Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 267 del 18/2/2003
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La seduta, sospesa alle 16,10, è ripresa alle 16,30.

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame dell'articolo 2 - A.C. 3387)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Colleghi, se ritenete, vi prego di affrettarvi.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Capitelli 2.196 e Carra 2.197, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 310
Votanti 309
Astenuti 1
Maggioranza 155
Hanno votato
126
Hanno votato
no 183).

Prendo atto che l'onorevole Lezza non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Titti De Simone 2.92.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, siamo arrivati al cuore della proposta di riforma perché stiamo affrontando esattamente gli aspetti che riguardano il riordino dei cicli. Noi ci contrapponiamo nettamente alla proposta qui formulata dal Governo per una serie di ragioni che rivendicano il ruolo ed il carattere fondamentalmente unitario del sistema scolastico, a partire dalla funzione strategica del primo ciclo, che è quello riguardante la formazione e lo sviluppo dei bambini e delle bambine.
Nella proposta del Governo qui avanzata non solo andiamo verso una frammentazione del carattere unitario del sistema scolastico - che verrà ripresa in modo dirompente, con elementi di esclusione selettivi e classisti, laddove nei passaggi successivi si fa riferimento alla canalizzazione a 13 anni e, quindi, alla divisione tra il percorso dell'istruzione e quello della formazione -, ma anche verso la frammentazione dovuta all'anticipo, tra l'altro facoltativo, delle iscrizioni alla scuola dell'infanzia e alla scuola elementare. Siamo fermamente convinti che si stia cercando di avanzare una proposta del tutto demagogica, che non tiene in nessuna considerazione i tempi e le esigenze dei bambini e delle bambine. Noi siamo nettamente contrari all'anticipo e lo diciamo perché la discrezionalità delle famiglie sull'età di iscrizione non solo metterà nei guai le maestre che si troveranno alunni anche con 18 mesi di differenza di età - che per i più piccoli è un abisso -, ma anche in quanto è un chiaro omaggio demagogico alla volontà sovrana delle famiglie e al criterio della flessibilità a tutti i costi che si vuole inserire anche nel vostro brutto modello di scuola. Si tratta di una flessibilità che, come al solito, diventa «cadornismo»


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verso quelle fanterie - in questo caso riferito al mondo della scuola e alla sua necessità di autogoverno - che dovranno attuare gli ordini cervellotici e le acrobazie del tutto fuori senso degli stati maggiori del ministero. Noi siamo contro questo modello autoritario e di flessibilità che frammenta il ciclo dell'istruzione.
Per questo motivo, alla vostra proposta noi contrapponiamo proposte diametralmente alternative come, ad esempio, quella con la quale proponiamo che la scuola dell'infanzia venga inserita e riconosciuta a pieno titolo nel sistema nazionale dell'istruzione e che l'ultimo anno della scuola dell'infanzia diventi il primo anno di espletamento dell'obbligo.
È una scelta che a nostro avviso sarebbe ormai matura e che avrebbe l'intento di valorizzare un sistema dell'istruzione - quello riguardante l'infanzia -, in cui l'esperienza italiana ha dimostrato di eccellere, salvaguardandone la specificità, i ritmi evolutivi, i bisogni, le esigenze delle bambine e dei bambini. Insomma, questa è una proposta che tende a valorizzare questo segmento e a cui aggiungiamo nella nostra relazione di minoranza l'inserimento degli asili nido nel sistema dell'istruzione nazionale.
Per queste ragioni, naturalmente, ci opponiamo al vostro disegno di frammentazione, di selezione e di flessibilità che verrà pagato dalle famiglie e, soprattutto, dallo sviluppo dei bambini e delle bambine.

PRESIDENTE. Saluto gli insegnanti e gli studenti delle quinte classi dell'istituto tecnico commerciale per geometri di Roseto degli Abruzzi che assistono ai nostri lavori (Generali applausi).
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 2.92, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 354
Votanti 353
Astenuti 1
Maggioranza 177
Hanno votato
151
Hanno votato
no 202).

Prendo atto che gli onorevoli Brusco e Lezza non sono riusciti a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bulgarelli 2.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, con questo emendamento vogliamo proporre la soppressione delle parole «morale» e «religioso». Infatti, gli obiettivi generali di questo disegno di legge, oltreché essere espressi in modo generico, si prestano anche ad un'ulteriore applicazione piuttosto ambigua. Come abbiamo già visto in precedenza, quando abbiamo cominciato l'esame dei vari emendamenti, ci si richiama, in modo troppo poco netto e preciso, ai principi costituzionali. Vi è la parola «anche» che introduce un elemento di ambiguità quando, invece, i principi costituzionali dovrebbero essere il fondamento dell'istruzione e della formazione pubblica e non solo, visto che stiamo trattando del patto fondante, cioè la stessa democrazia. Invece, alle lettere b) ed e) si preferisce far riferimento al conseguimento di una formazione spirituale e morale. È ovvio che si deve pensare alla formazione spirituale, morale e religiosa quando si parla di formazione delle giovani generazioni, ma si tratta anche di capire come poi si declinano questi concetti. Per esempio, come si accentuano l'appartenenza e le radici senza la necessaria, indispensabile apertura all'alterità ed alle differenze? Oggi abbiamo una ministra donna: come si può non sottolineare la necessità, per esempio, di svolgere un ragionamento sulla differenza sessuale? Molto è stato


