COMMISSIONE X
ATTIVITÀ PRODUTTIVE, COMMERCIO E TURISMO

Resoconto stenografico

INDAGINE CONOSCITIVA


Seduta di mercoledì 7 novembre 2007


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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE DOMENICO TUCCILLO

La seduta comincia alle 15,15.

(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso.
(Così rimane stabilito).

Audizione di rappresentanti di AISA (Associazione italiana per la lotta alle sindromi atassiche) e di rappresentanti di Handy Superabile, per il rispetto dei diritti e della qualità della vita delle persone diversamente abili.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sull'attuazione della legge 29 marzo 2001, n. 135, concernente la riforma della legislazione nazionale sul turismo, l'audizione di rappresentanti di AISA (Associazione italiana per la lotta alle sindromi atassiche) e di rappresentanti di Handy Superabile, per il rispetto dei diritti e della qualità della vita delle persone diversamente abili.
Do la parola ai nostri ospiti per lo svolgimento di una relazione introduttiva.

CARLO ROSSETTI, Presidente dell'Associazione italiana per la lotta alle sindromi atossiche (AISA). Signor presidente, giacché la presentazione del dottor Stefano Paolicchi sarà molto più completa, anche per quanto riguarda la presentazione a video, lascerei senz'altro a lui la parola.

PRESIDENTE. Do la parola, pertanto, al presidente dell'associazione onlus Handy Superabile.

STEFANO PAOLICCHI, Presidente di Handy Superabile. Signor presidente, fra le attività in cui la nostra associazione è seriamente impegnata, vi è quella di proporre soluzioni per abbattere le barriere architettoniche, proponendo veri e propri progetti a istituzioni pubbliche e soggetti privati e collaborando con essi allo scopo di migliorare la qualità della vita dei diversamente abili. Cerchiamo di spingere questi ultimi a uscire di casa, a migliorare la propria autostima e tentiamo anche di favorire il loro inserimento e la loro integrazione sociale.
Purtroppo, le persone disabili, una volta fuori casa, si imbattono in una dura realtà, nella quale diventa difficile fruire dei trasporti pubblici, dei servizi, nonché delle strutture turistiche e balneari.
Un secondo problema riguarda l'incertezza: le persone disabili che vogliono organizzare una vacanza, si trovano a non sapere con certezza se la struttura da loro prescelta sia accessibile o meno. La maggior parte dei tour operator, infatti, nei propri cataloghi, omette le informazioni sulle caratteristiche di accessibilità. Queste problematiche riguardano quasi 3 milioni di cittadini disabili in Italia (dati Istat riferiti al 2003) e ben 50 milioni in tutta Europa.
Per rimuovere queste problematiche, abbiamo presentato due progetti: il primo


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è il progetto «Turismo superabile» con l'obiettivo di rendere effettiva la fruibilità dei trasporti pubblici, dei servizi e delle strutture turistiche. Questo progetto tende ad aprire il turismo a tutti, cercando di spingere gli operatori turistici a rimuovere le barriere architettoniche che impediscono ai disabili di fruire dei servizi e delle strutture turistiche. Si cerca inoltre di lavorare sulla rimozione delle barriere culturali, che impediscono alla maggior parte dei tour operator di considerare le persone disabili come potenziali clienti.
Il progetto propone in primo luogo la distribuzione di una scheda, contenente un questionario di accessibilità. Questa scheda dovrà considerare le diverse tipologie di disabilità: motoria, visiva e auditiva. Essa dovrà inoltre accertare se la struttura turistica sia accessibile al disabile solo con accompagnatore oppure in piena autonomia.
La scheda è suddivisa in sezioni. La prima sezione riguarda la località: come arrivarci, le distanze da aeroporti, stazioni e posteggi riservati. Altre sezioni riguardano l'accessibilità della struttura turistica e la disponibilità di attrezzature: rampe di ingresso; camera provvista, o meno, di bagni accessibili con maniglioni di sostegno e seggiolini pieghevoli; ascensori; spazi comuni. Per ristoranti, bar e negozi, si accerta l'altezza dei tavoli, la larghezza delle porte, la presenza di rampe o scalini e quant'altro.
Un ulteriore aspetto importante che viene rilevato riguarda l'assistenza: distanza da ospedali, strutture sanitarie e punti di noleggio attrezzature.
Questa scheda di accessibilità, dopo la sua compilazione da parte della struttura turistica responsabile, dovrà seguire un iter di verifica da parte di un organismo, che noi proponiamo sia composto da rappresentanti delle varie associazioni e da esperti in accessibilità e disabilità. Sarà questa organizzazione a vagliare le varie schede, in modo da rendere l'informazione più attendibile, assumendo su di sé le responsabilità, invece che sull'operatore turistico. Oggi, infatti, gli operatori turistici non si prendono, purtroppo, la responsabilità di scrivere nero su bianco le caratteristiche dell'albergo, poiché hanno paura di eventuali conseguenze.
Riteniamo che l'istituzione di un organismo, composto da varie associazioni che avesse l'incarico di vagliare le schede e di darne l'avallo, sarebbe una soluzione accettabile da parte dei tour operator.
Le schede dovrebbero poi essere raccolte in guide e pubblicazioni turistiche e distribuite agli uffici del turismo e alle pro loco, che dovrebbero rappresentare il riferimento centrale per i turisti disabili (meglio ancora, se le schede fossero diffuse via Internet). Esse dovrebbero anche servire come base per migliorare le informazioni fornite sui cataloghi dei vari tour operator, che - come ho già detto - omettono spesso di inserire le caratteristiche sull'accessibilità oppure si limitano a giudizi talmente semplicistici da costringere la persona disabile a rinunciare alla vacanza.
L'unico tour operator attualmente rivolto verso un turismo accessibile è «I Viaggi del Ventaglio», che propone in diversi Ventaclub camere accessibili, sedie speciali da mare - le cosiddette JOB (Jamme 'O Bagno) - che permettono l'accesso in acqua alle persone disabili, postazioni riservate per portatori di handicap con basi di PVC per lo stazionamento della carrozzina e perfino sollevatori da piscina. Il tutto è ben documentato e ben inserito nei cataloghi turistici di questo operatore.
Nel progetto «Turismo superabile», chiediamo inoltre una modifica alla legge n. 13 del 1989 sull'abbattimento delle barriere architettoniche. Quest'ultima, purtroppo, non prevede l'obbligo dell'abbattimento di tali barriere da parte delle strutture turistiche che, in caso di ristrutturazione, non modifichino il volume dei propri locali. Si tratta di un escamotage diventato ormai consuetudine, nel nostro paese: se la struttura turistica non modifica il proprio volume, non è costretta a rendere accessibili i propri locali. Ciò crea grossi problemi a noi disabili, che ci ritroviamo strutture turistiche completamente rinnovate e - ahimè - inaccessibili.


