Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 267 del 18/2/2003
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(Attuazione della normativa che ridefinisce lo stato giuridico dei medici specializzandi - nn. 3-01690, 3-01948, 3-01949, 3-01950 e 3-01953)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la salute, onorevole Antonio Guidi, ha facoltà di rispondere alle interrogazioni Grandi n. 3-01690, Delmastro Delle Vedove n. 3-01948, Giordano n. 3-01949, Raisi n. 3-01950 e Paolo Russo n. 3-01953 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 3), che, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, colleghi,


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in merito alla situazione dei medici specializzandi, si fa presente che la questione relativa all'attuazione degli articoli 37 e seguenti del decreto legislativo n. 368 del 1999 - che prevedono la trasformazione delle borse di studio dei medici specializzandi in contratti di formazione lavoro - è da tempo all'attenzione di questo ministero (forse troppo) che, insieme al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del Ministero dell'economia e delle finanze lavora per pervenire ad una soluzione che soddisfi le legittime aspettative dei medici in formazione.
Quando parliamo di qualità dei servizi, di riduzione della mortalità o quanto meno di dare il meglio è evidente che la formazione del personale rappresenta il punto centrale che tutti noi vogliamo e dobbiamo raggiungere.
Infatti, le risorse con le quali vengono attualmente erogate le borse di studio sono previste nel capitolo 3700 dello stato di previsione di spesa del Ministero dell'economia e delle finanze, mentre le parti coinvolte nella stipula del contratto di formazione lavoro sono il medico specializzando, la regione e l'università.
Il problema segnalato negli atti parlamentari in esame sorge dalla mancata individuazione, nel menzionato decreto legislativo n. 368 del 1999, dello stanziamento necessario a finanziare il passaggio al nuovo regime, tanto che lo stesso Governo, al momento dell'emanazione del decreto legislativo n. 517 del 1999, ha ritenuto opportuno subordinare l'introduzione dei contratti di formazione lavoro all'approvazione di un nuovo provvedimento che prevedesse un'adeguata copertura finanziaria.
Un gruppo di lavoro appositamente costituito ha elaborato (quindi, non sta elaborando) uno schema di contratto formazione lavoro che, in data 25 luglio 2002, è stato trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei ministri per la sua approvazione. Tale schema di contratto prevede, con specifico riferimento al trattamento economico, una parte fissa (pari ad euro 18.592,45 su base annua ed al lordo delle ritenute previdenziali ed assistenziali) ed una variabile, differenziata in base all'area di appartenenza.
Secondo le stime del Ministero dell'economia e delle finanze, il maggiore onere per il passaggio al nuovo regime è di circa 300 milioni di euro (580 miliardi circa di vecchie lire).
Al fine di trovare idonea copertura, già nella primavera del 2002 il Ministero della salute aveva promosso l'inserimento, nel documento di programmazione economico-finanziaria 2003-2006, di uno specifico impegno finalizzato al reperimento dei fondi necessari. Tale proposta è stata inserita al punto IV.2.4 del citato documento di programmazione economico-finanziaria nella parte relativa alla salute.
L'impegno avrebbe dovuto essere formalizzato con una specifica previsione normativa nella legge 27 dicembre 2002, n. 289 recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2003», ma i problemi di bilancio sorti medio tempore ne hanno impedito l'attuazione.
Tuttavia, pur non potendo disporre delle necessarie risorse, si è cercato comunque di venire incontro ai medici in formazione, manifestando un positivo segnale di attenzione per la loro situazione. A tale proposito, l'articolo 53 della legge finanziaria 2003 dispone che ai medici che conseguono il titolo di specializzazione è riconosciuto, ai fini dei concorsi, l'identico punteggio attribuito per il lavoro dipendente.
Mi rendo conto che si tratta di una risposta parziale e che la formazione del personale medico di eccellenza, se vogliamo servizi di eccellenza, deve essere prioritaria. Mi rendo altresì conto che la risposta non può soddisfare non tanto gli interroganti, quanto le attese di medici che con tanta difficoltà accedono alla specializzazione e che con tanta passione cercano di fornire il meglio di sé nell'apprendimento e nello svolgimento della propria professione.
Spero che, nell'immediato futuro, si pensi a dare priorità a questo settore così importante perché anch'io, avendo vissuto


