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Seduta del 20/6/2007


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Seguito dell'audizione del prefetto di Reggio Calabria, Luigi De Sena.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito dell'audizione del prefetto di Reggio Calabria, Luigi De Sena, sui temi della 'ndrangheta e della Calabria.
La seduta è pubblica, fermo restando che la Commissione può decidere di riunirsi in seduta segreta tutte le volte che lo ritenga opportuno. A tal fine invito il prefetto a segnalare eventuali esigenze di riservatezza.
Nella precedente seduta il prefetto aveva svolto la relazione, ma non c'era stato tempo per le domande dei commissari. Nel ringraziare il prefetto per la sua presenza, do la parola ai colleghi già iscritti a parlare e agli altri che intendano intervenire.

ROSA MARIA VILLECCO CALIPARI. Signor prefetto, vorrei porle alcune domande in relazione ai beni confiscati. In base anche alle audizioni svolte in Commissione antimafia e ai dati forniti dall'Agenzia del demanio, aggiornati tra l'altro al 31 dicembre 2006, si è rilevato che in Calabria le percentuali dei beni confiscati, soprattutto delle aziende, è ancora insufficiente. Ritiene che ciò possa essere ricondotto soltanto a carenza dello strumento normativo, della qualificazione professionale e della metodologia investigativa degli inquirenti, o ancora a carenze strutturali degli uffici giudiziari? Inoltre, è stata adottata, nell'ambito di una più efficace azione di contrasto patrimoniale alla 'ndrangheta, una diversa metodologia investigativa e, in caso di risposta affermativa, quale?
In relazione alle procedure di confisca, in esito sempre ad un'audizione effettuata da questa Commissione, quella del prefetto Panza, è emerso che uno dei motivi per i quali le aziende confiscate dalla mafia sono poche è da ricondursi al fatto che le imprese gestite secondo logiche imprenditoriali di tipo mafioso, non essendo soggette a determinati costi, sono più competitive rispetto a quelle gestite secondo canoni di legalità. Ciò comporta che, una volta rientrate nei binari della legalità, esse cessino di essere competitive e quindi di esistere, con danno di immagine per lo Stato ed economico per il mondo del lavoro. Questa analisi è fondata anche per quanto riguarda la realtà calabrese o presenta delle peculiarità? Se sì, quali potrebbero essere le soluzioni da adottare?
Ritiene utile un monitoraggio delle aziende e dei beni confiscati in genere? In caso di risposta affermativa, a partire da quale fase si dovrebbe attivare il monitoraggio e a chi dovrebbe essere affidato?


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Cosa pensa inoltre in relazione alla necessità di definire binari entro cui debba svolgersi la gestione delle imprese durante la procedura di confisca? Il prefetto Panza, il prefetto Marino e il procuratore nazionale antimafia, Grasso, hanno sostanzialmente espresso l'opinione che il processo generale inerente all'amministrazione e alla destinazione dei beni debba essere ricondotto ad un'unica gestione. Le cito in particolare un passo che il prefetto Panza ha letto in Commissione affermando la necessità di creare una struttura centrale all'interno della Presidenza del Consiglio con poteri veri, con molte funzioni, che segua il bene dall'inizio alla fine. Tale struttura dovrebbe fare riferimento sul territorio ai prefetti, cui delegare, con strumenti specifici e decisori, la destinazione del bene, anche al fine di prevenire ogni possibile condizionamento o intimidazione nei confronti di funzionari e di rappresentanti degli enti. Condivide questa impostazione, ovvero la proposta di centralizzare il processo generale di gestione e destinazione dei beni, delegando ai prefetti maggiori poteri decisori, o ritiene adeguato l'attuale sistema, che affida all'Agenzia del demanio e agli uffici territoriali della stessa il compito di seguire la procedura di gestione e destinazione dei beni?
Vi sono stati casi, giudizialmente accertati, di intimidazioni o pressioni esercitate dalla 'ndrangheta sui funzionari delegati alla gestione dei beni? In caso di risposta affermativa, ci può fornire altri dettagli?
Lei ha più volte affermato che all'attività repressiva occorre affiancare quella di prevenzione, sulla quale - lei dice - si gioca la vera sfida. Può illustrare brevemente alla Commissione quali, secondo lei, siano le priorità di intervento in materia di prevenzione generale e se l'utilizzo degli strumenti protocollari e convenzionali abbia contribuito a rafforzare il coinvolgimento delle istituzioni, le realtà associazionistiche, di categoria e del volontariato nell'azione di prevenzione?
Passando ad un altro punto della sua relazione, considera sufficienti i fondi stanziati nell'ambito del PON e del POR? Ritiene che esista il rischio di una dispersione finanziaria degli interventi a discapito di investimenti strategico-strutturali?
Il Progetto Calabria è stato incentrato anche sul potenziamento delle attività infoinvestigative: in particolare si è attivata una collaborazione tra forze dell'ordine e servizi di sicurezza. A suo avviso ad oggi questo apporto informativo dei servizi di sicurezza ha prodotto risultati significativi? Occorre a questo punto rafforzare ulteriormente tale collaborazione?
Nel corso dell'audizione del 7 febbraio il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, ha riferito che alcune delle famiglie di Reggio Calabria, avvalendosi anche dei suggerimenti provenienti da Cosa nostra, avrebbero tentato di stabilire un accordo funzionale all'obiettivo di evitare le guerre intestine, che danneggiano le varie organizzazioni. A proposito di ciò, il procuratore Grasso ha smentito l'ipotesi di un processo di verticalizzazione della struttura 'ndranghetista nella provincia di Reggio Calabria. Ci può confermare quanto evidenziato dal procuratore nazionale antimafia, in particolare sull'assenza di un processo di verticalizzazione, e fornirci il numero delle cosche, territorialmente individuate ed operative in Calabria?
In Calabria come in Sicilia, alcuni uffici giudiziari sono privi di vertice, tra questi le procure di Reggio Calabria e di Cosenza e il tribunale di Lamezia Terme. Condivide la necessità di procedere al più presto alla copertura di questi incarichi?
Infine, quali aggiornamenti, a suo avviso, occorre apportare all'impianto normativo che regola la potestà di accesso e d'istruttoria dello scioglimento da parte dei prefetti di entità amministrative infiltrate e condizionate, visto che lei ha parlato di ciò nella sua relazione?

ANGELA NAPOLI. La ringrazio, prefetto, non solo per la relazione che ha prodotto in questa sede, ma soprattutto per il lavoro encomiabile che sta svolgendo nell'ambito dell'incarico di superprefetto nella nostra Calabria, terra sufficientemente


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martoriata, le cui disgrazie, perché non si possono definire diversamente, sono emerse dalla sua relazione. Gradirei alcune puntualizzazioni, nei limiti naturalmente delle possibilità e senza entrare nel merito di elementi riguardanti indagini in corso, evitando di danneggiarle (alcune in particolare).
Con riguardo al commissariato per l'emergenza rifiuti, mi pare che tale figura sia stata un po' troppo sottovalutata; in particolare lo è stata la relazione prodotta dall'ex commissario Ruggiero. Dalla lettura della relazione, al di là delle anomalie della gestione finanziaria, è emerso un preoccupante collegamento di ben sette società miste per la raccolta dei rifiuti, nonché qualche altro appalto, con la criminalità organizzata calabrese: alla luce anche dell'ulteriore nuovo commissariamento, che cosa è previsto per tamponare quanto già di pregresso e di negativo esiste all'interno del problema emergenza rifiuti in Calabria?
Riguardo alla sanità, lei più volte ha evidenziato come tale settore in Calabria sia tra quelli economicamente più produttivi per la criminalità organizzata. Noi abbiamo solo il commissariamento della ASL di Locri, che non ha prodotto quelle efficienze e quegli interventi conseguenti alla situazione che purtroppo è stata registrata in quell'azienda. Però la ASL di Locri non è l'unica ad essere nelle condizioni evidenziate dalla relazione della commissione d'accesso. Lei ha fatto riferimento, nella sua relazione, alla ASL n. 11, il cui scioglimento, con la nuova normativa regionale, si ripercuoterebbe automaticamente sulle ASL che sono accorpate, quale quella di Melito e quella di Palmi. C'è veramente una preoccupazione di incidere eventualmente su queste due ASL perché sono fuori da infiltrazioni mafiose o, come io ritengo, principalmente quella di Palmi, che conosco personalmente, andrebbe tranquillamente commissariata insieme alla ASL n. 11?
Esulando dal distretto di Reggio Calabria, ha già rivolto la sua attenzione sulla ASL n. 8 di Vibo Valentia? Essa, in base alla relazione del commissario anticorruzione, ma anche dall'«operazione ricatto», sembra soggetta ad un'infiltrazione mafiosa dei clan Lo Bianco e Mancuso, che si estenderebbe all'intera gestione dell'ASL. Vorrei capire - l'ho già chiesto ieri al procuratore nazionale antimafia - perché l'«operazione ricatto» sia, stranamente, ancora in mano alla procura ordinaria e non sia passata alla DDA a causa di questa infiltrazione. Quindi le chiedo se, in termini di commissione d'accesso, per un eventuale scioglimento, sia già in atto qualche intervento in tal senso.
Riguardo ai consigli comunali, lei ha fatto riferimento agli ultimi consigli comunali sciolti per infiltrazione mafiosa: Platì, Nicotera e Soriano. A questi si è aggiunto San Gregorio d'Ippona, ma - le devo dire con molto rammarico - a distanza di due anni dall'«operazione Rima». Dico con molto rammarico perché tale operazione aveva portato in carcere tre consiglieri comunali, tra i quali l'ex sindaco di quel comune, e aveva evidenziato le capacità della cosca Fiarè di inserirsi negli affari dell'amministrazione locale. Non era esente da questo nemmeno il sindaco del tempo. Nonostante io, più volte, mi sia fatta portavoce di questa necessità, si è aspettato tantissimo tempo, addirittura le dimissioni del sindaco, poi rientrate, per arrivare alla commissione d'accesso e quindi allo scioglimento. Perché tanto tempo? Oggi abbiamo un comune come Parghelia, che è stato interessato dall'operazione «Dynasty 2», che ha visto l'arresto di un magistrato, il presidente del tribunale di una delle sezioni del tribunale di Vibo Valentia e che ha dimostrato come il collegamento con i clan Mancuso nasca proprio dall'interno del comune di Parghelia. Abbiamo il comune di Tropea che, tra maggioranza e assessori interessati anche dall'operazione «Odissea», ha evidenziato la presenza della criminalità organizzata e l'influenza della stessa all'interno dell'amministrazione di Briatico.
Vado oltre: ultimamente è stata condotta un'operazione contro il clan locale di Cirò e, per dichiarazioni dello stesso procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro,


