7-00076 Garagnani: Salvaguardia della tradizione culturale e spirituale legata al Cristianesimo nelle politiche scolastiche.
Si condivide l'opinione dell'Onorevole interrogante che il giusto principio dell'accoglienza e dell'integrazione possa essere realizzato solo laddove si conservi la memoria del proprio passato e delle proprie radici culturali, in quanto è soltanto con l'affermazione della propria identità, che si può riconoscere e comprendere l'identità degli altri.
Ricordo che l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado è regolamentato da norme pattizie che rappresentano la sintesi finale di posizioni ed interessi rappresentati dall'autorità scolastica italiana e dalla Conferenza Episcopale.
La legge n. 121 del 1985 di ratifica ed esecuzione dell'accordo con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modifiche al Concordato lateranense dell'11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, che già prevedeva un esplicito riferimento alla tradizione culturale del Cattolicesimo, all'articolo 9, comma 2, precisa che «La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento».
Peraltro la nascita della religione cristiana, le sue peculiarità e il suo sviluppo così come le vicende dei rapporti tra Stato e Chiesa, con particolare riferimento all'Italia, già sono oggetto di studio nell'insegnamento della storia sin dalla scuola primaria e rappresentano, trasversalmente, l'asse portante di altri insegnamenti. Faccio riferimento, in particolare, allo studio della letteratura italiana, molti testi della quale (e basti citare la Commedia dantesca) risulterebbero incomprensibili senza gli opportuni riferimenti alla dottrina cattolica e al dibattito teologico, o alla storia dell'arte, per secoli legata inscindibilmente all'iconografia cristiana.
Proprio per questo motivo le indicazioni nazionali relativamente al primo ciclo di istruzione fanno esplicito riferimento al Cristianesimo e stessa cura verrà posta nelle indicazioni nazionali relative al secondo ciclo di Istruzione, proprio al fine di rispondere ad una ineludibile esigenza culturale degli studenti.
5-00510 De Torre: Attuazione e finanziamento del Piano nazionale di insegnamento dell'italiano come seconda lingua (L2).
L'Onorevole interrogante ripropone un argomento - quello riguardante l'integrazione degli alunni stranieri - che è già stato oggetto di esame nelle sedute dell'Assemblea della Camera del 9 e 14 ottobre 2008, in occasione della discussione di varie mozioni presentate su tale problematica, tra cui la mozione n. 1-00050 sottoscritta dall'Onorevole interrogante medesimo ed altri.
Ricordo che la discussione si è poi conclusa con l'approvazione da parte dell'Assemblea della mozione dell'Onorevole Gota ed altri n. 1/00033 (Ulteriore nuova formulazione) mentre sono state respinte le altre mozioni presentate.
Riteniamo che per integrare pienamente nelle classi gli alunni stranieri - che, pur con competenze proprie, risultano penalizzati dalla barriera linguistica - il primo impegno sia quello di insegnare loro la lingua italiana e la Costituzione della Repubblica. L'alfabetizzazione letteraria deve perciò procedere di pari passo con quella civile, sia per i figli degli stranieri, che devono apprendere le regole della comunità italiana, sia per i giovani italiani.
Di certo, la conoscenza della lingua italiana costituisce lo strumento indispensabile per l'integrazione degli alunni stranieri, anche se non è l'unico. Spesso i ragazzi stranieri sono inseriti nelle classi indipendentemente dal livello di conoscenza della lingua italiana, ponendo problemi di tipo didattico ed organizzativo e con la conseguenza che risulta rallentato per tutti, sia italiani che stranieri, il processo di insegnamento-apprendimento.
Alla luce delle criticità emerse e della crescente presenza di alunni stranieri nelle classi, il Governo intende valutare il fenomeno ed apprestare più incisivi interventi per favorire un effettivo e proficuo inserimento degli alunni stranieri.
