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Seduta del 12/6/2007


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Audizione del prefetto di Reggio Calabria, Luigi De Sena.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del prefetto di Reggio Calabria, Luigi De Sena. Con questa audizione la Commissione avvia - se ne è discusso anche in sede di ufficio di presidenza - il lavoro di inchiesta che dovremo sviluppare sulla criminalità organizzata in Calabria, il nostro lavoro sulla 'ndrangheta.
Ricordo che la seduta è pubblica, fermo restando che si può procedere in seduta segreta ogni volta si ritenga opportuno. Ricordo altresì che il prefetto, come richiesto dalla Commissione, prima dell'audizione ha fatto pervenire una relazione sullo stato della criminalità in Calabria, che è depositata in archivio ed è disponibile per tutti i commissari.
Ringrazio il prefetto e mi scuso per un rinvio cui siamo stati costretti per impegni improvvisi del Parlamento. Do ora la parola al prefetto per la sua relazione e poi agli onorevoli e senatori che intendano intervenire.

LUIGI DE SENA, Prefetto di Reggio Calabria. Signor presidente, desidero ringraziarla, insieme con i vicepresidenti e i componenti tutti della Commissione parlamentare, per l'opportunità che mi viene concessa in questa alta sede di fornire elementi di informazione e di valutazione aggiornati e tesi a contribuire all'impegno complessivo delle istituzioni della Repubblica nell'azione di prevenzione e contrasto del fenomeno mafioso in Calabria.
Ho già avuto modo di esprimermi nel dettaglio in numerose altre occasioni istituzionali e non posso che confermare le acquisizioni maturate in un anno e mezzo trascorso come prefetto di Reggio Calabria e presidente della Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza della regione.
La relazione sullo stato della regione, che ho ritenuto doveroso elaborare alla fine del 2006, che ho consegnato alla Commissione, trova oggi aggiornamento sotto il profilo degli accadimenti intervenuti e delle iniziative intraprese e, per questo, si trasforma in un campione di riferimento decisamente più ampio da porre a vostra disposizione, con un'impostazione critica e, per quanto concessomi, propositiva.
Ho evidenziato, in quel documento, come il circolo vizioso costituito dall'apparente quanto gravemente illecita «efficienza» delle famiglie criminali, dalla lentezza e scarsa efficienza delle risposte che la pubblica amministrazione nel suo complesso è oggi in grado di fornire, dalle carenze infrastrutturali cronicizzate e dalla consolidata cultura della rassegnazione individualistica avvantaggi chiunque


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intenda perseguire obiettivi di ingiusto profitto e di condizionamento della dialettica civile e democratica.
È un tentativo di analisi, il mio, che si aggiunge ad una pletora di studi, valutazioni, ricostruzioni eziologiche, appelli ed inviti ad una rigenerazione del tessuto sociale ed economico della regione. In base a quest'analisi, tuttavia, ho cercato di far emergere un elemento tra tutti: è tempo di passare dall'elaborazione di formule e modelli teorici all'azione concreta, strutturata per obiettivi di breve, medio e lungo periodo, sottoposti a rigorosi processi di rendicontazione e di comunicazione interamministrativa e verso la collettività.
Non mi dilungherò nell'enunciazione dei contenuti di dettaglio di quella relazione, ma desidero sottoporre alla vostra attenzione la sua titolazione: «Lo spazio sicurezza, libertà e giustizia nella regione Calabria». Un titolo che ha inteso porre al centro della strategia di riaffermazione dei principi di legalità, trasparenza ed efficienza dell'azione pubblica perseguita dal Programma Calabria, del quale sono responsabile, anche un linguaggio ed una prospettiva di respiro europeo. Un richiamo che serve a raccordare quanto le istituzioni della Repubblica vanno promuovendo e realizzando con ciò che promana dalle ingenti risorse finanziarie rese disponibili per la Calabria dal cofinanziamento strutturale comunitario. Un richiamo che individua, nel Quadro strategico nazionale 2007-2013 appena aperto, l'ultima possibilità per un serio tentativo di «aggancio» della regione calabrese al «convoglio» europeo.
Possibilità, ho detto, ma avrei voluto dire «probabilità», ovvero potermi oggi situare in una prospettiva programmatica già strutturata, ancorata ad un contesto attuativo pubblico di efficacia ed efficienza dimostrate ed in grado di offrire capacità propositive, cronoprogrammi serrati, adesioni estese e convinte da parte della realtà socio-economica calabrese. Così non è, ancora, ma sono state poste alcune condizioni affinché dalla mera possibilità la Calabria possa raggiungere un buon grado di probabilità che lo scatto in avanti avvenga. Perché ciò si verifichi, tuttavia, è necessario accudire l'esercizio di programmazione delle risorse nazionali e strutturali sotto ogni profilo, innanzitutto tutelandola dall'aggressione delle famiglie criminali, ma parimenti depurandola dall'inerzia e dalle lungaggini congenite alla macchina pubblica, di ogni grado e livello di competenza, operante in Calabria.
Ecco, in estrema sintesi, il motivo per il quale - anche in questa sede - confermo l'importanza di un approccio di sistema diverso dall'usuale «gioco di specchi» dettato dalla polverizzazione delle competenze. È la necessità di una regia unica, integrata e flessibile alla quale dovranno corrispondere le attività periodiche e serrate dei tre strumenti appositamente creati: il Programma Calabria e il Patto Calabria sicura, che avranno un'attenzione di alta strategia dal Tavolo istituzionale Calabria, istituito ad hoc presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
In ragione di tali premesse auspico di riuscire ad evitare di far assumere anche a questo mio intervento il carattere dell'ennesima - quanto poco proficua - presa d'atto di una situazione che, storicamente e per vulgata, è ormai non solo evidente agli occhi di tutti ma anche ampiamente delibata a qualsiasi livello, istituzionale ed accademico, mediatico e di opinione pubblica.
La mera constatazione che in Calabria il problema criminale, organizzato o meno, esiste, condiziona la vita quotidiana dei cittadini onesti, agisce come soggetto socio-economico primario, seppur apparentemente invisibile, non può essere sufficiente a fornire lucidità all'analisi.
La denuncia della gravità della situazione non è lontana dal mio argomentare, ma il dovere dell'istituzione che rappresento si completa solamente con la propositività, anche innovativa, per mezzo della quale avviare un processo sinergico e reale di risanamento della Calabria nel suo insieme.
La stringente matrice di correlazione tra eventi, del resto, appare evidente nelle tematiche che - quotidianamente - un rappresentante dello Stato si trova ad


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affrontare, specie laddove, come nel caso di un prefetto, la funzione generalista di amministrazione induce ad un esercizio quotidiano di lettura, decodificazione, collocazione ed intervento sugli accadimenti. L'inseguimento, pur tenace, degli eventi critici nei diversi settori nei quali si verificano è perdente, a mio avviso. L'affermazione di logiche e, a valle, di processi sistemici con forte valenza strutturale e preventiva rappresentano invece l'asse più importante, oggi, per la disarticolazione della «efficienza» criminale mafiosa.
In questa prestigiosa sede parlamentare cercherò di evidenziare, quindi, lo stato della situazione, corroborato da un lato dagli elementi di informazione che scaturiscono da un rinnovato approccio analitico adottato dalle strutture centrali e decentrate della pubblica sicurezza verso le tematiche criminali più insidiose, dall'altro da un insieme di espressioni propositive che, appunto in modalità sistemica, siano in grado di esprimere concretezza ed efficacia sul contesto criminale e territoriale che rientrano nella mia responsabilità.
La semina quotidiana di interessi particolari e particolarmente accuditi non fanno che accrescere il debito quotidiano che la popolazione calabrese, la gente onesta, sconta con l'assenza di libertà di scegliere e, in troppi casi, anche di sperare. Una semina fertilizzata da un insieme di fattori concorrenti, più o meno volontari, più o meno interessati. Tra tutti, preliminarmente, mi corre l'obbligo di citare certa comunicazione mediatica che non fa altro che accentuare la distonia cronica tra inefficienza della risposta pubblica e lucida onnipresente «efficienza» delle organizzazioni criminali e dei soggetti che ne rappresentano gli interessi sul territorio.
Signor presidente, chiedo che il mio intervento prosegua in seduta segreta.

PRESIDENTE. Propongo di procedere in seduta segreta. Non essendovi obiezioni, dispongo la disattivazione del circuito audiovisivo interno.

(La Commissione procede in seduta segreta).

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori in seduta pubblica. Dispongo la riattivazione del circuito audiovisivo interno.

