Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 463 del 6/5/2004
Back Index Forward

Pag. 24


...
(Iniziative per monitorare sul territorio nazionale la corretta applicazione della normativa relativa al regime di esclusività di rapporto nelle strutture ospedaliere pubbliche - n. 2-01180)

PRESIDENTE. L'onorevole Trupia ha facoltà di illustrare l'interpellanza Bindi n. 2-01180 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 2), di cui è cofirmataria.

LALLA TRUPIA. Signor Presidente, le ragioni della nostra interpellanza sono note. Si tratta di fatti molto gravi. Il 26 aprile scorso è stato arrestato dai carabinieri il primario del reparto di otorinolaringoiatria dell'ospedale San Bortolo di Vicenza.
Egli è accusato di comportamenti ed atti gravissimi che, qualora fossero accertati, rischiano di gettare davvero discredito su tutta la sanità pubblica, anche in modo ingiusto. Con questa interpellanza urgente ci domandiamo il motivo per cui - qualora tali fatti fossero veri - in questi anni nessuno abbia vigilato ed effettuato i doverosi


Pag. 25

controlli. Le accuse sono gravissime: si tratta di concussione, corruzione, truffa aggravata, falso in scrittura privata, rivelazione di segreti d'ufficio, e chi più ne ha più ne metta. Sono fatti su cui indaga la magistratura, che naturalmente deciderà in piena autonomia.
Non voglio entrare nel merito, ma vorrei sottolineare un aspetto. Premetto che, comunque, è motivo di gravissimo allarme che tali fatti - se sono realmente accaduti - si siano potuti verificare in un ospedale che, fra l'altro, è elogiato da tutti, a cominciare dal ministro Sirchia, che poco tempo fa lo definì un fiore all'occhiello.
Si tratta di un grande ospedale con 3.800 dipendenti, 539 medici, 54 primari; in pratica, è quasi un paese che, ogni anno, effettua 53 mila ricoveri e 4 mila prestazioni. Ci si domanda come siano potuti accadere fatti così gravi, se gli stessi saranno accertati.
Allora, sottosegretario Cursi, è davvero urgente e legittimo acquisire informazioni al riguardo da parte del Parlamento e, soprattutto, fare ciò che è doveroso, ossia indagare anche attraverso le competenze proprie delle autorità pubbliche. Ciò al fine di colpire chi sbaglia, ma soprattutto - questo ci interessa - per prevenire e per far sì che in futuro fatti di così elevata gravità non possano accadere.
Questi fatti sono, dal nostro punto di vista, la spia della carenza di controlli da parte di una pluralità di soggetti che avrebbero dovuto vigilare. Li nomino: la direzione generale sanitaria (oggi, la stessa afferma di non sapere nulla: ma come poteva non sapere?), la regione e lo stesso ministro. È possibile che nessuno sapesse niente? Questo è l'interrogativo un po' angoscioso che ci poniamo e che le poniamo. È possibile che un primario, titolare di un contratto di esclusività intra moenia presso un ospedale, possa avere rapporti con altre strutture private, essendo autorizzato a fare ciò e, per di più, nell'orario in cui avrebbe dovuto esercitare in ospedale? È normale che nessuno si sia accorto di niente e che nessuno si sia reso conto che in quel reparto le liste d'attesa non solo non si riducevano mai, ma si allungavano sempre e che alcuni pazienti potevano uscire da quelle liste o entrarvi a piacimento, a scelta di un primario e all'insaputa di tutti gli altri? Lo chiedo anche a lei, signor sottosegretario.
Già questi fatti, se accertati (a prescindere dall'accertamento dei reati di concussione, corruzione, e così via), basterebbero a denunciare una costante mancata applicazione del decreto legislativo n. 229 del 1999. Tale decreto legislativo prevede che il volume di attività libero-professionale di ogni medico debba essere proporzionale al suo impegno ad abbattere le liste d'attesa nella propria attività. Peraltro, questa norma (l'articolo 3) è contenuta nello stesso contratto di lavoro dei medici. Questo provvedimento non è stato applicato! La prima applicazione dello stesso consentiva, in assenza di strutture idonee nello spazio pubblico, l'utilizzo per l'attività libero-professionale dello studio privato del medico; era anche possibile che l'USL stipulasse convenzioni con strutture private per l'attività di ricovero. Questa attività, però, doveva essere fatturata alla luce di precise tariffe (tra l'altro, l'USL dovrebbe trattenere parte di quegli importi). Tutto è documentato e nessuno sapeva niente!
Si trattava in sostanza, per quanto riguarda l'applicazione della legge, di una fase transitoria che, tuttavia, doveva avere fine, dovendosi concludere entro lo scorso anno. Il termine è stato invece prorogato anche perché alcune regioni, tra le quali - sottolineo questo aspetto - anche il Veneto, non hanno utilizzato quei 3 mila miliardi di vecchie lire che il Governo Amato stanziò per adeguare le strutture pubbliche allo svolgimento dell'attività libero-professionale dei medici. Questo Governo si è adoperato moltissimo perché la riforma sanitaria che ha introdotto l'esclusività di rapporto e l'attività libero-professionale non fosse applicata nel territorio nazionale, dal momento che andava in ogni caso effettuata una controriforma, che portasse ad una privatizzazione della sanità e ad una svalutazione della sanità pubblica.


