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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 46 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 3200-bis sezione 8).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 46 è stato introdotto in Commissione bilancio accogliendo un emendamento presentato dal collega lucano Blasi. Esso riguarda la ricostruzione, o meglio il completamento della ricostruzione, nelle aree terremotate della Basilicata e della Campania nel 1980-81.
Già in quell'occasione non ho partecipato al voto ed annuncio che non parteciperemo al voto sull'articolo 46 e sugli emendamenti ad esso relativi, pur rimanendo in aula e seguendo il dibattito, dal momento che sicuramente non è questa la stesura finale di tale articolo, in quanto esso presenta alcuni vizi che dovranno essere sanati sicuramente in sede di seconda lettura al Senato.
Il primo vizio è legato alla mancata copertura finanziaria: con questo articolo si prendono le risorse che sono giacenti presso i comuni per la ricostruzione delle aree terremotate e le si colloca in un fondo. Mentre attualmente queste giacenze non sono fruttifere, nel fondo presso la Cassa depositi e prestiti esse diventeranno fruttifere e gli interessi saranno assegnati per la ricostruzione.
Ciò comporta che il Ministero del tesoro debba trasferire duemila o tremila miliardi, il 1o gennaio, dalle tesorerie provinciali alla Cassa depositi e prestiti. Francamente questa operazione è alquanto difficile, o quasi impossibile, perché personalmente non credo che il Tesoro possa trasferire circa tremila miliardi dalle tesorerie provinciali e dalle contabilità speciali alla Cassa depositi e prestiti, facendolo divenire danaro corrente.
In secondo luogo, è evidente che questa operazione necessita di una copertura finanziaria, perché essa ha un costo. In tal senso, sicuramente occorrerà una disciplina di copertura. Tuttavia, questo articolo non funziona anche perché esso non tiene conto che la regione Basilicata, sugli ultimi mutui che sono stati contratti, a fronte di circa mille miliardi di lire di risorse, per cento miliardi di contributo annuale dalle regioni, ha già dato vita ad una sorta di fido fiduciario con alcune banche ed usufruisce già, sempre per la ricostruzione, di circa 60 miliardi di interessi. Si tratta dunque di un'operazione che, in particolare per la regione Basilicata, è in qualche modo ripetitiva, se non addirittura dannosa.
In ultimo, tale articolo non è completo per quanto riguarda la parte relativa alle procedure perché non disciplina compiutamente i nuovi mezzi e i meccanismi che devono regolare i rapporti fra il diritto dei comuni ad utilizzare le risorse ad essi assegnate e le procedure che saranno attivate presso il Ministero delle infrastrutture. Questo articolo pertanto dovrà essere riscritto e sistemato; pertanto non intendo partecipare al voto su un articolo che è assolutamente incompleto.
Mi riservo di esprimere questo voto insieme al gruppo della Margherita quando il provvedimento tornerà qui alla Camera: se il provvedimento conterrà un vantaggio per le popolazioni terremotate, noi voteremo a favore, perché siamo sempre stati forza di governo e abbiamo una cultura di governo e, se vi sono dei fatti positivi, non vediamo il motivo per cui non si debba sostenerli; se questo articolo conterrà invece elementi negativi, voteremo contro. Quindi, potremo esprimere il nostro giudizio soltanto quando le carenze delle quali ho parlato saranno colmate.
Da ultimo, signor Presidente, desidero segnalare che con questo articolo, seppure venisse perfezionato, vengono assegnate delle briciole: infatti, si tratta di assegnare al completamento della ricostruzione una decina di miliardi (10 o 20 miliardi, non di più). Ricordo che nell'ultima finanziaria del centrosinistra alla ricostruzione furono destinati circa mille miliardi, quindi il rapporto è di 10 o 20 miliardi contro mille miliardi. Però, per quanto si tratti di briciole, siccome se ne ha bisogno per il completamento, per la ricostruzione, è certo che c'è tutta la nostra insoddisfazione ed anche una critica molto serrata al Governo, tuttavia non ci sentiremmo di dire «no» perché, in ogni caso, si tratta di briciole di risorse aggiuntive, seppure con questo meccanismo degli interessi.
Ben più interessante sarebbe stato invece votare alcuni degli emendamenti presentati dal collega Blasi, che recavano risorse aggiuntive per la ricostruzione ed anche iniziative per il completamento delle infrastrutture di aree per la ricostruzione.
