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Seduta del 6/2/2007


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...
Sui lavori della Commissione.

PRESIDENTE. La parola all'onorevole Mancini.

GIACOMO MANCINI. Chiedo soltanto, come è mio diritto, che venga disposta la registrazione e la trasmissione sul circuito interno ed esterno.

PRESIDENTE. È tutto registrato.

GIACOMO MANCINI. Chiedo che quanto sto per dire venga diffuso, resocontato, stenografato a norma di regolamento, senza alcuna segretazione.

PRESIDENTE. Sulla base della richiesta dell'onorevole Mancini, se non ci sono obiezioni a che la seduta sia ripresa pubblicamente, procediamo in questo modo. Il resoconto stenografico sarebbe stato redatto anche nel caso di seduta segreta (ovviamente, non in forma pubblica).

GIACOMO MANCINI. Grazie, signor presidente.

GUIDO CALVI. Il regolamento, riguardo alla segretezza, prevede che, qualora ci siano dichiarazioni che siano soggette alla copertura del segreto, bisogna assolutamente vietarne la diffusione. Non so cosa voglia dire l'onorevole Mancini ma, nel momento in cui dovesse far riferimento a fatti oggetto di indagine, a quel punto non vi sarebbe dubbio sulla necessità della segretezza della seduta. Altrimenti la seduta è pubblica.

ANGELA NAPOLI. Ma se un componente della Commissione lo chiede, lasciateglielo fare! Se lo chiede e si legittima, rispetto ad una denunzia che vuol fare in forma ufficiale, lasciateglielo fare!

GUIDO CALVI. Non ci siamo capiti: può fare tutto ciò che vuole pubblicamente. Ho semplicemente detto...

ANGELA NAPOLI. Siamo diventati forse i tutori dei delinquenti?

GUIDO CALVI. Qui non tuteliamo nessuno! Questa è la Commissione antimafia, quindi non tuteliamo nessuno!

PRESIDENTE. Vi prego, ognuno ha la possibilità di esprimere il proprio parere, senza che, onorevole Napoli, se è differente da quello di un altro, debba per questo essere a tutela dei delinquenti o contro di loro. Qui abbiamo tutti lo stesso mandato, la stessa missione e lo stesso rigore. Non è detto che chi sostiene la tesi della seduta segreta, piuttosto che pubblica, tuteli i delinquenti. Del resto, se qualcuno intende fare denunce di entità tale da comportare l'intervento dell'autorità giudiziaria sa dove rivolgersi; non necessariamente - come cittadino e non come deputato - deve farle in Commissione antimafia.
Detto questo, noi stiamo decidendo solo sulla segretezza o meno della prosecuzione dei nostri lavori, sapendo che anche qualora non attivassimo l'impianto audiovisivo a circuito chiuso avremmo comunque il resoconto stenografico di questa seduta e che, sulla base di una discussione tra noi, potremmo decidere se tale resoconto stenografico debba essere soggetto al regime


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degli atti coperti da segreto oppure al regime degli atti pubblici. Di questo stiamo discutendo.

GUIDO CALVI. Signor presidente, mi scusi, ma la polemica è assolutamente speciosa, gratuita e inutile. Ho semplicemente affermato che l'onorevole Mancini può tranquillamente parlare pubblicamente ed ho solamente fatto un richiamo: qualora egli facesse riferimento a questioni che sono obiettivamente coperte da segreto, il presidente dovrà interrompere l'audizione pubblica e proseguire in seduta segreta. Tutto qui. È una questione che attiene al regolamento.

NITTO FRANCESCO PALMA. A dire il vero, trovo singolare l'intervento del senatore Calvi, con il quale in genere vado d'accordo.

GUIDO CALVI. Vuoi segretare la seduta?

NITTO FRANCESCO PALMA. Non dico questo. L'obiezione del senatore Calvi è la seguente: non appena l'onorevole Mancini dovesse toccare argomenti segreti, si interrompe la seduta pubblica. Mi scusi, senatore Calvi, ma l'onorevole Mancini ha già detto che non ha da fare dichiarazioni attinenti a questioni segrete. Peraltro, siccome il segreto appartiene non alla sfera personale ma ad atti ben individuati, sarebbe singolare che l'onorevole Mancini conoscesse questioni segrete. Pertanto, credo che la soluzione più logica e più trasparente - capisco gli imbarazzi e le difficoltà - sia aderire alla richiesta dell'onorevole Mancini e con molta tranquillità ascoltare le sue dichiarazioni.