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questi clan praticavano estorsioni e controllavano il traffico di droga, condizionando anche la vita politica dei due comuni. Ora, il comune di Cirò ha avuto recentemente il rinnovo elettorale perché era già stato commissariato, ma con riguardo al comune di Cirò Marina si stanno adottando provvedimenti? Mi limito a citare questi comuni, ma credo che, al di là della necessità di modificare la normativa, senza interventi delle commissioni di accesso le stesse amministrazioni giocano su questa necessità e ci vedono un po' tutti appiattiti.
«Patto Calabria sicura»: sono state ultimamente deliberate le assunzioni di 60 unità di personale amministrativo a tempo determinato, per dieci mesi, per le aree di Lamezia Terme, Gioia Tauro e la Locride. Ritiene che le stesse necessità amministrative ci siano anche in altre aree, quali Vibo Valentia, Crotone e Cosenza?
Per quanto riguarda il porto di Gioia Tauro, fermo restando l'incarico del prefetto Mori a commissario per la sicurezza di quel porto, stanno arrivando nuovi investimenti. Cosa si sta realmente mettendo in opera, al di là della sottoscrizione di patti, per garantire che su tali investimenti non arrivi la mano della criminalità organizzata? Siamo sicuri che questa mano non sia già presente all'interno del porto, in particolare nelle società miste, nelle società di drenaggio ed altre?
In termini sicurezza, i fondi, appunto per la sicurezza, che sono stati stanziati verranno gestiti dagli enti locali. Non ritiene, invece, alla luce della presenza della criminalità organizzata, dell'alto tasso di corruzione e malaffare che purtroppo emerge quotidianamente dalle cronache calabresi, che dovrebbero essere gestiti dalle prefetture? Almeno potremmo essere tutti più sicuri.
Sempre sullo stesso tema della sicurezza, mi è stato segnalato, per esempio, che l'organico della polizia di Stato presso la questura di Crotone non è adeguato alle esigenze di quella realtà, essendo un organico risalente al 1996, anche a causa dello sbarco di clandestini; nel mese di aprile è stato sottratto alla squadra nautica di Crotone un gommone abbastanza buono, per essere mandato a La Spezia, e un altro mezzo era stato preso tre anni fa per essere inviato in Libia. Allora, se vogliamo veramente garantire la sicurezza dobbiamo dotare chi la garantisce di mezzi adeguati.
Vorrei capire poi quale rapporto intercorra attualmente tra l'imprenditoria calabrese e la 'ndrangheta, e in particolare, poiché non viene quasi mai citato, tra l'imprenditoria agricola e la 'ndrangheta.
Quanto alle ultime liste elettorali e al codice di autoregolamentazione varato da questa Commissione, vorrei sapere se sia già in atto qualche valutazione e qualche monitoraggio.
L'ultimo e più importante problema della Calabria in questo momento è rappresentato dall'omicidio Fortugno. So che lei non ha la possibilità di intervenire su determinate inchieste, però non trova del tutto anomala, ai fini del risultato reale e principale su questo omicidio, che dovrebbe essere quello della conoscenza del reale movente e dei reali mandanti, la disparità di valutazione investigativa in atto da una parte operata dalla DDA di Reggio Calabria e dall'altra per dichiarazioni apparse sulla stampa da parte della DNA?

GIUSEPPE LUMIA. Signor prefetto, è un'occasione preziosa per mettere in relazione i poteri della struttura al suo servizio e l'importante lavoro d'inchiesta che svolgiamo come Commissione antimafia.
Inizierei dal lavoro di prevenzione che le compete in ordine alla questione del riciclaggio. Esiste al suo servizio una struttura, c'è una collaborazione con i servizi centrali, per mettere a fuoco la potenza del riciclaggio della 'ndrangheta che lei, con qualche indicatore, soprattutto con la droga, valutava avere una portata devastante, e gli strumenti che lo Stato ha a disposizione per colpire questa attività? È all'opera un gruppo di lavoro, da lei coordinato, con le forze di polizia, tale da far raggiungere a questo lavoro di prevenzione un rilievo di livello territoriale, nazionale ed anche internazionale? Esistono accordi


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con le altre forze di polizia? I nostri organismi, in collegamento con gli altri Paesi, svolgono una funzione sistematica e non solo di tipo classicamente giudiziario intorno a questo tipo di attività?
Per quanto riguarda la parte del riciclaggio territoriale, lei sa che, oltre a questi poteri, esistono i poteri dell'Alto commissario antimafia, che sono stati trasferiti al prefetto, e quelli previsti dalla legge Mancino. Disponete di una raccolta sistematica, in tutte le prefetture, dei dati forniti ai questori dai notai e dai segretari comunali in ordine ai trasferimenti di proprietà? Questi dati sono ben organizzati? Vengono svolte riunioni sia a livello provinciale, sia con l'autorità prefettizia, per monitorare attentamente, in modo informatizzato, l'andamento dei trasferimenti di proprietà per individuare quegli indici che ci segnalano prestanome e presenze in alcuni settori critici, per quanto riguarda il riciclaggio da parte della 'ndrangheta? Esiste una struttura informatizzata, una struttura di coordinamento? In caso di risposta affermativa, quali risultati sta dando? Ha trovato, da questo punto di vista, qualche traccia del passato?
Inoltre, vorrei sapere se si utilizzino i poteri di accesso nei confronti delle imprese e delle società. Anche questo è un potere utile, spesso non riscontrato nel territorio nazionale e che diventa ancor più prezioso in Calabria. Le chiedo se esista anche per questo potere una struttura che lo supporti, un organismo che metta a disposizione professionalità e competenze per accedere ai vari livelli societari e verificare, con monitoraggi puntuali, ad esempio, in tutte le strutture private sanitarie della Calabria (dove saranno naturalmente presenti strutture oneste, ma dove è possibile anche riscontrare un lavoro di riciclaggio e di collusione con la 'ndrangheta), le eventuali forme di collusione con settori della politica e anche di altri apparati delle istituzioni a tutti i livelli. È stato fatto questo lavoro nei confronti delle società che già agiscono nel porto di Gioia Tauro? Viene fatto nei confronti dei fondi europei? Lo Stato è attrezzato per monitorare quel flusso e vedere a chi facciano capo quelle società, da chi siano composte, a chi rispondano, se abbiano tutto in regola e quali meccanismi di collusione, eventualmente, abbiano messo in atto verso la 'ndrangheta e la 'ndrangheta verso queste società?
Inoltre, sempre nell'ambito dei suoi poteri, esiste una struttura che la supporti sul versante degli appalti? In altre parole, nel giro di pochi minuti lei è in grado di sapere il numero delle imprese che in questo momento lavorano in Calabria, quali siano le cordate, le associazioni temporanee d'impresa e il nomadismo delle imprese del centro-nord verso la Calabria e quello della Calabria verso il centro-nord? Anche con riguardo agli appalti, viene effettuato un monitoraggio sia delle gare, sia dei cantieri per verificare chi vi entri, chi realmente lo organizzi e ne sia «sovrano»? Esiste, come spesso è risultato in inchieste giudiziarie, una certa sovranità da parte della 'ndrangheta? Anche in questo campo, ci sono poteri che lei può utilizzare, una struttura che la può supportare per espletare questo lavoro, che potrebbe risultare prezioso?
Inoltre, vorrei conoscere la qualità dei protocolli di legalità: sono generici o sono di nuova generazione? Vi è un controllo a monte delle imprese che partecipano alla gara con le cosiddette «buste d'appoggio» e vi sono inserite, ad esempio, le clausole che escludono quelle imprese che pagano il pizzo e non hanno denunciato? A questo proposito, sono presenti nei bandi di gara le norme contenute nei protocolli di legalità? C'è un monitoraggio costante dei risultati che debbono produrre questi protocolli oppure sono firmati e poi lasciano il tempo che trovano, in qualche caso, servendo da copertura piuttosto che da deterrente e poi da controllo di legalità successivo? Anche ciò richiede una struttura organizzata, di supporto, in grado di svolgere questa funzione. Vorrei capire, anche in questo campo, come lo Stato sia organizzato e se sia ben organizzato.
Per quanto riguarda l'organizzazione della 'ndrangheta, c'è qualche novità, al di là della storica rappresentazione dell'organizzazione


