A.C. 3146-A

ORDINI DEL GIORNO

Conversione in legge del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante interventi urgenti concernenti enti locali e regioni.

N. 2.

Seduta del 10 marzo 2010

(Il fascicolo non contiene gli ordini del giorno dichiarati inammissibili e quelli ritirati)


    La Camera,

          premesso che:

              l'elezione diretta del sindaco ha dato oggettiva stabilità all'amministrazione dei comuni, mentre i poteri dei consigli comunali sono rimasti alquanto limitati, il che rende difficile per i consiglieri comunali in genere, e specie per quelli di minoranza, il poter svolgere un'effettiva attività di controllo sulla gestione del comune;

              il consiglio comunale, è bene ricordarlo, è un'assemblea eletta dal popolo come il sindaco ed è opportuno prevedere una più precisa definizione delle sue competenze, in particolare disponendo un allargamento dei poteri nella definizione degli indirizzi e per la nomina dei rappresentanti del comune presso enti e istituzioni;

              sarebbe opportuno anche prevedere la possibilità di istituire commissioni consiliari di indagine sull'attività dell'amministrazione comunale, con voto a maggioranza semplice, al fine di consentire una maggiore incisività del ruolo dell'opposizione;

              tali innovazioni devono avere l'obiettivo di incrementare la dialettica democratica tra la giunta e il consiglio comunali, nell'ambito della definizione dei diversi indirizzi cui devono attenersi l'amministrazione comunale e gli enti ed organismi partecipati dal comune,

impegna il Governo

a varare gli opportuni interventi anche di natura normativa al fine di definire meglio ed ampliare le competenze dei consigli comunali per la gestione dell'amministrazione comunale e delle società di gestione dei servizi pubblici locali.
9/3146/2.    Garagnani.

    La Camera,

          premesso che:

              il Governo, con un emendamento inserito durante l'esame in sede referente del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante interventi urgenti concernenti enti locali e regioni, obbliga anche i comuni delle regioni Friuli-Venezia Giulia e Valle d'Aosta e delle province autonome di Trento e di Bolzano a trasmettere al Ministero dell'interno un'apposita certificazione del maggior gettito, accertato a tutto l'anno 2009, derivante dalle misure di incremento della base imponibile ICI recate dal decreto-legge n. 262 del 2006, obbligo che aveva già introdotto per tutti gli altri comuni con la legge finanziaria per il 2010 (legge n. 191 del 2009) ai fini della corrispondente riduzione dei trasferimenti erariali da parte dello Stato in misura pari al maggior gettito ICI;

              questa norma non può trovare applicazione per le province autonome di Trento e di Bolzano, per le quali è prevista l'autonomia finanziaria dallo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol e dalle relative norme di attuazione, per cui è la regione stessa a provvedere direttamente al finanziamento dei propri enti locali, con oneri a carico dei propri bilanci;

              per i motivi illustrati l'articolo 4, comma 4-quater, e in particolare la lettera b), non può essere riferito alle province autonome di Trento e di Bolzano, per di più dopo il nuovo accordo sottoscritto tra il Governo, la regione Trentino-Alto Adige/Südtirol e le province autonome di Trento e di Bolzano il 30 novembre 2009 sulla revisione del loro ordinamento finanziario, poi inserito all'articolo 2, commi da 106 a 125, della legge n. 191 del 2009 (legge finanziaria per il 2010);

impegna il Governo

ad adottare ulteriori iniziative, anche normative, volte ad attribuire mera valenza statistica alla certificazione sul maggior gettito ICI accertato, per l'anno 2009, dai comuni delle province autonome di Trento e di Bolzano, al solo fine di poter consentire allo Stato di effettuare i necessari calcoli macroeconomici e pertanto a non ritenere applicabile alle medesime province l'articolo 4, comma 4-quater, lettera b), in modo da rispettare l'accordo raggiunto con la regione Trentino-Alto Adige/Südtirol e le province autonome di Trento e di Bolzano sul nuovo ordinamento finanziario.
9/3146/5.    Brugger, Zeller, Bressa.