PRESIDENTE. Mi sembra che siamo tutti d'accordo, compreso il senatore Calvi, che aveva detto esattamente questo. Procediamo, quindi, in seduta pubblica.
La parola all'onorevole Mancini.

GIACOMO MANCINI. Signor presidente, ringrazio lei, ringrazio l'onorevole Lumia, che presiedeva la seduta questa mattina, ringrazio tutti gli intervenuti per avermi consentito di fare le mie dichiarazioni. Credo che un deputato debba parlare in Parlamento.
Signor presidente, colleghi, sono stato raggiunto da minacce, da inviti più o meno amichevoli a non occuparmi più delle cose di Calabria in Commissione antimafia. Ho già forti sospetti, temo che i miei telefoni e le mie caselle di posta elettronica siano illegalmente sotto controllo. Sono anche oggetto di una campagna di stampa e di disinformazione in stile Candido. Sono grato al presidente Forgione - veramente grato - per aver difeso con grande forza l'onorabilità di questa Commissione e le prerogative dei suoi componenti e per aver diviso in maniera netta la verità documentale dalle falsità.
Tanta attenzione nei miei confronti ritengo sia dovuta alla mia attività in Commissione antimafia e alla mia determinazione nell'affrontare i problemi della Calabria.
Durante i lavori di questa Commissione, in tanti hanno denunciato la pervasività nel tessuto calabrese della 'ndrangheta. Importante e qualificata, da questo punto di vista, è stata la relazione del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.
Su questo punto, però, ritengo che si debba fare di più: sullo studio minuzioso e dettagliato della contaminazione, della collusione e della compromissione di parte dei rappresentanti istituzionali e politici di quella regione con i sodalizi criminali e, più in generale, con il malaffare. È questo il punto che voglio fissare. Ritengo, senatore Calvi, che la grande priorità oggi sia rappresentata dall'affermazione della legalità. Una frontiera che in Calabria...

PRESIDENTE. Onorevole Mancini, non può fare un ulteriore intervento politico.

GIACOMO MANCINI. Ma non è un intervento politico!

PRESIDENTE. Abbiamo già svolto il dibattito con il procuratore Grasso. Lei ha chiesto la parola sull'ordine dei lavori.


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GIACOMO MANCINI. Ho finito, si tratta solo di una cartella e mezza. Mi consenta di finire, la prego.

PRESIDENTE. Va bene, prego.

NITTO FRANCESCO PALMA. Perché tanto nervosismo? È una cartella e mezza, presidente.