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come struttura orizzontale? Saremmo interessati a capire quelle forme, non dico di verticalizzazione, che forse è troppo, ma sicuramente di integrazione. Nella sua relazione lasciava intravedere qualche elemento di novità in tal proposito. A che livello si esplicitano queste forme di integrazione? È importante capire quali siano sia su base provinciale delle varie 'ndrine, sia su base regionale. Mi risulta che esistono dei contatti fra le varie 'ndrine che triangolano tra le province di Reggio Calabria, di Vibo, di Crotone, sino alla provincia di Cosenza, però sarebbe bene che, da questo punto di vista, ci fosse una lettura più avanzata. Infatti, se questa integrazione procede ai ritmi ai quali sembra procedere, potremmo trovarci di fronte ad una struttura fonte - in futuro, se non a breve - di ulteriori problemi.
In connessione alla domanda precedente, questa integrazione è stata già riscontrata dalle prime notizie a disposizione sull'omicidio Fortugno? Sono intervenute forme di coordinamento? Sarebbe inoltre importante capire, dal suo versante, non da quello più classicamente tecnico del lavoro che la magistratura e la Polizia giudiziaria stanno portando avanti, che risultati stiano emergendo per organizzare meglio lo Stato anche a questo livello.
Vorrei capire il dopo De Stefano e il dopo Morabito, due figure che riuscivano a tenere in piedi forme di collegamento: chi svolge oggi questa funzione, ad esempio, nella 'ndrina guidata da Iamonte, in quella di San Luca ed in quella della Piana? Cosa sta succedendo? Come li mette insieme, e per quanto tempo, il meccanismo degli affari? Quando c'è una divergenza di decisioni, chi le dirime? Sarebbe importante capirlo in modo da avere una lettura il più possibile aggiornata. Pongo questa domanda non per avere una risposta immediata, ma per un futuro lavoro che la Commissione antimafia potrebbe svolgere con il suo prezioso contributo.
Altra questione attiene alla struttura militare delle cosche. Sarebbe importante, cosca per cosca, delle 136 che lei ci ha qui rassegnato, conoscere parallelamente la struttura militare che supporta la cosca stessa, sapere quale sia la struttura economica interna ed esterna dei colletti bianchi che sono in grado di organizzare, la struttura politica della cosca, attraverso sia gli atti giudiziari sia le note informative che possono giungere alla sua valutazione. In questo modo noi non avremo un dato astratto, ma sapremmo, di ogni cosca, la reale portata strategica e organizzativa, il peso e la minaccia che può costituire per il territorio e complessivamente per la regione ed il Paese.
Due ultime questioni, la prima riguardante la massoneria. Se ne parla spesso, tracce se ne intravedono continuamente nelle inchieste giudiziarie; nell'ambito dei suoi poteri di prevenzione, potrebbe presentare alla Commissione antimafia un rapporto per sapere quale sia la parte deviata della massoneria, come sia organizzata, quali strutture interne di essa facciano riferimento a questa parte deviata, i collegamenti che ha al di fuori dalla Calabria e, anche in questo caso, il rapporto che si instaura con la 'ndrangheta? Si tratta di un rapporto paritetico o di subordinazione, che si lega lungo il tragitto degli affari? Anche in questo caso sarebbe interessante uscire dal genericismo in cui spesso ci imbattiamo quando parliamo di 'ndrangheta e massoneria per averne una lettura quanto più possibile puntuale e di dettaglio al servizio dell'inchiesta che la Commissione parlamentare antimafia deve portare avanti.
Infine, volevo la sua valutazione in ordine all'omicidio Fortugno, considerato sotto tre aspetti. Come è arrivato lo Stato a questo appuntamento? È importante capire come le strutture dello Stato si siano fatte trovare, se preparate o impreparate, come sta emergendo, in modo da comprendere i punti di debolezza veri che abbiamo avuto nei confronti di questo evento. Come si sta attrezzando lo Stato per far emergere l'insegnamento che ci porta questo omicidio e, soprattutto, qual è il grado ulteriore di offensiva della 'ndrangheta nei confronti delle istituzioni?


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Come misura di prevenzione, le chiedo se esistano altre strategie simili da parte della 'ndrangheta con due indicatori, prefetto, che le prego di valutare. Il primo è l'indicatore delle minacce che continuano ad un livello tale da fare impressione e che solo un Paese che non metta al centro della sua attenzione la lotta contro la mafia può tollerare. Se solo il dieci per cento di queste minacce fossero messe in atto da organizzazioni terroristiche, il Paese si fermerebbe e verrebbero adottate delle misure senza precedenti di fronte ad una tale offensiva; se esse vengono dalla 'ndrangheta, che tutti consideriamo l'organizzazione più pericolosa, poi di fatto, di fronte ad una attività di intimidazione nei confronti delle istituzioni, si agisce poco. L'altro indicatore cui mi riferivo si concretizza in alcune minacce specifiche che vengono operate nei confronti dei beni confiscati. Cosa sta succedendo a chi agisce nel campo dei beni confiscati? Di volta in volta, infatti, ci giungono notizie di atti che vengono perpetrati. Si tratta di fatti episodici o sistematici da parte della 'ndrangheta?
Vorrei, in ultimo, affrontare un punto molto delicato. Abbiamo qui una parlamentare, l'onorevole Laganà Fortugno, che ha subìto delle minacce gravissime. Che tipo di valutazione fa e che livello viene coinvolto, all'interno sia della 'ndrangheta, sia di possibili apparati deviati?

MARIO TASSONE. Prefetto, noi abbiamo voluto queste audizioni per ottenere qualche elemento in più rispetto a quanto detto e acquisito e, inoltre, in previsione della da troppo tempo annunciata visita in Calabria. Non c'è dubbio che le visite si effettuano - è questo l'intendimento della Commissione nella sua totalità - per raccogliere elementi in termini immediati; tuttavia, prima di andare, vorremmo cogliere dalla sua audizione e da quella del procuratore nazionale antimafia, elementi utili per dare più senso e più frutto al nostro impegno in loco, che altrimenti si tradurrebbe in un giro e in una ripetizione di richieste, di domande, di acquisizioni di dati che già sono a nostra disposizione, avendone raccolti anche le Commissioni in passato, in modo sufficientemente diligente e scrupoloso.
Vorrei fare una valutazione, come prima domanda. Si parla di questo «benedetto» scioglimento, è stata approvata una legge sullo scioglimento dei consigli comunali. Per la verità, al momento della sua approvazione io, con una dichiarazione in Assemblea, mi espressi e votai contro, non ottemperando all'indicazione del partito al quale allora appartenevo. Ora, poiché dobbiamo tentare di ammodernare la legislazione esistente, le chiedo se questa legge abbia funzionato, soprattutto in Calabria (visto che parliamo della Calabria), ma anche in altre regioni e comuni. Infatti, lei ha detto chiaramente, se non erro per Melito Porto Salvo, che pur avendo proceduto a tre scioglimenti non si è raggiunto nessuno degli obiettivi che erano stati illusoriamente prefigurati dalla normativa a suo tempo approvata. Ovviamente, lo scioglimento di un consiglio comunale costituisce un vulnus fondamentale per l'istituzione e per la rappresentatività democratica. Molto spesso si condanna all'onta e all'ignominia tutta una comunità o tutto un consiglio comunale.
La lacuna che io vedo è la seguente: pur essendo indicati dei personaggi nel decreto di scioglimento, questi poi non vengono perseguiti da nessuno e conservano per intero non solo l'elettorato attivo, ma anche quello passivo. Lei ritiene, in base alla sua esperienza, che in una fase di cautela e prevenzione un'amministrazione debba essere accompagnata da qualche funzionario che possa comprendere e gestire la situazione? Spesso le commissioni di accesso seguono un determinato percorso, si trovano ad affrontare situazioni non approfondite, non scandagliate. Posso riferirmi al recente scioglimento del consiglio comunale di San Gregorio d'Ippona, dove sono stati prodotti dati non veritieri, tutti da riscontrare. Ora, quando si sbagliano i dati, si sbagliano anche gli obiettivi e, se si sbagliano gli obiettivi, interviene lo scioglimento, forse giusto, ma messo in atto in base ad obiettivi sbagliati, e quindi sostanzialmente ingiusto. Sbagliando


