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I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
che eseguiva i lavori di costruzione della locale tratta della strada provinciale «Serrapontina»;
dovuto preludere ad un più severo controllo sui porti di partenza delle navi dei trafficanti di clandestini;
di un'approfondita indagine sulla presenza della camorra nell'agro nocerino-sarnese», che avrebbe consentito di «arrivare appena in tempo» prima della consumazione di altri ancor più gravi reati;
il 13 marzo 2005, nel Duomo di Motta di Livenza il criminale denominato «Unabomber» portava a compimento un ennesimo attentato, in conseguenza del quale riportavano ferite una bambina di appena sei anni (gravemente colpita alla mano e all'occhio sinistro) e una giovane donna;
detto attentato avviene a distanza di meno di due mesi da quello posto in essere nella città di Treviso e a distanza di meno di due anni da quello avvenuto sul greto del Piave e nel corso del quale altra bambina ha riportato gravissime ferite ad una mano e ad un occhio;
il succitato criminale opera delittuosamente dal 1993 e, a tutt'oggi, ha realizzato non meno di quindici attentati dinamitardi;
le indagini, concentrate sulle Procure distrettuali di Venezia e di Trieste essendosi ravvisata l'aggravante della finalità di terrorismo, sono seguite sul piano investigativo da un gruppo coordinato di Forze dell'Ordine;
le parti offese, gravemente colpite dagli attentati, devono sostenere spese ingenti per la cura delle ferite riportatevi -:
se non si ravvisi l'opportunità di potenziare il gruppo investigativo impegnato nelle indagini su «Unabomber», arricchendolo delle ulteriori, necessarie professionalità e dotandolo di ulteriori strumenti tecnici di accertamento;
se le eventuali richieste di indennità avanzate quali vittime del terrorismo siano state definite ovvero, in caso negativo, se non si ravvisi l'opportunità di accelerare il più possibile la liquidazione e delle indennità richieste.
(2-01507) «Antonio Leone, Palma».
il 13 marzo 2005, nel Duomo di Motta di Livenza il criminale denominato «Unabomber» portava a compimento un ennesimo attentato, in conseguenza del quale riportavano ferite una bambina di appena sei anni (gravemente colpita alla mano e all'occhio sinistro) e una giovane donna;
detto attentato avviene a distanza di meno di due mesi da quello posto in essere nella città di Treviso e a distanza di meno di due anni da quello avvenuto sul greto del Piave e nel corso del quale altra bambina ha riportato gravissime ferite ad una mano e ad un occhio;
il succitato criminale opera delittuosamente dal 1993 e, a tutt'oggi, ha realizzato non meno di quindici attentati dinamitardi;
le indagini, concentrate sulle Procure distrettuali di Venezia e di Trieste essendosi ravvisata l'aggravante della finalità di terrorismo, sono seguite sul piano investigativo da un gruppo coordinato di Forze dell'Ordine;
le parti offese, gravemente colpite dagli attentati, devono sostenere spese ingenti per la cura delle ferite riportatevi -:
se non si ravvisi l'opportunità di potenziare il gruppo investigativo impegnato nelle indagini su «Unabomber», arricchendolo delle ulteriori, necessarie professionalità e dotandolo di ulteriori strumenti tecnici di accertamento;
se le eventuali richieste di indennità avanzate quali vittime del terrorismo siano state definite ovvero, in caso negativo, se non si ravvisi l'opportunità di accelerare il più possibile la liquidazione e delle indennità richieste;
quali determinazioni il Governo intenda assumere in relazione all'aumento dei fenomeni criminali nella provincia di Treviso e di una consistenza delle forze dell'ordine che non appare più idonea alle esigenze di repressione.
(2-01507)
(Nuova formulazione)«Antonio Leone, Palma».
