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Seduta del 5/7/2007


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Seguito dell'audizione del prefetto di Reggio Calabria, Luigi De Sena.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito dell'audizione del prefetto di Reggio Calabria, dottor Luigi De Sena, iniziata nella seduta del 12 giugno e proseguita nella seduta del 20 giugno 2007. Siamo nella fase delle risposte ai quesiti posti dai commissari sul tema della 'ndrangheta e, più in generale, sulla situazione della criminalità organizzata in Calabria, anche in vista dell'imminente missione della Commissione a Reggio Calabria.
Come di consueto ricordo che la seduta è pubblica, fermo restando che la Commissione può decidere di riunirsi in seduta segreta tutte le volte che lo ritenga opportuno. A tal fine invito anche il prefetto De Sena a segnalare eventuali esigenze di riservatezza ogni qual volta lo ritenga necessario.
Do la parola al prefetto per la replica.

LUIGI DE SENA, Prefetto di Reggio Calabria. Presidente, propongo una risposta per argomenti, perché le domande toccavano una serie di questioni che si sono ripresentate anche sotto aspetti diversi. Ho quindi preparato delle risposte di carattere generale, entrando poi in alcuni particolari laddove essi mi sono stati segnalati.

NITTO FRANCESCO PALMA. Presidente, prima che inizi la replica intendo chiedere scusa al prefetto De Sena, in quanto trovo assolutamente disdicevole che gli vengano poste delle domande, che si pretenda che egli spenda le sue energie per venire a rispondere e non si abbia quanto meno la cortesia istituzionale di ascoltare le risposte. A titolo personale e a nome del gruppo di Forza Italia formulo le mie scuse al prefetto De Sena e, per quello che egli rappresenta, presento le mie scuse alle istituzioni.

GIUSEPPE ASTORE. Poteva parlare per tutti, non solo per Forza Italia!

NITTO FRANCESCO PALMA. No, parlo per Forza Italia, senza forme bipartisan o quant'altro, anche perché temo che il suo capogruppo possa parlare di «inciucio».

PRESIDENTE. Senatore Palma, ogni parlamentare risponde del proprio comportamento individuale, a maggior ragione se ha posto domande e quesiti. Ho colto il senso del suo intervento e credo sia condiviso da ognuno di noi, ma tale comportamento potrebbe derivare da motivi che non conosciamo.
In ogni caso ringraziamo il prefetto De Sena perché comunque si trova in questa


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sede a fornire le sue risposte, indipendentemente dai presenti, ed il valore di questa istituzione, con la presenza di cinque o cinquanta parlamentari, rimane immutato, perché comunque essa fa parte del Parlamento della Repubblica.
Do ora la parola al prefetto De Sena.

LUIGI DE SENA, Prefetto di Reggio Calabria. Il primo argomento è il codice di autoregolamentazione dei partiti. Esso si fonda sul principio di gentlemens' agreement che trova scarso riscontro nella realtà calabrese.
Le recenti elezioni amministrative sono state caratterizzate da un fiorire di liste inusitato e ancora più esteso rispetto al passato, e da un proliferare di candidati che sfuggono al controllo dei partiti tradizionali, nel cui ambito si può, invece, registrare una maggiore capacità selettiva dei candidati. Il dato numerico può aiutare a far comprendere meglio l'entità del fenomeno: per il rinnovo del consiglio comunale di Reggio Calabria sono state presentate 32 liste, mentre 211 sono le liste presentate per il rinnovo dei consigli circoscrizionali. Molti candidati hanno sottoscritto l'accettazione di candidature senza nemmeno comprendere pienamente il significato del gesto compiuto, allettati solo da una prospettiva di visibilità esterna e anche (e in quel territorio forse è la cosa più rilevante) dalla possibilità di accedere ad una fonte di reddito per un periodo auspicabilmente pari a cinque anni.
Il sistema dell'indennità ha mercificato il mandato elettivo e ha dato ai candidati un potentissimo strumento per poter creare liste a proprio sostegno in modo incontrollato, aumentando il numero dei potenziali elettori. È chiaro che, in un contesto del genere, il codice di autoregolamentazione sia di difficile applicazione, e l'unico strumento effettivo è l'applicazione dell'articolo 58 del TUEL con gli accertamenti compiuti a posteriori dalla prefettura, al fine di verificare la corrispondenza al vero di quanto dichiarato con autocertificazione al momento dell'accettazione della candidatura. In più casi, nel passato, si è verificato che tali dichiarazioni non fossero veritiere e, di fronte alla resistenza di taluni amministratori a prendere atto delle risultanze degli accertamenti a loro sfavorevoli, si è dovuto fare ricorso al giudice civile per poterli rimuovere dalla carica.
Altro argomento è quello della situazione degli uffici giudiziari della Calabria, che soffrono di talune carenze d'organico che riguardano non solo i magistrati ma anche le strutture amministrative di supporto. Gli uffici in maggiore sofferenza sono soprattutto quelli dei GIP, che appaiono come veri e propri colli d'imbuto dove si blocca l'attività delle procure, a causa della duplice veste ricoperta dal GIP, che opera non come GUP, in funzione giudicante, correndo il rischio di trovarsi in situazioni d'incompatibilità. L'attenzione solitamente posta al fine di evitare che tale dirompente eventualità si realizzi costituisce ulteriore motivo di rallentamento della delicatissima e preziosa attività svolta da tali uffici, le cui competenze dovrebbero costituire oggetto di approfondimento per concretizzare eventuali rivisitazioni della norma esistente ed evitare così improvvide sovrapposizioni.
È nei tribunali che si riscontra maggiormente la carenza di organici, soprattutto se correlata alle lungaggini dei procedimenti; infatti, tra un'udienza e l'altra, nonostante l'impegno personale dei giudici, trascorrono mesi e mesi, con rischio di decorrenza dei termini di prescrizione dei reati stessi. Per fare una precisazione, nei giorni scorsi la corte d'appello in sede civile ha rinviato le udienze al 2014. Nei tribunali civili la situazione è ancora più grave, con riflessi devastanti sul territorio. La denegata giustizia che consegue al prolungarsi sine die delle cause induce, in un contesto sociale caratterizzato da una storica frattura tra società ed istituzioni, a moltiplicare il carisma delle 'ndrine sul territorio, le quali si appropriano anche della funzione di mediatori delle controversie private, operando in surroga allo Stato. È un'erogazione di giustizia perversa ma concreta, rapida e incisiva, che favorisce l'ampliamento a dismisura di quella zona di collusione, omertà e fiancheggiamento