    La Camera,

          premesso che:

              la crisi economica che ha attraversato il mondo industrializzato e con esso il nostro paese in tutte le sue ramificazioni territoriali, investendo drammaticamente la vita di milioni di italiani, ha contratto la capacità di spesa di numerose famiglie, le sole , senza dubbio, a dover sopportare il peso maggiore delle conseguenze sociali. Infatti, il combinato disposto tra perdita di lavoro di uno o più membri del nucleo familiare, la stretta creditizia che riduce la sostenibilità dei mutui, i tagli alle politiche sociali e l'erosione, avvenuta per varie ragioni in questi anni, di quella naturale capacità di autosostegno fra membri e generazioni propria della famiglia hanno aumentato la fragilità di quella che è la cellula fondamentale della nostra struttura sociale;

              a fronte di un maggiore bisogno di intervento pubblico e della necessità di proteggere, attraverso politiche attive di sostegno del reddito e misure di riforma fiscale, gli enti locali , che negli ultimi anni hanno subito il drastico taglio dei trasferimenti a loro destinati, sono costretti a governare i propri territori con profonda preoccupazione ed amarezza perché impotenti di fronte alla continua domanda di attenzione e di protezione sociale da parte dei cittadini più deboli;

              in tale contesto gli enti locali, per contenere gli effetti della crisi e rilanciare e sostenere la domanda di consumi nel pieno rispetto del patto di stabilità e di crescita, sono chiamati ad intervenire, adottando misure volte a contrastare gli effetti della crisi e a sostenere in modo particolare le fasce più deboli e meno tutelate della popolazione, non solo con contributi di tipo tradizionale in una logica assistenziale ma sviluppando nuovi strumenti in grado di offrire un sostegno temporaneo a soggetti in temporanea difficoltà per la crisi economica;

              alcuni di essi hanno stanziato ingenti somme per finanziare i fondi destinati alle politiche sociali come fondi per l'affitto e per gli alloggi sociali, misure a sostegno al reddito e assistenza agli indigenti, eccetera, altri hanno applicato agevolazioni tariffarie (per le rette di frequenza ai servizi di nido d'infanzia, ristorazione scolastica, trasporto scolastico, tariffe servizio idrico integrato e tariffa di igiene ambientale) temporanee ai residenti, concesse sulla base di mutate condizioni occupazionali e reddituali della famiglia e limitate al periodo di effettiva riduzione dell'attività lavorativa;

              le spese sostenute dagli enti locali per fronteggiare gli effetti della crisi vanno ad aggravare i loro bilanci già fortemente penalizzati dall'inadeguata copertura del mancato gettito derivante dalla soppressione dell'ICI sulla prima casa, dal blocco dell'autonomia impositiva degli enti territoriali, dal taglio dei trasferimenti erariali e dei fondi destinati alle politiche sociali e dalle regole fortemente restrittive del patto di stabilità interno;

              i commi 20 e 21 dell'articolo 77-bis del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, e successive modificazioni, prevedono che in caso di mancato rispetto del patto di stabilità interno relativo agli anni 2008-2011, alla provincia o al comune inadempiente sono ridotti del 5 per cento i trasferimenti erariali dovuti per l'anno successivo, è precluso loro impegnare spese di parte corrente in misura superiore all'importo annuale minimo dei corrispondenti impegni effettuati nell'ultimo triennio, ricorrere all'indebitamento per finanziare gli investimenti, ed è fortemente ridotta la capacità di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo,

impegna il Governo:

          ad adottare provvedimenti legislativi che, al fine di sostenere quegli enti locali che hanno adottato nel 2009 misure di sostegno all'economia e di spesa sociale, per ridurre gli effetti della crisi economica sulle fasce più deboli della popolazione, prevedano l'esclusione dal calcolo di cui all'articolo 76, comma 1, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, delle spese di parte corrente sostenute dalle regioni e dagli enti locali finalizzate per il finanziamento delle misure di stabilizzazione dei precari ex lavoratori socialmente utili autorizzate sulla base di disposizioni nazionali o regionali;

          ad adottare provvedimenti che prevedano la sospensione delle sanzioni, di cui ai commi 20 e 21 dell'articolo 77-bis del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, e successive modificazioni, per quegli enti che si trovano nella condizione di non avere rispettato i vincoli imposti dal patto di stabilità per l'anno 2009, obbligandoli a recuperare nei due anni di esercizio successivi il differenziale tra obiettivo programmatico e il risultato realizzato nel 2009.
9/3146/9.    Lo Monte, Commercio, Latteri, Lombardo.

