Giunta per le autorizzazioni - Resoconto di mercoledì 25 novembre 2009


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Mercoledì 25 novembre 2009. - Presidenza del presidente Pierluigi CASTAGNETTI.

La seduta comincia alle 8.40.

Esame della domanda di autorizzazione all'esecuzione della custodia cautelare in carcere nei confronti del deputato Nicola Cosentino (doc. IV, n. 5).
(Seguito dell'esame e conclusione).

Antonino LO PRESTI (PdL), relatore, si ricollegherà all'esposizione svolta nella seduta dell'11 novembre e, anche alla luce dell'audizione di Nicola Cosentino e delle risposte che questi ha dato a quanti gli hanno rivolto domande, si è persuaso che la domanda di arresto debba essere respinta. L'impianto accusatorio, infatti, gli pare confuso e farraginoso, impostato com'è su talune evidenti incongruenze.
La prima e principale di queste è resa manifesta dalla tempistica: si tratta di un'inchiesta che nasce addirittura nel 2001 e le cui conclusioni fattuali risalgono al più tardi al 2004. Ne deriva un chiaro indebolimento delle esigenze cautelari e una fragilità complessiva delle ipotesi a carico di Cosentino.
La seconda incongruenza sta nella credibilità ridotta di Gaetano Vassallo, il quale ha motivi di rancore personale nei confronti di Nicola Cosentino e comunque, rispetto all'episodio della dazione di danaro, è del tutto impreciso sulla denominazione della moneta.
In terzo luogo, non è dato comprendere bene quale tipo di appoggio elettorale le cosche casalesi abbiano fornito a Cosentino, il quale è sempre stato eletto in Campania con un sistema elettorale senza preferenze.
In quarto luogo, sottolinea come il Cosentino non abbia mai ricevuto una comunicazione giudiziaria e ciò in un contesto nel quale l'adozione da parte del GIP della misura cautelare segue di ben nove mesi la richiesta dell'ufficio della pubblica accusa. Tutti questi elementi lo inducono a ritenere l'ordinanza cautelare claudicante e connotata da un fumus persecutionis in senso oggettivo. Ribadisce pertanto che la Giunta dovrebbe deliberare nel senso del diniego.

Donatella FERRANTI (PD) sottolinea che le regole processuali nel caso in esame sono state tutte rispettate, in particolare con riguardo all'avviso di garanzia, che è dovuto solo nel caso in cui l'indagato e il suo difensore debbano presenziare a un atto di indagine. Gli elementi di dilatazione temporale che il relatore indica come sintomatici di un fumus persecutionis, tutto al contrario, confermano la limpidezza professionale e


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intellettuale dei magistrati, i quali hanno voluto approfondire accuratamente gli elementi a carico del deputato Cosentino. Il fatto che l'inchiesta sia iniziata nel 2001 non ha alcun rilievo, giacché si tratta di un processo che involge molte persone e a quell'anno è ascrivibile la prima notizia di reato. Nicola Cosentino è entrato nell'inchiesta come persona identificata solo nel 2009.