GIACOMO MANCINI. Come dicevo, ritengo che la grande priorità oggi sia rappresentata dall'affermazione della legalità. Una frontiera che, in Calabria soprattutto ma anche nel Mezzogiorno, deve essere conquistata, costi quel che costi.
Signor presidente, colleghi, queste mie analisi, ampiamente condivise, anche nella seduta di oggi, dall'intervento di autorevolissimi colleghi, inspiegabilmente - dico inspiegabilmente perché so come questa frontiera e questo intendimento siano fortemente condivisi dal presidente della giunta regionale della Calabria - hanno scatenato la violenta e scomposta reazione di un rappresentante del governo calabrese, che per colpire me ha insolentito la storia della mia famiglia e infangato la storia centenaria e gloriosa del Partito socialista.
Su questi atti gravi di ostilità, giustamente il mio partito, con in testa il segretario nazionale, ha iniziato e continuerà una forte iniziativa politica. Personalmente, invece, ho deciso di non rispondere, né tanto meno di entrare in alcun modo in polemica con quel dirigente. Ho deciso, senatore Calvi, di attenermi a questa condotta, perché è mio dovere profondere ogni sforzo affinché l'emergenza legalità in Calabria, che deve diventare una grande questione nazionale, non venga rubricata né in una rissa o, peggio ancora, in un regolamento di conti all'interno della coalizione di centrosinistra. Sono allo stesso modo fermamente convinto che tutti quanti noi onoreremo al meglio l'alto magistero al quale siamo stati chiamati se riusciremo ad impedire che la nostra istituzione venga utilizzata come sede per regolare altre contese, come è avvenuto in un triste passato.
È, al contrario, mio fermo intendimento innescare un dibattito alto, che consenta di portare alla conoscenza del Parlamento quanto sia terrificante il livello di collusione in Calabria. La situazione in Calabria - lo dimostrano anche i recenti sviluppi di alcune inchieste giudiziarie - è drammatica: la compromissione sfocia in affarismo ed illegalità. Siamo al punto che, per comprendere le dinamiche delle alleanze tra i partiti e nei partiti, non bisogna fare altro che seguire i grandi flussi finanziari; basta studiare la mappa delle società, dei consorzi, degli studi di consulenza che gestiscono i copiosi finanziamenti dei fondi europei per l'informatica, i rifiuti, la sanità. Di regola queste alleanze travalicano gli schieramenti e sono tanto consolidate e profonde da far risultare poco o del tutto ininfluente l'esito elettorale e il passaggio di alcune forze politiche dal ruolo di governo a quello di opposizione, e viceversa.
Questo sistema, questa permeabilità delle istituzioni e dei partiti alla 'ndrangheta, che ho tentato di tratteggiare, fissa la cifra dell'impegno della Commissione, che ha deciso - nel corso del suo ultimo ufficio di presidenza -, senza alcun dissenso, di «acquisire l'insieme della documentazione e degli atti di inchiesta in possesso della magistratura, riguardanti amministratori, politici e dipendenti della pubblica amministrazione in Calabria», come è stato ricordato agli organi di informazione in maniera esemplare dal presidente Forgione, così da avere un preciso quadro in vista della prossima missione in Calabria, che merita - per usare ancora le parole del presidente Forgione, che rappresenta una bussola per tutti noi - un «lavoro sereno e rigoroso di indagine».
Sono consapevole che questa nostra azione incontrerà fuori da qui - e mi auguro solo fuori da qui - non poche resistenze. Tutti noi sappiamo bene che le consorterie mafiose, prima di sprigionare la propria violenza assassina, ricorrono al dileggio, alla diffamazione, alla calunnia, al tentativo di isolamento politico, sociale e personale.


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Ho la netta impressione che anche in quest'occasione sia stata messa in campo questa strategia. Signor presidente, colleghi, io ritengo che il dovere di tutti noi sia quello di essere più forti e di non fermarci in nessun modo rispetto alla nostra azione. Grazie.

