Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 463 del 6/5/2004
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(Violenze subite da donne detenute in Iraq - n. 2-01187)

PRESIDENTE. L'onorevole Dameri ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01187 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 5).

SILVANA DAMERI. Signor Presidente, quando, negli ultimi giorni della scorsa settimana, siamo rimaste colpite dalla terribile denuncia delle violenze e degli stupri consumati nel carcere di Abu Ghraib, non era ancora emerso tutto l'orrore del «carcere della vergogna» che, in questi giorni, viene sbandierato davanti agli occhi del mondo e sul quale si è soffermata, prima di me, l'onorevole Deiana.
La drammaticità dell'appello che le donne detenute avevano lanciato dal «buco nero» di Abu Ghraib non poteva non essere immediatamente colta. Nell'interpellanza a mia prima firma riportiamo il testo del messaggio che le detenute hanno fatto pervenire all'esterno in modo fortunoso. Esso diceva: «Siamo incarcerate nel settore nord, attaccate il carcere e ponete fine alla nostra vergogna o, se non potete farlo, per amore dell'altissimo, dite a chiunque sia in grado di aiutarci di intercedere per noi o farci pervenire durante gli incontri una certa quantità di pillole anticoncezionali. Che Allah e i patrioti iracheni possano mettere fine al nostro supplizio». Questo appello è stato letto e divulgato nelle moschee di Baghdad.
Secondo l'ipotesi avanzata da corrispondenti e da osservatori, esso avrebbe fatto scattare quell'attacco dei guerriglieri al carcere che ha provocato morti e feriti


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e di cui non si riusciva a trovare spiegazione. L'ipotesi proposta dai commentatori è che una delle ragioni dell'attacco potesse essere costituita, appunto, proprio dall'appello drammatico che dall'interno del carcere era pervenuto.
Per quanto agghiacciante - così ci esprimiamo nell'interpellanza -, la notizia dell'appello era credibile, perché seguiva alle testimonianze frammentarie che fuoriuscivano da quell'inferno e che segnalavano casi di donne detenute sottoposte a tortura ed a stupri ad opera delle guardie carcerarie, dei secondini iracheni e di soldati americani. Secondo tali notizie, alcune detenute, rimaste incinte, si sarebbero tolte la vita, mentre del tutto assente o, comunque, frettolosa appariva - ma parliamo della scorsa settimana - l'azione di sorveglianza delle autorità militari americane responsabili dell'amministrazione del carcere.
Con la nostra interpellanza urgente chiediamo al Governo quali informazioni abbia ottenuto su questa specifica situazione e quali azioni abbia intrapreso o intenda intraprendere in futuro su una vicenda che scuote ogni coscienza civile, tanto più che la nostra presenza viene costantemente giustificata adducendo ragioni di carattere umanitario.
Da ultimo, vorrei ricordare al rappresentante del Governo che l'interpellanza è stata sottoscritta da tutte le parlamentari dell'opposizione, dei gruppi del centrosinistra e di Rifondazione comunista.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, onorevole Antonione, ha facoltà di rispondere.

ROBERTO ANTONIONE, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, devo scusarmi con l'onorevole Dameri per non aver anticipato nella risposta all'interpellanza dell'onorevole Deiana che avrei fornito una risposta comune ai due atti di sindacato ispettivo, perché trattano gli stessi temi, anche se interpellanza dell'onorevole Dameri riguarda più specificatamente le violenze subite dalle donne detenute in Iraq.
Rinvio pertanto, ritenendola esaustiva, alla risposta precedentemente resa, nella quale ho sottolineato l'interessamento del Governo alla vicenda e il rispetto dei principi (come sempre, non è una novità) contenuti nelle convenzioni e nei trattati che regolano le questioni in oggetto.

PRESIDENTE. L'onorevole Dameri ha facoltà di replicare.

