TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 367 di Martedì 14 settembre 2010

MOZIONE CONCERNENTE ADEMPIMENTI ED INIZIATIVE DELL'ITALIA NELL'AMBITO DEGLI «OBIETTIVI DI SVILUPPO DEL MILLENNIO» IN VISTA DEL VERTICE DELLE NAZIONI UNITE DEL 20-22 SETTEMBRE 2010

La Camera,
premesso che:
gli obiettivi di sviluppo del millennio (millennium development goals - mdg) delle Nazioni Unite sono otto obiettivi che tutti i 191 Stati membri dell'Onu si sono impegnati a raggiungere per l'anno 2015. La Dichiarazione del millennio delle Nazioni Unite, firmata nel settembre del 2000, impegna gli Stati a:
a) sradicare la povertà estrema e la fame;
b) garantire l'educazione primaria universale;
c) promuovere la parità dei sessi e l'autonomia delle donne;
d) ridurre la mortalità infantile;
e) migliorare la salute materna;
f) combattere l'hiv/aids, la malaria e altre malattie;
g) garantire la sostenibilità ambientale;
h) sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo;
a soli cinque anni dalla scadenza del 2015, fissata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite per il raggiungimento degli otto obiettivi di sviluppo del millennio, il Segretario generale Ban Ki-Moon ha invitato i leader mondiali a riunirsi in un summit a New York dal 20 al 22 settembre 2010 nel fermo intento di indurre i Governi nazionali a un'accelerazione nella strategia globale di lotta contro la povertà;
la reazione sull'attuazione della politica di cooperazione allo sviluppo 2008 migliora le informazioni relative alle iniziative di aiuto pubblico allo sviluppo finanziate dalla direzione generale per la cooperazione allo sviluppo. Per la prima volta il documento riporta l'investimento della cooperazione italiana per gli obiettivi di sviluppo del millennio per il periodo 2001 e 2007;
lo sforzo per il raggiungimento del primo obiettivo ha canalizzato il 35 per cento del totale delle risorse erogate dalla direzione generale per la cooperazione allo sviluppo per circa 1,7 miliardi di euro, mentre, a seguire, la lotta alle tre pandemie, sesto obiettivo, ha canalizzato il 26 per cento del totale. Tale cifra tiene conto anche dei contributi che la direzione generale per la cooperazione allo sviluppo ha esborsato a favore del fondo globale. Al terzo posto si trova il finanziamento dell'ottavo obiettivo, con il 18 per cento del totale. Infine, su un totale di quasi cinque miliardi di euro erogati dalla direzione generale per la cooperazione allo sviluppo dal 2001 al 2007, il 5 per cento è stato erogato per iniziative a favore della sostenibilità ambientale, settimo obiettivo;
nonostante lo sforzo fatto per aumentare la trasparenza, il dato aggregato su sette anni non permette di indicare le tendenze e le scelte strategiche fatte dalla cooperazione italiana nel corso degli ultimi sette anni. Infine, i dati non coprono la situazione più aggiornata per la direzione generale per la cooperazione allo sviluppo, fermandosi al 2007, e non consentono di valutare le conseguenze dovute al taglio del 56 per cento delle disponibilità della direzione generale per la cooperazione allo sviluppo sul finanziamento degli obiettivi del millennio dopo il 2008;
l'appuntamento Onu è stato al centro dell'agenda del semestre di presidenza spagnola dell'Unione europea. Gli Stati membri hanno discusso come affrontare il problema del mancato rispetto dell'impegno europeo per l'aiuto pubblico allo sviluppo che li avrebbe esposti alla perdita di credibilità durante l'Assemblea generale. Il disinvestimento dell'Italia in questa politica ha inciso negativamente sul risultato deludente complessivo dell'Europa, con il nostro Paese responsabile del 40 per cento dell'ammanco europeo;
