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PRESIDENTE. L'onorevole Tidei ha facoltà di
PIETRO TIDEI. Signor Presidente, credo che il Governo abbia alcune novità assolute sulla questione oggetto dell'interpellanza. Infatti, mi hanno appena riferito che è stato firmato un accordo tra Governo e sindacati che dovrebbe quanto meno prevedere la soluzione dei mali che affliggono l'Alitalia. Mi si dice che tra pochi minuti si dimetterà il consiglio di amministrazione. Cimoli sarà il presidente amministratore delegato di Alitalia e sarà assistito da un consiglio di amministrazione molto ridotto. Inoltre, sono stati stilati cinque punti essenziali per il piano di risanamento e di rilancio di tale azienda che rappresenta la storia dell'aviazione civile italiana.
PRESIDENTE. Il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole Tassone, ha facoltà di
MARIO TASSONE, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. Per quanto riguarda le delicate questioni poste dall'interpellante, ovviamente non posso fornire risposte, perché non ho notizie. Credo che l'onorevole Tidei abbia tutti gli strumenti per sapere se si tratta di una parentela prossima o lontana...
PIETRO TIDEI. Bisogna leggere!
MARIO TASSONE, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. Non lo dico per polemica, ma perché onestamente non lo so: l'unica cosa che so è che non ho parenti...
PRESIDENTE. Senza famiglia!
MARIO TASSONE, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. No, non ho parenti lì. La famiglia l'ho altrove, signor Presidente. Se avessi avuto qualche parente lì, non avrei fatto queste dichiarazioni e sarei grato all'onorevole Tidei, perché situazioni strane ci sono state, ovviamente; del resto esistono un po' ovunque, ma si tratta anche di cose antiche, che coinvolgono tutto e tutti. Siccome noi vogliamo essere oggettivi, in questo caso non esiste né la politica né l'appartenenza. È un modo di pensare, e molte volte certi modi di pensare si diffondono dovunque, in tutti i settori e in tutte le aree.
finale di una trattativa, nell'ambito di un confronto lunghissimo sulla vicenda Alitalia a palazzo Chigi con i ministri competenti, le forze sociali e l'azienda. Verso le 16 - 16,10 è stato firmato un verbale di accordo (cui si riferiva l'onorevole Tidei) che sblocca una situazione di stallo, di difficoltà e di grande pericolosità che ha determinato alcuni contraccolpi e rotture anche in questi giorni, allarmando moltissimo anche il personale di terra dell'azienda. Si è parlato di fallimento e di liquidazione; le notizie si sono rincorse e la stampa le ha riportate con dovizia di particolari, tanto è vero che, in queste ore, a palazzo Chigi risuonavano sempre le parole fallimento, liquidazione e quant'altro.
regole europee, nonché con la partecipazione attiva delle organizzazioni sindacali.
PRESIDENTE. L'onorevole Tidei ha facoltà di
PIETRO TIDEI. Credo che il viceministro Tassone possa immaginare quanto ci lasci insoddisfatti la risposta che ci ha testé fornito.
MARIO TASSONE, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. Ero convinto di questo, anche perché siede su quei banchi!
PIETRO TIDEI. Le stavo facendo un complimento, che adesso ritiro!
PRESIDENTE. Cerchiamo, piuttosto, di non fare colloqui.
PIER PAOLO CENTO. Siamo un Parlamento dialogante!
PRESIDENTE. Purtroppo il regolamento non prevede un dialogo di questo tipo, seppure platonico!
PIETRO TIDEI. Al di là della stima che nutro nei suoi confronti e, soprattutto, del suo impegno personale (ricordo che in Commissione ci siamo spesso trovati d'accordo), devo tuttavia rilevare che quanto da lei affermato corrisponde a quello che stiamo ripetendo da tre anni in tutte le sedi. Credo che, per dovere d'ufficio, lei non lo abbia mai ammesso, ma sono sicuro che, in fondo, ne conviene anche lei.
un dipendente dell'Alitalia che è in esubero e che, quindi, deve andarsene a casa senza avere diritto a nulla.