ANTONIO BOCCIA. Purtroppo, pare che questi emendamenti vengano ritirati. Mi dispiace perché effettivamente il collega Blasi avrebbe potuto insistere e sicuramente su di essi avremmo espresso un voto favorevole. Si tratta di un passo indietro che non doveva assolutamente fare, perché avrebbe risolto in qualche modo dei problemi, questi, sì, effettivamente di sostanza.
Dunque, Presidente, per i motivi che ho esposto non parteciperemo a queste votazioni e ci riserviamo di esprimere il nostro giudizio definitivo quando avremo conosciuto l'esatta definizione di questo articolo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alberta De Simone. Ne ha facoltà.
ALBERTA DE SIMONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, all'articolo 46 bisogna fare attenzione (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania), nel senso che nel testo dobbiamo leggere attentamente le cose scritte e quelle che sono tra le righe, perché vi sono anche cose tra le righe (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania): sì, tra
una riga e l'altra, chi è intelligente sa leggere anche quelle. Si tratta di un articolo ambiguo e rischioso che non faceva parte del disegno di legge originario della legge finanziaria, ma è stato inserito attraverso l'approvazione di un emendamento in Commissione bilancio.
Abbiamo passato una settimana in cui le televisioni delle nostre regioni parlavano di «pioggia di miliardi» per la Basilicata e l'Irpinia. Ho qui con me, per chiunque voglia leggerlo, l'articolo di un parlamentare europeo di Forza Italia che annuncia 5 mila miliardi di risorse, addirittura più di quelle stanziate nel 1992 con l'intera legge che ha funzionato fino ad ora. Si è chiarito che così non è e che queste erano bufale e propaganda (potete leggere l'articolo, ho anche il giornale da cui l'ho preso). Si tratta invece di rastrellare - recita l'articolo 46 - i fondi dei mutui.
Nella relazione al disegno di legge preparata dalla Commissione bilancio - e non da un partito - si legge che questi mutui sono stati fatti dalle regioni Campania e Basilicata e vengono riportati a Roma, alla Cassa depositi e prestiti.
Provate ad immaginare che la regione Veneto o la Lombardia abbia fatto un mutuo e che, con un articolo del disegno di legge finanziaria, il Parlamento decida di prendere le risorse di quel mutuo e portarle al Ministero.
In più si aggiungono le giacenze che sono nelle tesorerie accreditate ad ogni comune in seguito ad ispezioni molto rigorose; anche quelle si riportano a Roma in un fondo unico il quale è costituito da soldi presi agli enti locali e già impegnati. Come tutti sappiamo, il sindaco paga la tranche del collaudo dopo dieci anni che una casa è iniziata e quindi dal 1o gennaio i sindaci non avranno più i soldi dei collaudi. Questo fondo è denominato «fruttifero» perché a detta di chi lo propone produrrà interessi.
Devo essere concisa, perciò mi appello alla vostra capacità di lettura, perché in un solo articolo si conferiscono ben tre deleghe al ministero. Con questi tre decreti, ci si permette di cambiare, a distanza di 23 anni, i criteri di assegnazione, introducendo il finanziamento alle infrastrutture secondarie assente in precedenza, e, come è scritto nella nota di accompagnamento, il finanziamento di strani progetti pilota, che nessuna norma prevede e che invece prefigurano un uso discrezionale, per non dire clientelare, di risorse che, fino ad ora, sono state rigorosamente legate al danno della vittima ed al danno abitativo.
Si prefigura, inoltre, un allungamento dei tempi. Infatti, se la maggioranza approva questo articolo, non si permetterà ai sindaci, che hanno già avuta accreditata una certa somma, di utilizzarla costringendoli a chiedere un nuovo accredito al Ministero. Tutto ciò, anziché velocizzare, ritarderà la costruzione introducendo un notevole freno, proprio mentre si sta giungendo alla conclusione.
Infine, si nomina una commissione per il terremoto a distanza di 23 anni (vorrei ricordarvi che non stiamo parlando del terremoto avvenuto in Molise). La commissione sarà composta da vari componenti, istituita dal terzo decreto, e insieme agli uffici terremoti dei comuni, che andrebbero aboliti, avrebbe addirittura il diritto di prelevare dal fondo unico fino al 4 per cento. Se la quantificazione fatta è di 1.300 miliardi, si potrebbero prelevare più di 200 miliardi per spese di funzionamento della commissione e degli uffici.
Mi appello a tutte le persone di buonsenso, affinché non si voti un ritorno ad una condanna, un destino di non completamento. Sarebbe un voto contro la riforma del titolo V della Costituzione, contro le regioni e contro i comuni.
