COMMISSIONE VII
CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE

Resoconto stenografico

INDAGINE CONOSCITIVA


Seduta di giovedì 30 novembre 2006


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIETRO FOLENA

La seduta comincia alle 14,25.

(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata, oltre che attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso, anche mediante la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.

Audizione di rappresentanti di associazioni di tutela dei consumatori.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle recenti vicende relative al calcio professionistico, con particolare riferimento al sistema delle regole e dei controlli, l'audizione di rappresentanti di associazione di tutela dei consumatori.
Vi do il benvenuto nella nostra Commissione. Come sapete, stiamo svolgendo un'indagine conoscitiva sulle recenti vicende di Calciopoli, con un interesse rivolto non a quanto avvenuto - non è compito nostro -, ma soprattutto al sistema delle regole, dei controlli, delle legislazioni, delle norme, sia del Parlamento sia del mondo del calcio, che regolano il settore.
Contemporaneamente stiamo affrontando in aula la nuova legislazione in materia di diritti televisivi del calcio e degli altri sport professionistici, per realizzare una riforma che garantisca le esigenze di tutti e non solo delle società più forti.
Siamo molto interessati ad ascoltare l'opinione delle associazioni dei consumatori. Come sempre, vi chiediamo di fare delle brevi introduzioni. Purtroppo l'aula ha chiuso i suoi lavori con ritardo (alle 14,00, anziché alle 13,30) e riprenderà alle ore 15,30. Abbiamo dunque un'ora di tempo, ma ovviamente potete consegnarci delle memorie che, nell'ambito dell'indagine conoscitiva, verranno raccolte nel volume finale. Do la parola ai nostri interlocutori.

GIAN LUCA DI ASCENZO, Vicepresidente Codacons. Vi ringrazio per l'invito. So che è già stato sentito il presidente dell'Autorità garante per la concorrenza e il mercato, quindi non tedierò la Commissione per ribadire che, in linea di principio, siamo allineati con quanto affermato dal presidente.
Consideriamo nostro compito ribadire un principio fondamentale fra i valori dello sport, in base al quale l'ordinamento sportivo viene considerato l'unico ordinamento sovranazionale in grado di far condividere i principi fondamentali in tutto il mondo. Forse lo sport è l'unica occasione in cui, dalla pax olimpica in poi, tutti i paesi riescono a condividere le medesime regole e a cercare di rispettarle.
Poiché l'evento Calciopoli ha minato i valori che sottendono all'ordinamento del CONI e della disciplina sportiva, riteniamo fondamentale che il legislatore intervenga con iniziative che ribadiscano questi valori, come ad esempio la realizzazione di progetti informativi che evitino di individuare in Calciopoli il modello dello sportivo vincente.


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In Italia il calcio è lo sport più diffuso, nel quale la maggior parte delle persone si identifica. Il calciatore è il modello dello sportivo e dell'uomo di successo, mentre le altre discipline sportive, pur ottenendo grandissimi successi - dalla pallacanestro, alla pallavolo e al nuoto -, non hanno lo stesso impatto. Il timore è che questo modello possa imporsi sui minori che si avvicinano al calcio. Per questo motivo, sosteniamo la necessità di intervenire con progetti di informazione e, ad esempio, di destinare parte dei proventi della vendita dei diritti televisivi alla realizzazione di progetti in collaborazione con ministeri nelle scuole inferiori, con la partecipazione delle associazioni dei consumatori. Questa iniziativa potrebbe contribuire dalla base a ristabilire il rispetto delle regole.
Per quanto riguarda invece i diritti sportivi, concordiamo con quanto rilevato dal presidente dell'antitrust circa la cristallizzazione della normativa. Intervenire oggi con una normativa che disciplini la materia in modo estremamente dettagliato può porre un problema di adeguamento della normativa allo sviluppo tecnologico. Quindi, bisogna tener presente la necessità di intervenire in un settore che ha un grandissimo impatto economico, senza dimenticare che i diritti sportivi sono legati al mondo pubblicitario. Quindi, qui subentra il richiamo al provvedimento dell'antitrust, del giugno dell'anno scorso, che ha sanzionato per abuso di posizione dominante RAI e Mediaset. Vedremo successivamente se esso sarà impugnato al TAR e quali saranno gli ulteriori sviluppi.
A tal proposito, vorrei proporre l'istituzione di un organismo al quale possano partecipare anche i rappresentanti, o un rappresentante designato dal Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, che lavori a un tavolo nel quale siano protagoniste le autorità indipendenti che devono occuparsi di questa materia, dal Garante delle comunicazioni, all'antitrust, ai ministeri, condividendo quanto espresso dai ministri Melandri e Gentiloni sulla necessità di intervenire in questo settore.
Abbiamo visto che il mercato da solo non è stato in grado di trovare la disciplina e l'efficienza necessarie, anzi ha causato danni evidenti. Non è necessario richiamare gli scandali delle fideiussioni, dei passaporti, dei fallimenti delle squadre di calcio, le vicende che hanno portato al lodo Petrucci.
Chiudo qui, ringraziando ancora una volta per l'invito. Come associazione, forniremo un documento che rimetteremo alla vostra attenzione. Grazie.