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prodotto a livello di riflessione e di pensiero teorico da parte, soprattutto, delle colleghe, ma anche dei colleghi - che si sono impegnati in questi anni nella scuola -, i quali si sono interrogati sulla necessità di una pedagogia della differenza. In questo caso, invece, si ignora totalmente il patrimonio di riflessione che emerge, che sgorga vitale dall'esperienza diretta di chi si confronta concretamente con i bisogni, le necessità ed i movimenti nella scuola.
Ci si appella agli aggettivi «morale» e «religioso», senza alcuna articolazione e lasciando il tutto nella massima ambiguità. I valori, invece, che la scuola, a nostro giudizio, è tenuta a veicolare sono quelli che si ispirano ai principi comuni a tutti, in primis a quelli costituzionali.
La formazione morale e quella religiosa ritorna anche laddove si definiscono gli obiettivi della scuola dell'infanzia. È un'espressione che va in una direzione diametralmente opposta alla necessità di integrare sempre di più i bambini e le bambine appartenenti a culture ed a religioni diverse, nonché all'obiettivo prioritario di una scuola pubblica sempre più multietnica, soprattutto per quanto riguarda le fasce più basse di età, e di formare persone capaci di confrontarsi costantemente con gli altri e di mettere in comune, in connessione, a confronto i vari punti di vista.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, preannuncio l'espressione del mio voto contrario sull'emendamento in esame. Vorrei, inoltre, ricordare che i più alti spiriti laici del Risorgimento (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia) vollero inserire all'interno del sistema scolastico l'insegnamento della religione. Ricordo un nome per tutti: Francesco De Santis (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bulgarelli 2.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 386
Votanti 381
Astenuti 5
Maggioranza 191
Hanno votato
144
Hanno votato
no 237).

Prendo atto che l'onorevole Brusco non è riuscito a votare e che l'onorevole Frigato avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Alberta De Simone 2.12.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alberta De Simone. Ne ha facoltà.

ALBERTA DE SIMONE. Signor Presidente, vi è un'esigenza di riflessione sulla scuola dell'infanzia con riferimento all'elemento più allarmante dei nostri tempi, quello della caduta verticale della natalità di cui una delle cause principale è rappresentata dalla difficoltà enorme delle donne di conciliare il loro lavoro esterno con i compiti gravi della riproduzione e della cura.
Vorrei aggiungere che questo elemento produrrà conseguenze molto gravi sul sistema del welfare e delle protezioni sociali, come previsto attualmente. La legge istitutiva degli asili-nido presenta un grave difetto: si tratta, infatti, di un servizio a domanda individuale (non è per tutti, né risulta coperto dalla fiscalità generale). Credo che il problema non possa essere risolto mediante l'istituzione di asili nido aziendali o altre scorciatoie poiché occorre oggi più che mai un asilo nido territoriale che fornisca una risposta all'esigenza delle donne di conciliare il


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lavoro di produzione con quello di riproduzione. Poiché questa è la necessità avvertita oggi, credo vada prevista la diffusione degli asili nido (la vecchia legge per 28 anni non è stata applicata in più di mezza Italia) per scaglioni, cominciando da quello meno costoso, relativo alla fascia di età dai due ai tre anni, per poi scendere a quella da uno a due anni.
Pertanto, anche data la disponibilità di locali su tutto il territorio nazionale e di personale della scuola materna inutilizzato per il crollo delle iscrizioni dovuto alla denatalità, propongo che venga aperta presso la scuola materna, nei luoghi in cui non è stato mai istituito il nido, su decisione autonoma dell'ente locale, condivisa dalla gestione autonoma delle scuole, una sezione nido per la fascia di età dai due ai tre anni.
Volevo spiegare il senso di questo mio emendamento che traduce una mia proposta di legge accompagnata da una relazione esplicativa in merito.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alberta De Simone 2.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 396
Votanti 387
Astenuti 9
Maggioranza 194
Hanno votato
165
Hanno votato
no 222).

Prendo atto che l'onorevole Brusco non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Rusconi 2.202 e Capitelli 2.200.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.

PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei illustrare brevemente le ragioni della nostra proposta complessiva in merito alla scuola dell'infanzia. La legge n. 30, inserendo la scuola dell'infanzia nel sistema nazionale di istruzione e formazione, aveva rappresentato - dico aveva perché stiamo assistendo ad una lenta agonia della legge n. 30 - per questo grado scolastico una grande occasione per qualificare la propria azione formativa.
Intraprendere un'efficace azione di generalizzazione significava elaborare un piano di interventi migliorativi nei confronti di questa scuola e costituire anche un ulteriore sviluppo per la sua affermazione sull'intero territorio nazionale.
Dobbiamo ammettere che questo disegno di legge non accantona la proposta, ma noi temiamo che non sarà applicata, anche perché la generalizzazione è stata lettera morta per ben due anni; infatti, non vi è stata una sola sezione di scuola dell'infanzia in più in questi anni.
Questo disegno di legge riconosce il carattere unitario della scuola dell'infanzia, ma ne indebolisce il profilo pedagogico con artificiose proposte di anticipo. Inoltre, non la riconosce come luogo importante per una prima elaborazione culturale, oltre che per la valorizzazione dell'esperienza ludica del bambino. L'anticipo a due anni e mezzo ne rompe poi l'unitarietà educativa, l'assimila ad una istituzione, - l'asilo nido -, educativa certo, ma ancora concepita come assistenziale, come già prevedeva l'intervento precedente. Tale anticipo avrà conseguenze sul futuro dell'intera scuola dell'infanzia e non solo, perché è destinata a mettere in atto una spinta all'accelerazione dell'apprendimento scolastico a danno del diritto del bambino ad uno sviluppo equilibrato, ad un ambiente educativo pensato e costruito in relazione alle diverse fasi evolutive e rispettoso dei ritmi di apprendimento.