La nostra interpellanza ha, a mio avviso, il merito di aver «stanato» il Governo che, dopo tre anni di silenzio assordante e di assenza totale di una strategia politica nel settore del trasporto aereo, oggi, nel momento in cui il morto è quasi pronto per essere portato al cimitero, si ricorda che il dramma di 22 mila persone e di tale azienda storica poteva essere affrontato con una soluzione sulla quale mi soffermerò dopo aver sentito la risposta del rappresentante del Governo. Mi pare di capire, dalle notizie che ho ricevuto in questo momento, che tale soluzione si fondi essenzialmente su alcuni punti. Innanzitutto, la continuità aziendale e l'approvazione del bilancio 2003 (il 20 maggio è vicino, siamo veramente in zona cesarini). Si tratta poi di un nuovo progetto industriale finalizzato alla crescita del gruppo, ovviamente in armonia con i principi, i regolamenti e gli standard delle altre compagnie europee (British, Air France, eccetera), e di un coerente riassetto organizzativo societario focalizzato sul core business, mentre tutto ciò che non è core business, cioè i servizi a terra, può essere esternalizzato in outsourcing.
Per quanto riguarda la ricapitalizzazione, alcuni funzionari che collaborano con il commissario de Palacio a Bruxelles ci dicono che è possibile a condizione che venga operata contestualmente all'ingresso non minoritario di azionisti privati. Si riafferma il ruolo dell'azionista pubblico che diventa essenziale in tale contesto, cioè nella prima fase di salvataggio.
Ritengo inoltre che possa essere accolta la proposta (avanzata anche dai sindacati) di un prestito straordinario di sei mesi, più forse altri sei mesi (sulla quale neanche Bruxelles potrebbe dire niente), per poi procedere, una volta avviato il risanamento e quindi il rilancio, alla ricapitalizzazione, aspetto sul quale probabilmente non vi sarebbero obiezioni, così come non vi sarebbe assolutamente alcun rischio di apertura di una procedura d'infrazione.
In questi minuti, quindi, si dimette il consiglio di amministrazione dell'Alitalia. Per quanto ci riguarda, nutriamo la speranza ed anche la certezza che Cimoli sarà un buon amministratore. Abbiamo rilevato grossi guasti, grosse incapacità, grosse inefficienze nell'attuale management dell'Alitalia, che ogni anno presentava un piano di emergenza, un piano industriale, peraltro mai approvato (sono cinque mesi che è fermo), sul quale il Governo non ha saputo fornirci una sola indicazione, una sola risposta, un solo progetto aziendale credibile. Ci auguriamo sia finita questa storia di inefficienze e di clientelismo, che ha coinvolto - lo dico al viceministro Tassone - anche parenti e amici di autorevoli rappresentanti del Parlamento italiano in una politica di sprechi, e che si apra una nuova fase.
Ho ascoltato con molta attenzione le considerazioni dell'onorevole Tidei. Con riferimento alla parte dell'interpellanza che tratta della ristrutturazione del trasporto aereo, voglio aggiungere (ribadendo quanto vado dicendo già da tempo) che non ci si può porre il problema del salvataggio dei vettori (ecco perché concordo con il tono dell'interpellanza) se non si cambia il sistema del trasporto aereo nel nostro paese. Bisogna avere forza e idee chiare, ma credo che queste ultime non manchino a nessuno di noi. Occorre anche avere coraggio per riformare un sistema che certamente crea difficoltà a tutti i vettori. Ci possono essere dei mali antichi, così come dei mali recenti, ma posso dire che tutti i vettori che operano nell'area domestica, quindi in Italia, registrano delle difficoltà: vi sono delle perdite sia per l'Alitalia, sia per altri vettori.
Se si registrano perdite ovunque (mi riferisco sia alle compagnie che viaggiano con vettori pieni sia a quelle che viaggiano con vettori vuoti), ciò vuol dire che il sistema non funziona.
Più volte l'accento è stato posto sul sistema aeroportuale. Pertanto, l'interrogativo che mi pongo e pongo all'attenzione del collega Tidei è il seguente: come può questo paese sopportare il peso di oltre 106 aeroporti, senza razionalizzare il sistema, senza capire chi svolge il ruolo a livello regionale ovvero individuare gli aeroporti di interesse nazionale? È una questione su cui è stata posta l'attenzione sia da parte nostra sia da parte di molti colleghi e sulla quale ci siamo confrontati in Commissione ed in quest'aula.
In particolare, l'articolo 117 della Costituzione, novellato nella scorsa legislatura, fa rientrare nelle materie di legislazione concorrente quelle relative agli aeroporti; non vi è dubbio allora che bisogna capire come razionalizzare l'intero sistema, al fine di fornire le opportune risposte ed evitare che le perdite vengano accompagnate da una sorta di disfunzione e da carenze di sistema.
