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PRESIDENTE. L'onorevole Ciani ha facoltà di
FABIO CIANI. Nello sgombero di questo campo evidentemente non si è tenuto conto del fatto che le persone che lo abitavano non erano normali zingari o rom, bensì si trattava di gente arrivata in Italia attraverso pullman e treni. Quindi essi non avevano né macchine, né roulotte, né altri posti dove poter passare la notte. In altre situazioni di sgomberi di campi sosta tradizionali, le persone avevano comunque un luogo dove passare la notte (e le giornate successive). In questo caso, invece, le persone sono state letteralmente lasciate in mezzo alla strada e questo è un fatto molto grave, signor Presidente. È un fatto che veramente non è degno di un paese civile, come il nostro, e di una città civile com'è la città di Roma.
PRESIDENTE. Il sottosegretario per l'interno, onorevole Mantovano, ha facoltà di
ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Il 6 febbraio scorso, a seguito di reiterate richieste dell'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, il personale della questura di Roma ha provveduto ad allontanare un gruppo di persone senza fissa dimora che si erano insediate abusivamente su un'area di proprietà del predetto Istituto poligrafico: un'area sita in prossimità dell'alveo golenale della confluenza del fiume Aniene con il Tevere.
PRESIDENTE. L'onorevole Ciani ha facoltà di
FABIO CIANI. Signor Presidente, è sempre inopportuno prendersela con chi prepara le note ma, evidentemente, deve esservi qualche discrasia fra i membri del Governo e chi queste note predispone.
ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Non so neanche chi le fornisca a lei!
FABIO CIANI. Comunque, tutto ciò può essere facilmente verificato. Io ho verificato personalmente la situazione dal momento che ero presente a quello sgombero. Quindi, signor sottosegretario, la pregherei di verificare esattamente quanto le ho riferito in questa sede e, qualora ciò non fosse vero, di contestarlo a me personalmente o, se vuole, in un'altra sede pubblica e ufficiale.
un'altra parte, perché non hanno trovato una collocazione.
Durante l'intervento sono state trovate, all'interno dell'area, circa 300 persone di nazionalità rumena alloggiate in roulotte e in baracche. L'operazione, a prescindere dagli aspetti civilistici sul diritto di proprietà, è stata effettuata in ragione dell'inidoneità dell'area ad un insediamento del genere, anche sotto il profilo igienico-sanitario, come peraltro rilevato in una missiva datata 19 novembre 2002 del comando IV gruppo della polizia municipale di Roma, indirizzata anche al gabinetto del sindaco, nella quale si chiedeva urgentemente lo sgombero. Tale sgombero, peraltro, era già stato rinviato dal luglio del 2002 per consentire la conclusione di attività di polizia giudiziaria in corso in quel contesto.
Gli occupanti, a seguito di intimazione da parte delle forze dell'ordine, hanno lasciato spontaneamente l'area, portando a seguito i mezzi, le roulotte, gli effetti personali e facendo rientro nei campi nomadi autorizzati e attrezzati di via Candoni e di via di Salone, sempre a Roma, dai quali si erano allontanati.
All'operazione, che si è svolta senza alcuna turbativa per l'ordine e la sicurezza pubblica, hanno partecipato pattuglie e personale del nucleo assistenza emarginati del succitato IV gruppo della polizia municipale, al corrente della situazione e formalmente interessato con una comunicazione del 4 febbraio 2003.
Effettuati i controlli del caso, gli operatori di polizia hanno rinvenuto una autovettura e otto roulotte di provenienza furtiva e hanno accompagnato all'ufficio immigrazione della questura di Roma 34 cittadini stranieri non in regola con le norme sul soggiorno, per l'adozione dei provvedimenti amministrativi conseguenti.
Di queste 280 persone, 60 sono state ospitate presso il centro di prima accoglienza del comune di Roma, in via Casal Boccone, 30 presso la parrocchia di S. Ugo alla Serpentara e di Santa Maria della Speranza, 10 presso la parrocchia di S. Clemente, 20 presso il centro del comune di Roma di via Assisi, 30 sono rimaste in mezzo alla strada, sotto i ponti e sotto i cavalcavia della via Salaria.
Quindi, signor sottosegretario, non so chi le fornisca queste notizie...
Ritengo che su tali vicende si debba porre una maggiore attenzione. Si parla di famiglie, di persone in carne ed ossa con figli, non si parla di numeri. E in una notte in cui si registra una temperatura di 3 gradi sotto lo zero non è opportuno trasferire famiglie con figli, con persone anziane, senza prevedere per le stesse una residenza diversa, stabilendo per tempo dove collocare tali persone. Non si tratta di mandrie, di oggetti non identificati, ma di persone.
Non disconosco, in alcuni casi, l'opportunità di sgombrare aree di proprietà di istituti o nelle quali vi possano essere problemi di ordine pubblico o igienico-sanitari. Alcune volte è opportuno farlo, ma occorre procedere in maniera diversa rispetto a quanto è accaduto, considerando che - lo ripeto - si ha a che fare con persone, anziani, bambini, che non possono essere lasciati in mezzo alla strada ad una temperatura di 3 gradi sotto lo zero.
Signor sottosegretario, le posso assicurare che alcuni di questi nuclei familiari si sono ricostruiti la loro baracchetta da
Non si trattava di zingari tradizionali, di nomadi; si trattava di normali famiglie rumene che - ripeto - nella maggioranza dei casi non avevano nemmeno una autovettura, in quanto erano arrivate a Roma in autobus o in treno come, oggi, arrivano molte persone provenienti dall'Est europeo.
Grazie all'intervento della comunità di S. Egidio si è evitato che anche bambini e persone anziane rimanessero in mezzo alla strada. Tra l'altro, il comune di Roma, per la parte che riguardava l'assistenza, dunque l'assessore preposto, non era stato avvertito di questo sgombero, mentre era stato avvertito il IV distretto della polizia municipale di Roma. Quindi, il comune non era stato neanche posto in condizione di intervenire, tant'è che l'intervento è stato successivo, attraverso la richiesta di aiuto alle parrocchie e la collocazione di 60 persone, tra donne e bambini, nel centro di prima accoglienza di via Casal Boccone che, in quel momento, non disponeva di acqua potabile.
Quindi, questa è la situazione venutasi a determinare a seguito dello sgombero che è stato fatto, a mio avviso, in maniera assolutamente inopportuna. Ribadisco che non mi riferisco al merito, perché può darsi che fosse opportuno effettuare lo sgombero per la situazione in cui si trovava il campo sia dal punto di vista della collocazione sia dal punto di vista dei problemi igienico-sanitari. Ma lo sgombero è stato effettuato con un metodo che speravamo, veramente, di non dover più vedere in questo paese.
Allora, sono chiaramente insoddisfatto della risposta fornitaci dal Governo soprattutto per la sua - a mio avviso e per ciò che ho constatato personalmente - mancanza di veridicità rispetto alle conseguenze dello sgombero. Infine, vorrei soprattutto rivolgere un sollecito al Governo perché, in situazioni analoghe, prima si faccia carico di pensare a come collocare le persone che vengono sgomberate dai campi e poi provveda ad eventuale sgomberi.