LUIGI DE SENA, Prefetto di Reggio Calabria. La minaccia criminale organizzata, rappresentata dalla 'ndrangheta e dal sostrato di illegalità ed illiceità diffuse che caratterizzano molte pieghe dell'agire calabrese, rimane alta, seppur sensibilmente differenziata per tipologie di evento e per modus operandi nelle diverse province. Diverse sono infatti le caratteristiche della 'ndrangheta a seconda dei territori e delle opportunità di sfruttamento illecito da essi presentate. La 'ndrangheta, è fatto notorio, non è un monolite, è anzi un insieme disomogeneo di gruppi familiari allargati, ciascuno intento a perseguire obiettivi propri di profitto ingiusto. Questo accade in qualsiasi ambito ritenuto profittevole sotto il profilo economico o remunerativo in termini di acquisizione e mantenimento di potere.
Parlare di organizzazione criminale, vista la realtà parcellizzata ed estremamente mobile rinvenibile sul territorio calabrese e nazionale, può indurre, come intuibile, in errori di valutazione strategica che possono portare a ritenere che l'annientamento di una o più famiglie criminali rappresenti di volta in volta vittoria premiante nella strategia di contrasto.
Così non è, come ormai storicamente attestato. La geometria multipolare della mappa del rischio criminale organizzato in Calabria è più che evidente. Da questa discende una forte capacità intrinseca di resistenza e rigenerazione. Si può per questo affermare, con terminologie proprie del processo di valutazione della minaccia alla sicurezza, che le organizzazioni criminali calabresi rappresentino, pur nel precipuo tradizionalismo clanico-territoriale, una minaccia policentrica, perciò asimmetrica e con forti caratteri di non-convenzionalità.
Può apparire strano parlare di non-convenzionalità con riguardo alla minaccia


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atavica per eccellenza insistente sul territorio calabrese, ma a ben guardare di questo si tratta. Al contrario, del resto, proprio attraverso una strategia di disarticolazione innovativa e non-convenzionale delle famiglie criminali e delle rispettive linee di attività, come analizzeremo tra breve, si è iniziato a raggiungere i gangli sensibili di ciascuna di esse.
Mi riferisco, per chiarezza, all'aggressione dei patrimoni, allo spossessamento dei beni mobili e - soprattutto - immobili, veri e propri «monumenti» celebrativi del controllo rovesciato del territorio. Ma parlo anche della cesura di rami distorti della pubblica amministrazione cui, anche attraverso strumenti ad alto impatto come lo scioglimento ed il commissariamento, si è posto mano con precisione chirurgica, seppur non ancora bastevole, al ripristino del circolo virtuoso «efficienza, credibilità, fiducia», necessario a restituire alla Calabria la piena dignità di regione d'Europa.
L'irresponsabilità, l'inefficienza, l'assenteismo, la scarsa trasparenza e la non-considerazione delle esigenze del cittadino da parte della pubblica amministrazione sono componenti del terreno di coltura che favorisce l'infiltrazione, la corruzione ed il condizionamento da parte delle famiglie criminali. Disintossicare la pubblica amministrazione da queste componenti, con interventi incisivi ed immediati, è essenziale.
Signor presidente, chiedo che il mio intervento prosegua in seduta segreta.

PRESIDENTE. Propongo di procedere in seduta segreta. Non essendovi obiezioni, dispongo la disattivazione del circuito audiovisivo interno.

(La Commissione procede in seduta segreta).

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori in seduta pubblica. Dispongo la riattivazione del circuito audiovisivo interno.

LUIGI DE SENA, Prefetto di Reggio Calabria. Per rimanere sul piano dei fattori di minaccia, proseguo nella mia disamina. Le famiglie criminali 'ndranghetiste - questa è l'esperienza che posso attestare - si sconfiggono. Lo si fa con il metodo, la concertazione dello azioni, la sagacia e l'applicazione ininterrotta delle strutture investigative centrali e decentrate, a competenza generale e specialistica. In una parola, facendo sistema.
Di questo metodo si argomenterà oltre, poiché chi vi rende conto in questa sede opera nel convincimento che non singole «ricette» taumaturgiche o singole professionalità possano operare efficacemente il cambiamento, ma solamente un impegno comune, diffuso, strutturale ed ineludibile sia in grado di farlo.
La mentalità 'ndranghetista è assai meno facile da superare, confutare, estinguere. Non è solo un problema di mentalità localistica, clanica, familista, è un problema di rinnovamento e reimpostazione dell'azione delle istituzioni, affinché da una ritrovata sinergia l'«offerta» dello Stato incontri una favorevole domanda da parte della popolazione.
L'amministrazione pubblica è in ritardo, in Calabria, non è ancora un «sistema di sistemi», non corrisponde in forma integrata alle istanze provenienti dalle energie sane espresse dal territorio. La stessa amministrazione si propone in tempi e modi non competitivi con la concorrente e perniciosa «contro-offerta» di servizi illeciti proveniente dalle 'ndrine, dai capifamiglia, dagli affiliati disseminati sul territorio.
È facile percezione, anche recentemente rimbalzata sui media, come la competitività ed attrattività istituzionale siano ai minimi termini in Calabria e come, a fronte di un passato pesante di aspettative deluse o mal gestite, sia gioco facile affermare modelli rovesciati di «servizio» al cittadino cui, nel momento della necessità specifica - dal posto di lavoro per i figli, alla macchina rubata sino al prestito a tassi irrisori - può, nell'impellenza del quotidiano, sfuggire la percezione dell'illiceità della loro provenienza. Questo è un fattore indiretto, non voluto ma concorsuale di minaccia.


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Se è vero che operare in assenza o dispregio delle regole di fatto agevola, velocizza e trasforma le azioni in risultati illeciti ma immediati, è altrettanto vero che far funzionare bene le regole che esistono, rendere funzionale ed efficace la dialettica tra istituzioni e tra quest'ultime ed i cittadini permette di far riacquistare competitività all'offerta di legalità. Un'offerta di legalità da tradurre nello snellimento delle procedure amministrative, nell'apertura degli sportelli pubblici, reali e virtuali, alle esigenze specifiche della collettività, nell'applicazione capillare del principio di buona e trasparente amministrazione, nella fornitura di servizi ad elevato valore aggiunto istituzionale per la riduzione, ad esempio, del cosiddetto «divario digitale» e della libertà e facilità di accedere ai servizi.
Chiedo scusa, presidente, ma mi soffermo molto su questa parte perché ritengo che l'inefficienza della pubblica amministrazione sicuramente sollecita una cultura in senso inverso.
Dotare queste amministrazioni di capacità, competenze, processi gestionali e tecnologie dell'informazione significa portare avanti sulla strada dell'efficienza la risposta alle domande di servizi da parte dei cittadini, affinché la risposta delle istituzioni non sia solo di contrapposizione, di controllo pervasivo ed opprimente, ma si esplichi anche a sostegno di chi la legalità intende viverla e praticarla.
Su questo terreno, come si vedrà, si muove la sfida alla mentalità 'ndranghetista affinché chi vuole ne possa scaturire svincolato e chi non vuole si ponga e sia posto ai margini del contesto sociale.
L'efficienza è come un antibiotico ad ampio spettro: «contagiare» la Calabria con massicce iniezioni di efficienza è, a mio avviso, la miglior strategia di lungo periodo. Enucleare la mafiosità dalla mentalità corrente può sembrare vuoto slogan, ma è in realtà il passaggio epocale che serve a consolidare le numerose azioni che le istituzioni hanno sinora avviato. Questo con riguardo sia alle persone di buona fede sia a quelle meno inclini a riconoscersi nella dignità dell'appartenenza - non solo formale - alla vita democratica del Paese. Una proposta credibile, aperta sul futuro e sullo sviluppo sociale ed economico della Calabria si fonda, per mia esperienza, essenzialmente su questo.
Ho voluto introdurre da subito, forse con irruenza, al vostro esame la visione maturata in questo intenso periodo di presidenza della Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza della Calabria e di titolarità della prefettura del capoluogo reggino proprio per affidare in questa sede il messaggio che un percorso per la regione e per la sua gente esiste, non è un'utopia.
È necessaria però un'azione d'insieme, affinché trattare il tema della 'ndrangheta non abbia il tradizionale taglio «di polizia» o giudiziario, pur necessitato, ma assuma caratteristiche sistemiche, di coinvolgimento generale di ciascun presidio di legalità e di servizio che vive ed opera nel tessuto sociale calabrese.
Come ho già detto in altra sede, in Calabria non c'è più nulla di cui parlare o da sperimentare ma solo la grande e chiarissima indicazione di fare e di fare in modo sistemico.
Ho anticipato che la minaccia è davvero alta, non solo per l'eclatanza spregiudicata di fatti criminosi gravi e meno gravi, ma anche per l'evidente tentativo di normalizzazione, di consolidamento dell'agire dell'«anti-Stato» che le organizzazioni criminali quotidianamente pongono in essere, irradiando prassi regolative perverse dei rapporti tra singoli e tra gruppi, tra cittadini ed istituzioni.
Un evento gravissimo quale l'omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Franco Fortugno, pur affrontato con efficacia, decisione ed esiti favorevoli nella sede investigativa, non può non destare riflessioni e proposte per il superamento di logiche endemiche di affermazione degli equilibri del potere mafioso. In proposito, è auspicabile che l'intensa attività tuttora in corso della magistratura e delle forze di polizia, come ribadito di recente dal procuratore distrettuale antimafia in occasione della prima


