!
Da questo punto di vista si spiega ancora di più perché la nostra opposizione è dura e un tantino ostruzionistica. Noi, Presidente, abbiamo cominciato col sottoporre all'attenzione dell'Assemblea due questioni pregiudiziali di costituzionalità e, ieri mattina, una questione sospensiva, perché quello era un modo serio per l'opposizione non solo per dissentire totalmente dai contenuti - come egregiamente hanno fatto i colleghi Colasio, Rusconi, Bimbi, Carra, Squeglia già in sede di discussione sulle linee generali -, ma anche per sollevare una questione di metodo, di procedure e di rispetto della Costituzione e della legge n. 468. Abbiamo cioè evidenziato come non vi fossero le condizioni di procedibilità di questo provvedimento. Ecco perché noi abbiamo ora un atteggiamento molto forte.
Capisco le provocazioni del collega Vito, dato che stamattina ha dovuto accusare un colpo, pur avendo cento voti di vantaggio rispetto all'opposizione e quindi pur avendo i numeri in stragrande quantità per andare avanti.
Presidente, dato che vedo una riunione di maggioranza attorno al ministro, se è per accogliere qualche nostra osservazione, io ben volentieri mi fermo...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'onorevole Boccia ha ragione; sta parlando (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo)!
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Non avete problemi, vero?
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, se c'è volontà di accogliere qualche nostro emendamento per trasformare «l'ordine del giorno» in un legge, io mi fermo ben volentieri e dichiaro anche la disponibilità del nostro gruppo ad andare avanti nell'esame del provvedimento.
Il problema è che non arrivano segnali di questo genere.
Presidente, capisco il collega Vito che, nonostante abbia una grande maggioranza, ha subìto una battuta d'arresto non
essendo riuscito a garantire il numero legale (e si sa che ciò per un capogruppo non è un punto di grande prestigio).
Presidente, il ministro è ancora distratto!
PRESIDENTE. Onorevole Adornato, torni al suo banco! In qualità di presidente della Commissione dia il buon esempio!
Prego, onorevole Boccia, anche se il tempo a sua disposizione sarebbe terminato!
ANTONIO BOCCIA. Presidente, le chiedo ancora un attimo, in quanto si è aperta una questione...
PRESIDENTE. Ora bisognerebbe chiuderla!
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, se lei è dell'opinione di chiudere la questione, io termino il mio intervento, in quanto ciò è quello che vogliamo!
PRESIDENTE. Il termine «chiusura» si riferiva al tempo a disposizione per l'illustrazione ma può darsi che sia prodromico anche di altre iniziative.
ANTONIO BOCCIA. Allora, Presidente, siccome comincio a conoscerla, penso vi sia un'intesa in questo senso.
PRESIDENTE. No, c'è una sua legittima aspettativa, non mia!
ANTONIO BOCCIA. Presidente, non è nemmeno giusto - anzi, ritengo sia un tantino provocatorio - che un autorevole capogruppo della maggioranza, della Casa delle libertà, scarichi le sue difficoltà sul fatto che l'opposizione non ha una posizione unitaria (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Noi abbiamo presentato questioni pregiudiziali, abbiamo presentato emendamenti, nonostante ci trovassimo di fronte ad un «ordine del giorno» che non è una riforma, ma una legge di delega anticostituzionale; abbiamo tenuto un comportamento unitario, siamo uniti anche in questa battaglia, dunque venirci a dire che non siamo uniti è veramente una fortissima provocazione.
Guardi, penso che il collega Vito lo abbia fatto apposta per farci andar via, perché forse non condivide questo provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Questa è una sua legittima suspicione!
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Signor Presidente, in realtà avevo chiesto di parlare in precedenza per fare una proposta ragionevole, anche se il clima non mi sembrava adatto: ma adesso lo è ancora di meno.
Senza intervenire nelle polemiche politiche - ma intendevo fare questa proposta un quarto d'ora fa -, volevo proporre di concludere l'esame dell'articolo 2 per garantire un ordine dei lavori più ragionevole, ma mi rendo conto che era ed è una proposta che non coincide con il clima politico.
ROBERTO GIACHETTI. Provaci!
DOMENICO VOLPINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Volpini, hanno già parlato due deputati del suo gruppo! Non credo che su questi elementi vi sia un'ulteriore necessità di approfondimento.
A questo punto, vorrei fare una proposta di «Patteggiamento allargato». A dire il vero pensavo si potesse porre in votazione questo emendamento - che era già stato illustrato - e che si potesse procedere ad altre due o tre votazioni. Mi
pare tuttavia che non vi siano le condizioni per realizzare tutto ciò e dunque mi assumo la responsabilità di rinviare ad altra seduta il seguito del dibattito.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 15, con lo svolgimento di interpellanze urgenti.
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