Sono confortata, in questo mio appello, dalle assemblee dei sindaci che hanno spedito, a Roma, i verbali delle loro riunioni, chiedendo che ciò non avvenga.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Adduce. Ne ha facoltà.
SALVATORE ADDUCE. Signor Presidente, mentre il servizio studi della Camera conferma che l'articolo 46 non costituisce un aggravamento per il bilancio, dall'altra questo articolo, secondo una nostra
lettura, comporta un vero e proprio esproprio delle competenze regionali e degli enti locali.
In particolare, noi che veniamo da una regione come la Basilicata - un'area che soffre ed ha sofferto l'esperienza dei terremoti - abbiamo costruito, assieme al Governo nazionale, un sistema - che da alcuni anni a questa parte, finalmente, è entrato a regime - che consente l'erogazione a favore dei comuni dei fondi stanziati. Ciò proprio attraverso quel «circuito virtuoso» che, in qualche modo, è preconizzato all'interno dell'articolo 46 del disegno di legge finanziaria.
La domanda che ci siamo posti, allora, è la seguente: per quale ragione dobbiamo ricondurre le competenze attualmente in capo alle regioni e ai comuni all'interno di un fantomatico comitato, nel quale dovrebbero sedere tre rappresentanti di ministeri, il Ragioniere generale dello Stato e centinaia di rappresentanti dei comuni e che, per poter operare, avrà bisogno di una procedura particolarmente farraginosa, lenta e persino difficile da mettere in moto?
Noi siamo contrari a favorire qualsiasi operazione che non sia trasparente e limpida e, soprattutto, che non sia chiara nei suoi meccanismi di funzionamento, perché chi conosce le vicende attinenti al trasferimento di fondi dallo Stato alle regioni ed agli enti locali, sa che tali operazioni comportano, purtroppo, complicazioni enormi. Se a tali complicazioni, già alla base degli attuali meccanismi burocratici nei rapporti tra il centro e la periferia, dovessimo aggiungerne di ulteriori, finiremo per non ritrovarci per niente in ordine.
Nell'articolo in questione, peraltro, sono contenute anche norme assolutamente inutili, poiché si rifanno a procedure già contenute all'interno di deliberazioni del CIPE abbondantemente collaudate e funzionanti.
Per tale ragione, riteniamo che questo articolo, oltre a non rappresentare assolutamente un fatto positivo per i territori ai quali si rivolge, finirà per non produrre nessun effetto. L'unico effetto - lo dico sommessamente all'amico e conterraneo Blasi - è forse quello di fare un po' di propaganda: ritengo che sul terremoto, in questo momento particolare - poiché ci troviamo di fronte al problema, gravissimo, delle popolazioni del Molise colpite dal sisma -, sia necessario bandire la propaganda (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di concentrare gli interventi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, cercherò di essere brevissimo. Condivido le obiezioni mosse dall'onorevole Alberta De Simone e dall'onorevole Adduce: mi sembra, infatti, che le caratteristiche dell'articolo in esame siano la centralizzazione, l'incerta copertura - e mi richiamo anche a quanto affermato dall'onorevole Boccia -, i criteri discrezionali e le procedure farraginose: insomma, esistono i motivi per sopprimere tale articolo ed approvare, invece, l'emendamento Alberta De Simone 46.1.
PRESIDENTE. La ringrazio molto per la sinteticità del suo intervento, onorevole Villetti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, non intervengo per onor di firma, essendo lucano ed amando la mia terra, ma la questione del terremoto è drammaticamente seria: lo è stata 22 anni fa in Basilicata, e lo è stata l'altro giorno in Molise. Devo dire che non ho difficoltà a ritenere che il collega Blasi abbia presentato la sua proposta emendativa con le migliori intenzioni, perché io amo la mia terra e ne conosco i problemi, e credo che anche l'onorevole Blasi sia in sintonia con me.
Oggettivamente, tuttavia, il suo articolo aggiuntivo non è chiaro. Non sono d'accordo sulla proposta di rinviare il problema dall'altro ramo del Parlamento.
Scusate, ma questa è la Camera dei deputati: esiste una Commissione, un Comitato dei nove ed esiste un Governo che può dirci esattamente qual è la sua intenzione nei confronti di questo articolo aggiuntivo!