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In un territorio a vocazione turistica come il nostro, non si può non parlare del mare, che rappresenta una delle mete più ambite da parte dei turisti italiani e stranieri. La situazione che si presenta ai disabili, sia negli stabilimenti che nelle spiagge pubbliche, è quella di un mare distante dalla passerella, in assenza di qualsiasi mezzo idoneo per entrare in acqua. Ciò contrasta con la normativa del settore, in quanto il terzo comma dell'articolo 23 della legge n. 104 del 1992 prevede che le concessioni di impianti di balneazione siano subordinate all'effettiva possibilità di accesso al mare.
La circolare 18 maggio 1999 del presidente del Consiglio ministri prevede, per il rilascio e il rinnovo delle concessioni impianti, una clausola che richiama la precedente disposizione. Il Ministro Ferrero, rispondendo ad una interrogazione parlamentare dell'onorevole Bellillo sull'accesso a mare, ha affermato che, laddove non si preveda che l'area in concessione presenti l'effettiva possibilità di accesso al mare, si configura un'inadempienza dei comuni. Purtroppo, nonostante le assicurazioni del Ministro Ferrero, la normativa non è molto chiara riguardo all'effettivo accesso al mare e viene interpretata, da parte di quelle persone a cui purtroppo manca la cultura della disabilità, sempre in senso restrittivo e a nostro svantaggio.
A nostro parere occorrerebbe aprire un tavolo di concertazione per arrivare a una modifica della legge n. 104 del 1992 oppure a una circolare esplicativa, al fine di chiarire meglio il significato dell'effettiva possibilità di accesso al mare, prevedendo l'obbligo da parte degli operatori turistici balneari e delle amministrazioni comunali (relativamente alle spiagge pubbliche) di dotarsi sia di passerelle che arrivino almeno fino alla battigia, sia di una sedia speciale da mare, per dare la possibilità di fare il bagno anche alla persona disabile.
Purtroppo, sulle spiagge e, soprattutto, negli stabilimenti balneari troviamo persone disabili che vengono «sbattute» nelle ultime file di ombrelloni, magari distanti dalla passerella, con la carrozzina bloccata nella sabbia e senza alcun mezzo idoneo per entrare in acqua.
Spinti da queste improrogabili necessità, abbiamo presentato un secondo progetto, denominato «Mare senza barriere», per rendere accessibili e vivibili le spiagge pubbliche e gli stabilimenti balneari. A questo progetto, nel 2006, è stato assegnato il primo premio Italia turismo accessibile, nell'ambito della Borsa europea del turismo. Con questo progetto, per quanto riguarda le spiagge pubbliche, si chiedono: scivoli e passerelle che arrivino fino al bagnasciuga; due pedane riservate adiacenti e in prossimità della battigia; servizi igienici e docce attrezzate; corrimano di corda per persone non vedenti; sedie da mare speciali tipo JOB concesse dal comune in comodato gratuito; parcheggi riservati in prossimità dell'accesso.
Questo progetto, di cui abbiamo seguito tutte le fasi di attuazione fino alla completa realizzazione a Follonica, è stato approvato dai comuni di Massa e Carrara ed è stato da noi presentato anche in altre località balneari.
Purtroppo, dover contattare le singole amministrazioni pubbliche diventa per noi veramente difficile, anche perché poi dovremmo seguire tutto l'iter burocratico. Sarebbe preferibile - e auspicato da parte nostra - che fosse istituito un tavolo di concertazione, al quale magari invitare organismi e rappresentanti di associazioni, per arrivare a una legge nazionale che imponesse l'adozione di queste soluzioni a tutte le località balneari della costa italiana.
Mostriamo adesso alcune foto, in cui si può vedere come è stato realizzato, a Follonica, il progetto «Mare senza barriere». Ci sono docce con seggiolini pieghevoli, passerelle in PVC e scivoli per superare il dislivello della spiaggia, servizi igienici in prossimità dell'accesso e la sedia JOB concessa dal comune in comodato gratuito. Purtroppo, vi è il rischio che si creino cittadini disabili privilegiati, che hanno avuto la fortuna di trovare amministratori e sindaci sensibili al problema della disabilità, e cittadini disabili sfortunati,


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che si trovano a vivere in località nelle quali la giunta è refrattaria a occuparsi di questo problema.
Per gli stabilimenti balneari, si richiedono: scivoli e passerelle fino al bagnasciuga; una o due postazioni con ombrelloni e lettini riservati (che possono essere anche in ultima fila, basta che siano adiacenti alla passerella); obbligo di presenza di sedie da mare speciali (il cui costo si aggira intorno agli 800 euro e quindi equivale a circa metà della tariffa richiesta per un ombrellone stagionale); sollevatori per piscine; attività ricreative balneari per tutti: pedalò con comando a mano, canoe con bilancieri per evitare di rovesciarsi, palestra con ausili, tennis da tavolo e quant'altro.
Mostro alcune foto riferite a uno stabilimento balneare: si vedono due postazioni con ombrelloni riservati, in cui è presente la base in PVC per lo stazionamento della carrozzina e della sedia da mare. Nella foto successiva si vede la sedia JOB, che sta trasportando un paziente disabile.
Per la qualità della vita di noi che viviamo sulla sedia a rotelle è veramente importante avere a disposizione queste attrezzature. Mostro ancora qualche foto che illustra il passaggio dalla sedia al lettino, le canoe con bilancieri e il sollevatore per la piscina.
Per dimostrare quanto siamo attivi nel turismo accessibile, abbiamo presentato il progetto «Estabile 2007», che verrà riproposto in altre spiagge, per sensibilizzare le istituzioni pubbliche e gli operatori sul problema dell'accessibilità. Si tratta di un censimento delle strutture accessibili, eseguito da nostri rappresentanti che, insieme alle capitanerie di porto, si recano nei vari stabilimenti.
Cito ancora il progetto «Mare sub...erabile 2007», organizzato insieme alla HSA (scuola sub disabili) di Milano, che rappresenta un percorso open water per allievi disabili.
Per concludere questo mio intervento, mostro le foto di un'immersione organizzata assieme ai militari del Com.sub.in (raggruppamento subacquei ed incursori «Teseo Tesei» della Marina militare italiana).
Signor presidente, mi auguro che la Commissione possa fare qualcosa per migliorare la qualità della nostra vita e vi lascio le cartelle con il materiale illustrativo dei progetti «Mare senza barriere» e «Turismo superabile».

PRESIDENTE. Do ora la parola al presidente dell'AISA.

CARLO ROSSETTI, Presidente dell'Associazione Italiana per la lotta alle sindromi atassiche (AISA). Signor presidente, spiego rapidamente, ai presenti che non sono medici, che «sindromi atassiche» è il termine medico, mentre «atassie» è il termine comunemente più utilizzato.
Atassìa proviene dal greco atàxia, che significa «disordine». Noi ci occupiamo di tutte le patologie che provocano disordine nei movimenti e in particolare delle sindromi atassiche, cioè di una famiglia di patologie (settanta, isolate fino ad oggi) neurogenetiche, attualmente incurabili. Esse portano problemi di disabilità a tutti i livelli: dal tremore delle mani, fino alla necessità di essere legati in sedia a rotelle a causa di movimenti spastici molto forti. In certi casi si abbinano anche problemi di deglutizione, di fonazione, di cecità dovuta al diabete mellito causato dall'atassia, di sordità. In sostanza, con la nostra associazione copriamo al 100 per cento, purtroppo, tutte le disabilità, sia motorie che sensoriali.
Siamo pertanto molto interessati a risolvere le problematiche sollevate in questa sede, giacché in Italia i 15.000 atassici primari (cioè affetti da patologia neurogenetica) e gli 1,5 milioni di persone affette da atassia secondaria - che compare in tutte le patologie neurologiche, incluse ad esempio la sclerosi multipla e la distrofia muscolare e perfino in chi è tossicodipendente o ex alcolista - hanno giustamente voglia di vacanze, di turismo, di mare e di montagna.
La nostra è un'associazione che opera in tutta Italia, abbiamo 15 sezioni regionali