Pag. 26


Queste sono le ragioni politiche ed ecco dunque anche le responsabilità di questo Governo. In questi anni, con la collaborazione delle regioni dirette dal centrodestra, voi avete perso un'occasione d'oro, ma purtroppo l'hanno persa anche i cittadini italiani, per cominciare a risanare almeno moralmente, ma anche dal punto di vista dell'efficienza, la sanità pubblica italiana. Fra l'altro, si sono sprecate molte risorse e si sono operati «tagli» alla sanità pubblica (per la precisione 600 milioni di euro al fondo sanitario veneto ed almeno 40-50 milioni di euro per Vicenza). Così ogni medico è costretto ad arrangiarsi.
Anzi, con l'emendamento che è stato presentato dalla senatrice Casellati di Padova (quindi la stessa città del dottor Soranzo) e che è stato approvato dal Senato, si restituiscono i privilegi ai furbi e si penalizzano ancora una volta i cittadini, ma anche tutti quei medici, e sono la maggioranza, che avevano accolto la riforma cosiddetta Bindi e si sacrificano per la «buona» sanità.
Signor rappresentante del Governo, le chiediamo quindi quali misure intenda adottare il Ministero. La V commissione regionale del Consiglio veneto, su sollecitazione del centrosinistra, ha avviato finalmente, anche se con grande ritardo di fronte a questi gravi fatti, una serie di indagini su alcune USL campione in Veneto.
Le chiediamo, tuttavia, come intenda vigilare e controllare nel resto del territorio nazionale affinché il decreto legislativo n. 229 del 1999 sia correttamente applicato, al fine di rendere migliore ed efficiente la sanità pubblica (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la salute, onorevole Cursi, ha facoltà di rispondere.

CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in merito all'interpellanza in esame è doveroso precisare che l'episodio riportato rientra nell'ambito di funzioni ed assetti organizzativi propri dell'autonomia dell'azienda ospedaliera, alla quale compete, sotto la vigilanza dell'autorità regionale, anche la corretta applicazione delle norme contrattuali che regolano l'esclusività del rapporto della dirigenza medica.
Il suddetto episodio non sembra poter costituire un efficace e significativo parametro di valutazione dell'attuazione di norme, di tipo amministrativo e a carattere generale quali quelle sopracitate; si tratta piuttosto di una fattispecie a rilevanza penale, come è dimostrato dall'istruttoria condotta dal giudice delle indagini preliminari, che ha comportato anche l'adozione della misura cautelativa dell'arresto.
Singoli e circoscritti fatti criminosi non possono invalidare il regime di esclusività, previsto dal decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 che, nella sua concreta attuazione, ha raccolto la quasi totalità di adesioni da parte della componente medica.
Per quanto riguarda il Ministero della salute, si precisa che la competente direzione generale ha assunto le relative informazioni presso la regione Veneto; si è appurato che il servizio ispettivo regionale ha avviato un'indagine amministrativa sulla vicenda, per far luce sui fatti contestati al professionista in questione.
Le conclusioni risultanti dal procedimento ispettivo saranno comunicate dalla suddetta direzione all'organo di vertice politico.
È pur vero che le numerosissime e a volte contraddittorie disposizioni dei contratti, degli atti regionali e delle singole aziende hanno potuto agevolare, in assenza di controlli efficaci da parte delle regioni e delle aziende sanitarie, interpretazioni permissive, con un uso distorto delle varie opportunità messe a disposizione del professionista sanitario.
Peraltro, tale situazione, che non è comunque generalizzata, può essere superata proprio attraverso un'intelligente revisione degli istituti introdotti con la riforma del 1999.


