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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 5 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 3387 sezione 4).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, nelle esperienze europee la formazione degli insegnanti costituisce un percorso a sé, distinta dalla formazione disciplinare sic et simpliciter, vale a dire da quella non rivolta all'insegnamento e per ciò prevede contenuti che, al di là dei saperi specifici, comprendono non solo le didattiche disciplinari, corrispondenti ai laboratori, ma anche la didattica generale e la preparazione psicopedagogica nelle scienze sociali.
L'insegnante è un operatore intellettuale culturale e, nello stesso tempo, un educatore che agisce sui processi di crescita dei più giovani, in una società complessa; ciò richiede sia padronanza nella disciplina sia profonda comprensione del ruolo che i linguaggi disciplinari hanno nel contesto sociale e nella costruzione dell'etica pubblica. Si pensi al dibattito sulle frontiere della scienza, della biotecnologia e della ricerca medica sui limiti della vita o alla ricerca per usi militari. Si pensi anche al confronto tra le diverse interpretazioni storiche non solo del passato recente, ma anche delle radici culturali, ad esempio, dell'Europa, in confronto con altri modelli culturali e di civilizzazione. Pertanto, all'insegnante non basta il sapere: occorre anche la capacità critica di riflettere sugli usi sociali e sugli effetti dei saperi che pratica e che trasmette.
Per svolgere il proprio ruolo, inoltre, nella relazione educativa occorre che ciò che l'insegnante sa giunga alla mente razionale ed affettiva delle allieve e degli allievi in maniera tale da suscitare la passione del sapere o almeno la curiosità di capire o almeno il riconoscimento della fatica che si fa per apprendere.
A questo approccio ci riportano i più appassionati tra i nostri maestri, da don Milani a Mario Lodi, passando per una illustre tradizione puerocentrica che ha tra gli antesignani un veneto: Vittorino da Feltre.
A volte capita anche ai professori universitari, anzi più ai professori universitari che ai maestri elementari, che alla competenza nella propria disciplina non corrisponda altrettanta capacità di docenza e di relazione educativa. Per questo occorre chiedere a tutti gli insegnanti, anche nel secondo ciclo, l'umiltà di misurarsi con l'approfondimento di competenze relazionali e psicopedagogiche che, nella maggior parte dei casi, salvo rarissime eccezioni, non sono possedute in natura. Questa non sembra la strada seguita dalla presente proposta di legge - ripeterò spesso «non sembra» - perché noi speriamo che in sede di adozione dei decreti delegati si ritorni su questo impianto. In questa sede si dà per ora alla formazione degli insegnanti una preminente finalità di approfondimento disciplinare. Questa non è una scelta felice, in parte anche perché contraria alla vocazione europea che il ministro rivendica nella sua riforma, ma perché sconfessa l'esperienza delle scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario che, come tutte le esperienze in avvio, sarebbero da valutare bene, monitorare, modificare, ma certo non da cancellare, dopo che faticosamente avevano imboccato la strada dell'integrazione tra conoscenze specifiche, conoscenze psicopedagogiche e tirocinio.
Il paese ha bisogno di insegnanti più formati, formati anche in servizio, formati ad assumersi tutto l'insieme delle responsabilità anche gestionali che la scuola richiede, e per questo anche meglio pagati in relazione alla crescita della loro formazione.
Per questo sarebbe stato bene - lo proponiamo negli emendamenti - che, al di là della pari dignità, la formazione iniziale degli insegnanti fosse anche o almeno di pari durata, dalla scuola dell'infanzia al secondo ciclo, creando reali passerelle in prospettiva anche per il passaggio dai diversi ordini dell'insegnamento. Dunque la proposta di legge sembra rinunciare ad una formazione all'insegnamento vera e propria, soprattutto per i gradi secondari.
È grave, ma lo è di più per il fatto che il tirocinio sembra, ed anche in questo caso speriamo ancora nei decreti delegati, espulso dalla formazione di base, mentre pare chiaramente introdotto soltanto nel postlaurea specialistico.
PRESIDENTE. Onorevole colleghi, vi prego di tenere conto del tempo!
FRANCA BIMBI. Lo si può capire in base al percorso prescelto. Il tirocinio, così come previsto alla lettera e), letta alla luce della lettera d), preannuncia o sembra preannunciare anche una precarizzazione sistematica dei futuri insegnanti,
in quanto con l'abilitazione non si prevede l'insegnamento nelle graduatorie permanenti. Non solo: alla formazione relativa ai ragazzi diversamente abili o a quelli con problemi di apprendimento, non si fa alcun riferimento. Si tratta insomma di un percorso assolutamente tradizionale che propone anche un rapporto ancillare dell'università nella formazione degli insegnanti.
