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Seduta del 17/10/2007


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Seguito dell'esame della proposta di relazione sullo stato di attuazione della normativa e delle prassi applicative in materia di sequestro, confisca e destinazione dei beni alla criminalità organizzata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito dell'esame della proposta di relazione sullo stato di attuazione della normativa e delle prassi applicative in materia di sequestro, confisca e destinazione dei beni alla criminalità organizzata, già illustrata alla Commissione dall'onorevole Lumia nella seduta dell'11 luglio 2007.
Data anche l'importanza della materia - che questa Commissione ha affrontato sin dal primo momento, all'atto del suo insediamento, e successivamente con il lavoro istruttorio, di audizione e di approfondimento - invito i colleghi a svolgere un dibattito approfondito e ricco. Ritengo di interpretare anche la volontà del relatore affinché questo sia un dibattito aperto; è infatti interesse dell'intera Commissione giungere a una relazione ampiamente condivisa, tale da avere la forza poi di sostenere in Parlamento - in modo altrettanto largamente condiviso - le modifiche legislative che tutti avvertiamo debbano essere apportate in materia di sequestri e di confisca, al fine di rendere più efficace e incisivo questo strumento, per noi irrinunciabile, di aggressione alla criminalità organizzata e alle mafie. Quindi più la discussione sarà ricca, più lavoreremo ovviamente assieme, innanzitutto per la responsabilità del relatore di realizzare una sintesi che raccolga quanto di condiviso vi è stato già nel lavoro istruttorio di questi mesi, e poi per sostenere nell'attività parlamentare - ognuno per il proprio gruppo e tutti insieme come volontà condivisa dell'intera Commissione parlamentare antimafia - le modifiche legislative ritenute necessarie sulla base di questa relazione.
Scusatemi per questa introduzione, però per l'importanza che noi attribuiamo - e con noi tutti i soggetti che abbiamo ascoltato nel corso delle audizioni - al tema delle confische e delle aggressioni dei patrimoni, e alla luce anche della ricchezza delle proposte e dei contenuti avanzati nella relazione illustrata dal vicepresidente Lumia, ritenevo necessario invitarvi a dar vita a un dibattito ricco e approfondito.
È iscritta a parlare, per il primo intervento, l'onorevole Napoli. Le do la parola.

ANGELA NAPOLI. Grazie, presidente. Inizio doverosamente con il ringraziare il relatore, il vicepresidente onorevole Lumia, per il lavoro prezioso che ha proposto alla Commissione su un tema richiesto da


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più parti e fatto proprio - credo - da ciascun componente della Commissione per la necessità di pervenire a modifiche idonee a supportare realmente l'aggressione ai patrimoni illeciti della criminalità organizzata. Devo però fare alcune premesse, prima di entrare nel merito di alcuni punti che mi sembra debbano essere maggiormente vagliati.
Mi riferisco in primo luogo al rapporto reale esistente tra il nostro studio - e quindi ciò che emergerà anche in termini di relazione e di proposta, che non so se verrà tradotta in una proposta di legge - e l'attività del Governo sull'argomento. Credo infatti che il Governo abbia già fissato dei paletti che personalmente disapprovo: mi riferisco alla reintroduzione - non per la persona, assolutamente - di un commissario governativo che forse avrebbe (non conosco il decreto, non conosco i termini di questa nomina) le stesse funzioni in precedenza proprie del commissario presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ritengo questa nomina (ribadisco, non per la persona, ma proprio per il fatto in sé) anche un po' invasiva rispetto al lavoro che la Commissione sta producendo; non conosciamo le funzioni e non sappiamo fino a che punto andranno ad incidere...

PRESIDENTE. Onorevole Napoli, attualmente non sono note neanche al commissario.

ANGELA NAPOLI. Ma la mia critica è forse anche in questo senso: non è fine a se stessa, ma è una critica reale. Non sappiamo fino a che punto le funzioni del commissario incideranno automaticamente sia nella definizione della nuova legge che si vorrà varare, sia nei rapporti con la stessa agenzia nazionale. Infatti in questa relazione l'onorevole Lumia recepisce la critica generale - da parte sia dei componenti, sia dei rappresentanti delle istituzioni udite - nei confronti del demanio rispetto alla gestione dei beni confiscati. Ripeto, non sono chiare le funzioni di questa istituzione, se incideranno sul nostro lavoro, se il Governo avrà intenzione di tener conto delle critiche che potremmo muovere sull'Agenzia del demanio e quant'altro. Mi piacerebbe che questo aspetto venisse chiarito.
Chiedo scusa se non sono stata presente - ero fuori sede, - alla seconda audizione del Ministro dell'interno. Mi ero iscritta a parlare e una delle domande che avrei voluto porre era proprio questa; il Ministro dell'interno è venuto a parlarci di determinati punti sulla legge relativa alla confisca dei beni, però poi di fatto ci siamo trovati di fronte a una nomina già compiuta.
Passando al merito della relazione e ai punti che ritengo meriterebbero maggiore attenzione, vi è un'attenta valutazione, anche in termini propositivi, su quella che il relatore giustamente definisce la seconda area, ovvero la confisca, la gestione e la destinazione dei beni. Vi è una giusta valutazione, il superamento dei punti di criticità, ma mi sembra un po' superficiale la trattazione della parte relativa alla prima area. Infatti, tutti noi - e il presidente Forgione lo ha fatto sin dall'inizio nella sua relazione programmatica - siamo convinti della necessità di questa funzione di prevenzione, ossia dell'aggressione ai patrimoni illeciti. Siamo altrettanto convinti che occorra individuare un modo per abbreviare i tempi intercorrenti tra le fasi di sequestro, di confisca, di gestione e così via. Tuttavia, quando è stata approvata la normativa sulla confisca dei beni - la legge n. 109 del 1996 - la criminalità organizzata non era strutturata com'è attualmente e pertanto in quel momento la legge andava benissimo per individuare il bene illecito. Oggi la criminalità organizzata si è fatta furba, svolge un'attività incomparabile di riciclaggio e di incremento dei propri beni ed ha escogitato forme per non evidenziare la proprietà del bene illecito. Per poter parlare davvero di aggressione del bene, a mio giudizio, prima di tutto occorre partire da un'attenta valutazione delle forme di individuazione del bene illecito. Conosciamo tutti il problema dei prestanome, dell'attività di riciclaggio che porta all'acquisizione di patrimoni finanziari all'estero sui