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gli obiettivi si mantengono in attività coloro che invece dovevano essere quanto meno indicati e monitorati. Anche il prefetto Panza - lo voglio ricordare - ha indicato l'esigenza di un momento di collaborazione e di affiancamento in una fase precedente allo scioglimento, che potrebbe essere anticipatoria di questo atto sanzionatorio (per me dovrebbe essere la fucilazione, tanto per capirci). Non ci sono modulazioni, non ci sono fasi intermedie, anche se ho presentato una proposta di legge con dei colleghi, che andrà certamente discussa, rivista, modificata, adeguata, migliorata.
Passando ad un altro punto, in precedenti audizioni ho già fatto riferimento al Corpo forestale dello Stato. Noi apprezziamo l'impegno e l'impiego di tale Corpo, lo abbiamo dotato anche di mezzi nautici per l'area dei parchi marini (ora il Corpo forestale è anche in navigazione, anche se sembra un controsenso). Ora, per me è importante l'esistenza del Corpo forestale dello Stato, ma indubbiamente potrebbe essere valutata l'opportunità di un suo inserimento a livello interforze. Pongo la domanda in questa sede perché può essere motivo di riflessione anche per i colleghi.
Quanto alla confisca dei beni, ho sentito che è stato triplicato il numero di beni confiscati e quadruplicato quello dei beni sequestrati. Questi dati, indicati anche nella sua relazione, ci debbono far riflettere, anche perché noi stiamo lavorando soprattutto su un nuovo strumento legislativo. Il presidente ne ha parlato più volte, con Libero possiamo dire che è un suo «cavallo di battaglia», ma è anche nostro perché facciamo parte dello stesso reggimento di cavalleria, pur se con divise diversificate. Ho posto a tale proposito una domanda alla dottoressa Spitz; certamente oggi il demanio è monitorato e conservato in un certo modo e sono convinto che nessuno di noi abbia in mano la verità. Bisogna capire cosa il demanio abbia o non abbia fatto e bisogna altresì capire che tipo di normativa adottare e cosa dovrà fare l'Agenzia del demanio, perché, alla luce di una quadruplicazione dei sequestri e di una triplicazione delle confische, c'è stato forse un difetto di gestione, ed il percorso di dodici, tredici, quattordici anni, certamente insostenibile, non colpisce ovviamente la ricchezza della criminalità organizzata.
Un'altra questione, prefetto, attiene all'andamento della situazione in Calabria. Sembra dominata - ieri ne ho trovato eco anche nelle dichiarazioni del procuratore nazionale antimafia, Grasso - dai mass media, che molte volte condizionano la politica e individuano anche gli obiettivi, fermo restando quanto detto dai miei colleghi Napoli, Villecco e Lumia, che sarebbe indubbiamente importante capire quali siano le centrali di potere, che non sono soltanto autoctone, indigene. Non c'è soltanto un'autoproduzione; al contrario, ritengo che ci siano centrali molto ambiziose e pericolose infiltrate nel nord. Non si risolve il problema della Calabria se non capiamo quali siano le centrali, non solo quelle criminali, classificate in quanto tali, ma anche quelle di una criminalità economica, di un capitale arrogante, su cui siamo stati tutti tolleranti, che abbiamo posto sugli altari e portato agli onori delle cronache come salvatore della patria, ma sulla cui scia poi si inseriscono zone d'ombra criminali il cui sdrucciolevole percorso ci porta ad una situazione senza ritorno. Ci stiamo tutti riempiendo la bocca dicendo che la 'ndrangheta è l'organizzazione più potente, ma vogliamo capire perché sia diventata tale e chi oggi se ne serva, iniziando dal terrorismo, perché alcuni potentati si alimentano e si rafforzano anche fuori dal territorio calabrese.
Dobbiamo fare anche giustizia, perché alcuni colleghi non hanno raccolto la sua provocazione di allora sui calabresi. C'era un bel punto interrogativo quando ha detto che un calabrese su due...

LUIGI DE SENA, Prefetto di Reggio Calabria. L'ho detto io?

MARIO TASSONE. No, l'ha detto il procuratore nazionale antimafia, lei poi l'ha ripetuto, però con un punto interrogativo. Io ho capito la sua affermazione


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nella sua accezione autentica e vera, ed è per questo il motivo per cui ho parlato di mass media. Dovremmo comprendere dove andiamo a finire rispetto alla situazione che si sta creando e che soprattutto mette in difficoltà la tenuta dell'istituzione. In presenza di un tale clima e di una tale compressione l'area della criminalità si rafforza e il malcostume si alimenta. Allora facciamo un discorso anche sui mass media, per capire come si muovano, perché sembra che molte volte ci sia un gusto sadico nell'andare a scandagliare oppure a dare forza ad iniziative della magistratura, che certamente ci sono, in vigenza dell'obbligatorietà dell'azione penale, che sembra un eufemismo più che un dato sostanziale e vissuto.
Non pretendo da un prefetto una valutazione o un giudizio sulla magistratura, ma pretendo che lei ci dica se esista collaborazione, se ci siano delle sofferenze, se le procure operino nel rispetto della DDA e viceversa, se esista all'interno della DDA un clima operativo, se sia in atto un gioco semplicemente per sottrarre dati oppure per elevare sempre più il livello, il tono, il tiro.
È necessaria una riflessione seria rispetto ad un modo equilibrato di combattere; così non si combatte se poi, come conseguenza, abbiamo episodi quali le minacce fatte alla collega Laganà, come ha detto anche il vicepresidente Lumia, che certamente sono rubricate come tanti altri atti e poi tenuti negli archivi, per poi un domani, cara collega, far parte di un museo storico che qualcuno di noi andrà ad inaugurare.
Vorrei affrontare un ultimo problema. Non le pare, prefetto, che ci sia un malessere nella magistratura, a fronte di un accoglimento minimo rispetto alle richieste di custodia cautelare e alla pubblicizzazione tramite la stampa, facendo in questo modo già status di una condanna o di una criminalizzazione, mentre poi queste richieste sono accolte solo per il sei, il sette o l'otto per cento, perché mancano di un presupposto di legittimità e di legalità? Allora tira un'aria certamente preoccupante dove, come si vede, le illegalità sono diffuse e lambiscono anche la magistratura. Se in Calabria ci diranno che mancano i soldi, manca il personale, mancano i procuratori e così via, allora dovrò capire quale sia il collegamento della magistratura inquirente con la stampa per alimentare le guerre e i conflitti di potere all'interno della magistratura. Può rispondere, non può rispondere, dobbiamo procedere in seduta segreta? Altrimenti non so cosa la Commissione debba andare ad acquisire o a chi possa andare a chiedere! In alternativa possiamo andare da una fattucchiera (vediamo se il mago di Napoli è ancora vivo, lo chiederò ai miei colleghi della Campania), che ci dirà ovviamente le cose che vogliamo sapere.

ANIELLO PALUMBO. La mia domanda verte su un tema molto circoscritto, e quindi sarà brevissima: ci sono accertamenti, indagini o comunque filoni investigativi sulla presenza della 'ndrangheta in altre regioni, ma anche sulle modalità attraverso le quali si esplica questa attività trasferita in altre regioni, con particolare riferimento ai collegamenti tra questi gruppi trasferiti nelle altre regioni, soprattutto del nord, e le cosche locali?

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor presidente, mi limiterò a tre questioni, anche perché i colleghi hanno fatto una serie di domande che parzialmente contengono anche alcune mie richieste. Una prima questione, signor prefetto, riguarda il porto di Gioia Tauro. Proprio all'inizio della relazione lei ha fatto riferimento alle enormi potenzialità di questo porto, che però presenta anche delle carenze dal punto di vista infrastrutturale. Nella relazione sottolinea che il porto movimenta più di 7.500 container, su tratte internazionali e intercontinentali. Quali sistemi di controllo su dette attività sono stati attuati e qual è la presenza della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza in termini di uomini e mezzi, in modo da rendere capillari i controlli sui movimenti di merce?
Signor prefetto, lei ha parlato di un virtuale azzeramento delle estorsioni nella


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stessa area, di una totale assenza di collaborazione con le forze di polizia e, nel contempo, di una rarefazione di manifestazioni violente, probabilmente legate ad un rapporto di pax criminale...

LUIGI DE SENA, Prefetto di Reggio Calabria. No, chiedo scusa, lei ha accennato all'azzeramento delle estorsioni...

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. ...delle denunce, l'ho anche detto, perché frutto di totale assenza di collaborazione con le forze di polizia. Ho letto quello che lei ha scritto.
Quanti commissariati di pubblica sicurezza, quante stazioni di Carabinieri, quanti uomini sono presenti in dette zone? Come agiscono? Con quali sistemi operativi si muovono? Sono da lei considerati sufficienti rispetto alla necessità di un controllo del territorio da parte degli organi dello Stato?
La seconda questione fa riferimento alle attività di contrasto svolte dalle forze di polizia e dalle autorità giudiziarie. Lei ha richiamato sei attività di indagine già concluse e dieci rilevanti indagini in corso. Quali sono stati gli esiti di queste indagini concluse? Sono intervenute confische e, soprattutto, sono stati sequestrati dei beni?
Infine, signor prefetto, lei ha parlato dell'impiego delle risorse tecnologiche come possibile politica di prevenzione. Probabilmente lei dice che questo sistema andrà a regime entro l'estate del 2007. Vorremmo sapere, poi, successivamente, se questo sistema avrà ottenuto dei risultati, in modo da poterlo poi applicare eventualmente in altre aree a rischio, sia della Calabria sia di altri territori.

MARIA GRAZIA LAGANÀ FORTUGNO. La ringrazio, innanzitutto, e mi complimento con lei, prefetto, per la relazione, che ho puntualmente letto con tutti gli allegati. Volevo porre qualche domanda. Ne formulerò poche, anche se ne avrei molte, per la brevità del tempo a disposizione. Depositerò agli atti il testo scritto di ulteriori domande, che potrebbero essere pubblicate in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Fortugno. Il testo sarà allegato al resoconto stenografico della seduta odierna (allegato 1).