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Tutto questo significa l'anticipazione e la sperimentazione contenute in tale proposta. Come è ovvio, noi chiediamo a tutti di votare per la soppressione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Rusconi 2.202 e Capitelli 2.200, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 399
Votanti 398
Astenuti 1
Maggioranza 200
Hanno votato
167
Hanno votato
no 231).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Grignaffini 2.201.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.

ALBA SASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo a titolo personale per dire che sulla questione dell'anticipo vorrei prendere per buona l'affermazione del ministro. È una facoltà attribuita alle famiglie, ma voi state creando aspettative nelle famiglie alle quali le scuole ed i comuni non potranno far fronte, anche in considerazione dei «tagli» previsti dall'ultima legge finanziaria. L'ANCI lo ha sottolineato più volte: con quali risorse i comuni potranno far fronte alla presenza di bambini di due anni e quattro mesi nelle scuole pensate per bambini più grandi? Noi sappiamo che proprio per questa mancanza di risorse e per le difficoltà organizzative la sperimentazione che voi avete avviato lo scorso anno non è andata bene e voi tacete su questa valutazione.
Non c'è che dire, tre risultati in un solo colpo: distruggere la qualità di quella scuola dell'infanzia che ci viene invidiata nel mondo, illudere le famiglie e far pagare questa scelta ai bambini, ai loro percorsi di crescita.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gambale. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE GAMBALE. Signor Presidente, intervengo a titolo personale e approfitto di questo emendamento per esprimere la mia posizione, che è contraria rispetto a quella del mio gruppo, in riferimento all'anticipo dell'iscrizione. Non ho una posizione ideologicamente contraria, come quella che emerge da parte dell'Ulivo su questo argomento: ritengo sia giusto ed equo offrire alle famiglie la facoltà, la possibilità di mandare a scuola i loro figli anche prima dei tre anni. Credo che le famiglie debbano avere l'opportunità di scegliere quello che è meglio per i loro figli.
Aggiungo anche che oggi i bambini vanno alla scuola statale, comunale, all'età di tre anni, mentre nelle scuole private - spesso gestite da esponenti che fanno riferimento alla nostra cultura - i bambini vengono accolti, a pagamento, anche prima di questa età e credo che ciò non sia giusto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, intervengo a titolo personale. Credo che questo Governo, tra le tante confusioni che sta creando in vari ambiti della vita, ne stia creando anche qui, con conseguenze estremamente gravi. Infatti, mentre viene proposta questa anticipazione dell'ingresso nella scuola materna a bambini che non hanno alcuna possibilità - pensiamo, ad esempio, al controllo sfinteriale - di essere inseriti nell'ambito e negli spazi di una scuola materna, in Commissione affari sociali stiamo elaborando una proposta di legge - all'interno della quale è stato inserito anche un


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disegno di legge del Governo - che va nel senso esattamente opposto, quello cioè di specificare che i servizi per i bambini da zero a tre anni (compresi quindi quelli da due a tre anni) devono avere particolari livelli qualitativi e particolare attenzione.
Credo che questa anticipazione, ovvero iscrivere i bambini con un rapporto tra bambini e operatori estremamente più alto del rapporto «uno a sei» che è previsto per gli asili nido, vuol dire non prestare attenzione alla relazione fra adulto e bambino che, a questa età, è assolutamente indispensabile. Ciò vuol dire, inoltre, comportarsi in maniera scorretta, a mio avviso, nei confronti delle famiglie alle quali evidentemente viene proposto di iscrivere i bambini anticipatamente ad una scuola inadatta, ma che costa meno.
Credo, quindi, che questo non vada a vantaggio dei bambini, ma neanche in aiuto alle famiglie. L'unica soluzione è quella di creare, su tutto il territorio nazionale, degli asili nido di qualità e con un rapporto giusto fra bambini ed operatori adulti e che siano servizi sociali, non più servizi a domanda individuale con i costi altissimi che hanno oggi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.

FRANCA BIMBI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale. Signor ministro, colleghi, non è un motivo ideologico quello per il quale la Margherita e l'Ulivo hanno fatto questa scelta, ma è un motivo che muove da un dibattito scientifico di cui noi abbiamo preso atto. Sostanzialmente, la critica nei confronti dell'anticipo scolastico è la critica verso un approccio troppo rigidamente cognitivo nel rapporto tra bambini e apprendimento scolastico. Noi sappiamo benissimo che si tratta di questo.
È vero, le famiglie devono scegliere ed io stessa sono andata a scuola prima dell'età legale. Il problema però è che, da una parte, c'è la libertà delle famiglie, dall'altra c'è una società che costringe le famiglie a premere sui figli, affinché apprendano sempre più e crescano con l'ideologia del successo (il che poi, chiaramente, conduce i bambini alla depressione, all'iperattività e a non saper sostenere le frustrazioni).
Su questo argomento è in atto un dibattito scientifico ed è per questa ragione che noi scegliamo un approccio più umanistico, più vicino ai ritmi di crescita, a sostegno della diversità dei ritmi di crescita dei bambini e della prima infanzia in generale e rifiutiamo un approccio troppo strettamente cognitivo. Quindi, queste sono le nostre motivazioni e non ci sembrano assolutamente ideologiche.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Francesca Martini. Ne ha facoltà.

