Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 463 del 6/5/2004
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Sull'ordine dei lavori.

ETTORE ROSATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, impiegherò soltanto un minuto per ricordare un evento accaduto il 6 maggio del 1976.

PRESIDENTE. Invito i colleghi a prestare attenzione, poiché il collega Rosato sta ricordando i tragici avvenimenti che si verificarono in Friuli tanti anni fa e che sconvolsero la nazione.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, non occorse molto tempo, alla gente friulana, per reagire alla tragedia provocata dal terremoto che, il 6 maggio del 1976, alle ore 21,06, sconvolse il Friuli, uccidendo mille persone e lasciandone centomila senza casa.
Io ero un bambino: avevo otto anni. A Trieste, sentimmo le scosse, fortissime. Ricordo la paura ed il terrore della gente, che scappava fuori di casa. Ricordo le notti passate in macchina. Ma da noi, a pochi chilometri dai luoghi dove interi paesi venivano rasi al suolo, ci fu solo paura.
Una scossa del nono grado della scala Mercalli, della durata di 50 secondi, rase al suolo paesi pieni di vita, uccidendo intere famiglie. I centri più colpiti furono Maiano, Buia, Gemona, Osoppo, Magnano, Artegna, Colloredo, Tarcento, Forgaria, Tenzone, Bordano, Vito d'Assio e moltialtri paesi della Pedemontana, dove più della metà delle abitazioni venne distrutta.
Sull'orrore di quelle macerie e di una terra che continuò a tremare a lungo, fino alla metà di settembre, le popolazioni colpite gettarono, con caparbietà, forza di volontà, tenacia e passione tipica delle genti friulane, tutte le loro energie, per iniziare una ricostruzione che fu rilancio economico, sociale e produttivo: il «modello Friuli», è stato l'esempio di una ricostruzione che è diventata anche oggetto di studio in Italia ed all'estero.
Il Presidente della Repubblica, il 25 febbraio del 2003, ha voluto ricordare, assegnando una medaglia al merito civile alla regione Friuli-Venezia Giulia e ai 45 comuni disastrati, proprio questa grande capacità collettiva di spirito civico e di forza morale. E questo suo gesto, a 27 anni di distanza, ha suscitato emozione e ricordo commosso nei sopravvissuti, negli amministratori dell'epoca, nei tanti che hanno ancora quella tragedia negli occhi.
Ritengo importante che oggi il Parlamento, a 28 anni di distanza, non dimentichi la tragedia di quelle genti e la solidarietà che ne scaturì, quale esempio di un paese che, anche nei momenti più difficili, sa trarre occasione per ricostruire con spirito di unità (Applausi).

PRESIDENTE. Onorevole Rosato, la ringrazio, anche a nome dei colleghi che hanno applaudito al suo intervento, con il quale lei ha ricordato il comportamento della popolazione friulana, un esempio, nel dolore, che indica come le qualità si dimostrano proprio nel momento in cui vengono stimolate dalla più dura delle emergenze.
Sono lieto di avere accettato la sua richiesta e le sono grato per aver ricordato questo episodio nell'aula del Parlamento italiano, un'aula nella quale i valori, i diritti e le sofferenze dei cittadini dovrebbero essere sempre tenuti presenti (Applausi).


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Sospendo la seduta, che riprenderà alle 15 con lo svolgimento di interpellanze urgenti.

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