Noi avremmo voluto lavorare per il meglio e per dare una formazione professionale vera e propria a tutti gli insegnanti, voltando pagina con la prospettiva del precariato. Invece siamo costretti a proporre soltanto alcuni emendamenti per il «meno peggio» e speriamo che il paese misuri questo errore anche in base ai risultati che saranno ottenuti (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con questo articolo 5, in riferimento al quale noi abbiamo presentato diversi emendamenti, compreso uno che mira alla soppressione dell'articolo stesso, si conclude la logica di questa riforma nel modo più verticistico possibile.
Infatti, non solo, come purtroppo è successo negli articoli precedenti, in questa riforma viene svuotato il principio di una scuola laica e pluralista a vantaggio di una scuola che deve favorire la formazione - si dice - spirituale e morale; non solo viene introdotto un anticipo differenziato nella scuola di infanzia e nella scuola elementare delineandosi percorsi personalizzati a più velocità nella scuola di base, che ripropongono una scuola per i bravi ed una scuola per chi non ce la fa; non soltanto viene, di fatto, ricreato il canale parallelo della formazione professionale nell'istruzione secondaria superiore - andando nella direzione opposta a quello che dovrebbe essere il primo obiettivo della scuola: offrire più qualità a tutti -, ma in questo articolo viene messo sotto tutela dell'università il mestiere degli insegnanti sia per quanto riguarda la formazione iniziale, sia per quella in servizio, disconoscendo l'autonomia dei professionisti della scuola.
Se infatti è positiva - ed è l'unica cosa che riconosciamo - la scelta prevista nella lettera a) di conferire pari dignità e durata, per tutti i docenti, ai corsi di laurea specialistica, è negativa la soluzione prevista per l'accesso ai ruoli organici del personale docente, che continuerà a riproporre peraltro il precariato e che creerà anche questo precedente di affido alle università delle attività di tirocinio previste nella lettera e) per i contratti di formazione e lavoro, attraverso la gestione di apposite strutture di ateneo. Questo vuol dire non tener conto delle funzioni, delle competenze e della cultura della scuola, che non può essere l'anello terminale, che stipula convenzioni proposte dagli atenei, di decisioni prese dalle università, su un terreno che peraltro non è di sua competenza.
Questa concezione gerarchica del rapporto fra scuola e università non tiene conto dell'assoluta diversità esistente tra di esse e non tiene conto del fatto che l'università non necessariamente ha interesse a gestire queste strutture o ha le competenze necessarie per guidare lo svolgimento delle suddette attività. Il criterio di affidare all'università la formazione in servizio dei docenti annulla in definitiva il principio dell'autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo delle istituzioni scolastiche autonome.
Con gli emendamenti che abbiamo presentato come gruppo dei Verdi e con quelli che abbiamo sottoscritto insieme ai colleghi dell'Ulivo abbiamo cercato di correggere un'impostazione che, però, come abbiamo denunciato dall'inizio, resta assolutamente elitaria.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Martella. Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, lo abbiamo detto in tutti i modi:
questo è un provvedimento profondamente sbagliato. Abbiamo spiegato le ragioni delle nostre proposte ed anche le ragioni del nostro dissenso. Anche l'articolo 5 contiene previsioni normative incerte e confuse, che rischiano di determinare il peggioramento della formazione dei docenti.
Noi siamo convinti che riformare la scuola sia una necessità per rispondere più efficacemente al bisogno diffuso di sapere, per elevare il livello culturale del paese, per rilanciare lo sviluppo e l'occupazione, per rispondere alle sfide delle società contemporanee. Il punto è, però, che questa vostra proposta non è all'altezza di questi compiti: è una proposta regressiva, che rischia di portare il nostro paese agli ultimi posti in Europa, una proposta che, di fatto, riduce la competitività del nostro sistema, abbassa l'investimento sul capitale umano, accentua le differenze fra le classi sociali e i territori, riduce i diritti, le risorse, i docenti, gli operatori scolastici, il tempo scuola, la partecipazione e la partecipazione democratica nel governo della scuola.
State approvando questo testo a colpi di maggioranza, senza alcun confronto con il paese reale, con i docenti, con gli studenti, con le famiglie, un provvedimento che neanche voi siete in grado di sostenere, perché non ha la copertura finanziaria e quando una riforma non ha la copertura finanziaria vuol dire che non è credibile, vuol dire che non rappresenta una priorità per il paese.
