Doc. XXII, n. 10




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - Abbiamo tutti purtroppo visto le avvilenti immagini dei gravissimi incidenti accaduti il 2 febbraio 2007, a margine dell'incontro tra Catania e Palermo, partita del campionato di calcio di serie A, quando un'orda di teppisti inferociti ha dato vita al di fuori dello stadio Massimino di Catania a scene di vera e propria guerriglia urbana. Negli scontri ha tragicamente perso la vita l'ispettore capo della Polizia di Stato Filippo Raciti, colpito da un pesante corpo contundente e dall'esplosione di una bomba carta lanciata dai manifestanti contro le Forze dell'ordine. Secondo le ultime notizie altri settanta agenti sarebbero stati feriti nel corso degli incidenti.
Il commissario straordinario della Federazione italiana giuoco calcio (FGCI), Luca Pancalli, ha immediatamente disposto il blocco di tutti i campionati di calcio, dalla serie A fino ai tornei delle squadre giovanili. «Senza misure drastiche non si riparte - ha dichiarato Pancalli - il campionato si ferma a tempo indeterminato». Anche il Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) ha assicurato pieno sostegno alla FIGC. Stop anche alle partite delle nazionali azzurre.
Il Governo ha adottato alcuni provvedimenti emergenziali, revocando tra l'altro la deroga all'attuazione del «decreto Pisanu» (decreto-legge n. 162 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 210 del 2005) che il Ministro dell'interno aveva consentito per permettere alle società i cui stadi non erano in regola di disputare ugualmente gli incontri casalinghi. Dettaglio paradossale e agghiacciante, la partita di Catania era stata preceduta da un minuto di silenzio per ricordare la figura di Ermanno Licursi, dirigente della Sammartinese, deceduto la settimana prima a causa dell'aggressione subita allo stadio di Luzzi (Cosenza) al termine della partita con la Cancellese.
Appare ormai evidente come sia giunto il momento di fermare in modo drastico la degenerazione dell'ambiente che gravita intorno al mondo della tifoseria calcistica e che, con i suoi folli comportamenti, rischia di compromettere irrimediabilmente uno degli sport più belli e popolari del mondo.
La violenza attorno alla tifoseria del calcio è purtroppo un fenomeno che accomuna tutte le regioni italiane, il tifo violento è una malattia che colpisce tutte le squadre e scredita i veri appassionati, quelli che contribuiscono a rendere il calcio uno sport unico. Per i teppisti la partita è solo un pretesto per scatenare la violenza, essi arrivano agli stadi già camuffati e in assetto da guerriglia urbana. Uno sport che appassionava milioni di italiani rischia di cadere nelle mani di pochi criminali che, con i loro comportamenti, riescono a far interrompere le partite, facendosi beffe delle Forze dell'ordine e delle istituzioni.
Dobbiamo assolutamente fermare questa devastazione del mondo del calcio e restituire gli stadi ai veri tifosi, coloro che vorrebbero soltanto godersi lo spettacolo di una partita di calcio, senza rischiare di finire coinvolti in sanguinosi incidenti. Quante volte ci siamo ritrovati, dopo una domenica di campionato o una partita di coppa, a dover contare le persone ferite, sia tifosi, sia appartenenti alle Forze dell'ordine? È per noi, purtroppo, un'immagine consueta vedere interi settori delle tribune assegnati agli addetti alla sicurezza per evitare scontri tra le tifoserie. Questo non è più uno spettacolo, questo non è più sport.
Non possiamo accettare che puntualmente le Forze dell'ordine subiscano insulti e vengano impegnate in vere e proprie battaglie con teppisti mascherati da tifosi.
La difficoltà nel combattere la violenza negli stadi è data dalla mancanza di una strategia organizzata: le società molto spesso conoscono le frange più estreme del loro tifo organizzato, molto spesso le finanziano per seguire la squadra in trasferta, molto spesso sono da queste ricattate. Il più delle volte questi pseudo-tifosi sono noti anche alle Forze dell'ordine e alle prefetture: si tratta infatti in molti casi di recidivi, tifosi già coinvolti in episodi di violenza, magari già interdetti in passato dagli stadi.
Isoliamo e fermiamo questi violenti, non chiamiamoli più tifosi, facciamoli sentire isolati e soprattutto cominciamo a colpire con fermezza esemplare chi compie questi atti.
Il Regno Unito, oggi modello di sicurezza negli stadi, negli anni settanta e ottanta subì colpi anche maggiori dai tristemente noti hooligans, ma le istituzioni britanniche hanno avuto la forza di reagire e, partendo dalle direttive contenute nel Taylor Report (indagine condotta per conto del Governo Thatcher da una commissione istituita da Lord Justice Taylor), sono riuscite a estirpare questa piaga sociale, restituendo gli stadi alla loro vera natura: il luogo dove gli appassionati di calcio possono assistere con serenità alle esibizioni dei loro campioni, senza la necessità di reti e di inferriate per separarli dal campo di gioco.
Questa è la motivazione della presente proposta di inchiesta, volta a istituire una Commissione parlamentare di inchiesta per valutare con attenzione il fenomeno della violenza nel mondo della tifoseria calcistica e proporre nel più breve tempo possibile le soluzioni più efficaci per adeguare il sistema normativo italiano ed evitare assolutamente il ripetersi dei drammatici episodi di questi giorni.
Il problema è sicuramente complesso e articolato, con importanti risvolti sociologici e pesanti conseguenze anche economiche per la sopravvivenza stessa delle società calcistiche. Non possiamo pensare che soluzioni urgenti, prese anche sulla spinta emotiva dei tragici avvenimenti di questi giorni, riescano ad esaurire il fenomeno.
L'esame approfondito delle cause, delle connivenze e delle tipologie della violenza che avvelena il mondo delle tifoserie, unitamente al costante monitoraggio dell'efficacia e dell'impatto dei provvedimenti adottati, dovrà consentire alla Commissione la proposizione di un piano organico fino alla definitiva risoluzione del problema.
Proprio oggi che abbiamo l'onore e l'orgoglio di essere i detentori della Coppa del mondo abbiamo il dovere di fare tutto quanto possiamo per riportare il calcio alla sua vera dimensione, restituendolo ai tanti sportivi onesti e corretti. Lo dobbiamo soprattutto a chi ha perso tragicamente la vita a causa di questa follia dilagante.


Frontespizio Testo articoli