MARIA GRAZIA LAGANÀ FORTUGNO. Grazie, presidente. Quando sarà possibile potremo ascoltare le risposte, dal momento che molte hanno bisogno di essere documentate. Probabilmente, signor prefetto, avrà bisogno di dati che, immagino, non avrà ora con sé.
Le realtà apparenti e quelle effettive di «tutte» le attività imprenditoriali nella provincia di Reggio Calabria sono monitorate? È stata effettuata una mappatura generale? Se sì, è una quantità questa che consente di parlare di una significativa estensione del controllo sociale della 'ndrangheta? Quali rimedi suggerisce per combattere questo fenomeno?
Sono stati accertati il numero, la composizione e il fatturato di tutte le strutture di sanità privata esistenti nella provincia di Reggio Calabria? Secondo i dati in suo possesso, l'ASL n. 9 di Locri è stata completamente bonificata dalle infiltrazioni mafiose, oppure è necessario prorogare il commissariamento straordinario del Ministero dell'interno? Rispetto invece all'ASL n. 11 di Melito, ritiene opportuno - magari è cambiato il soggetto giuridico, però ritengo che gli apparati restino sempre gli stessi, perciò non so se rimettere la questione alla sua valutazione - istituire una commissione di garanzia che possa eventualmente dare un contributo, dato che è anche accorpata all'ASL di Palmi? Ritengo che sia opportuno fare questo tipo di valutazione.
È stato realizzato un monitoraggio completo dei rapporti bancari e, comunque, degli investimenti finanziari di tutti i soggetti mafiosi e di tutti i componenti della loro famiglia? Quante volte è stato utilizzata la Guardia di finanza in tali accertamenti? Ritiene utile una riforma normativa che attribuisca alla Guardia di finanza gli stessi poteri della Polizia di


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Stato in tema di proposta di misure di prevenzione? Si è accertato quali politici, direttamente o indirettamente, siano soci in attività imprenditoriali riconducibili, direttamente o indirettamente, ai soggetti mafiosi? Qual è, secondo le sue conoscenze, la percentuale di imprenditori non mafiosi che paga il pizzo in provincia di Reggio Calabria? Che diffusione ha il fenomeno dell'usura in tale provincia? Sono state individuate centrali finanziarie, riconducibili alla 'ndrangheta, che esercitano illegalmente il credito? Esiste un quadro informativo confidenziale relativo ai soggetti che esercitano l'usura e ai loro collegamenti?
Infine, quante misure di prevenzione patrimoniale sono state proposte nella Locride nell'ultimo anno? In relazione a quali soggetti, beni immobili, attività imprenditoriali e oggetti finanziari? I gruppi mafiosi della Locride si caratterizzano anche per la notevole capacità di movimentazioni finanziarie e investimenti imprenditoriali, investimenti sul territorio, riciclaggio: a che punto è la strutturazione di un comando territoriale delle Guardia di finanza, di pari rilevanza e dignità di quello realizzato dall'Arma dei carabinieri, diretto da un tenente colonnello, per incidere significativamente sulla criminalità economica?
Ho concluso, signor presidente, e consegnerò alla segreteria il resto delle domande, per dare spazio anche agli altri colleghi.

GIACOMO MANCINI. Signor prefetto, ritengo che l'emergenza in Calabria sia così drammatica e devastante per il combinato disposto di due elementi, il primo rappresentato dalla pervasività delle cosche mafiose in tutto il territorio calabrese, una pervasività che si allarga anche a territori che fino a tempo fa erano giustamente considerati isole felici. Il secondo elemento, forse anche più drammatico, è dato dalla collusione che, purtroppo, esiste tra i sodalizi criminosi e i rappresentanti delle istituzioni. Questa collusione è causa di una risposta debole e inadeguata rispetto al grado di pervasività e, più in generale, di drammaticità di questa emergenza.
Signor prefetto - ho molto condiviso questo passo della sua relazione -, lei ha giustamente insistito sulla necessità del recupero della credibilità delle istituzioni a livello soprattutto regionale, per affrontare con possibilità di successo la sfida contro il malaffare e contro il crimine organizzato. Ha giustamente evidenziato la situazione non semplice, anzi difficile, della pubblica amministrazione, la drammaticità della perdita di credibilità rispetto all'opinione pubblica regionale e, tra le altre cose, in una maniera che ho apprezzato, e cioè senza fare ottimismo, ha messo in risalto come, in verità, i mezzi per affrontare questa sfida molto improba non sempre siano all'altezza e commisurati alla difficoltà.
Seguendo questa impostazione, formulo tre domande e tre sollecitazioni che si muovono sulle traiettorie suddette. Rispetto ai fondi, che tante volte si dicono scarsi, insufficienti - infatti la magistratura, la forze di polizia, le istituzioni lamentano di non avere risorse adeguate - le chiedo, facendo un esempio specifico, quante scorte siano state disposte in Calabria. Esiste uno studio, una mappatura, un confronto e un controllo delle esigenze che hanno fatto, a suo tempo, scattare l'esigenza di porre sotto tutela singoli dirigenti, singoli individui? Nel caso, ogni quanto questi requisiti vengono controllati? A volte si ha l'impressione - intendo l'opinione pubblica regionale - che alcuni dei servizi di tutela offerti siano erogati nei confronti di persone che li utilizzano come una sorta di status symbol e non come una reale esigenza di tutela della propria sicurezza. Quindi, la prima domanda concreta che le rivolgo è - dal momento che si parla molto, ma io vorrei essere concreto - la seguente: quanto costano ai contribuenti le scorte in Calabria?
In secondo luogo, tra gli strumenti offerti dalla sua relazione per affrontare la sfida contro la criminalità organizzata ci sono i famosi, famigerati patti, in qualche modo ripresi dal Ministero dell'interno e


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da altre prefetture in Italia. Mi sembra che le prime esperienze abbiano avuto luogo proprio in Calabria e poi, sulla scorta di quelle esperienze, da ultimo è intervenuta una riproposizione, se non ricordo male, sia a Roma sia a Milano. Alla base di questi patti c'è la definizione di una collaborazione tra il Ministero dell'interno, lo Stato in generale e le istituzioni locali. In Calabria, però, molti soggetti delle istituzioni, molti tra i rappresentanti istituzionali - è il secondo corno del problema che ho evidenziato nella mia breve introduzione - sono collusi con la criminalità organizzata. Leggiamo anche in questi giorni dell'esistenza di comitati d'affari: si tratta, ovviamente, di ipotesi investigative al vaglio dei procedimenti penali, ci mancherebbe altro, però c'è il rischio dell'esistenza di un'incongruenza tra uno strumento, quello dei patti, che teoricamente può essere convincente ma che, nella pratica, può avere dei limiti e dei punti critici sui quali chiedo il suo parere, la sua idea e la sua valutazione a distanza di qualche mese dalla loro sottoscrizione (mi sembra infatti che in Calabria tali patti siano stati sottoscritti a febbraio).
Terzo punto. Signor prefetto, lei ha acquisito questo importante incarico che sta svolgendo con grande consenso da parte della mia persona - certamente - e di questa Commissione, delle istituzioni e della maggioranza dell'opinione pubblica calabrese. Lei è arrivato in Calabria all'indomani del tragico omicidio del vicepresidente del consiglio regionale, Francesco Fortugno, omicidio che è stato accompagnato da una reazione nuova per la Calabria. I giornali nazionali e i mass media anche internazionali hanno parlato del movimento di giovani ragazzi di Locri che, con la loro presenza fresca, giovane, hanno guadagnato la ribalta mediatica, nazionale e internazionale, presentando un'idea differente di Calabria e consegnando a molti, nella nostra regione, ma soprattutto fuori da essa, la speranza di un'alternativa, di una possibilità di vittoria rispetto all'avanzata del crimine organizzato. Oggi di quel movimento, di quella forma associativa, di quella forma di ribellione alla criminalità organizzata non si parla più. Uno degli ultimi atti di quel movimento, per così dire, è stata una serie di denunzie contro talune istituzioni regionali accusate di essere colluse con la criminalità organizzata. Di quelle denunzie - naturalmente molto gravi, tutte da dimostrare, che però hanno colpito molto l'opinione pubblica nazionale che, con tanto interesse, ha percepito l'azione, il movimento, la protesta, il dinamismo di quei ragazzi - non si è saputo più niente. Si è andati in profondità rispetto a quei fatti, a quelle denunzie, a quelle, diciamo, sottolineature di collusione profonda che lascerebbero intendere veramente un grado drammatico di contaminazione delle istituzioni?

NUCCIO IOVENE. Signor prefetto, la ringrazio molto per la sua comunicazione e, soprattutto - quanto sto per dire non è formale, mi creda - per quel che sta facendo nella nostra regione da quando è stato chiamato a svolgere il ruolo di prefetto di Reggio Calabria e di coordinatore dell'azione di contrasto alla mafia su scala regionale.
Nella relazione ha sottolineato anche i passi in avanti, gli sforzi che si stanno compiendo, che il Governo ha messo in campo con il patto per la Calabria sicura e con le misure poste in essere. Non c'è dubbio che qualche risultato comincia ad esserci, anche se noi ci troviamo in una situazione che resta grave, gravissima, in cui coesistono aspetti diversi, come emerge da tutte le indagini, da tutte le inchieste, dal passato e dal futuro della criminalità organizzata nel nostro Paese: da un lato, le grandi multinazionali, la 'ndrangheta che si globalizza, che interviene su scala internazionale e, contemporaneamente, dall'altro, le cosche della provincia di Crotone che si combattono sanguinosamente per ottenere il controllo della guardiania dei villaggi turistici della zona. In questo intreccio e in questa coesistenza di passato e futuro resta, come cardine fondamentale, il controllo del territorio: l'esigenza di riaffermare in tutti i modi e in tutte le forme, anche quelle più evidenti e violente,