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e siamo riconosciuti dal Ministero della salute. AISA svolge molta attività socio-sanitaria, ma anche attività, come le definiamo noi, oltre l'handicap. Per cui, abbiamo una struttura sportiva, strutture culturali e musicali, nonché una sezione «AISA vacanze» che si occupa di agevolare proprio il turismo per disabili.
I disabili vorrebbero frequentare spazi vicino casa, non sono solo quelli dei centri specializzati; vorrebbero poter scegliere strutture ricettive, alberghi e ristoranti, in base alla posizione e non in quanto uniche strutture accessibili.
Quello che proponiamo, nel breve tempo a disposizione, è la stimolazione degli operatori turistici attraverso una campagna di informazione - in cui anche la X Commissione della Camera potrebbe figurare, come ente promotore o patrocinatore - che rivolga particolare attenzione a queste problematiche.
Assistiamo agli spot fatti girare dagli enti turistici greci, nei quali la persona disabile in carrozzina sta gustando il gelato su un lungomare greco. Nei nostri spot non succede mai, mentre negli spot tedeschi o svedesi c'è sempre un'attenzione di questo tipo.
Richiediamo un intervento poiché, al di là delle iniziative intraprese dalle singole associazioni stabilmente strutturate e radicate in un dato territorio, che hanno la possibilità di sensibilizzare gli operatori e le amministrazioni locali, ci vorrebbe proprio uno stimolo che partisse da un centro di livello nazionale. La Commissione potrebbe stimolare gli enti regionali del turismo affinché forniscano le indicazioni necessarie per iniziare a eliminare le barriere culturali tuttora esistenti.
Nella memoria, che abbiamo inviato e che spero tutti i presenti abbiano ricevuto, ho elencato alcune problematiche, che leggo rapidamente.
Gli operatori dei settori produttivi turistico-sportivi, interessati a migliorare i servizi, lamentano l'aumento dei costi dovuto alle «costose» attrezzature indispensabili a rendere concreta l'accessibilità. Noi, come associazioni di disabili, ci impegniamo qui a fare contrattazione con chi costruisce queste attrezzature, per far abbassare i prezzi. Se tutti le utilizzeranno, il volume di attrezzature sarà evidentemente più alto e il loro costo diminuirà.
Gli operatori e gli utenti segnalano l'esigenza di rendere discreta, non ingombrante e psicologicamente non invasiva, la presenza negli impianti delle suddette attrezzature.
Le stanze attrezzate per disabili sono insufficienti, i percorsi per accedere alle strutture sono quasi sempre dedicati. Prestando un minimo di attenzione - se qualche membro della Commissione volesse fare una prova e andare in giro con una sedia a rotelle, possiamo prestargliela noi -, si nota che gli accessi per i disabili sono quasi sempre «a richiesta», separati, oppure chiusi con cancelli. In questo modo non riusciremo certamente a realizzare l'integrazione e l'inclusione, anche se le strutture risulteranno conformi alle norme.
Non mi soffermo su alcuni punti della memoria, che la Commissione potrà leggere con comodo.
Venendo alle barriere culturali, una percentuale non trascurabile di utenti «normali» preferisce una presenza discreta di ausili per disabili e arrivano anche a cambiare centro sportivo o luogo di balneazione, attuando così una silenziosa levata di barriere culturali. Si tratta di una realtà che non denunciamo, bensì semplicemente rileviamo.
Nel 2004 abbiamo organizzato «Acqua accessibile», forse la prima tavola rotonda con la partecipazione di tutti gli operatori turistici, cioè i presidenti di tutte le strutture turistiche che insistono sul mare italiano: Assobalneari, SIB (Sindacato italiano balneari), Assopiscine e quant'altro. Il problema dell'esistenza, purtroppo, delle barriere culturali è uscito fuori proprio da quella tavola rotonda.
Se negli spot televisivi e negli altri strumenti di marketing utilizzati dagli enti preposti, si avrà l'inserimento visibile di persone con disabilità nell'atto di fruire di servizi turistici, inizierà sicuramente un'efficace operazione di normalizzazione anche


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nelle menti di chi osteggia l'inclusione e l'integrazione. Sicuramente, ciò potrà avvenire soltanto in seguito a uno stimolo proveniente dall'autorità centrale.
Occorre chiarire agli operatori il punto di vista dei disabili e a questi ultimi il punto di vista dei primi. Constatiamo infatti che anche i disabili non sempre si rivelano interlocutori facili e certe volte pretendono il massimo anche quando, oggettivamente, non lo si può avere.
Le normative esistono, ma occorre diramare direttive e circolari esplicative inequivocabili, con soluzioni alternative chiare, anche con l'inserimento nei nomenclatori di ausili dedicati al tempo libero, prescrivibili per accertate difficoltà motorie e/o sensoriali, magari con l'indicazione di limiti prefissati di costo.
Qualcuno poco fa stava dicendo che la materia è rimandata alle regioni e al rilascio delle concessioni demaniali. Ebbene, la capitaneria di porto non può rilasciare la concessione se non sono soddisfatti i requisiti di accessibilità. Le normative esistono, ma sono interpretabili, per cui - lo ripeto - è necessario emettere anche chiare circolari esplicative.
Per quanto riguarda, invece, la possibilità del disabile di attrezzarsi per conto proprio (e quindi di sollevare gli operatori da un costo aggiuntivo), si può fare l'esempio della sedia JOB per entrare in acqua. Circa un mese fa, una ASL marchigiana non ha concesso questo ausilio a un disabile che l'aveva richiesto. Il disabile ha presentato ricorso presso il tribunale di San Benedetto del Tronto, che ha ingiunto alla ASL di passare la sedia al disabile, poiché sussistevano chiare barriere all'entrata in acqua e la sedia costituiva un ausilio che rendeva indipendente la vita del disabile.
Purtroppo, queste attrezzature non sono elencate nei nomenclatori, cioè fra gli ausili che possono essere concessi senza dover neppure passare in commissione ASL.
In definitiva, dobbiamo cercare di operare su diversi fronti. E l'AISA, ma in questo caso parlo anche a nome di altre associazioni nazionali, è disponibile a lavorare in una logica di sano network.
Peraltro - lo dico senza arroganza - noi continuiamo ad andare avanti in ogni caso. Se, però, la Commissione ci desse una mano, sicuramente potremmo accorciare di 4-5 volte i tempi di intervento.
I disabili rappresentano una forza: siamo 2,8 milioni di disabili in sedia a rotelle e quindi gli operatori turistici, se non sono miopi, sanno che ci sono 5,6 milioni di persone che in questo ambito si muovono tutte le estati. Facendo un rapido conto, ipotizzando 50 euro di spesa probabile al giorno a testa, si arriva a 35 miliardi di euro che ogni anno vengono mossi dai 50 milioni di disabili in tutta Europa.
AISA mette a disposizione il proprio network, che conta circa 1.300 associazioni e vari rapporti federativi: facciamo parte della FISH (Federazione italiana superamento handicap), della FIAN (Federazione italiana associazioni neurologiche), della Consulta nazionale disabilità, di varie consulte regionali e di organismi privati. Per riuscire a superare i problemi elencati, mettiamo a disposizione anche i nostri uffici stampa e i nostri call center.
Visto che fra qualche minuto ci sarà l'audizione dei rappresentanti degli enti turistici, fate loro presente che AISA è disponibile anche a organizzare (non a finanziare, bensì a organizzare), call center e uffici in grado di ripartire equamente i disabili nelle diverse strutture turistiche, così da superare il problema di coloro che cambiano stabilimento - lo abbiamo ricordato in precedenza - in presenza di cinque o sei disabili.
Possiamo distribuire la nostra presenza su tutto il territorio nazionale, possiamo gestirci autonomamente. Noi andiamo avanti comunque, ma se la Commissione ci darà una mano, sapremo ringraziarla in maniera molto forte.

PRESIDENTE. Do ora parola ai deputati che intendano porre domande o chiedere delucidazioni.

GIUSEPPE CHICCHI. Signor presidente, vorrei avanzare un suggerimento a


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proposito della legge n. 104 del 1992,considerato che le competenze in materia di demanio marittimo sono passate alle regioni e, in alcuni casi, queste ultime le hanno addirittura demandate ai comuni: forse potrebbe essere utile che la Commissione inviasse una nota di raccomandazione alla Conferenza delle regioni, affinché i contenuti dei contratti di concessione demaniale siano vincolati, appunto, all'attuazione della legge n. 104 e di tutte le soluzioni che nei progetti ora illustrati sono state adottate.
Non si tratterebbe di un'azione risolutiva, ma comunque rappresenterebbe una sollecitazione che la X Commissione può fare nei confronti delle regioni che, a questo punto, hanno in mano la partita del demanio marittimo.
Ciò premesso, desidero chiedere al relatore se le associazioni che si occupano di disabilità abbiano mai valutato, in quanto tali, la possibilità di stipulare con tour operator contratti che garantiscano l'effettiva corrispondenza del prodotto turistico alle esigenze dei disabili. Conoscendo un po' il mondo del turismo, infatti, ritengo che se partisse un'iniziativa per cui un tour operator si assume la responsabilità di controllare il prodotto - che acquista all'ingrosso, grazie ad una convenzione con le associazioni - probabilmente ciò determinerebbe nel settore un effetto imitativo. Di conseguenza, anche i processi di ristrutturazione portati avanti dalle imprese turistiche e ricettive potrebbero essere di portata più ampia.
Sebbene possa sembrare ovvio, mi pare opportuno sottolineare che i numeri che voi avete citato all'inizio - 50 milioni di disabili in Europa - costituiscono una realtà commercialmente importante che comporta un notevole movimento di danaro. Penso che, se partisse una iniziativa di convenzione con qualche tour operator (per esempio con «I Viaggi del Ventaglio» o altri) che si faccia garante, ciò potrebbe determinare nelle altre imprese turistiche un processo indotto.

PRESIDENTE. Do la parola ai nostri ospiti per la replica.