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di cui la 'ndrangheta si serve per aumentare il proprio potere sul territorio, consentendole di atteggiarsi come un'istituzione parallela, ma molto più efficiente ed incisiva, delle istituzioni democratiche.
Sul piano concreto, sia il «Patto Calabria sicura» sia il «Programma Calabria» hanno previsto interventi a favore degli uffici giudiziari. Riguardo al primo strumento si rammenta la recente convenzione stipulata tra il prefetto di Reggio Calabria, soggetto attuatore del patto, e il Ministro della giustizia, nella persona del capo del dipartimento degli affari generali, per l'assunzione di 60 unità di personale da destinare - secondo una scelta distributiva operata dallo stesso Ministro della giustizia - agli uffici giudiziari di Reggio, Palmi, Locri e Lamezia. Il personale, scelto da un'agenzia interinale che si sta selezionando in prefettura, verrà applicato per un periodo di dieci mesi, prorogabili a dodici. Con il «Programma Calabria» invece si è operata la scelta di finanziare, per un importo pari a 2,6 milioni di euro, le attività di Polizia giudiziaria con l'acquisto, secondo le indicazioni pervenute dalle procure generali, di strumentazioni di particolare pregio utili alle attività investigative, ma anche con l'acquisto di fotoriproduttori, scanner, fax e quant'altro utile per migliorare l'efficienza di quegli uffici. Migliorare la funzionalità degli uffici vuol dire accrescere la capacità di risposta verso il territorio, così come dimostra l'attività svolta nell'ambito del «Programma Calabria» a favore della procura distrettuale di Catanzaro, con un intervento in strumentazioni informatiche e tecnologiche che ha permesso di dare corso a importanti procedimenti da tempo bloccati per la carenza assoluta del minimo indispensabile per poter operare.
Per quel che riguarda i rapporti tra la magistratura e la stampa, il riferimento qui è alle tante fughe di notizie che spesso avvelenano la normale conduzione di delicate indagini: occorrerebbe un intervento normativo, diretto però non tanto a vincolare libertà costituzionalmente garantite, qual è il diritto all'informazione, quanto piuttosto a regolare e organizzare i rapporti tra investigatori e stampa. Si avverte l'esigenza di regole certe e soprattutto di una sola figura istituzionale, il «portavoce», capace di rappresentare tutte le istanze e di garantire, nel contempo, la correttezza dell'informazione e il diritto alla riservatezza. Il resto non può che essere affidato all'etica di ciascuno e alla capacità di resistere alle tentazioni di una cultura che ha globalmente esaltato la visibilità mediatica di ogni attività di rilevante interesse pubblico. Si auspica, dunque, un ritorno alle fisiologiche dinamiche della dialettica, senza che l'esaltazione dei media sia esasperata e controproducente.
In quest'ottica di sostegno agli uffici giudiziari proprio negli ultimi giorni ho preso contatti con il sottosegretario per la giustizia, onorevole Alberto Maritati, per l'informatizzazione dei fascicoli processuali. Abbiamo concordato che il progetto - già in fase di esecuzione nella regione Puglia - possa essere recepito per il relativo finanziamento nell'ambito del «Programma Calabria», a valere sui fondi FAS oppure dei PON Sicurezza relativi al periodo 2007-2013.
La questione degli organici delle forze di polizia fa particolare riferimento al Corpo forestale dello Stato e al ruolo e al coordinamento con altre forze di polizia. La Calabria appare attestata ai massimi livelli nel rapporto tra la popolazione e la presenza numerica delle forze di polizia. La presenza sul territorio è capillare, se si pensa che nella provincia di Reggio Calabria 92 comuni su 97 hanno una stazione dei Carabinieri. Successivamente al delitto dell'onorevole Fortugno è stata rivolta particolare attenzione alla Locride attraverso l'istituzione di un reparto territoriale dell'Arma dei carabinieri e di una sezione operativa dei «Baschi verdi», con un organico a regime di 23 unità. Il «Patto Calabria sicura» prevede inoltre incrementi di mezzi e uomini, oltre che nella Locride anche nell'area di Gioia Tauro.
Il livello di attività è notevolissimo (e lo si vede dai risultati raggiunti) e registra il contributo di tutte le componenti, compreso il Corpo forestale dello Stato, che


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appare l'unica forza in effettiva sofferenza di organico soprattutto se correlata alla delicatezza dei compiti attribuiti - in specie nel settore della difesa dell'ambiente - in una regione ove gli equilibri ambientali sono delicatissimi, stante l'entità del rischio idrogeologico, attestato ai massimi livelli (R4) soprattutto nel reggino e nel vibonese, ma anche in talune zone del cosentino. L'attività svolta dal Corpo forestale di salvaguardia dei parchi e di individuazione delle cave e delle discariche abusive in ambiti protetti si è rivelata preziosa per scardinare attività illecite, spesso correlate agli interessi della criminalità organizzata.
Gli incrementi di organico, in generale, sono positivi, ma il nocciolo del problema è nel rapporto tra società civile e forze di polizia. Troppa parte della popolazione continua ancora a guardare alla divisa con sospetto e diffidenza o, addirittura, in taluni casi (specificamente in un comune della provincia di Reggio Calabria), con disprezzo. È nel recupero della fiducia del cittadino verso lo Stato la vera battaglia da combattere su questo territorio. È diventato un momento quasi storico a Reggio Calabria l'applauso liberatorio di tanti cittadini accorsi davanti alla sede del comando provinciale dell'Arma dei carabinieri allorquando è stato arrestato il boss Natale Iamonte. La vicinanza delle forze di polizia alla gente costituisce, pertanto, un momento fondamentale per il pieno recupero del territorio calabrese a meccanismi di legalità. Utilizzando i fondi del PON Sicurezza, occorre operare, così come si è già fatto in passato, per incentivare taluni percorsi, ad esempio quelli realizzati con la collaborazione delle istituzioni scolastiche, di conoscenza e prossimità con le forze di polizia alla gente e, in primo luogo, ai giovani. A tal fine, si richiama l'attenzione su due importanti progetti che la prefettura di Reggio Calabria sta realizzando con fondi PON. Il primo prevede la videosorveglianza delle aree urbane dei cinque capoluoghi della regione, mentre il secondo è diretto ai «Giovani della Locride» per la realizzazione di momenti e centri di aggregazione sociale. Occorre puntare, quindi, più che sulla quantità, sulla qualità dell'attività delle forze di polizia, favorendo un cambiamento culturale da attuarsi all'interno della società civile e soprattutto a favore delle giovani generazioni, perché sia per loro chiara la convenienza della legalità. Ma occorre anche mutare il modus operandi degli operatori di polizia attraverso un arricchimento del loro bagaglio professionale finalizzato ad un avvicinamento alla gente.
Mi corre l'obbligo qui di sottolineare che l'esasperata richiesta di sistemi di videosorveglianza va vagliata puntualmente, perché la sostenibilità degli apparati di sorveglianza e la gestione operativa potrebbe mettere in grosse difficoltà il sistema sicurezza. Mi risulta che molti paesi della regione, che hanno una situazione di assoluta carenza di personale di Polizia municipale, vogliono applicare sistemi di videosorveglianza senza indicare il gestore e senza nemmeno indicare in che termini riuscirà a sostenere un'operatività del sistema che comunque esige manutenzione, gestione e finanziamenti. In quest'ottica, ma per la verità anche sulla base di una trasparente ma acrobatica operazione finanziaria, domani mattina verranno inaugurati i nuovi uffici della prefettura aperti al pubblico. Sarà presente anche il Viceministro dell'interno, in modo da dare un chiaro segnale a tutte le amministrazioni decentrate sul territorio calabrese, nel senso che con uno sforzo di disponibilità intellettuale si può migliorare il contesto relazionale tra pubblica amministrazione e cittadino.
I servizi segreti e le forze di polizia sono le strutture che esaminano la portata del riciclaggio dei proventi relativi al traffico di armi e droga in collaborazione con il prefetto e a fini preventivi. Nel decreto di nomina a prefetto di Reggio Calabria è ricompresa anche la possibilità che i servizi informativi diano notizia delle attività svolte in correlazione con la lotta alla criminalità organizzata. Tali informazioni possono essere utilizzate dal prefetto negli ambiti di propria competenza al fine di indirizzare - e più proficuamente coordinare