REMIGIO DEL GROSSO, Componente presidenza nazionale Lega dei consumatori. Sarò brevissimo, perché intendo lasciare un sintetico appunto. Come diceva il collega, concordiamo pienamente con quanto affermato dal presidente dell'antitrust, il consigliere Catricalà, ormai diventato nume tutelare dei consumatori.
Desidero soltanto accennare ad una proposta provocatoria del professor Boeri che, se adottata, rileverebbe le vere intenzioni delle grandi società di calcio. Sarebbe infatti auspicabile che nei contratti di lavoro stipulati tra le grandi società e i propri amministratori fossero previste delle apposite penali legate ad atti di illecito sportivo, ovvero che il contratto contemplasse la possibilità che la società venga punita dalla giustizia sportiva per eventuali illeciti commessi dagli amministratori. A diverse sanzioni dovrebbero corrispondere diverse penali.
Questo dovrebbe dissuadere - sebbene possano esistere anche società conniventi - gli amministratori delle grandi società dal commettere illeciti sportivi che sarebbero sanzionati, altrimenti la società dovrebbe per contratto rivalersi su di loro per i danni subiti, così come non è accaduto negli ultimi avvenimenti.
Desidero fermarmi qui e rimandare all'appunto che ho predisposto.

LUCIANO DE VITA, Componente direttivo Adusbef. Calciopoli ha evidenziato la selvaggia legge di questo mercato, sinora regolato in modo occulto, provocando - ne siamo tutti consapevoli - disaffezione e sconcerto tra la gente nei riguardi del


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calcio a tutti livelli. Quello che più ci preoccupa sono soprattutto i livelli più bassi. Su questo, quindi, urge cambiare rotta e individuare una serie di regole per ricostruire soprattutto il livello dilettantistico; ciò per gli effetti culturali del calcio sui tanti ragazzi che hanno la loro prima esperienza sociale proprio da piccoli nelle società calcistiche. Cambiare indirizzo significa dirottare le risorse - non esistono alternative - in favore di quel livello, e garantire il rispetto delle regole.
Per quanto ci riguarda, come consumatori, un altro aspetto molto importante è quello dei costi, perché il calcio è seguito da milioni di persone in tutto il mondo, non è un aspetto nei cui confronti avere - anche se spesso c'è stata - una sorta di facile supponenza, e quindi i costi devono essere assolutamente diminuiti. Ovviamente, per riuscirci, bisogna aggredire la situazione di monopolio che li mantiene elevati, non soltanto per quanto riguarda i biglietti dello stadio, ma anche per gli abbonamenti televisivi.
Ciò deriva da questa situazione di monopolio in virtù della quale due gestori, attraverso una connivenza con le società, e quindi la gestione dei diritti televisivi, creano una «cappa» sul mercato. In merito a questo, ad esempio, ringrazio questa Commissione per il provvedimento di cui si è fatta promotrice rispetto al diritto di cronaca. C'era stata una querelle da parte della Lega, di Mediaset, di Sky per impedire alle televisioni e alle radio locali ogni diritto di cronaca. Ritengo invece che un ampliamento del diritto di cronaca porti ad avere nelle giornate di calcio maggiori strumenti, e quindi una concorrenza reale nei confronti di chi monopolizza. Se dunque la concorrenza giova - lo vedremo, perché non è stato sempre così - e si riesce a ottenere un'apertura di quel mercato chiuso, si potrebbero abbassare i prezzi degli abbonamenti a Mediaset o a Sky.
Desideravo sottolinearlo in questa audizione, perché ritengo assolutamente importante rilevare che non può verificarsi un'effettiva apertura del mercato se non si rompe la connivenza tra le società di calcio di serie A e chi compra i diritti, per poi costringere a pagare gli utenti. Questo è un aspetto che, come associazione di consumatori, riteniamo fondamentale, senza sminuire tutti gli altri, primo tra tutti il fatto culturale, perché il calcio più di altri sport è seguito da tanti bambini.

PRESIDENTE. La ringrazio, dottor De Vita. Mi fa piacere che la proposta della Commissione sul diritto di cronaca, che sarà raccolta all'unanimità, ma dovrà essere ratificata dal Parlamento, venga valutata positivamente da parte vostra.

LUCIANO LUPI, Rappresentante Adiconsum. Rappresento l'Adiconsum e il dottor Paolo Landi che non è potuto intervenire per motivi di forza maggiore, e contemporaneamente anche una società che, insieme all'Adiconsum, per cinque anni ha condotto degli studi su un argomento di estrema importanza, che come vedremo dai numeri che citerò in seguito, in realtà influenza il risultato delle partite. Mi riferisco all'impatto degli errori arbitrali sul risultato della partita. Ciò non assume solo rilevanza sportiva, perché dobbiamo considerare che il calcio significa milioni di appassionati e un seguito importante ai risultati delle partite, ma anche totocalcio e totogol e un errore dell'arbitro determina ovviamente anche lo slittamento di una vincita.
Abbiamo condotto uno studio come osservatorio analizzando negli ultimi cinque anni le stagioni calcistiche 2002-2003 e 2003-2004 della serie A, nell'ottica di monitorare i casi che ormai sono oggetto di discussione nei bar, ma anche sui giornali, ovvero quelli da moviola. Per semplicità e per avere una rilevanza statistica, abbiamo monitorato soltanto i casi da moviola in grado di determinare un goal, ossia gli errori dall'arbitro in quelle occasioni. Ne abbiamo selezionato alcuni tipi: palla dentro o fuori (il famoso goal fantasma), rigore o non rigore, goal derivato o no da fallo, infine i fuorigioco in un'azione da goal. Fatto questo, con un procedimento matematico


