Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 463 del 6/5/2004
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(Iniziative per la concessione della deroga al divieto degli aiuti di Stato prevista dall'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del Trattato europeo a favore della provincia de L'Aquila - n. 2-01183)

PRESIDENTE. L'onorevole De Laurentiis ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01183 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 8).

RODOLFO DE LAURENTIIS. Signor Presidente, l'interpellanza - di cui sono firmatario insieme al collega Volontè - riguarda il quadro degli aiuti comunitari a favore della regione Abruzzo. In Abruzzo le aree individuate ex articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del Trattato europeo equivalgono quasi sostanzialmente alle province di Teramo, Chieti e Pescara, con l'eccezione che riguarda il capoluogo della provincia di Pescara. I sistemi locali del lavoro esclusi sono quelli di Avezzano, L'Aquila e Sulmona.
In base all'accordo siglato, i comuni della provincia de L'Aquila che sarebbero inclusi nell'ambito di applicazione della richiamata normativa sono Capestrano, Collepietro, Ofena, Villa Santa Lucia degli Abruzzi, Vittorito e Balsorano. In queste zone gli aiuti si articolano in due ordini di grandezze: per le piccole e medie imprese l'aiuto fino ad un massimo di 200 milioni di vecchie lire può arrivare a coprire anche il cento per cento dell'investimento, mentre le grandi imprese possono contare su aiuti che non superano il 15 per cento dell'investimento. Il resto della provincia de L'Aquila non può contare su queste cifre, ma solo sugli aiuti dovuti alla sua presenza nell'area dell'obiettivo 2 dell'Unione


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europea, il che vuol dire aiuti fino al 15 per cento per le piccole e medie imprese e pressoché nessun incentivo per le grandi imprese. Quindi, l'intensità dell'aiuto previsto nelle aree ex articolo 87 è doppia rispetto a quella dell'obiettivo 1.
La necessità di procedere ad una revisione della cosiddetta zonizzazione è frutto anche di due determinazioni prese all'unanimità dal consiglio regionale dell'Abruzzo, in data 23 ottobre 2001 e 10 marzo 2002, sede in cui è stata chiesta una revisione della zonizzazione, così che L'Aquila rientri nella deroga prevista dall'articolo 87, paragrafo 3, lettera c) del Trattato europeo, come modificato dal Trattato di Amsterdam.
L'8 marzo 2004 inoltre il Governo e le organizzazioni sindacali hanno siglato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri un accordo nel quale veniva esplicitamente richiesta l'applicazione dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c) del trattato europeo per la provincia de L'Aquila, con particolare riguardo alla drammatica crisi del polo elettronico de L'Aquila. Successivamente, iniziative della camera di commercio hanno evidenziato la necessità di procedere a questa revisione, che assume in questo quadro una rilevanza particolarmente importante proprio per far fronte a quelle situazioni di cambiamento delle condizioni economiche e sociali che sono in atto nella provincia de L'Aquila.
L'interpellanza, dunque, ha l'obiettivo di chiedere al Governo se intenda adoperarsi per dare piena e tempestiva attuazione all'accordo dell'8 marzo, che prevede appunto una concessione della deroga comunitaria di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c).

PRESIDENTE. Il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti, onorevole Tassone, ha facoltà di rispondere.

MARIO TASSONE, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, rispondo a questa interpellanza per conto del Ministero dell'economia e delle finanze.

PRESIDENTE. Lei è capace di questo ed altro...!

MARIO TASSONE, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. Con l'interpellanza dell'onorevole De Laurentis ed altri vengono posti quesiti in ordine alla revisione della zonizzazione della provincia de L'Aquila, come ci ha ricordato nell'illustrazione lo stesso onorevole De Laurentiis.
Al riguardo, occorre premettere che la carta degli aiuti di Stato è unica e l'inoltro alla Commissione europea di qualsiasi proposta di modifica spetta allo Stato e non alle singole regioni e province autonome; pertanto, le determinazioni del consiglio regionale dell'Abruzzo non costituiscono presupposto sufficiente per l'esame da parte della Commissione europea di proposte di modifica.
Giova, infatti, precisare che l'eventuale revisione della carta degli aiuti non costituisce atto discrezionale di un Stato membro, ma deriva da una decisione della Commissione europea, adottabile solo sulla base di presupposti formali e sostanziali, ancorati a rigide regole comunitarie che contribuiscono a definire le aree in questione.
La proposta della regione, pertanto, ai fini di un eventuale formale inoltro alla Commissione europea, è tempestivamente sottoposta dal servizio fondi strutturali del Ministero dell'economia e delle finanze ad attento esame parternariale con la regione interessata, al fine di accertare la sussistenza di presupposti minimi di ricevibilità.
Tale esame è stato effettuato anche attraverso incontri con i responsabili della regione Abruzzo, ai quali, in data 24 marzo 2004, è stato comunicato che, sulla base di tale istruttoria, non sussistevano le condizioni minime per avanzare alla Commissione europea una proposta modificativa della carta degli aiuti per le aree abruzzesi interessate.
In particolare, occorre rilevare che dagli elementi a disposizione non sono stati dimostrati i presupposti di emergenza conseguenti a situazioni del tutto straordinarie


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o imprevedibili; non è coerente l'approccio istruttorio sottostante alla proposta rispetto alla metodologia alla base della decisione C(2000)2752 alle prescrizioni comunitarie in materia; inoltre, che è insussistente la documentazione a supporto di una pretesa avvenuta modificazione significativa delle condizioni socio-economiche dell'area interessata dall'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del Trattato europeo, come prescritto dagli Orientamenti.
Attualmente, il Ministero dell'economia e delle finanze, e in particolare il servizio fondi strutturali, è in attesa di ricevere dalla regione Abruzzo le ulteriori informazioni integrative per individuare le soluzioni tecniche necessarie a consentire una positiva risoluzione delle problematiche poste.