Noi vorremmo capire. I colleghi che mi hanno preceduto hanno detto in maniera chiara che in questo caso non si tratta, quasi sicuramente, di una pioggia di miliardi. Non mi interessa la propaganda e so che su questo tema c'è serietà da parte di ognuno di noi. Andrebbe bene anche se si portassero 10 miliardi alla gente terremotata della Basilicata ma vorrei capire se non si tratti di un autogol perché la regione Basilicata e i relativi comuni hanno operato bene, sono già in regola e da parte loro non vi sono ritardi. I ritardi si sono verificati a livello ministeriale perché la vostra, più o meno, ottima dottoressa Bozzi, probabilmente, ha intralciato l'accredito dei fondi alla regione e ai comuni della Basilicata.
Ora che cosa vogliamo fare? Creare un comitato, centralizzare di nuovo, costringendo i sindaci a recarsi presso i ministri, i viceministri e i sottosegretari per chiedere un decreto di erogazione: dal punto vista procedurale mi sembra un notevole passo indietro. Quando ci sarà spiegata questa procedura, saremo pronti a valutarla con tutta la serenità d'animo e con tutta la serietà che dobbiamo alla gente lucana e a questo Parlamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, ho letto più di una volta l'articolo 46 per capirne la ratio perché quando si modifica una legge finanziaria si può condividere o meno ma deve esserci una ragione molto forte. Ebbene, dopo averlo riletto più volte, mi viene il sospetto che qualche genio abbia cercato di creare ulteriore confusione nell'intervento sulle zone terremotate. Infatti, si creerà un meccanismo perverso che, intanto, paralizzerà i comuni negli interventi già in atto perché nel testo in esame non si capisce cosa accada quando il comune abbia già predisposto l'avvio di un'opera non pagata interamente, attingendo a mutui che ora gli vengono sottratti.
Invece, vorrei capire come si interverrà quando si formerà una gigantesca commissione, sia per il numero delle persone che per i diversi ministeri interessati, che dovrà decidere se quell'intervento ipotizzato debba o meno essere fatto o proseguito nello stesso comune: sinceramente, tutto ciò mi pare poco trasparente. Ho l'impressione che si sia voluto predisporre questo organismo per ritornare a procedure di affidamento di appalti che non seguano le norme volute per creare una situazione di controllo estremamente rigida. Ritengo che si vogliano cancellare le regole che sono state introdotte dopo il 1992 perché prima di tale data c'era una situazione diversa - come dimostrano le inchieste avviate e il Libro bianco, mi pare predisposto anche dall'ex Presidente della Repubblica - e che quindi si voglia ritornare al regime precedente al 1992.
Siccome il Governo non perderebbe entrate perché da questo articolo non ne derivano, credo che lo stesso possa rivederlo perché non tocca il bilancio dello Stato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cennamo. Ne ha facoltà.
ALDO CENNAMO. Signor Presidente, credo che in quest'aula non faccia piacere a nessuno parlare ancora del terremoto della Campania e della Basilicata, a 23 anni di distanza, però corriamo il rischio, approvando l'articolo in esame, di essere costretti a riparlarne.
Del resto, credo che tutti dovremmo avere un minimo di sensibilità sull'argomento proprio in ragione del fatto che la nostra è una nazione ad alta sismicità.
Vorrei ricordare ai colleghi della maggioranza che quanto è accaduto stamattina in aula, cioè che la minoranza ha battuto la maggioranza, accadde proprio alcuni anni or sono su un provvedimento che disciplinava la chiusura delle opere di ricostruzione con la nomina dei commissari
che dovevano procedere ad uno stralcio delle opere da completare.
Ora, badate, qui si tratta di opere di civiltà che sono state in parte realizzate e che bisogna completare. Credo che non possiamo accettare di fare un passo indietro rispetto alla normativa vigente con questo articolo che lede l'autonomia dei comuni perché si tolgono fondi ai comuni e si mettono in una sorta di fondo, cosiddetto, fruttifero nazionale; i comuni, poi, dovrebbero presentare istanza al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e, avuta l'approvazione, dovrebbero poi avere il consenso di una ulteriore commissione tecnica per poter, finalmente, disporre di queste risorse. Suvvia, un po' di serietà, non prendetevi questa responsabilità!
Dunque, poiché questo articolo è il frutto di un emendamento presentato dal collega Blasi, credo che il Governo, il relatore e la maggioranza abbiano il dovere di riflettere sull'opportunità di approvarlo e valutare se non sia il caso, invece, di accantonarlo perché possa davvero svolgersi una riflessione da parte del Governo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, intervengo in maniera assolutamente telegrafica per associarmi alle critiche che sono piovute dal centrosinistra ma anche, con tanto buonsenso, da alcuni settori della maggioranza su un provvedimento di questa natura che espropria, in maniera del tutto inaudita, le attività degli enti locali e blocca, rischiando di produrre effetti molto negativi sulle popolazioni interessate, opere già in atto.