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abbiamo aggiornato la classifica, nel senso che se una partita, per effetto di questa valutazione, è terminata 1-1 e un goal non era da convalidare, aggiornando la classifica una squadra che aveva avuto 1 punto per il pareggio, ne ha avuti 3 per la vittoria. Nel corso di tale indagine, abbiamo mantenuto come riferimento le rubriche che si occupano di moviola sulle maggiori testate dei quotidiani sportivi (Corriere dello sport, Gazzetta dello sport e Tuttosport), per avere un riscontro obiettivo dei casi selezionati. Questi ci forniscono delle indicazioni per difetto, ma comunque ci proiettano in una situazione in cui circa un terzo delle partite è falsato da errori arbitrali, che, ovviamente, riteniamo in buona fede.
Calciopoli ha messo in discussione questa teoria, ovviamente con i motivi che tutti possono apprezzare, però, di fatto, successivamente a questa base rappresentata dalle stagioni di serie A 2002-2003 e 2003-2004, quindi dai due campionati precedenti la stagione di Calciopoli, abbiamo monitorato l'attività degli arbitri e i loro errori ai campionati mondiali, e stiamo monitorando la stagione calcistica di serie A in corso, la prima del dopo Calciopoli.
Vi leggo alcuni dati che sono molto interessanti (vi lascerò il documento per le vostre ulteriori considerazioni). Nella stagione 2002-2003 abbiamo analizzato circa 400 casi da moviola. Attraverso la collaborazione con il sito Libero, abbiamo chiesto di valutare i casi da moviola con un «sì» o con un «no» ed abbiamo ricevuto circa 30 mila votazioni per giornata calcistica, per un totale di circa 2 milioni di voti in tutta la stagione, con migliaia di ingressi nel forum che corredava il sito.
I risultati di questa stagione evidenziano che gli errori arbitrali su casi di goal o non goal, per i quali si può effettuare una valutazione matematica, hanno alterato i risultati di 75 partite, cioè il 25 per cento del totale delle partite giocate nella stagione. Questo ha avuto un riflesso sul totocalcio e sul totogol, perché i risultati sono stati modificati. Sono stati spostati 95 punti di classifica, che in quel caso hanno proiettato il Milan in Champions League al posto dell'Udinese e hanno retrocesso in serie B il Piacenza al posto del Modena.
Nella successiva stagione 2003-2004 gli errori arbitrali hanno alterato il risultato di 90 partite - il 29 per cento del totale - e, anche ai fini del totocalcio e del totogol, hanno spostato 104 punti di classifica, proiettato la Juventus in zona Champions, retrocesso in serie B il Perugia e il Modena, al posto di Reggina e Siena, penalizzato di 8 punti il Bologna, trasferendolo da zona UEFA a zona retrocessione. In media, nelle due stagioni, 2,4 partite su 9 - cioè il 27 per cento - sono state virtualmente falsate nel risultato da errori arbitrali determinanti, e questo per ogni giornata calcistica.
Per avere un raffronto, siamo andati a verificare cosa sia accaduto nei campionati mondiali di calcio. Abbiamo utilizzato esattamente la stessa metodologia, confrontandola, in questo caso, con i tre giornali sportivi e con la Repubblica relativamente ai casi di moviola presi in esame. I risultati sono stati ancora peggiori. Il monitoraggio del mondiale, che doveva rappresentare la massima rassegna del calcio e degli arbitri del calcio - vi partecipavano i migliori arbitri designati da tutte le federazioni -, ha dimostrato che 37 partite sulle 64 giocate (il 58 per cento) sono state influenzate da errori arbitrali. Sono stati spostati 29 punti di classifica nei gironi eliminatori e influenzati gli accoppiamenti dei gironi successivi, è stato facilitato il passaggio di turno di Italia e Argentina e sono stati bocciati arbitri famosi, mostrando invece casi ridicoli di inefficienza, come quello dell'arbitro che ha affibbiato tre cartellini gialli, contro un massimo di due concessi.

ANTONIO RUSCONI. L'inglese Poll!