FRANCESCA MARTINI. Signor Presidente, onorevole ministro, mi trovo a dover confutare quanto affermato dalla collega, onorevole Valpiana. Infatti, con riferimento alla legge approvata dalla Commissione Affari sociali - di cui sono relatore - in tema di servizi socioeducativi per la prima infanzia, si contempla la fascia di età dai 3 ai 36 mesi perché si offre una gamma diversificata di servizi che riguardano proprio tale fascia di età ancora molto bisognosa di un'offerta diversificata e flessibile.
Per quanto riguarda, invece, la riforma dei cicli, ritengo che l'opportunità di inserire bambini prima dei tre anni sarà assolutamente valutata anche dalle famiglie. È un'opportunità in più. Come già ricordato in Commissione affari sociali durante l'espressione del parere favorevole da parte della Commissione stessa, abbiamo evidenziato che si tratta di una sperimentazione che, in ogni caso, richiederà ovviamente la presenza di personale adeguato per seguire opportunamente questi bambini. Ritengo, dunque, che questo sia un processo importante che va nella direzione della diversificazione e dell'arricchimento dell'offerta, un processo, comunque, seguito e mediato dagli insegnanti, dalle istituzioni scolastiche e dalle famiglie.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, intervengo per ricordare che, con riferimento al provvedimento al nostro esame, non ci troviamo solo di fronte alla possibilità, offerta alle famiglie, di scegliere (è un diritto sacrosanto, come ha riconosciuto il collega Gambale). Offrendo quest'opportunità, legittima in sé, di fatto, si produce una modificazione della strutturazione dell'idea, del percorso e della filosofia della scuola dell'infanzia. Per un'opportunità di una libertà di scelta, si determina la distruzione di quell'elemento nevralgico del sistema formativo che è la scuola dell'infanzia impostata secondo l'idea di percorsi evolutivi umanistici non legati alla logica del successo e della verifica-analisi che ha ricordato la collega Bimbi.

PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini...

GIOVANNA GRIGNAFFINI. In questo settore nevralgico si interviene senza aver acquisito i dati della sperimentazione. Ciò è gravissimo perché, nel caso della rottura di un sistema equilibrato come la scuola dell'infanzia, il vostro richiamo all'efficienza e all'efficacia avrebbe dovuto imporre una valutazione dei risultati, una valutazione delle potenzialità nuove che questi risultati sono in grado di promuovere e non una costrizione per legge di una generalizzazione, di una sperimentazione che distrugge ciò che tutti i paesi europei ci indicano, vale a dire la nostra scuola dell'infanzia.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 2.201, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 409
Votanti 399
Astenuti 10
Maggioranza 200
Hanno votato
167
Hanno votato
no 232).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Titti De Simone 2.111.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone, alla quale ricordo che ha un esaurito i suoi tempi come relatore di minoranza. I tempi verranno conteggiati nei pochi minuti ancora a disposizione del suo gruppo. Ne ha facoltà.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, la ringrazio anche per il suo richiamo così preciso e puntuale.
Vogliamo indicare i nostri elementi di contrarietà, entrando nel merito delle proposte che la riforma introduce con riferimento al primo ciclo del sistema dell'istruzione.
Ci troviamo, sostanzialmente, di fronte ad una cancellazione delle riforme più innovative che il sistema della scuola, per quanto attiene al primo ciclo dell'istruzione, ha prodotto in quarant'anni di scuola pubblica e di processi di democratizzazione della stessa.
Sostanzialmente, mi riferisco alla riforma della scuola elementare: con questo disegno di legge, si completa il progetto di una cancellazione di quella riforma (quindi, anche di un ritorno al maestro unico, al maestro prevalente) e si va nella direzione di una riduzione del percorso di studi universale da tredici a dodici anni che non è per tutti, il che rivela la connotazione classista e selettiva del provvedimento.
Entreremo nel merito nel corso dell'esame. Ci preme sottolineare, in questo momento, quello che per noi è l'elemento di maggiore pericolosità: è in questo primo ciclo che si segna quella scissione


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dei destini sociali che costituisce il cuore della vostra proposta di riforma della scuola, subalterna al mondo del mercato e corrispondente ad un'idea e ad un modello di società che noi contestiamo radicalmente.
Per queste ragioni, naturalmente, invitiamo a votare a favore degli emendamenti proposti dal gruppo di Rifondazione comunista.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 2.111, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 405
Votanti 403
Astenuti 2
Maggioranza 202
Hanno votato
174
Hanno votato
no 229).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Colasio 2.203.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.

PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, vorrei spiegare che questo emendamento sarebbe pienamente accettabile anche in un impianto fortemente antitetico al nostro.
Ricordo all'onorevole Vito che noi dell'Ulivo un impianto l'abbiamo: basterebbe che il collega, ed altri con lui, andassero a leggersi gli emendamenti presentati dalle nostre componenti per capire che una sua proposta l'Ulivo ce l'ha! Inoltre, poiché siamo disponibili a confrontarci con altre proposte, presentiamo emendamenti del tipo di quello che è ora al nostro esame, anche se temiamo di essere destinati a rimanere inascoltati (forse, verrà accettato qualche ordine del giorno...).
Nel testo Moratti, scuola elementare e scuola media sono due entità totalmente separate e talmente disgiunte che non è nemmeno previsto un anno-ponte finalizzato ad un lavoro comune; è addirittura prevista una scansione - uno più due più due - che è molto discutibile e dannosa e, soprattutto, superflua. Era quanto meno auspicabile che ci si astenesse dall'esplicitare un'articolazione a sfondo didattico, per lasciare spazio alla piena applicazione del regolamento di autonomia didattica.
Al contrario, si poteva introdurre qualche parola forte che indicasse un criterio, una linea capace di favorire continuità ed unitarietà del percorso scuola elementare-scuola media. Questa linea ve l'abbiamo suggerita con il nostro emendamento. Diciamo: si parli di ciclo unitario continuo e lo si favorisca tramite la generalizzazione degli istituti comprensivi. Di questo c'è bisogno! Abbiamo dato senso compiuto ad un concetto, appena abbozzata nel testo, che riconosce che c'è un primo ciclo di istruzione comprendente scuola elementare e scuola media; solo che il concetto, se non verrà approvato il nostro emendamento, verrà contraddetto nei fatti.
Noi individuiamo nella generalizzazione degli istituti comprensivi uno strumento per la riduzione del danno: separate pure scuola elementare e scuola media; ma che siano unite nella costruzione di un unico piano di offerta formativa e in un unico curricolo! Avreste potuto almeno fare questo per arrecare minor danno alla scuola!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 2.203, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 398
Maggioranza 200
Hanno votato
171
Hanno votato
no 227).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Villetti 2.208.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, questo è il secondo dei tre emendamenti che noi abbiamo presentato insieme ad Intini e Buemi per compiere un intervento chirurgico sulla delega. La nostra impostazione è rivolta ad assicurare a tutti il diritto ad una istruzione uguale per almeno dieci anni, nonché il diritto alla formazione professionale sino al conseguimento di una qualifica per almeno altri tre anni. Ciò può essere assicurato anticipando a cinque anni l'accesso alla scuole elementare, in essa individuando un periodo di due anni teso al raggiungimento della strumentalità di base.
L'anticipo a cinque anni, onorevoli colleghi, non è una novità; non è una novità nell'ambito del movimento socialista e non è neanche una novità nel dibattito che c'è stato nella sinistra italiana sull'argomento. Voglio ricordare che questa scelta fu fatta dal PSI sotto l'impulso di Codignola nel 1970, e lo stesso Codignola, con un contributo a Rinascita di tre anni dopo, sostenne che la scelta a cinque anni era fondamentale per arrivare ad un corso di studi che consentisse l'uscita a 18. Noi pensiamo questo sia un punto fondamentale.
Siamo avversi, signor ministro - e vogliamo in qualche modo rivolgere al Governo un avvertimento, che è anche un consiglio -, ad un sistema di accessi mobili che porti a differenziare l'età degli alunni nella stessa classe di ben oltre un anno. Questa è una non scelta.
Aggiungo poi che nell'articolo 7 la possibilità di accesso è anche limitata dalle risorse economiche a disposizione. Quindi, ci troviamo di fronte ad una mobilità che è una mobilità di opportunità che riguarda le scelte della famiglia e che riguarda anche le risorse finanziarie. Noi siamo nettamente avversi a questa mobilità. Si faccia la scelta dell'inizio a cinque anni e della conclusione a 18. È una scelta molto importante, molto innovativa, che noi sosteniamo. Queste considerazioni riguardano il secondo emendamento; interverrò successivamente sul terzo, che considero quello più rilevante sulla delega al ministro Moratti.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Villetti 2.208, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 405
Maggioranza 203
Hanno votato
162
Hanno votato
no 243).

Prendo atto che i deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo hanno erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbero voluto esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sasso 2.204, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 406
Maggioranza 204
Hanno votato
170
Hanno votato
no 236).


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Detomas 2.119, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 412
Votanti 410
Astenuti 2
Maggioranza 206
Hanno votato
170
Hanno votato
no 240).

Prendo atto che i deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo hanno erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbero voluto esprimere voto contrario
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Sasso 2.206 e Rusconi 2.207.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rusconi. Ne ha facoltà.

ANTONIO RUSCONI. Signor Presidente, questo è un altro nodo fondamentale della riforma, che è rappresentato dalla proposta di anticipo scolastico a due anni e quattro mesi - vorrei sottolineare dal 30 aprile al 1o settembre - per la scuola materna, e a cinque anni e 4 mesi per la scuola elementare. Non si tratta soltanto dell'infanzia rubata, ma della assurdità presente nel testo circa l'obbligatorietà dell'iscrizione fino al 31 agosto e la facoltatività dell'anticipo a partire dal 1o settembre sino al 30 aprile dell'anno successivo.
Questo non è mai accaduto in nessun paese europeo. La facoltatività di quasi un anno di scelta porterà al risultato che vi saranno bambini di 5 anni insieme a bambini di 7, dunque, con quasi due anni di differenza. Pensate al problema degli enti locali e delle scuole materne paritarie e comunali per quanto riguarda le aule del sonno e per il personale ATA che non viene neppure calcolato nella nota tecnica allegata; pensate al personale ausiliario di sostegno che la legge finanziaria ha già tagliato anche per i disabili certificati dalle ASL.
Vedo che in aula sono presenti il ministro e l'onorevole sottosegretario Aprea. Li invito a leggere i documenti delle ANCI regionali e nazionali nonché l'invito, che le assemblee ci stanno rivolgendo in questi giorni, a rinviare l'applicazione almeno fino al 2004-2005 perché i comuni non sono in grado di affrontare tale impegno.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gambale. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE GAMBALE. Signor Presidente, credo sia evidente che si tratta di una posizione ideologica e non motivata per il fatto che l'Ulivo ha votato a favore dell'emendamento Villetti che prevede l'anticipo per l'inserimento nella scuola a 5 anni e anche a favore dell'emendamento Detomas, Brugger, Bressa e altri che prevedeva di ampliare la facoltà che il Governo propone di iscrivere anticipatamente i bambini a scuola.
Credo, cari onorevoli Bimbi ed altri, che non si tratti tanto di motivi di puro mercato o che vanno contro i valori dell'umanesimo tanto è vero che la stragrande maggioranza delle scuole cattoliche per l'infanzia iscrive nelle loro scuole i bambini di età inferiore ai tre anni. Ritengo che mandare i bambini a scuola a socializzare non sia certamente un'incentivazione alla cultura del successo anzi credo li sottragga all'uso della televisione nelle loro famiglie e nelle loro case. Credo che dare alle famiglie la possibilità - non l'obbligo, la possibilità - di inserire i bambini a scuola anticipatamente faciliti la socializzazione; almeno questa è l'idea che io ho della scuola statale, della scuola italiana (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.