    La Camera,

          premesso che:

              nel 2008 (fonte ISTAT), di fronte ad un peggioramento del deficit della pubblica amministrazione di quasi 20 miliardi di euro rispetto al 2007, il deficit dei comuni si è ridotto, rispetto al 2007, di 1,2 miliardi di euro, mentre per il 2009, dalle stime dell'ANCI emerge che, a fronte di un ulteriore deterioramento del saldo delle pubbliche amministrazioni di 35 miliardi di euro, i comuni prevedono un miglioramento di 300 milioni di euro;

              questo significa che parte rilevante delle manovre del passato biennio, in termini di contenimento del disavanzo, è ricaduta sugli enti locali, così generando un sempre più evidente stato di grave crisi finanziario-economica;

              una delle principali cause della crisi è attribuibile alla mancata copertura del gettito ICI;

              il decreto-legge n. 93 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 126 del 2008, nel disporre l'esenzione dal pagamento ICI per la prima casa, prevede una copertura di minor gettito pari a 2.604 milioni di euro (con una minima integrazione di 260 milioni per l'anno 2008). A fronte dei 3.365 milioni di euro risultanti dalle certificazioni degli enti, la finanziaria per l'anno 2010 (legge n. 191 del 2009) prevede la copertura totale del minore gettito ICI a decorrere dall'anno 2009, mentre lascia uno scoperto di circa 300 milioni di euro per l'anno 2008;

              inoltre, dall'anno 1998, con la legge n. 448, e successivamente dall'anno 2000, con la legge n. 388, i comuni hanno diritto al versamento di contributi statali compensativi per perdite di gettito ICI dovute alla riclassificazione dei fabbricati nel gruppo catastale D. Le modalità di rimborso sono state stabilite con il decreto interministeriale 1o luglio 2002, n. 197, che ha definito il sistema di certificazione annuo su cui calcolare i trasferimenti. Negli anni di vigenza della norma, si è consolidato un sistema di trasferimenti sui quali i comuni hanno creato bilanci nel rispetto degli equilibri normativi e, soprattutto, del patto di stabilità interno. Il decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, ha riaperto i termini per la presentazione delle certificazioni e ha incluso sia i comuni che non avevano mai fatto richiesta di rimborsi sia le rettifiche degli importi per i comuni che avevano già certificato e ottenuto i trasferimenti compensativi. Il Ministero dell'economia e delle finanze ha trasmesso le nuove istruzioni per la compilazione delle certificazioni con un mero comunicato pubblicato sul sito internet in data 23 gennaio 2009 e dunque in prossimità della scadenza. Le spettanze pubblicate sul sito internet del Ministero dell'interno in data 2 dicembre 2009 hanno modificato gli importi di trasferimenti già erogati negli anni passati, con ipotesi di recupero di somme già impegnate (si parla di circa 120 milioni di euro per 300 enti) e, conseguentemente, con il rischio per i comuni di vedersi annullare somme legittimamente iscritte a bilancio e, quindi, di non riuscire a trovare le risorse necessarie per la copertura di eventuali disavanzi. Si tratta di una disparità di trattamento tra quei comuni (alcuni dei quali hanno presentato ricorso al TAR) che hanno certificato con le vecchie indicazioni e rischiano di subire pericolosi tagli e quei pochi comuni che, certificando con la nuova modalità, ricevono importi all'incirca allineati con quanto dichiarato;

              di assoluta rilevanza è anche il taglio dei trasferimenti ai comuni, pari a 451 milioni di euro; 251 per revisione dei costi della politica e 200 come riduzione del fondo ordinario destinato ai comuni, frutto del combinato disposto della legge n. 244 del 2007 (finanziaria per l'anno 2008) e del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008;

              un ulteriore elemento problematico è rappresentato dalla questione TARSU/TIA. La sentenza della Corte Costituzionale n. 238 del 2009, decretando la natura tributaria della tariffa di igiene ambientale prevista dall'articolo 49 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, ha prospettato importanti conseguenze nella gestione dell'imposta che, al momento, non sono state recepite da alcun provvedimento legislativo;

              tra le incertezze più rilevanti, vanno segnalate: la convivenza dei due regimi in assenza del regolamento di attuazione da pubblicare entro il 30 giugno 2010 e che segna il passaggio da TARSU a TIA; la natura tributaria della TIA; la ridefinizione dei rapporti tra comune e soggetto gestore;

              il decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, ha stabilito un concorso dei comuni al risanamento dei conti pubblici per un importo pari ad 1 miliardo e 340 milioni di euro nel 2009, 2 miliardi e 370 milioni di euro per il 2010 e 4 miliardi e 145 milioni per il 2011; complessivamente quindi ai comuni nel triennio 2009-2011 è richiesto, in termini di miglioramento dei saldi, un contributo pari a 4 miliardi e 145 milioni di euro;

