Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 34 del 20/9/2001
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(Impiego di armi da fuoco da parte delle forze dell'ordine durante il vertice del G8 di Genova - n. 2-00043)

PRESIDENTE. L'onorevole Carboni ha facoltà di illustrare l'interpellanza n. 2-00043 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 11), di cui è cofirmatario.

FRANCESCO CARBONI. Signor Presidente, la mia illustrazione sarà rapidissima poiché l'interpellanza tocca un aspetto particolare delle questioni che il G8 ha posto ed imposto. Stamattina il Comitato paritetico per l'indagine conoscitiva sui fatti di Genova ha concluso i lavori. Con la nostra interpellanza abbiamo voluto porre un interrogativo al Governo e porre un problema relativo ad una vicenda che probabilmente avrebbe potuto avere risvolti meno tragici.
Riteniamo che nella gestione del G8 vi siano stati rilevanti errori e deficienze organizzative da parte del Governo. In particolare osserviamo che, pur impegnando migliaia di agenti della Polizia di Stato, dei carabinieri e della Guardia di finanza, e pur essendo il Governo a conoscenza della possibilità che nelle manifestazioni


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si verificassero eccessi da parte di frange estremiste, non si è avuta la prudenza di dotare le forze dell'ordine di proiettili di gomma in modo da evitare che nelle manifestazioni potessero verificarsi fatti tragici come quello della morte del giovane Carlo Giuliani. Peraltro, la possibilità di dotare le forze dell'ordine di proiettili di gomma in sostituzione della normale dotazione di armi da fuoco era già stata sperimentata nel precedente vertice svoltosi in America. Anche altri paesi si erano organizzati per fronteggiare manifestazioni di piazza non facendo ricorso alle armi da fuoco.
La situazione italiana, peraltro - come notiamo dall'interpellanza - è stata stigmatizzata anche dalla stampa internazionale. Non si tratta, dunque, solo di una considerazione svolta da una parte dell'opposizione, ma di una critica vastissima anche da parte di altre nazioni sull'organizzazione del Governo, in particolare sotto questo profilo.
Ciò che chiediamo al Governo non è tanto una risposta ad una valutazione critica dell'operato del passato. Vi è, infatti, la preoccupazione di quanto può accadere per il futuro poiché si svolgeranno in Italia il vertice NATO ed il vertice FAO. Auspichiamo che non abbia a ripetersi questa situazione che, peraltro, da decenni non si verificava in Italia. Negli anni novanta, infatti, vi sono state manifestazioni di piazza, anche di contenuti forti, ma non vi è stato mai un epilogo tragico come quello di Genova. Chiediamo, dunque, se il Governo non ritenga, per il futuro, di modificare il proprio orientamento e di dotare le forze dell'ordine, nelle manifestazioni di piazza, di strumenti che non portino alle conseguenze realizzatesi a Genova.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, onorevole Mantovano, ha facoltà di rispondere.

ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'onorevole Siniscalchi ed altri, tra cui l'onorevole Carboni, chiedono come mai in occasione del vertice del G8 a Genova, nonostante i timori della vigilia, la dotazione di armi da fuoco ordinariamente in uso agli agenti non sia stata sostituita completamente con altri strumenti di difesa mentre, in occasione del vertice tenutosi a Seattle, le forze dell'ordine si siano avvalse, nell'equipaggiamento antirivolta, di pistole che sparavano speciali pallottola di gomma.
Come è noto, sulle misure predisposte e sulle disposizioni impartite alle forze dell'ordine in occasione del vertice G8 il Governo, ed in particolare il ministro dell'interno, hanno ampiamente riferito di fronte all'Assemblea del Senato il 23 luglio. Tutta la vicenda è stata ulteriormente discussa ed approfondita dal Comitato parlamentare di indagine al quale lo stesso ministro dell'interno ha fornito ulteriori chiarimenti nel corso dell'audizione del 7 settembre. Dunque, non posso che ribadire quanto affermato dal Governo in quelle circostanze, cioè che durante lo svolgimento del G8 la gestione dell'ordine pubblico è stata ispirata a principi di democrazia e di difesa dell'esercizio dei diritti di libertà, al fine di garantire le istituzioni democratiche della nazione ed il regolare svolgimento dell'importante vertice in corso da qualunque attacco sovversivo o, comunque, violento. In quest'ottica, nelle riunioni svolte immediatamente prima dell'inizio del vertice, cui hanno partecipato tutti i funzionari e gli ufficiali di polizia impegnati nell'attuazione del difficile e complesso meccanismo di sicurezza, il ministro dell'interno ha raccomandato massima prudenza ed equilibrio negli interventi operativi, poiché l'obiettivo è sempre stato quello di contemperare le esigenze di ordine pubblico con la libertà di manifestazione legittima del dissenso.
Venendo al quesito specifico posto dagli interpellanti, ricordo che i criteri per determinare l'armamento in dotazione all'amministrazione della pubblica sicurezza e al personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia sono stabiliti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 359 del 1991: tale decreto distingue tra dotazione individuale e di reparto e, a sua


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volta, divide quest'ultimo in ordinario e speciale. La dotazione individuale è costituita dalle armi assegnate nominativamente al personale della Polizia di Stato e consta di una pistola semiautomatica, specificamente individuata per tipo e modello; la dotazione di reparto, invece, è costituita dalle armi in carico agli uffici, ai reparti e agli istituti di istruzione. Per il loro uso è impartito un addestramento obbligatorio di base a tutti gli appartenenti alla Polizia di Stato che espletano funzioni di polizia. La dotazione consiste in sfollagente, artifici, fucili ad anima liscia, fucile o carabina ad anima rigata, pistola mitragliatrice, fucile mitragliatore ed alcuni dispositivi di lancio.
Allo stato la normativa non prevede l'uso di strumenti alternativi, quali, ad esempio, proiettili di gomma. In materia di armi non da fuoco sono in corso apposite ricerche, anche a livello interforze e internazionale, finalizzate a verificare l'efficacia di una pluralità di dispositivi, non solo proiettili di gomma ma anche gas irritanti, bastoni elettrici inabilizzanti, reti bloccanti, nelle varie ipotesi di utilizzo da parte delle forze di polizia.
Il Ministero dell'interno ha avviato ricerche e sperimentazioni per dotare i reparti di attrezzature idonee a conferire maggiore efficacia agli interventi disposti a tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, a ottimizzare la difesa del singolo operatore e sta procedendo ad un ampio aggiornamento dell'organizzazione, dell'addestramento, dell'equipaggiamento, dell'armamento dei reparti, introducendo nuovi strumenti caratterizzati da maggiore versatilità ed in grado di ridurre al minimo i rischi.
L'amministrazione dell'interno sta, inoltre, svolgendo una ricerca sul munizionamento non letale, richiamato espressamente dall'interpellanza, fra cui anche le cosiddette pallottole di gomma; tale ricerca è condotta anche attraverso missioni di studio presso organi di polizia all'estero ed analoghe ricerche sono state avviate anche dall'Arma dei carabinieri. La generica non letalità di questi strumenti non è ancora confermata in tutte le condizioni di impiego, come dimostrano alcuni eventi mortali verificatisi in Stati esteri, a seguito sia dell'uso di proiettili di gomma sia di altri manufatti appartenenti alla stessa categoria; sicché, si può nutrire qualche dubbio che, alla distanza dalla quale è stato esploso il colpo dalla camionetta dei carabinieri presa d'assalto a Genova, potesse non avere un effetto letale sul giovane Giuliani.
Del resto è agevole ritenere come nelle manifestazioni tenutesi in occasione degli ultimi vertici internazionali siano stati registrati numerosi eventi lesivi, sia pure non mortali. Nell'interpellanza si fa riferimento a Seattle. Ebbene mentre a Genova i manifestanti erano non meno di 100.000, a Seattle il numero ha una quantificazione incerta tra 30.000 e 50.000 e ci sono stati 92 feriti tra i manifestanti e 56 tra le forze dell'ordine: non c'è stato un evento letale, ma non credo che questo possa consolare i feriti nella circostanza.
A Praga erano circa 10.000 i manifestanti, 142 sono stati i feriti tra quest'ultimi e 123 tra le forze dell'ordine; a Göteborg 25.000 manifestanti, 60 sono stati i feriti tra quest'ultimi e 12 tra le forze dell'ordine.
Dunque, è necessario, una volta ultimata la fase sperimentale, adottare il provvedimento normativo che autorizzi l'uso di tali armi, individuandone le caratteristiche tecniche e balistiche. Ma per questo è necessario del tempo.
È superfluo ricordare che il tempo intercorso tra l'insediamento del Governo Berlusconi e l'avvio del vertice G8 a Genova è stato di un mese e otto giorni; un tempo assolutamente inadeguato per la sperimentazione, per l'addestramento, per l'adeguamento normativo relativo al cosiddetto munizionamento non letale.
Posto, invece, che da Seattle - prima grande occasione di manifestazioni violente a fini politici, riprese negli ultimi anni - all'insediamento del Governo Berlusconi sono trascorsi un anno, sei mesi e dieci giorni, forse la domanda sulla mancata sperimentazione, sul mancato addestramento