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quali diventa impossibile l'aggressione. Sta di fatto che, a mio avviso, manca qualcosa che possa supportare questa prima fase dell'individuazione dell'illiceità del bene.
Per esempio riterrei utile - ma non essendo un giurista non ho il supporto costituzionale di questa mia proposta - una proposta di legge sull'inversione dell'onere della prova. Credo che una normativa siffatta potrebbe far emergere i prestanome e permetterebbe di cominciare ad aggredire davvero i patrimoni illeciti. Quando leggo sulla stampa (anche se raramente, perché forse ultimamente vi è una maggiore attività di prevenzione) che sono stati sequestrati beni ad una cosca per un valore di tot euro, personalmente sorrido: è un valore che al comune cittadino può sembrare anche eccessivo, ma chi come noi conosce il potere economico delle singole cosche capisce che quel bene sequestrato è nulla rispetto alla totalità dei beni posseduti. Credo quindi che sulla prima area andrebbe concentrata una maggiore attenzione.
Passo ora all'agenzia nazionale del demanio. Qui mi ricollego al discorso fatto da me inizialmente come punto di critica: dobbiamo definire le sue funzioni, decidere il luogo in cui deve essere collocata, stabilire quali funzioni le debbano essere affidate e quali rapporti debba mantenere rispetto a tali funzioni, che dovranno essere necessariamente ridefinite. Forse occorre maggiore coraggio nella definizione di queste funzioni e di questi limiti, chiarendo meglio la parte relativa alla valutazione e alla confisca dei beni immobili.
Cerco di spiegarmi meglio. A pagina 24 della relazione si trova una classificazione dei beni in beni mobili, immobili e aziendali. Per quanto riguarda i beni immobili, in questa parte non si fa riferimento al contenuto - relativo sempre ai beni immobili - della legge finanziaria per il 2007. Il riferimento viene poi ripreso a pagina 49: credo che anche la parte della legge finanziaria che amplia la possibilità di acquisizione dei beni, affidandola non solo ai comuni ma anche alle province e alle regioni, vada definita in maniera chiara. In sostanza, deve esistere qualche organismo che individui quale ente locale possa diventare possessore del bene confiscato, perché dall'approvazione della legge finanziaria ad oggi non ho riscontrato nemmeno questa «corsa» - che potrebbe, dovrebbe diventare tale - ossia la «corsa» a diventare proprietario del bene confiscato. Nella rivisitazione della legge, secondo me, bisognerebbe anche dare delle definizioni: questo bene può essere gestito dalla regione, questo dalla provincia e quello dai comuni. Infatti è vero che, allo stato attuale, non vi è una corsa da parte dei comuni, né delle province, né delle regioni ad acquisire un bene immobile confiscato, ma è altrettanto vero che la rivisitazione della legge dovrebbe portare invece a un incoraggiamento, perché altrimenti rimarremmo con i dati attuali dei beni confiscati, che purtroppo non vengono affidati perché attualmente in particolare sono i comuni che vengono interessati, e sappiamo benissimo tutto quanto vi è dietro l'acquisizione di un bene confiscato. Quindi credo che anche ciò andrebbe puntualizzato.
Vengo ora al discorso delle aziende confiscate. La relazione - in ciò certamente non c'è da essere contrari - tende a salvaguardare il lavoratore all'interno dell'azienda confiscata. Però stiamo bene attenti: forse cercando di salvaguardare solo l'occupazione finiamo per salvaguardare l'intera illiceità dell'azienda. Cerco di spiegarmi meglio. Molte di queste aziende confiscate perché di proprietà delle cosche mafiose non sono realmente una fonte occupazionale se non sul libro paga o lo sono sempre per persone affiliate ai proprietari. Anche qui, secondo me - fermo restando la necessità, ribadisco, di salvaguardare l'occupazione lecita, ovvero il lavoratore regolare e onesto - occorre stare attenti a non cadere nella trappola dietro la quale si nasconde sempre il proprietario illecito.
Infine, a pagina 44 si parla giustamente della figura degli amministratori giudiziari. Sono perfettamente d'accordo sulla necessità di istituire un albo, di definire la figura dell'amministratore giudiziario, ma credo che vada anche - e forse ciò dovrebbe


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essere previsto per l'intero provvedimento - predisposta una norma transitoria, nel senso di tener conto dell'esistente, di ciò che è già in atto. Non potrà essere immediatamente introdotta una nuova figura di amministratore giudiziario e credo che la fase di passaggio tra una figura e la definizione di una nuova vada anche gestita, altrimenti non cambieremmo nulla.
Sono questi i punti sui quali mi permetto di puntare l'attenzione; non so definire le perfette soluzioni, però credo che vadano maggiormente attenzionati.

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