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PDL 3782

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 3782



 

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PROPOSTA DI LEGGE

d'iniziativa dei deputati

SCOTTO, AIRAUDO, FRANCO BORDO, COSTANTINO, D'ATTORRE, DURANTI, DANIELE FARINA, FASSINA, FAVA, FERRARA, FOLINO, FRATOIANNI, CARLO GALLI, GIANCARLO GIORDANO, GREGORI, KRONBICHLER, MARCON, MARTELLI, MELILLA, NICCHI, PAGLIA, PALAZZOTTO, PANNARALE, PELLEGRINO, PIRAS, PLACIDO, QUARANTA, RICCIATTI, SANNICANDRO, ZACCAGNINI, ZARATTI, CIVATI, SEGONI, ARTINI, BALDASSARRE, BECHIS, TURCO, BRIGNONE, ANDREA MAESTRI, MATARRELLI, PASTORINO

Modifica dell'articolo 50 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, in materia di clausole sociali del bando di gara e degli avvisi per i contratti pubblici di concessione e di appalto

Presentata il 27 aprile 2016


      

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Onorevoli Colleghi! — Il Parlamento è stato interessato da un approfondito dibattito in relazione ai princìpi e criteri direttivi ai quali doveva attenersi il Governo nell'adozione del decreto legislativo di attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture.
      Nella legge 28 gennaio 2016, n. 11, ovvero la legge delega attraverso la quale il Parlamento ha dettato i princìpi e criteri direttivi ai quali il Governo si sarebbe dovuto attenere nel predisporre il decreto legislativo, all'articolo 1, comma 1, lettera fff), si stabiliva in materia di clausole sociali il seguente criterio «prevedendo l'introduzione di “clausole sociali” volte a promuovere
 

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la stabilità occupazionale del personale impiegato».
      Nello schema di decreto legislativo proposto al parere delle competenti Commissioni parlamentari il Governo, non dando alcun seguito a quanto previsto dalla legge delega n. 11 del 2006, all'articolo 50 prevedeva l'introduzione di clausole sociali come semplice possibilità.
      Nel parere della VIII Commissione ambiente della Camera dei deputati, relativo alle disposizioni del citato articolo 50 in materia di clausole sociali nei bandi di gara, avvisi e inviti, era stato chiesto con forza e con un'ampia convergenza, come richiesto anche dalla XI Commissione lavoro, che fosse apportata una modifica sostanziale e di merito.
      In particolare, il parere della VIII Commissione proponeva che per gli affidamenti dei contratti di concessione e di appalto di lavori e servizi diversi da quelli aventi natura intellettuale, nonché per gli avvisi e gli inviti, si dovessero prevedere specifiche clausole sociali volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato.
      Quindi la VIII Commissione chiedeva di modificare quanto previsto dallo schema di decreto legislativo che in materia di avvisi e di inviti prevedeva una mera possibilità e non un obbligo, dalla quale discendeva, di fatto, un'ampia discrezionalità e la non effettiva applicabilità di clausole sociali a garanzia del posto di lavoro.
      Il Governo, nell'emanare il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, ha dimostrato un'attenzione nei confronti dei lavoratori interessati pressoché nulla.
      Infatti il decreto legislativo, non tenendo in alcun conto il parere espresso dalla VIII Commissione, ha riproposto in maniera definitiva la mera possibilità di inserimento di clausole sociali, di fatto rendendola inefficace.
      Dal Governo viene quindi negata, in assenza di obbligatorietà della clausola sociale, la tutela del posto di lavoro dei dipendenti nel passaggio dell'appalto da un'impresa all'altra.
      Appare del tutto evidente che prevedere che si «possano inserire» clausole sociali non dia alcuna garanzia per il lavoro, per la sua tutela e per la sua qualità e crei situazioni di possibile concorrenza sleale tra imprese.
      Il Parlamento aveva delegato il Governo ad adottare i decreti legislativi sulla base di precisi princìpi e criteri direttivi e dovrebbe essere superfluo ricordare che, in particolare dove si riscontri un'ampia convergenza, il Governo doveva tenerne conto non derubricando il ruolo delle Commissioni parlamentari a quello di semplici ratificatori o passacarte.
      Con la presente proposta di legge intendiamo, in particolare, riaffermare la necessità che in materia di clausole di salvaguardia non ci possano essere richiami blandi o discrezionali, ma che debba essere previsto l'obbligo di inserimento di clausole sociali nei bandi di gara, negli avvisi o negli inviti relativi all'affidamento dei contratti di concessione e di appalto per lavori e servizi.
      Pertanto si procede a una modifica dell'articolo 50 del decreto legislativo n. 50 del 2016, necessaria e dovuta per dare un segnale efficace di salvaguardia dei posti di lavoro e rispetto alla quale auspichiamo un'ampia convergenza parlamentare che porti in tempi rapidi alla sua approvazione.
 

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PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

      1. L'articolo 50 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, è sostituito dal seguente:

      «Art. 50. – (Clausole sociali del bando di gara, degli avvisi e degli inviti).1. Per gli affidamenti dei contratti di concessione e di appalto di lavori e servizi diversi da quelli aventi natura intellettuale, con particolare riguardo a quelli relativi a contratti ad alta intensità di manodopera, i bandi di gara, gli avvisi e gli inviti devono prevedere, nel rispetto dei princìpi dell'Unione europea, specifiche clausole sociali volte a garantire la stabilità occupazionale del personale impiegato nonché, l'obbligo di applicazione dei contratti collettivi di settore, di cui all'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, per l'intera durata della concessione o dell'appalto. I servizi ad alta intensità di manodopera sono quelli nei quali il costo della manodopera è pari almeno al 50 per cento dell'importo totale del contratto».


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