È una proposta di legge «manifesto», che contrasta con un altro manifesto, quello della devolution, che si muove in una direzione contraria alle previsioni contenute in questo provvedimento. Oggi ci chiedete di dare una delega al Governo sulla scuola; domani ci chiederete di dare la competenza esclusiva, sui temi fondamentali relativi alla scuola, alle regioni. Ma con i manifesti non si governa, e non c'è che da essere preoccupati.
La nostra preoccupazione si conferma anche nell'affrontare le norme contenute nell'articolo 5, con le quali, di fatto, si determina il peggioramento della formazione iniziale degli insegnanti, che è invece un punto fondamentale ai fini della qualità complessiva del sistema scolastico. Questo punto non è affrontato adeguatamente: l'articolo 5 non risponde alle reali esigenze e ai reali problemi.
Noi riteniamo necessario, invece, rivalutare il ruolo professionale e sociale degli insegnanti, anche attraverso l'adeguamento dei loro stipendi, come avviene negli altri paesi europei. Ma le politiche che il Governo sta determinando hanno solamente creato un peggioramento delle condizioni degli insegnanti: nessun investimento, solo una pesante riduzione degli organici, la precarizzazione dei rapporti di lavoro, la riduzione delle immissioni in ruolo, un atteggiamento contraddittorio, confuso, sulle graduatorie permanenti.
Non avete compiuto alcun passo in avanti rispetto al contratto degli insegnanti! State ponendo in una situazione di incertezza migliaia di lavoratori ATA.
Infine - è ancora più grave - state seriamente pregiudicando la libertà di insegnamento nella scuola del nostro paese. Questo, onorevole sottosegretario - mi dispiace che non sia presente il ministro - sono le scelte per le quali il vostro ministero si è fin qui caratterizzato.
PRESIDENTE. Onorevole Martella...
ANDREA MARTELLA. Mi avvio alla conclusione, signor Presidente, ricordando che, con l'articolo 5, vediamo abbandonare quelle esperienze positive di integrazione tra scuola ed università. Di fatto, vengono smantellate le scuole di specializzazione. Si prospetta una formazione esclusivamente teorica, priva di ogni intreccio con il sapere professionale della scuola. Si introduce un percorso pericoloso di chiamata diretta degli insegnanti. Con le nostre proposte emendative abbiamo voluto dare pari dignità e durata, per tutti i docenti, al percorso di formazione universitaria ed abbiamo indicato la necessità di sgombrare il campo da quella formula equivoca del Governo riguardante la laurea specialistica.
La prospettiva che indichiamo è quella di recuperare l'esperienza delle scuole di specializzazione come centri finalizzati all'insegnamento perché hanno potuto rappresentare fino ad ora un'esperienza significativa da tenere in considerazione, il luogo d'incontro reale tra la scuola e l'università. Crediamo sia necessario che nella scuola vi siano insegnanti competenti, responsabili, liberi, con alto senso della propria funzione; la funzione di grande responsabilità che è data agli insegnanti per trasmettere la conoscenza deve essere sostenuta e valorizzata.
Purtroppo, nulla di ciò è previsto nell'articolo 5 ed anche per queste ragioni il nostro dissenso a questo provvedimento è particolarmente grave in questo punto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Titti De Simone, alla quale ricordo che ha un minuto di tempo a sua disposizione. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, la prima cosa che è necessario dire con riferimento all'articolo 5 è la seguente: la normativa relativa alla formazione dei docenti, a nostro avviso, dovrebbe trovare collocazione in un altro provvedimento e non, quindi, in un testo di legge delega che, tra l'altro, prefigura elementi di indebita interferenza - lo abbiamo ricordato nel corso di altri interventi - soprattutto per quanto riguarda le materie relative alla contrattazione, al reclutamento, allo stato giuridico degli insegnanti. Le nostre contrarietà, dunque, sono di metodo e di merito rispetto all'articolo 5.
Con riferimento alle questioni di merito, vogliamo sottolineare sostanzialmente che per l'insegnamento non è sufficiente una laurea, per quanto specialistica, di sola natura disciplinare e con carattere esclusivamente contenutistico. È necessaria, invece, una speciale formazione degli insegnanti che preveda specifici elementi metodologici (anche con riferimento all'insegnamento di sostegno) e specifici tirocini. Di conseguenza, è nostro interesse specificare - lo abbiamo fatto attraverso le proposte emendative che questa maggioranza ha respinto - un aspetto: quando si parla di laurea specialistica si deve utilizzare una dizione che faccia esplicitamente riferimento alla formazione degli insegnanti. Vogliamo evitare - come, invece, qui si sta facendo - che per la formazione per l'insegnamento alla scuola elementare...
PRESIDENTE. Onorevole Titti De Simone...
