Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 265 del 13/2/2003
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(Partecipazione della locale autorità portuale nella società per la gestione del molo VII del porto di Trieste - n. 2-00622)

PRESIDENTE. L'onorevole Illy ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00622 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 10).

RICCARDO ILLY. Signor Presidente, intendo svolgere solo una brevissima integrazione all'interpellanza, che mi pare sia già abbastanza chiara.
Vorrei premettere che il porto di Trieste ospita un terminal contenitori con un potenziale piuttosto elevato, che si stima in circa 600 mila teus all'anno e, attualmente, in circa 200 mila.
È l'unico porto oceanico di tutto il medio e alto Adriatico, quindi l'unico che può ricevere, oltre ai feeder, anche le navi oceaniche da 4 mila fino a 6 mila teus. Nonostante i traffici marittimi siano in crescita praticamente in tutti i porti italiani, sia nel mar Tirreno sia nel mar Adriatico - questo vale per Ancona, per Ravenna, per Venezia e persino per Capodistria - nel terminal contenitori e, purtroppo, in genere nel porto di Trieste i traffici sono in calo. Gli ultimi dati parlano di un calo ammontante circa al 15 per cento per quanto riguarda i contenitori che sono stati movimentati nel terminal contenitori di Trieste. Nel giugno dello scorso anno, a seguito di perdite accumulate dalla società che gestisce il terminal, la Tict, e a causa della decisione di uno dei soci di non sottoscrivere l'aumento di capitale necessario ad evitare la messa in liquidazione della società, l'autorità portuale è entrata nella società stessa.
Secondo indiscrezioni che ho acquisito, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti avrebbe dichiarato la sua contrarietà a questa operazione; ma, nonostante ciò, l'autorità portuale di Trieste ha deciso di sottoscrivere la quota della Tict, attraverso una società controllata al 100 per cento. Ho avuto un colloquio con il presidente Maresca che, all'epoca, mi


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assicurò che si trattava di un fatto temporaneo e che, quanto prima, si sarebbe provveduto a trovare un altro socio privato. Il presidente Maresca aveva invocato trattati internazionali risalenti all'impero austro-ungarico, che consentirebbero all'autorità portuale di Trieste una sorta di deroga a quanto previsto dalla legge n. 84 del 1994, che vieta alle autorità portuali di partecipare alle società di gestione.
Sono passati ormai otto mesi. Dunque, chiedo se il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti intenda intervenire per risolvere questa situazione, sempre che, corrispondendo al vero le indiscrezioni raccolte a suo tempo, il ministero ritenga che l'autorità portuale di Trieste non possa partecipare a questa società né direttamente né indirettamente.

PRESIDENTE. Il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole Tassone, ha facoltà di rispondere.

MARIO TASSONE, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, l'onorevole Illy pone diverse questioni nella sua interpellanza. Devo ringraziarlo per aver posto una questione reale; poi, egli affronta anche altri temi che sono offerti all'attenzione del Governo in questo momento e che recuperano un dibattito sul ruolo del porto di Trieste, sull'intera problematica dei nostri trasporti via mare e, quindi, sullo sviluppo o meno di alcune zone.
Signor Presidente, tenterò di dare una risposta sulla base degli elementi in mio possesso in questo momento e di fornire alcune indicazioni. Dico all'onorevole Illy che, rispetto alle valutazioni da lui già espresse in quest'aula, le indicazioni che fornirò non possono essere esaustive; ritengo, infatti, che quest'Assemblea debba trovare l'occasione per un approfondimento su problemi antichi, rispetto ai quali le questioni particolari fanno cogliere il senso di una problematica molto più vasta e molto più articolata. Non avrebbe avuto senso parlare del molo VII del porto di Trieste oppure della partecipazione dell'autorità portuale nella gestione della società se tutto questo non fosse inquadrato in un discorso complessivo di funzionamento e di linearità rispetto ai riferimenti normativi.
Tuttavia, oltre ai riferimenti normativi, le norme devono presiedere al funzionamento, all'efficienza e quindi ai servizi che si intendono dare per quanto riguarda la vitalizzazione di questa importante infrastruttura portuale.
A questo punto, cerco di dare agli onorevoli interpellanti questa risposta. In data 11 giugno 2002 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti aveva comunicato all'autorità portuale di Trieste l'esclusione della possibilità dell'esercizio diretto o tramite partecipazione a società delle operazioni portuali e delle attività ad esse strettamente connesse da parte delle autorità portuali nel rispetto dell'articolo 6, comma 6 della legge n. 84 del 1994. Pertanto, l'autorità portuale di Trieste, in ottemperanza alle direttive fornite dal ministero, sta procedendo alla dismissione della quota di partecipazione nella società terminalista. Infatti, sono in corso le trattative con i soggetti interessati, in particolare, una società di navigazione di livello internazionale ed un rilevante operatore logistico internazionale. Inoltre, l'autorità sta procedendo alla ricollocazione del proprio personale in esubero, che era stato collocato in distacco presso la terminalista e in data 31 dicembre del 2002 ne ha disposto il rientro in autorità portuale. Infine, con recente provvedimento in data 20 gennaio 2003 l'autorità portuale ha provveduto a ricollocare il suddetto personale presso altre società legate alla TICT Spa, sulla base di accordi stipulati con le organizzazioni sindacali e le imprese interessate. Il ministero, proprio sulla scorta delle cose che ha ripetuto l'onorevole Illy nell'illustrazione della sua interpellanza, assicura un costante monitoraggio sull'adempimento di quanto richiesto da parte dell'autorità portuale.
Signor Presidente, come dicevo all'inizio, rimane aperta tutta la questione di questo calo di movimento, anche rispetto