Per quel che concerne il Piano nazionale di insegnamento L2, oggetto dell'atto di sindacato oggi in discussione, ricordo che esiste il programma denominato «Scuole aperte». Detto programma, confermato per il corrente anno scolastico, prevede quattro aree tematiche oggetto di finanziamenti, tra cui quella relativa al Piano di insegnamento di italiano L2 cui fa riferimento l'Onorevole interrogante.
Le risorse finanziarie ad esso dedicate ammontano a 4 milioni e 500.000 euro e saranno ripartite tra gli uffici scolastici regionali e provinciali in base alla presenza di alunni di recente immigrazione, cioè entrati nel sistema scolastico nell'anno 2007/2008, delle scuole secondarie di primo e secondo grado.
L'anzidetto programma nazionale «Scuole aperte» prevede nuclei di valutazione per selezionare i progetti e valutarne gli esiti; è altresì previsto un gruppo di lavoro interdirezionale, presso la Direzione generale dello studente, per un coordinamento e un monitoraggio generale.
Per quanto riguarda in particolare il Piano nazionale per italiano L2, il suddetto finanziamento si pone in continuità
e a sostanziale integrazione delle iniziative progettuali realizzate dalle singole istituzioni autonome con i fondi previsti all'articolo 9 del CCNL del comparto scuola, quali misure incentivanti per le aree a rischio e a forte processo immigratorio.
Quanto, infine, alle collaborazioni già avviate dalle istituzioni scolastiche con Regioni ed Enti locali, tali collaborazioni proseguiranno nella consapevolezza reciproca dell'efficacia del lavoro di rete tra le istituzioni del territorio.
5-00522 Mancuso: Richiesta di accertamenti ispettivi presso l'I.T.I.S. «Mario del Pozzo» di Cuneo.
In merito a quanto rappresentato nell'atto di sindacato ispettivo in discussione circa l'assemblea d'istituto svoltasi il 28 ottobre 2008 presso l'Istituto tecnico industriale statale (I.T.I.S.) «Mario Del pozzo» di Cuneo, il Ministero ha interessato il competente Direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale per il Piemonte.
Il medesimo direttore regionale, acquisiti gli opportuni elementi di conoscenza e di valutazione, ha in proposito comunicato che il Dirigente scolastico dell'ITIS «Mario Del Pozzo» ha dato adempimento a quanto disposto dall'articolo 13 del Testo Unico n. 297 del 1994, tutt'ora vigente, che recita: «Alle assemblee di istituto svolte durante l'orario delle lezioni, ed in numero non superiore a quattro, può essere richiesta la partecipazione di esperti di problemi sociali, culturali, artistici e scientifici, indicati dagli studenti unitamente agli argomenti da inserire nell'ordine del giorno. Detta partecipazione deve essere autorizzata dal consiglio d'istituto».
Nel caso in specie l'assemblea è stata convocata nel rispetto della normativa vigente, su proposta formalizzata da parte di due allievi della classe 5 C, con intenti informativi in merito ai provvedimenti normativi in materia d'istruzione.
Quanto alla decisione di non far partecipare all'assemblea esponenti di partiti politici essa è stata deliberata all'unanimità il 22 ottobre 2008 dal consiglio d'Istituto - come risulta dal verbale n. 254 - che ha incaricato il dirigente scolastico di darne applicazione.
5-00537 Frassinetti: Evento verificatosi nella scuola pubblica primaria Crispi di Roma il 15 ottobre 2008.
In merito a quanto rappresentato nell'atto di sindacato ispettivo in discussione circa la «festa della scuola» svoltasi il 15 ottobre 2008 nella scuola primaria «Crispi» del 24o Circolo didattico di Roma, l'Ufficio scolastico regionale per il Lazio ha richiesto chiarimenti alla competente dirigente scolastica e, a tal proposito, ha comunicato quanto segue.