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in un periodo in cui essere specializzando voleva dire fare più lavori, sento sulla mia pelle il peso di una risposta che ancora del tutto non è venuta e che dovrà venire nel più breve tempo possibile.
Come al solito, quando si parla di salute, a volte il computo ragionieristico prevale su quello dei diritti fondamentali alla salute. In modo progressivo cercheremo di dare soluzioni eque a problemi che non sono di oggi, ma che, essendo risalenti e pertanto più difficili da risolvere nella loro gravità, si sono accumulati come strati geologici da troppi anni.
Pertanto, risposte immediate a troppi problemi non è possibile darne, ma certo priorità come queste dovranno avere una risposta seria e quanto più possibile pronta. Avendo terminato le mie risposte ringrazio il Presidente per la pazienza con la quale ha seguito lo svolgimento delle stesse, che non sono state sempre brevi, e qualche volta spero comprensibili, ma troppo lunghe.

PRESIDENTE. L'onorevole Grignaffini ha facoltà di replicare per l'interrogazione Grandi n. 3-01690, di cui è cofirmataria.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come ha già riconosciuto nella sua risposta il rappresentante del Governo, mi ritengo del tutto insoddisfatta rispetto alla risposta fornita. Infatti, al di là delle buone intenzioni, delle dichiarazioni di intenti e delle parole pietose, nel senso di considerazione pietosa nei confronti di questi medici specializzandi, il dato certo di fronte al quale siamo è che, se è vero come ha detto il rappresentante del Governo che sarebbero stati sufficienti 300 milioni di euro per coprire i finanziamenti relativi a tale questione, voi, nella legge finanziaria approvata, avete preferito attribuire 880 milioni di euro per il ripiano dei deficit delle società professionistiche di calcio. La politica è questa, signor rappresentante del Governo: priorità, scelte.
Riconoscete l'importanza di questo problema, ma, a fronte della possibilità di risolverlo con uno stanziamento esiguo, voi individuate altre priorità.
La questione dei medici specializzandi ha diversi profili. In primo luogo, ci troviamo di fronte ad un decreto-legge - il n. 368 del 1999 - che, con il recepimento delle direttive europee, ha equiparato la posizione dei medici specializzandi a quella dei contratti di formazione e lavoro. In altre parole, la legge c'è già! Quindi, non prevedendo la copertura finanziaria, si disattende ad un ordinamento della nostra Repubblica!
Tale questione ha a che vedere anche con lo stato giuridico, che riguarda i modi, le procedure con cui a questi medici viene offerta una reale possibilità di specializzazione, il fatto che non stiano lì quelle dodici o quattordici ore soltanto per riempire i buchi del sistema sanitario nazionale, ma che vengano valorizzati al meglio delle loro competenze e guidati al meglio nella possibilità professionalizzante che deve avere un contratto di formazione e lavoro.
In secondo luogo, è anche una questione di diritti: diritti previdenziali - in particolare quello della maternità - ma anche diritti assicurativi, perché, a fronte di un uso indiscriminato di questi giovani per riempire buchi e vuoti, c'è, da parte di questi medici, anche una forte assunzione di responsabilità che non viene riconosciuta dall'adeguata copertura assicurativa dell'esercizio di queste importanti e delicate funzioni.
Poi c'è la questione del ruolo, del sostegno che questi 32 mila medici specializzandi forniscono al funzionamento del sistema sanitario nazionale. Voi usate manodopera a basso costo - la borsa di studio di questi giovani è di 800 euro al mese - per riempire i vuoti di un sistema sanitario nazionale che sempre più, nella vostra logica, nella vostra politica, assume un ruolo marginale, meno importante e, quindi, poco finanziato.
Pertanto siamo insoddisfatti di questa risposta e diciamo al Governo che ha due opportunità, fermo restando il fatto che ha dalla sua parte l'impegno di molte forze, non solo della minoranza, ma anche della maggioranza; che ha l'attenzione da parte delle università, da parte delle regioni, a