Pag. 27


Non sono in alcun modo tollerabili i gravissimi comportamenti, come quello denunciato dagli onorevoli interpellanti, che conducono a mettere in dubbio l'eticità del sistema pubblico nel suo complesso. Il Ministero della salute e gli assessori regionali alla sanità hanno più volte affrontato tale problematica; le soluzioni relative al sistema dei controlli finora adottate dalle regioni hanno dato risultati apprezzabili solo nel breve periodo.
Ferma la necessità di attendere comunque l'esito del procedimento penale instaurato in relazione al caso citato dagli onorevoli interpellanti, il Ministero della salute desidera assicurare che, nell'ottica di perseguire una linea di fermo rigore nel contrastare qualsiasi fenomeno di violazione delle norme in materia di esclusività del rapporto della dirigenza medica, adotterà, concordemente con le autorità sanitarie regionali, le soluzioni più idonee per la corretta applicazione del decreto legislativo n. 229 del 1999.

PRESIDENTE. L'onorevole Bindi ha facoltà di replicare.

ROSY BINDI. Signor Presidente, più che invocare le parole di rito «soddisfatta» o «insoddisfatta» vorrei dichiararmi sorpresa della risposta del Governo per due motivi. Innanzitutto, il Ministero si è sostanzialmente sollevato da ogni responsabilità: così non è, come sa bene il sottosegretario Cursi, e cercherò di dimostrarlo. In secondo luogo, sono sorpresa di aver sentito da parte del sottosegretario una sorta di apprezzamento positivo nei confronti di una riforma che, invece, da tre anni a questa parte, il Governo denigra e nei confronti della quale annuncia e presenta ripetutamente emendamenti in sede di legge finanziaria e di decreti-legge in via di conversione.
Dunque, sentire che il Ministero dichiara di adoperarsi perché il suddetto decreto legislativo sia ben applicato mi fa pensare che la prossima settimana, quando la Camera dovrà convertire in legge il decreto-legge sulle emergenze sanitarie, il Governo terrà un atteggiamento disponibile nei confronti dell'opposizione. In tale provvedimento, infatti, per una bizzarria regolamentare del Senato, è stato approvato un emendamento che di fatto distrugge il decreto legislativo n. 229, e l'opposizione farà di tutto per sopprimere tale modifica.
Per quanto riguarda il primo punto, torno a ripetere che il Governo non può sollevarsi dalle responsabilità. Ci troviamo di fronte ad un caso che affidiamo alla magistratura: vi sono risvolti penali che - come ha detto la collega Trupia - sarà la sede giudiziaria ad accertare. Tuttavia, è evidente che quel comportamento illecito è potuto maturare a fronte di relazioni all'interno dell'azienda sanitaria e dell'ospedale di Vicenza che sicuramente non sono state oggetto di controllo. Il decreto legislativo n. 229 ed il contratto che seguì a tale decreto non sono stati correttamente applicati, né si è fatto nulla perché lo fossero. La prima responsabilità è della direzione generale, della direzione sanitaria, e la seconda grande responsabilità è delle regioni. Tuttavia, vi è anche una precisa responsabilità del Ministero. Si trattava di applicare una riforma strutturale impegnativa per i medici, perché cambiava la loro vita, e per il sistema sanitario che in quella circostanza ha investito ben 3 mila miliardi in più nel rinnovo del contratto. Il Ministero avrebbe dovuto innanzitutto accertare che le regioni adottassero provvedimenti di regolamentazione a livello regionale.
Da un'indagine conoscitiva condotta dalla competente Commissione parlamentare risulta infatti che molti di questi regolamenti non sono mai stati adottati dalle regioni e che il Ministero non ha mai richiamato le regioni, nonostante tale adempimento rientrasse nelle loro competenze per disposizione di quello stesso decreto legislativo ed ormai anche in base al nuovo titolo V della Costituzione. Risulta, altresì, che il Ministero non abbia svolto azioni di sollecitazione affinché venissero davvero investiti, dalle regioni, quei 3 mila miliardi che furono messi a disposizione dal Governo Amato per adeguare