Per questa ragione, invitiamo caldamente il Governo a riflettere, a soprassedere su un provvedimento di questo tipo e a riprodurlo in maniera più seria.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alberta De Simone 46.1...
Mi scusi, onorevole relatore, ho sbagliato io. Potrebbe dirmi qual è il parere della Commissione su questo emendamento? Poi le darò la parola per esprimere il parere sulle restanti proposte emendative.
ANGELINO ALFANO, Relatore per la maggioranza. Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Prendo atto che anche il parere del Governo è contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alberta De Simone 46.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 387
Votanti 375
Astenuti 12
Maggioranza 188
Hanno votato sì 144
Hanno votato no 231).
Invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere della Commissione sulle restanti proposte emendative presentate all'articolo 46.
ANGELINO ALFANO, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, il parere è contrario su tutte le proposte emendative, tranne che sull'emendamento Parolo 46.5 su cui il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, credo sia necessaria una brevissima risposta perché, a partire dalla legge n. 219 del 1981, la ricostruzione successiva agli eventi sismici del 1980 e del 1981 ha avuto fasi molto alterne con una legislazione che ha lasciato molti dubbi e molti intrecci normativi. Si tratta di arrivare alla fase conclusiva della ricostruzione. Ritengo che le finalità dell'emendamento
approvato in Commissione (che è divenuto l'articolo 46) sia virtuosa: cercare di mobilitare il massimo delle risorse possibili per chiudere questa importante fase di ricostruzione. Tuttavia, non nego che l'articolo possa presentare, in alcune parti, qualche difficoltà interpretativa ed attuativa. Peraltro, altre difficoltà possono derivare dal fatto che non è chiarissimo quante risorse possano essere utilizzate e quindi quale sia il livello di impatto rispetto al decreto-legge n. 194 recentemente approvato dal Parlamento.
Sotto questo profilo, l'emendamento Parolo 46.5, sul quale il Governo esprime parere favorevole, può aiutare a togliere un dubbio; per il resto credo che, prima di arrivare a sopprimere questo articolo, se sarà il caso, occorra una valutazione ponderata.
Invito, pertanto, la Camera ad approvare l'emendamento Parolo 46.5 in modo tale da essere garantiti dal punto di vista della spesa pubblica e riservarsi una valutazione più accurata nel corso dell'esame al Senato per vedere che sorte dovrà avere questo articolo 46, tenendo conto, comunque, che l'articolo mira a risolvere un problema che esiste e che deve essere affrontato e che il Governo, e credo anche tutte le forze politiche, si sono impegnate per la conclusione dell'attività di ricostruzione in questa zona che dovrà essere la più celere possibile e con la maggiore garanzia per tutti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alberta De Simone 46.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 376
Votanti 372
Astenuti 4
Maggioranza 187
Hanno votato sì 137
Hanno votato no 235).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Parolo 46.5, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 393
Votanti 386
Astenuti 7
Maggioranza 194
Hanno votato sì 242
Hanno votato no 144).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Peretti 46.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 387
Votanti 380
Astenuti 7
Maggioranza 191
Hanno votato sì 155
Hanno votato no 225).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Duca 46.20.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galeazzi. Ne ha facoltà.
RENATO GALEAZZI. Signor Presidente, intervengo solo per aggiungere la mia firma a questo emendamento.
PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Duca 46.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 393
Votanti 389
Astenuti 4
Maggioranza 195
Hanno votato sì 143
Hanno votato no 246).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rosso 46.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 387
Votanti 296
Astenuti 91
Maggioranza 149
Hanno votato sì 59
Hanno votato no 237).
Prendo atto che l'onorevole Dorina Bianchi non è riuscita a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rosso 46.23, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 391
Votanti 253
Astenuti 138
Maggioranza 127
Hanno votato sì 12
Hanno votato no 241).
Prendo atto che l'onorevole Cialente non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 46, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 391
Votanti 382
Astenuti 9
Maggioranza 192
Hanno votato sì 236
Hanno votato no 146).
Prendo atto che l'onorevole Cialente non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Stradella 46.02, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 393
Votanti 387
Astenuti 6
Maggioranza 194
Hanno votato sì 143
Hanno votato no 244).
Prendo atto che l'onorevole Stradella ha erroneamente espresso voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
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