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alle capacità del porto di Trieste. Questo è una tema che, certamente, riguarda l'Adriatico, che riguarda e che ci fa ricordare che esiste una problematica estremamente complessa, ma interessante, su cui noi non soltanto stiamo ponendo attenzione, ma stiamo mettendo in pratica gli atti conseguenziali, portando avanti un'azione politica forte, che è quella dell'autostrada del mare. Non c'è dubbio che la problematica che oggi viene ad essere posta alla nostra attenzione può essere considerata, conoscendo la storia di Trieste e del porto di Trieste - quindi, il ruolo di Trieste e del suo porto -, e che certamente non può essere una realtà sospinta altrove, al di fuori della storia del nostro paese. Infatti, si deve trovare una politica di interportualità, di raccordo con gli altri porti, attraverso una puntuale visione del trasferimento delle merci dal trasporto su gomma al trasporto su ferro e a quello via mare. Credo che questa sia una scommessa da fare non soltanto per valorizzare porti come quello di Trieste, ma soprattutto per valorizzare il nostro territorio, per ridurre l'inquinamento e anche per ridare sicurezza alle nostre strade e autostrade.

PRESIDENTE. L'onorevole Illy ha facoltà di replicare.

RICCARDO ILLY. Signor Presidente, ringrazio il viceministro Tassone per la sua risposta che, direi, mi lascia moderatamente soddisfatto. Prendo atto che è previsto un ricollocamento delle azioni, oggi possedute tramite una sua società, da parte dell'autorità portuale di Trieste nella società TICT che gestisce il terminal contenitori a Trieste. Mi auguro che ciò avvenga quanto prima, in modo da dare un assetto definitivo a questa società, che consenta in seguito - voglio auspicarlo - un'effettiva collaborazione fra l'autorità portuale e questa società per recuperare i traffici che sono stati perduti negli ultimi mesi.
Mi aspettavo venisse indicata una data poiché ho sentito poco fa che l'11 giugno il ministero ha comunicato il suo dissenso riguardo all'operazione intrapresa dall'autorità portuale. Dopo tanti mesi la partecipazione non è stata ancora totalmente dismessa, quindi - lo ripeto - mi aspettavo che da parte del ministero fosse stata indicata all'autorità portuale una data perentoria entro cui concludere questa operazione. Altrimenti, mi torna in mente la storia di Bertoldo che doveva trovare egli stesso l'albero sul quale essere impiccato. Quindi, se aspettiamo che arrivi la data più congrua, più gradita all'autorità portuale per dismettere la partecipazione, forse fra due o tre anni ci ritroveremo ancora in Parlamento nella medesima situazione: a quel punto, mi domando dove saranno i traffici.
Colgo anche l'occasione di questa breve replica per ricordare al viceministro Tassone che per tutta l'area del nord est d'Italia, in particolare per i porti che insistono sulla medesima (quindi da Ravenna a Venezia, a Trieste, incluso Capodistria, anche se in Slovenia) è di fondamentale importanza il completamento delle infrastrutture del corridoio n. 5: Venezia, Trieste, Lubiana, Budapest e Leopoli. In particolare, secondo le stime fornite dai Governi della Slovenia e dell'Ungheria, l'autostrada fino a Budapest sarà completata nel 2008.
Ho presentato un emendamento al disegno di legge finanziaria per il 2002 e a quello per il 2003, affinché lo Stato italiano intervenisse a favore di queste due paesi, come ha già fatto l'Austria nei confronti dell'Ungheria (in questo paese l'autostrada è completa già dal 1996, da Vienna a Budapest), per accelerare il completamento dell'autostrada.
In entrambi i casi, gli emendamenti sono stati respinti e mi ha sorpreso leggere le dichiarazioni del viceministro Urso rese alcune settimane fa, il quale ha affermato che l'Italia dovrebbe investire per realizzare le suddette infrastrutture.
Mi sono, pertanto, chiesto il motivo per cui sia stato bocciato anche il mio emendamento presentato alla legge finanziaria per il 2003.


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PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.

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