TITTI DE SIMONE. ...si torni al titolo di studio di durata diversa - tipo il diploma magistrale - con relative ricadute anche sul piano contrattuale e retributivo.
Siamo contrari al numero chiuso, al contingentamento del reclutamento, al sistema di rigidità che va verso una riduzione del personale (Dai banchi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale si grida: «Tempo, tempo, Presidente!») che sempre è sinonimo di dequalificazione - state calmi colleghi - come, del resto, denotano tutti i provvedimenti fin qui adottati dal Governo, anche con riferimento alla legge finanziaria.
PRESIDENTE. Onorevole Titti De Simone...
TITTI DE SIMONE. Ci sarebbe bisogno di certezza di norme e di rispetto dei diritti acquisiti per gli insegnanti, soprattutto per i precari storici, di quella certezza di norme, di quel rispetto dei diritti acquisiti che, invece, voi andate togliendo giorno per giorno.
PRESIDENTE. Se si tratta di una persona così cortese, che non disturba quasi mai e che non parla quasi mai, concederle un minuto in più non è un problema. Non esageriamo nell'essere fiscali!
Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 5 e sulle proposte emendative ad
esso presentate, invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere della Commissione.
ANGELA NAPOLI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, il parere della Commissione è contrario su tutte le proposte emendative presentate all'articolo 5, fatta eccezione per gli emendamenti Colasio 5.67, Bindi 5.68 e Grignaffini 5.75: invito i presentatori a ritirare questi ultimi ed a trasfonderne il contenuto in eventuali ordini del giorno.
PRESIDENTE. Il Governo?
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore per la maggioranza.
PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Titti De Simone 5.8, Grignaffini 5.60 e Volpini 5.61, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 412
Maggioranza 207
Hanno votato sì 181
Hanno votato no 231).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grignaffini 5.62.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, considerato che abbiamo presentato un emendamento soppressivo dell'articolo 5, voglio segnalare all'onorevole Vito che ci siamo fatti carico di indicare le nostre proposte. Con questo emendamento, ci preoccupiamo, contestualmente, della formazione iniziale dei docenti e del sistema di reclutamento.
In tutti i paesi del mondo, le procedure di formazione dei docenti vengono disciplinate congiuntamente con quelle di reclutamento. L'esame conclusivo del corso biennale di specializzazione a numero programmato, a cui si accede dopo la laurea triennale previa selezione, che noi proponiamo, deve avere valore concorsuale. Le normative attuali sulle graduatorie e la loro opinabile applicazione, con i conseguenti ricorsi e controricorsi, hanno contribuito a determinare situazioni difficilmente gestibili, che tutte le parti politiche e sindacali chiedono di chiarire.
Ci è sembrata fondamentale un'adozione contestuale di norme a regime, basate sull'abilitazione universitaria ed il pieno valore concorsuale dell'esame finale, e di norme transitorie atte a tutelare i diritti acquisiti. Circa il regime transitorio, ci è parsa ragionevole un'ipotesi che destini, inizialmente, il 50 per cento dei posti ai «vecchi», cioè agli inseriti in graduatorie che, da permanenti, diventerebbero ad esaurimento, ed il 50 per cento (con progressivo aumento fino al 100 per cento) all'abilitazione universitaria. Quest'ultima quota determinerebbe il numero programmato dei posti per l'accesso alle scuole di specializzazione. Proponendo questa soluzione, pensiamo di dare una risposta di prospettiva al personale oggi precario e dal futuro confuso.
Siamo molto lontani dalle posizioni velatamente espresse in questo disegno di legge delega che tanto fa intendere e poco definisce e che prospetta la chiamata diretta dei docenti da parte delle scuole. Nel vostro testo dell'articolo 5 non è chiaro se la chiamata avverrà sulla base di una graduatoria né si capisce come e se saranno formate graduatorie. Crediamo che si voglia cambiare radicalmente un sistema di reclutamento che, certo, è troppo complicato, ma è anche fatto di regole e di diritti, a favore di un sistema molto semplice, certo, ma che lascia il potere decisionale alla discrezionalità
delle scuole. In questo modo, verrebbero legittimate assunzioni di tendenza, non solo nella scuola paritaria, ma anche in quella pubblica.
I prossimi progetti di legge che perverranno al nostro esame, in quest'aula (e che, forse, saranno approvati) riguarderanno i buoni scuola ed il gioco sarà fatto: addio al sistema pubblico di istruzione!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 5.62, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 419
Votanti 414
Astenuti 5
Maggioranza 208
Hanno votato sì 184
Hanno votato no 230).
Prendo atto che l'onorevole Carbonella non è riuscito a votare.
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