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- l'azione delle forze di polizia in determinati ambiti particolarmente sensibili e d'interesse per la 'ndrangheta. Si tratta di un'attività estremamente delicata, in cui il prefetto occupa un ruolo di raccordo tra i due livelli informativi, con lo scopo di valorizzare la conoscenza del territorio a fini preventivi. Ogni notizia può essere, infatti, utile e conducente all'obiettivo che s'intende raggiungere e, in tal senso, si è operato con particolare riguardo al porto di Gioia Tauro, ove il livello di attenzione è altissimo anche in relazione agli eventuali traffici d'armi che utilizzassero quel sito come punto di transito.
Appare invece difficile poter realizzare una tracciabilità dei flussi finanziari provenienti dal traffico di armi o da traffici illegali in genere al fine di capire come e dove i proventi degli stessi vengano riciclati. Sembrerebbe utile in merito poter operare a ritroso, partendo dalla constatazione di improvvisi ed ingiustificabili arricchimenti o dal fiorire di attività imprenditoriali che non trovino riscontro nel patrimonio originario.
La circolarità informativa appare lo strumento più utile e in tal senso di recente si sta avviando un nuovo modus operandi, in sinergia anche con le forze di polizia e con la direzione centrale dei servizi antidroga, affinché le risultanze investigative che riguardano soggetti in qualche modo collegati alla 'ndrangheta, frutto di operazioni eseguite in altri Stati, possano e vengano subito messi a disposizione degli investigatori locali e viceversa. Tale metodologia, se applicata costantemente, consentirebbe di raggiungere risultati di estremo rilievo proprio nell'ambito del riciclaggio dei capitali provenienti da traffici illeciti di armi e droga, poiché è ormai noto che la 'ndrangheta non reinveste quei capitali sul territorio della Calabria, dove il grado di attenzione è massimo, ma preferisce spostarli in aree territoriali meno esposte al controllo, sia a livello nazionale sia internazionale.
Ulteriore argomento è quello del «Patto Calabria sicura» e della necessità della sua estensione ad altre aree attraverso atti con istituzioni che presentano infiltrazioni mafiose, con relativa gestione dei fondi. Il «Patto Calabria sicura» costituisce un segno tangibile dell'attenzione del Governo per la Calabria ed è anche una dimostrazione concreta della possibilità di costituire una rete tra le istituzioni laddove vi siano comuni obiettivi da raggiungere. Indubbiamente esistono nel territorio regionale altre aree che necessitano di interventi specifici, oltre a quelle già individuate, ma la risposta attuale riguarda territori in cui l'emergenza criminale ha assunto carattere di eccezionalità.
Gli enti territoriali che hanno sottoscritto il Patto (regione e province di Catanzaro e Reggio Calabria) versano i fondi sulla contabilità speciale intestata al prefetto di Reggio Calabria, il quale provvede, attraverso i propri uffici, a dare corso alle procedure di gara. Recentemente è stata ultimata la ricognizione dei mezzi da acquistare a favore delle forze di polizia e si sta provvedendo all'individuazione dell'agenzia interinale che dovrà procedere a selezionare le 60 unità di personale destinate a rimpinguare, per dieci mesi, gli organici degli uffici giudiziari delle tre aree destinatarie degli interventi previsti dal Patto stesso. Anche i fondi FAS deliberati dal CIPE a favore del «Programma Calabria» sono gestiti in gran parte direttamente dalle prefetture attraverso gli organi tecnici del Ministro delle infrastrutture, essendo per la maggior parte destinati alla realizzazione di caserme; in alcuni casi, per la Capitaneria di porto ed il Corpo forestale dello Stato, i fondi sono gestiti direttamente dai comandi competenti. Laddove, invece, sono stati destinati agli enti locali, le convenzioni sottoscritte prevedono che l'erogazione degli stati d'avanzamento venga effettuata direttamente dalla prefettura di Reggio Calabria, previo controllo degli atti amministrativo-contabili. A tal fine è stato costituito un pool di funzionari prefettizi che effettueranno tali verifiche con l'ausilio di una commissione di garanzia che coadiuverà direttamente il prefetto in questa delicata attività. La commissione è in via di costituzione e sarà formata da


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tecnici anche contabili di alto rango, già individuati e per i quali si stanno acquisendo le autorizzazioni a partecipare delle amministrazioni d'appartenenza. Si sottolinea che il contributo che i tecnici daranno è a titolo assolutamente gratuito.
La questione degli accessi e degli scioglimenti è stata ampiamente affrontata nella relazione presentata, cui sono allegati i documenti predisposti dalla prefettura contenenti l'indicazione di modifiche normative ritenute indispensabili e urgenti per dare incisività a una norma che, comunque, ha dato risultati di spessore. Ciò per due motivi: il primo è rappresentato dalle gestioni straordinarie, che nella generalità dei casi sono state in grado di provocare nell'immediato una «inversione di rotta dell'ente»; il secondo è costituito dalla norma, che spesso ha funzionato da deterrente nella composizione degli organi elettivi, quanto meno alle consultazioni tenutesi subito dopo il periodo di gestione della commissione straordinaria.
Le proposte di innovazione presentate tendono a correggere taluni limiti della norma stessa, e cioè: la necessità di adeguamento alla legge n. 127 del 1997 (cosiddetta Bassanini), tenendo conto dello spostamento verso la burocrazia degli enti dell'attività gestionale, con la possibilità per la norma stessa di incidere anche sul personale e non solo sugli organi elettivi; la necessità di coadiuvare l'attività degli enti nella fase successiva al periodo di scioglimento, ma anche nel caso si riscontrino rischi non ancora concretizzatisi in atti d'infiltrazione mafiosa, attraverso funzionari di supporto che affianchino la burocrazia nella gestione dei settori più delicati, quali gli appalti o il settore economico-finanziario.
La prefettura di Reggio Calabria ha fatto in un certo senso da battistrada, sottoscrivendo al riguardo appositi protocolli (con il comune di Melito di Porto Salvo, già sciolto due volte per infiltrazione della criminalità organizzata, e con l'azienda ospedaliera di Reggio Calabria, ove, stante l'entità di taluni appalti da avviare, vi poteva essere il rischio d'infiltrazione e/o condizionamento criminale) e utilizzando sul territorio i comitati di indirizzo, organismi interforze, coordinati da dirigenti prefettizi, cui partecipano anche i sindaci con loro delegati e in cui vengono direttamente mediati o portati all'attenzione dello scrivente le problematiche emergenti del territorio.
Le iniziative della prefettura sono state portate all'attenzione del Viceministro e del gabinetto del Ministro e sono in linea con la recente direttiva dello stesso Ministro dell'interno n. 17102/128/1 del 5 marzo 2007, nonché con il protocollo sottoscritto con l'ANCI e con l'UPI. Verso gli enti locali ci si è mossi affiancando agli atti di rigore dell'accesso e dello scioglimento un'attività di prevenzione, non intesa in senso tecnico ma, piuttosto, fondata sulla competenza generale del prefetto e, quindi, sulla capacità d'intervento in ausilio ad enti che non hanno da soli la forza di resistere alla pressione criminale, perché spesso privi delle competenze e delle risorse necessarie a reagire alla pressione della 'ndrangheta anche in termini di efficienza e di efficacia dell'attività amministrativa e, conseguentemente, di consenso e di fiducia da parte della popolazione amministrata. È nel bilanciamento tra attività repressiva e sinergico rapporto di collaborazione con i sindaci la strada sin qui percorsa e che s'intende continuare a percorrere, secondo gli accordi intercorsi anche con gli altri prefetti della Calabria nell'ambito della Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza, tenendo sempre alta l'attenzione anche attraverso un continuo monitoraggio effettuato concordemente fra tutte le forze di polizia e l'autorità giudiziaria, tenendo conto anche dei segnali provenienti dal territorio attraverso esposti, istanze e segnalazioni. In tal senso, i comitati d'indirizzo, con l'attività di mediazione e di monitoraggio che svolgono sul territorio, costituiscono uno strumento prezioso.
Per quel che riguarda le aziende sanitarie, in più documenti sono state sottolineate la difficoltà concreta di conciliare competenze regionali e statali, la necessità di avviare procedure fondate sul pieno