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quelle più subdole e insistenti, il controllo del territorio.
Allora lei giustamente, dal mio punto di vista, ha iniziato la sua esposizione affrontando un tema particolarmente delicato, quello della pubblica amministrazione. Condivido questo aspetto, non perché penso che non ci sia - anzi c'è, c'è stato ed è stato dimostrato che continua ad esserci drammaticamente - un intreccio perverso tra mafia, criminalità organizzata e politica in Calabria, ma perché è indubbio che c'è stato, c'è e non è stato affrontato con altrettanta forza, determinazione e chiarezza un intreccio tra la mafia e la pubblica amministrazione. L'infiltrazione nella pubblica amministrazione è così pervasiva da permanere anche quando si sciolgono i comuni o le ASL. Credo non solo che sia giusta la sollecitazione che lei ha rivolto, ovviamente, al Parlamento e a questa Commissione affinché ci si doti di strumenti legislativi più adeguati per far fronte alla situazione, ma anche che sia fondamentale sottolinearne la centralità.
Esiste un'azione di individuazione e monitoraggio di quelle realtà che possono essere più esposte e più a rischio, che spesso sono anche citate nei decreti di scioglimento dei consigli comunali e che richiederebbero tra l'altro anche un'azione di sostegno quando si ritorna all'amministrazione democratica, dopo gli scioglimenti (ho presenti alcune realtà come il comune di Lamezia e ad altri), al fine di ricostruire una dimensione democratica, pur con fatica, e di cercare di reagire e di rispondere, anche bonificando? C'è un'azione anche da parte delle prefetture, da parte delle diverse istituzioni dello Stato per aiutare chi è chiamato a gestire la cosa pubblica a prevenire, isolare, combattere i fenomeni di infiltrazione che dovessero arrivare nella burocrazia e nella pubblica amministrazione? Ciò anche per evitare che, alla fine, paghino le conseguenze amministrazioni che non hanno avuto responsabilità nelle infiltrazioni o nelle connivenze. Spesso vengono individuati dei fatti che hanno una storia ma poi viene sciolta l'amministrazione che è arrivata dopo, che non ha niente a che fare con quelle vicende.
Per quanto riguarda la confisca dei beni, non voglio parlare a lungo,essendo evidente il suo grande valore simbolico, oltre che concreto. Sta proseguendo l'esperienza molto importante dei giovani della cooperativa Valle del Marro-Libera terra, che so che lei segue molto da vicino. Esiste un programma per velocizzare e assegnare altre proprietà e terreni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata che possano essere utilizzate socialmente? A che punto siamo su questa strada?
Nel corso dell'audizione che si è svolta qualche giorno fa con il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, ho sollevato una questione che ripropongo anche a lei perché so che ne è informato; si tratta della vicenda che può rappresentare la punta di un iceberg, quella denunciata dall'imprenditore De Masi. È in corso un procedimento giudiziario, e lo lasciamo alla magistratura. È accertato dalle indagini e dagli ispettori della Banca d'Italia che, comunque, in periodi diversi si è superato il tasso-soglia previsto dalla legge come tasso di usura. La questione che voglio sollevare, però, è un'altra: ci sono imprenditori che denunciano una situazione di difficoltà, che cercano di operare legalmente e che vengono sottoposti ad attività ritorsive da parte degli istituti di credito. L'imprenditore De Masi, a capo di un'impresa che ha 280 dipendenti e che contribuisce nel piccolo dell'economia regionale all'export in Australia e in Messico di macchinari per l'olicoltura, è costretto a vendere in contanti perché nessuna banca gli fa affidamento e gli consente di utilizzare gli strumenti ordinari del credito. Che cosa si può fare perché, appunto, gli imprenditori onesti non vengano sospinti verso l'usura, verso l'ingresso e la consegna nelle mani della criminalità organizzata?
Le ultime due considerazioni brevissime sono le seguenti. Nella sua relazione non ho trovato un problema che mi sembra importante per la Calabria: il fatto che si sia diffuso nuovamente nella nostra


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regione - come in tutte le regioni meridionali, ma in modo particolare nella nostra - il fenomeno del caporalato, ai danni soprattutto dei lavoratori immigrati. Nella piana di Gioia Tauro, a Rosarno, vi si assiste in modo drammatico, con nuove forme di schiavismo. Si tratta di uno sfruttamento ai limiti della sopportabilità in un paese civile, in cui si intreccia, ovviamente, anche la presenza della criminalità organizzata, che gestisce questo traffico. La questione riguarda anche per altri versi la vicenda del centro di permanenza temporanea di Isola Capo Rizzato, dove è stata documentata l'organizzazione delle fughe dietro compenso e così via. Emerge tutto il tema del traffico degli esseri umani, che ha un rapporto diretto con l'economia, da un lato, e con la criminalità organizzata, dall'altro.
L'ultima questione riguarda l'emergenza rifiuti: condivido la richiesta di andare a fondo sui temi depurazione, ciclo delle acque, emergenza rifiuti, perché oltre alle inchieste in corso credo che anche le denunce del prefetto Ruggiero, suo collega, impongano la necessità di un approfondimento serio.

ACCURSIO MONTALBANO. Sarò molto breve in ragione del fatto che condivido totalmente le considerazioni dei colleghi, che con maggiore intensità si sono occupati delle questioni della Calabria e le hanno posto domande.
Signor prefetto, lei è protagonista - lo sottolineo positivamente - di un interessante approfondimento e di una proposta che riguarda la necessità di un intervento legislativo per quanto riguarda l'articolo 146 del testo unico degli enti locali e un po' tutta la materia che si riferisce allo scioglimento non solo dei consigli comunali, ma anche delle aziende sanitarie e delle aziende ospedaliere. Ora, ho dato uno sguardo anche all'allegato che lei ci ha fornito e che contiene delle proposte, oggetto anche di una sua missiva al presidente della Commissione affari costituzionali della Camera. In tale missiva, mi pare che ci si muova su due binari: uno, più propriamente intrinseco alle proposte di modifica di scioglimento dei consigli comunali, sia a legislazione vigente sia con ipotesi di interventi legislativi; l'altro, parallelo, relativo alle proposte che riguardano le aziende sanitarie. Mi pare che in tutto il ragionamento che è alla base delle proposte ci sia un punto di particolare rilievo che, però, in alcuni casi potrebbe rivelarsi un punto di debolezza. Ad esempio, in alcune parti delle modifiche che riguardano lo scioglimento dei comuni, qualora non sia colpito l'organo politico e, invece, sia interessato l'organo burocratico, i capidipartimento e così via, si fa riferimento alla possibilità di un intervento preventivo rispetto allo stesso scioglimento, che consenta anche un passaggio con l'autorità politica. Mi sembra un'ipotesi assai lungimirante e politicamente precisa, anche per evitare interventi dozzinali che, a volte, pur nella loro ineludibile necessità, provocano provvedimenti che fanno, come si dice, «di tutta l'erba un fascio». Per esempio, in taluni consigli comunali sciolti vengono obbligati alle dimissioni consiglieri che denunciano il fenomeno mafioso, le infiltrazioni e portano avanti una battaglia. Allorquando, per rimanere nel tema, si ripropone, giustamente, la necessità di introdurre l'elemento di ineleggibilità, noi dobbiamo probabilmente pensare alla necessità normativa di circoscrivere maggiormente, sul piano delle responsabilità, questo tipo di provvedimenti.
Ritornando alla problematica delle aziende sanitarie, avendo la commissione da lei coordinata per questo importante studio riscontrato tutta la difficoltà che attiene al rapporto commissione e accesso alla regione, con riferimento alle aziende, mi sembra che in questo senso ci sia un limite che dovremmo poter focalizzare meglio, salvo che io non lo abbia colto nella sua interezza, cioè quello della possibilità di intervenire sui responsabili, al di là del direttore generale, sia quando è compromesso, sia quando non è fatto oggetto di un preciso approfondimento da parte della commissione. Gli uffici apicali delle aziende sanitarie dovrebbero poter essere fatti oggetto di provvedimenti immediati,


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che consentano la rimozione o comunque la sospensione degli stessi uffici. Il rischio, infatti, è che questi canali di riferimento, questi interlocutori privilegiati della penetrazione delle associazioni criminali e mafiose, continuino a perpetrare quel sistema di malaffare e d'inquinamento che finirebbe per non essere circoscritto e represso dall'intervento dello Stato. Si dovrebbe pertanto focalizzare meglio la nostra attenzione. Vorrei conoscere la sua opinione su queste due problematiche, quella dei consigli comunali ed i vertici dei loro uffici burocratici, e quella delle aziende sanitarie, in modo da mettere a punto una legislazione omogenea, organica, capace di essere incisiva ed efficace.