              i comuni non sono in grado di sostenere un miglioramento del deficit che ammonta a circa 1 miliardo di euro per il 2010;

              i comuni per rispettare i vincoli imposti dal patto di stabilità interno saranno costretti nel triennio 2009-2011 a ridurre la spesa totale di circa il 10 per cento e, considerando che la spesa corrente è difficilmente contraibile, a risentirne sarà la spesa per investimenti che si potrebbe ridurre di almeno il 30 per cento;

              a complicare ulteriormente la situazione degli investimenti, le regole vigenti del patto di stabilità interno hanno avuto l'effetto perverso di creare residui passivi nei bilanci comunali, ovvero impegni di spesa assunti regolarmente ma non pagati entro l'anno,

impegna il Governo

          a riferire urgentemente al Parlamento sulle questioni esposte in premessa, al fine di varare al più presto, anche in considerazione del fatto che il federalismo fiscale non andrà a regime prima di alcuni anni, un provvedimento straordinario contenente misure per:

              garantire la totale copertura del minore gettito ICI, così neutralizzando i tagli delle risorse già operati;

              colmare quanto prima il vuoto legislativo creatosi dopo la sentenza n. 238 della Corte Costituzionale in merito all'applicazione della tariffa di igiene ambientale;

              ridurre l'obiettivo assegnato al comparto comuni dalle regole del patto di stabilità;

              sbloccare i residui passivi, per destinarli alle opere infrastrutturali al fine di consentire il rilancio dell'economia;

              sospendere le sanzioni previste per l'anno 2009 per i comuni che non hanno rispettato il patto di stabilità per l'anno 2009 per spese relative ad investimenti, poiché non è ragionevole penalizzare i comuni che hanno adottato misure atte a sostenere l'economia in un momento di forte crisi;

              consentire dunque ai comuni di deliberare il mantenimento degli equilibri di bilancio sia in sede di salvaguardia che in sede di assestamento 2010 rispettando il patto di stabilità ed i pagamenti programmati.
9/3146/11.    Franceschini, Bersani, Ventura, Maran, Villecco Calipari, Amici, Boccia, Lenzi, Giachetti, Quartiani, Rosato, Bressa, Baretta, Fontanelli, Bordo, Calvisi, Capodicasa, D'Antona, Duilio, Ferrari, Genovese, Giovanelli, Lo Moro, Marchi, Cesare Marini, Minniti, Misiani, Naccarato, Nannicini, Andrea Orlando, Pollastrini, Rubinato, Vannucci, Vassallo, Zaccaria, Cesa, Compagnon.

      La Camera

          in sede di esame del disegno di legge (Atto Camera 3146-A) di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante interventi urgenti concernenti enti locali e regioni,

          premesso che:

              con riguardo alle tabelle delle circoscrizioni dei collegi provinciali per l'elezione del Consiglio, la disposizione contenuta nell'articolo 2 prevede la loro rideterminazione entro il 30 novembre 2010, ma anche ove le nuove tabelle non fossero approntate, si provvederebbe comunque alla riduzione dei consiglieri;

              senza voler contrastare la riduzione stabilita, ciò comporterebbe il rischio di avere un numero di collegi elettorali superiore al numero dei consiglieri da assegnare alla Provincia;

              ciò è grave non solo per l'aleatorietà cui vengono esposte le candidature, ma in particolare per l'indeterminatezza e la scarsa ratio cui viene esposta una disposizione di legge in materia elettorale; non può ritenersi soddisfacente la mera rassicurazione, avanzata in quest'Aula, di procedere alla ridefinizione delle nuove tabelle in tempo utile al rinnovo dei mandati provinciali, né sembra restituire certezza alla procedura elettorale l'ulteriore modifica introdotta in deroga alla normativa vigente,

impegna il Governo

ad adottare un provvedimento utile a restituire certezza alla procedura elettorale indicata, scongiurando anche la sola eventualità di conseguenze negative, e ad offrire un'interpretazione univoca in riferimento a quali collegi intende riferirsi la deroga introdotta.
9/3146/21.    Borghesi, Favia, Cambursano.