STEFANO PAOLICCHI, Presidente di Handy Superabile. Questa iniziativa è già stata da noi presa in considerazione. Nella cartella che vi abbiamo consegnato è contenuto un articolo sul turismo accessibile, pubblicato in prima pagina dalla rivista del comune di Montecatone, in provincia di Bologna, in cui si dice, appunto, che la nostra associazione ha rivolto un appello a tutti i tour operator, riguardante i progetti «Mare senza barriere» e «Turismo superabile». Purtroppo, non ho ricevuto risposta da alcun tour operator.
Ci siamo rivolti, allora, a questa Commissione per cercare di fare qualcosa di più, magari a livello nazionale. Diversamente, si rischia anche con i tour operator - così come è avvenuto nella maggior parte dei casi con le istituzioni pubbliche - di perdere tempo inutilmente, senza arrivare a niente.
Ci vorrebbe qualcosa di più incisivo, a livello nazionale e da parte del Governo: occorrerebbero norme da rispettare obbligatoriamente. I costi non sarebbero poi così elevati...

GIUSEPPE CHICCHI. Bisognerebbe dare incentivi alle imprese che si adeguano e poi il tour operator dovrebbe selezionare il prodotto....

SILVANA MURA. È stato quantificato quanto costerebbe aggiornare gli stabilimenti balneari?

STEFANO PAOLICCHI, Presidente di Handy Superabile. Il costo complessivo aumenta sicuramente meno del 10 per cento. Bastano piccolissimi accorgimenti che poi, oltretutto, in parte sono anche obbligati: ad esempio un locale con i bagni accessibili deve essere necessariamente presente. Le carenze principali sono rappresentate dalla passerella per arrivare alla battigia e da un mezzo idoneo per entrare in acqua. Si parla veramente di poche migliaia di euro.

PRESIDENTE. Grazie per l'interessante esposizione.
Dichiaro conclusa l'audizione.


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Audizione di rappresentanti di Confcooperative (Federcultura, turismo e sport) e di rappresentanti di Confcommercio (Confturismo).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sull'attuazione della legge 29 marzo 2001, n. 135, concernente la riforma della legislazione nazionale sul turismo, l'audizione di rappresentanti di Confcooperative (Federcultura, Turismo e Sport) e di rappresentanti di Confcommercio (Confturismo), rispettivamente nelle persone del presidente dottor Lanfranco Massari e del presidente dottor Bernabò Bocca, accompagnati da altri rappresentanti delle associazioni.
Do la parola ai nostri ospiti per lo svolgimento di una relazione introduttiva.

LANFRANCO MASSARI, Presidente di Confcooperative (Federcultura, turismo e sport). Signor presidente, anzitutto desideriamo ringraziare lei e gli onorevoli deputati presenti per l'occasione che offrite ai rappresentanti della cooperazione turistica italiana di esprimere le proprie valutazioni sull'applicazione della legge n. 135 del 2001. Abbiamo messo a disposizione degli onorevoli deputati una nota, che provo adesso a illustrare.
Premetto una brevissima presentazione, giacché non abbiamo la pretesa di essere conosciuti da tutti. Federcultura turismo sport è la federazione di settore di Confcooperative, che associa oltre 1.500 società cooperative, nei comparti del turismo, dei servizi culturali, dello sport, dei servizi al patrimonio culturale e artistico.
Prima di passare rapidamente in rassegna le principali disposizioni della legge-quadro n. 135 del 2001 sul turismo, desidero svolgere una considerazione di ordine generale.
Quando, nella primavera del 2001, la legge venne approvata, noi - in rappresentanza della cooperazione turistica italiana - la salutammo come una buona legge, attesa per anni. Essa rappresentava un'opportunità per favorire la crescita del tessuto imprenditoriale e lo sviluppo complessivo del nostro sistema turistico.
Crediamo ancora che la legge n. 135 sia, nel suo complesso, una buona legge. È tuttavia evidente che le sue sorti non potevano non essere influenzate dalla riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione, intervenuta a pochi mesi dal varo della legge. Sebbene la materia del turismo fosse già di competenza regionale, l'impostazione totalmente nuova del nuovo articolo 117 della Costituzione ha determinato un mutamento nei rapporti tra Stato e regioni.
Non voglio negare qui che il motore del turismo risiede a livello locale, però credo che occorra riconoscere - noi lo sosteniamo da anni, ma mi pare che anche i colleghi di Confcommercio e delle altre associazioni del settore affermino altrettanto - la necessità di un coordinamento a livello nazionale delle politiche turistiche, di uno strumento e di un luogo deputati al raccordo e alla coesione, in particolare in tempi in cui la competizione si svolge a livello globale e noi la affrontiamo, invece, presentandoci frammentati sui mercati europei e mondiali.
Se in Italia si vogliono attirare i crescenti flussi turistici e invertire la tendenza degli ultimi anni, che ci ha visto regredire nella graduatoria dei Paesi con più alte presenze turistiche, è assolutamente necessario attuare politiche competitive ed efficaci. Perché queste siano tali, devono essere coordinate e fortemente integrate.
Ciò di cui c'è assoluta necessità - quello che gli operatori e gli imprenditori turistici chiedono - è un quadro stabile e certo in cui operare. I continui rallentamenti nell'attuazione della norma di legge, delle previsioni finanziarie, delle politiche, dei progetti, dovuti a conflitti tra i vari livelli di governo del nostro Paese danneggiano fortemente il settore e la nostra economia. Credo che le vicende del portale www.italia.it siano, da questo punto di vista, assai esemplificative.
Entrando nel merito della legge mi soffermerò, in particolare, su tre punti.


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Per primo citerò il punto che riteniamo il nucleo centrale della legge, ovvero i sistemi turistici locali, che sono stati, per noi, un'importante intuizione derivante dalla consapevolezza che le politiche per lo sviluppo devono passare necessariamente da una programmazione locale integrata. I sistemi turistici locali possono essere lo strumento attraverso cui concepire e gestire il territorio, superando le frammentazioni esistenti nel nostro sistema, in una logica di rete e di integrazione fra il turismo e le altre attività produttive, e in un rapporto stretto tra istituzioni, imprese e società civile.
La previsione della legge n. 135 circa la destinazione delle risorse finanziare al sostegno dei sistemi turistici locali per favorire i processi e le attività di aggregazione e di integrazione fra le imprese turistiche, anche in forma cooperativa, rappresenta per noi un ulteriore elemento positivo. La flessibilità garantita dal piccolo e medio operatore, va infatti coniugata con la forza che deriva dal raggiungimento di una sufficiente massa critica, che assicuri maggiore competitività per qualità e prezzo. Le imprese turistiche devono associarsi per competere e in questa direzione vanno incentivate e sostenute. In altri termini, il nostro sistema di offerta turistica va aiutato a ridurre la polverizzazione e ad accrescere la dimensione media delle imprese, che è troppo piccola e che quindi ha difficoltà ad innovare e a competere.
Una strada, la migliore secondo noi, è quella dell'aggregazione e della integrazione tra aziende, anche attraverso lo strumento cooperativo. È noto, tuttavia, come questa preziosa previsione di legge abbia ricevuto un'attuazione insufficiente e molto poco omogenea nelle diverse regioni. Sono poche, infatti, le amministrazioni regionali che hanno adottato una legge che preveda i sistemi turistici o il sostegno all'integrazione tra imprese turistiche, in special modo nel Mezzogiorno. Auspichiamo pertanto che l'indagine in corso serva anche a sensibilizzare i soggetti preposti all'attuazione di strumenti così fondamentali per il futuro del nostro sistema turistico, ma auspichiamo anche che Governo e Parlamento, d'intesa con le regioni, procedano nel modo più convinto - e soprattutto spedito - per creare un sistema intelligente di incentivi alle imprese, che sappia favorire l'integrazione e la crescita aziendale.
Un ulteriore elemento di novità della legge n. 135 è quello dei buoni-vacanza, previsti dall'articolo 10. I buoni-vacanza consentono l'accesso al consumo turistico di fasce ampie della popolazione, normalmente escluse, costituendo, di conseguenza, un incentivo alla domanda turistica e consentono, al tempo stesso, di realizzare politiche di destagionalizzazione. Visti da un altro punto di vista, però, i buoni vacanza sono anche uno strumento di coesione e di equità sociale. Non crediamo che si possa dubitare della loro utilità, in un'ottica sia di turismo sociale, che di turismo tout court. Ciononostante, l'articolo 10 non ha ancora trovato attuazione, anzi, le difficoltà tecniche per la sua applicazione richiedono una sua modifica.
Mi preme sottolineare che l'impegno congiunto delle associazioni nazionali del turismo sociale, tra le quali Federcultura di Confcooperative, ha consentito un primo avvio del sistema che prevede già il catalogo dell'offerta. L'attuazione della norma di legge appare cionondimeno essenziale, affinché il sistema possa decollare e dare i frutti sperati. L'esperienza di altri Paesi europei, in particolare quella francese, dimostra che il ruolo dello Stato è di primaria importanza.
Fra l'altro, a questo riguardo, il sistema produrrà effetti significativi solo se sarà favorito da una legislazione fiscale favorevole, come ad esempio la defiscalizzazione del contributo aziendale a favore delle vacanze dei dipendenti.
Concludo con qualche breve cenno su alcuni temi di particolare attualità. In primo luogo, sottolineiamo la necessità di rendere omogenei i criteri di classificazione delle strutture ricettive. Questo tema è molto sentito da tutti gli operatori, non solo dai nostri, e rientra in quello più generale del coordinamento che ho affrontato