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udienza del processo, possa condurre ad una completa e chiarificatrice soluzione del gravissimo episodio.
Ho anticipato, con il conforto delle acquisizioni info-investigative, che la mappa del rischio territoriale per l'ordine e la sicurezza pubblica appare ormai decisamente frastagliata, multipolare e sempre più legata ad una territorializzazione sociale, politica ed economica. Le famiglie criminali calabresi mantengono infatti un forte rapporto con il territorio, attraverso una continua infiltrazione nell'economia legale e nella finanza locale (con la gestione dei cicli di produzione di ricchezza, primo fra tutti quello relativo agli appalti pubblici connessi alle cospicue risorse destinate ai numerosi progetti di riqualificazione dell'area) e praticando attività estorsive ed usurarie in tutti i settori produttivi.
In tale contesto sussistono fondati motivi di preoccupazione per i sintomi tipici che preludono all'avvio di una faida tra famiglie nella provincia di Reggio Calabria, a seguito di un omicidio maturato ed eseguito proprio in tale contesto. Il clima di apparente tranquillità al momento registrato nella regione e, in particolare nel reggino, infatti, non deve falsare la percezione del rischio poiché, da un lato, le famiglie tendono a cristallizzare accordi affaristico-criminali con le componenti economico-imprenditoriali ad elevato profitto, ma dall'altro fondano il proprio agire su equilibri precari fragili e ridiscutibili in qualunque momento, al minimo accenno di frizione.
La 'ndrangheta, pur rifuggendo da una classificazione omogenea ed unitaria sotto il profilo organizzativo, è realtà globale e locale allo stesso tempo: polverizzata e distribuita in territori concentrati entro i confini della regione, ma nel contempo in grado di proiettare forza ed operatività sulla scena internazionale dei grandi traffici illeciti, specie con riferimento alle sostanze stupefacenti.
L'usura si è insediata nel territorio regionale ed è gestita direttamente dalle organizzazioni mafiose ovvero da singoli «autorizzati» dalle cosche ad agire a titolo personale. Le organizzazioni criminali utilizzano tale attività per penetrare nell'economia legale e per ottenere il controllo di attività, potendo così riciclare agevolmente gli ingenti e continui capitali provenienti dalle gestioni dei traffici illeciti.
Il rapporto tra numero di protesti, popolazione e piccole imprese si mantiene costantemente al di sopra della media nazionale, rivelando quindi un'effettiva e stabile esposizione al rischio usura. In proposito, è necessaria una pausa di riflessione a stimolo di tutti gli attori interessati: il tasso di eventi estorsivi ed usurari denunciati nella regione è semplicemente risibile. È evidente che le scarne unità riportate nella tabella sinottica resa disponibile dall'elaborazione del Servizio analisi criminale della competente direzione centrale del Dipartimento della pubblica sicurezza (che ho lasciato alla Commissione), evidenzia la punta minuscola di un iceberg del quale possiamo solamente immaginare l'estensione e la profondità.
Da questa constatazione si è mosso il mio invito a tutte le istituzioni interessate, ma anche e soprattutto alle associazioni antiracket, ad intensificare l'azione di sensibilizzazione, raccolta, analisi e riferimento dei casi di estorsione ed usura. Se gli eventi di tal genere non vengono correttamente e costantemente in evidenza si ottiene un duplice effetto perverso: scarso allarme sociale nella percezione diffusa, da un lato; dall'altro, il rilascio di fatto di una «patente» di normalità ad una condotta illecita gravissima, generatrice di ingenti profitti per le famiglie criminali e fortemente lesiva della dialettica sociale ed economica. Un danno incalcolabile sotto ogni profilo. E qui la credibilità della pubblica amministrazione e l'affidabilità del sistema di sicurezza assumono un ruolo determinante.
Le istituzioni preposte, però, da sole non possono riuscire. La Calabria - è mio convincimento - deve fare la sua parte, unitariamente e senza defezioni, altrimenti neppure l'impegno di cento volte le risorse esistenti potrà prevalere sul fronte della lotta alla mafia. Né, meno ancora, può il cittadino che denuncia essere lasciato solo o subire la percezione negativa della solitudine.


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Questo è uno dei grandi problemi che la pubblica amministrazione dovrà affrontare.
Le analisi condotte sui dati derivanti dall'attività investigativa evidenziano, con altrettanta chiarezza, da un lato la virulenza delle famiglie criminali, ma dall'altro anche la loro attaccabilità laddove nel metodo, prima che nel merito, siano state adottate modalità di azione inedite, imprevedibili ed organizzate per progetti investigativi.
Si tratterà oltre, nella sezione dedicata all'azione di contrasto, il tema della risposta innovativa, multipolare anch'essa, offerta nel corso dell'ultimo anno dalle forze di polizia e dalla magistratura in Calabria.
A livello regionale si rileva la presenza di 136 cosche strutturate, territorialmente individuate ed operative. Il totale generale dei delitti ha mostrato un trend complessivamente crescente. In particolare, nel 2005 sono stati commessi 70.206 delitti (+8,7 per cento rispetto al 2004), pari al 2,59 per cento del totale nazionale, mentre nel 2006 ne sono stati censiti altri 73.186 (+4,2 per cento) che rappresentano il 2,65 per cento del dato nazionale.
Nel primo trimestre del 2007 si è invece registrata una flessione: sono stati commessi 16.720 delitti rispetto ai 17.139 del medesimo periodo del 2006, con un decremento del 2,4 per cento.
In questo primo scorcio di anno, più in dettaglio, il decremento della delittuosità ha riguardato le seguenti fattispecie delittuose, per natura intrinseca spesso legate a logiche di affermazione del potere mafioso: le estorsioni (-28,4 per cento, ma non è un dato esaltante, anzi è un dato negativo); le associazioni per delinquere (-72,7 per cento); le lesioni dolose (-12,2 rispetto al medesimo periodo del 2006); i reati inerenti agli stupefacenti (-10,9 per cento); i reati inerenti alla prostituzione (-58,3 per cento).
È certamente presto per affermare una reale inversione di tendenza, ma l'azione sistemica varata con il Programma Calabria, più di recente rafforzata dalle misure contenute nel Patto per la Calabria sicura, sottoscritto dal Ministero dell'interno e dai presidenti della regione e delle province di Reggio Calabria e Catanzaro, possono aver contribuito a tale risultato, secondo la mia valutazione. Si vedrà sul medio periodo se la strategia varata segni davvero l'inversione della tendenza in crescita o se, invece, questi primi risultati rappresentino solamente una temporanea retrocessione del fronte criminale organizzato sui terreni dove è stato con durezza contrastato.
Un dato strategico è certo: se all'azione di avanzata non segue subito un'azione di consolidamento, l'offensiva fallisce. Questo è il motivo per cui la misura del successo dell'azione istituzionale non consiste solo nella vittoria delle battaglie info-investigative, doverose e necessarie, ma anche nel successo di un'azione preventiva a tutto campo. Il consolidamento - vedremo meglio oltre - passa attraverso la costruzione di processi, presidi ed infrastrutture che mantengano sotto la luce del controllo pubblico il territorio interessato.
L'altro fattore di grave allarme è rappresentato dalle condotte di tipo aggressivo all'indirizzo di beni (danneggiamenti ed incendi). Esse denotano anche l'esistenza di prassi regolative anomale dei rapporti interpersonali. Tali eventi, infatti, non sono sempre e comunque espressione di strategie locali di affermazione clanica e 'ndranghetista, ma rappresentano ormai una modalità espressiva amorale, ricca di disvalore individualista ed egoistico che inducono il singolo a dirimere, ad esempio, una banale controversia agro-pastorale attraverso vie di fatto. Parliamo ovviamente di episodi chiaramente indicati dagli organismi investigativi di natura privata. Rimane comunque il problema gravissimo di atti intimidatori attraverso incendi e danneggiamenti vari.
Dobbiamo prenderne atto: nella commissione di tali atti illeciti a bassa intensità risiede la negazione del contratto sociale, dell'esistenza di una possibilità regolativa esterna, super partes. L'assoluta non considerazione delle istituzioni pubbliche come possibili solutrici delle problematiche emergenti. Probabilmente per le generazioni più anziane è tardi anche