La proposta d'apertura della scuola per la «Notte Bianca alla scuola Crispi» del 15 ottobre 2008 è stata richiesta ed approvata all'unanimità dal Collegio dei docenti in data 8 ottobre 2008 e dal Consiglio di Circolo del 9 ottobre 2008.
Il Dirigente Scolastico ha provveduto a far installare cartelloni all'ingresso della scuola con la dettagliata elencazione del programma e delle attività per eliminare ogni equivoco che potesse sorgere sulla qualità, i contenuti e le finalità dell'incontro.
Il suddetto programma prevedeva tra l'altro attività di laboratori creativi, rientranti nell'attuale P.O.F d'Istituto, oggi svolte sia in orario scolastico che extra-scolastico.
In concomitanza con i laboratori di intrattenimento dei bambini si è svolto un incontro-dibattito sul futuro cambiamento della scuola primaria, scaturito peraltro dalle numerose richieste di chiarimento da parte dei genitori, preoccupati della futura riorganizzazione oraria e didattica della scuola stessa, prevista per il prossimo anno scolastico.
All'iniziativa hanno partecipato solo bambini accompagnati da almeno un genitore, tra i quali diversi giornalisti, i cui figli sono iscritti nel suddetto Circolo, interessati alle attuali problematiche scolastiche.
Il Dirigente Scolastico ha prontamente segnalato l'iniziativa, che si è conclusa alle 23.30, al Commissariato di P.S. di zona ed anche all'Ufficio scuola del XVI Municipio.
Sin qui, cito testualmente dalla Relazione inviata dal Direttore generale con nota del 20 novembre 2008.
Dalla lettura della documentazione si evince inoltre che è stato predisposto un servizio di sorveglianza all'ingresso, con la presenza di due collaboratori scolastici resisi volontariamente disponibili; inoltre, per tutto l'orario di apertura straordinaria la dirigente medesima è stata nel plesso scolastico a disposizione di genitori, alunni e docenti.
All'ora di chiusura stabilita, la dirigente, con l'aiuto dei collaboratori scolastici, ha controllato i locali concessi (due aule al primo piano, il piano terra e il cortile) ed ha personalmente provveduto alla chiusura dell'istituto. Tutte le iniziative delineate sono state sempre accompagnate dalla presenza dei genitori che hanno assunto personalmente ogni responsabilità rispetto ai propri figli.
La dettagliata elencazione del programma e delle attività della «notte bianca alla Crispi» era contenuta in grandi cartelloni affissi all'ingresso della scuola.
Ma dalla lettura del programma del Dibattito sulla attuale situazione della scuola si evince come i relatori fossero indicati
esclusivamente col loro ruolo istituzionale. Si trattava, in effetti, di:
Don Roberto Sardelli, rappresentante del Coordinamento Genitori Democratici (CGD), che in una intervista al sito www.11ottobreinpiazza.org ha definito «abominevole» la politica scolastica del Governo;
il vice presidente della commissione scuola del comune di Roma, Paolo Masini, eletto nelle liste del Partito Democratico, membro del «coordinamento eletti contro il decreto Gelmini»;
il presidente della Commissione delle Elette nel 16o municipio di Roma Tiziana Capriotti, eletta nelle liste del Partito Democratico, membro del Coordinamento Genitori Democratici.
Il dibattito è dunque avvenuto in assenza di contraddittorio tra i relatori, contravvenendo al significato stesso del termine dibattito e ingenerando possibilità di equivoco tra i genitori. Il dibattere prevede, secondo il Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani, di «discutere le ragioni in favore e contro»; secondo il famoso Dizionario della lingua italiana Tommaseo Bellini, «cercare, tra due o più, le ragioni pro e contro di cose da credere o da fare».
Cosa che, in tutta evidenza, non è avvenuta essendo i relatori schierati unanimemente contro, e che non sarebbe avvenuta, e sarebbe stata del pari censurabile, se per ipotesi i relatori fossero stati tutti pro.