PRESIDENTE. Noi abbiamo deciso, nell'ambito della predisposizione della missione in Calabria, di svolgere in questa sede un dibattito approfondito sui temi e i contenuti della missione, di acquisire tutti gli atti e le documentazioni che sono stati richiesti da più parti, dai commissari, e di svolgere in quell'ambito un dibattito approfondito sulla Calabria, approfondendo i temi prima di andare nella regione.
Abbiamo discusso della Calabria anche intervenendo nel dibattito sulla relazione del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. È chiaro che questo intervento - al di là della polemica politica e dello scontro in atto in Calabria, legittimi da tutte le parti e per tutte le posizioni, per quanto mi riguarda - non può che preservare l'autonomia e l'indipendenza di questa Commissione e l'estraneità della stessa alle vicende politiche interne, tra i poli e dentro i poli in Calabria; esse non riguardano e non possono riguardare questa Commissione, che è autonoma dai poli, dal Governo nazionale, come dai governi regionali, per la sua funzione di inchiesta.
Solo questa è la funzione che il presidente ha voluto riaffermare quando, anche nella polemica politica di questi giorni in Calabria, è stata tirata in ballo la Commissione. In questa sede abbiamo registrato interventi che hanno richiesto atti e documentazioni riguardanti la Calabria; lo abbiamo fatto: tutte le richieste formalizzate vengono protocollate, mentre quelle non formalizzate non vengono protocollate, e in quanto tali non esistono. Da ultimo, mi è arrivata una richiesta questa mattina proprio dall'onorevole Laganà Fortugno, che come vedete è stata già protocollata. Quelli che vengono fatti passare come documenti depositati all'antimafia, per quanto mi riguarda, non esistono, perché non sono stati né depositati, né inviati e, come tali, non protocollati, mentre tutte le richieste avanzate verbalmente sono state acquisite.
A proposito dell'ufficio di presidenza, di cui si parla anche sulla stampa calabrese, mi preme rilevare che esso ha acquisito una richiesta dell'onorevole Mancini relativa alla «mappatura di tutti i personaggi della politica regionale, provinciale e comunale e della pubblica amministrazione indagati in Calabria». Questo è quanto è stato depositato presso la nostra Commissione.
Mi premeva dirlo, per ristabilire la verità anche sul ruolo della nostra Commissione. Voi sapete che io vorrei evitare che questa Commissione venisse tirata dentro la battaglia politica. Ognuno dei commissari, sul proprio territorio, è un dirigente politico e non mi scandalizza il ruolo che ognuno esercita nello scontro politico sul territorio, ma nella funzione di commissari abbiamo il dovere di preservare l'autonomia e l'indipendenza della Commissione. E quando parliamo degli atti di questa Commissione, specifico che si intende fare riferimento a quelli formalmente depositati o acquisiti nell'ufficio di presidenza e negli uffici della Commissione; altre cose possono esserci, possono essere circolate, ma nessuno le ha depositate formalmente in questa Commissione. Quando parlo degli atti depositati formalmente in questa Commissione parlo di quelli che vengono formalmente depositati e protocollati. Insedieremo - spero subito - il comitato di lavoro sul regime degli atti, che verificherà la bontà e la compatibilità del regime che il presidente assegna ad ogni atto.
Penso che fosse mio dovere dire queste cose, anche per una modalità di prosecuzione dei nostri lavori che richiama ognuno di noi al proprio rigore. Qui nessuno teme le denunce. Tutte le denunce sulla vicenda calabrese, come su qualunque altra vicenda, sono legittime, perché abbiamo deciso di fare una missione che a trecentosessanta gradi dovrà analizzare quello che sta succedendo in Calabria. E noi questo faremo.


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L'intervento dell'onorevole Mancini è un intervento politico. Lo acquisiamo per quello che è, ma non possiamo aprire un dibattito. Sull'ordine dei lavori l'onorevole Mancini ha ritenuto di fare queste denunce. Per quanto riguarda le minacce e le intimidazioni, ovviamente noi non possiamo che esprimere solidarietà a qualunque dei parlamentari che, nell'ambito della propria attività, denunci minacce e forme di intimidazione; anzi, dobbiamo garantire che nel nostro lavoro nessuno venga condizionato nella sua autonomia e nella sua indipendenza di componente di una Commissione che affronta questioni delicate, come la Commissione antimafia. Tuttavia, la Commissione antimafia è fuori da altre vicende. Un dibattito sull'intervento dell'onorevole Mancini è fuori dall'ordine del giorno, quindi considererei chiuso questo punto, dato che l'onorevole Mancini aveva chiesto di intervenire per fatto personale.

EMIDDIO NOVI. Signor presidente, penso che l'intervento dell'onorevole Mancini ponga l'esigenza di una mappatura ma anche di uno studio serio della Commissione antimafia sulle trasmigrazioni politiche nel Mezzogiorno d'Italia.

PRESIDENTE. Questo lo abbiamo deciso...

EMIDDIO NOVI. Un attimo, presidente. E credo che ponga anche l'esigenza di uno studio serio da parte della Commissione antimafia sui flussi elettorali nelle elezioni amministrative nel Mezzogiorno, dove assistiamo a una nuova forma di giolittismo strisciante, anzi, neanche tanto strisciante, ovvero vi sono repentini...

PRESIDENTE. Senatore Novi, non possiamo aprire un dibattito! Noi abbiamo deciso...