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livello di singoli presidenti di regione, ma anche all'interno della Conferenza Stato-regioni che, avendo riconosciuto la vitalità e la centralità di questi giovani, si è espressa per una soluzione positiva della questione. La prima possibilità è una proposta di legge che i democratici di sinistra hanno presentato e che, avendo voi perduto l'occasione della legge finanziaria, costringe a finanziare tale questione con un provvedimento specifico; la seconda, signor sottosegretario, riguarda il rinnovo del contratto nazionale della sanità, al cui interno - visto che è un processo in itinere, che a breve giungerà a maturazione - potreste trovare una soluzione per questo problema.

PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-01948.

SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Onorevole sottosegretario, la fedeltà che un deputato di maggioranza deve portare al Governo non può spingersi certamente sino al punto di dichiararmi soddisfatto della sua risposta, che peraltro lei stesso aveva correttamente anticipato essere insoddisfacente.
La stessa significativa trasversalità delle interrogazioni presentate costituisce evidentemente un forte richiamo alla responsabilità del Governo, non tanto e non solo per la questione formale - ma non per questo meno importante - della concreta attuazione di una legge dello Stato, quanto per rendere giustizia ad oltre 30 mila professionisti. Mi rendo conto (questo è l'unico aspetto positivo) che, da parte sua, onorevole sottosegretario (quindi, non ne dubito, anche da parte del Governo), vi è una concreta volontà di cercare di porre riparo a quest'ingiustizia.
Tuttavia, onorevole sottosegretario, quando il Governo risponde, non può affermare che i problemi di bilancio non hanno consentito di provvedere. Infatti - parlo da cittadino -, a molti titolari di imprese, a volte, quando è il momento di pagare le imposte, problemi di bilancio non consentirebbero di onorare gli impegni nei confronti dello Stato, ma lo Stato è, in questi casi, impietoso. Non può, quindi, venirci a parlare di problemi di bilancio. Non voglio neppure accettare la polemica della collega intervenuta precedentemente. Infatti, sono così bravi ad indicare le soluzioni tanto che dal 1999 (perché questo decreto legislativo è del 1999) non hanno fatto assolutamente alcunché. In ogni caso, un minimo di indulgenza nei confronti di questo Governo può esservi perché semplicemente - ammesso che lo si voglia criticare - si sarebbe mantenuto sulla stessa strada di sfruttamento dei lavoratori da parte del Governo presieduto da un uomo di grande sensibilità sociale, vale a dire Massimo D'Alema. Quindi, non ci preoccupiamo delle polemiche! Noi dobbiamo dimostrare che non siamo così sfruttatori come lo sono stati il Presidente D'Alema ed il Governo della sinistra!
L'impegno deve essere serio e vero. Dobbiamo rispondere a queste accuse infondate e strumentali della sinistra, dimostrando, noi davvero, di riuscire a trovare, quando governiamo, le risorse per far sì che questi 30 mila medici abbiano un riconoscimento del loro status, un riconoscimento dignitoso per il lavoro prezioso, qualitativamente valido, che stanno svolgendo nelle strutture sanitarie, coprendo grandi buchi. Ma - lo ripeto - non preoccupiamo e diciamolo ai medici specializzandi.
Su questo tema, come su molti altri, la sinistra deve solo tacere perché ha sempre e soltanto consentito il più volgare sfruttamento di questa gente! Cerchiamo, dunque, come dice lei, di individuare, con molta tranquillità, con molta serenità e soprattutto con molto impegno, queste risorse per dimostrare sul serio che la socialità c'è nel Governo di centrodestra mentre, per i due anni dell'applicazione del decreto legislativo del 1999, il Governo di centrosinistra altro non ha fatto se non comportarsi come il peggiore e più reazionario dei padroni!