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all'inizio di questo intervento. O si stabilisce di abolire la classificazione, come qualcuno proporne, o la si riforma secondo una logica di buonsenso. Oggi esistono forti disomogeneità negli standard regionali che vengono richiesti per l'attribuzione delle «stelle». Un turista straniero, o anche italiano, che si rechi nel nostro Paese e che visiti più regioni, affidandosi al criterio delle stelle per la scelta dell'alloggio, rischia di trovare strutture e servizi molto diversi tra di loro, a discapito dell'immagine della qualità complessiva del nostro sistema Paese. La situazione è ancor più complessa se si considerano le strutture ricettive extra alberghiere, per le quali non è prevista classificazione. È dunque urgente porre rimedio a questa situazione, per fare in modo che i turisti sappiano cosa acquistano, per tutelare nel contempo, albergatori e gestori delle strutture extra alberghiere.
Altra questione: si è parlato molto, nelle scorse settimane, del ruolo e della struttura dell'agenzia nazionale del turismo, l'ENIT. Si è tornato a parlare di ENIT, avanzando ipotesi di ulteriore riforma della stessa. Al riguardo, ricordiamo come l'ENIT sia stato oggetto di riforma, poco più di due anni fa, e che il nuovo presidente si è insediato alla fine del 2006.
Si tratta di tempi brevissimi e non credo che una nuova riforma, con i conseguenti rallentamenti delle attività cui darebbe inevitabilmente luogo, gioverebbe alla promozione turistica del nostro Paese. Sono altre le cose di cui abbiamo bisogno. Non è più tempo di discutere sulla forma giuridica dell'ENIT, bensì di porre in essere strategie di promozione che ci rendano competitivi sui mercati internazionali. Mi sembra che sia proprio questa la direzione intrapresa dalla nuova ENIT.
Infine, espongo un'ultima osservazione, che abbiamo già avuto occasione di rappresentare, tanto a livello parlamentare, quanto governativo e che si richiama qui perché riveste particolare importanza per il sistema delle imprese cooperative e turistiche da noi rappresentate. Ci si riferisce alla cabina di regia sul turismo, ovvero al Comitato nazionale per le politiche turistiche, sulla cui costituzione siamo sempre stati favorevoli e che anzi, anche da noi, a suo tempo è stata fortemente richiesta, in quanto costituisce una di quelle sedi di coordinamento di cui il turismo italiano ha grande bisogno. Il problema serio è che la composizione del Comitato lascia senza voce una parte significativa del turismo italiano. La composizione è limitata, per legge, a soli tre componenti. La rappresentanza imprenditoriale rispecchia infatti una visione tradizionale e superata del turismo che, al di là della reale maggiore rappresentatività di chi siede in rappresentanza delle imprese all'interno del Comitato (che, peraltro, non mi pare sia mai stata verificata), non tiene conto della rivoluzione del settore e, in particolare, del ruolo crescente delle molte segmentazioni del mercato e dei nuovi attori economici che a tali segmentazioni danno risposta, tra i quali le cooperative turistiche.
Il Comitato, dunque, dovrebbe integrare queste componenti, per poter essere effettivamente rappresentativo, credibile e per poter proporre politiche nell'interesse di tutto il sistema turistico italiano, e dunque dell'intera economia nazionale, essendo il turismo, come ben sappiamo, la principale industria del Paese e quindi il potenziale motore di rilancio dello sviluppo dell'Italia.

BERNABÒ BOCCA, Presidente di Confcommercio (Confturismo). Anch'io desidero rivolgere un ringraziamento al presidente e a tutti membri di questa Commissione per l'opportunità che ci è stata offerta.
Confturismo è la confederazione delle imprese turistiche che aderisce a Confcommercio. Fanno parte di Confturismo: Federalberghi, cioè 27.000 alberghi italiani, Fiavet (Federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo), le agenzie di viaggio, i residence, i ristoranti, i punti turistici, i bed & breakfast, per un totale di 210 mila imprese turistiche in Italia.
Dal punto di vista turistico, arriviamo da un 2006 positivo. Dopo l'attacco alle


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Torri Gemelle, nel 2001, abbiamo vissuto anni molto bui e difficili. Abbiamo impiegato cinque anni e nel 2006 siamo finalmente siamo tornati ai livelli del periodo antecedente al 2001. Nel 2006 abbiamo sfondato il muro dei 240 milioni di pernottamenti; la bilancia turistica ha segnato un saldo positivo di oltre 12.000 milioni di euro, con un incremento del 13 per cento rispetto all'anno precedente; per la prima volta, nel nostro Paese, abbiamo registrato più di 30 miliardi di euro spesi per turismo dagli stranieri. Tutto questo ci ha permesso, nel 2006, di totalizzare un fatturato totale del turismo in Italia pari a circa 140 miliardi di euro.
Purtroppo, il 2007, dal quale ci aspettavamo molto, o almeno un proseguimento del trend positivo, non sta confermando i risultati dell'anno passato, soprattutto per quanto riguarda la stagione estiva. Quest'ultima si è chiusa con un segno negativo che, onestamente, ci lascia insoddisfatti e non poco preoccupati per il futuro.
Nonostante sia avvenuto, infatti, un pur parziale recupero della componente italiana, il risultato finale non ci conforta. Gli stranieri hanno mantenuto, nel 2007, la propria quota di mercato, confermando, se ancora ce ne fosse bisogno, il rapporto competitivo qualità-prezzo del nostro sistema che, suggellato dai dati ufficiali Istat, da gennaio ad agosto ha visto, ad esempio, il prezzo degli alberghi crescere dell'1,6 per cento, assolutamente in linea, quindi, con i tassi di inflazione. Per fare un esempio, in Spagna, nei primi otto mesi dell'anno, i prezzi degli alberghi sono cresciuti del 3,6 per cento. È l'anno in cui abbiamo avuto più stranieri e una stagnazione, viceversa, di turismo italiano (non solo in Italia: ci sono stati meno italiani che hanno fatto vacanza).
La situazione non è assolutamente drammatica, ma sappiamo tutti che c'è ancora molto da fare, soprattutto per recuperare quel gap competitivo che abbiamo non tanto nei confronti dei Paesi cosiddetti emergenti, che hanno ovviamente condizioni, come il costo di lavoro, assolutamente vantaggiose rispetto a noi, ma penso piuttosto ai nostri diretti competitors europei, come Francia e Spagna.
Mi sento di condividere quanto espresso in questa stessa sede, alcuni giorni fa, dal vicepremier, onorevole Rutelli, che ha parlato di perdita di competitività del turismo nel nostro Paese. Il turismo italiano, infatti, oltre ai problemi specifici del settore, di cui anche noi ci assumiamo piena responsabilità come mondo delle imprese, sconta gli effetti negativi del sistema-Paese sul costo dell'energia e del lavoro, che sono maggiori rispetto al resto dell'Europa, sulla scarsa flessibilità del mercato del lavoro e soprattutto su un regime IVA penalizzante, se confrontato con quello degli altri Paesi concorrenti, cioè Francia e Spagna. Basti pensare che oggi l'IVA sugli alberghi è fissata al 5,5 per cento in Francia, al 7 per cento in Spagna e al 10 per cento in Italia. Non parliamo poi del sistema dei trasporti, Alitalia in primis, che sta penalizzando molto la promozione del prodotto turistico italiano sui mercati stranieri e soprattutto intercontinentali.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, è noto che il turismo si caratterizza soprattutto per l'utilizzo di forme contrattuali a tempo determinato (i cosiddetti «stagionali»), quale modalità ordinaria della gestione del lavoro, in considerazione, come dicevo prima, della forte stagionalità che è la caratteristica preminente del nostro settore.
Per questa grossa presenza di lavoratori a tempo determinato, il nostro settore non ha mai avuto accesso ai benefici previsti nel tempo a sostegno dell'occupazione, compreso il cuneo fiscale, introdotto dalla finanziaria per il 2007. La legge finanziaria, in ogni caso, ha segnato l'inizio di un processo a favore dell'innovazione e dell'ammodernamento del prodotto turistico italiano, oltre a risolvere alcune questioni da tempo aperte, quali quelle dei canoni demaniali e del turismo congressuale, con la deducibilità dell'IVA sul turismo stesso.
È necessario continuare quindi a sostenere il cammino intrapreso, anche attraverso le modalità di concertazione e