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per iniziare un'azione di recupero, ma è il vincolo trasmissivo delle «pessime prassi» tra queste e le nuove generazioni che deve essere spezzato con una proposta alternativa convincente.
Per quanto riguarda gli omicidi volontari nel 2006, sempre in tutto il territorio regionale, ne sono stati commessi 61 (di cui 20 riferibili alla criminalità organizzata), con una diminuzione dell'11,6 per cento rispetto ai 69 del 2005. Nel 2007 (dato aggiornato al 20 aprile) ne sono stati commessi altri 18 (di cui 7 riconducibili a contesti di criminalità organizzata), a fronte dei 20 del medesimo periodo del precedente anno.
Con riferimento ai dati relativi alla delittuosità in rapporto alla popolazione residente, la regione Calabria, nel corso dell'ultimo triennio, ha manifestato un trend crescente ma con valori inferiori a quelli nazionali. In particolare, nel 2006 è stato registrato un indice di 3.642,42 delitti ogni centomila abitanti (a fronte dei 4.722,15 per la Nazione).
Questi eventi, una volta contrastati sul piano investigativo e giudiziario, devono essere trattati con logiche di tipo preventivo sistemico che spaziano dal controllo tecnologico del territorio sino ad una redistribuzione dell'impegno delle cospicue forze di polizia operanti sul campo, per competenze di materia, di territorio e di obiettivi assegnati.
Lasciare una tale fotografia della situazione alla sola attenzione degli «addetti ai lavori», ovvero degli organismi della prevenzione e del contrasto significa perseverare in un errore di portata storica. Includere l'azione di questi ultimi in un quadro complessivo e coordinato di interventi a tutto campo significa, invece, corroborare i risultati investigativi e giudiziari con passaggi di risanamento del tessuto sociale e far comprendere ai più ampi strati della popolazione calabrese che la criminalità non è «problema di chi ci deve pensare», ma problema di tutti, da trattare in ogni angolo della vita quotidiana.
Per quanto riguarda il contrasto alla minaccia, nel 2006 il numero di soggetti denunciati in stato di libertà, nella regione Calabria, ha manifestato una lievissima diminuzione, dello 0,2 per cento, rispetto al precedente anno, mantenendo cosi il trend negativo registrato nel 2005 (-2,4 per cento rapportato al 2004). Per quanto concerne le persone arrestate, nel 2006 è stato registrato un incremento del 25,4 per cento rispetto all'anno precedente, invertendo così la tendenza negativa registrata nel 2005.
L'azione di contrasto, nel 2006, ha evidenziato note di positività relative all'individuazione degli autori del 67 per cento dei casi di tentato omicidio, del 60 per cento delle lesioni dolose e del 78 dei casi di usura (anche il dato relativo all'usura non è esaltante).
Nel 2006 il rapporto dei delitti scoperti sul totale di quelli commessi ha fatto registrare un incremento del 3,27 per cento rispetto al dato censito nel 2005, anno in cui è stata registrata una diminuzione dell'1,51 per cento rapportato al 2004. Nel primo trimestre del 2007 sono stati registrati positivi risultati relativi all'individuazione degli autori di oltre il 68 per cento dei casi di tentato omicidio (per i quali sono state segnalate all'autorità giudiziaria 57 persone, di cui uno extracomunitario), del 54 per cento delle lesioni dolose e del 75 dei casi di usura (anche questo non è un dato esaltante).
L'attacco ai gruppi criminali ha consentito, nel 2006, di segnalare all'autorità giudiziaria 378 soggetti per associazione di tipo mafioso, con un aumento del 6,78 per cento rispetto al 2005. Nel primo trimestre del 2007 sono stati segnalati 164 soggetti per lo stesso reato, con un aumento del 17,99 per cento.
Signor presidente, chiedo che il mio intervento prosegua in seduta segreta.

PRESIDENTE. Propongo di procedere in seduta segreta. Non essendovi obiezioni, dispongo la disattivazione del circuito audiovisivo interno.

(La Commissione procede in seduta segreta).

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori in seduta pubblica. Dispongo la riattivazione del circuito audiovisivo interno.


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LUIGI DE SENA, Prefetto di Reggio Calabria. Per quanto concerne il traffico, la produzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti, nel 2006 sono stati segnalati all'autorità giudiziaria 1.046 soggetti (+16,7 per cento) di cui 765 in stato di arresto (+ 26 per cento), con il sequestro di 257,96 chilogrammi di sostanze stupefacenti. Nel primo trimestre del 2007 sono stati segnalati altri 253 soggetti (+21,6 per cento), di cui 200 in stato di arresto (+16,3 per cento).
Al riguardo, si pone in drammatica evidenza un elemento analitico specifico: la 'ndrangheta è storicamente e continua ad essere tra i maggiori protagonisti nazionali ed internazionali del traffico di sostanze stupefacenti. È la dimensione globalizzata dell'attività illecita: ci sono evidenze di operatività di famiglie calabresi sia nei quadranti geografici di origine e produzione della materia prima, sia nelle aree di distribuzione e commercio delle sostanze raffinate e pronte al consumo. I proventi, come intuibile, sono ingenti e servono innanzitutto ad arricchire le famiglie coinvolte, ma anche a mantenere alta la capacità «competitiva» delle stesse sui territori controllati in Calabria.
Il traffico di sostanze stupefacenti presenta, come è noto, la caratteristica di generare ingentissimi flussi di denaro liquido, predisposto al reimpiego in altri settori di «investimento» dopo più o meno accurati processi di riciclaggio. Questa componente della minaccia, come si evidenzia anche dall'azione di contrasto, è particolarmente pericolosa, contrastabile con difficili e laboriose indagini, ma pur sempre in grado di assorbire i colpi derivanti dalle operazioni della magistratura e delle forze di polizia.
Si pone in evidenza la necessità di un impegno straordinario specie sotto il profilo dell'acquisizione informativa. Le norme per il contrasto dei traffici, infatti, sono efficacemente in vigore e consentono un'ampia gamma di azioni. Ciò che è necessario rafforzare è la cooperazione informativa tra gli organismi nazionali ed internazionali.
Non mancano certo, all'Italia, la credibilità e le competenze per sostenere il lancio di un'iniziativa strategica globale in materia. Ciò anche al fine di evitare inesattezze sull'effettivo volume finanziario derivante dai traffici in parola, di disporre cioè di informazioni puntuali, accurate e non presuntive dell'entità dei flussi di denaro derivanti dalle attività illecite.
Dai dati forniti dalla competente Direzione centrale per i servizi antidroga emerge che, nel periodo tra il 2000 ed il 2006, sono stati effettuati a carico della 'ndrangheta sequestri di sostanze stupefacenti per circa 322 milioni di euro, dei quali più dei due terzi in cocaina. Tale ammontare rappresenta circa un terzo del valore complessivo sequestrato (7 tonnellate solo di cocaina) nello stesso periodo a livello nazionale ed internazionale.
Al fine di reimpostare una corretta informazione sull'argomento, oltre che di raggiungere livelli attendibili di dimensionamento della reale capacità «affaristica» della 'ndrangheta nel traffico nazionale ed internazionale di stupefacenti, è a mio parere necessario fondarsi su questi dati, ponendo a fattor comune gli esiti di un'analisi del fenomeno elaborata con il contributo di tutti gli organismi deputati a livello sia nazionale sia internazionale.
In quest'ottica, giova evidenziare la riunione interforze tenutasi il 17 maggio ultimo scorso presso la Direzione centrale della polizia criminale, tesa al miglioramento del flusso informativo esistente verso gli organismi investigativi operanti in Calabria in materia di azioni di contrasto, anche di rilievo internazionale, alle organizzazioni ed ai soggetti coinvolti nel traffico di stupefacenti.
Ciò anche nell'intento di ampliare la gamma di applicabilità dell'articolo 12-sexies della legge n. 356 del 1992, che permette la confisca dei beni di provenienza illecita sulla base di una condanna definitiva per i reati più gravi. In questo caso l'operatività può essere estesa anche in campo internazionale e quindi permettere