Pertanto, si impone necessariamente una riforma. Il Governo è ovviamente preoccupato e, certamente, farà di tutto per individuare una soluzione in termini rapidi, anche per consentire all'azienda di rimanere sul mercato e di evitare disfunzioni in un settore così delicato del nostro paese. Vorrei ricordare che, quando parlo di sistema, mi riferisco agli enti regolatori, ai vettori e alle gestioni: non vi sono momenti sfilacciati o divaricati l'uno dall'altro (devono essere considerati tutti insieme). Occorre, pertanto, mettere in atto un'azione politica forte per affrontare i problemi del trasporto aereo nel nostro paese.
Signor Presidente, avrei dovuto rispondere ad un'interrogazione urgente, presentata dall'onorevole Duca, in sede di Commissione, ma ero impegnato nella fase
Con questo verbale di accordo, cui si è pervenuti anche con la mediazione, l'attiva presenza e l'impegno del Governo, sotto la responsabilità delle parti in causa, delle forze sociali, nonché dell'azienda (il verbale di accordo è stato, comunque, sottoscritto con le forze sociali), si è deciso di andare avanti e di affrontare questa fase di emergenza evitando la liquidazione dell'azienda e l'approvazione di un bilancio di fallimento (si è voluto far approvare un bilancio di continuità).
Tante volte si è detto di trasmettere i libri contabili al tribunale, ma abbiamo scongiurato tale pericolo. Adesso si è aperto un nuovo scenario, un nuovo percorso che ci auguriamo possa far conseguire gli effetti sperati, nonché il risultato del rilancio e dell'espansione di questa nostra azienda.
Tuttavia, per rispetto del Parlamento e per rispetto ovviamente dell'interpellante, vorrei leggere i punti dell'accordo che, onorevole Tidei, non sono cinque, ma sei.
L'incontro si è concluso con la condivisione dei seguenti punti di accordo: «Affrontare la fase di emergenza con soluzioni che garantiscano la continuità e quindi l'approvazione del bilancio 2003; definire un nuovo progetto industriale finalizzato alla crescita del gruppo Alitalia secondo un modello analogo a quello proprio delle compagnie europee di riferimento, ivi compreso un coerente riassetto organizzativo e societario; ricapitalizzazione aperta al mercato, attraverso un nuovo assetto proprietario, con la partecipazione di investitori privati» - anche per evitare ciò a cui lei, onorevole Tidei, faceva riferimento riportando le vicende di Bruxelles, dove il portavoce del commissario Loyola de Palacio, Gantelet, avrebbe affermato la disponibilità ad un intervento - «il ruolo dell'azionista pubblico, essenziale nella prima fase di transizione, potrà comunque esprimersi, ad ogni livello, solo in termini di reale economicità e di piena compatibilità con le norme di legge interne e con le regole europee; per realizzare quanto sopra, l'azionista chiederà le dimissioni del consiglio di amministrazione» - la cui riunione si sta svolgendo in questo momento - «e provvederà alla nomina di un nuovo presidente amministratore delegato» - dunque un'unica figura - «con tutte le deleghe, assistito da un consiglio di amministrazione ridotto; le parti concordano di effettuare una verifica congiunta sulla progressiva realizzazione di quanto convenuto anche in ordine alla soluzione delle criticità individuate nel settore. Le parti ritengono opportuno che, nel successivo confronto tra azienda e sindacati, si ricerchino modalità per un ruolo attivo, responsabile e propositivo delle organizzazioni sindacali e delle associazioni professionali nella definizione del nuovo progetto industriale e nella sua attuazione».
Dunque, si va verso un nuovo piano industriale. Lei, onorevole Tidei, ricorderà che sullo sfondo vi è stato sempre il mantenimento del livello occupazionale. Gli altri piani industriali sono partiti sempre con il dato degli esuberi; qui si inverte la logica e si entra in una fase diversa, vale a dire quella dell'espansione e del rafforzamento.
Poi, onorevole Tidei, quando lei parla di outsourcing, di partnership, di destinalizzazione, ritengo che tutte le ipotesi siano perseguibili sia per quanto riguarda la linea in volo sia per quanto concerne gli altri tipi di attività che si svolgono a terra. Tutto ciò, in ogni caso, in un quadro di piena economicità e di piena compatibilità con le norme di legge interne e con le
Ritengo che questo sia il massimo sforzo realizzabile in questo particolare momento; non è la soluzione dei mali, è un percorso nell'ambito di una situazione difficile che abbiamo vissuto anche insieme alle parti interessate. In tale percorso la responsabilità del Governo è stata piena e adesso si dovrà dar corso ad una verifica.
