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PDL 3710

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 3710



 

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PROPOSTA DI LEGGE

d'iniziativa dei deputati

SCOTTO, DURANTI, GIANCARLO GIORDANO, MARTELLI, MELILLA, NICCHI, PANNARALE, RICCIATTI

Abolizione del termine «razza» negli atti e nei documenti delle pubbliche amministrazioni

Presentata il 31 marzo 2016


      

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Onorevoli Colleghi! L'idea delle «razze umane» non ha più alcun valore scientifico né in antropologia fisica o biologica, né in antropologia culturale. È ormai acquisito che le differenze fisiche più o meno evidenti tra gli individui non hanno alcuna relazione con le loro capacità cognitive, con i loro comportamenti sociali o con le loro qualità morali. Inoltre, le nuove conoscenze sul DNA mostrano che gli esseri umani condividono il 99,9 per cento del patrimonio genetico e che il restante 0,1 per cento non rimanda a distinzioni discrete fra i gruppi. Coerentemente, la diversità umana viene oggi descritta dagli studiosi facendo riferimento alle popolazioni, termine che rifiuta ogni intento classificatorio o gerarchia valoriale dell'umanità. Su queste basi, Gianfranco Biondi e Olga Rickards, attraverso una lettera aperta alle più alte cariche dello Stato, hanno proposto di eliminare il termine «razza» dalla Costituzione (Gianfranco Biondi, Olga Rickards, L’errore della razza, Carocci, 2011; www.scienzainrete.it).
      Tuttavia, la nozione di razza è ben presente nell'immaginario collettivo e anche nella retorica politica. In tali contesti, la razza, utilizzata anche come strumento di stigmatizzazione della diversità culturale, mantiene un potenziale discriminatorio e violento così forte da poter essere facilmente riattualizzato (Guido Barbujani, L'invenzione delle razze, Bompiani, 2006).
      Per queste diverse ragioni, l'Istituto italiano di antropologia ha riunito antropologi fisici e culturali, sociologi, storici e filosofi della scienza, dai quali è venuta la
 

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richiesta di eliminare dalla Carta fondamentale e dai documenti amministrativi gli elementi che richiamano la visione razziale della diversità umana (Destro Bisol e Danubio, C’è ancora posto per le «razze umane» nella Costituzione italiana? Le Scienze, 2015).
      Come è noto, l'articolo 3 della Costituzione recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Con tutta evidenza, i Padri costituenti citarono la razza per ragioni antidiscriminatorie, in un'epoca in cui essa, tuttavia, aveva ancora una certa vitalità scientifica. Alla luce delle rilevanti difficoltà insite in modifiche dei princìpi costituzionali, si ritiene opportuno procedere al cambiamento in maniera graduale, ma concreta. A tal fine, è necessario mettere in campo iniziative che possano lasciare un segno tangibile sugli aspetti formali dell'ordinamento e, al tempo stesso, diano forza a tutte le azioni culturali e formative che vogliano far comprendere i reali motivi delle differenze e delle somiglianze tra persone, società e culture.
      Tra le prime azioni, appare prioritario abolire il termine «razza» da tutti i documenti amministrativi pubblici. L'operazione è di grande valore simbolico come presa di posizione contro ogni forma di razzismo, xenofobia e discriminazione.
      Pertanto, auspicando una rapida approvazione della presente proposta di legge; i proponenti sottopongono il testo al Parlamento.
 

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PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

      1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, negli atti e nei documenti delle pubbliche amministrazioni il termine: «razza» è sostituito dal seguente: «nazionalità».


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