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di colpire l'organizzazione mafiosa con la sottrazione di beni localizzati in territori di altri paesi.
Al riguardo, un gruppo di lavoro della DIA, coordinato dalla procura generale della Repubblica di Reggio Calabria, ha monitorato circa 850 posizioni le cui elaborazioni sono state delegate anche alle altre forze di polizia. Recentemente lo stesso gruppo è stato inviato a Catanzaro, con oneri di missione a carico del Patto Calabria sicura, per un'analoga attività coordinata da quella procura generale della Repubblica che ha già formulato 29 deleghe. Nel 2006 sono stati rintracciati e catturati 33 latitanti appartenenti alla 'ndrangheta e 3 nel 2007.
Per quanto concerne le misure di prevenzione personale, nel 2006 gli avvisi del questore sono stati 577, i rimpatri con foglio di via obbligatorio 47 (è intervenuto un decremento); sono state, inoltre, formulate 268 proposte della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza e ne sono state irrogate 117 (tutti dati in decremento). Nel primo trimestre del 2007 sono stati emessi 89 avvisi del questore (rispetto ai 42 dello stesso periodo del 2006) e 11 rimpatri con foglio di via obbligatorio; sono state formulate 32 proposte della sorveglianza speciale e ne sono state irrogate 17 (questi dati del 2007 sono tutti positivi).
Sul piano delle misure di prevenzione patrimoniali, nel 2006 sono state proposte 33 misure di prevenzione patrimoniale; sono stati sequestrati 209 beni e ne sono stati confiscati 179. Nel primo trimestre del 2007 sono state proposte altre 10 misure di prevenzione patrimoniali; sono stati sequestrati 50 beni e ne sono stati confiscati 2.
Il raccordo con le istituzioni competenti, sia a livello centrale sia a livello locale, ai fini del reimpiego degli immobili confiscati rappresenta il completamento di ogni azione avviata, affinché nessuno di essi possa ricadere nel controllo, anche indiretto, delle famiglie che ne sono state private.
La disamina di tali evidenze mi permette di sottolineare l'importanza assoluta dell'azione di contrasto mirata allo spossessamento dei beni materiali mobili ed immobili delle famiglie criminali calabresi. Tale azione, oltre a rappresentare un danno economico crescente e sempre più difficilmente assorbibile da parte delle famiglie destinatarie, da un lato innesca un senso di precarietà ed insicurezza nelle stesse che, sul «principio del possesso» impostano il loro prestigio rovesciato agli occhi del territorio di riferimento; dall'altro depotenzia la tracotanza immanente dell'immobile acquisito con proventi illeciti con riguardo sia alle istituzioni sia alla percezione delle comunità locali.
Sul piano operativo, la crescita esponenziale delle misure adottate è spiegata da una differente metodologia di gestione della problematica: a valle di una dettagliata disamina degli iter procedimentali pendenti, sono state individuate le pratiche che, per caratteristiche di merito e di forma, presentassero maggiori probabilità di esito favorevole e, su di esse, sono stati concentrati gli sforzi di istruzione informativa e velocizzazione del percorso propositivo.
La suddivisione, operata innanzitutto a livello investigativo, per «famiglie criminali di competenza», ha inoltre permesso di attingere risultati significativi, sotto il profilo sia delle denunce penali di soggetti pericolosi sia dell'istruttoria delle misure patrimoniali.
A supporto di tale suddivisione orizzontale, che vede oggi ogni forza di polizia nel ruolo di leader nei casi ad essa assegnati e le altre con obbligo di riferimento generale di ogni spunto ed informazione utile, è anche giunto l'innovativo programma di analisi criminale denominato «MACRO», di competenza della Direzione centrale della Polizia criminale.
Signor presidente, chiedo che il mio intervento prosegua in seduta segreta.

PRESIDENTE. Propongo di procedere in seduta segreta. Non essendovi obiezioni, dispongo la disattivazione del circuito audiovisivo interno.

(La Commissione procede in seduta segreta).


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PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori in seduta pubblica. Dispongo la riattivazione del circuito audiovisivo interno.

LUIGI DE SENA, Prefetto di Reggio Calabria. In proposito, giova ricordare che il rapporto operatore/popolazione risulta essere per la regione Calabria pari a 1/175, superiore al valore nazionale (1/261) e che, alla data del 31 marzo 2007, le forze di polizia (dati non comprendenti il personale impiegato in servizi tecnico-logistici, amministrativi, addestrativi e così via) erano presenti sul territorio regionale con una forza effettiva di 11.433 operatori così suddivisa: Polizia di Stato, 4.206 operatori; Arma dei carabinieri, 4.904 operatori; Guardia di finanza, 2.323 operatori.
A fianco di tali forze, mi corre l'obbligo di segnalare l'azione del Corpo forestale dello Stato, qualificatamente rappresentato all'interno della Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza ed impegnato nell'azione di prevenzione e contrasto nei settori di competenza. Tra tutti, i reati in materia ambientale che, a prescindere dai traffici illeciti gestiti in modalità organizzata, rappresentano in Calabria uno dei simboli del disvalore e dell'illiceità diffusa nei comportamenti dei cittadini. Secondo un primo censimento, curato appunto dal Corpo forestale dello Stato, sono presenti in Calabria almeno 400 discariche abusive di rifiuti di ogni tipologia.
Appare chiaro che sussistono delle carenze gravi nell'interpretazione del rapporto tra i singoli e le comunità con i territori di residenza, così come appaiono necessari il mantenimento di una pressione nel contrasto, l'innalzamento dei livelli di attenzione e di monitoraggio preventivo dei territori, specie laddove siano intervenute delle azioni di bonifica, il coinvolgimento di ogni amministrazione competente, specie in sede locale, affinché il territorio sia percepito e trattato con le doverose cautele ed attenzioni.
È infatti su questo sostrato di trascuratezza che possono innestarsi e germinare le assai più insidiose - e lucrative - attività delle filiere criminali dedicate allo smaltimento illecito di rifiuti di ogni genere, inclusi quelli tossici e nocivi. Cultura, formazione e strumenti, ancora una volta, sono essenziali al successo di una strategia di salvaguardia dell'ambiente, affinché le forze deputate possano dedicarsi solamente agli aspetti emergenziali e non essere chiamati - sempre in emergenza - a sopperire a carenze strutturali ed organizzative proprie di altre amministrazioni.
Significativa anche l'azione del Corpo della polizia penitenziaria che, oltre allo svolgimento puntuale dei propri servizi d'istituto, si trova ad essere protagonista delle iniziative di gestione della tematica detentiva, a fini di recupero e reinserimento dei soggetti detenuti, attuate dalle competenti diramazioni regionali del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
L'attivazione del tavolo di concertazione interistituzionale in Calabria, pur nel rispetto delle rispettive competenze, può essere considerata ormai stabile e strutturata da più di un anno. Sia il Programma Calabria sia il Patto per la Calabria sicura, portati al tavolo cennato, hanno consentito di sostenere gli uffici giudiziari della regione soddisfacendo le esigenze sia di innovazione tecnologica, attraverso il primo programma, per un ammontare pari a circa 2,5 milioni di euro, sia di risorse umane, attraverso il ricorso ad assunzioni a tempo determinato di 60 unità amministrative in tre aree nevralgiche: Lamezia Terme, Gioia Tauro e la Locride. Questo secondo intervento, a carico del Patto per la Calabria sicura e degli enti locali sottoscrittori, prevede una spesa pari a circa 1,7 milioni di euro.
Sull'area di Lamezia Terme come, tra l'altro, previsto dal Patto, è già presente personale investigativo qualificato del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, mentre per tutte le aree è in corso l'acquisizione di mezzi e strumenti tecnologici per le forze di polizia.
Invero, elemento inedito sino ad oggi, l'intervento finanziario della regione Calabria e delle amministrazioni provinciali di Catanzaro e di Reggio Calabria, firmatarie