      La Camera,

          in sede di esame del disegno di legge (Atto Camera 3146-A) di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante interventi urgenti concernenti enti locali e regioni,

          premesso che:

              le unioni appaiono essere la forma più idonea per la riorganizzazione dell'architettura amministrativa dei piccoli comuni;

              sarebbe opportuno al contempo vincolare la costituzione di tali istituti alla loro dimensione, per garantirne al meglio l'efficacia, anche in un'ottica di economia di scala;

              un provvedimento già trasmesso dal Governo a questo ramo del Parlamento - il disegno di legge in materia di nuovo ordinamento degli enti locali, contenente anche il codice delle autonomie - stabilisce una lunga serie di servizi e funzioni che i comuni con una popolazione inferiore ai 3.000 abitanti devono svolgere in forma di unione;

              non essendo indicato un bacino demografico ottimale, funzionale ad un impatto significativo sulla finanza pubblica ed in grado di superare la massa critica per offrire determinati servizi ai cittadini - indicato in almeno ventimila abitanti - ne consegue che le unioni di comuni costituirebbero un bacino demografico massimo di 3.000 abitanti,

impegna il Governo

a considerare l'opportunità di indicare una dimensione ed un ambito demografico di maggior impatto economico per l'esercizio associato delle funzioni e dei servizi in forma di unione di comuni.
9/3146/22.    Piffari.

      La Camera,

          in sede di esame del disegno di legge (Atto Camera 3146-A) di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante interventi urgenti concernenti enti locali e regioni,

          premesso che:

              le unioni di comuni appaiono essere la forma più idonea per la riorganizzazione dell'architettura amministrativa degli enti locali, nel caso specifico dei piccoli comuni;

              i contributi a tali istituti locali - pari attualmente a 20 milioni di curo - risalgono, nella loro entità, a quelli stanziati nel 2003, che risultavano a loro volta dimezzati rispetto al 2001;

              la crescita di tali forme associative risulta essere pari al 50 per cento: si è passati, infatti, da circa 150 alle oltre 300 attuali unioni di comuni,

impegna il Governo

a prevedere un incremento del fondo destinato alle unioni di comuni.
9/3146/23.    Favia, Porcino.

      La Camera,

          in sede di esame del disegno di legge (Atto Camera 3146-A) di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante interventi urgenti concernenti enti locali e regioni,

          premesso che:

              nel corso dell'esame della legge finanziaria per il 2010 il Governo ha accolto un ordine del giorno che lo impegnava a valutare l'opportunità di «un intervento migliorativo sul patto di stabilità interno, anche per il solo 2010», volto allo sblocco di una percentuale prefissata dei residui passivi dei Comuni, finalizzati agli investimenti, in linea con quanto adottato per il 2009;

              il testo originario del provvedimento in esame, all'articolo 4, comma 4, disponeva l'attribuzione di 90 milioni di euro nel triennio 2010-2012 ai comuni ed alle province per incentivare l'utilizzo degli avanzi di amministrazione per far fronte agli eventuali indennizzi derivanti dall'estinzione anticipata di mutui e prestiti obbligazionari;

              il testo sopra indicato è stato successivamente soppresso e sostituito da disposizioni recanti contributi diversi in favore dei piccoli comuni con determinati requisiti e caratteristiche demografiche;

              in ordine al contenimento delle spese ed alle recenti manovre di finanza pubblica la finanza locale, in particolare i Comuni, ha contribuito in maniera determinante, soprattutto ove paragonata all'amministrazione centrale;

              i recenti dati ISTAT ci ricordano che la crisi dell'economia reale non è alle nostre spalle, ma nel suo pieno sviluppo e dispiegherà ancora drammatici effetti sull'anno in corso;

              il ruolo dei Comuni risulta determinante nell'approntare interventi anticiclici per i territori e sarebbe nelle loro possibilità anche offrire soluzioni adeguate ai gravi problemi di liquidità delle aziende creditrici, ove potessero utilizzare anche a tal fine le risorse bloccate dallo Stato - circa 44 miliardi di euro di residui passivi tra Comuni e Province,

impegna il Governo

ad adottare provvedimenti utili a favorire l'utilizzo parziale dei residui passivi.
9/3146/24.    Cambursano, Formisano.

      La Camera,

          premesso che:

              l'articolo 2 della 23 dicembre 2009 n.191, a1 comma 23-bis introdotto dall'articolo 4 del decreto-legge 25 gennaio 2010 n.2 «interventi urgenti concernenti enti locali e regioni» che attende di essere convertito in legge, prevede espressamente che - per ciascuno degli anni 2010, 2011 e 2012 «il Ministero dell'Interno attribuisce, in favore di province e comuni, fino all'importo di 30 milioni di euro annui, contributi per incentivare l'utilizzo dell'avanzo di amministrazione per l'estinzione anticipata di mutui e prestiti obbligazionari., da corrispondere a richiesta per fare fronte agli indennizzi correlati strettamente alle estinzioni anticipate effettuate negli anni 2010, 2011, 2012».