PRESIDENTE. L'onorevole De Laurentiis ha facoltà di replicare.

RODOLFO DE LAURENTIIS. Signor Presidente, anzitutto, debbo ringraziare il viceministro Tassone per la cortesia istituzionale da lui dimostrata, rispondendo su un argomento che non rientra nella competenza del ministero che rappresenta. A tale proposito, mi rammarica il fatto che, su un tema così importante per una regione del nostro paese, non sia presente il rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze. Quest'assenza, che desidero sottolineare, denota, a mio avviso, scarsa attenzione verso le problematiche di quella regione.
L'interpellanza è scaturita dall'avere registrato, nella regione Abruzzo, dati strutturali che indicano una situazione di grave difficoltà sotto i profili della capacità di sviluppo, della crescita e del dinamismo. Se consideriamo, ad esempio, i problemi del sistema industriale, il Governo e gli organi della regione Abruzzo sono alle prese, proprio in questi mesi, con la grave crisi che interessa le grandi aziende del tessuto industriale della provincia de L'Aquila, in particolare quelle del polo elettronico. Il Governo è intervenuto direttamente e, nell'accordo dell'8 marzo, ha implicitamente sottolineato la necessità di rivedere la zonizzazione.
Tra le aziende in difficoltà, possiamo citare la Fiamm (dieci giorni fa, si è tenuta una riunione, presso la Presidenza del Consiglio, per evitare ulteriori espulsioni di lavoratori dal ciclo produttivo), la Kidco, la Olit, la Micron, uscita da una situazione di grande difficoltà grazie alla lungimiranza del management e delle organizzazioni sindacali, che hanno stipulato un contratto di relazioni industriali innovativo rispetto alla realtà territoriale dell'Abruzzo ed anche rispetto al sistema delle relazioni industriali dell'impresa manifatturiera del nostro paese.
Un dato significativo è quello che riguarda la cassa integrazione guadagni: nell'ultimo anno, in provincia de L'Aquila, è aumentata del 50 per cento.
Se analizziamo i dati relativi mercato del lavoro, la provincia de L'Aquila presenta tassi di occupazione e di disoccupazione riconducibili alle medie dei valori delle regioni del Mezzogiorno: il tasso di occupazione giovanile è dimezzato rispetto a quello delle altre province abruzzesi, mentre il tasso di disoccupazione è pressoché doppio. La situazione diventa particolarmente allarmante se si ha riguardo alla disoccupazione giovanile femminile, tripla rispetto a quella maschile.
Nel periodo di fuoriuscita della regione dall'obiettivo 1, il prodotto interno lordo pro capite è aumentato di circa il 3 per cento. L'Aquila mostra un aumento del divario tra il suo PIL e quello delle altre province. La stessa situazione riguarda il valore aggiunto, che segna la peggiore performance tra le province abruzzesi.
Ora, io credo che occorra ragionare su questi dati. Peraltro, occorre tenere conto del fatto che, se andiamo ad analizzare i dati Svimez o di altri istituti, ne ricaviamo l'impressione che l'economia della regione Abruzzo sia caratterizzata da un certo dinamismo. Ad esempio, per il 2001, vi è un tasso di crescita più elevato rispetto alla media delle altre regioni: se il paese cresce dell'1,8 per cento, la regione


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Abruzzo cresce, complessivamente, del 2,4. Gli stessi risultati positivi si registrano nella spesa per consumi.
Come leggere tali dati? Evidentemente, c'è una dicotomia nell'andamento economico della regione: le zone costiere mostrano un dinamismo, uno sviluppo ed una crescita vivaci; le aree interne un arretramento ed una situazione di disagio strutturale.
Per questo motivo, in questi mesi, si sono moltiplicate diverse iniziative per la richiesta dell'istituzione di nuove province. Solo con riferimento al territorio della provincia dell'Aquila, giacciono in Parlamento due proposte di legge che prevedono l'istituzione delle province di Avezzano e di Sulmona, al fine di programmare lo sviluppo del territorio, incidendo direttamente sulle specifiche aree di crisi.
La revisione della zonizzazione, con la quale la provincia de L'Aquila poteva rientrare, per quanto riguardi i sussidi, nella deroga comunitaria di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del Trattato europeo, si poneva l'obiettivo di riportare la regione Abruzzo ad una situazione di maggiore organicità e razionalità e di consentire a questo territorio una crescita complessiva equa ed uniforme. Sono questi gli elementi di crisi; altrimenti, nei prossimi mesi e nei prossimi anni, saremo costretti ad affrontare situazioni di grande emergenza occupazionale derivante dal progressivo disagio e dalla delocalizzazione delle grandi imprese manifatturiere.
La Camera di commercio de L'Aquila ha previsto (ne ha dato prova la regione Abruzzo) un sistema di revisione della zonizzazione, in base all'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del Trattato europeo, che prevede per la regione, senza incidere sul quadro complessivo di riferimento degli aiuti comunitari, l'allocazione di risorse laddove effettivamente esistono insediamenti industriali che hanno bisogno di essere sostenuti in un momento di grande competizione non soltanto nazionale.
La risposta che auspicavo di ricevere dal Governo è che vi fosse una maggiore vivacità ed una maggiore determinazione nel sostenere la delibera del consiglio regionale dell'Abruzzo; evidentemente tale atto non è sufficiente, ma certamente esprime la volontà dell'intera regione. Per questo motivo andrebbe tenuto nella giusta considerazione.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.

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