Il Ministero è pienamente consapevole delle forti contrapposizioni suscitate dai provvedimenti adottati e si è sempre mosso in una linea di ampia tutela del dissenso, purché lo stesso non assumesse forme contrarie alla missione educativa che è a fondamento delle Istituzioni scolastiche e modalità contrarie alla normativa.
In tal senso, il Direttore generale dell'Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio, Raffaele Sanzo, in data 3 dicembre 2008 ci ha comunicato quanto segue in merito alla «Notte bianca alla Crispi»:
«Si significa che questa Direzione Generale ha provveduto a rappresentare informalmente e per le vie brevi alla Dirigente Scolastica l'inopportunità di dar corso a manifestazioni che non hanno immediato rilievo didattico educativo e che non promanino da quanto delineato nel POF. Inoltre si osserva che si nutrono forti perplessità in merito alla legittimità ed opportunità delle Delibere assunte dagli Organi Collegiali dell'Istituzione scolastica in parola, delibere per le quali l'Organo non era abilitato».
5-00547 Marco Carra: Ipotesi di chiusura di strutture scolastiche in provincia di Mantova.
Il decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1998, n. 233, adottato ai sensi dell'articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, ha a suo tempo dettato disposizioni per il dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche e per la determinazione degli organici funzionali dei singoli istituti, al fine di garantire il raggiungimento ed il più efficace esercizio dell'autonomia; dare stabilità nel tempo alle istituzioni scolastiche; assicurare alle medesime la necessaria capacità di confronto, interazione, negoziazione con gli enti locali, le istituzioni, le organizzazioni sociali, le associazioni operanti nell'ambito territoriale di pertinenza, ed inoltre, far sì che i giovani possano inserirsi in una comunità educativa culturalmente adeguata ed idonea a stimolarne le capacità di apprendimento e socializzazione.
I criteri per il raggiungimento del dimensionamento sono stati previsti dal medesimo decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1998, n. 233 che ha indicato i parametri di riferimento massimo (900 alunni) e minimo (500 alunni) e gli elementi da prendere in considerazione per assicurare, nell'ambito di detti parametri, l'ottimale dimensionamento delle istituzioni scolastiche. Tali elementi sono la consistenza della popolazione scolastica residente nell'area territoriale di pertinenza; le caratteristiche demografiche, orografiche economiche e socio-culturali dei bacini di utenza; l'estensione di fenomeni di devianza giovanile e criminalità minorile; la complessità di direzione, gestione ed organizzazione didattica.
Il decreto stesso non ha mancato di dettare specifiche disposizioni per le scuole collocate nelle piccole isole, nei comuni montani nonché nelle aree geografiche contraddistinte da specificità etniche o linguistiche; per queste scuole, infatti, è stata prevista la possibilità di ridurre a 300 allievi il parametro minimo di riferimento.
Da quasi un decennio tuttavia la rete scolastica è rimasta pressoché invariata nonostante le situazioni demografiche siano mutate nel tempo, tant'è che si può stimare che una buona percentuale di istituzioni scolastiche compresa tra il 15 per cento e il 20 per cento non è più legittimata a funzionare come istituzione autonoma.
L'esigenza di eliminare le numerose situazioni non conformi ai parametri dell'attuale normativa ha indotto il legislatore, con la legge n. 133 del 2008, di conversione del decreto legge n. 112 del 2008, a prevedere, all'articolo 64, nell'ambito della revisione dell'attuale assetto ordinamentale, organizzativo e didattico la definizione di criteri, tempi e modalità per la determinazione e l'articolazione dell'azione di dimensionamento della rete scolastica.
L'istituzione, la soppressione o l'aggregazione delle scuole, quali punti di erogazione del servizio scolastico, rientrano nelle competenze delle Regioni e delle Autonomie locali, in base al disposto del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 e alle previsioni del titolo V della Costituzione, sulla base dei parametri e dei criteri per il dimensionamento e per l'individuazione dei punti di erogazione dei servizi definiti dal Ministero dell'Istruzione
con apposito regolamento da emanarsi ai sensi del suddetto articolo 64 della legge n. 133.