ALBA SASSO. Signor Presidente, qui non stiamo facendo un dibattito pedagogico sull'anticipo o meno: ci sono alcuni favorevoli altri contrari; il problema è un altro: la scuola dello Stato ha le risorse e le condizioni per garantire che questo anticipo che venga fatto nel migliore dei modi e che i bambini e i ragazzi siano accolti a scuola in classi che non vedano la presenza di bambini dai 5 ai 7 anni? Perché questo non funziona.

VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Ci proviamo!

ALBA SASSO. Voglio dire un'ultima cosa. Per quanto riguarda l'anticipo nella scuola elementare, ministro, col finanziamento previsto i comuni potranno sostenere la spesa per 16 mila bambini che compiranno gli anni entro il 28 febbraio; gli aventi diritto sarebbero ottantamila. Lascio a voi pensare cosa succederà una volta riaperte le iscrizioni. Su questo punto la legge torna al Senato. Possiamo sapere se ci sono i soldi per garantire tutti?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Sasso 2.206 e Rusconi 2.207, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 425
Maggioranza 213
Hanno votato
178
Hanno votato
no 247).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 2.205, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 416
Votanti 413
Astenuti 3
Maggioranza 207
Hanno votato
169
Hanno votato
no 244).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Titti De Simone 2.128.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, poiché voi considerate l'istruzione non come un diritto, ma come un bene di consumo (sostanzialmente come una merce) è evidente e quindi consequenziale, che il vostro modello di riferimento soprattutto su un passaggio così cruciale come quello del secondo ciclo dell'istruzione di cui ora trattiamo, sia proprio il mondo dell'impresa.
Voi, cioè, con questa riforma, trasformate l'impresa in scuola, trasformate l'impresa in un luogo formativo, fate della flessibilità e dell'apologia del mercato un riferimento culturale, politico, sociale, al quale la scuola italiana deve, in primis, attenersi.
Tutto ciò rappresenta un disegno, un'idea di scuola totalmente subalterna, come noi crediamo, al mondo del lavoro; questo, del resto, è ben esplicitato nella vostra proposta di divisione, di alternanza scuola-lavoro già a 15 anni, proposta che di fatto abbassa, cosa che non avviene in nessun altro paese europeo, il limite legale previsto per il lavoro minorile. Voi, infatti, prevedete che gli studenti, già a 15 anni, possano svolgere stage e lavori di apprendistato nelle imprese. In tal modo, si riconduce la scuola italiana ad una situazione gentiliana, con un ritorno a


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quando vi erano le scuole superiori quinquennali e quadriennali, con diverse dignità e destini sociali. Questo aspetto della vostra canalizzazione e dei percorsi separati tra istruzione e formazione la dice lunga su quel modello di scuola e di società che volete costruire.
Vorrei però ricordare - mi rivolgo anche ai colleghi del centrosinistra - che sono proprio questi gli aspetti (in particolare quelli che riguardano la divisione del percorso tra istruzione e formazione; l'espletamento dell'obbligo scolastico anche nella formazione professionale; la riduzione del secondo ciclo della scuola superiore) che più si avvicinano a quella riforma voluta dal ministro Berlinguer, ed alla quale egli aveva preparato il paese, e che, per fortuna, il mondo della scuola ha rispedito al mittente.
Noi proponiamo soluzioni concretamente e coerentemente alternative ad un modello che si ispira più ad una concezione della scuola come merce e come luogo subalterno agli interessi del mercato che a quella di una scuola quale momento strategico sul piano dello sviluppo, della formazione, dell'investimento e delle pari opportunità (cioè di quei criteri di uguaglianza sanciti nella nostra Costituzione). Contestiamo con proposte diametralmente opposte le soluzioni prospettate nella riforma Moratti; lo facciamo quando affermiamo che bisogna innalzare l'obbligo scolastico a 18 anni; quando diciamo che l'obbligo scolastico non può essere assolto all'interno della formazione professionale; quando sosteniamo - noi di Rifondazione comunista - che la scuola non è una merce né un'impresa e che la formazione professionale deve esclusivamente seguire un ciclo di istruzione unitario per tutto e per tutti.
Rispetto alla riforma Berlinguer, rispetto alla riforma Moratti, sappiamo che stiamo sostenendo, qui in Parlamento e nel mondo della scuola, una proposta concretamente alternativa al modello proposto. Su tale questione vogliamo rilanciare un dibattito, anche all'interno delle forze dell'opposizione: crediamo infatti che su tali aspetti sia necessario riaprire - a partire dai limiti, dalle contraddizioni esplicitate dalla riforma Berlinguer - un confronto; riteniamo, cioè, sia necessario rimettere in discussione ciò che ieri, con la riforma Berlinguer, è stato avanzato come proposta e che oggi, con l'attuale Governo, rischia di aprire un'autostrada, non semplicemente una passerella, verso un modello di scuola che la vedrebbe totalmente subalterna all'impresa.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 2.128, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 297
Astenuti 127
Maggioranza 149
Hanno votato
22
Hanno votato
no 275).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Villetti 2.211.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, quello al nostro esame è il terzo ed ultimo emendamento che presentiamo per effettuare un intervento, che ho definito chirurgico, sul provvedimento di delega Moratti. Cercherò nel modo più semplice di spiegare il nostro punto di vista sulla questione. A nostro giudizio, devono essere create, per quanto riguarda i giovani e le ragazze, pari opportunità. Siamo del tutto contrari a coloro che pensano che la selezione e la competizione sociale debbano avvenire al di sotto dei 15 anni di età. A nostro giudizio, quindi, tali obiettivi si raggiungono per il