Pierluigi MANTINI (UdC) ha partecipato all'esame della presente richiesta di arresto con apertura mentale e in qualità di parlamentare che ha a cuore le garanzie costituzionali degli imputati, membri delle Camere o meno che siano, e senza ossequio a discipline di partito o di schieramento. Rimarca che i rappresentanti delle istituzioni democratiche devono combattere le mafie in tutte le forme, con ogni mezzo e con rigore. Facendosi guidare da queste premesse di metodo, gli riesce difficile trovare un fumus persecutionis nella domanda avanzata dai magistrati di Napoli. L'articolo 416-bis del codice penale è uno strumento normativo assai innovativo nel panorama degli ordinamenti giuridici contemporanei perché tipizza l'associazione di tipo mafioso e ne configura la punibilità ex se e anche a titolo di concorso secondo modelli interpretativi delineati dall'evoluzione giurisprudenziale.
Facendo tesoro di questo patrimonio, peraltro, il legislatore stesso, all'articolo 275, comma 3, del codice di procedura penale ha previsto la custodia in carcere come misura cautelare necessaria in caso di indizi di colpevolezza per mafia. Dall'audizione del collega Cosentino è emerso un intero sistema di collusione con la criminalità organizzata, tanto preoccupante quanto diffuso in modo trasversale agli schieramenti. Il deputato Cosentino, tuttavia, non ha, per sua stessa ammissione, esercitato alcuna forma di speciale vigilanza rispetto a tali fenomeni ma questi, anzi, hanno accompagnato la sua condotta, tanto che egli ha pacificamente confermato di conoscere o frequentare noti criminali. Pur riconoscendo le discrasie temporali di cui ha parlato il relatore, gli pare che agli atti sussistano elementi di riscontro difficilmente contestabili, a partire dal sistema di nomina dei vertici delle società nel settore dei rifiuti di matrice politica, alle assunzioni clientelari e alla totale assenza di gare. In questo quadro, il rigore delle decisioni e dei comportamenti gli sembra irrinunciabile e preannunzia il voto favorevole alla richiesta di arresto.

Antonio LEONE (PdL) si dichiara concorde con il relatore.

Federico PALOMBA (IdV) osserva che il reato di concorso esterno in associazione di stampo mafioso per sua natura è perdurante, salva un'aperta dissociazione. Sussistono a suo parere gli elementi per una misura cautelare, senza che possa individuarsi un fumus persecutionis. I magistrati infatti hanno sottoposto a procedimento penale anche Antonio Bassolino. Il deputato Cosentino ha del resto confermato l'impianto accusatorio quando non ne ha smentito alcun presupposto di fatto ma ha solo sostenuto che così fanno tutti. Voterà per l'arresto.

Luca Rodolfo PAOLINI (LNP) crede che la concessione dell'arresto sarebbe un atto ingiusto, con cui si otterrebbe di restringere in carcere un soggetto a carico del quale si è proceduto con metodi da inquisizione spagnola, senza il benché minimo elemento fattuale. Crede che sia domandata a Nicola Cosentino una probatio diabolica, quella cioè di essersi dissociato da un sodalizio criminoso di cui non è mai stato parte. Voterà contro l'arresto.

Maurizio TURCO (PD), dichiaratosi d'accordo in via di principio con le asserzioni del collega Paolini, sottolinea però che queste valgono per tutti e non solo per i parlamentari. Data lettura di un'intervista resa al Corriere del Mezzogiorno del 15 ottobre 2009 dal procuratore generale della Repubblica presso la corte d'appello di Napoli, dott. Vincenzo


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Galgano, crede che il reato di concorso esterno in associazione mafiosa sia un assurdo logico. Esprime rilievi sulla professionalità dei magistrati che hanno condotto l'inchiesta e si domanda se secondo costoro Cosentino debba essere considerato preminente rispetto al consorzio malavitoso o invece a questo sottoposto. Citati i risultati elettorali nelle recenti elezioni comunali di diversi paesi del casertano, preannunzia che voterà in modo tale da evidenziare il suo dissenso dall'arresto ma anche dalle ragioni esposte dal relatore.

Domenico ZINZI (UdC) preannunzia il suo voto contrario all'arresto.

Anna ROSSOMANDO (PD) considera gli argomenti del collega Turco confusi e privi di un'intima logica. Egli non confuta le frequentazioni del collega Cosentino né l'esistenza del pauroso intreccio tra politica e malavita in quelle zone della Campania. Le pare che tutto il suo ragionamento sia sganciato dalle risultanze inoppugnabili dell'inchiesta. Voterà per l'arresto.