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condivisione avviate con il Comitato delle politiche turistiche e con l'Agenzia nazionale per il turismo. Perciò chiediamo a questa importante Commissione parlamentare di seguire, anche durante l'iter della finanziaria per il 2008, le iniziative da noi portate avanti, in quanto orientate verso una logica di sviluppo.
Dopo questa breve introduzione, passerei ad approfondire gli argomenti oggetto dell'indagine conoscitiva sulla legge n. 135 del 2001 e sulla sua applicazione. Anche a questo riguardo, infatti, condivido l'opinione dell'onorevole Rutelli, quando afferma che la vera questione del turismo italiano è l'assetto istituzionale del nostro Paese, che non aiuta sicuramente una ripresa organica e stabile del turismo. Dovrei iniziare il mio esame dall'evoluzione della normativa in materia di turismo, a partire dal decreto del Presidente della Repubblica n. 616 del 24 luglio 1977, per arrivare alla legge n. 135 del 2001 e ai provvedimenti successivi, ma ometto tutto ciò, per brevità.
Preferisco soffermarmi, viceversa, in maniera più significativa, sulla questione istituzionale e soprattutto sulla governance del settore turistico. Purtroppo, la legge n. 135 arriva tardi, dopo anni di lavoro terminati e ripresi, alla fine e all'inizio di svariate legislature. Nel frattempo, era andato avanti il cammino della riforma della Costituzione, approdato nella cosiddetta riforma del Titolo V che, rivedendo l'articolo 117 della Costituzione, ha affidato la competenza esclusiva in materia di turismo alle regioni.
La storia arriva fino ai nostri giorni, con un gruppo di regioni che impugnano, davanti alla Corte costituzionale, buona parte del testo della legge n. 135, vedendo oltretutto accolto il proprio ricorso. Una indagine conoscitiva effettuata dal Parlamento non può non partire dalla «questione delle questioni», cioè dalla problematica della governance del turismo. L'esperienza di questi ultimissimi periodi dimostra che il modello di governance introdotto nella riforma del Titolo V non è assolutamente sufficiente e adeguato per garantire una gestione efficace del modello turistico pubblico nel nostro Paese. Potrei citare mille esempi, a cominciare dalla dispersione delle risorse spese per la promozione: se infatti sommiamo quanto le nostre regioni spendono in termini di promozione turistica, abbiamo un budget tre volte superiore a quello dei Paesi concorrenti, ma se vediamo il budget dell'Agenzia nazionale del turismo, del cui consiglio di amministrazione io faccio parte, vediamo che è infinitamente inferiore rispetto a quello degli altri Paesi turistici, con una grossa dispersione di risorse e con la conseguente incapacità di fare massa critica sui mercati internazionali. Posso continuare citando il fallimento del portale Italia.it, sicuramente nato male, ma affondato dall'esigenza di moltiplicare per ventuno le vetrine del nostro Paese. Per concludere, infine, con i problemi più sentiti dalle imprese, cioè quelli relativi alla legislazione di settore, ancora affidata alla legge quadro n. 217 del 1983, non essendo mai stato applicato l'articolo 2, comma 4, della legge n. 135, che avrebbe dovuto definire le linee guida per il settore, stabilendo parametri e requisiti minimi, nonché gli standard di qualità delle diverse realtà produttive del nostro settore.
La divisione delle competenze, quindi, fra autorità centrale e regioni, in qualche modo riaffermata dagli articoli 1 e 2 della legge n. 135, non ha mai trovato attuazione, nemmeno nel principio, credo da tutti condivisibile, del coordinamento delle politiche regionali e dell'indirizzo delle attività legislative. Il risultato di tutto questo è che oggi esistono ventuno legislazioni completamente diverse l'una dall'altra, con effetti discriminanti per le imprese, a seconda della loro collocazione sul territorio nazionale. Porto come esempio la questione del deposito cauzionale, che è una somma vincolata a garanzia dell'attività, prevista per le agenzie di viaggio, che può variare dai 10 mila euro ai 70 mila euro, da regione a regione. Non entro nella questione della classifica alberghiera, nota a tutti, che produce solo effetti disorientanti per i turisti, che trovano lo stesso livello di stelle per prodotti assolutamente


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diversi, da regione a regione, e a volte anche da provincia a provincia nella stessa regione, a causa del decentramento amministrativo operato.
Io stesso, che opero in Toscana, ho visto la settimana scorsa una legge regionale della regione Toscana che impone a tutti gli alberghi a quattro e a cinque stelle di avere uno spazzolino e un dentifricio in camera. Questo solo per fare un esempio. Una legge regionale dell'Umbria, corretta dalla presidente Lorenzetti, imponeva invece agli alberghi a cinque stelle che più del 50 per cento delle camere fossero suite. Oltre a trattarsi di parametri disomogenei, essi non esistono in alcun Paese nostro concorrente. Questa mania di protagonismo ci sta mettendo in seria difficoltà.
Dei primi due articoli della legge n. 135, quindi, ha avuto attuazione solo l'istituzione del Comitato delle politiche turistiche, che si propone come punto di raccordo di quanto si sta facendo a livello nazionale in materia di turismo, ma che ha comunque dovuto - ed è questo l'assurdo - cambiare denominazione, giacché si chiamava Comitato nazionale delle politiche turistiche. È stata soppressa la parola «nazionale», sotto la scure dell'impugnativa delle regioni davanti alla Corte costituzionale.
Passando ad analizzare l'articolo 3, che istituisce la Conferenza nazionale del turismo, ritengo che, in un clima non sereno e non chiaro tra i diversi attori istituzionali, cioè Stato e regioni, lo stesso non possa produrre risultati significativi. Personalmente, quale presidente di Confturismo, ho partecipato a tre degli incontri organizzati da governi di diverso colore politico, ma nonostante gli sforzi di tutti, i lavori non hanno prodotto alcun risultato significativo o visibile per il nostro settore.
Per quanto riguarda l'articolo 4, relativo alla Carta dei diritti del turista, va ricordato come questo testo legislativo, a nostro parere poco pertinente con il resto dell'articolato, sia il prodotto dell'unificazione di diverse proposte di legge, accorpate per dare maggiore velocizzazione al cammino parlamentare (una proposta riguardava più in generale i diritti del turista, e così è nato l'articolo 4 della legge n. 135). Sarebbe interessante conoscere il livello di distribuzione della Carta, che è stata prodotta più volte, magari raccogliendo le opinioni dei turisti stranieri attraverso un sondaggio, qualora l'avessero mai ricevuta.
Passando all'articolo 5 (Sistemi turistici locali), come Confturismo abbiamo svolto un'analisi che evidenzia una sostanziale disomogeneità delle normative regionali emanate in proposito. Lo scenario che ne deriva risulta essere assai variegato e complesso, tanto in relazione alla definizione delle competenze, degli assetti giuridici gestionali e finanziari dei sistemi turistici locali, quanto al ruolo degli stessi, all'interno della complessiva organizzazione turistica regionale.
Per un approfondimento sulla materia dei sistemi turistici locali, rinvio alla lettura della nostra ricerca, che lascio in allegato alla mia relazione.
Mi avvio ad esaminare gli ultimi due grandi capitoli di questa legislazione, che ci interessa evidenziare, cioè l'articolo 7, in materia di impresa turistica, e l'articolo 10, in materia di buoni-vacanza.
Sulla definizione di imprese turistiche prevista dall'articolo 7, si può dire che non essendo mai entrata in vigore la norma relativa alle linee-guida, essa è troppo ampia, tale da ricomprendere tutto, senza essere di alcuna utilità. Il rischio che si corre è, da un lato, quello di favorire forme di abusivismo più o meno legalizzate, dall'altro, di creare imprese turistiche prive di mercato. Sarebbe necessario, pertanto, individuare per ogni tipologia, i criteri e le modalità di esercizio e gli standard minimi di qualità, soprattutto con riferimento a quelle svolte dalle associazioni senza scopo di lucro o dalle attività di accoglienza non convenzionali: mi riferisco, ad esempio, ai bed & breakfast.
Per quanto riguarda viceversa la previsione dei buoni-vacanza, anche in questo caso siamo di fronte ad una mancata applicazione della legge. Nonostante finanziamenti previsti ed iscritti a bilancio, nonostante la nascita di una associazione