altri Stati partner europei hanno affrontato la crisi economica, riducendo le spese a bilancio, ma facendo scelte differenti per la cooperazione allo sviluppo: o non hanno tagliato l'aiuto pubblico allo sviluppo, come la Gran Bretagna, o l'hanno ridotto senza pregiudicare il puntuale raggiungimento degli obiettivi quantitativi internazionali previsti per il 2015, come la Spagna;
gli Stati membri non avevano accettato gli impegni più vincolanti della proposta articolata in dodici punti della Commissione europea relativi alla quantità e alla qualità dell'aiuto, ma avevano raggiunto un compromesso sul sostegno per l'istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. A fine giugno 2010, in Canada si doveva discutere circa la possibilità di approvare questa tassa internazionale, ma l'Italia ha affermato la sua contrarietà alla proposta e ha pregiudicato il compromesso tra i Capi di Governo dell'Unione europea;
gli appuntamenti internazionali relativi alla lotta alla povertà si sono intensificati nei mesi di giugno e luglio 2010 in previsione dell'appuntamento di settembre 2010 a New York, trasformandosi in nuove occasioni per rendere note alla comunità internazionale le inadempienze dell'Italia. Il G8 canadese ha riaffermato il suo impegno a garantire il pieno rifinanziamento al fondo globale per la lotta all'hiv/aids, tubercolosi e malaria, che a ottobre 2010 terrà la terza conferenza di rifinanziamento, ma non si sa quali saranno le prospettive del sostegno al fondo globale nel prossimo triennio, visto l'arretrato di almeno 260 milioni di euro;
il 2 luglio 2010 è stata adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite la risoluzione che realizzerà U.N. WOMEN, la nuova agenzia dell'Onu dedicata alla promozione dei diritti delle donne e all'uguaglianza di genere. L'11 luglio 2010 si è tenuto il vertice mondiale sull'istruzione per discutere i finanziamenti necessari per raggiungere il secondo obiettivo di sviluppo del millennio - l'istruzione universale. Nel 2009 il contributo italiano al principale fondo delle Nazioni Unite per la parità di genere è stato appena il 20 per cento di quello del 2008 e quello al fondo per l'istruzione globale è sceso del 70 per cento;
si stanno concludendo alcune conferenze di ricostituzione di fondi di sviluppo, come il fondo globale per l'ambiente, il fondo africano di sviluppo o l'Ida (International development association) della Banca mondiale, con richieste di aumento complessivo delle risorse finanziarie in risposta alle emergenze della crisi nei Paesi in via di sviluppo, ma l'Italia purtroppo si caratterizza tuttora, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, per le promesse finanziarie inevase, pari a circa 1,3 miliardi di euro verso i fondi di sviluppo;
nel corso del 2010 la posizione dell'Italia all'interno della comunità internazionale si è progressivamente indebolita, perché sono state sempre più certificate le varie inadempienze italiane per il rispetto degli obiettivi internazionali di lotta alla povertà. Il prossimo vertice delle Nazioni Unite sugli obiettivi del millennio e la conferenza di rifinanziamento del fondo globale (4 e 5 ottobre 2010) rischiano di essere appuntamenti forieri di ulteriore marginalizzazione del nostro Paese, se la posizione dell'Italia non sarà difesa dai massimi rappresentati del Governo con fatti concreti nuovi;
la crisi economica ha messo in evidenza la necessità di ripensare la struttura di governance a livello multilaterale anche economica, in modo da evitare per il futuro il ripetersi di crisi sistemiche. Se l'Italia intende partecipare legittimamente al dibattito sulla nuova governance multilaterale, che ormai va oltre la sola riforma del Consiglio di sicurezza, deve essere in grado di accreditarsi come un partner affidabile anche per i temi relativi alla cooperazione allo sviluppo,

impegna il Governo:

a partecipare al summit delle Nazioni Unite di New York del 20-22 settembre 2010 con un livello di rappresentanza che garantisca e difenda il ruolo dell'Italia, attraverso la partecipazione del Ministro degli affari esteri, affinché sostenga con forza e credibilità la posizione italiana rispetto agli obiettivi di sviluppo del millennio;
a produrre, entro la fine del 2010, un calendario dei livelli complessivi di aiuto pubblico allo sviluppo che l'Italia si impegna a raggiungere per il 2013, prima del termine della legislatura;
a provvedere al versamento del contributo dovuto al fondo globale per la lotta all'aids, tubercolosi e malaria entro fine settembre 2010, come annunciato nel corso del G8 dell'Aquila nel 2009;
a trasmettere al Parlamento, con la massima celerità, un documento che elenchi tutti gli impegni contratti in termini di cooperazione allo sviluppo con Paesi e organizzazioni multilaterali e specifichi gli impegni internazionali che potranno essere assolti nel corso del 2011, con le risorse messe a disposizione dalla manovra finanziaria del prossimo anno.
(1-00424)
«Evangelisti, Donadi, Leoluca Orlando, Di Stanislao».
(30 luglio 2010)



MOZIONE CONCERNENTE INIZIATIVE PER L'ISTITUZIONE DI UNA CONFERENZA INTERPARLAMENTARE PER LA POLITICA ESTERA, DI DIFESA E SICUREZZA EUROPEA