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del Patto, unitamente al Viceministro dell'interno, onorevole Marco Minniti, conferma la tendenza all'intesa interistituzionale concreta. Questo, a mio avviso, integra l'approccio sistemico tratteggiato in precedenza.
Un'attenzione particolare, in termini di prevenzione e di contrasto, merita il porto di Gioia Tauro, da sempre considerato il vero volano per l'economia della regione e non solo. In tale contesto un valido contributo, sotto l'aspetto investigativo-giudiziario, verrà dalla recente istituzione di un gruppo di lavoro del ROS dell'Arma dei carabinieri e dalla altrettanto recente nomina a commissario straordinario per la sicurezza del porto stesso, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, del prefetto Mario Mori.
L'argomento è ampiamente riportato nel mio documento Lo spazio sicurezza, libertà e giustizia, ma in questa sede ne propongo una trattazione riservata che affido ai documenti depositati.
Quanto all'azione di prevenzione generale, ho ritenuto, nel corso della trattazione, di evidenziare già le priorità d'intervento con riferimento agli specifici contesti di criticità. Ritengo opportuno riassumere in maniera schematica le nuove iniziative di prevenzione generale riferite ai contesti di criticità evidenziati.
In primo luogo, mantenimento dell'azione di controllo del territorio, anche a mezzo delle più moderne tecnologie di connettività e di sensorizzazione territoriale. Nella specie, è in corso di espletamento la gara per l'affidamento delle opere di realizzazione di un sistema di videosorveglianza integrato sui cinque capoluoghi di provincia, in cinque aree intraprovinciali e su alcuni assi viari. Le risorse finanziarie sono rese disponibili dal PON Sicurezza gestito dal Ministero dell'interno. La progettazione di massima degli interventi, approntata in sede di Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza nel maggio 2006, attende l'esito delle relative gare di aggiudicazione, già bandite dal Ministero dell'interno.
In secondo luogo, acquisto e distribuzione di 100 automezzi e di tecnologie per l'attività sia preventiva sia investigativa per mezzo delle risorse provenienti dal Patto per la Calabria sicura. Tali mezzi permetteranno l'incremento dell'operatività dei reparti delle forze di polizia, della DIA, della Capitaneria di porto.
In terzo luogo, raccordo programmatico progettuale tra le iniziative che, nell'ambito del Quadro strategico nazionale (QSN) 2007-2013, siano rispettivamente ascrivibili alle competenze e finalità del PON Sicurezza 2007-2013 promosso dal Ministero dell'interno e del POR Calabria, gestito dall'amministrazione regionale. È un'azione di «messa a sistema» determinante che dovrà impedire la dispersione finanziaria degli interventi in rivoli minimi e puntiformi, e per ciò impercettibili dalla collettività, concentrandone invece gli effetti in settori strategico-strutturali a supporto delle iniziative varate sia in sede centrale sia in sede regionale e locale.
Negli ambiti riassunti si rinvengono, ad oggi, i seguenti riscontri di attività.
Il Consiglio dei Ministri del 28 ottobre 2005 ha approvato un Piano di intervento straordinario per la Calabria. Nella Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza tenutasi presso la prefettura di Crotone sono stati esaminati le linee strategiche evolutive e lo stato di attuazione del Programma Calabria, nonché l'analisi delle «azioni» previste.
Gli appuntamenti periodici, susseguitisi nel corso del 2006 e dei primi mesi del 2007, hanno permesso di riscontrare l'efficacia del consesso come modello di cooperazione innovativa a tutto campo tra le forze di polizia in primis, ma anche nella dialettica con le altre istituzioni decentrate, regionali, provinciali e locali.
Il Programma, articolato per settori strategici, è in avanzato stadio di esecuzione ed ha permesso la diffusione di una nuova cultura della cooperazione per temi e competenze, priva di diseconomie concorrenziali. È necessario che il Programma proceda lungo la stessa direttrice.
Il Programma è stato altresì finanziato, in prima battuta, sia per mezzo di risorse


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ordinarie FAS, in apposita delibera CIPE, sia tramite risorse a cofinanziamento comunitario provenienti in misura prevalente dal PON Sicurezza. In proposito è stato sottoscritto con la regione e con il Ministero dell'economia e finanze, in data 1o agosto 2006, un atto integrativo all'accordo di programma quadro «Antonino Scopelliti».
Il presidente della regione Calabria, preso atto dell'allarmante livello di pericolosità raggiunto dalle organizzazioni criminali calabresi, ha istituito, con proprio decreto del 22 novembre 2005, la Consulta antimafia regionale. La Consulta ha, tra l'altro, il compito di fornire alta consulenza in favore della giunta regionale e del suo presidente, formulando relazioni e proposte, anche di carattere normativo, in materia di coordinamento delle politiche regionali per la sicurezza dei cittadini e del territorio, nonché per il contributo alla lotta alle infiltrazioni criminali, monitorare l'attuazione della normativa sulla confisca dei beni da parte degli enti locali e promuovere iniziative per accrescere sul territorio la cultura della legalità.
Il 30 maggio 2006 è stato sottoscritto un protocollo d'intesa tra il presidente della regione Calabria e i prefetti di Reggio Calabria (in qualità di coordinatore nella regione delle attività delle forze di polizia) e di Catanzaro (in qualità di rappresentante dello Stato in Calabria per i rapporti con il sistema delle autonomie) con lo scopo di verificare l'attuazione delle forme di collaborazione avviate tra Stato e regione per rafforzare l'azione di contrasto all'illegalità. Con questo strumento la regione Calabria si è dotata del «portale» di intercomunicazione con l'amministrazione decentrata dello Stato e con le sue emanazioni organizzative.
È fondamentale che, dal confronto in quella sede, emergano con chiarezza e con tempistiche sostenibili le linee di indirizzo per l'impiego - e la salvaguardia da infiltrazioni - delle ingenti risorse finanziarie di origine comunitaria e nazionale.
I prefetti della regione seguono, in tale contesto, con particolare attenzione gli aspetti di competenza in termini di strategie di prevenzione che possano trovare valenza nell'ambito della programmazione a cofinanziamento comunitario 2007-2013. A tale proposito, è stata costituita una commissione mista, incaricata di recepire e valutare tutte le proposte provenienti dal territorio in materia di prevenzione generale da inserire nella programmazione comunitaria poc'anzi richiamata, qualora compatibili con le linee-guida emanate dalle rispettive autorità di gestione di livello nazionale e regionale.
Sono stati sottoscritti numerosi protocolli d'intesa, a livello sia centrale sia locale, per una migliore attività di prevenzione da infiltrazioni mafiose nelle grandi opere in esecuzione nella regione Calabria, in modo da assicurare anche l'adozione di particolari misure di sorveglianza sui cantieri.
Intensa è l'attività del Gruppo di lavoro interforze, consistente nel monitoraggio costante sulle aziende che operano con i contraenti generali, specialmente per i lavori di adeguamento dell'autostrada A3 e della strada statale 106 ionica. È anche da menzionare la sottoscrizione del Patto per la legalità e la democrazia calabrese, sottoscritto il 13 marzo ultimo scorso dai presidenti del consiglio e della giunta della regione, dai rappresentanti delle province, dal presidente dell'ANCI Calabria e dai presidenti di Lega autonomie e dell'UNCEM Calabria. Tale Convenzione prevede, tra l'altro, l'impegno da parte delle istituzioni che l'hanno sottoscritta di introdurre nei propri statuti il principio del ripudio della 'ndrangheta e di tutte le mafie, la regola etica della decadenza dagli incarichi elettivi di secondo livello in caso di condanna anche non definitiva o anche di rinvio a giudizio per il reato di associazione di tipo mafioso e l'impegno di costituirsi in giudizio quale parte civile in tutti i processi di mafia.
Nel corso della riunione della Conferenza delle autorità di pubblica sicurezza svoltasi il 30 marzo 2007 a Reggio Calabria è stata sottoscritta, tra l'altro, una Convenzione tra il Ministero dell'interno e l'università degli studi Magna Grecia di Catanzaro finalizzata alla realizzazione


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del progetto di ricerca denominato «Usura e racket. La percezione nelle scuole, nelle università e nelle associazioni di categoria. Analisi, prospettive e proposte». Il progetto, che sarà sviluppato dalla citata università, vede come soggetto attuatore/beneficiario il prefetto di Reggio Calabria - presidente della Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza - e quali altri soggetti beneficiari la Direzione centrale della Polizia criminale ed il commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura.
Un'iniziativa di intensa attualità sotto l'aspetto della prevenzione generale antimafia, esaminata in sede di Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza, è quella della stazione unica appaltante, già realizzata dalla prefettura di Crotone con una convenzione sottoscritta con quell'amministrazione provinciale, che ha trovato un unanime consenso da parte degli enti locali interessati. È già operativa e sta dando ottimi risultati. Essa sarà presto replicata nelle altre province della Calabria, anche alla luce del decreto legislativo n. 163 del 2006.
Dalla prefettura di Reggio Calabria è stato sottoscritto un protocollo con la Direzione generale degli Ospedali riuniti per un costante sostegno da parte della prefettura nella redazione dei bandi di gara per lavori e forniture.
Per meglio rappresentare le difficoltà che si incontrano in Calabria nella realizzazione di un'opera pubblica è opportuno, in questa sede, citare un caso emblematico: la realizzazione a Locri del nuovo palazzo di giustizia.
Signor presidente, chiedo che il mio intervento prosegua in seduta segreta.

PRESIDENTE. Propongo di procedere in seduta segreta. Non essendovi obiezioni, dispongo la disattivazione del circuito audiovisivo interno.

(La Commissione procede in seduta segreta).

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori in seduta pubblica. Dispongo la riattivazione del circuito audiovisivo interno.