Pag. 28

le strutture sanitarie pubbliche ai fini dell'esercizio dell'attività libero-professionale dei medici. È evidente infatti che quello che è accaduto si è potuto verificare proprio perché siamo nel regime transitorio di prima applicazione di quella normativa. Peraltro, si è consentita una prima fase (transitoria) perché si trattava di una riforma radicale del sistema sanitario, ma il Governo anziché impegnarsi a far sì che quella fase fosse più breve possibile, in realtà non ha fatto nulla ed ha, anzi, prorogato la possibilità di un'attività libero-professionale dei medici da svolgersi negli istituti privati e nelle cliniche eventualmente convenzionate con l'azienda sanitaria locale.
È chiaro che il Governo non si è adoperato affinché questa normativa fosse correttamente applicata. Ma è andato oltre - questo è l'aspetto più grave che ci porta ai giorni nostri - dal momento che per tre anni si è parlato dell'indispensabile controriforma rispetto al decreto legislativo n. 229 del 1999, affermando che esso rappresentava la tomba per i medici italiani e che bisognava restituire la libertà ai medici, i quali erano stati ridotti - uso le parole del ministro Sirchia - a pubblici dipendenti, come se questo fosse uno scandalo ed una vergogna. Non si è fatto nulla per capire la novità di un Servizio sanitario nazionale pubblico che consentiva la piena soddisfazione dei professionisti perché in grado di offrire, in quanto servizio pubblico, anche prestazioni in regime privatistico, il che era ritenuto da tutti la vera innovazione dei sistemi pubblici. Si sono lanciati sempre segnali contraddittori, da questo punto di vista, determinando in qualche modo una cattiva applicazione di quel decreto legislativo, fino a produrre, in relazione al regime contrattuale previsto dal decreto legislativo n. 229, degli effetti distorsivi esattamente opposti agli obiettivi che la normativa si poneva e che il regime contrattuale stesso prevedeva (con l'impegno dell'85 per cento dei medici italiani che avevano scelto l'esclusività di rapporto e l'esercizio dell'attività intra moenia), primo fra tutti l'abbattimento delle liste di attesa. Al riguardo, parla chiaro un comma dell'articolo 15 del decreto legislativo n. 229 del 1999 e parla chiaro il contratto, laddove prevede che ciascun professionista potrà svolgere attività libero-professionale intra moenia proporzionalmente al suo impegno, che verrà controllato dalla direzione sanitaria, nell'abbattere le liste di attesa della propria attività istituzionale. Ebbene, cosa faceva il primario di Vicenza? Egli usava le liste di attesa per poter gonfiare la propria attività libero-professionale, introducendo in tutto questo anche degli elementi gravissimi, quali i pagamenti, come l'atto di denuncia contiene.
Tutto questo perché le direzioni sanitarie, le regioni e il Ministero, anziché fare la fatica di controllare e di applicare correttamente la normativa, hanno fatto sì che si arrivasse a degli effetti distorsivi, per poi giustificare la controriforma, contenuta da ultimo nell'emendamento presentato dalla senatrice Casellati, ma anche in tanti emendamenti presentati dal Governo in questi anni e sempre bocciati da quest'Assemblea, anche con il contributo della maggioranza che non era in aula (vi ricordo la legge finanziaria del 2001).
Ora siamo ad un punto nel quale si consentirà ai medici italiani di tornare di fatto ad un rapporto non esclusivo, per cui anche un responsabile di struttura, un primario di dipartimento, di struttura semplice o complessa, ogni anno potrà scegliere, pur essendo investito di importanti responsabilità (oggi anche in materia di bilancio, oltre che di attività professionale e medica), di essere in rapporto non esclusivo e quindi di svolgere tranquillamente la sua attività professionale, come e dove vuole.
È evidente che la Guardia di finanza ed i carabinieri, pur controllando la situazione, non riusciranno a trovare alcun sintomo di comportamenti penali illeciti, perché ciascuno potrà fare quello che vuole. Questa, tuttavia, non è libertà; questo non è un modo per restituire dignità all'attività dei medici o per rafforzare il servizio pubblico, ma una strada, come affermato precedentemente dalla collega Trupia, per restituire privilegio a pochi e


Pag. 29

per mortificare i tanti che, in questi anni, hanno scelto il rapporto di esclusività.
Negli ultimi tre anni, i medici italiani hanno scioperato ben quattro volte per chiedere la corretta applicazione di quel decreto legislativo, perché hanno capito che i loro legittimi interessi sono tutelabili se si tutela e si assicura l'interesse generale del rafforzamento del servizio sanitario nazionale. Se ciò non si verificherà, non vi sarà nemmeno il rispetto della loro dignità professionale.
Spero che il ministro ed il sottosegretario si possano recare la prossima settimana in Commissione per discutere del decreto succitato, aiutandoci a modificare la controriforma introdotta al Senato che, certamente, rappresenterà un modo per legittimare il comportamento di quel primario, per mortificare tanti medici italiani e, soprattutto, per indebolire il servizio sanitario nazionale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

Back Index Forward