LUCIANO LUPI, Rappresentante Adiconsum. Sì. La tipologia dei casi da moviola che abbiamo rilevato è relativa nel 49 per cento dei casi - quindi circa la metà - a rigore o non rigore, quindi a un'azione


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fallosa in area; nel 26 per cento dei casi a un fuorigioco comunque discutibile - sto rilevando gli errori degli arbitri, non i casi effettivi -; mentre per il 21 per cento al fallo nell'azione da gol e nel 4 per cento al gol fantasma.
Applicando la stessa metodologia nelle prime dodici partite di campionato, cioè per un terzo o meno di questo campionato, sono stati alterati i risultati di 45 partite su 120 - il 38 per cento, molto di più del pre-Calciopoli -, spostando 42 punti di classifica, modificando la classifica di 15 squadre su 20 (il 75 per cento), infliggendo penalizzazioni record ad Ascoli e Reggina (sette punti) e interessando 26 arbitri sui 29 che hanno arbitrato.
Riteniamo che ciò dimostri un obbligo di tutela della trasparenza del calcio attraverso l'intervento nel sistema arbitrale, governato da una commissione anglofona, in quanto vi sono quattro rappresentanti delle federazioni inglesi e un rappresentante delle altre.
Il nostro obiettivo è ottenere l'uso della moviola nei campi di calcio, limitatamente alla serie A e alle partite eventualmente interessate dal totocalcio e dal totogol. Abbiamo infatti verificato che nell'80 per cento dei casi l'uso della moviola, con mezzi che ormai appartengono al basket, al rugby, e a tutti gli sport professionistici americani, avrebbe potuto evitare questi errori. Questo regolamento arbitrale, che da 110 anni è immutato e non tiene conto dell'avvento della televisione e degli altri cambiamenti subentrati, va decisamente riformato. Chiediamo quindi al legislatore una attenzione su questo aspetto, sottolineando l'esigenza di un occhio elettronico che si confronti con il giudizio dell'arbitro. Esistono anche alcune indicazioni su come questo potrebbe essere realizzato, ma le lascio alla vostra curiosità.

PRESIDENTE. Do ora la parola ai colleghi che intendano porre quesiti o formulare osservazioni.

ANTONIO RUSCONI. Vorrei esprimere due valutazioni rispetto ai vari interventi. Innanzitutto, ritengo abbiate apprezzato come il provvedimento che si discuterà nei prossimi giorni cerchi di tutelare il consumatore con una vendita centralizzata, aspetto molto importante anche per chi suggeriva delle penali per i casi di illecito sportivo.
Immagino i sacrifici di un pensionato per avere l'abbonamento allo stadio, o alla televisione digitale o analogica, per poi scoprire non solo l'errore di un arbitro - sono molto interessato alla sua ricerca, ma purtroppo non la condivido per l'80 per cento, e poi dirò perché ...

LUCIANO LUPI, Rappresentante Adiconsum. Non condivide i numeri?

ANTONIO RUSCONI. Mi lasci intervenire. Qui, però, c'è stato un problema di sistema, che ha causato la più grave crisi del mondo del calcio italiano, perché, a differenza degli anni '80, non c'erano singoli elementi disonesti che scommettessero sulla vittoria del Porto contro il Milan in Champions League su tiri da 40 metri, bensì un sistema che ha determinato le dimissioni del presidente della Federazione, del presidente della Lega e del Presidente dell'AIA, ovvero dei tre vertici più importanti, non di un semplice arbitro o del componente di una commissione.
Ritengo quindi estremamente importanti le penali di fronte alla più grave crisi del sistema, che non si è limitata a coinvolgere solo le persone a livello individuale.
Riguardo a quello che lei propone, e che, tra l'altro, si riferisce ai due campionati precedenti quello del 2004-2005 con la maggior parte delle inchieste sulle intercettazioni, ritengo che non elimineremo mai dallo sport - lo affermo anzi con un'ottica sentimentale - l'errore umano. A me che calco i prati del calcio dilettantistico fa anche piacere, alla fine di una partita, assistere alla discussione di due dirigenti, dei quali uno ritenga che la mano sia andata verso il pallone e l'altro che il pallone sia andato verso la mano. A volte, infatti, i moviolisti discutono su


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questo, e quindi mi augurerei meno moviola e più calcio giocato in televisione.
Concordo con lei perché, a parte la citazione degli arbitri mondiali e il caso Poll, ritengo che, nonostante tutto, i migliori arbitri rimangano quelli italiani e, anche in base alle partite di Champions, questa rimane la mia valutazione personale. È certo lecito esprimere delle valutazioni tecniche, ovvero, come accade nel tennis, mettere i sensori sulle righe di porta, ma non si può permettere l'interruzione di ogni azione su richiesta di un allenatore o di un dirigente, perché in questo modo avremmo partite infinite, e soprattutto elimineremmo l'umanità, non solo dei giocatori. Qualcuno forse citerà in causa il sindaco di Milano, perché, a seconda delle zolle di San Siro, che negli ultimi anni non sono state perfette, una palla è entrata in porta oppure no.
Lei ha citato il basket, che offre un esempio di sportività. Nel basket non si interviene per l'eventuale errore tecnico dell'arbitro, nonostante ci sia un contatto per fallo ogni 30 secondi. Nessuno, però, discute se ci sia stato fallo, e ci sono 40 fischi ad ogni tempo. Si interviene, invece, rispetto al dato tecnico del tempo, e un anno e mezzo fa si è verificato l'episodio - tra l'altro per la squadra per cui tifo, l'Olimpia-Milano - più eclatante, ovvero uno scudetto è stato assegnato a tavolino. Si è infatti riconosciuto che il tiro all'ultimo secondo da parte della Climamio Bologna era avvenuto un decimo di secondo prima del fischio finale, mentre l'arbitro l'aveva considerato successivo al fischio. L'allenatore della squadra perdente è andato a stringere sportivamente la mano. Questo avviene però solo per gli aspetti tecnici, non per le decisioni arbitrali, su cui spero che il dibattito continui.