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rispetto del principio di legalità e l'impellenza di rispondere all'esigenza primaria della salute. Le oggettive difficoltà riscontrate dalla commissione straordinaria nella gestione dell'azienda sanitaria di Locri sono riconducibili alla dicotomia esistente tra gli obiettivi sopra indicati che, in quel particolare contesto ambientale, divengono addirittura confliggenti. Al riguardo è stata inoltrata al gabinetto del Ministro dell'interno una proposta di modifica dell'articolo 146 del TUEL (che è stata allegata alla presente relazione) e che tiene conto della necessità di rispettare la dicotomia sopra indicata con meccanismi giuridici d'intervento diversi da quelli attuali.
Mi è stata posta anche una domanda sui risultati ottenuti finora dalla commissione straordinaria dell'ASL di Locri. Ferme restando le difficoltà che la commissione ha dovuto affrontare per aver assunto l'onere della gestione e quindi dell'esatta organizzazione dell'azienda sanitaria, tutte le anomalie che sono state rilevate e indicate dalla commissione di accesso - il cosiddetto rapporto Basitone - sono state annullate. Ovviamente - purtroppo - per l'indicazione perentoria di portare avanti un'azione funzionale, la commissione straordinaria deve procedere anche ad una serie di interventi nei quali è poi sostituita dalla regione, che è la competente esclusiva nel settore della salute pubblica. Peraltro, la commissione straordinaria è nominata dal Governo con una missione precisa, quella di abbattere il livello del condizionamento mafioso nell'azienda sanitaria.
Allo stato attuale, ritengo che le commissioni straordinarie nelle aziende sanitarie locali possano essere distratte dalla gestione complessiva dell'azienda, che, peraltro, soffre di contenziosi pesantissimi sia sul livello personale con i fornitori, sia - specialmente - con le case di cura, con i laboratori e con tutto il contesto della vivibilità di un sistema sanitario pesantemente compromesso. In passato non sono mai pervenute alla prefettura di Reggio Calabria richieste di certificazione antimafia: insieme alla commissione straordinaria sono arrivate le richieste, che sono all'ordine del giorno della prefettura.
Un segnale di grande lungimiranza al quale prestiamo sostegno sarebbe quello di abbattere il debito dell'azienda sanitaria di Locri, ma non a titolo di risanamento, quanto piuttosto per motivi di ordine e sicurezza pubblica, attraverso un intervento straordinario dello Stato che metta quell'azienda nelle condizioni di operare nel migliore dei modi abbattendo il debito (che attualmente ammonta a 130 milioni di euro solo nella struttura di Locri) e pianificando un aggiornamento delle tecnologie in uso. Questa attività consentirebbe alla commissione straordinaria - quindi al Governo - di accreditarsi un successo nell'operazione legato esclusivamente a motivi di ordine e sicurezza pubblica, nel caso di ASL che vengono sciolte per infiltrazione e condizionamento della criminalità organizzata. Il discorso può essere esteso all'ASL di Vibo Valentia, che è stata colpita pesantemente da operazioni delle forze di polizia e della magistratura. Il contesto è estremamente inquietante; l'attenzione dell'autorità giudiziaria che coordina le forze di polizia è molto intenso e - devo confermare - estremamente qualificato, e credo che ci saranno ulteriori risultati in questa attività.
I comuni di Platì, Nicotera, Soriano, San Gregorio d'Ippona, Tropea, Briatico e Cirò Marina e molti altri della regione Calabria sono sottoposti a osservazione da parte dei comitati provinciali per ordine delle autorità di pubblica sicurezza per richieste di accesso amministrativo e, ovviamente, per l'eventuale scioglimento. I comuni attualmente sottoposti a scioglimento (Platì, Nicotera, Soriano e San Gregorio d'Ippona) sono soltanto una piccola parte del contesto preventivo che la Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza sta monitorando con estrema attenzione. Ci rendiamo conto comunque che l'intervento, il provvedimento di rigore è un atto pesantissimo, poiché incide su organismi elettivi nei vari territori.


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Veniamo ora a parlare del porto di Gioia Tauro. L'attenzione su di esso è costante, continua e pressante e, come indicato nel documento allegato alla relazione, si esplica in più direzioni in sinergia tra le varie componenti istituzionali a vario titolo interessate alla gestione e al controllo del porto. È evidente che quando parliamo del porto di Gioia Tauro ci riferiamo all'intera area della piana, dove sono presenti organizzazioni criminali potentissime.Gli interventi previsti dal «Patto Calabria sicura», in termini di incremento di mezzi e personale destinato alle forze di polizia, sono in tal senso estremamente significativi e indicano l'alto livello di attenzione esistente su quella struttura considerata, peraltro, tra le più sicure del mondo. La nomina del prefetto Mori sarà di sicuro impulso per specifiche, ulteriori attività che consentiranno di incrementare i parametri di sicurezza.
Ciò non vuol dire che il porto sia esente da traffici, infiltrazioni e condizionamenti. L'importanza economico-strategica della struttura è ovviamente di enorme interesse per le potenti cosche della zona. Da quando il porto ha avviato la propria operatività tutti gli strumenti di prevenzione e contrasto sono stati utilizzati per arginare l'infiltrazione criminale. I risultati riepilogati nel documento presentato sono in tal senso estremamente significativi. Occorre, comunque, tenere sempre altissimo il livello di attenzione, che deve essere correlato al livello, anch'esso altissimo, della minaccia. Nel contempo, considerata la complessità delle competenze esistenti sul porto, occorre meglio individuare gli ambiti di ciascun attore. Ciò però può avvenire soltanto attraverso la formulazione di un progetto di sviluppo che individui le strategie di intervento e i relativi fondi di finanziamento cui devono affiancarsi, per tracciare un cammino comune, le strategie della sicurezza. In tal senso, sono state concordate specifiche intese con il commissario straordinario per il porto, ingegner De Dominicis, e la regione Calabria. In questo contesto, nella mia relazione ho fatto cenno al ruolo determinante che potranno assumere i servizi di informazione. Ritengo che essi debbano operare attraverso attività non convenzionali non demandate né demandabili alle forze di polizia e all'autorità giudiziaria. Tale attività possono sicuramente costituire dei poli di attrazione e di informazione che possono essere utilizzate e proposte alle competenti autorità giudiziarie. Resta il mio convincimento che i servizi di informazione debbano avere rapporti solo ed esclusivamente con gli organismi investigativi a determinati livelli, ma non con l'autorità giudiziaria.
Altro argomento è quello dell'emergenza rifiuti. I comparti della raccolta e smaltimento rifiuti e della depurazione sono ad altissimo rischio anche per gli interessi della criminalità organizzata che, sebbene ancora non pienamente dimostrati, potrebbero essere sottesi a una gestione peraltro interessata da importanti inchieste giudiziarie e caratterizzata da un approccio volutamente caotico, al fine di favorire interessi privatistici, mentre il territorio continua a subire una devastazione ambientale che rischia di avere ulteriori negativi sviluppi, tramutando l'attuale instabile precarietà in impossibilità di gestione. In tal senso, la relazione redatta dal prefetto Ruggiero dopo un pur brevissimo periodo di commissariamento è stata illuminante, perché ha fatto leva sui meccanismi occulti amministrativo-contabili che hanno causato la dispersione di fondi (milioni e milioni di euro) in mille rivoli di cui la società civile non ha in alcun modo beneficiato.
Occorre dunque ricondurre la gestione di questo comparto alla normalità, eventualmente dividendo i percorsi tra risanamento del passato e gestione corrente, affidando il primo a organi statali, mentre la seconda dovrebbe essere pienamente restituita agli enti territoriali. L'intento deve essere però immediato, altrimenti la Calabria rischia in questo settore di andare alla deriva (così come sta accadendo in Campania), considerato che i siti sinora utilizzati sono saturi e che gli impianti non sono più capaci di smaltire il materiale che arriva, essendo sottodimensionati rispetto alle effettive esigenze del territorio.