gravi episodi intimidatori e di turbamento dell'ordine pubblico stanno scuotendo, ormai da oltre due anni, il comune di Senise, in provincia di Potenza;
tra il gennaio ed il settembre 2003 si sono verificati diversi inquietanti episodi: il furto dalla cassaforte comunale di ben 160 modelli per carte d'identità, il taglio di pneumatici alle autovetture del sindaco e di un assessore comunale, il taglio di pneumatici di circa 100 automobili di privati cittadini e, a settembre 2003, il taglio di pneumatici ai mezzi di lavoro presso il cimitero e agli automezzi dell'impresa
il 21 ottobre 2004 il sindaco del comune di Senise ha denunciato ai carabinieri ed alla procura di Lagonegro un sedicente «comitato di cittadini», che aveva affisso sui muri del paese, nei giorni precedenti, manifesti abusivi contenenti denunce calunniose nei confronti dello stesso sindaco e dell'intera giunta comunale;
tra il novembre ed il dicembre 2004 sono state date alle fiamme l'autovettura di un geometra comunale e quattro automobili di altri privati cittadini;
da ultimo, nella notte del 14 febbraio 2005, si sono consumati i seguenti episodi: un grave atto vandalico nei confronti della locale sezione di Forza Italia, un furto presso un supermercato del centro cittadino ed il taglio dei pneumatici dell'autovettura del medesimo assessore comunale citato in precedenza;
a giudizio dell'interrogante, non dovrebbero sussistere dubbi circa la situazione di grave pericolosità sociale che caratterizza l'ordine pubblico presso il comune di Senise, che ha portato ad una forte recrudescenza di fenomeni criminali ed intimidatori, peraltro spesso consumati ai danni dell'amministrazione comunale, da anni impegnata in un percorso di crescita e sviluppo del comune stesso -:
quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda assumere, per quanto di sua competenza, affinché nel comune di Senise sia garantita, a tutti i cittadini, la necessaria sicurezza e sia altresì tutelata l'incolumità degli amministratori locali, in modo da assicurare, più in generale, condizioni di civile convivenza a tutte le popolazioni interessate.
(3-04338)
nelle giornate di domenica 13 marzo 2005, di lunedì 14 marzo 2005 e di martedì 15 marzo 2005 si è verificata un'allarmante serie di sbarchi di clandestini extracomunitari sulle coste dell'isola di Lampedusa;
il primo sbarco sarebbe avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica, quando risultavano sbarcati nel porto di Lampedusa 174 clandestini, giunti a bordo di un barcone avvistato al largo della costa siciliana dalla guardia di finanza e scortato in porto;
altre due imbarcazioni sarebbero giunte successivamente nel corso della nottata, con a bordo rispettivamente 171 e 175 clandestini;
nell'arco di una sola giornata sarebbero perciò giunti sul territorio italiano oltre 500 cittadini extracomunitari clandestini, tutti ospitati in un centro di prima accoglienza, che potrebbe ospitare 190 persone;
nel corso della mattinata di lunedì 14 marzo 2005 sarebbe approdata a Lampedusa una quarta «carretta del mare», con a bordo 210 clandestini;
gli sbarchi di clandestini non si sono arrestati neppure nella giornata di martedì 15 marzo 2005, che ha visto l'arrivo di altri 300 immigrati, con un bilancio, forse ancora provvisorio, di 1000 clandestini giunti in tre giorni;
tale situazione è particolarmente allarmante in considerazione della probabile provenienza degli sbarcati dalle coste di Stati del Nord Africa, con i quali sono stati di recente raggiunti accordi che avrebbero
lo Stato italiano si trova a dover costantemente affrontare un significativo dispendio di risorse umane e materiali per fronteggiare il fenomeno dell'immigrazione clandestina che preme sui propri confini -:
quali azioni il ministero dell'interno intenda assumere per procedere all'immediato rimpatrio di questi clandestini sulla base delle norme della cosiddetta «legge Bossi-Fini», dei trattati bilaterali stipulati con i Paesi di partenza delle navi e secondo la linea di severo contrasto dell'immigrazione clandestina già adottata dall'attuale Governo.
(3-04339)
il 10 marzo 2005 a Mugnano, centro della provincia napoletana, un ragazzo di appena quattordici anni è stato ucciso, finito da quattro colpi di arma da fuoco sparati a distanza ravvicinata dopo essere stato pestato a sangue nel corso di una vera e propria spedizione punitiva;
l'ottimo lavoro investigativo delle forze di polizia ha portato, nel giro di pochissimi giorni, all'arresto di cinque dei sette indagati per il delitto, tutti - tranne due - minorenni;
il questore di Napoli, in sintonia con il presidente del tribunale dei minori del capoluogo campano, ha proposto di rivedere la legislazione relativa alla punibilità dei minori di quattordici anni;
il ripristino di una civile e sicura convivenza nell'hinterland napoletano non può basarsi esclusivamente sulla comprovata e apprezzata abnegazione delle forze dell'ordine, ma necessita dell'apporto delle istituzioni locali e, quindi, di comuni, provincia e regione. In particolare, non risulta che il comune di Napoli abbia assunto apprezzabili iniziative, da un lato per arginare e combattere quel degrado sociale che è il terreno di reclutamento della malavita organizzata, dall'altro per educare alla legalità quei giovani che hanno come unici modelli e valori di riferimento quelli offerti dalla criminalità organizzata -:
quali iniziative siano allo studio per consentire alle forze dell'ordine di ripristinare la legalità e la sicurezza nel territorio napoletano.