LUIGI DE SENA, Prefetto di Reggio Calabria. A margine della Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza è stato anche attivato il tavolo permanente per il monitoraggio dei numerosissimi atti intimidatori nei confronti degli amministrazioni locali, finalizzato a supportare gli organi territoriali competenti nell'azione di prevenzione e contrasto.
Come si può evincere dall'elencazione delle attività di sistema in corso, l'impegno assunto con il Programma Calabria ed ulteriormente rafforzato con gli strumenti protocollari e convenzionali conseguenti è mirato all'estensione massima del coinvolgimento delle istituzioni, delle realtà associazionistiche, di categoria e del volontariato.
Una particolare attenzione è dedicata dalle prefetture della Calabria al monitoraggio delle amministrazioni locali al fine di prevenire le infiltrazioni mafiose, in sintonia con la direttiva del Ministro dell'interno del 5 marzo scorso. Attualmente risultano sciolti per infiltrazione mafiosa i consigli comunali di Nicotera (VV), Platì (RC) e Soriano Calabro (VV), nonché la ASL n. 9 di Locri (RC). Il comune di Calanna (RC), già sciolto, ha rinnovato gli organi nell'ultima tornata amministrativa.
Signor presidente, chiedo che il mio intervento prosegua in seduta segreta.

PRESIDENTE. Propongo di procedere in seduta segreta. Non essendovi obiezioni, dispongo la disattivazione del circuito audiovisivo interno.

(La Commissione procede in seduta segreta).

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori in seduta pubblica. Dispongo la riattivazione del circuito audiovisivo interno.

LUIGI DE SENA, Prefetto di Reggio Calabria. Non è un punto di arrivo, evidentemente. È invece un punto di partenza, bisognoso di una più ampia sinergia, di un agire articolato per obiettivi,


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misurazioni e verifiche di efficienza. Nondimeno è necessario un significativo aggiornamento dell'impianto normativo che regola la potestà di accesso e di istruttoria dello scioglimento da parte dei prefetti di entità amministrative infiltrate e condizionate.
L'azione di scioglimento, pur supportata da acquisizioni info-investigative robuste ed argomentate, non pare essere in grado di incidere davvero sulla struttura amministrativa delle realtà attinte, decapitandone cioè solamente il vertice politico-amministrativo. La conseguenza reale è che, a valle di più o meno lunghi ed onerosi periodi di commissariamento per mezzo di funzionari e dirigenti delle prefetture e delle altre istituzioni competenti, non risultano sostanzialmente modificate le «linee di credito» delle quali le famiglie criminali usufruiscono all'interno delle amministrazioni locali attenzionate, una volta cessato l'intervento di rigore. Ciò, paradossalmente, rende sterili sul lungo periodo gli strumenti dello scioglimento.
La messe delle problematiche gestionali che, nei casi di scioglimento delle aziende sanitarie locali, si riverberano sui commissari incaricati è poi così onerosa da mettere a dura prova l'impegno, peraltro esemplare, dei commissari stessi poiché intralciato da consolidati contenziosi, procedure esecutive ed intoppi amministrativi e finanziari di ogni genere.
Conducendo allora l'azione della Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza sul piano della propositività, anche attraverso un composito gruppo di lavoro, sono state elaborate delle ipotesi di modifica normativa al regime degli scioglimenti per infiltrazione mafiosa. Per doverosa completezza d'informazione, a prescindere dal necessario inoltro delle proposte attraverso i canali istituzionali previsti, ritengo utile integrare la presente relazione con lo studio effettuato e con un breve appunto propositivo sulle ASL in termini di modifica dei vigenti articoli 143 e 146 del TUEL. In esso si evidenziano le criticità attuative della norma vigente, come emergenti dall'intensa attività di controllo ed intervento posta in essere, in particolare, dalla prefettura di Reggio Calabria attraverso la Commissione straordinaria istituita per la gestione dell'azienda sanitaria locale n. 9 di Locri.
Mi sento di caldeggiare con forza questa proposta anche in questa alta sede, affinché all'impegno sul territorio si affianchi la più vasta e strutturale azione regolativa della convivenza civica attraverso la potestà del Parlamento.
Quanto alla funzione generalista del prefetto, a fianco della complessiva ed intensissima attività di mediazione nella mia funzione generalista, sia come prefetto di Reggio Calabria sia come presidente della Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza, ho ritenuto di fornire particolare impulso all'insieme delle attività e competenze di natura pubblica, aventi ad oggetto interventi di qualificazione e recupero socio-culturale del territorio.
In quest'ottica, ho proceduto ad una disamina delle esigenze nel contesto della formazione di secondo livello attraverso una concertazione non solo con i dirigenti scolastici, ma anche con la Consulta provinciale degli studenti. In tale contesto ho riscontrato la condivisibilità delle istanze in quanto dirette ad un recupero della funzionalità logistico-strutturale degli istituti.
Ritenendo che, negli anni della formazione secondaria ed universitaria «i ragazzi della Calabria» hanno il diritto di esercitarsi liberamente e di programmare coerentemente le proprie aspirazioni sul territorio d'origine, ho concertato con la direzione scolastica regionale una programmazione che contenga progetti coerenti con le istanze esaminate. In questa concertazione ho potuto rilevare la vera identità degli studenti calabresi, proiettata verso il rispetto delle regole, ma anche una perentoria richiesta di poter assistere alle lezioni in aule dignitose e funzionali e di non attendere una turnazione per insufficienza di spazi.
Invero, è questo uno dei dati più positivi ed incentivanti nel rapporto tenuto con il territorio, per cui l'elaborazione


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programmatica si esplicherà su tre fronti: dotazione di attrezzature per laboratori, ristrutturazioni e razionalizzazioni di strutture già esistenti e realizzazione di nuove strutture.
Il Programma Calabria ha già previsto nell'ambito del finanziamento CIPE risorse per 6,8 milioni di euro destinate alla ristrutturazione di numerosi istituti di proprietà dell'amministrazione provinciale. Ulteriori interventi nel senso indicato saranno inseriti anche nella prossima proposta di finanziamento. Peraltro, queste linee d'azione sono in perfetta sintonia con il progetto «Scuola e Legalità» del Ministero dell'istruzione con il quale, attraverso il dirigente regionale scolastico, si è aperta una proficua collaborazione, ritenendo la formazione uno degli strumenti fondamentali per la lotta alla sottocultura mafiosa.
Anche il ricorso agli strumenti della programmazione a cofinanziamento comunitario, in questo caso, può rivelarsi utile, poiché educa all'azione per progetti coerenti, temporizzati e rendicontabili. Apre al confronto con altre realtà nazionali ed europee, include nella medesima dialettica le istituzioni e le associazioni, i giovani ed i meno giovani. Per ricorrere ad essi, però, sono necessarie conoscenza ed assistenza puntuale nel merito tecnico e procedurale, quindi è necessaria una vasta e profonda azione formativa di quadri dirigenti ed intermedi; è necessaria l'attivazione permanente di tavoli partenariali ed interdisciplinari, sono necessarie le capacità di connessione tecnologica tra i territori, tra le amministrazioni e tra la gente.
Tutto questo è assicurato dalle prefetture della Calabria, nell'ambito del Programma già richiamato. L'adozione del Programma Calabria è stato uno dei primi atti significativi della rinnovata attenzione del Governo della Repubblica verso la regione. Il programma viene costantemente seguito dalla Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza e, attraverso la delibera CIPE del 2 marzo 2006, ha ottenuto un primo sostegno finanziario ammontante a 30 milioni di euro. Lo stesso Programma, che in altra sede ho indicato come un «motore di ricerca», è anche una sede di attento ascolto delle esigenze delle amministrazioni locali, delle associazioni, del settore eonomico-sociale, al fine di procedere ad una nuova progettazione da sottoporre alla valutazione dei competenti organismi economici centrali per il relativo finanziamento.
La sottoscrizione del Patto Calabria sicura, come dianzi accennato, è la conferma di una inedita sinergia tra la Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza e le autorità giudiziarie, fermo restando il rispetto delle competenze.
Sia il Programma Calabria sia il Patto Calabria sicura sono in un avanzato stato di esecuzione sotto la mia responsabilità.
Invero, la strategia dei due strumenti deve condurre all'assegnazione di linee di finanziamento, fondi FAS - fondi comunitari, sia regionali sia nazionali, a sostegno di progettualità credibili, fattibili, coerenti sotto il profilo finanziario e sostenibili sul lungo periodo.
La concertazione della linea strategica antimafia si consolida quotidianamente non solo nella sede dei comitati provinciali dell'ordine e della sicurezza pubblica, ma anche attraverso i cosiddetti comitati d'indirizzo cui fanno riferimento gli amministratori locali. Questi ultimi organismi, istituiti e resi operativi attraverso protocolli con tutti i comuni, suddivisi per aree e coordinati da un dirigente delle prefetture, sono dedicati all'esame costante delle problematiche, non solo di sicurezza, che affliggono i territori e alla verifica delle soluzioni nei comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica e nella Conferenza permanente provinciale.
Un ruolo determinante assume la Conferenza permanente provinciale della pubblica amministrazione per la condivisione di concrete strategie di recupero di efficienza, efficacia e credibilità. Le amministrazioni pubbliche decentrate, in sede sia di assemblea plenaria sia di riunioni delle quattro sezioni, sono state sollecitate a presentare, entro il corrente mese, progetti


