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PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, torniamo a parlare del referendum che si terrà domenica e lunedì prossimi perché l'informazione è veramente carente su questo tema al punto che io ed altri colleghi ci siamo messi - e così resteremo fino a venerdì - in sciopero della fame per protestare contro l'oscuramento massmediatico.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Si tratta evidentemente di un'esperienza straordinaria e di un evento storico, perché dopo decine di anni, per la prima volta, gli italiani residenti all'estero possono votare direttamente e da qui anche l'invito del ministro Tremaglia a partecipare, che non è in contraddizione con l'invito del Presidente del Consiglio a non partecipare (personalmente non vi parteciperò, e sono ministro come Tremaglia). Tremaglia si è, infatti, riferito a questa esperienza nuova e innovativa, che sta dando risultati straordinari anche in termini di partecipazione al voto, la cui segretezza è garantita dalle intese concluse dal Governo italiano con i singoli Stati dove si esercita il diritto di voto: 110 paesi hanno sottoscritto tali accordi, pari al 99,55 per cento dell'elettorato attivo all'estero.
PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di
ALFONSO GIANNI. Questa volta non sono soddisfatto delle parole del ministro Giovanardi, soprattutto per il primo aspetto. Se al ministro Giovanardi non pare contraddittorio il fatto che il suo collega ministro degli italiani all'estero dica «votate» e il suo Presidente del Consiglio (e lui stesso) dica invece agli italiani «astenetevi», spiegatemi in che cosa consista la contraddizione.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Lo chieda a D'Alema!
ALFONSO GIANNI. A meno che non si pensi che gli italiani residenti all'estero siano di una razza particolare e quelli che vivono nel nostro paese di un'altra, ma questo contraddirebbe tutta la filosofia della legge per il voto degli italiani all'estero. D'altro canto, gli italiani all'estero pare che votino e mi auguro che gli italiani in patria seguano lo stesso esempio, visto
che lei, signor ministro, ha detto che i dati dei voti pervenuti sono straordinariamente alti. Mi dispiace, tuttavia, che la prima prova sia quella del referendum, nel senso che il referendum faccia da cavia per le prossime elezioni, proprio perché nel referendum è decisivo il quorum. Anch'io so che la presenza degli italiani all'estero non lo alza, ma se i ministeri, i consolati e le autorità preposte non fanno di tutto per garantire che costoro siano messi in condizione di poter votare, questo diritto viene vanificato. Al riguardo, ho diverse lettere rivolte ai consolati, e mandate anche a noi per conoscenza, che provengono da Stoccarda, da Bruxelles, da Parigi, da Londra, da Bonn da parte di diversi italiani che dicono di non aver ricevuto nulla e che si trovano nella condizione di non poter votare perché il consolato non è facilmente raggiungibile. Gli esempi sono purtroppo tanti, ma vorrei anche ricordare che per informazione non può bastare un volantino - per così dire - diffuso dal consolato, ma bisogna promuovere l'informazione anche tramite la stampa, perché il decreto del Presidente della Repubblica del 2 aprile del 2003, n. 104, impone che l'ufficio consolare comunichi ai principali mezzi d'informazione rivolti alle comunità italiane all'estero il quesito referendario e che si promuova la propaganda sui giornali anche dei paesi esteri.
Il punto è il voto degli italiani all'estero. Abbiamo apprezzato il ministro Tremaglia che dice agli italiani «votate, votate» a differenza di quanto dice la sua maggioranza, ma il problema è se gli italiani all'estero possano votare realmente. Dalla Germania, dall'Inghilterra, dalla Francia ci giungono notizie preoccupanti. Non è chiaro quale sia il numero degli aventi diritto al voto: vi sono notizie diverse per 800 mila unità tra l'AIRE ed il Ministero dell'interno. In ogni caso, i plichi inviati sono di gran lunga inferiori e molti non sono giunti a destinazione perché non c'è l'aggiornamento dell'indirizzario. Vi è, inoltre, preoccupazione per la segretezza e la regolarità dei voti perché le urne - dei semplici cartoni - sono rimaste aperte per giorni presso i nostri consolati.
Siamo preoccupati. Questo referendum si gioca sul quorum e, a quanto sappiamo, la possibilità di raggiungerlo c'è. Non vorremmo che mancassero, o sparissero improvvisamente, proprio i voti degli italiani residenti all'estero aventi diritto.
Per quanto riguarda il numero effettivo degli aventi diritto al voto e lo scarto esistente nei dati, facenti capo ai comuni e al Ministero dell'interno, è da sottolineare che se vi sono stati ritardi e difficoltà burocratiche è anche vero che finalmente, per la prima volta, si è messo in moto un reale procedimento di allineamento ed incrocio dei dati, che in questa occasione costituisce un grande momento di sperimentazione in vista delle consultazioni politiche. Per quanto riguarda le polemiche relative al quorum, queste, con il voto degli italiani all'estero, evidentemente non hanno alcun fondamento; anzi, questi elettori erano già conteggiati nelle precedenti votazioni e qualche volta sono stati determinanti per far mancare il quorum, mentre esercitando il loro diritto, in questo caso, invece di costituire un problema, costituiscono un'opportunità per arrivare al quorum.
Relativamente all'incertezza della data entro la quale devono essere terminate le operazioni di voto, si sottolinea che gli elettori sono stati correttamente informati dai consolati delle norme di legge, che prevedono che l'elettore rinvii al consolato la busta contenente le schede non oltre il decimo giorno antecedente la data stabilita per le votazioni in Italia, ma che verranno prese comunque in considerazione le buste pervenute ai consolati entro le ore 16 del giovedì antecedente tale data; in tal caso entro le ore 16 del 12 giugno.
I dati parziali sull'affluenza sono straordinariamente alti e, per quanto riguarda lo spoglio e il ritorno delle schede (che oltre tutto riguardano due argomenti prettamente italiani, che non fanno riferimento all'attività svolta dagli italiani all'estero), le prime schede toccheranno il suolo italiano venerdì 13 alle ore 6,45 del mattino in provenienza da Riad, le ultime lunedì 16 alle ore 6,30 del mattino in provenienza da Wellington (da tutte le parti del mondo sostanzialmente). Ciò farà sì che lo scrutinio avvenga contestualmente, come stabilisce la legge, a quello dei voti che sono stati espressi sul territorio nazionale.
Tutto ciò non è avvenuto ed è un grave nocumento per la partecipazione degli italiani all'estero al voto del referendum.