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La problematica è aggravata dall'esistenza di annosi contenziosi che contrappongono le società private all'ufficio del commissario per il mancato pagamento delle spettanze dovute e che, a sua volta, il commissario non riesce ad ottenere dai comuni. È un circolo vizioso che rischia di portare, entro un brevissimo lasso di tempo, al tracollo dell'intero comparto, con conseguenze destabilizzanti per i già fragili equilibri del territorio.
Nel contempo, tanti sono i segnali di interessamento delle cosche verso un settore che, se gestito secondo logiche imprenditoriali, potrebbe essere estremamente lucroso. Si ripetono, soprattutto nell'ambito della piana di Gioia Tauro, intimidazioni e favoreggiamenti nei confronti della società mista a prevalente capitale pubblico che opera in quell'area. Le motivazioni di tali atti sono ancora da individuare, anche se vi sono ipotesi lavorative che potrebbero essere a breve riscontrate da prove. Approfondite indagini sono, dunque, in corso e la situazione è costantemente e attentamente monitorata al fine di prevenire ulteriori fenomeni degenerativi.
Vengo ora a parlare dell'omicidio dell'onorevole Fortugno. La gravità del fatto delittuoso ha costituito per la Calabria un momento di forte impatto e, nel contempo, l'occasione per una presa di coscienza dell'emergenza di una situazione che tuttavia può cambiare, essendovi i presupposti necessari. La società civile, in tutte le sue compagini, deve cercare di trovare in se stessa la forza e la volontà di attuare tale cambiamento.
Dal punto di vista investigativo i risultati sino ad ora raggiunti sono sicuramente di notevole pregio, anche in considerazione dell'immediatezza della risposta data dagli investigatori e dall'autorità giudiziaria. Sono dunque necessari ulteriori approfondimenti per colpire eventuali ulteriori mandanti. Chiarire definitivamente tale contesto consentirebbe forse di meglio valutare anche l'origine delle minacce dirette all'onorevole Maria Grazia Laganà, nei cui confronti l'attenzione è massima e costante, e nel contempo dare una risposta definitiva a tutti coloro (in primo luogo ai giovani della Locride) che chiedono di capire come sia possibile che un evento simile possa accadere e allo stesso tempo perché la Calabria debba periodicamente essere scossa da così gravi accadimenti. In tal senso, gli stessi giovani chiedono un concreto aiuto per costruire un futuro diverso e non essere costretti ad asservirsi a determinate logiche distorte, evitando così l'alternativa di fuggire dalla loro terra per mettere a frutto altrove, come spesso accade, il bagaglio di valori e di conoscenze che possiedono. Ancora una volta, tale voglia di riscatto rischia di essere dispersa, perché la spontaneità della protesta seguita al delitto dell'onorevole Fortugno è stata sommersa da un mare di polemiche, strumentalizzazioni e divisioni che hanno messo a forte rischio un patrimonio che andava invece sostenuto con azioni concrete per poter ulteriormente crescere.
È stato questo l'intento del progetto «Giovani della Locride» finanziato dal PON Sicurezza, che comprende un insieme di azioni volte a favorire l'aggregazione giovanile con la realizzazione di apposite strutture e la valorizzazione del patrimonio di cultura locale, creando possibili incubatori di attività imprenditoriali. Ma a quel progetto devono aggiungersi altri interventi finalizzati a costruire una rete istituzionale di iniziative volte a favore dei giovani che intendono mostrare il volto e il destino della terra in cui sono nati e in cui vogliono continuare a vivere, sicuri di poter esprimere i valori sani di cui sono portatori convinti in piena libertà e sicurezza.
In quest'ottica, e anche per una propositività generale ed emblematica, la costruzione del nuovo tribunale di Locri assume un significato particolare. La gara precedentemente bandita è stata da me annullata, poiché tutte e cinque le imprese erano state interdette. Si procederà comunque a costruire il tribunale di Locri; lo si farà insieme al Ministero della giustizia. Il titolare del dicastero, su proposta della prefettura di Reggio Calabria, ha condiviso le motivazioni per una segretazione


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della gara, per cui credo che entro questo mese nel comune di Locri si potrà procedere a una nuova indizione del bando di gara, in modo da poter avere una ripresa dell'attività che in quel territorio è sicuramente estremamente significativa. In questa circostanza ho proposto al comando generale dell'Arma dei carabinieri di progettare anche la costruzione della sede del reparto territoriale - avendo avuto dal comune la disponibilità del suolo necessario - che si affiancherebbe alla struttura del nuovo tribunale di Locri.
Altro argomento da analizzare è riferito alla situazione delle cosche calabresi, alle loro modalità organizzative e alle forme di integrazione. Alcuni capicosca, quali De Stefano e Morabito, sono stati arrestati, e occorre capire cosa potrà accadere. Ancora, ci si chiede se sia possibile conoscere la struttura militare che supporta le cosche e quella dei cosiddetti «colletti bianchi», così come i rapporti intercorrenti tra 'ndrangheta, massoneria, stampa, politica e magistratura, decentrati nella 'ndrangheta del nord.
La struttura della `ndrangheta è ormai nota, così come è conosciuta la sua capacità pervasiva, accresciutasi in modo esponenziale stante la concreta capacità di espandersi in ambiti d'influenza sempre più vasti e che toccano tutti i continenti. La violenza attraverso cui la 'ndrangheta si esprime le ha consentito di esercitare un potere notevolissimo sul territorio calabrese, costringendo con la capacità d'intimidazione la parte sana della popolazione, che pare costituire la stragrande maggioranza, a una silenziosa acquiescenza che ha la propria regola d'oro nella formula (diffusissima anche nel comune interloquire) di «farsi i fatti propri». È una regola che si alimenta di omertà e individualismo, impedendo alla società calabrese di essere veramente tale. Con un paradosso si potrebbe dire che in Calabria un vero e proprio tessuto sociale non esiste, e tale carenza si riflette a ogni livello: sia nella parte buona sia in quella criminale esistono solo le famiglie, chiuse nei loro ristretti ambiti. Il parallelismo esistente tra la parte sana e quella criminale della popolazione è notevolissimo e trova le radici nei valori tradizionali della cultura calabrese fondata sul «familismo». Ma anche la parte sana, intimidita e scoraggiata, o è fuggita dalla Calabria o ha cercato di muoversi con cautela e senza compromettersi, tarpando così ogni possibilità di sviluppo per l'incapacità di aprirsi verso gli altri e di fare «rete», limitandosi a coltivare il proprio spazio limitato. La parte criminale è riuscita, invece, dopo anni di faide e contrapposizioni, a costruire una situazione di equilibrio che consente, anche attraverso alleanze provvisorie o di medio e lungo termine, di realizzare veri e propri cartelli, di prosperare ed accrescersi, dimostrando una notevolissima capacità imprenditoriale e di penetrazione nei mercati finanziari.
Adattabilità e tradizione, continuità e trasformazione: queste sono le caratteristiche attuali della 'ndrangheta. Si riferisce qui la terminologia usata da Antonio Nicaso e Nicola Gratteri in Fratelli di sangue, in cui emerge, da un'analisi approfondita compiuta dalla magistratura e dagli investigatori in tanti processi in Italia e anche all'estero, che le `ndrine sono presenti pressoché dovunque con i loro molteplici traffici. La presenza delle cosche calabresi è stata infatti accertata, oltre che nel centro Europa, in America, in Australia, nei Paesi dell'est europeo ed asiatico e, di recente, anche in nord Africa. Se questa capacità di penetrazione imprenditoriale venisse utilizzata nell'ambito di percorsi di legalità e fosse indirizzata allo sviluppo e non ad alimentare il crimine, la Calabria sarebbe una terra ricca. Invece, le caratteristiche di questa terra sono un'economia asfittica, tassi di disoccupazione tra i più elevati d'Europa, spazi limitati di libertà, giustizia e sicurezza; mentre le tante importanti battaglie vinte dallo Stato nella continua guerra contro le cosche non riescono a mutare il volto di una società bloccata da mille vincoli e intimidita da una presenza violenta che trova nel proprio territorio di origine le forze e le competenze necessarie per potersi espandere.