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numero di anni che devono essere svolti, per l'età nella quale bisogna operare scelte che siano differenziate, per l'uguaglianza di istruzione che viene assicurata.
Il problema del sistema di istruzione può essere così sintetizzato: quanti anni di istruzione devono essere obbligatori? Da quale età e fino a quale età si estende l'istruzione obbligatoria? Quali sono l'età ed il livello di studi rispetto ai quali deve iniziare la differenziazione dei corsi? A quale età e con quale livello di studi si può accedere all'istruzione professionale?
La scuola media unica del 1963 è stata una vera e propria rivoluzione del sistema scolastico: otto anni di istruzione uguale per tutti da 6 a 15 anni, inizio della differenziazione degli studi a 14 anni. Oggi, l'idea ugualitaria insita nell'istituzione della scuola media unica deve essere ulteriormente sviluppata. Gli anni di istruzione obbligatoria devono essere complessivamente dieci e sottrarre qualsiasi anno a questo primo periodo significa sottrarlo principalmente alle classi che hanno minor reddito e minore cultura. L'istruzione obbligatoria deve iniziare a 5 anni e terminare a 15 e la differenziazione degli studi deve iniziare a 15 anni, dopo dieci anni di istruzione uguale per tutti.
In via transitoria, abbiamo previsto che si possa prevedere, fino ad una conferenza nazionale convocata dal ministro, l'istituzione di un ginnasio articolato in un indirizzo umanistico ed in un indirizzo scientifico, ma ciò al solo fine di arrivare con la necessaria gradualità all'unificazione per un periodo di dieci anni. L'accesso all'istruzione professionale può avvenire solo se si è conseguito il certificato che attesta gli studi obbligatori per dieci anni, il che implica l'istituzione di corsi di sostegno pomeridiani affinché sia raggiunto tale obiettivo. Non vi devono essere più scuole differenziate fino a 15 anni.
Le scuole elementari dureranno cinque anni, il ginnasio durerà cinque anni, il liceo tre anni, come è previsto dalla legge del 1859, la legge Casati. In questo modo avremo risolto, signor ministro, un problema che ci portiamo appresso da tempo. Non è stato risolto dalla riforma Gentile del 1923, non è stato risolto dalla riforma Bottai del 1939 ed era insito nella legge Casati, l'unica vera grande legge di tutto il sistema di istruzione scolastico ed universitario.
Penso che sulla scuola primaria, sulla scuola di base e sulle pari opportunità si debba essere rivoluzionari, cambiare realmente la situazione e dare a tutti i cittadini la possibilità di emanciparsi, di concorrere, di entrare nel mercato e di affermarsi. Non vogliamo un gioco falsato, ma vero: tutti i fanciulli e le fanciulle devono avere le stesse opportunità nella propria vita (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Villetti 2.211, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 269
Astenuti 154
Maggioranza 135
Hanno votato
26
Hanno votato
no 243).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Colasio 2.210.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rusconi. Ne ha facoltà.

ANTONIO RUSCONI. Signor Presidente, parlo a titolo personale. Con questo emendamento mi sembra venga offerto un contributo serio affinché funzioni lo scambio tra i due sistemi e si eviti la presenza di una scuola di serie A,


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quella dei licei, e una di serie B. Dovremmo, infatti, impedire che, come accade ora, solo il 7 per cento - si tratta di dati ufficiali - scelga il canale della formazione professionale. Appare arduo, dopo i continui tagli alla legge n. 440 del 1997, di cui il Governo è ben a conoscenza, che tale scelta venga incentivata con entusiasmo, stante anche il fatto che già quest'anno numerosi docenti degli IPSIA hanno chiesto il trasferimento ad altri istituti superiori.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 2.210, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 405
Votanti 403
Astenuti 2
Maggioranza 202
Hanno votato
169
Hanno votato
no 234).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Grignaffini 2.209.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.