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e sul mancato adeguamento normativo relativo a mezzi non letali andrebbe rivolta a chi ha gestito l'ordine pubblico fino all'inizio di giugno del 2001.
Vorrei, comunque, rassicurare gli interpellanti che l'interesse dell'amministrazione dell'interno è di continuare a garantire al meglio l'ordine pubblico, attraverso strumenti che siano il più possibile efficaci e non invasivi. Per questo le proposte avanzate dagli interpellanti sono prese in considerazione, vengono attentamente esaminate, anche se la delicatezza della materia induce a prudenza per non incorrere a modifiche delle dotazioni che non siano state ampiamente sperimentate e collaudate.

PRESIDENTE. L'onorevole Carboni ha facoltà di replicare.

FRANCESCO CARBONI. Ringrazio il sottosegretario Mantovano per la risposta, che ha toccato i punti che noi abbiamo sottolineato. L'interpellanza, evidentemente, non si proponeva di impegnare il Governo in una risposta - l'ho detto nelle premesse - sulla gestione dell'ordine pubblico a Genova, ma solamente sulla possibilità di evitare il ripetersi di situazioni tragiche, come quella che si è verificata in quella manifestazione.
Alcuni elementi di risposta del sottosegretario confermano la validità del ragionamento che abbiamo svolto nell'interpellanza, poiché, come il sottosegretario Mantovano ha riferito, nelle manifestazioni precedenti a quella di Genova, svoltesi all'estero, nel corso delle quali sono state usate armi non da sparo, non si sono verificati, nonostante la presenza di feriti tra i manifestanti e tra le forze dell'ordine, eventi mortali.
Quindi, la conclusione cui è giunto il sottosegretario Mantovano è la nostra e costituisce la conferma che un sistema di dotazione diverso, un sistema di gestione diverso dell'ordine pubblico riuscirebbe non ad evitare dei feriti ma, sicuramente, ad evitare eventi letali.
Per quanto riguarda, dunque, la risposta del sottosegretario, ringrazio l'onorevole Mantovano per gli elementi che ci ha fornito. Evidentemente, le norme possono essere modificate e migliorate e noi auspichiamo che si vada proprio in questa direzione. Attendiamo, dunque, che il Governo porti a conclusione - auspichiamo che lo faccia nel più breve tempo possibile - le valutazioni che sono in corso e, quindi, affidiamo il nostro giudizio di soddisfazione al momento in cui ci verrà comunicato che le norme sono state, in qualche modo, adeguate alle problematiche e ai livelli che il sottosegretario ha esposto.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.

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