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di ristrutturazione metodologica anche attraverso tecnologie avanzate, progetti da inserire eventualmente nel Programma Calabria. In quest'ottica, e per fatto emblematico, ma anche in base ad una riflessione autocritica, ho ritenuto necessario delocalizzare gli uffici della prefettura di Reggio Calabria, che hanno quotidiani contatti con il cittadino, in una sede funzionale e dignitosa, oggetto di un mio provvedimento di requisizione che consenta appunto un concreto ed efficace ascolto delle varie istanze di competenza.
Entro questo mese, pertanto, sarà inaugurata la nuova sede delle varie aree dell'ufficio contenzioso, dell'immigrazione e della Polizia amministrativa della prefettura di Reggio Calabria.
Un'altra linea di intervento di importanza fondamentale, peraltro collegata all'attività di prevenzione patrimoniale, è la gestione dei beni confiscati. In Calabria risultano confiscati circa 450 immobili, di cui 380 nella sola provincia di Reggio Calabria, escluso un pregresso su cui sono in corso le valutazioni. In base ad una recente convenzione sottoscritta presso la prefettura dal Viceministro delle finanze, dal direttore generale dell'Agenzia del demanio, dal sindaco e dal prefetto di Reggio Calabria, sono stati assegnati 48 immobili al comune capoluogo, mentre è in corso la redazione delle convenzioni con i comuni interessati della provincia, per l'assegnazione di altri 292 beni immobili. Analogamente si procederà per il residuo confiscato, ubicato nelle altre province.
È da sottolineare che, nella riunione del 17 maggio presso la direzione centrale della Polizia criminale, è stato concordato di indicare in occasione dei sequestri e quindi delle confische il valore stimato dei beni, al fine di ottenere un'attendibile e complessiva valutazione economica.
È tuttavia necessario evidenziare, in questa sede, le carenze dell'attuale normativa che è stata esaminata da un gruppo di studio presso la prefettura di Reggio Calabria, i cui risultati sono stati rassegnati ai competenti uffici centrali del Ministero dell'interno. Ritengo, anche in questo caso, quanto mai opportuno allegare a questo mio intervento gli atti e le conclusioni dello studio, sottolineando l'urgenza di un aggiornamento normativo al fine di rendere più agevoli e veloci le procedure per l'utilizzazione del confiscato.
Infine, i prefetti della Calabria e la Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza pongono la massima attenzione al fenomeno del racket e dell'usura, attraverso continui contatti e condivisioni con le associazioni esistenti, stimolando l'istituzione di analoghe iniziative anche nei territori più resistenti e collaborando intensamente con il commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura.
Invero, anche qui la pubblica amministrazione e, per essa, il sistema di sicurezza deve recuperare un livello ottimale di credibilità, al fine di sollecitare denunzie, anche di massa, contro l'odioso ed invasivo fenomeno, dovendo registrare purtroppo un numero certamente esiguo delle stesse.
Forse un aggiornamento della norma a tutela dei testimoni di giustizia sarebbe auspicabile. Anche su questo specifico argomento la Conferenza regionale ha ritenuto di procedere ad un accurato studio, al quale hanno partecipato i rappresentanti delle associazioni, sul fenomeno del racket e dell'usura, i cui risultati ho ritenuto doveroso lasciare agli atti.
In conclusione l'aspirazione dei prefetti della regione Calabria è quella di contribuire ad un vero rilancio di un territorio che offre anche notevoli spunti di grande pregio in tutti i settori della convivenza civile e democratica, attraverso un'inedita sinergia interistituzionale. Per tale motivo alle attività delle conferenze regionali delle autorità di pubblica sicurezza e provinciali permanenti della pubblica amministrazione si affianca un'intensa attività di ascolto e di mediazioni su problematiche e conflitti consolidatisi nel tempo e che, proprio con l'esame quotidiano, responsabile e condiviso, stanno ottenendo le prime soluzioni. Vi ringrazio per l'attenzione.


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PRESIDENTE. Grazie a lei. Do ora la parola ai commissari che hanno chiesto di intervenire, facendo presente che alle 16 avranno inizio le votazioni nell'Assemblea della Camera. Potremmo cominciare con le domande, per poi aggiornare la seduta.

ROSA MARIA VILLECCO CALIPARI. Ringrazio innanzitutto il prefetto per la sua relazione puntuale e coraggiosa e che a mio giudizio si incentra bene sui problemi calabresi; condivido il fatto che non si tratta di problemi strutturali né tanto meno di scarsità di personale sul piano delle forze dell'ordine impiegato in termini di contrasto, quanto della carente risposta della pubblica amministrazione e di un fatto culturale.
Detto questo, vorrei da lei alcune specifiche valutazioni anche in relazione alle audizioni cui la Commissione ha preceduto precedentemente, anche alla luce della mia qualità di coordinatore del comitato che si occupa del riciclaggio e dei beni confiscati
In primo luogo, in relazione alle sue affermazioni circa la forza, l'efficacia, l'efficienza sul piano sia nazionale sia internazionale delle 'ndrine, lei ritiene che l'insufficienza delle confische dei beni - la dottoressa Spitz, nell'audizione del 17 aprile, ha detto che in Calabria il dato corrisponde al 15 per cento, e segnatamente per le aziende al 7 per cento - possa essere ricondotta esclusivamente a carenze normative, alla qualificazione professionale e alla metodologia investigativa degli inquirenti, oppure anche a carenze strutturali degli uffici giudiziari?
Ho tante domande da porle, quindi lo farò brevemente. Si sono almeno verificati significativi mutamenti o inversioni di tendenza rispetto alla tipologia...

PRESIDENTE. Scusi, senatore Villecco, ma dobbiamo decidere come procedere metodologicamente: potremmo porre tutte le domande, fin dove arriviamo, ed il prefetto potrebbe rispondere in una prossima riunione, ma alla luce del numero dei commissari che si sono iscritti a parlare non credo che riusciremo ad esaurire gli interventi in questa seduta. Potremmo proseguire per altri venti minuti esaurendo due o tre interventi oppure, forse più opportunamente, potremmo concludere ora i nostri lavori, rinviandone il seguito ad un'altra seduta in cui ci sia il tempo necessario per le domande e per le risposte. Ciò anche al fine di non disturbare il prefetto più volte. I commissari, che hanno a disposizione la documentazione che il prefetto ha lasciato alla Commissione, nella prossima seduta avrebbero la possibilità di porre domande compiute anche sulla base di tale documentazione, e il prefetto già in quella seduta potrebbe fornire delle risposte.

ROSA MARIA VILLECCO CALIPARI. Mi sembra una proposta condivisibile.

GIACOMO MANCINI. Signor presidente, le chiedo se sia possibile fissare già ora il calendario, anche perché i commissari iscritti a parlare sono molti e le sollecitazioni emerse dalle dichiarazioni del prefetto sono molto importanti. Ciò al fine di non strozzare il dibattito e per proseguire nell'esame del tema Calabria.

PRESIDENTE. Il 19 giugno è prevista l'audizione, sempre sul tema della Calabria, del procuratore Piero Grasso. Potremmo ipotizzare, sulla base della disponibilità del prefetto De Sena, di proseguire l'audizione il 20, ferme restando la necessità di una verifica alla luce della programmazione che effettueranno le Conferenze dei presidenti dei gruppi parlamentari delle due Camere e della disponibilità del prefetto.

GIACOMO MANCINI. Per domani non è prevista seduta?

PRESIDENTE. No, è convocata per giovedì. Guardi, abbiamo tutti l'ansia di fare molto e molto in fretta, sul tema Calabria; accolgo la sua sollecitazione, che è anche mia, ma noi svolgiamo un lavoro delicato di programmazione dei nostri lavori, che devono tener conto di quelli delle due Assemblee.


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FRANCO MALVANO. Per guadagnare tempo non potremmo proseguire con le domande?

PRESIDENTE. No, perché fra dieci minuti alla Camera si vota.
Invito i colleghi a esaminare il materiale prodotto dal prefetto (che, essendo riservato, può essere consultato solo presso l'archivio), in modo che le domande siano formulate alla luce delle informazioni fornite e alle quali egli si è spesso riferito.
Ringrazio il prefetto e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15.30.

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