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La forza della 'ndrangheta è nell'esasperazione in negativo di quei valori familistici che costituiscono la radice della cultura calabrese; la famiglia custodisce, racchiude in se stessa e protegge divenendo di fatto impenetrabile. Da qui la difficoltà, in Calabria, di individuare collaboratori, anche se ultimamente cominciano a notarsi taluni segni di cedimento e qualche crepa nel muro della solidarietà omertosa inizia ad aprirsi, lasciando intravedere spazi inusitati che i tradizionali collaboratori non possono più garantire perché testimoni di un contesto ormai trasformatosi, in continua evoluzione e connotato da un notevole e rapido grado di adattamento. Tale camaleontica possibilità di cambiamento è dimostrata anche dalla celerità con cui le 'ndrine si riorganizzano al loro interno dopo aver subìto arresti importanti, anche di capi storici che per anni hanno dominato la scena. Non esistono vacanze di potere: il capo continua infatti a esercitare il proprio potere direttamente, anche dal carcere, o indirettamente, attraverso chi immediatamente lo sostituisce nella gerarchia del comando.
Dai procedimenti in corso emerge l'esistenza di dinamiche che consentono di mantenere sempre salda ed efficiente la rete operativa, contribuendo ad aumentare i livelli di affidabilità della `ndrangheta nei mercati del crimine, anche per la dimostrata capacità di sottomettere la cultura della violenza ai dettami della razionalità economica, divenendo sempre più ricca, mentre la Calabria rimane attestata ai livelli più bassi degli indicatori di sviluppo e reddito. È una contraddizione palese e profondamente ingiusta, che non riesce a trovare un percorso risolutivo proprio per quella storica acquiescenza cui prima si faceva cenno, per quell'incapacità di fare sistema e reagire insieme, fatte salve le tante manifestazioni corali di protesta, inutili e forse controproducenti, se alle stesse non seguono atti concreti di inversione di rotta, poiché diventano canali di disillusione. Da qui l'impellente necessità che dalle istituzioni partano segnali di profonda novità in relazione anche all'utilizzo delle ingenti risorse finanziarie che giungeranno a breve sul territorio calabrese con la programmazione comunitaria per il periodo 2007-2013, che deve necessariamente costituire un'occasione di crescita e di sviluppo.
Nella collaborazione stretta tra Stato ed enti territoriali e nel partenariato con le forze sociali e imprenditoriali sane va individuato il percorso da costruire insieme, abbandonando definitivamente dannosi personalismi e logiche di collusione che alimentano e accrescono il potere criminale.
Al fine di meglio incidere in tale contesto, è in corso di realizzazione un progetto di informatizzazione della mappa delle cosche, che dovrebbe consentire agli investigatori di disporre a breve di uno strumento di rapida consultazione, con l'indicazione di affiliati e fiancheggiatori delle `ndrine sparse sull'intero territorio regionale.
Nella mia relazione ho fatto già cenno a un'attività che va avanti ma che non è di facile realizzazione, essendo la popolazione criminale delle 'ndrine difficilmente individuabile, se non attraverso un accurato esame del contesto familiare. Ovviamente, quando parlo della situazione della società calabrese mi riferisco anche all'insipienza che la pubblica amministrazione, specialmente quella decentrata, ha mostrato in tutti questi anni, sperando che essa possa recuperare credibilità e quindi affermare la propria affidabilità in modo tale da sollecitare il cittadino a crederci.
Circa il rapporto tra il territorio calabrese e l'attività di impresa in tutte le sue forme, esso è stato storicamente caratterizzato da un evidente tratto di complessità per i tanti fattori che hanno condizionato lo sviluppo di una vera politica imprenditoriale, ancora oggi di difficile individuazione in un contesto dove carenza di strategia di programmazione e sistema socio-culturale legato a un'economia agro-pastorale si coniugano in negativo con i vincoli strutturali costituiti dall'assenza di vie di comunicazione e dall'insufficienza dei collegamenti stradali, ferroviari, aerei. A ciò si aggiungono le