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per la gestione dei buoni-vacanza Italia, promossa dalla Fitus (Federazione italiana turismo sociale), da Federalberghi e Confturismo, e ovviamente aperta a tutte le organizzazioni che ne volessero far parte, le correzioni legislative necessarie per dare l'avvio al meccanismo non sono ancora state messe in atto. Noi crediamo che i buoni-vacanza possano costituire un utile elemento per favorire la destagionalizzazione del nostro turismo, garantendo a flussi aggiuntivi di turisti la fruibilità di questi cheques presso le strutture ricettive italiane.
Concludendo, auspico che questa Commissione possa esercitare la propria influenza nell'ambito della riforma eventuale della legge n. 135, affinché si avvii a soluzione «il problema dei problemi», cioè la governance del nostro settore.

PRESIDENTE. La ringrazio molto per la chiarezza e l'articolata esposizione.
Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

GIUSEPPE CHICCHI. Rivolgo una domanda al presidente di Confcooperative: vorrei sapere se voi avete, all'intero della vostra organizzazione, cooperative che svolgono attività di incoming, cioè forme di aggregazione di alberghi, che nascono proprio per portare turismo.
Al presidente Bocca vorrei porre la seguente questione: giustamente, lei pone il tema della governance come tema centrale. Abbiamo affrontato la stessa discussione con il Ministro Rutelli, qualche settimana fa. Le chiedo se, a vostro parere, sia possibile mettere mano alla governance del turismo, e cioè prevedere forti funzioni di coordinamento e indirizzo in capo allo Stato, per affrontare i temi che voi stessi avete posto, senza mettere mano ad una legge costituzionale.
La risposta che io do a tale domanda è che ciò è possibile solo in presenza di una forte domanda che salga dal mondo imprenditoriale e anche dal mondo delle istituzioni (in quanto ci siamo resi conto che il referendum non ha prodotto ciò che si pensava oppure ha prodotto ciò che si temeva).
Una riforma della legge n. 135, che prevedesse forti funzioni di coordinamento e indirizzo in capo allo Stato, sarebbe possibile solo in un quadro di forte collaborazione con le regioni. Diversamente andremmo verso uno scontro che non giova a nessuno, anche nel caso dessimo il via ad una legge costituzionale. Personalmente, vedo solo questa strada.
Domando, più specificamente, se il mondo imprenditoriale sia pronto a sostenere, in sede centrale e decentrata, un'iniziativa di questo tipo.

RUGGERO RUGGERI. Desidero chiedere chiarimenti al presidente Bocca, circa un tema che non è emerso in altre audizioni, cioè quello dei bed & breakfast. Non intendo muovere una critica, ma evidenziare l'esigenza di istituire uno standard o comunque di uniformare anche questo settore dell' offerta, che si sta sviluppando in modo vorticoso in alcune zone del nostro Paese. Gradirei qualche particolare in più a questo proposito.

GIANFRANCO BURCHIELLARO. Vorrei domandare ai due relatori se non sembri loro che sia necessario recuperare una dimensione diversa nell'analisi del ruolo e della funzione del turismo in Italia. Credo che questo diverso modo di leggere il fenomeno stenti, in questa sede, a farsi strada.
La legge n. 135 è nata quando il primo aeroporto al mondo era Chicago, con 50 milioni di passaggi all'anno. Oggi si sta realizzando l'aeroporto di Shanghai, dimensionato su 300 milioni di passaggi all'anno. Domando se non sia necessario recuperare una dimensione più globale del fenomeno, per ricollocare l'Italia sui grandi flussi internazionali.
Mi sembra che dall'interpretazione della legge n. 135 e della riforma dell'articolo V della Costituzione emerga un'impostazione ancora molto legata al territorio. Ci troviamo oggi in un mondo completamente diverso. Dico ciò per sostenere la riflessione dell'onorevole Chicchi: un


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conto è analizzare il problema della governance di questi fenomeni rispetto ad una condizione di rendita e un altro conto è vederlo in una dimensione di competitività internazionale. Questo mi pare, grosso modo, il tema su cui concentrare l'attenzione, se intendiamo affrontare meglio i problemi.
Pongo al dottor Bocca una seconda questione. Vorrei capire come leggiate la citata difficoltà del 2007 rispetto al 2006. Se prendiamo in considerazione le dinamiche, non tutto appare leggibile: si comprende, infatti, come ci sia stata una riduzione del mercato interno legata a certi parametri, ma l'impressione di alcuni operatori è che abbiamo perso fette di mercato interno a favore dei nostri competitori esterni.
Posso sbagliarmi, ma cercando di leggere le analisi attente prodotte dagli operatori delle organizzazioni di categoria, constato che non esiste solo un problema di indebolimento della spesa interna, bensì anche un elemento, forse più nuovo, rappresentato dal fatto che una parte dei nostri competitori esterni comincia ad entrare nel nostro mercato interno.
Anche ciò introduce ulteriori elementi di riflessione, sui quali concentrare l'attenzione.

PRESIDENTE. Vorrei porre ai nostri ospiti una domanda forse banale: a vostro parere, una diversa articolazione del sistema delle vacanze nel nostro Paese, in riferimento al mercato e ai flussi interni, potrebbe essere utilmente presa in considerazione? Infatti, le dinamiche sociali ed economiche sono profondamente cambiate in questi anni e potrebbero forse esigere, anche nell'ottica dell'industria del turismo e delle organizzazioni del sistema turistico, una diversa articolazione di questa condizione.
Do la parola ai nostri ospiti per la replica.

BERNABÒ BOCCA, Presidente di Confcommercio (Confturismo). Sul tema dalla governance del turismo, il mondo delle imprese è compatto. Lo posso affermare, facendo parte sia del consiglio di amministrazione dell'Agenzia nazionale turismo, sia del comitato nazionale del turismo. Tutti noi ci rendiamo conto della grossa difficoltà a dialogare - il mio non vuole essere assolutamente un attacco nei confronti delle regioni - e ad operare, dato l'attuale quadro costituzionale.
Sono molto scettico sul fatto che le regioni possano aprire un dialogo su questo argomento, visto il susseguirsi di impugnative e ricorsi alla Corte costituzionale su qualsiasi argomento si discuta al tavolo.
Ad esempio sono ancora fermi i famosi 47 milioni di euro previsti dalla legge finanziaria precedente, perché non si decide se debbano servire a finanziare progetti nazionali o se invece - come vorrebbero le regioni - devono essere erogati a queste ultime per finanziare i singoli progetti. Questo significherebbe dare 500 mila euro alla Basilicata, 250 mila alla ...

GIUSEPPE CHICCHI. A legislazione vigente è così!

GIANFRANCO BURCHIELLARO. Nei giorni scorsi un accordo è stato raggiunto!

BERNABÒ BOCCA, Presidente di Confcommercio (Confturismo). Ma ci è voluto un anno per sbloccarlo. Le imprese non hanno il tempo di aspettare.

GIANFRANCO BURCHIELLARO. È la dimostrazione che è molto faticoso.

BERNABÒ BOCCA, Presidente di Confcommercio (Confturismo). Me ne compiaccio, complimenti! Sicuramente, se ci fosse una modalità che non prevede la riforma della Costituzione, tutto sarebbe più semplice e più rapido. Io credo che se non affrontiamo in maniera seria questo tema, tra due o tre anni saremo qui a raccontarci sempre le stesse cose.
Comunque, il mondo delle imprese, non solo Confcommercio, ma anche le altre organizzazioni, su questo punto credo che sia assolutamente d'accordo.