Marilena SAMPERI (PD), richiamatasi alla relazione conclusiva della Commissione d'inchiesta parlamentare sulla mafia della XV legislatura, approvata all'unanimità nel febbraio 2008, sottolinea come gli intrecci tra camorra, politica e imprese siano patrimonio conoscitivo indiscusso. L'inchiesta napoletana, a differenza di quanto ha sostenuto il relatore, non è quindi precaria o incongruente. Essa è invece cauta, verificata e puntuale. La vicenda descritta prende le mosse dalla costituzione, a opera dei fratelli Orsi, di una società la quale ha il precipuo scopo di inserirsi nel settore dei rifiuti, del quale i fratelli medesimi non conoscevano alcunché e del quale non avevano know-how. Gradualmente le strutture societarie riconducibili agli Orsi si espandono, acquisiscono compiti di gestione di servizi e si prestano alle richieste clientelari della politica. Emblematica è la vicenda della gara per scegliere il partner privato del consorzio CE4, connotata da illiceità a ogni passo. Altrettanto significativa è la vicenda della costituzione dell'Impregeco, la quale ha il precipuo scopo illecito di porsi come antagonista della Fibe-Fisia, che a sua volta si era legittimamente (con gara europea) aggiudicata l'esclusiva per una gestione industriale del ciclo dei rifiuti. Tutti questi passaggi sono seguiti e consentiti da Nicola Cosentino, quale effettivo dominus della situazione. Tutto ciò non è mera speculazione di un pentito ma è confermato da riscontri documentali, quali per esempio le verifiche al PRA in ordine ai veicoli usati per la raccolta dei rifiuti e gli atti amministrativi acquisiti (primi fra tutti i bandi di gara); le dichiarazioni dei medesimi fratelli Orsi; le intercettazioni telefoniche tra Sergio Orsi e Giuseppe Valente; un'informativa di polizia giudiziaria e dichiarazioni del medesimo Valente. Errano pertanto quanti propalano il concetto per cui si tratterebbe di un'inchiesta interamente basata sulle dichiarazioni del pentito Vassallo. A tal riguardo, si sofferma anche sulle dichiarazioni di Domenico Bidognetti ed Emilio Di Caterina e sulla perquisizione avvenuta a casa di Vincenzo Schiavone, presso la quale sono stati rinvenuti gli elenchi delle società vicine alla famiglia Schiavone che avrebbero dovuto ottenere lavori e commesse.

Maurizio PANIZ (PdL) sottolinea che la Giunta non deve entrare nel merito della vicenda, il quale pure non ha il pregio della concludenza e della verosimiglianza, ma deve limitarsi a verificare se la situazione prospettata possa sovvertire le esigenze della sovranità popolare. Nicola Cosentino è stato eletto dal popolo per svolgere una funzione parlamentare e di governo. Un eletto del popolo non può essere privato della sua funzione senza validi motivi che in questo caso mancano del tutto. Peraltro è doveroso il compito di un esponente politico di intervenire nei fatti del suo territorio e nella nomina delle varie società di servizi. Nulla nelle carte processuali


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prodotte, i cui elementi peraltro si fermano al 2004, consente di intaccare il principio di sovranità popolare. Sottolinea altresì che Cosentino è formalmente indagato dal 12 febbraio di quest'anno e che tuttavia in soli 5 giorni matura la decisione di chiederne l'arresto, salvo poi constatare che il GIP ha impiegato ben nove mesi per accogliere quella richiesta. A nome del suo gruppo dichiara voto favorevole alla proposta del relatore.

La Giunta, a maggioranza, delibera di proporre all'Assemblea il diniego dell'autorizzazione in titolo e dà mandato al deputato Lo Presti di predisporre la relazione.

Marilena SAMPERI (PD) presenterà una relazione di minoranza.

Federico PALOMBA (IdV) ne presenterà una propria.

Maurizio TURCO (PD) preannunzia l'intendimento di presentare un proprio documento nel quale illustrare le sue valutazioni difformi da quelle del relatore.

Pierluigi MANTINI (UdC) si riserva di valutare se sottoscrivere le relazioni di minoranza preannunziate o presentarne una propria.

La seduta termina alle 10.30.

ERRATA CORRIGE

Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni del 18 novembre 2009, pagina 6, 46o rigo, sostituire le parole «ECO4 alla Flora Ambiente» con le seguenti «Flora Ambiente alla ECO4».