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lentezze e le pastoie burocratiche che, talvolta per inefficienza e talvolta per timore di rimanere coinvolti in situazioni poco chiare, inducono a una parossistica cautela che finisce con il costituire ulteriore intralcio. È una concatenazione di cause tra loro strettamente connesse che trova ulteriore aggravio nel continuo susseguirsi di fallimenti e truffe, arresti e intrecci con la criminalità emersi da inchieste giudiziarie che danno uno spaccato devastante non solo dell'imprenditoria calabrese, spesso sottomessa se non collusa, ma anche dell'imprenditoria che proviene da altre regioni e che si adegua alle dinamiche locali, compromissorie e dannose, perchè incapaci di produrre, in gran parte dei casi, reddito e sviluppo.
È chiaro che non può farsi di tutta l'erba un fascio e che esistono anche nicchie di alta competitività e capacità produttiva che vanno aiutate a resistere e sostenute, anche dal punto di vista dell'immagine, per far capire che la Calabria ha risorse impensabili. Ed è questa la direzione intrapresa a supporto delle associazioni industriali delle cinque province attraverso le seguenti azioni: la pubblicazione sull'inserto Economy della rivista Panorama di un'ampia rassegna delle imprese che «tirano» in Calabria e il cui valore aggiunto è certamente superiore a quello di un'impresa delle zone industriali del nord o del centro Italia, operando in ambiti complessi e che disincentivano l'iniziativa imprenditoriale, piuttosto che favorirla; la realizzazione di tavoli di concertazione alla presenza dei soggetti istituzionali di riferimento - il Ministero delle attività produttive e i competenti assessorati regionali - per promuovere percorsi di sviluppo, legalità e sicurezza a favore dell'imprenditoria sana, tenendo conto delle varie possibilità di incentivi esistenti e soprattutto delle occasioni di sviluppo offerte dalla programmazione 2007-2013 del PON Sicurezza e del POR Calabria, con particolare attenzione al sistema creditizio e alla necessità d'internazionalizzazione delle imprese disponibili e in grado di costituire, con l'aiuto della regione, percorsi di tal genere.
Particolare attenzione, altresì, è stata rivolta al sistema industriale connesso all'area portuale di Gioia Tauro, dove si è aperta una nuova fase legata alla nomina del commissario straordinario per il porto di Gioia Tauro, nella persona dell'ingegner De Dominicis, che svolgerà, senza interferire con le competenze dell'autorità portuale, un'attività di regia tra i vari soggetti ivi presenti, al fine di riorganizzare il sistema complessivo dei trasporti e della logistica.
Ogni attività sarà concertata con la regione ed entro tre mesi sarà predisposto un piano da presentare al Governo. È un'occasione unica per l'imprenditoria calabrese che deve essere aiutata ad emergere e garantita in termini di sicurezza.
In tal senso, così come già accaduto per il sistema delle grandi opere (autostrada, strada statale 106, diga sul Menta) verranno sottoscritti appositi protocolli di legalità con l'intervento anche dei gruppi interforze per i necessari controlli antimafia preventivi.
Passando ora alle associazioni antiracket e antiusura (modello di organizzazione degli operatori economici), quelle costituite in questa provincia sono 7, le prime attive da circa dieci anni; la prima iscrizione all'albo prefettizio risale al 13 luglio del 1996. Non se ne registrano comunque molte, poiché in effetti in tutta la regione sono solo 8, al di là delle fondazioni che si occupano di usura. Nei loro statuti tali associazioni si pongono lo scopo di vincere la solitudine di chi è oggetto di estorsione e/o di usura, operare un raccordo fra le vittime dei reati in parola e le istituzioni, ottenendo il massimo risultato con il minimo livello di esposizione individuale, garantire una valida prospettiva di sicurezza, con salvaguardia dai rischi di rappresaglie proprio in virtù della natura collettiva della denuncia. Di fatto, però, l'incidenza su un territorio fortemente gravato dai fenomeni del racket e dell'usura (i dati relativi alla sola provincia di Reggio Calabria, aggiornati al 13 marzo 2007, registrano 69 denunce per estorsione e zero per usura) è estremamente limitato, anche per gli oggettivi limiti che la legislazione


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vigente pone, tant'è che la prefettura - in collaborazione con magistratura ed organi di polizia - ha ritenuto di presentare una proposta innovativa, approfondendo taluni aspetti del fenomeno del racket e dell'usura, con la finalità di individuare le criticità del sistema di tutela rivolta alle vittime di episodi estorsivi ed usurai, per incentivare le denunce e rafforzare le garanzie offerte.
Il dato di partenza è la constatazione che, a fronte di un vero e proprio sistema criminale imperniato sul pizzo e sull'usura e ampiamente radicato nel territorio del comune di Reggio Calabria e in provincia, solo in pochissimi casi sono state presentate denunce all'autorità giudiziaria. Le modifiche normative proposte hanno lo scopo di raggiungere l'obiettivo di una maggiore e più celere attuazione delle finalità della legge attraverso la semplificazione delle procedure vigenti e il rilancio del ruolo delle associazioni.
Preso atto che le denunce non vengono presentate perché l'operatore economico non si sente sufficientemente tutelato, è stato proposto che la collaborazione del medesimo possa essere fornita anche per il tramite delle associazioni antiracket e delle fondazioni antiusura, prevedendo così che queste ultime possano svolgere un ruolo, non già di solo ausilio, conforto o assistenza all'imprenditore/commerciante, ma di vero e proprio tutoraggio, con espletamento di pubblico servizio e, come tali, legittimate da un lato a ricevere la collaborazione dei soggetti taglieggiati e, dall'altro, obbligate a farne rapporto agli organi inquirenti.
Ancora, nell'ottica di rilancio del ruolo delle associazioni, considerate un essenziale valore aggiunto, potrebbe delinearsi il gratuito patrocinio per le vittime del reato, assicurato dai predetti sodalizi supportati da un sostegno economico-finanziario dello Stato.
Stato ed associazioni devono fare dunque sistema al fine di inserire la vittima in un circuito che la renda forte e capace di reagire di fronte alla protervia criminale. Occorre, però, anche in questo caso, un mutamento culturale, di uscita, cioè, dall'usuale individualismo in cui spesso anche le buone intenzioni delle associazioni approdano, perpetrando così all'infinito il circuito delle doglianze ripiegate su se stesse senza capacità di effettiva reazione.
Qui devo registrare che i testimoni di giustizia meritano un'attenzione molto più particolare di quella che attualmente lo Stato e il sistema sicurezza offrono loro. C'è una grande solitudine dei testimoni di giustizia, come se fossero a un certo punto diventati ingombranti. È un auspicio che dal territorio calabrese viene formulato affinché ci sia un'attenzione molto più puntuale, nel senso di «sentimento delle istituzioni» nei confronti di cittadini che, nel giro di pochi minuti, si vedono costretti a sconvolgere la propria esistenza, non solo quella professionale ma anche quella familiare e dei propri figli. Ne ho una diretta conoscenza, perciò affido alla valutazione di questa onorevole Commissione una riflessione su questo punto.
Altro argomento è quello delle misure di prevenzione patrimoniale. Il «Programma Calabria», sin dalla sua prima redazione, ha individuato nelle misure di prevenzione personali, ma soprattutto patrimoniali, uno strumento fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata, considerato che, aggredendo i patrimoni, si ottiene il doppio risultato di abbattere la capacità economica delle cosche e di intaccarne la credibilità sul territorio. Per la verità, quando parlo di territorio mi riferisco non soltanto al territorio calabrese ma anche a quello nazionale e perfino internazionale.
Nel tempo sono state così delineate e via via perfezionate strategie più penetranti, applicate in tutto il territorio calabrese, con l'istituzione di un «desk interforze» coordinato dalla DIA, per la condivisione delle informazioni relative a determinati gruppi criminali individuati nelle varie province, in sede di comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. I risultati sono stati notevoli: solo nell'anno 2006 sono stati proposti sequestri, nella provincia di Reggio Calabria, per un valore pari a 6 milioni di euro. Per la sola zona ionica,