PRESIDENTE. L'onorevole Valpiana ha facoltà di replicare per l'interrogazione


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Giordano n. 3-01949, di cui è cofirmataria.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, non posso, evidentemente, essere soddisfatta, anche perché questa risposta - attraverso la quale, ancora una volta, viene espresso l'impegno del Governo a trovare una soluzione a questo problema - è l'ennesima risposta di questo tenore che riceviamo dal mese di giugno 2002 (data di presentazione della nostra interrogazione cui viene data risposta oggi), attraverso tutte le interrogazioni che abbiamo presentato in Commissione.
Mi permetto un cenno di polemica con riferimento all'intervento del collega Delmastro Delle Vedove prima che lasci l'aula. Il collega ha dichiarato che i governi del centrosinistra hanno dimostrato pochissima sensibilità poiché, da allora, non è stato (giustamente lo ricordava) finanziato questo decreto legislativo. Vorrei ricordare al collega che la direttiva europea risale almeno al 1994 e che i governi del centrodestra precedenti non l'avevano neanche recepita. I governi di sinistra avevano, comunque, fatto un passo avanti.
Detto questo, tuttavia, il passo definitivo credo che sia quello di riconoscere, innanzitutto, il ruolo sociale importantissimo che questi professionisti hanno. Sono medici, laureati. Non possiamo continuare a trattarli da studentelli, né dal punto di vista economico né da quello del riconoscimento del loro ruolo importante e dei diritti dei lavoratori. Sappiamo che, a tutt'oggi, questi operatori lavorano negli ospedali, con orari molto lunghi ed impegnativi (infatti, oltre a studiare devono lavorare). Essi non godono di ferie, di permessi e di diritti relativi alla maternità. Non godono, quindi, di una serie di diritti essenziali per i lavoratori.
Questo Governo ci aveva promesso, in occasione dell'esame del DPEF, che la soluzione sarebbe stata trovata con la successiva finanziaria. Nel disegno di legge finanziaria, però, non solo non v'era la promessa soluzione, ma nemmeno il minimo accenno di soluzione! In quell'occasione, le opposizioni ed anche la maggioranza presentarono alcuni emendamenti, che vennero ritirati, ripresentati ed anche approvati, ma tutto è finito con un nulla di fatto. Io ho anche presentato un ordine del giorno, accettato dal Governo, che impegnava a risolvere il problema entro il 2003, anche solo parzialmente. Gli stessi medici specializzandi che, in questi mesi, hanno proclamato lo stato di agitazione, hanno proposto soluzioni parziali: ad esempio, hanno proposto di cominciare a riconoscere loro lo status di lavoratori, prevedendone il passaggio dalla borsa di studio al contratto di formazione e lavoro, a cominciare dagli studenti del quinto anno per arrivare, progressivamente, ad estendere tale regime a tutti gli interessati. Ma nessuna proposta, nemmeno quella parziale, è stata accettata.
A metà gennaio, ho anche presentato un'interrogazione in Commissione: mi è stato risposto che era prematuro prendere una decisione al riguardo perché si sarebbe dovuto prima ripartire il fondo sanitario nazionale; le regioni, infatti, si erano impegnate a provvedere al 50 per cento della copertura della relativa spesa. Sappiamo che l'accordo con le regioni, anche stavolta particolarmente sofferto e difficile, è stato trovato, ma, ancora una volta, in esso non troviamo nulla che riguardi i medici specializzandi.
Noi vogliamo credere che anche per il Governo la sanità abbia un ruolo centrale nel nostro paese. D'altro canto, sappiamo che i medici specializzandi reggono sulle loro spalle moltissimo del lavoro svolto nei reparti degli ospedali: il loro ruolo è tanto essenziale per noi, oggi, quanto lo è per loro una preparazione professionale che possa farli diventare specialisti preparati e seri domani. Perciò, credo che reperire le risorse necessarie a risolvere il problema voglia dire riconoscere dignità a tali lavoratori - un Governo non può far lavorare le persone, per così dire, in nero, senza riconoscere loro alcun diritto! - e, soprattutto, investire sulla sanità di domani e sulla preparazione professionale di quanti in essa opereranno.