La verifica delle azioni intraprese dall'azienda è un passaggio importante e significativo, contenuto nel verbale di accordo. Ma al di là dell'accordo, credo che il Governo continuerà a svolgere il ruolo di mediatore, come peraltro ha già fatto: su questo voglio richiamare l'attenzione dell'onorevole interpellante.
Ho l'onore di presentare al Parlamento, anche grazie all'interpellanza in esame, questo risultato, ad un'ora dall'accordo raggiunto a Palazzo Chigi dopo quattro giorni di intenso lavoro. Il Governo, ovviamente, resta a disposizione del Parlamento per fornire ogni ulteriore informazione; in occasione di un'audizione presso la IX Commissione, ho cercato di fornire tutte le informazioni e gli elementi di cui disponevo in quel momento, sempre rappresentando l'esigenza di salvare l'azienda e di lavorare per raggiungere questo scopo. Finalmente, oggi siamo in grado di presentare un accordo che va proprio in tale direzione, consentendo il salvataggio dell'azienda in questione.
Tale intesa, però, rimarrebbe poca cosa se non fosse accompagnata da una strategia per la ristrutturazione del trasporto aereo. Il Governo, il Parlamento e i soggetti interessati devono, in proposito, fare la loro parte.
Non riesco a capire per quale motivo il Governo e lo Stato italiano abbiano voluto assistere allo spreco di milioni di ore di lavoro in scioperi e manifestazioni e, soprattutto, di risorse economiche preziose per l'azienda Alitalia, adottando poi soluzioni che si sarebbe dovuto assumere prima. Su questo vi avevamo fatto pressioni da tempo.
Quando un processo di ristrutturazione aziendale - come quello di cui parlava - non prevede l'applicazione di alcun ammortizzatore sociale (vi ha accennato solo il Presidente del Consiglio, ma lei non vi ha fatto alcun riferimento), come la cassa integrazione guadagni per il trasporto aereo (che - immagino - dovrà essere tra i provvedimenti che il Governo adotterà), non può esservi alcuna soluzione. Quando si parla di ristrutturazione, di flessibilità, di rimodulazione dei livelli organizzativi, è evidente che, laddove non sono previsti né cassa integrazione né ammortizzatori o «paracadute» sociali, non vi può essere alcuna ristrutturazione che tenga. Non si può infatti dire, da un giorno all'altro, ad
Ho presentato tre anni di seguito un emendamento alle leggi finanziarie per il 2002, per il 2003 e per il 2004, che proponeva di estendere anche ai lavoratori del trasporto aereo i benefici della cassa integrazione. La maggioranza, di cui lei è sicuramente uno dei rappresentanti più autorevoli, ha sistematicamente respinto quell'emendamento. Adesso Berlusconi, dopo tre anni, si accorge che forse quella proposta era giusta, e afferma che quei benefici saranno applicati (lo ha detto, ma per la verità non lo ha ancora fatto, perché, sulla base di quanto da lei riferito, ciò non fa parte dell'accordo).
Abbiamo perso ore di lavoro, abbiamo dissipato risorse, non ci sono più soldi nelle casse, in quanto il capitale della società si è ormai consumato e, nel momento in cui il morto sta per spirare, assumete le decisioni. Alcune misure sono certamente valide e sono quelle che abbiamo proposto. Mi riferisco, in primo luogo, al cambiamento radicale del management, che certamente è stato tra i responsabili di questo sfascio. Quando si parla di numerosi fattori esterni che hanno determinato la crisi del trasporto aereo (la SARS, l'11 settembre, e via dicendo), si dice il vero; quando si dice che la crisi dell'Alitalia viene da lontano, si dice il vero, perché essa non nasce da oggi. Tuttavia, nella stessa situazione europea l'Iberia ha raggiunto notevoli risultati e, attraverso la ristrutturazione effettuata negli ultimi anni, ha reso i suoi costi unitari, quasi allineati a quelli dei vettori low cost; la British Airways ha ridotto del 38 per cento i costi commerciali e del 36 per cento i costi dei servizi di scalo (handling, catering e via dicendo); la Lufthansa ha ridotto i costi operativi del 4 per cento ed ha aumentato il costo del personale; dunque, senza diminuire il personale, non soltanto si è salvata, ma ha strappato importanti quote di mercato agli altri vettori, fra cui la stessa Alitalia; la KLM ha addirittura diminuito i costi del 4 per cento, aumentando i costi del personale del 20 per cento.