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nel primo semestre del corrente anno sono stati proposti sequestri per un importo pari a circa 4 milioni di euro.
È doveroso rilevare che le accennate proposte costituiscono il frutto di una vera e propria investigazione condotta in maniera ineccepibile, al fine di avere certezza di giungere alla confisca definitiva del patrimonio criminale.
L'altro strumento utilizzato è stato quello dell'attivazione, per oltre 200 posizioni nella sola provincia di Reggio Calabria, dell'articolo 12-sexies della legge n. 356 del 1992, con sequestri per un valore di oltre 2 milioni di euro.
Il mutamento di metodologia è stato, pertanto, fruttuoso.
I risultati di tale attività rischiano però di essere in parte vanificati da alcune discrasie derivanti dalle norme vigenti e che riguardano sia l'accertamento definitivo - in sede giudiziale - del bene da confiscare, che avviene secondo una tempistica estremamente lunga, sia la gestione del bene nella fase del sequestro e poi della confisca. Con un recente studio la prefettura di Reggio Calabria ha proposto alcune modifiche alla norma (riportate nel documento allegato alla relazione), tese a rivitalizzarla e renderla più incisiva. La Conferenza regionale di pubblica sicurezza, in stretta collaborazione con l'Agenzia del demanio, ha inoltre attivato: un continuo monitoraggio dei beni confiscati sia prima della consegna agli enti sia successivamente, anche allo scopo di intervenire con la nomina di un commissario ad acta, laddove il bene continui ad essere occupato dal soggetto colpito dal provvedimento di rigore; un protocollo con il comune di Reggio Calabria per la consegna di 30 beni che dovranno essere utilizzati con l'ausilio della prefettura per fini sociali.
L'attuale normativa non consente di andare oltre e si auspica una celere novazione della stessa anche al fine di superare tali oggettive difficoltà accennate dagli stessi commissari nelle loro domande, allorquando fanno riferimento alle difficoltà incontrate dagli amministratori dei beni per garantirne la competitività sul mercato.
Occorre poter affidare le imprese a imprenditori veri e di comprovata affidabilità, sia sotto l'aspetto morale, sia sotto quello professionale. Il rischio che si corre, al contrario, è di consegnare il bene agli stessi destinatari della confisca, come più volte accertato in tanti procedimenti penali.
Mi è stata sottolineata una certa disattenzione nei confronti della Locride. Gli interventi effettuati nella regione - ed anche nella Locride - dal 1999 in poi sono ragguardevoli, specialmente nei confronti di alcune famiglie storiche della Locride «khomeinista». Vi sono beni ed attività sequestrate che hanno consentito di dare dei segnali veramente significativi alla popolazione. Per citare un solo episodio, erano anni che a Gioia Tauro non si usciva a sbloccare la situazione di un immobile destinato ad essere sede della Guardia di finanza, in quanto occupato dallo stesso destinatario del provvedimento. Il soggetto in questione è stato invitato in prefettura e gli è stato detto che dopo quattro anni doveva semplicemente andarsene senza attendere un provvedimento esecutivo. Egli ha chiesto soltanto una proroga di tre mesi, trascorsi i quali ha liberato l'immobile, ponendo fine ad una controversia che, tra l'altro, metteva a rischio anche il finanziamento. Tutto questo per dire che non si può mettere il singolo, l'amministratore locale in condizioni di sofferenza, né si possono pretendere atti di eroismo da parte di queste persone. È il sistema di sicurezza che deve intervenire, è il prefetto: così è stato. Il senatore Malvano sa perfettamente a cosa mi riferisco e qual è la famiglia di Gioia Tauro che abbiamo colpito, poiché credo che la richiesta alla questura sia stata fatta proprio ai tempi della sua gestione. Finalmente il bene è stato liberato e grazie al finanziamento l'immobile è stato utilizzato dalla Guardia di finanza.
Passiamo ora a parlare dei sequestri di sostanze stupefacenti. I processi dicono che il territorio calabrese è in gran parte


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sottratto al transito di droga e armi al fine di evitare un accentuarsi dei controlli che, comunque, esistono e che vengono concentrati soprattutto sul porto di Gioia Tauro. In quella sede gli uffici doganali e la Guardia di finanza sono stati dotati di strumentazioni speciali che, sia pure a campione, consentono il controllo capillare dei container. Il dato dei sequestri di sostanze stupefacenti, così come riportato in relazione, è comunque in sensibile aumento nell'ultimo anno, così come in aumento risultano anche le segnalazioni e gli arresti (rispettivamente del 16 per cento e del 26 per cento nell'anno 2006). L'impegno è straordinario, da parte sia delle forze di polizia sia della magistratura, e va arricchito con la cooperazione informativa tra gli organismi nazionali e internazionali; in tal senso si sta già lavorando con l'apertura di un apposito tavolo presso la Direzione centrale dei servizi antidroga, che ha trovato rapido riscontro sul territorio regionale, avendo tutti i prefetti della Calabria organizzato apposite riunioni dei comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica per favorire l'interscambio informativo tra gli organismi investigativi attraverso la costituzione di un vero e proprio circuito che coinvolga anche i livelli internazionali.
Sono state poste infine alcune domande da parte del presidente. Mi ha chiesto innanzitutto dell'eventuale esistenza di procedimenti relativi all'espulsione dalle associazioni di categoria di imprenditori condannati per mafia. Tali procedimenti non risultano alla prefettura di Reggio Calabria.
Mi ha domandato delucidazioni circa l'esistenza di richieste di certificazioni antimafia da parte delle aziende sanitarie: sono state introdotte in seguito alla relazione Basitone. Ovviamente per gli accreditamenti alle strutture private al momento non risultano richieste di questo tipo.
Quanto alla possibilità di definire l'omicidio dell'onorevole Fortugno un omicidio politico-mafioso, sulla base delle risultanze investigative devo dire che comunque vi è stato un risultato di un certo livello. Pronunciarmi su un'evoluzione investigativa credo sarebbe azzardato da parte mia e sarebbe una valutazione del tutto personale.

PRESIDENTE. La definizione è del procuratore Grasso.

LUIGI DE SENA, Prefetto di Reggio Calabria. Il procuratore Grasso la può fare, ovviamente!
Altra domanda è se esista una mappa dei funzionari della pubblica amministrazione condannati per il reato di corruzione che continuano a permanere nel proprio posto di lavoro, senza attivazione di alcun procedimento disciplinare. Questa mappa non esiste. Per la verità, ho preso contatti con il commissario straordinario anticorruzione sulla base anche di un lavoro notevolissimo che egli ha svolto, specialmente per quanto riguarda la ASL n. 8 di Vibo Valentia, e credo che qualcosa insieme la stiamo costruendo.
Quanto all'inamovibilità dalla sede per la magistratura e le forze di polizia, il presidente mi ha chiesto se la rotazione non possa costituire un fattore innovativo: rispondo in senso nettamente positivo. Per quanto riguarda le forze di polizia, una rotazione anche nel solo ambito regionale potrebbe sicuramente sollecitare una migliore conoscenza del territorio.
Mi ha chiesto inoltre se esista una mappa degli insediamenti della `ndrangheta al nord. Essa esiste, e stiamo cercando di allargarla a tutti i fiancheggiatori, non soltanto agli affiliati ma anche ai prestanome. Ovviamente siamo in attesa che il progetto macro possa essere completato, anche se esso raccoglie dati giudiziari, per la verità. Forse alle forze di polizia occorrerebbe più un'intensificazione dell'attività informativa.
È stata svolta poi un'osservazione sul protocollo d'intesa firmato con i comuni per la gestione dei beni confiscati, il quale non risolverebbe il problema della gestione dei beni e sarebbe solo un «discarico di coscienza» per l'Agenzia del demanio, che a breve potrà dichiarare il raggiungimento del proprio obiettivo. A dire il vero, personalmente,


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negli ambiti del sequestro e della confisca di beni, ho lavorato molto bene con l'Agenzia del demanio, ho avuto grande sostegno. Quando in sede di conferenza regionale abbiamo dovuto attuare delle sinergie non abbiamo assolutamente riscontrato né titubanze, né perplessità, né ostacoli.
L'ultimo punto si riferisce al vincolo di segretezza sui rapporti delle commissioni di accesso. Per la verità la documentazione di queste commissioni è sottratta all'accesso. Ritengo che la segretezza debba essere confermata, in quanto si tratta di rapporti che si fondano su informazione di polizia, non su dati giudiziari. Ovviamente, poiché vanno a sostenere iniziative di scioglimenti sulla base di una serie di considerazioni o di dati che sicuramente non rivestono la qualità di prova, credo che debbano rimanere riservati in quanto la loro evoluzione in sede giudiziaria potrebbe addirittura essere favorevole all'interessato o al controinteressato.

PRESIDENTE. La ringrazio, prefetto De Sena, per le risposte che ci ha fornito sui temi che sono stati posti, che approfondiremo nel corso della missione che la Commissione svolgerà a breve a Reggio Calabria.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15.40.

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