EMIDDIO NOVI. Mi faccia parlare. Sono dieci anni che faccio parte di questa Commissione e vedo che qui non si può neanche parlare, non si può più proporre nulla. Dobbiamo parlare solo in termini telegrafici, come nei tre minuti all'Europarlamento... Qui si parla solo in termini telegrafici, non esiste più aggettivazione!

GUIDO CALVI. No, si parla nei momenti opportuni! Questo suo intervento può farlo benissimo in un altro momento!

EMIDDIO NOVI. Scusate, posso chiedere al presidente di proporre alla Commissione di avviare un lavoro serio sui fenomeni di trasmigrazione elettorale e di cambiamento repentino dei flussi elettorali tra le elezioni politiche e le elezioni amministrative, e sul perché questo avviene? Oppure non è legittimo neanche questo?

GUIDO CALVI. Certo, lo può fare!

EMIDDIO NOVI. Che poi da questo studio possa essere avvalorato o meno il discorso dell'onorevole Mancini, ritengo comunque che sia un discorso serio da affrontare in Commissione antimafia.

PRESIDENTE. Grazie, senatore Novi. Del resto, quando abbiamo discusso di come organizzare la missione, queste cose sono state discusse e acquisite da maggioranza e opposizione.

NITTO FRANCESCO PALMA. Signor presidente, prima di tutto vorrei manifestare all'onorevole Mancini - mi sembra doveroso farlo - la solidarietà del gruppo di Forza Italia a fronte delle minacce che lo hanno raggiunto. Mi auguro che tali minacce non abbiano una loro successiva concretezza; ad ogni modo ribadisco siamo solidali con l'onorevole Mancini.
Signor presidente, lei ha parlato di una mappatura, ma l'onorevole Mancini ha parlato di una cosa diversa, vale a dire dell'acquisizione delle carte processuali concernenti quei soggetti coinvolti in determinati procedimenti penali, che sono stati chiaramente indicati dall'onorevole Mancini nel corso del precedente ufficio di presidenza.
Per il resto, condivido quello che lei afferma, ossia sostanzialmente che nessun documento ufficiale è stato presentato alla Commissione antimafia, pur essendo -


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come lei stesso ha detto - circolati degli appunti di natura informale, la cui circolazione credo che sia stata dovuta alla cortesia dell'onorevole Mancini, che in qualche modo voleva - a fronte di un intervento rapido in ufficio di presidenza - specificare meglio la sua posizione.
In ogni caso, devo farle una richiesta, signor presidente: al di là delle mappature, che richiedono il tempo necessario, siccome l'onorevole Mancini in ufficio di presidenza ha fatto espressamente dei nomi...

GIACOMO MANCINI. Non è vero!

ANTONIO GENTILE. Ma come, non è vero? Lo hai detto quattro volte, scusa! Hai fatto i nomi di Loiero...

GIACOMO MANCINI. Possiamo registrare quello che sta dicendo il collega?

ANTONIO GENTILE. Come no...

PRESIDENTE. Prego, senatore Palma, continui.

NITTO FRANCESCO PALMA. Scusate, ho tanti difetti, ma godo di buona memoria. Con riferimento a quelle dichiarazioni, credo che l'acquisizione delle carte processuali debba essere fatta con criteri di massima urgenza.
Certo, signor presidente, se per caso il senatore Gentile ed io dovessimo ricordare male o dovessimo immaginare di aver partecipato ad un altro ufficio di presidenza, dove l'onorevole Mancini non ha fatto nomi, eventualmente questo può essere sanato dall'onorevole Mancini che, se vuole fare i nomi, può farlo e chiedere uno specifico approfondimento sul punto. Per il resto, se il senatore Gentile ed io ricordiamo bene, quei nomi e quelle carte sono interessanti.

PRESIDENTE. Senatore Palma, nel momento in cui abbiamo deciso non una generica mappatura, ma di acquisire tutte le indagini riguardanti la pubblica amministrazione e i politici, dal livello regionale fino a quello comunale, possiamo fare o non fare i nomi, ma è chiaro che la questione riguarda tutto ciò che si trova sui giornali e che conosciamo.
La Commissione ha deciso di acquisire questi livelli di indagine, in modo da avere tutti gli elementi per preparare la missione in Calabria. Mi pare che su questo, senatore Novi, la discussione sia stata già fatta, in modo bipartisan - perdonatemi il termine orribile - nell'ufficio di presidenza.
Questo materiale in parte è stato richiesto e in parte sta arrivando, altro verrà. Non credo che si debba aggiungere altro. Per evitare ulteriori dilungamenti su un punto che è stato chiarito, possiamo passare al secondo punto all'ordine del giorno.