Lo schema del piano programmatico di interventi, predisposto ai sensi dell'articolo 64 della legge n. 133 del 2008, attualmente all'esame delle competenti commissioni parlamentari, prevede che il dimensionamento dovrà procedere attraverso la verifica delle situazioni in atto, finalizzata al rispetto della normativa vigente per il funzionamento delle scuole autonome, a cominciare dai territori non ubicati nelle comunità montane o nelle piccole isole, anche attraverso il progressivo superamento delle attuali situazioni relative a plessi e sezioni staccate con meno di 50 alunni.
Faccio presente, inoltre, che in sede di conversione del decreto legge n. 154 del 7 ottobre 2008, è stato approvato un emendamento che integra le disposizioni contenute nell'articolo 64 della legge n. 133, fissando al 31 dicembre 2008 il termine per il dimensionamento delle istituzioni scolastiche da parte delle regioni e degli enti locali, nel rispetto dei parametri fissati dal su indicato decreto del Presidente della Repubblica n. 233 e riportando la questione dei punti di erogazione del servizio ad una procedura più complessa riferita agli anni scolastici 2010-2011 e 2011-2012.
Per quanto riguarda la regione Lombardia, alla quale fa riferimento l'Onorevole interrogante, il competente direttore generale dell'ufficio scolastico ha fatto presente che, in vista del dimensionamento per l'anno scolastico 2009-2010, la regione ha attivato il consueto tavolo tecnico al quale partecipano rappresentanti dell'ufficio scolastico regionale, dell'associazione nazionale comuni italiani (ANCI Lombardia) e dirigenti e funzionari delle 11 province lombarde.
Sono stati organizzati per ora tre incontri, il 12 settembre, il 22 ottobre e il 5 novembre, tutti a carattere esclusivamente tecnico.
Anche l'incontro del 5 novembre 2008 è stato dedicato al mero confronto dei dati aggiornati al 2008-2009, in vista del dimensionamento dell'anno scolastico 2009-2010, verificando il rispetto dei parametri dimensionali di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 233 del 1998.
Durante la seduta è stato brevemente presentato, oltre al dato delle istituzioni autonome sottodimensionate, anche quello relativo ai singoli punti di erogazione del servizio (sedi-plessi) e si è concordato un aggiornamento in tempi brevi.
Per quanto suddetto e alla luce di quanto riferito dal direttore dell'ufficio scolastico regionale non sembrano pertanto giustificate nell'immediato futuro le preoccupazioni espresse dall'interrogante.
5-00548 Cavallaro: Chiarimenti sulle dichiarazioni alla stampa del Ministro dell'istruzione, università e ricerca in merito all'Università di Camerino.
Con riferimento alla interrogazione parlamentare in oggetto si fa presente che la situazione dell'Università di Camerino è emersa a seguito del risultato negativo di gestione desunto sia dalle informazioni trasmesse dall'Ateneo in ottemperanza agli adempimenti di cui al decreto-legge 1o marzo 2007 (Omogenea redazione dei conti consuntivi), sia dalla risposta fornita dallo stesso Ateneo in data 19 giugno 2008 alla nota ministeriale n. 924 del 18 giugno 2008, nella quale si stimava provvisoriamente, in attesa della chiusura del conto consuntivo, una perdita di esercizio per il 2007.
A seguito di tale risultato negativo (perdita d'esercizio) la competente Direzione Generale, con nota n. 1516 del 22 ottobre 2008, ha richiesto copia, completa di allegati del conto consuntivo approvato dagli Organi di Governo con il relativo verbale di approvazione del Consiglio di Amministrazione, unitamente alla relazione del Rettore e del Collegio dei Revisori dei Conti, al fine di poter effettuare una analisi più approfondita sulla situazione economico-finanziaria dell'Ateneo.
