la condizione lavorativa di tutti i lavoratori dell'Ente Poste italiane e di Poste Italiane spa risulta essere gravemente alterata in virtù di un processo di precarizzazione esasperato;
tale condizione compromette le relazioni sindacali sul versante delle tutele sociali e retributive;
oltre 20.000 lavoratori delle Poste Italiane spa hanno intrapreso una vertenza nei confronti dell'azienda per garantirsi stabilità e prospettive del proprio posto di lavoro (si veda Liberazione del 1o marzo 2005);
di questi 20.000 lavoratori gran parte ha fatto ricorso alle autorità giudiziarie per far valere il diritto al lavoro;
in virtù dei suddetti ricorsi sono stati riammessi al lavoro dall'Ente Poste italiane 437 lavoratori in Piemonte, 310 in Liguria, 1.679 in Lombardia, 201 in Veneto, 9 in Trentino Alto Adige, 58 in Friuli Venezia Giulia, 61 in Emilia Romagna, 51 nelle Marche, 1.823 in Toscana, 180 in Umbria, 1.077 in Lazio, 10 in Sardegna, 122 in Abruzzo, 173 in Campania, 656 in Calabria, 99 in Puglia, 118 in Molise e 332 in Sicilia (si veda Il Tempo del 1o marzo 2005);
tale contenzioso ha un onere finanziario esorbitante per la stessa azienda;
mentre non si garantisce stabilità ai lavoratori precari, si continua ad assumere attraverso lavoro interinale e per chiamata nominativa diretta -:
se non ritenga necessario adottare iniziative urgenti affinché siano fornite garanzie di stabilità e prospettive a tutti i lavoratori ricorrenti precari, superando ogni differenziazione e disparità di condizione, per ripristinare una normale attività della stessa azienda e rimuovere alla radice tutti i contenziosi giuridici. (3-04446)
(3 maggio 2005)