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L'attenzione dei parlamentari sul disagio dei medici specializzandi rimarrà elevata anche perché, giustamente, essi ci stimolano costantemente a non demordere. Conseguentemente, la nostra azione di pungolo nei confronti del Governo sarà continua fino a quando non ci verrà data una risposta esauriente.

PRESIDENTE. L'onorevole Paolo Russo ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-01953.

PAOLO RUSSO. Signor Presidente, egregio sottosegretario, lei stesso ha riconosciuto che il problema è di straordinaria pregnanza e necessita, pertanto, di un'iniziativa forte del Governo.
Si pongono, al riguardo, due questioni. La prima è propriamente di metodo e riguarda l'applicazione efficace, piena e concreta di una norma di recepimento di una direttiva europea. Mi permetto di far rilevare che ci troviamo in una condizione tutta italica: nel 1999, una norma ha recepito una direttiva europea, ma lo ha fatto furbescamente - mi riferisco anche a condizioni di altri soggetti politici - vale a dire rendendola inefficace, di fatto, per carenza di risorse.
Vi è poi una questione di merito. Si tratta di giovani professionisti che rappresentano, per le nostre università, per i nostri policlinici, una risorsa straordinaria e qualificata. Ciò nonostante, essi vengono trattati come studentelli quando si tratta di riconoscere i loro diritti mentre, quando si tratta di pretendere l'assolvimento dei loro doveri, non solo vengono trattati come professionisti specializzati di grande qualificazione, ma addirittura vengono mandati ad operare «al fronte», in condizioni di straordinario disagio, anche a risolvere le più delicate questioni di carattere tecnico-sanitario.
Pertanto, credo sia utile un'attenzione ulteriore, egregio sottosegretario, un'iniziativa più efficace che dia dignità a questi lavoratori, i quali sono privi delle più elementari garanzie di assistenza (malattia, ferie, maternità e quant'altro). Oggi sono demotivati, anche perché un po' medici, un po' abusivi, un po' borsisti, un po' delusi, un po' sovrautilizzati, altre volte sottoutilizzati, talvolta sfruttati, più spesso tappabuchi per meglio servire l'utenza dei cittadini. Il ridicolo posto è che il decreto legislativo di recepimento della direttiva europea, che offre davvero dignità e professionalità a queste migliaia di giovani ragazzi medici specializzandi, ha una sola limitazione, si badi bene, una sola, quella della copertura finanziaria, rispetto alla quale ovviamente non bastano ovviamente solo le rassicurazioni del Governo. Noi ci aspettiamo che il Governo su questo faccia qualcosa di più ed abbiamo anche la certezza, attraverso la sensibilità manifestata qui dal sottosegretario Guidi, che questa sensibilità diventi efficacia norma, diventi operatività, diventi una risposta seria, sincera, dovuta a questi giovani specializzandi.
Apprezzo l'intendimento, che lei ha rappresentato, del Governo e per quanto ancor meglio e ancora di più si potrà fare per porre fine ad una vicenda tutta nostra, tutta particolare, tutta fatta di nostre furbizie che mortifica le professioni, che rende disagio ulteriore nel servizio alla salute, alimenta anche una articolazione causidica enorme, che il più delle volte vede soccombente lo Stato italiano; quindi, peraltro, alimenta anche una condizione di disagio finanziario rispetto a quanto viceversa si potrebbe fare. In questo senso, mi sento insoddisfatto nel merito ma straordinariamente consapevole del fatto che il Governo potrà meglio fare attraverso la sua sensibilità.

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Raisi: si intende che abbia rinunciato a replicare per la sua interrogazione n. 3-01950.

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