FRANCO MALVANO. Prefetto De Sena, la ringrazio e le auguro veramente di far bene; so quanto è difficile il suo compito, essendo stato questore per quattro anni a Reggio Calabria e due anni e mezzo a Catanzaro, quando era ancora una sola provincia insieme a Crotone. Quindi conosco bene le grandi difficoltà cui va incontro. Ho avuto modo di sfogliare le relazioni che ha presentato e ho visto una vastissima attività che, rispetto a quella degli anni 1994-2000, è straordinariamente eccezionale: un programma di analisi macro, un programma «Patto per una Calabria sicura», risorse del PON Sicurezza, del POR Calabria, piani d'intervento straordinario del Governo, consulte antimafia nella regione, varie conferenze regionali e via dicendo. Spero che tutta questa attività produca risultati positivi, non dico oggi né domani; noi lavoreremo assieme per qualche anno ancora e quindi spero di poterne vedere via via i frutti. Certamente un prefetto che deve presenziare a tutte queste attività dovrà lavorare la notte per prepararle e utilizzare il giorno per affrontare i problemi che sono straordinariamente grandi e quotidiani.
Premesso che condivido le richieste dei colleghi, in particolare quella dell'onorevole Lumia e del senatore Tassone, ho una domanda brevissima per quanto riguarda lo scioglimento dei comuni: come mai sono solo tre i consigli comunali sciolti? Non si ha fiducia nello strumento? Sono pochi gli accessi, perché non ci sono elementi? Ai molti colleghi che affermano che lo scioglimento del comune non risolve il problema perché la burocrazia rimane intatta, perché la direzione dell'ufficio tecnico rimane tale e quale, il comandante dei vigili urbani è sempre lo stesso e via discorrendo, io posso dare una risposta. Nel 2000 sono stato commissario straordinario a Marano, posso quindi fornire elementi per capire quanto avviene in questi casi. Accanto all'attività di amministratore - che pensavo si potesse assolvere non firmando carte, poiché mi preoccupavo di mettere mano alle carte, poi mi resi conto che non firmare carte significava paralizzare la vita del comune e fare molti più danni che non firmarle - io, all'epoca, stimolai un'attività investigativa che portò, nell'arco di due anni, a 54 arresti con processi e condanne che non solo riguardarono l'ex sindaco, l'ex segretario comunale e gli imprenditori mafiosi (mi riferisco ai Nuvoletta e ai Polverino di Marano), ma che investirono anche, come un ciclone, tutto l'apparato burocratico amministrativo. Fu arrestato il comandante dei vigili urbani, il responsabile dell'ufficio che si interessava dei cimiteri, dei mercati, il responsabile dell'ufficio tecnico e così via. Quindi, secondo me non si può lasciare in balia delle onde chi va ad amministrare. D'altro canto, i tre precedenti commissari si erano dimessi perché minacciati. Temo che lo strumento potrebbe essere quello di portare per mano chi va a fare l'amministratore, forzato in queste realtà.
Per quanto riguarda la droga, è riconosciuto universalmente che la 'ndrangheta ha una posizione egemone nel settore del traffico internazionale di stupefacenti. Senza scendere in particolari, ho notato che i sequestri di droga non sono di portata straordinaria. So che lei è il prefetto e non il capo della Polizia giudiziaria, però le chiedo se possa informarsi e riferirci come mai i sequestri non sono così straordinariamente importanti. Faccio il paragone con Napoli, dove la camorra,


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non essendo brava come la 'ndrangheta a fare traffici, sarà probabilmente meno brava a custodire, quindi i sequestri sono più numerosi. Negli anni 1996-2000 mi capitò di registrare dal questore - mi riallaccio alla domanda posta dall'onorevole Tassone - che, a fronte di una notevole quantità di richieste di ordinanze di custodia cautelare, l'ufficio del GIP non riusciva a dare risposte. Non venivano evase, si creava un imbuto, ed è inutile dire con quali possibili danni, anche a causa della possibilità che le notizie trapelassero danneggiando persone che poi non sarebbero state colpite da provvedimento restrittivo. Persiste questa situazione di inferiorità di organici e quindi di difficoltà da parte dell'ufficio del GIP di tenere il passo con le DDA e con le procure?
Quanto all'aggressione ai patrimoni, devo contestare i dati letti dal collega Tassone, che parlava di quadruplicazione. Gli arresti sono aumentati del 25 per cento, mentre sulle misure di prevenzione non ci sono parametri. Io sono convinto che anche in Calabria sia intervenuto un crollo, non saprei dire se verticale, poiché non ho avuto il tempo di leggere i dati. Comunque un crollo c'è stato, tant'è vero che 33 proposte di misure di prevenzione nel 2006 e 10 nei primi tre mesi del 2007 mi sembrano poche. La collega Fortugno si chiedeva quante ne avessero richieste nella Locride: neppure una, collega, se ne hanno fatte 10 in tutta la Calabria! Io mi ritrovai in quei quattro anni ad avere un ufficio, e lei lo sa bene, perché ha seguito le vicende degli uffici della polizia di Stato che si interessavano di indagini patrimoniali, e sa bene quanto impegno vi abbiamo messo. Si è avuto un calo nell'arco degli anni? Gli uffici sono ancora attrezzati? Esiste una cultura anche da parte della procura di fare indagini patrimoniali? Sono tutte cose che ci siamo già detti altre volte. La polizia giudiziaria ha cambiato metodologia? Procede solo ad indagini di polizia giudiziaria, a quelle canoniche, o contestualmente anche ad indagini patrimoniali?
Per quanto concerne tribunali e misure di prevenzione, ho riscontrato, alla fine degli anni '90, una straordinaria vivacità nel tribunale - i magistrati di allora credo non ci siano più -, che era veramente tempestivo nell'evadere le richieste. Di conseguenza, i tempi tra il sequestro e la confisca non erano particolarmente lunghi. Problemi si incontravano, anche allora, nell'assegnazione e gestione dei beni. In questo lasso di tempo le cose sono cambiate? Le procure e gli uffici di polizia giudiziaria sono attivi? I tempi tra proposta e sequestro, tra sequestro e confisca e tra confisca e assegnazione sono accettabili? Nella gestione dei beni vi sono grandi difficoltà; all'epoca sequestrammo anche le mandrie dei Mammoliti a Castellace di Oppido Mamertina, e mandare le persone a curare queste mandrie non era una cosa facile. Abbiamo anche sequestrato un albergo di Piromalli a Gioia Tauro, che fu bruciato.
Passando a Gioia Tauro, intorno al 1998 fu attuata un'operazione importante da parte della DDA, denominata se non erro «Operazione porto» (1 e 2) (DDA, Squadra mobile e ROS). La particolarità di quell'operazione fu il sequestro anche dei beni di tutte le imprese e aziende coinvolte; sequestrammo persino i pulmini dell'azienda che curava il trasporto dalla città di Gioia Tauro fino al porto per accompagnare i dipendenti che vi lavoravano. Furono arrestati Piromalli, Pesce e Bellocco. La situazione, da allora, si è normalizzata, nel senso che è tornata sotto l'influenza della 'ndrangheta, oppure si è riusciti a tenerla sotto controllo?
Lei ha parlato di attività antiracket. Allora di associazioni antiracket ce ne erano una, due, tre al massimo. Sono aumentate? Quale collaborazione esiste?
Dei rifiuti abbiamo parlato: prima di arrivare a «Campania 2», vorrei sapere quale sia la situazione.
Infine, vorrei capire l'intreccio tra 'ndrangheta e pubblica amministrazione, 'ndrangheta e politica, 'ndrangheta e massoneria, 'ndrangheta e magistratura e, infine, 'ndrangheta e stampa.


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EMIDDIO NOVI. Ho scorso la sua relazione, prefetto De Sena, e prendo le mosse dalle dimissioni di Callipo, presidente di un'industria calabrese, dal suo incarico. Quando Callipo si dimise affermò che ormai in Calabria non c'era più nulla da fare, che la situazione era irreversibile e che era impossibile fare impresa e misurarsi con il mercato. Inoltre, scorrendo i dati, ho letto che la Calabria, negli ultimi due o tre anni (ormai il processo degenerativo era già in corso), ha mostrato un arretramento del PIL, un arretramento dei livelli occupazionali, un'economia, in generale, ristagnante. A quanto pare l'unico settore florido in Calabria è quello dell'economia criminale. Si sostiene che la 'ndrangheta sia l'organizzazione e il sistema criminale più agguerrito del nostro Paese, in rapporto con le grandi organizzazioni criminali internazionali, che sostanzialmente controlla in Italia anche il mercato della cocaina ed investe dovunque. Non riesco a capire perché andiamo ad inseguire il patrimonio riciclato in Calabria, quando poi non lo troviamo in regioni come la Toscana, il Veneto, l'Emilia-Romagna. Noi siamo convinti che il patrimonio criminale reale sia allocato nella regione, invece non è così. Anche per la Campania vale lo stesso discorso: i veri patrimoni criminali, in realtà, non si trovano mai nella regione; nella regione si trova il patrimonio del piccolo, marginale camorrista, 'ndranghetista o mafioso, ma il vero patrimonio criminale è investito altrove. E allora, come iniziare una seria politica repressiva, con una serie di misure cautelari che funzionino? Perché se non andiamo a censire cosa sia avvenuto in determinate regioni, se non andiamo a verificare cosa sia avvenuto in Umbria o in Toscana o in Emilia-Romagna negli ultimi anni, non capiremo mai quali flussi di fatturato criminale si siano verificati in questo Paese.
Inoltre, mi voglio soffermare sulla vicenda del porto di Gioia Tauro. Esso, storicamente, nasce da un accordo tra un imprenditore e una cosca mafiosa: questa è storia. Il senatore Malvano ha ricordato che, da quel tipo di rapporto, derivarono anche una serie di presenze e collusioni che portarono ad un processo che, diciamoci la verità, non arrivò mai fino in fondo. Quello sul porto di Gioia Tauro fu un processo a metà, non si è mai capito il motivo per cui gli inquirenti, e non solo loro, ad un certo punto si fermarono e perché, negli anni successivi, se ne sia parlato sempre meno. Allora mi chiedo: se la 'ndrangheta è un'organizzazione seria, come può non essere presente in un centro di interessi come quello del porto Gioia Tauro? Allora, o noi la sopravvalutiamo, oppure, al contrario, la sottovalutiamo, perché pensare che la 'ndrangheta, in un porto in cui vengono movimentati più di 7.000 container al giorno, abbia una presenza marginale, mi sembra davvero eccentrico! Dobbiamo decidere che cos'è questa 'ndrangheta!
Voglio ricordare che, molti anni fa, un alto funzionario del Ministero dell'interno mi disse che ormai, per quanto riguardava il controllo del territorio e la pervasività della 'ndrangheta, in provincia di Reggio Calabria si era ormai creata una situazione di non ritorno, simile alla situazione che, obiettivamente, si andò a creare, ad esempio, in alcune aree di Napoli nord e del casertano. Ormai è un fatto reale: lo Stato può, come gli americani a Baghdad, organizzare delle incursioni, ma poi, quando lo Stato si ritira dopo il blitz, sono gli altri che riprendono il controllo del territorio. Sono ormai dieci, undici anni che faccio parte di questa Commissione, e sento parlare sempre, per quanto riguarda la Calabria, degli stessi paesi. Secondo me questo è soltanto folklore. Se non riusciamo a capire il meccanismo che sta all'origine della guerra per bande all'interno della magistratura calabrese, se non riusciamo a capire il meccanismo che consente una presenza come quella nel porto di Gioia Tauro, con oltre 7.000 container movimentati ogni giorno e senza traccia di una presenza mafiosa, se non riusciamo a capire il meccanismo, che nella relazione vedo poco evidenziato, che ha consentito, ad esempio, che interi lotti dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria fossero affidati a imprese 'ndranghetiste,