SILVANA DAMERI. Signor Presidente, non sono affatto sorpresa della dichiarazione del Governo e, naturalmente, mi dichiaro del tutto insoddisfatta.
La risposta del rappresentante del Governo è, del resto, in sintonia con l'atteggiamento, la sensibilità e la mancanza di azione che il Presidente Berlusconi, con la dichiarazione odierna, purtroppo ha manifestato. Il Presidente Berlusconi si è dichiarato addolorato ed impressionato. Non abbiamo sentito parole di esplicita e dura condanna, che persino il Presidente Bush ha voluto esprimere; ciò, nella totale subalternità ed inattività (è già stato detto ed io non posso che rifarmi alle considerazioni dall'onorevole Deiana) del nostro paese. Questo naturalmente ci umilia.
Signor rappresentante del Governo, violare il corpo delle donne, offenderne la dignità, oltraggiare, umiliare e ferire il corpo femminile fino al suo annientamento morale, psicologico, prima che fisico, come una pratica normale delle guerre di tutti i tempi e sotto tutte le latitudini (anche quando la guerra viene preventivamente fatta in nome della democrazia nella cosiddetta guerra del bene e del male), è intollerabile, ignobile ed insopportabile.
Vi sono norme (sono state citate anche da lei) che raccolgono questa condanna in precise disposizioni. Tuttavia, se tali norme non attivano comportamenti concreti, restano lettera morta.
Ebbene, vorrei esprimere la mia opinione in merito a due aspetti, ricollegandomi alle considerazioni svolte precedentemente dalla collega Deiana, che non posso che sottoscrivere. In questi giorni, assistiamo ad una giostra dell'orrore: la


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pratica delle torture, delle sevizie, delle morti causate da tortura ora è ammessa dall'amministrazione Bush che, quanto meno, esprime una condanna. Berlusconi non lo fa, è solo amareggiato, ma non esprime le scuse che il senatore Kerry richiede. Si tratta di pratiche sulle quali il comitato internazionale della Croce rossa da tempo aveva sporto denuncia presso le autorità statunitensi.
Tutto ciò è abnorme, e forte può essere - questo è il punto che voglio sottolineare - la tentazione di distogliere lo sguardo, di invocare unicamente le punizioni dei responsabili per ricostruire la giustizia ed acquietare le nostre coscienze. Inoltre, forte può essere - lo voglio dire con riferimento specifico alla nostra interpellanza - la tentazione, anche involontaria, anche inespressa, di considerare le violenze sulle donne, in questa galleria orribile, un reato minore, una pratica deplorabile ma prevedibile, in qualche modo inevitabile. Ha ragione, secondo me, Stefano Rodotà, quando dice che ci sono fenomeni che non possono nascere senza un clima culturale che li prepari e li accompagni, ed è di questo che si deve parlare se si vuole davvero estirparli. I corpi hanno preso la parola, la visione del corpo torturato provoca disgusto e ci interpella nel profondo; e così, dal profondo, giunge questo appello, il grido di aiuto e di dolore delle donne seviziate ad Abu Ghraib, che è arrivato fino a noi, fino in quest'aula, al quale, però, non ho sentito alcuna risposta da parte nostra.
Se vogliamo tentare di mettere al bando per sempre pratiche che sono incompatibili con i caratteri di una società democratica, dobbiamo guardare più a fondo nei suoi processi degenerativi, anche e tanto più in un tempo segnato dal terrorismo, se vogliamo rivendicare il valore aggiunto della democrazia rispetto al terrorismo. L'essenza della democrazia risiede nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali e in questa essenza va inscritta definitivamente l'inviolabilità della libertà e del corpo delle donne. Su questo terreno io credo che noi dobbiamo agire in termini molto più convinti ed efficaci.
Un'altra considerazione, l'ultima. Non è stato compiuto alcun atto da questo Governo per porre fine all'orrore di Abu Ghraib. Questo invece è un imperativo ineludibile. Poi bisogna individuare, non ignorare o distogliere lo sguardo, possibili altri innumerevoli casi di questo genere, anche ampliando l'accessibilità alla sorveglianza da parte delle organizzazioni umanitarie internazionali, a cominciare dalla Croce rossa. La guerra è il sonno della ragione e, come sappiamo, genera mostri. La guerra preventiva voluta da Bush e dalla coalizione dei volenterosi era sbagliata, è sbagliata, e va fermata. Noi vogliamo che il nostro paese si impegni con atti chiari su questo obiettivo, perché questa è la condizione preventiva ed ineludibile, se non vogliamo accontentarci di ipocrite dichiarazioni di rincrescimento e di una generica presa di distanza. Veda, signor rappresentante del Governo, per queste corpose ragioni, la sua risposta ci lascia del tutto insoddisfatte e anche un po' allarmate.

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