(3-04340)
da un articolo di giornale si apprende che i colleghi dei due agenti della Polizia di Stato uccisi a Verona hanno intenzione di acquistare a proprie spese giubbotti antiproiettile meno ingombranti di quelli dati loro in dotazione dall'Amministrazione;
i poliziotti lamentano - anche per dichiarazione del Segretario del SIULP di Verona - che i giubbotti antiproiettile d'ordinanza sono ben fatti ma poco vestibili, sono pesanti e quindi poco funzionali per chi svolge servizio a bordo di autovettura, tenuto a conservare il proprio giubbotto nel portabagagli;
diversamente, essi ritengono che potrebbero essere impiegati giubbotti più maneggevoli come quelli usati da chi fa servizio di scorta, in grado comunque di offrire elevate garanzie di sicurezza;
la domanda di una maggiore e più adeguata protezione non può rimanere inascoltata, né essere priva di una considerazione tale da indurre gli operatori a provvedere autonomamente -:
quali siano le valutazioni del Ministro interrogato e se non si ritenga di raccogliere l'istanza espressa dai poliziotti di Verona prevedendo nuove dotazioni di giubbotti antiproiettile più funzionali e sicuri in relazione ai servizi da svolgere.
(3-04336)
in occasione della celebrazione della Festa della Donna (8 marzo) le ACLI hanno lanciato una interessante provocazione con lo slogan «Un bimbo, un voto»;
la «provocazione» tende ad introdurre il suggestivo argomento della rappresentanza politica da riconoscere ai minori;
la proposta avanzata dalle ACLI consiste nell'attribuire alle madri il diritto di voto in luogo dei figli minori;
la «provocazione» non pare fine a se stessa o destinata soltanto ad un interesse mediatico effimero, atteso che, al contrario, ha costituito oggetto di riflessione scientifica e di formalizzazione teorica completa in un volume il cui autore è il pro-Rettore dell'Università Cattolica di Milano, Professor Luigi Campiglio, presentato a Roma dall'autore proprio in data 8 marzo 2005;
al di là di una semplificazione forse eccessiva, pare effettivamente interessante esaminare il merito sostanziale della proposta, risultando conforme ai principi di partecipazione democratica l'idea di dare voce ai minori -:
se sia ritenuto dal Governo degno di attenzione il tema della partecipazione ai processi decisionali da parte dei minori e quale sia il giudizio del Governo sul lavoro scientifico, prodotto dal Professore Luigi Campiglio, per l'organizzazione giuridica di tale importante momento partecipativo.
(3-04337)
la stampa nazionale e locale, dello scorso 13 marzo, ha dato e sta dando notizie di un clamoroso arresto nell'ambito di indagini a quanto risulta relative a rapporti fra clan camorristici e politica nell'agro nocerino-sarnese;
si tratta, in particolare, dell'arresto - fra gli altri ed in uno a noti pregiudicati - di un consigliere comunale di Forza Italia di Nocera Superiore che avrebbe voluto uccidere un collega consigliere di Alleanza Nazionale;
data la gravità delle accuse che, sempre secondo la stampa, «spaziano dal 416-bis ovvero associazione a delinquere di stampo camorristico, finalizzata all'omicidio, fino al possesso illegale di armi da fuoco e tentato omicidio», il mondo politico e la società civile dell'intera provincia di Salerno e della Campania non possono che essere profondamente turbati e preoccupati da tali notizie e da quanto deve oggi comunque desumersi dalle stesse;
per di più da dichiarazioni rese dal Procuratore capo della Repubblica di Salerno e coordinatore della locale Direzione distrettuale antimafia si è appreso che è «stata svolta un'azione preventiva nell'ambito
tanto premesso, nel sottolineare la necessità di attendere gli esiti giudiziari (qualsiasi essi siano) della svolta attività investigativa col dovuto rispetto per il lavoro della magistratura e con l'augurio che sia al più presto fatta piena luce sull'intera vicenda per il bene della vita democratica del salernitano, devono comunque, a giudizio dell'interrogante, essere ora posti degli interrogativi;