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che a loro volta erano legate ad esponenti della politica e della pubblica amministrazione, allora come vogliamo contestare o contrastare il fenomeno mafioso in Calabria?
Prefetto, lei sta facendo un ottimo lavoro, ma il problema è la complessità delle istituzioni. Nel momento in cui la magistratura si abbandona alla guerra per bande, il sistema, nel suo complesso, non può emergere, perché è solo uno scontro tra magistrati. Nel momento in cui una traccia come quella della presenza sui lotti della Salerno-Reggio Calabria viene abbandonata, e non si sa che cosa sia successo, quando lo stesso processo sull'infiltrazione mafiosa nel porto di Gioia Tauro, come tutti sappiamo, non è arrivato dove doveva arrivare, come pretendiamo di contrastare sul serio il crimine organizzato in Calabria?
Vorrei dire un'ultima cosa. Ha ragione il collega Mancini quando afferma che ormai la tutela è diventata uno status symbol; qui il primo fesso cui arriva un proiettile (magari se lo fa inviare lui stesso) improvvisamente riceve tutela, macchine, corazze e via dicendo. Ormai è anche questa una questione di serietà, di rigore e di moralità.

PRESIDENTE. Vorrei aggiungere alcune domande, veloci e molto secche, a quelle già poste dai colleghi.
Quanto all'imprenditoria, alla trasparenza dell'economia e al livello delle denunce del racket e del pizzo, lei ha detto che esistono dei segnali, ma siamo molto al di sotto del livello richiesto; a tale proposito, a fronte di tanti imprenditori che in Calabria sono stati condannati per reati di mafia e a fronte dell'esigenza nostra, come istituzione, di incentivare gli imprenditori commercianti a presentare denunce, le risulta che, anche dalle organizzazioni di categoria imprenditoriali, siano stati emessi provvedimenti di sospensione o espulsione degli stessi imprenditori che abbiano già sentenze passate in giudicato per reati di mafia, anche al fine di incentivare l'assunzione di una responsabilità e di un'etica individuale per gli imprenditori che invece dovrebbero denunciare e sono vessati dalle organizzazioni criminali?
Per quanto riguarda gli accreditamenti esterni della sanità per le strutture, i laboratori e le cliniche private, le risulta che nei processi di accreditamento (penso alla ASL di Locri, sulla base anche della relazione fornita, ma anche nelle altre aziende) sia stata seguita la procedura richiesta in ordine alla certificazione antimafia, o che questo sia stato uno dei nodi elusi totalmente dai procedimenti e che anche gli organi preposti non abbiano reagito e si siano resi essi stessi responsabili di una violazione della legge?
L'omicidio Fortugno: è stato definito, dal procuratore nazionale antimafia, subito dopo l'evento tragico, un omicidio politico mafioso. Lei ritiene che questo giudizio esprima la collocazione e la dimensione esatta di quell'omicidio oppure no?
Altra questione è rappresentata dalla pubblica amministrazione. Io condivido le denunce che lei ha fatto, lo spirito e l'insistenza su questo tema (non entro nel merito delle vicende dei consigli comunali perché ne abbiamo parlato tante volte, e lei sa che molte delle indicazioni da lei suggerite alla Commissione affari costituzionali sono raccolte nel progetto di legge, firmato da quasi tutti i membri della Commissione della Camera, visto che lo abbiamo inviato alla Camera, e che è all'ordine del giorno ancora oggi della I Commissione). Possiede una mappa dei funzionari e dei dipendenti della pubblica amministrazione calabrese già colpiti da sentenze di condanna per reati di corruzione, nell'espletamento della loro funzione, che continuano a rimanere nel loro posto e non sono stati colpiti dall'attivazione dei procedimenti disciplinari fino al licenziamento, come previsto dalla legge? E quanti di questi procedimenti, per i funzionari dipendenti della pubblica amministrazione, in questa condizione, sono stati avviati?
Altra questione. Noi spesso denunciamo una sorta di inamovibilità interna alla magistratura, che ad un certo punto diventa troppo compatibile con le condizioni


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ambientali in città. Pensa che, in intere aree particolari, ad esempio la Locride o la Piana (ma potremmo fare un ragionamento più generale), il problema dell'inamovibilità e della lunga permanenza abbia a che fare anche, in alcuni posti, con le forze dell'ordine e che, invece, una rotazione potrebbe servire a rompere una certa consuetudine di relazioni e di rapporti?
L'ultima vicenda dell'agroalimentare di Milano ripropone il grande tema della presenza e della pervasività della 'ndrangheta in Lombardia. Possiamo avere qualche elemento in più sugli insediamenti territoriali nella regione e sul rapporto tra questi e gli investimenti e gli insediamenti al nord? Credo che lei abbia firmato, sotto la spinta del demanio e del Viceministro del tesoro, un protocollo d'intesa che accelera la consegna dei beni confiscati ai comuni e ai soggetti destinatari. Penso che con tale scelta - ma questa è una mia valutazione - si stia commettendo un grande errore, perché consegnare i beni carichi di gravami, ipoteche e criticità, elementi più volte da lei segnalate, ai comuni e ai soggetti assegnatari, non risolve il problema. Può mettere a posto la coscienza del demanio dello Stato che potrà, entro qualche settimana, affermare di aver esaurito il proprio compito e di non essere sottoponibile ad alcuna critica, ma non risolve il problema della gestione dei beni; al contrario, mette in difficoltà i comuni e a anche lei, che è stato spinto a firmare questo decreto. So che è generale: così è stato previsto per Napoli, così sta per esserlo per Palermo....

LUIGI DE SENA, Prefetto di Reggio Calabria. È solo per il comune di Reggio Calabria.

PRESIDENTE. Non pensa che invece spingere alla consegna beni carichi di criticità, di ipoteche, di gravami non risolve la questione e spesso mette in difficoltà anche il destinatario, aggravando il percorso di destinazione e di utilizzo sociale? Volevo avere in proposito un parere formale, perché ci servono i pareri autorevoli, non i giudizi politici, quelli delle istituzioni preposte per la loro missione a questa funzione, affinché anche il Governo si convinca che alcune scelte non sono proprio felici.
Infine, la famosa relazione sulla ASL di Locri ormai è pubblica, nel senso che, formalmente, è vietata la sua intera pubblicazione, ma viene pubblicata a pezzi. Ora, ci troviamo nella condizione in cui - lo dico anche da giornalista oltre che da presidente - una relazione censurata di fatto viene pubblicata a pezzi, con autorevoli esponenti del mondo politico e governativo che sostengono che andrebbe diffusa per capire il livello di pervasività della mafia. Secondo la sua esperienza, sarebbe bene eliminare questo vincolo di segretezza oppure no? Ovviamente, riguardo a questa domanda, si può avvalere della facoltà di non rispondere! Sto sollevando il problema perché noi abbiamo anche la relazione della commissione anticorruzione alla ASL di Vibo Valentia, ma forse bisognerebbe rendere espliciti, anche per il mondo politico e l'opinione pubblica, i livelli di corruzione, rendere le cose trasparenti, interrogare la politica su come aggredire alcune dinamiche, ovviamente qualora se ne determini la volontà concreta.
Ritengo che tutti i commissari abbiano fatto uno straordinario lavoro di approfondimento che la caricherà di un'ulteriore fatica. Decideremo assieme, sulla base della sua disponibilità e della compatibilità con i lavori parlamentari, una data per incontrarci di nuovo, in modo che abbia il tempo necessario per approfondire le questioni che le abbiamo sottoposto.

MICHELE BORDO. Presidente, lei avrà letto che due sere fa, a Foggia, è avvenuto l'omicidio di Franco Spiritoso, che era coinvolto in diverse inchieste di mafia. Il fatto grave è che questo omicidio ha fatto seguito ad un altro tentato omicidio, perpetrato ai danni di Antonio Pellegrino, per cui ci potremmo trovare, a breve, di fronte ad una nuova emergenza legata alla criminalità organizzata di stampo mafioso a Foggia e


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nella sua provincia, tanto che gli inquirenti hanno già detto che, probabilmente, ci potrebbe assistere all'esplosione della terza guerra di mafia. Per questo motivo le chiederei di calendarizzare al più presto un'audizione del prefetto di Foggia, dovendo far fronte ad una possibile emergenza. Di seguito, dovremmo valutare l'opportunità di una missione a Foggia, sia pure breve, anche solo di un giorno, per renderci conto direttamente di ciò che là sta accadendo e per dare una risposta molto forte da parte delle istituzioni.

PRESIDENTE. Discuteremo al più presto in sede di ufficio di presidenza di tale richiesta, che ritengo non possa che essere accolta, e ne daremo comunicazione nella prima seduta utile.
Ringrazio il prefetto De Sena per la sua presenza e collaborazione e dichiaro conclusa l'audizione.

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