ALBA SASSO. Signor Presidente, non condividiamo la proposta contenuta in questo provvedimento di canalizzazione precoce, di scelta a 13 anni. Infatti, dai 13 ai 15 anni si acquisiscono e si consolidano proprio quelle conoscenze che permettono di continuare ad imparare, poter passare da un canale all'altro, di accedere alla preparazione al lavoro senza essere penalizzati quando il lavoro cambia e cambia il sapere del lavoro.
Più volte nel nostro dibattito in Commissione si è fatto l'esempio dell'artigiano di Cantù: lì c'è lavoro, e garantiamo ai giovani un accesso veloce al mondo del lavoro. Tuttavia, oggi anche l'artigiano di Cantù, se vuole essere competitivo con l'industria del mobile usa e getta, deve conoscere più matematica, più geometria, più fisica. Quello che si impara negli otto anni della scuola di base non basta più. Assecondare un precoce avviamento al lavoro significa avviare ad un futuro di precarietà e di incertezza.
Continuate a parlare di libera scelta delle famiglie, ma a 13 anni, per una larga parte di bambini, sceglie la condizione sociale delle famiglie. Cosa saranno costrette a scegliere le famiglie dei quartieri spagnoli di Napoli, dello Zen di Palermo, della città vecchia di Bari? Vi sono tante situazioni di assenza di un sistema qualificato di formazione professionale. Ministro, lei conosce bene l'esperienza dei maestri di strada di Napoli, quelli che sottraggono i bambini, le loro intelligenza ed i loro talenti alla povertà delle famiglie, quelle famiglie che già oggi evadono l'obbligo. Provi a spiegare loro che dovranno parlare a quelle famiglie di diritto-dovere e non di obbligo.
Pensiamo che l'istruzione debba essere un bene a disposizione solo di chi se lo può permettere? No, noi pensiamo sia una forma di ricchezza e che spetti al sistema pubblico garantire uguali possibilità per tutti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 2.209, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 422
Maggioranza 212
Hanno votato
179
Hanno votato
no 243).


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bulgarelli 2.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 409
Votanti 398
Astenuti 11
Maggioranza 200
Hanno votato
164
Hanno votato
no 234).

Prendo atto che l'onorevole Pinto non è riuscita ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sasso 2.212, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 419
Astenuti 1
Maggioranza 210
Hanno votato
180
Hanno votato
no 239).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 2.213, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 415
Maggioranza 208
Hanno votato
177
Hanno votato
no 238).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 2.214, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 425
Votanti 417
Astenuti 8
Maggioranza 209
Hanno votato
176
Hanno votato
no 241).

Prendo atto che l'onorevole Mondello non è riuscita ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grignaffini 2.215.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.

PIERA CAPITELLI. Questo emendamento, signor Presidente, ci riporta al problema dell'effettivo rispetto della legge sull'autonomia didattica delle scuole, ma ci riporta anche su una tematica più complessa. Vi è un'operazione fondamentale preparatoria alla discussione di qualunque riforma della scuola: la riflessione sul riordino del sistema dei saperi per l'individuazione del curricolo di base. Invece di curricolo non si parla più in questo disegno di legge. Prendiamo quindi atto che si ritorna irrimediabilmente ai programmi.
Attribuire alle regioni una parte del curricolo significa confermare che si vuole limitare l'autonomia delle scuole. Anche di questo prendiamo atto e non possiamo non dire che parlare di piani di studio personalizzati per noi oggi non significa più niente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.


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ALBA SASSO. Con questa lettera l) del comma 1 dell'articolo 2 si chiarisce bene quello che avevamo già detto in Commissione, cioè come questa legge vada di pari passo con la proposta di devolution già approvata dal Senato. Voi sostenete che la competenza su una parte del curricolo viene affidata direttamente alla competenza regionale. Insomma non sono le scuole ad arricchire il curricolo nel confronto con la cultura locale, ma è il potere politico locale che decide quote di sapere della scuola. Questo è davvero un bel colpo all'autonomia culturale del sistema, all'autonomia delle scuole e dei soggetti e tutto questo a favore di un neocentralismo regionale e di una divisione del sistema unitario in 20 sottosistemi destinati ad aumentare divisioni e differenze territoriali.

PRESIDENTE. L'onorevole Grignaffini ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, ma non posso darle la parola perché ha già parlato sull'articolo 2 e sul complesso delle proposte emendative presentate.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 2.215, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 411
Maggioranza 206
Hanno votato
178
Hanno votato
no 233).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Colasio 2.216 e Capitelli 2.217, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 411
Astenuti 6
Maggioranza 206
Hanno votato
174
Hanno votato
no 237).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Capitelli 2.218 e Colasio 2.219.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rusconi. Ne ha facoltà.

ANTONIO RUSCONI. Intervengo a titolo personale perché vorrei che ci rendessimo conto tutti, in questa Assemblea, che qualora questo emendamento fosse respinto di fatto la riforma umilierebbe l'autonomia degli istituti.
Si insegue un regionalismo antistorico, che richiama la prossima legge sulla devolution, su cui il Governo, il ministro, il sottosegretario Aprea e la maggioranza, in sede di audizione in Commissione, nonostante le numerose richieste, non hanno fornito alcuna risposta in termini di chiarezza. Inoltre, si umilia il riconoscimento alle autonomie locali previsto direttamente dalla Costituzione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Capitelli 2.218 e Colasio 2.219, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 410
Maggioranza 206
Hanno votato
177
Hanno votato
no 233).


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 423
Astenuti 3
Maggioranza 212
Hanno votato
244
Hanno votato
no 179).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Bulgarelli 2.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 416
Votanti 397
Astenuti 19
Maggioranza 199
Hanno votato
158
Hanno votato
no 239).

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