VITO LI CAUSI. Mi scuso per il ritardo, ma una riunione di gruppo mi ha trattenuto.
Il tema della discussione è chiaro ed è logico che la tecnologia ci fornisca una risposta diversa rispetto a quella dell'occhio umano. Non credo, però, che esistano soluzioni umane per diminuire gli errori degli arbitri. Gli arbitri italiani sono veramente bravi, ma commettono errori anche a causa delle azioni che sono sempre più veloci e delle strategie tecniche che si usano, sia da parte degli attaccanti che dei difensori. Tutto questo non può essere pienamente recepito dall'occhio umano.
Concordo dunque nell'ammissione di un occhio elettronico, purché non diventi il protagonista assoluto di una partita, laddove per partita non intendo solo i giocatori dell'una e dell'altra squadra, la terna o quaterna arbitrale, ma principalmente gli spettatori. È dunque necessario trovare una soluzione. Tuttavia, si possono effettuare delle prove, in base alle quali si riuscirà certamente valutare se la via migliore sia realmente quella dell'occhio elettronico. Grazie.

WLADIMIRO GUADAGNO detto VLADIMIR LUXURIA. Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti in questa audizione.
Entro subito nel merito di quanto affermato sul problema degli arbitri. Ritengo che sia sempre abbastanza difficile accettare una sconfitta della propria squadra, ma mentre alcuni riescono ad ammettere il proprio errore e a riconoscere il valore dell'altra squadra, assumendo un atteggiamento sportivo, altri devono invece trovare a tutti i costi un motivo per il quale la sconfitta sarebbe immeritata.
Si tratta di un diverso atteggiamento nei confronti della partita. Ovviamente, in questo il giudizio dell'arbitro risulta fondamentale, considerando anche il fatto che si tratta di un atto ufficiale, al di sopra di tutto, nonostante gli eventuali problemi con le prove televisive, che in alcuni casi hanno dato un esito diverso da quanto stabilito dall'arbitro. Come ieri abbiamo ascoltato in sede di Commissione da alcuni esperti in materia di diritto sportivo, in particolare il professor Sanino, docente di istituzioni di diritto pubblico e componente della Corte federale presso la FIGC, il problema è che comunque bisogna fornire un risultato. Come evidenziato ieri dal professor Sanino, infatti, non ci si può


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affidare a risultati dilazionati e a processi del lunedì, del martedì, o addirittura della settimana seguente, per cui bisogna avere fiducia nei confronti di figure professionistiche.
Purtroppo, Calciopoli ha instillato nella gente il virus del sospetto. Le vicende che hanno riguardato alcuni arbitri scorretti hanno legittimato il virus del sospetto, che induce a dubitare di ogni vittoria e di ogni sconfitta, e hanno fomentato la già citata tendenza negativa a peccare di spirito sportivo, cercando qualunque motivo per criticare il risultato ufficiale.
Ritengo che questo sia uno degli effetti più devastanti di Calciopoli, come prima sottolineato anche dall'avvocato Gian Luca Di Ascenzo. Mi piace l'idea di compiere uno scatto di orgoglio partendo da Calciopoli e approfittando anche della vittoria dei mondiali per ribaltare invece il tutto e offrire una nuova stagione etica al calcio, anche con validi corsi di educazione nelle scuole.
Ritengo che lo sport e il calcio possano essere strumenti per insegnare che si vince uniti, con il rispetto delle regole e la lealtà, insegnamento che in questo periodo si rivelerebbe veramente fondamentale nelle scuole, anche in considerazione degli ultimi episodi di bullismo.
Bisogna anche insegnare che il colore della pelle non è uno strumento di giudizio, così come non lo è la diversità in genere, sia essa dei diversamente abili, che di coloro che hanno preferenze sessuali diverse, o di coloro che hanno un diverso colore della pelle o praticano una diversa religione.
Ricordo che la legge Bossi-Fini ha introdotto per la prima volta una riduzione drastica del numero di tesseramenti per gli extracomunitari nelle società adducendo la necessità di tutelare i vivai. A proposito di questo, ritengo necessario cambiare il termine «vivaio», che richiama il termine «scuderie» nello spettacolo, quasi che si parlasse di animali, livello terminologico che esige un'innovazione.
L'imposizione di nuovi limiti, in maniera particolare per il calcio rispetto ad altre attività sportive come la pallacanestro, la pallavolo e l'atletica leggera - in modo ancora più ridotto per il triathlon e per il tiro con l'arco -, ha causato un grande problema. I vivai sono rimasti pieni di ragazzi provenienti dall'Africa, perché la legge Bossi-Fini, come è noto, non è riuscita ad arginare gli ingressi in Italia. Ciò ha consentito lo sfruttamento di questi giovani, perché solo il 2 per cento degli extracomunitari nei vivai è stato assorbito, mentre gli altri ragazzi sono stati abbandonati o rispediti in Africa in condizioni disadattate.
Ritengo che la legge sui diritti televisivi si indirizzi verso questo obiettivo, in quanto non cristallizza, ma, come plastilina, si plasma considerando sia l'esigenza di una equità maggiore - è necessario offrire una chance a tutte le squadre - sia anche il bacino di utenza e i risultati ottenuti.
Si tratta quindi di una legge abbastanza equa da questo punto di vista, che garantisce anche l'autonomia delle società sportive.
Tutto questo va nella direzione indicata dai dottori Luciano De Vita e Remigio Del Grosso, riguardo la necessità di diminuire i costi. Oltre al rincaro dei biglietti e all'aumento dei costi delle tessere per vedere le partite, bisogna considerare anche il problema del costo dei calciatori, perché in qualche modo questi soldi dovranno essere recuperati. Sebbene infatti un'inchiesta della Lega calcio segnali una leggera diminuzione del costo dei calciatori, oggi il 21,7 per cento dei calciatori guadagna oltre un milione di euro. Considero profondamente diseducativo insegnare ai giovani che esistono professioni in cui si guadagnano questi stipendi d'oro, a differenza di altre. Mi riferisco ovviamente al tema del salary cap.
Vorrei concludere ricordando il tema del diritto di cronaca, compreso nel provvedimento all'esame del Parlamento nell'ambito della legge delega. Ritengo che anche le emittenze radiotelevisive locali siano state considerate delle «squadre» minori, provinciali, come testimonia la difficoltà di ottenere un'intervista negli spogliatoi, l'obbligo di mandare in onda gli