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Vengo alla domanda sui bed & breakfast. Come Confturismo, li abbiamo addirittura associati, quindi non vediamo i bed & breakfast come una forma di concorrenza sleale nei confronti degli alberghi. Chiediamo soltanto che abbiano i requisiti minimi, a tutela del consumatore, di igiene, sanità e sicurezza. Diversamente, fra agriturismi e bed & breakfast, finiremo con l'avere alberghi camuffati che non devono rispettare gli obblighi che invece gli alberghi hanno, godendo così di molti vantaggi.
Ciò che chiediamo è un mercato aperto, ma regole uguali per tutti.
Il mondo è cambiato e ci troviamo oggi di fronte ad un quadro diverso da quello del 2001. Il sistema aeroportuale è per noi molto importante. Tutte le indagini di Federalberghi ci dimostrano come il periodo della vacanza si è sempre più ridotto nel tempo, quindi la raggiungibilità della destinazione diventa un elemento vincente. Più aeroporti ci sono, meglio si riesce a viaggiare. Sharm el-Sheik ha molto successo perché in tre ore e mezzo si riesce ad arrivare nella località di vacanza.
Sicuramente, da un lato, abbiamo un dollaro debole nei confronti dell'euro, che ha spinto alcuni italiani e alcuni europei a fare le vacanze nell'area dollaro, che oggi è molto più conveniente. Dall'altro lato, rileviamo l'affacciarsi sul panorama internazionale di destinazioni turistiche a basso costo.
La settimana scorsa mi sono recato in Tunisia, dove il costo del lavoro è di 230 euro. Non possiamo andare a competere sul prezzo con Paesi che hanno costi minori dei nostri in questa misura.
Io credo che in Italia manchi un grosso tour operator che faccia incoming. Abbiamo solo tour operator che mandano gli italiani all'estero, mentre sarebbe il caso che ce ne fosse uno grande, come avviene in Germania, in Spagna e in Francia, che viceversa portasse gli stranieri in Italia.
Inoltre l'ENIT, invece di andare per le fiere nel mondo e invece di pensare alla modifica dell'assetto societario, dovrebbe operare una modifica in grado di permettere a quest'agenzia di fare promozione anche in Italia. Il primo mercato nostro sono gli italiani. È inutile che continuiamo a cercare i polacchi o i cinesi, un mercato importantissimo che, però, arriverà forse fra dieci anni.
Oggi viviamo di mercato italiano e quindi l'ENIT dovrebbe fare promozione nel nostro Paese, per tenere gli italiani in Italia.
La destagionalizzazione ci spaventa molto. Ho detto ufficialmente, nell'ambito del comitato nazionale per il turismo, che occorre fare molta attenzione. La destagionalizzazione, con modifica del calendario scolastico che preveda una settimana di vacanza a marzo, può andare bene se accompagnata da strumenti come, ad esempio, i buoni-vacanza. Diversamente, se togliamo due settimane in estate e ne inseriamo una nel mese di marzo, regaliamo ai turisti la vacanza a Sharm el-Sheik o in Tunisia dove, a marzo, si va con 800 euro.
Non credo che l'italiano, nel mese di marzo, preferisca stare una settimana a Firenze, piuttosto che in un altro Paese dove spende molto meno. Ripeto, la destagionalizzazione è un accorgimento che va bene se viene accompagnato da uno strumento come, ad esempio, i buoni-vacanza che spingono e incentivano l'italiano a trascorre quella settimana di marzo in Italia, altrimenti, a mio giudizio, rischia di diventare un boomerang.

LANFRANCO MASSARI, Presidente di Confcooperative (Federcultura, turismo e sport). Parto dalla prima domanda dell'onorevole Chicchi, per la quale lo ringrazio, in quanto consente di spiegare meglio, agli altri colleghi parlamentari, la caratteristiche di alcune nostre cooperative che credo l'onorevole Chicchi conosca bene, data la sua provenienza.
Circa trent'anni fa è nata a Rimini la prima cooperativa turistica tra albergatori: la Promozione alberghiera Rimini. Fra l'altro, gli albergatori associati delle nostre cooperative, per la maggior parte, a loro volta sono associati, come singoli albergatori, a Federalberghi o ad altre federazioni


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(per cambiare categoria, parliamo di campeggiatori e ristoratori, la cui base sociale è comune).
Come dicevo, trent'anni fa è nata a Rimini la prima cooperativa turistica tra piccoli e piccolissimi operatori turistici e albergatori, che ha aggregato queste piccole imprese, ha consentito loro di fare massa critica e di competere sui mercati nazionali e internazionali. Da lì, si è diffuso il modello della cooperazione turistica come elemento aggregante di operatori del turismo, quindi come momento di aggregazione di secondo livello, che si è poi diffuso in molti paesi europei, che hanno copiato il nostro modello cooperativo di aggregazione e di integrazione tra piccoli operatori turistici, così come è stato fatto in altri settori, ad esempio quello agricolo.
Ciò ha consentito di rendere più forte e più competitivo il sistema territoriale di offerta turistica, nonché di migliorare la qualità e le prestazioni sia dei singoli albergatori associati, sia del complesso del territorio locale in cui queste cooperative operano.
Il modello di integrazione tra operatori turistici, grazie alla cooperativa, si è esteso ed è diventato modello di integrazione tra operatori privati, istituzioni locali, operatori privati di altri settori che compongono e contribuiscono al successo della filiera turistica.
Queste cooperative hanno come prima mission la promozione turistica, la promozione non solo dei propri associati, ma della località dove i propri associati lavorano. Queste cooperative quindi svolgono attività di incoming. Non si tratta del grande tour operator di cui parlava Bocca, ma di tanti, piccoli o medi, tour operator che, messi insieme, fanno un sistema di tour operator che promuove l'Italia all'estero, cioè attira turisti italiani, ma soprattutto stranieri, in quanto le nostre cooperative fanno promozione principalmente sui mercati esteri, nelle fiere e nei workshop in giro per il mondo.
Anche se non esplicitamente rivolte a me, mi permetto di dire alcune cose sulle altre questioni poste. Sulla governance, come diceva il mio collega, il mondo delle imprese turistiche è assolutamente omogeneo e compatto. Come avete sentito, nella prima parte del mio intervento mi sono soffermato su questo problema, usando altri termini. In Italia abbiamo un problema di governance del turismo, cominciato, per la verità, prima del referendum del 1983, che ha abrogato il Ministero del turismo e dello spettacolo. La crisi era precedente (non a caso l'ondata referendaria ha travolto il Ministero), ma le difficoltà si sono accentuate dopo il referendum del 1983. Mentre il mondo agricolo è stato in grado, con le lobby e attraverso la sua capacità di proposta, di ottenere la ricostituzione di un nuovo ministero, cioè il Ministero delle politiche agroalimentari, il nostro mondo (forse perché la rappresentanza dell'impresa turistica è molto frammentata ed è specchio della frammentazione del mercato delle imprese turistiche) non ha ottenuto un analogo risultato. Personalmente, non sposo una causa o l'altra, così come credo che gli imprenditori non siano necessariamente interessati ad una modifica costituzionale, fra l'altro, conoscendo i problemi e i pericoli cui andremmo incontro se si mettesse mano a una nuova modifica di questo tipo, almeno riguardo alla governance del turismo.
Rimane il fatto, però - non siamo noi che possiamo suggerire soluzioni tecniche - che quello della governance, cioè del coordinamento e del governo delle politiche turistiche (in modo particolare delle politiche di promozione turistica all'estero), rimane un serio problema, in Italia e per tutti.
Per rispondere sempre alla domanda dell'onorevole Chicchi, noi sicuramente saremo pronti a gettarci nell'impresa di sostenere una soluzione che migliori e risolva il problema attuale.
Vengo al tema della dimensione non più locale della competitività. Nel sistema così frammentato, costituito da imprese troppo piccole per riuscire a competere sul mercato internazionale da sole, una risposta è effettivamente rappresentata


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dall'incentivazione alla crescita delle dimensioni dell'impresa, anche attraverso la forma dell'integrazione e dell'aggregazione. Una governance nazionale ci deve consentire di essere più forti e competitivi nelle politiche di promozione turistica all'estero. I tempi sono cambiati e la competitività del nostro sistema deve essere migliorata.
Concludo affermando che i buoni-vacanza sono uno strumento per favorire la destagionalizzazione, che però deve accompagnarsi a una modifica del sistema delle ferie e dei calendari scolastici e delle imprese. Senza il buono-vacanza o uno strumento analogo, sarebbe rischioso promuovere forme di modifica che vadano in tal senso, che lascerebbero il nostro sistema un po' meno forte e un po' meno competitivo rispetto ad altre destinazioni meno costose delle nostre.

PRESIDENTE. Ringrazio i relatori per la disponibilità manifestata.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 16,40.