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l'ordine dei medici di Roma ha ottenuto, dal rettore della Università La Sapienza di Roma, un decreto che istituisce un corso di alta formazione in osteopatia e chiropratica, già in svolgimento nel corrente anno, al costo di partecipazione di 1.500 euro e della durata di 80 ore;
l'iniziativa, è mirata allo scopo di creare una nuova professione in «chiropratrica» invitando gli iscritti odontoiatri ed i medici specialisti in odontoiatria, alla condizione che abbiano frequentato il corso suddetto, ad iscriversi nel registro dei Chiropratici, istituito presso l'ordine dei medici di Roma, consentendo in tal modo, l'esercizio di una professione che con tali presupposti di aleatoria preparazione, non è contemplata non solo nel nostro ordinamento, ma anche nella UE alcuni stati membri hanno assunto protocolli internazionali di formazione della professione a presidio di affidabilità curativa, di sicurezza della salute, e di consistenza scientifica di preparazione -:
se i Ministri interrogati sono a conoscenza dell'iniziativa adottata dall'ordine dei medici di Roma;
se sono a conoscenza che l'associazione italiana chiropratici ha segnalato l'evento alle autorità nazionali richiamandosi:
alla risoluzione sullo statuto delle medicine non convenzionali del Parlamento europeo del 1997;
alle leggi straniere che formalizzano la formazione in chiropratica (ben più severa e scientificamente più completa rispetto al corso delle 80 ore improvvisato presso l'Università La Sapienza), citate come riferimento dal sopraddetto statuto, leggi emanate dal Regno Unito, dalla Danimarca, dalla Svezia e dalla Finlandia;
se intendono:
a) verificare presso l'ordine dei Medici di Roma, la legittimità dell'istituzione di un registro di tale professione;
b) provvedere a formulare opportuni strumenti ordinamentali, affinché il nostro paese si doti tempestivamente di una adeguata legislazione in merito.
(5-02072)
in due distinte operazioni, il 30 e il 31 maggio 2003 i carabinieri di Monselice, a seguito di un esposto di un rappresentante sindacale dell'Associazione difesa lavoratori - invisibili fed. RdB, rinvenivano e sequestravano due videocamere occultate nei locali in uso alla ditta Coopservice, impresa che gestisce in appalto il servizio di pulizia e sanificazione nell'ospedale di Monselice (Padova) e in tutta l'ASL 17;
la prima videocamera è stata trovata, opportunamente occultata, in una stanza utilizzata fino a metà marzo 2003 come magazzino, luogo dove tutti i dipendenti dovevano recarsi per rifornirsi del materiale d'uso quotidiano. Da metà marzo, fino al 24 maggio 2003 è stata invece adibita a sede dell'ufficio Coopservice e spogliatoio delle responsabili del cantiere;
la seconda videocamera era invece installata nei locali della lavanderia ed era frequentata a turno dagli addetti al lavaggio degli strofinacci sporchi;
del procedimento si sta occupando la magistratura padovana;
i dirigenti dell'ASL 17 hanno negato di aver concesso qualsiasi autorizzazione all'installazione di tali impianti nei locali di uso proprio;
i dirigenti della cooperativa, in dichiarazioni rese alla stampa, hanno affermato di non sapere chi abbia materialmente deciso di predisporre una rete di video-sorveglianza, ma nello stesso tempo non hanno escluso responsabilità interne alla stessa Coopservice mettendo in relazione tale impianto a presunti furti di materiale di pulizia;
da oltre due mesi un locale video-sorvegliato aveva assunto la funzione di ufficio, di luogo dove si svolgevano incontri tra le rappresentanti sindacali con l'azienda, colloqui riservati tra i responsabili e i singoli lavoratori, ed era stabilmente utilizzato come spogliatoio delle caposervizio;
nella lavanderia, oltre ai panni sporchi, non è presente nessun tipo di materiale asportabile;
si tratta, ad avviso dell'interrogante, di un fatto gravissimo sotto il profilo sindacale, umiliante sotto l'aspetto dei rapporti umani e di lavoro -:
se non ritengano doveroso avviare un monitoraggio per sapere quanto possa essere diffusa la pratica del video-controllo nei luoghi di lavoro;
se non concordino con l'opinione che queste forme di video-sorveglianza possano offendere profondamente la dignità delle persone coinvolte e possano determinare serie forme di disagio psichico in un ambiente di lavoro molto grande e frequentato, come quello di un ospedale.
(4-06555)
come si evince dal quotidiano Roma del 5 giugno 2003, così come segnalato agli interroganti dall'Assoconsum, alcune acque minerali di marche regolarmente in commercio, in base a test su campioni prelevati, sono risultate positive a sostanze velenose e a pesticidi;
l'accertamento è stato compiuto a Roma dall'Istituto superiore di sanità che ha provveduto nel 2002 a testare 28 marche di acque minerali delle quali solo cinque sono risultate in regola in base ai parametri stabiliti dalla legge, mentre le altre ventitré presentano «sostanze indesiderabili», fuori dai limiti consentiti, come pesticidi, bifenili policlorurati, agenti tensioattivi, idrocarburi policiclici aromatici (Ipa);
le fonti delle acque minerali in questione si trovano nelle vicinanze di campi agricoli e di strutture come le industrie galvaniche ed autorimesse. Da qui si spiega la presenza di suddette sostanze nocive disciolte nelle acque -:
se il Ministro intenda assumere informazioni in merito alla identificazione delle acque minerali risultate positive in base all'accertamento dell'Istituto superiore della sanità, e rendere pubbliche le marche al fine di evitare danni alla salute dei consumatori;
se il Ministro intenda adottare provvedimenti urgenti al fine di debellare il rischio di insufficienti controlli a tutela dei consumatori e della salute pubblica e, pertanto, modificare le norme attualmente vigenti in materia e prescrivere dei controlli giornalieri al momento dell'imbottigliamento delle acque minerali.
(4-06557)