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stessi highlights solo dopo quattro ore dalla fine dell'ultima partita, che, soprattutto se giocata di sera, costringe ad orari impossibili. Credo che questo nostro impegno sia stato molto importante.
Vorrei sottolineare che solo chi ha una forma mentis secondo la quale un Governo deve fare gli interessi di un privato può esprimere dichiarazioni come quelle recentemente rilasciate da Confalonieri secondo cui il decreto Gentiloni avrebbe il compito di distruggere Mediaset e favorire Sky. È invece intendimento di questa Commissione garantire un diritto costituzionale, che coincide con il pluralismo dell'informazione, per cui è necessario ottenere anche certi introiti pubblicitari, che non possono più essere concentrati solo in un unico polo televisivo.

ANTONIO PALMIERI. Sarò molto rapido, ma mi scuso perché non potrò ascoltarvi, così come ho perso parte degli interventi iniziali, per cui rifletto solo su quanto ho ascoltato.
Mi domando cosa sarebbe accaduto se l'indagine avesse dovuto contare anche i pali, le traverse, i rigori sbagliati e le autoreti, ma questa è solamente una battuta, perché in realtà sono convinto della necessità di introdurre nuove tecnologie sui campi da gioco, per fronteggiare gli errori umani.
L'aspetto curioso della ricerca consiste nella tendenza al perfettismo, malattia propria della sinistra piuttosto che nostra, perché per noi l'errore umano è inevitabile.
Sicuramente, auspichiamo una tecnologia cum grano salis, che intervenga nei punti salienti. Sono tifoso dell'Inter e per la partita di qualche sera fa si dibatteva se Vieira avesse cominciato il fallo a metà campo, ma con queste polemiche non si finirebbe mai. In certe situazioni specifiche, però, la tecnologia contribuirebbe a desacralizzare le partite e il campionato. Nel nostro paese esiste infatti un afflato sacro ormai ingiustificato, perché si tratta solo di un grande spettacolo, come dimostra il fatto che tutti teniamo alle poche bandiere rimaste nelle squadre e che la mia squadra si chiama «internazionale», ed effettivamente lo è. Sotto questo punto di vista, un corretto uso della tecnologia evidenzierebbe questo aspetto, e forse avrebbe un impatto educativo maggiore di altri sia pur necessari nelle scuole, lanciando un meta-messaggio sullo spettacolo. È infatti ovvio che in ogni spettacolo gli attori più bravi vengano pagati di più e i comprimari di meno, secondo le regole del mercato e la libertà economica delle imprese. Auspichiamo dunque che nella legge delega che si va formando sia il mondo dello sport - e non il Governo o lo Stato - a decidere come ripartire equamente i diritti.
Ricordo che addirittura Solone, in un frammento dei presocratici, si lamentava che un atleta olimpico fosse pagato e rispettato molto più di lui, che pure era l'emblema della sapienza. Così è il mondo da allora ad oggi. Cerchiamo, in modo equilibrato, di apprezzare sia gli uni che gli altri, ma condivido con voi che, senza estremismi o perfettismi, un corretto uso della tecnologia possa contribuire a rasserenare il clima, a infondere certezze anche nel consumatore e a far capire a tutti che il calcio non è una liturgia.