in particolare bisogna oggi interrogarsi su quanto è stato fatto o meno per intervenire più appropriatamente e tempestivamente per combattere il fenomeno delle collusioni camorra-politica in provincia di Salerno, anche alla stregua di atti e documentazioni già rimesse molto tempo fa al Ministro dell'interno; e tutto ciò a prescindere dalla vicenda giudiziaria in corso e dagli stessi esiti della medesima, si ribadisce, qualunque essi siano, anche i più liberatori possibili sotto il profilo della responsabilità penale per le persone coinvolte;
a nulla vale, secondo l'interrogante, infatti, una lettura minimalista dei gravi e sintomatici fatti odierni e l'affermare irresponsabilmente, così come è stato fatto da locali esponenti di partiti pur sempre facenti parte di una maggioranza di governo, che si è «rimasto impietrito» o che sarebbe tutta «colpa di un carattere un po' fanfarone»; ciò specie al cospetto delle azioni sinergicamente svolte, proprio nel comune coinvolto, per creare politicamente vere e proprie «corsie preferenziali» sempre solo per alcuni; «corsie preferenziali» - come dimostra l'inchiesta in corso - molto opinabili (si pensi che nel medesimo comune vi sono state notorie emarginazioni ed esclusioni finanche dalle liste elettorali giunte, in occasione delle scorse elezioni provinciali, addirittura alla sostituzione del vice-coordinatore provinciale di Forza Italia proprio con il consigliere oggi arrestato;
senonché l'odierna vicenda giudiziaria è solo l'ultimo episodio di una lunga serie che porta oggi a far parlare di «comune dei veleni» e - ciò che più interessa in questa sede - a far ricordare dai giornalisti ed alla gente del salernitano che «già nel 2003 il prefetto decide di inviare al comune la commissione per l'accesso agli atti amministrativi. È l'11 aprile del 2003 quando l'organo si insedia ufficialmente e comincia a spulciare negli incartamenti del Comune. Il clamore è tanto, ma alla fine l'esito della relazione inviata al Ministero dell'interno non si è mai saputo -:
cosa abbia fatto il Ministro dell'interno per intervenire più opportunamente, preventivamente ed efficacemente in proposito, atteso che vari sono i gradi di responsabilità ed i livelli di possibile intervento e non è lecito aspettare che sia sempre e solo la magistratura ad intervenire in extremis, ed, ancora, quali concreti esiti abbia avuto la documentazione relativa alla situazione dei rapporti fra delinquenza e politica già il 4 febbraio 2004 rimessa anche allo scrivente e debitamente trasmessa al Ministro per quanto di sua competenza;
quali siano i provvedimenti e le attività che il Governo intenda oggi avviare.
(3-04346)
domenica 13 marzo 2005 il sacerdote don Remo Strazzi, di 85 anni, è stato legato alle mani e ai piedi, imbavagliato, rapinato ed ucciso nella sua casa, in via Chiassi, a Mantova da persone che si sono introdotte nella sua abitazione;
si stanno moltiplicando le azioni criminose nei confronti delle persone anziane nella provincia di Mantova;
quotidiani sono ormai i crimini compiuti verso le persone, i centri di servizi (banche e uffici postali), nelle abitazioni;
molteplici sono stati gli atti di sindacato ispettivo presentati dall'interrogante su una situazione di allarme-sicurezza che pervade tutta la provincia di Mantova da molti mesi;
tali interrogazioni sono rimaste senza risposta -:
quali iniziative urgenti si intenda assumere per porre fine a questo gravissimo fenomeno che allarma i cittadini mantovani e che non viene adeguatamente contrastato e colpito.
(4-13426)
con il miglioramento delle condizioni atmosferiche lo sbarco di immigrati clandestini in Sicilia sta mettendo a dura prova le strutture di accoglienza, costrette a Lampedusa ad ospitare oltre mille persone mentre ne potrebbero contenere meno di duecento;
i buoni rapporti instaurati tra l'Italia ed i Paesi rivieraschi avevano lasciato pensare ad una diminuzione del flusso migratorio da quei Paesi mentre tale flusso continua in misura che va al di là del sopportabile -:
quali valutazioni stia facendo il Governo in riferimento a quanto sta accadendo a Lampedusa con il forte incremento di arrivi di immigrati clandestini;
da quali Paesi provengano questi ultimi immigrati e se il Governo ritenga in particolare che la Libia, La Tunisia ed il Marocco stiano offrendo adeguata collaborazione per combattere il fenomeno dell'immigrazione clandestina.