              Per rendere concreta e pienamente praticabile tale operazione di riduzione dell'indebitamento degli enti locali, 8 però indispensabile che la quota dell'avanzo di amministrazione che si intende utilizzare per l'estinzione di mutui e prestiti, specialmente qualora derivi in tutto od in parte da sopravvenienze attive relative ai citati trasferimenti erariali pregressi vantati dalle province e dai comuni interessati, sia effettivamente utilizzabile in termini di disponibilità di cassa essendo incongruo ed incoerente il ricorso all'anticipazione di tesoreria finalizzata al finanziamento di un'operazione sostenuta da una quota di avanzo di amministrazione. Ne deriva che, in caso di indisponibilità di cassa viene vanificato anche l'incentivo previsto con il suddetto decreto legge in corso di conversione.

          Considerato che:

              L'interesse all'operazione può essere incentivato soltanto qualora il Ministero competente, contestualmente, corrisponda agli enti interessati, in aggiunta al beneficio del rimborso dell'indennizzo, una quota di trasferimenti erariali pregressi pari almeno alla somma sostenuta per l'estinzione anticipata dei mutui e prestiti.

impegna il Governo

a corrispondere alle province ed ai comuni che abbiano già utilizzato nell'esercizio 2009 o che intendano utilizzare per i prossimi esercizi finanziari, quota di avanzo di amministrazione per procedere alla estinzione anticipata di mutui e prestiti obbligazionari, i trasferimenti statali pregressi corrispondenti almeno alla somma necessaria per tale estinzione, al fine anche di così ripristinare intanto il limite minimo di giacenza di cui alla citata Circolare Finanza locale n.11/2007, e di ricostituire la normale situazione di cassa in modo da consentire le ulteriori manovre di riduzione del debito, tra l'altro già previste dalla misura urgente di cui al decreto-legge 26 gennaio 2010 n.2, altrimenti non attuabile in mancanza di una effettiva disponibilità di cassa.
9/3146/26.    Marinello, Romele, Torrisi.

      La Camera,

          premesso che:

              la situazione economico-sociale delle Isole minori si sta facendo sempre più difficile e precaria e che sono necessari fondi pubblici per rilanciarne l'economia e, quindi, l'occupazione,

impegna il Governo

a rifinanziare per gli anni 2010-2011 e 2012 il Fondo di sviluppo delle Isole minori già previsto dalla legge finanziaria per il 2008.
9/3146/27.    Gioacchino Alfano, Marinello, Fallica, Torrisi, Laboccetta.

      La Camera,

          in sede di esame del disegno di legge (Atto Camera 3146-A) di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante interventi urgenti concernenti enti locali e regioni,

          premesso che:

              con riguardo agli obiettivi di contenimento della spesa pubblica, finalizzati alla riduzione dei costi, in particolare, della politica, che deve riguardare sia l'amministrazione centrale che quelle periferiche, il nostro è il Paese attualmente con il numero più alto - al mondo pare - di auto blu, che risultano aumentate del 3,1 per cento nel 2009, passando da 607.918 a 626.760 unità, mentre nel 2007 erano 574 mila;

              per dare un'idea concreta di quanto sia esorbitante il numero giova un confronto con altri Paesi - in Francia 61 mila auto blu, in Germania 54 mila, in Inghilterra 55 mila, negli Stati Uniti 72 mila -: i dati si riferiscono al «parco» macchine in uso presso tutte le pubbliche amministrazioni;

              lo status «giuridico» delle auto blu nostrane varia moltissimo, si va da quelle acquistate in proprio delle pubbliche amministrazioni a quelle in leasing, in noleggio operativo, in noleggio a lungo termine;

              diverse leggi finanziarie, non recenti, avevano previsto misure di contenimento e di riduzione, ma sono risultate inutili;

              una soluzione innovativa, insieme al contestuale contenimento della spesa pubblica ed al rispetto dell'ambiente, offrirebbe senz'altro un segnale ed un esempio positivi,

impegna il Governo

a considerare la possibilità di introdurre, anche in forma sperimentale, il car sharing per le pubbliche amministrazioni.
9/3146/31.    Di Stanislao, Zazzera.