PAOLA FRASSINETTI. Mi scuso per il ritardo, ma i miei colleghi hanno certo già segnalato che i tempi dei lavori della Commissione, in questi ultimi giorni, sono purtroppo molti ravvicinati a quelli dell'aula.
Sebbene non abbia potuto ascoltare le vostre relazioni, dal dibattito emerge un'esigenza, e, poiché siete rappresentanti dei consumatori, mi sembra che il fulcro del problema del rispetto del pubblico e dello sportivo in generale coincida con un problema di educazione da impartire nelle scuole. Senza demagogia, è evidente l'eccesso degli stipendi dei calciatori, soprattutto di alcuni campioni, che hanno però anche una caratteristica di unicità, che nello sport si esplica in maniera del tutto singolare. In effetti, nasce un solo Van Basten al secolo, e bisogna indubbiamente approfittare dell'arte che riesce a mettere in campo.


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Senza dubbio, la televisione incide negativamente, perché allontana il pubblico dagli stadi, e ritengo che lo stadio vuoto fomenti anche una esagerazione del dibattito televisivo per quanto riguarda l'errore arbitrale, per cui per ore viene commentata la moviola.
Questa è sicuramente una esagerazione, mentre invece, quando allo stadio andavano le famiglie e non si trattava di una suddivisione tra curve e ultrà, ma di un ambito più popolare, con qualche sana lite sugli spalti si riusciva ad esprimere il disagio e il disappunto per un risultato. Adesso, invece, tutto questo viene delegato alla televisione, che amplifica gli errori umani commessi dagli arbitri.
È comunque ipotizzabile un'utilizzazione della tecnica per quanto concerne alcuni aspetti, basti pensare, per esempio, alla linea di porta, perché un segnale che stabilisca se la palla è dentro o fuori potrebbe sicuramente eliminare una serie di problemi. Sono invece contraria a sospendere il gioco per mettere in funzione la moviola al momento, perché questo eliminerebbe lo spirito, il pathos, la continuità e anche la teatralità del gioco del calcio, che è una rappresentazione ludica e tale deve rimanere.
Ritengo che il termine «vivaio» debba essere inteso tradizionalmente, senza assumere una valenza negativa. I vivai sono purtroppo in crisi, come dimostrano le squadre italiane. Questo mondiale è stato infatti episodico all'interno di una realtà in cui negli ultimi 10 anni la nostra nazionale non ha eccelso, forse anche perché non esistono più vivai e punti di riferimento per i giocatori italiani.
È evidente che il razzismo non ha alcun senso nel mondo del calcio, come ovviamente in nessun altro ambito e che tutte le associazioni dei consumatori abbiano il diritto di esigere delle regole certe, affinché gli spettatori e il pubblico non si sentano mai ingannati. Soltanto riacquistando fiducia verso le regole del calcio, si potrà riavvicinare il pubblico agli stadi e al gioco più genuino ed antico del mondo.

PAOLA GOISIS. Saluto tutti i convenuti, che ringrazio. Le scuse sono state già espresse dai nostri colleghi.
Vorrei e sottolineare quanto lo sport sia educativo e quanto si possa fare per i nostri ragazzi attraverso di esso. Volevo però anche sottolineare che da Calciopoli in poi, in tutti questi mesi, da quando ci siamo insediati fino ad oggi, abbiamo assistito a una serie di audizioni estremamente interessanti, le quali, però - senza contare la stampa, le televisioni e le varie trasmissioni -, ci hanno fatto comprendere come ormai lo sport sia un prodotto di consumo al pari di qualunque altro prodotto acquistabile al supermercato o in una bella agenzia. Questo purtroppo è triste, ma reale.
Considero molto ipocrita anche il discorso - che sarebbe giusto - di richiamarci alle regole, perché, sebbene, per i riferimenti alle scuole e agli atti bullismo, lo sport può essere d'ausilio nell'educare i nostri ragazzi al rispetto delle regole, quando poi proponiamo come modelli i calciatori che, seppure bravi, guadagnano cifre esorbitanti si fa fatica ad incitare i giovani a prepararsi alla vita, allo studio, a impegni faticosi. È infatti inevitabile che i ragazzi ci rispondano chiedendoci perché debbano studiare e impegnarsi quando è sufficiente essere bravi calciatori o belle ragazze per diventare adulti affermati. Come insegnante, vivendo tra i ragazzi da tanto tempo, oggi avverto proprio la fatica di insegnare loro valori che tutti riconosciamo, quali il rispetto del diverso.
Anche per quanto concerne il richiamo alla legge Bossi-Fini, che ogni tanto viene fatto in modo provocatorio, (sono deputato della Lega Nord), ribadisco che noi stessi vogliamo il rispetto, la tutela e il riconoscimento degli altri, ma purtroppo - mi riferisco al nord, non so se qui la situazione sia diversa - nei nostri comuni ci troviamo a dover difendere i nostri figli, i nostri ragazzi. D'altra parte, ciò è stato avvalorato anche da uno sportivo qui intervenuto, che rilevava come proprio per salvaguardare i nostri vivai fosse stata


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varata una norma che prevedeva fossero costituiti per il 50 per cento da ragazzi italiani.
Ciò significa che questa esigenza è forte. Come ribadisco spesso e ho dovuto sostenere sia in aula che nei nostri consigli comunali, ci troviamo a dover tutelare i nostri ragazzi, perché ormai la nostra è una specie in via di estinzione, e sono convinta di non dire un'eresia.