La Camera,
premesso che:
gli Stati parte hanno annunciato il 31 marzo del 2010 di denunciare il Trattato di Bruxelles modificato, istitutivo dell'Unione europea occidentale (Ueo);
questa decisione comporta la scomparsa, al termine di un periodo transitorio di 12 mesi, dell'Assemblea parlamentare dell'Ueo, che gli Stati membri hanno riconosciuto «aver contribuito allo sviluppo di una cultura europea della sicurezza e della difesa»;
l'Assemblea parlamentare dell'Ueo è stata fino ad oggi l'unica sede interparlamentare a riunire i rappresentanti dei parlamenti dei Paesi dell'Unione europea e dei Paesi candidati, dei Paesi europei Nato non aderenti all'Unione europea, nonché, come «osservatori», dei rappresentanti dei Parlamenti della Russia, della regione caucasica e dei Balcani occidentali, aree di rilevanza cruciale per la sicurezza europea;
l'articolo 12, paragrafo 1, lettera f), del Trattato sull'Unione europea come modificato dal Trattato di Lisbona, afferma che «i Parlamenti nazionali contribuiscono attivamente al buon funzionamento dell'Unione partecipando alla cooperazione interparlamentare tra Parlamenti nazionali e con il Parlamento europeo in conformità del protocollo sul ruolo dei Parlamenti nazionali nell'Unione europea»;
coerentemente con la specifica natura della politica di sicurezza e difesa comune (PSDC) gli Stati parte al Trattato di Bruxelles modificato e gli Stati membri dell'Unione europea nella dichiarazione del Consiglio europeo del 31 marzo 2010 «incoraggiano il rafforzamento del dialogo interparlamentare in materia di PSDC, includendovi anche i Paesi candidati all'ingresso nell'Unione e gli altri Stati interessati»;
l'articolo 9 del primo protocollo allegato al Trattato di Lisbona dispone che «il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali definiscono insieme l'organizzazione e la promozione di una cooperazione interparlamentare efficace e regolare in seno all'Unione»;
si sono attivati nel tempo più fori parlamentari settoriali in materia di politica estera e di difesa e sicurezza:
l'articolo 10 del primo Protocollo prevede che la Conferenza degli organi specializzati in affari comunitari (COSAC) «può altresì organizzare conferenze interparlamentari su temi specifici, in particolare per discutere su argomenti che rientrino nella politica estera e di sicurezza comune, compresa la politica di sicurezza e di difesa comune»;
semestralmente i presidenti delle Commissioni esteri dei Paesi dell'Unione europea, del Parlamento europeo e dei Paesi candidati si riuniscono nell'ambito della cosiddetta COFACC, organizzata e presieduta dal Parlamento nazionale del Paese che detiene la presidenza semestrale del Consiglio affari generali e con la partecipazione dell'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune;
il Parlamento che detiene la presidenza di turno dell'Unione europea già organizza analoghe riunioni semestrali dei presidenti delle Commissioni difesa dei Parlamenti dei Paesi membri, dei Paesi candidati, del Parlamento europeo;
anche la Commissione esteri del Parlamento europeo ha organizzato nel recente passato, pur senza una cadenza regolare, incontri interparlamentari su temi concernenti la politica estera e di sicurezza comune e la politica europea di sicurezza e difesa aperti alla partecipazione dei rappresentanti dei Parlamenti nazionali;
la stessa Commissione esteri del Parlamento europeo ha istituito al suo interno una sottocommissione per i problemi di difesa e sicurezza;
i formati sopra richiamati appaiono, per composizione e modalità di funzionamento, esposti ad un rischio di settorialità che riduce la possibilità di garantire un controllo interparlamentare PESC/PESD, adeguato alle sfide di sicurezza e di difesa con cui l'Europa è chiamata a misurarsi;
è opportuno perciò dare stabilità e continuità a quel «rafforzamento del dialogo interparlamentare» nelle materie della politica di sicurezza e di difesa comune, auspicato nella dichiarazione del Consiglio europeo del 31 marzo del 2010, razionalizzando e unificando i fori di confronto interparlamentare in materia, garantendo al contempo una sufficiente rappresentatività e continuità;
il Senato francese ed altri Parlamenti europei si sono pronunciati in direzione analoga;
la Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti dell'Unione europea (CPPU) ha incaricato la Presidenza belga di presentare una proposta entro la prossima sessione dell'aprile 2011;
si ritiene opportuno che:
a) sia istituita una «Conferenza interparlamentare per la politica estera, di difesa e sicurezza europea», composta da delegazioni del Parlamento europeo, dei Parlamenti dei Paesi - membri e candidati - dell'Unione europea, dei Paesi europei Nato non membri dell'Unione europea ed eventualmente di altri Paesi interessati;
b) alla Conferenza partecipino delegazioni nazionali - contenute nella dimensione e rappresentative sia di maggioranza che di opposizione - costituite, tra gli altri, da parlamentari delle Commissioni per gli affari esteri, per la difesa e per gli affari europei e da una delegazione della Commissione affari esteri del Parlamento europeo;
c) la Conferenza si riunisca ordinariamente almeno 3 volte l'anno, co-presieduta da un rappresentante parlamentare del Paese che esercita la presidenza semestrale dell'Unione europea e dalla presidenza della Commissione esteri del Parlamento europeo;
d) la Conferenza possa adottare rapporti scritti, approvare risoluzioni e raccomandazioni di indirizzo e istituire gruppi di lavoro ad hoc;
e) alle riunioni della Conferenza possa prendere parte l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, che, almeno due volte all'anno, riferisce personalmente linee e strategie della politica estera e di difesa;
f) la Conferenza, con sede a Bruxelles, disponga di strutture operative leggere e organizzi la propria attività in cooperazione logistica e operativa con il Parlamento europeo,

impegna il Governo

a ricercare con gli altri Governi interessati la soluzione più idonea sulla base della proposta sopra indicata.
(1-00423)
«Cicchitto, Franceschini, Reguzzoni, Casini, Bocchino, Donadi, Dozzo, Fassino, Vitali, Cicu, Tempestini, Pianetta, Antonione, Volontè, Pistelli, Vernetti, Rigoni, Renato Farina, Gianni Farina, Stefani, Malgieri, Zacchera, Stucchi, Rugghia, Villecco Calipari, Arturo Mario Luigi Parisi, Barbi, Cesa, Mogherini Rebesani, Evangelisti, Gozi, Mecacci, Nirenstein, Galati, Bergamini, Formichella».
(29 luglio 2010)