      La Camera,

          in sede di esame del disegno di legge (Atto Camera 3146-A) di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante interventi urgenti concernenti enti locali e regioni,

          premesso che:

              il rispetto dei vincoli del patto di stabilità interno 2010, combinato con l'annoso blocco delle entrate e delle spese, la mancanza di autonomia, il ritardo dell'attuazione del federalismo fiscale, crea una situazione oltremodo difficile, in particolare per i comuni virtuosi, che rischia di trovare scarico, oltre che sulle esigenze dei cittadini, anche sugli interventi più sensibili,

impegna il Governo

a considerare l'opportunità di adottare provvedimenti finalizzati ad escludere dai saldi del patto di stabilità interno le spese dei Comuni per interventi necessari alla messa in sicurezza, ristrutturazione e ampliamento degli edifici scolastici.
9/3146/32.    Zazzera, Rota.

      La Camera,

          in sede di esame del disegno di legge (Atto Camera 3146-A) di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante interventi urgenti concernenti enti locali e regioni,

          premesso che:

              gli obiettivi di contenimento della spesa pubblica indirizzati verso i costi della politica, in particolare degli amministratori locali, sono perseguiti anche dal provvedimento in esame; diversi, nel tempo, sono stati gli interventi di riduzione dei costi delle diverse voci di rimborso delle spese sostenute dai rappresentanti degli organi assembleari locali,

impegna il Governo

a prevedere l'equiparazione del rimborso delle trasferte degli assessori comunali e provinciali a quello dei consiglieri dei rispettivi organi locali.
9/3146/33.    Monai, Mura.

      La Camera,

          in sede di esame del disegno di legge (Atto Camera 3146-A) di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante interventi urgenti concernenti enti locali e regioni,

              in questi recenti anni abbiamo assistito ad una progressiva e costante riduzione dell'autonomia finanziaria degli enti locali;

              sul comparto - pur virtuoso, sia in senso assoluto che relativamente alle performance dell'amministrazione centrale - gravano vincoli particolarmente pesanti nel loro combinato, dei quali non si vede il minimo allentamento;

              permangono diverse forti criticità sul fronte di alcune compensazioni, come nel caso dell'ICI o del reintegro del taglio di una serie di trasferimenti erariali;

              i condivisibili obiettivi di contenimento della spesa pubblica non giustificano misure esclusive di tagli e riduzioni, di ridimensionamento dei poteri e dell'autonomia locali, in assenza di una riforma di più vasto respiro che, al contrario di quanto sta avvenendo, avrebbe dovuto precederle;

              le disposizioni contrastanti in identiche materie, contenute in tanti e diversi provvedimenti - decreto-legge n. 112/2008, legge finanziaria 2010, decreto-legge in esame di tempestiva modifica, disegno di legge in materia di ordinamento delle funzioni locali in itinere da un anno - testimoniano la mancanza di una visione organica non solo dei risultati che si dichiara di perseguire, ma anche del modo stesso di procedere;

              stante la necessità di operare su un terreno più ampio, che abbracci l'insieme delle problematiche degli enti locali e, soprattutto, dei loro cittadini - esse comprendono l'ambito contabile, finanziario, fiscale, sociale - e superi la metodologia occasionale, degli interventi a singulto, avallati da emendamenti-tampone;

              il rinvio sine die degli interventi all'attuazione del federalismo fiscale sta ponendo a rischio la tenuta delle istituzioni locali,

impegna il Governo

a considerare l'opportunità di definire un provvedimento organico e coerente sulla materia degli enti locali che, nel debito conto di tagli ed ottimizzazione delle risorse, tenda alla valorizzazione delle istituzioni territoriali, restituisca loro certezza, provveda alla definizione degli assetti ordinamentali e funzionali negli ambiti considerati.
9/3146/34.    Cimadoro, Paladini, Orlando.

      La Camera,

          premesso che:

              dall'anno 1999 ad oggi, le regole del patto di stabilità interno per gli enti locali hanno subito continue variazioni e rivisitazioni della disciplina, che non hanno risolto le criticità che denunciano gli enti locali;

              dai 1999 al 2007 le norme sul patto sono state fondate sul principio di riduzione dei «tetti di spesa»;

              le restrizioni imposte e i tagli di risorse hanno indotto gradualmente gli enti ad avviare un percorso di risanamento;

              il cambio di regole avvenuto nel 2007, ossia il passaggio dal criterio dei tetti di spesa a quello del «saldo finanziario» ha messo in difficoltà gli enti locali, in quanto ha imposto il raggiungimento di obiettivi «estremamente virtuosi» in considerazione del trend di spesa avviata già negli anni precedenti;