MARIO TASSONE. Intervengo sull'ordine dei lavori. Vi dico subito con estrema chiarezza che queste vicende mi trovano ovviamente in grande imbarazzo. Noi stiamo cercando di rifugiarci, come è giusto che sia, sul piano del rispetto e dell'ossequio al regolamento e al ruolo della nostra Commissione. Non entro nel merito delle vicende, anche se questa Commissione è espressione della politica e potrei dire chiaramente che c'è un ente regione allo sbando. Questo è il dato politico. Cosa volete che vi diciamo, se non questo?

PRESIDENTE. Ma non è oggetto di questa ...

MARIO TASSONE. Che cosa volete che vi diciamo? Che vuol dire che non è oggetto?

PRESIDENTE. Onorevole Tassone, intervenga sull'ordine dei lavori.

MARIO TASSONE. Ho chiesto più volte che la Commissione antimafia non si precipiti in Calabria e che ci siano un aggiornamento ed una valutazione.
Signor presidente, conosco bene il suo pensiero, e posso darle forza e soprattutto coraggio. Dobbiamo prendere tempo prima di andare in Calabria, perché in quella regione dobbiamo verificare alcune


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situazioni. Possiamo dedicare anche delle riunioni dell'ufficio di presidenza o della Commissione per capire che cosa dobbiamo andare a fare in Calabria, quali sono gli obiettivi e i traguardi, al di là di ogni visione particolare e parziale che non può avere cittadinanza, perché si rischierebbe di snaturare il ruolo della Commissione stessa. Questo volevo dire, senza forzature di alcun genere.
Se andiamo in Calabria in una data fissata, a febbraio, quando un procuratore o un prefetto ci diranno le stesse cose che da vent'anni dicono alle Commissioni antimafia, io non verrò. Non intendo andare alla cieca, né credo che questa Commissione debba consumare vendette o entrare in situazioni che sono estranee al suo ruolo.

ANTONIO GENTILE. Signor presidente, dall'inizio dei lavori della Commissione le ho detto alcune cose sulla Calabria; le ho dette anche pubblicamente, in ufficio di presidenza. Tuttavia, non volendo fare il garantista a senso unico, né ad intermittenza, dico e ripeto che l'onorevole Mancini qui ha fatto dei nomi - del presidente della regione - che sono coinvolti in procedimenti ancora aperti. È una sua valutazione personale, ci mancherebbe; gli esprimo anche la mia solidarietà per le questioni che lo stanno interessando da vicino, ma siamo in una terra di mafia, quindi è facile...

NITTO FRANCESCO PALMA. Cioè, è normale!

ANTONIO GENTILE. No, non è normale. Le ho subite anch'io in passato, e purtroppo si ripetono. È come vivere a Beirut o nello Zambia, siamo agli stessi livelli - purtroppo - in quella regione, per responsabilità ben precise.
Sugli argomenti di cui abbiamo parlato, signor presidente, ritenevo (e glielo dissi) che non fossero temi tali da riguardare l'antimafia. Vero è che vi sono amministratori regionali sotto inchiesta - e qui ha ragione l'onorevole Napoli - ma è altresì vero che essi hanno ancora in corso dei procedimenti penali che non interessano i fatti di cui all'articolo 416-bis del codice penale, ovvero fatti di mafia. Sarebbe stato dunque più opportuno che queste questioni venissero in qualche modo discusse in un ambito diverso da quello della Commissione antimafia.

GIACOMO MANCINI. Lo potevi dire in ufficio di presidenza!