A seguito della parziale documentazione trasmessa dall'Ateneo si è preso atto della consistenza dell'avanzo di amministrazione al 31 dicembre 2007, non desumibile dalle informazioni precedentemente comunicate.
Si assicura che, nell'analisi della documentazione che verrà trasmessa, sarà posta particolare attenzione non solo all'equilibrio economico ma anche a quello finanziario.
Il Ministero, peraltro, non può che apprezzare vivamente, da parte dell'Ateneo, l'adozione di un sistema di contabilità economico-patrimoniale, che indubbiamente rappresenta un più adeguato strumento per la misurazione dell'efficienza e dell'efficacia della gestione nell'utilizzo delle risorse, nonché dell'equilibrio economico. Detta adozione si colloca perfettamente nell'esigenza di un rigoroso utilizzo delle risorse pubbliche, da improntarsi peraltro alla massima trasparenza, che il Ministero intende perseguire nel corso del presente mandato.
5-00549 Vannucci: Chiarimenti sulle dichiarazioni alla stampa del Ministro dell'istruzione, università e ricerca in merito all'Università di Urbino.
Si ritiene di premettere un'analisi della situazione finanziaria dell'Ateneo «Carlo Bo» di Urbino, sulla base delle informazioni trasmesse dal Rettore del medesimo.
L'Università, come ben noto, ha stipulato un accordo di programma con il Ministero ai fini della statalizzazione e sta procedendo, nel rispetto degli impegni assunti, al rientro della situazione debitoria pregressa in termini più consistenti rispetto agli impegni assunti.
In relazione a maggiori entrate ed a una politica di rigoroso contenimento della spesa e di eliminazione di parte dei residui passivi in sede di riaccertamento, il risultato di gestione del 2007 è stato positivo e tale situazione ha contribuito alla riduzione del disavanzo di amministrazione di 8 milioni di euro, portandolo a 13,167 milioni di euro rispetto ai 18 concordati nel Piano.
Tale disavanzo potrà essere integralmente ripianato con la vendita del collegio Tridente entro il 2008.
Le spese obbligatorie sono state ridotte e risultano totalmente sotto controllo; inoltre, l'Università dichiara di essere in grado di far fronte agli interessi ed ai rimborsi delle quote capitale dei mutui contratti ed evidenzia, che sono stati conclusi ed attivati accordi di programma con gli Enti territoriali e che, pur in presenza dei vincoli di bilancio, si è incrementato il finanziamento delle borse di dottorato ed è stato attivato un monitoraggio costante dei prodotti della ricerca.
Dalla documentazione, in particolare, emerge che:
il bilancio presenta un risultato di gestione positivo di 5,7 milioni di euro, contro il disavanzo di 1,4 milioni di euro dell'anno precedente;
il conto economico presenta una differenza attiva tra valore e costi della produzione per 10,8 milioni di euro contro l'attivo di 2,4 milioni di euro del 2006 ed un avanzo economico di 9,3 milioni di euro;
il disavanzo di amministrazione al 31 dicembre 2007 passa a 13,2 milioni di euro rispetto ai 21,4 milioni di euro del 2006 con un miglioramento di 8,2 milioni di euro.
Come da intese intercorse con il Ministero, l'Ateneo continuerà nell'azione di risanamento già intrapresa.
Tuttavia, il Ministero, consapevole della necessità di accurate analisi delle situazioni finanziarie deficitarie di alcuni Atenei, ha provveduto a comunicare (nota prot. 1559 del 30 ottobre 2008) al Ministero dell'Economia e delle Finanze - Ispettorato Generale di Finanza, non essendo il Ministero dotato di un proprio organo ispettivo, la situazione complessiva emersa sui risultati negativi di gestione delle suddette Università, al fine di costituire un Gruppo di Lavoro, composto anche da rappresentanti di tale Ispettorato, per una accurata analisi e monitoraggio delle situazioni deficitarie.