Pertanto, l'analisi condotta dal Governo e dal management di Alitalia era sbagliata, perché andava ad individuare esclusivamente nel personale l'elemento sul quale incidere. Lei stesso ha sottolineato la necessità di non partire dagli esuberi, ma dall'esigenza di un piano di rilancio.
Richiamo brevemente l'attenzione sulla questione degli esuberi. Vi sono 9.300 unità, pari al 41 per cento, di impiegati; 4.925 unità, pari al 21 per cento, di assistenti di volo; il 21 per cento di operai; il 10 per cento di piloti; il 4 per cento di quadri; lo 0,8 per cento di dirigenti. Al di là dell'anomalia rappresentata dal numero degli impiegati, sulla quale mi soffermerò successivamente, non soltanto non ci troviamo in una situazione di esubero, ma si tratta di personale che è sottodimensionato rispetto agli standard europei e che ha un tasso di produttività molto più elevato.
Quanto all'abnormità costituita dal 41 per cento di impiegati, occorre ammettere la fondatezza delle nostre critiche relative al clientelismo e al fatto che l'azienda costituisce territorio di pascolo di consorterie varie. Senza prendersela con nessuno, siamo fermamente convinti che anche all'interno di tale percentuale, considerando un turn over normale, si possa, attraverso corsi di qualificazione, evitare di procedere a licenziamenti. Infatti, a causa del turn over, nel giro di pochi anni si può addirittura giungere ad una carenza di personale. Siamo dunque assolutamente convinti che non fosse opportuno partire dagli esuberi, bensì da una ristrutturazione del piano aziendale.
Mi soffermo brevemente su alcune ulteriori questioni, la prima delle quali è relativa al costo del fuel, ovvero il carburante, che è il più elevato in Europa. Precedentemente, numerosi vettori stranieri si rifornivano di carburante in Italia, mentre oggi si fermano ai margini del nostro paese perché il carburante costa il doppio. Tale problema si ripercuote evidentemente, in primo luogo, su Alitalia.
Abbiamo proposto la riduzione dell'IVA sul costo dei biglietti, e anche tale iniziativa avrebbe comportato un incremento delle risorse. Gli stessi sindacati hanno presentato un piano di circa 130-140 milioni di euro, incrementati a 200 (vale a dire 400 miliardi di vecchie lire), a decorrere dal terzo anno.
Richiamo la sua attenzione, signor viceministro, su un ulteriore problema, che lei conosce.
Noi possiamo risolvere i mali di Alitalia; io sono convinto che vi sia la possibilità di venirne a capo, però non con una politica di riduzioni, bensì di rilancio! Alitalia, ad esempio, è l'unico vettore europeo che ha ben dieci modelli di aerei, quando ormai quasi tutti i vettori ne hanno tre o al massimo quattro: ebbene, perché dobbiamo averne dieci? A che serve che Alitalia compri una società fallita, che vende pezzi di ricambio di aerei che non possediamo? Ci siamo comprati persino una società fallita ad un prezzo tre volte superiore! Quindi, vede, viceministro, quanti sprechi ci sono stati!
Sono convinto che la questione Alitalia si risolva. Però dobbiamo essere convinti di un'altra cosa, onorevole viceministro, e cioè che oggi, a parte la questione Alitalia, presa in sé per sé, secondo i requisiti di sistema che voi giustamente avete individuato, se non mettiamo ordine più complessivamente al settore del trasporto aereo, non risolviamo le grandi questioni. Oggi noi dobbiamo avere un sistema paese e soprattutto un sistema del trasporto aereo nel quale Alitalia abbia un ruolo fondamentale, ma non basta: bisogna rivedere i rapporti con le società di gestione, bisogna che voi rinunciate a quella malsana idea, tanto cara al presidente Romani, di sostituire il direttore dell'aeroporto pubblico, emanazione dell'ENAC - che è un ente nazionale pubblico, che è l'aviazione civile, la vera Authority - con la società di gestione!
Allora, se non metterete mano ad una riforma complessiva del sistema del trasporto aereo, forse l'Alitalia da sola non ce la farà. Impegnatevi su questo! Oggi avete compiuto un piccolo, modestissimo passo, che avreste potuto compiere forse due, tre anni fa. Cercate però di condurre finalmente in porto quella riforma che tutti aspettano, rinunciando ad una visione eccessivamente privatistica che danneggia irrimediabilmente la nostra aviazione civile e che probabilmente farà del male non soltanto ad Alitalia, ma complessivamente al trasporto aereo.