(4-13427)
gli organi di stampa riportano la notizia che 12 giovani sarebbero stati denunciati dalla Digos della Questura di Rimini per i reati di interruzione di un ufficio di pubblica necessità, invasione di edifici, danneggiamento aggravato, disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, manifestazione non preavvisata; i reati contestati sarebbero stati commessi nella giornata del 10 marzo 2005, quando una quarantina di pacifisti aveva simbolicamente occupato alcuni locali dell'aeroporto «Federico Fellini» per protestare contro l'ipotesi dell'arrivo di marines in transito per l'Iraq alla scalo riminese, con voli della compagnia civile Usa World Airways;
l'occupazione si era svolta nella massima tranquillità e alla presenza di numerosi politici e amministratori locali; va inoltre tenuto presente che durante l'occupazione non era previsto l'atterraggio di aerei e che la grande maggioranza dell'opinione pubblica e numerose istituzioni locali si erano espressamente dichiarate contrarie alla stipula dell'accordo tra la società di gestione dell'aeroporto - Aeradria - e la compagnia World Airways -:
se non ritenga che le accuse formulate a carico dei 12 giovani denunciati siano del tutto spropositate, in considerazione del carattere pacifico e non violento della manifestazione alla quale avevano preso parte.
(4-13433)
il 6 dicembre 2003 un gruppo di giovani di Conegliano (provincia di Treviso) dava vita nei locali inutilizzati dell'ex Enel in via Matteotti ad un centro di aggregazione autogestito, denominato Centro sociale Rebelde, per far fronte all'assoluta mancanza in città di spazi destinati ad attività sociali e culturali giovanili;
nonostante tale esperienza fosse animata da oltre quattrocento presenze fin dai primi giorni di attività, il 27 gennaio 2004 alle ore 06.30 la Giunta comunale otteneva lo sgombero forzato e la distruzione dei locali del Centro sociale;
il giorno successivo una delegazione di giovani si recava in Municipio durante l'orario di ricevimento del Sindaco per dialogare con l'Amministrazione comunale ma le veniva negato qualsiasi confronto ed, al contrario, veniva fatta oggetto di cariche da parte della Polizia, cariche che si concludevano con il ferimento di quattro giovani e l'arresto di due di essi;
in seguito a questi avvenimenti, il 14 febbraio 2004, più di un migliaio di persone manifestava per le strade di Conegliano, protestando per l'ingiustificata chiusura dell'Amministrazione comunale nei confronti delle richieste dei giovani e rivendicando la concessione di uno spazio sociale autogestito;
di fronte all'indisponibilità della Giunta comunale di Conegliano, il 14 aprile scorso veniva aperto un nuovo Centro sociale in una fabbrica dismessa di proprietà di privati, nei cui locali si sono ospitate e si ospitano iniziative musicali, proiezioni cinematografiche, laboratori artistici ed incontri culturali;
lo scorso 5 febbraio, per propagandare tali attività, i giovani del Centro sociale Rebelde hanno organizzato un'iniziativa comunicativa, con distribuzione gratuita di dvd e cd per le strade ed all'interno di alcuni negozi di Conegliano;
apparentemente in seguito ad un diverbio, verificatosi all'interno dei locali della catena Blockbuster, dove una ragazza del gruppo era stata aggredita dal personale del negozio perché riprendeva con una videocamera tale iniziativa, lungo il tragitto di ritorno verso il Centro sociale, i giovani sono stati circondati da tre pattuglie dell'Arma dei Carabinieri, minacciati di arresto e fisicamente aggrediti dai militari;
alcuni dei giovani sono rimasti contusi e tre di essi trattenuti fino a tarda serata presso la locale Caserma dell'Arma, una videocamera e la relativa videocassetta in possesso dei manifestanti immotivatamente sequestrate -:
quali provvedimenti il Governo intenda assumere nei confronti degli appartenenti alle Forze dell'Ordine operanti a Conegliano (Treviso) che si siano resi responsabili di abusi nei confronti di giovani cittadini che manifestavano lo scorso 5 febbraio;
quali misure il Governo intenda adottare affinché anche a Conegliano (Treviso) siano a tutti garantiti i diritti costituzionali di libertà di associazione, di espressione del proprio pensiero e di manifestazione.
(4-13435)