              il patto di stabilità interno per gli enti locali relativo agli anni 2009-2011, introdotto con il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, al fine di evitare l'ennesima modifica delle regole e per dare continuità alla gestione di bilancio degli enti locali, ha mantenuto l'impianto nelle grandi linee del patto di stabilità, mantenendo il meccanismo della competenza mista - competenza per la spesa corrente e cassa per quella in conto capitale - per la definizione dei saldi-obiettivo della manovra;

              le novità introdotte dall'articolo 77-bis del decreto-legge 112/2008, e le successive modifiche intervenute, hanno contribuito in parte a ridurre il disagio degli enti locali, Ci si riferisce all'introduzione di sistemi di premialità, di autorizzazioni al peggioramento del saldo per gli enti virtuosi;

              l'impianto del patto di stabilità conserva un limite, che, nel contesto economico attuale, incide gravemente sulla potenzialità degli enti loca]i di adottare politiche anticicliche per contrastare il decremento dello sviluppo, ossia l'impossibilità di effettuare i tagli di spesa distinguendo fra spesa corrente ed in conto capitale;

              di fatto, l'obiettivo di conseguire un saldo finanziario senza distinzione sulla qualità della spesa penalizza la propensione agli investimenti delle autonomie locali, soprattutto quelle che presentano bilanci in avanzo di gestione;

              con la mozione n, 1-00138 Cicchitto del 16 marzo 2009, approvata dall'Aula, erano state segnalate le problematiche connesse all'impianto normativo del patto di stabilità, caratterizzato da vincoli troppo rigidi in un contesto congiunturale di crisi;

              la mozione ha impegnato il Governo ad adottare interventi normativi per consentire una politica della spesa più dinamica, una selezione della tipologia di spesa da sottoporre a tagli e una revisione del patto per incentivare le spese di investimento degli enti locali virtuosi;

              il Governo, di fatto, ha in parte recepito le richieste con l'adozione di deroghe introdotte dall' articolo 7-quater del DL 5 del 2009, e successivamente dalla «manovra estiva» del decreto-legge 78/2009 con l'articolo 9-bis, che hanno consentito in modo parziale ai comuni il pagamento di residui connessi a spese per investimento, ad effettuare pagamenti di servizi già resi da imprese fornitrici, a procedere a spese connesse alla sicurezza ed ad interventi temporanei per fronteggiare la negativa congiuntura economica;

              il testo del decreto legge in esame, con le modifiche apportate dalle Commissioni, contribuisce all'alleggerimento dei vincoli del patto, prorogando per l'anno 2010 le suddette deroghe;

              di fatto, i comuni permangono in uno stato di difficoltà, che non consente loro di contribuire al rilancio economico a livello locale, di contribuire alla sopravvivenza delle imprese fornitrici in difficoltà di liquidità, a causa della sospensione dei pagamenti, di assicurare ovvero incrementare la richiesta di servizi e assistenza sociale ai propri cittadini;

              secondo una stima dell'ANCI, le risorse dei comuni relative agli avanzi di bilancio ed ai residui passivi, che si potrebbero immettere nel sistema economico, ammontano a circa 3,2 miliardi di euro;

              in attesa della realizzazione del federalismo fiscale, è auspicabile che, nell'immediato, la disciplina rigida del patto di stabilità sia rivisitata e concordata fra il Governo e gli enti locali, al fine di permettere agli enti destinatari di programmare e adeguare i loro interventi sul territorio in un contesto temporale più ampio rispetto alla gestione annuale;

              è necessario valutare soluzioni normative applicabili gia al triennio 2010-2012 in corso, che consentano ai comuni ed alle province di superare la situazione di «stallo» economico e finanziario in cui versano, mediante lo sblocco delle risorse per gli investimenti locali;

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di modificare la normativa vigente sull'individuazione della base assunta per il calcolo del saldo finanziario prevista dall'articolo 77-bis. ossia il saldo finanziario rilevato nell'anno 2007, sostituendola con una base di calcolo quinquennale, individuata nel saldo medio finanziario rilevato nel quinquennio 2004-2008, al fine di consentire agli enti locali una maggiore programmazione degli investimenti ed un maggiore utilizzo degli avanzi di gestione per gli anni 2010 e 2011.
9/3146/36.    Simonetti, Dal Lago, D'Amico, Polledri.