WLADIMIRO GUADAGNO detto VLADIMIR LUXURIA. Fate più figli!

PAOLA GOISIS. Io li ho fatti!

PRESIDENTE. Do ora la parola agli auditi per delle brevi repliche.

GIAN LUCA DI ASCENZO, Vicepresidente Codacons. Rispondo con una battuta. Vorrei che si tornasse alla filosofia espressa dall'allenatore Zeman, secondo cui il risultato è casuale, la prestazione no. Purtroppo Calciopoli ha dimostrato che il risultato non era casuale, e vorrei tornare alla prestazione, cioè all'attenzione verso lo spettacolo, il gioco e il rispetto delle regole sportive, sia in funzione educativa, sia in funzione dello spettacolo stesso.
Concludo qui e vi ringrazio.

PRESIDENTE. Tra l'altro, vi è anche la prestazione con il doping, di cui oggi non abbiamo parlato.

REMIGIO DEL GROSSO, Componente presidenza nazionale Lega dei consumatori. Concordo con quanto affermato dal senatore Rusconi, secondo cui l'anello debole della catena sarebbero certamente gli arbitri.
Siamo d'accordo sul fattore umano, e sul fatto che gli errori degli arbitri non debbano essere corretti dalla tecnica, ma a condizione che l'errore nei confronti di una grande squadra sia valutato come quello nei confronti di una piccola squadra. Infatti è ben diverso se l'arbitro sa che compiendo un errore con una grande squadra può correre il rischio di non arbitrare più.
Si dovrebbero inasprire le norme sull'omessa denuncia. A mio avviso - so che parecchi dissentono - lo scandalo maggiore dell'esito di Calciopoli non consiste nel fatto che il presidente della Federcalcio non abbia ricevuto alcuna condanna, forse per l'abilità del suo difensore, professor Verde, ma che l'unica infrazione veramente accertata, ovvero l'omessa denuncia di Paparesta, sia stata sanzionata leggermente.
L'omessa denuncia evidenzia proprio la sudditanza psicologica degli arbitri. L'arbitro Paparesta aveva la certezza che, se avesse denunciato, la sua carriera sarebbe terminata, mentre non denunciando ha ricevuto solo tre mesi di squalifica.

LUCIANO DE VITA, Componente direttivo Adusbef. Per quanto concerne gli errori degli arbitri, mi sembra che ad oggi, dopo Calciopoli, non sia questo il problema, perché sicuramente gli errori degli arbitri ci saranno sempre e ben venga l'ausilio tecnologico, ma, dopo Calciopoli sono stati rilevati non solo errori umani, ma anche una gestione occulta del calcio, per quanto riguarda sia le partite, sia le risorse. A tal proposito, vorrei semplicemente ricordare il famoso «triangolo delle Bermude» che vedeva legati tre nomi - Emerson, Moggi e Galliani -, per cui la Roma, per ammissione degli stessi dirigenti, quando ha accettato la cessione del giocatore Emerson alla Juve, ha firmato i diritti televisivi. C'è stata quindi una gestione occulta, sia delle partite che delle risorse, e in questo consiste la più grossa crisi del calcio, su cui è necessario intervenire. Questo elemento deve infatti essere analizzato come causa precipua di situazioni sicuramente diseducative, sia per quanto riguarda il tifoso che si reca allo stadio e paga il biglietto o l'abbonamento per poi sentirsi turlupinato, sia per quanto riguarda l'ambito educativo, che coinvolge milioni di ragazzi nel mondo del calcio.
Mi sembra dunque che, se il punto è questo, quanto avvenuto subito dopo Calciopoli, con i ripescaggi dei punti trattati o non trattati, abbia rappresentato un


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ulteriore elemento diseducativo rispetto ad uno dei gravi problemi di questa fase successiva agli scandali.

LUCIANO LUPI, Rappresentante Adiconsum. Da quanto abbiamo illustrato, la situazione attuale non è migliore di quella pre-Calciopoli, quindi suggerirei di analizzare i dati riguardanti gli arbitri.
In secondo luogo, quanto alla moviola in campo, esistono meccanismi per misurarne e moderarne l'intervento. Si possono stabilire degli interventi, come si fa nel rugby, e infatti suggerirei a chi è contrario a questa ipotesi di assistere ad una partita di rugby. Recentemente, nel corso della partita Italia-Australia, ho visto proiettati degli episodi di moviola rispetto ai quali gli italiani hanno applaudito gli australiani.
Quanto al romanticismo del calcio, sono un vecchio giocatore, quindi certamente romantico. Tuttavia, mi chiedo cosa si potrebbe mai argomentare agli scommettitori di totocalcio e totogol che hanno perso una vincita a causa dell'errore di un arbitro, dal momento che abbiamo calcolato che vengono spostati 100 milioni di euro ogni anno.

PRESIDENTE. Ringrazio tutti gli intervenuti e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 15,30.