![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Vi sono alcuni interventi a titolo personale. È iscritto a parlare l'onorevole Fioroni. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, colleghi, ho ascoltato con profondo sconcerto le dichiarazioni rese dal Presidente del Consiglio, onorevole Berlusconi; mi sono chiesto: sono queste le dichiarazioni che deve rendere il Capo del Governo, il Capo del nostro Governo, le dichiarazioni che deve rendere un Presidente del Consiglio, per editto: pregiato del titolo di volenteroso? Dichiarazioni che a me sono sembrate superficiali e veloci che può rendere, forse, anche un disattento e confuso cittadino del nostro paese e dalle quali, però, trapelava, in modo palpabile ed evidente, la difficoltà dell'onorevole Berlusconi, di non riuscire a celare il disagio di chi è pienamente consapevole e cosciente che è altrove che si è deciso e che si stava decidendo. Credo che quest'Assemblea non abbia mai avvertito come da ieri alle 18,03, quando è uscita l'agenzia Ansa del dipartimento di Stato, la sensazione duplice di una eterodirezione e di una esautorazione dei poteri del Parlamento.
Colleghi, chi ha ascoltato oggi le dichiarazioni del Presidente Berlusconi ha avvertito il forte disagio di dover appartenere, nostro malgrado, ad un paese, l'Italia, che diviene un'Italietta opportunista ed ambigua che comprende, condivide e legittima la guerra confondendo l'alleanza, sacra ed inviolabile, con il vassallaggio, ma, nel contempo, non avendo il coraggio, la forza e la responsabilità di essere in grado di scegliere con coerenza e dignità ma scegliendo, invece, la strada di un lento e silenzioso trascinamento verso la violazione della Costituzione, sperando che su altri ricadano le responsabilità verso Dio, verso gli uomini, verso la storia.
Lascia sconcertati l'indifferenza verso la prima vittima di questa inutile e inaccettabile guerra: l'ONU, le Nazioni Unite, l'ultimo organismo democratico in grado di rappresentare l'unica potenzialità possibile per la costruzione di una pace duratura, fondata sulla libertà e sulla giustizia sociale.
Cari colleghi, è la prima volta che in questo Parlamento si legittima una guerra preventiva nella certezza che dalle bombe, dai morti e dalla sofferenza si possa costruire una pace duratura. Credo che di questo ne avvertiate il peso nella vostra coscienza; siete ancora in tempo per non legittimare un'azione che è contro la nostra Costituzione e che non ha nulla a che vedere con l'alleanza (Applausi di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo e del deputato Franco Giordano).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Burani Procaccini. Ne ha facoltà.
MARIA BURANI PROCACCINI. Signor Presidente, in un brevissimo intervento a titolo personale sento il dovere morale - al quale io ho informato credo tutta la mia azione politica oltre che la mia vita - di confermare che, da cattolica, sono pronta, per la mia fede, per colui che sulla terra per me rappresenta il Cristo a dare la vita; ma, da cittadina italiana confermo la mia piena e totale fiducia e lealtà a lei, alla sua azione politica meditata e sofferta, a tutto ciò che il nostro Governo ha cercato di fare... (Commenti dei deputati della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista).
RICCARDO MILANA. Brava (Applausi polemici di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
ALFREDO BIONDI. Lasciate parlare, ha diritto di parlare.
MARIA BURANI PROCACCINI. E così confermo, lo dico alto e forte, la mia totale lealtà alla patria e alla bandiera italiana, unica bandiera nella quale mi riconosco, come si riconoscevano i miei padri e si riconoscono i miei figli (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia).
GABRIELE FRIGATO. Vergogna!
GIORGIO BORNACIN. Sono altre le cose di cui bisogna vergognarsi.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, le parole espresse dal Presidente del Consiglio nella parte finale sono state molto chiare e, per chi, come me, ha vissuto un profondo travaglio alla vigilia di questo dibattito, quando il Presidente del Consiglio, oggi, ha detto in maniera estremamente chiara «non siamo un paese belligerante, non inviamo truppe, non partecipiamo ad operazioni di guerra; concediamo le basi ed il sorvolo aereo nell'ambito di trattati internazionali e dell'Alleanza atlantica», queste parole avrebbero dovuto costringere ciascun parlamentare e i gruppi, anche se in posizioni diverse, ad una ulteriore riflessione.
A me pare, invece, che si sia trasformato il tutto nella solita polemica tra maggioranza ed opposizione, polemica che l'importanza dell'argomento non meritava. Tali dichiarazioni rappresentano, indubbiamente, il punto di equilibrio possibile nel momento in cui si svolge questo dibattito e nel momento in cui dall'Iraq già arrivano notizie drammatiche.
Ciò nonostante, mi resta l'imbarazzo profondo di fronte all'opinione che definisce tale guerra come legittima. No, non credo che siamo di fronte a quelle condizioni per le quali un attacco sarebbe inevitabile e legittimo; a me pare, semmai, che sia vero il contrario: l'azione degli ispettori, l'accerchiamento militare dell'Iraq, i dubbi sull'intervento armato espressi da importanti uomini di Governo di paesi europei, dalla Russia, dalla Cina e così via, stavano portando al disarmo, un disarmo lento, contrastato, ma che sarebbe stato inevitabilmente raggiunto.
Il Presidente del Consiglio ha colto il travaglio di milioni di uomini che esprimevano dissenso in tutto il mondo: ebbene, avrei sperato che esprimesse anche qualche dubbio sulla legittimità di una guerra che non ha l'avallo dell'ONU.
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, la invito a concludere.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, mi avvio a concludere. L'Italia, in base alla sua Costituzione, in base al disposto dell'articolo 11, può partecipare ad un'azione di guerra soltanto se attaccata e soltanto se un paese alleato viene attaccato.
Pertanto, mi asterrò dalle votazioni. Mi auguro che possa prevalere quella posizione espressa dal Presidente del Consiglio nel precedente dibattito, con l'ONU e per il rafforzamento del ruolo dell'Europa.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
![]() |
![]() |
![]() |