ANTONIO GENTILE. Onorevole Mancini, sono usciti dei nomi e non si può dire che questi nomi siano stati fatti da Gentile o da Palma, perché personalmente mi sono astenuto dal farlo! Altri giornalisti hanno portato fuori la vicenda: lo voglio chiarire, perché tengo alla riservatezza della Commissione e l'ho anche dimostrato. Purtroppo, l'onorevole Mancini indirizza direttamente le sue accuse verso gli avversari politici, le ripropone al padre, che è giornalista, e questi ha detto che la Commissione antimafia si è interessata all'onorevole Adamo. Non temo di essere smentito, ma rimane il fatto che queste risse non c'entrano con la Commissione antimafia. Lo faccio per ristabilire la verità...

GIACOMO MANCINI. Presidente, voglio parlare per fatto personale!

PRESIDENTE. Per fatto personale non è possibile!

ANTONIO GENTILE. Non ci sono fatti personali! Questa situazione va chiarita dall'inizio alla fine. In Calabria dobbiamo certamente indagare sulla mobilità elettorale e dobbiamo capire fino in fondo quello che è avvenuto a Reggio, a Cosenza, e via dicendo. Dobbiamo capire da quale parte stavano le forze mafiose in Calabria. Su questo argomento dobbiamo fare un discorso molto serio e dobbiamo approfondirlo in ogni sua angolatura, così si capirà da quale parte stanno le forze del malaffare in Calabria e quali partiti hanno votato!


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NUCCIO IOVENE. Signor presidente, francamente avevo condiviso la sua impostazione di chiudere rapidamente questa discussione, in quanto mi sembra che questa non sia la sede giusta, né l'occasione adatta per affrontarla. Abbiamo avuto modo di discutere, nell'ambito delle sue dichiarazioni programmatiche, parlando diffusamente della Calabria. Lo abbiamo fatto ponendo problemi circostanziati e precisi con le domande al procuratore Grasso e speriamo che domani arrivino delle risposte.
Il tema della Calabria è ovviamente uno dei principali, e così lo abbiamo assunto nell'ambito della discussione della Commissione antimafia. Dare l'idea che la nostra attività e la discussione che avviene in quest'aula possano essere piegate e utilizzate strumentalmente per il confronto politico su scala locale, sinceramente trovo che rappresenti un danno di immagine nei confronti della Commissione e un colpo alla sua autorevolezza.
La Commissione si è data un impianto e un indirizzo di lavoro che credo debbano essere mantenuti e rispettati, a partire dai commissari. Dunque, la Commissione deve andare avanti con determinazione, con chiarezza senza perdere mai autorevolezza. Quella è la nostra forza fondamentale, la bussola che ci deve guidare. La discussione che si è svolta in questa ultima parte della seduta non aggiunge nulla a quanto avevamo già detto nel dibattito politico generale e nelle domande che abbiamo posto al procuratore.

ANGELA NAPOLI. Intervengo solo per dirle, signor presidente, che entrerò nel merito di questa ultima parte dei lavori odierni della Commissione nell'ufficio di presidenza. Credo che si debba parlare in quella sede di questa situazione che, tutto sommato, mi ha fatto comprendere meglio tante cose che già avevo compreso e che conosco.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Napoli. Chiudiamo qui questa discussione.
Cosa fare per la Calabria? Come avevamo detto ampiamente in ufficio di presidenza, e anche nella discussione sulla relazione programmatica, l'idea è quella di svolgere qui le audizioni, ascoltare tutti i soggetti, preparare senza fretta ma approfonditamente, qui a Roma, la missione in Calabria, acquisire tutti i livelli di conoscenza (a partire dalle tragiche vicende dell'omicidio Fortugno, quindi le vicende della pubblica amministrazione e tutti i processi per mafia, finanche quelli che hanno toccato settori della magistratura calabrese), acquisire gli elementi e svolgere una discussione preventiva in Commissione prima di andare in Calabria. Questa è l'impostazione dei nostri lavori. Si è voluto aprire una vicenda, attraverso la stampa, che non c'entra niente con questa impostazione. Questa è l'impostazione della Commissione e così continueremo.
Quello che non si può permettere è che qualcuno tiri da una parte e dall'altra la Commissione. L'ufficio stampa della Commissione non risponderà più per precisare alcunché su notizie che non corrispondono a fatti che riguardano questa Commissione.

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