Leggi costituzionali – Casa Savoia (XIII disp. trans. fin.)

La legge costituzionale n. 1 del 2002

La L.Cost. 1/2002[1] ha disposto la cessazione degli effetti dei commi primo e secondo della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione.

I commi in questione prevedono che i membri e i discendenti di casa Savoia non possano:

§         essere elettori;

§         ricoprire cariche elettive o pubblici uffici;

§         entrare e soggiornare nel territorio nazionale (tale ultimo divieto concerne gli ex Re di Casa Savoia, le loro consorti e i loro discendenti maschi).

In esito alla legge costituzionale i due commi, pertanto, non risultano abrogati, ma “esauriscono i loro effetti” con decorrenza dalla data di entrata in vigore della legge costituzionale medesima (10 novembre 2002[2]).

La L.Cost. 1/2002 non ha in alcun modo inciso sul terzo comma della XIII disposizione, che ha disposto l’avocazione allo Stato dei beni, siti nel territorio nazionale, degli ex Re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi.

La XIII disposizione e la sua interpretazione

La XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione ha precluso a tutti i membri e i discendenti di Casa Savoia l’esercizio del diritto di elettorato attivo e passivo e la possibilità di ricoprire uffici pubblici (primo comma).

Agli ex Re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai discendenti maschi è stato inoltre interdetto l’ingresso e il soggiorno nel territorio italiano (secondo comma); i relativi beni esistenti nel territorio nazionale vengono, infine, avocati allo Stato, ed è in conseguenza disposta ex lege la nullità dei trasferimenti e delle costituzioni di diritti reali sui beni stessi avvenuti dopo il 2 giugno 1946 (comma 3).

 

Per quanto riguarda la locuzione “membri della famiglia reale” cui si riferisce il primo comma della XIII disposizione, la Commissione elettorale mandamentale di S. Giovanni Valdarno, nella decisione relativa alla spettanza del diritto di voto ad Amedeo d’Aosta, ha stabilito che tale espressione va intesa in senso restrittivo, con riferimento alla nozione dell’articolo 77 del codice civile (famiglia nucleare) e non con riferimento alla precedente nozione ricavabile dalla disciplina normativa speciale della Famiglia reale. Il R.D. 1 gennaio 1890 ricomprendeva infatti, in tale ambito, i discendenti fino al settimo grado e non fino al sesto grado, come invece previsto dal disposto dell’art. 77 c.c..

Per quanto riguarda il divieto di ingresso e soggiorno nel territorio nazionale (comma 2), esso non ha riguardato i discendenti di sesso femminile degli ex Re di Casa Savoia: il Consiglio di Stato, in Adunanza plenaria (seduta del 10 dicembre 1987), ha ritenuto che per la vedova dell’ex Re Umberto II, tale divieto non fosse applicabile, in quanto nella nozione di “consorte” deve presupporsi l’esistenza di un rapporto di coniugio in atto che, in base all’articolo 149 c.c., viene meno con la morte di uno dei coniugi.

Relativamente alle conseguenze processuali della impossibilità, per i membri di Casa Savoia, di rientrare in Italia per partecipare ad un procedimento intentato nei loro confronti, la Corte costituzionale (ordinanza n. 480 del 31 luglio 1989) ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale (sollevata dal Tribunale di Torino in riferimento agli artt. 3, 24, 112, 139 e XIII disp. trans. Cost.) degli artt. 497 e 498 del c.p.p.. La Corte, infatti, ha ritenuto che lo stesso giudice a quo ha implicitamente riconosciuto l’impossibilità dell’intervento della Corte costituzionale, “dato l’ostacolo ‘alla celebrazione del giudizio nei confronti di Vittorio Emanuele di Savoia’ derivante proprio dal comma 2, XIII disp. trans. e fin. Cost., ispirata, stando all’avviso espresso nella parte iniziale dell’ordinanza di rimessione, ad una ‘ratio che […] si propone – in stretta connessione con l’art. 139 Cost., che sancisce la non modificabilità in perpetuo del nuovo ordine repubblicano – di precludere senza limiti di tempo l’ingresso e la permanenza nel territorio italiano di soggetti che il costituente ha considerato particolarmente capaci, in quanto possibili pretendenti al trono, di divenire punto di riferimento di temute iniziative restauratrici’”.

Infine, il comma 3, disponendo l’avocazione allo Stato dei beni degli ex Re, detta una norma immediatamente applicabile, che non necessita dell’intermediazione di un atto legislativo o amministrativo. Si segnala che, relativamente alla nullità retroattiva dei trasferimenti antecedenti al 2 giugno 1946, la giurisprudenza (cfr. Tribunale di Roma, 6 giugno 1950 e Cass., 6 febbraio 1971, n. 311) ha inteso l’espressione in senso restrittivo, limitandola ai soli atti di disposizione del diritto da parte del titolare (negozi traslativi) e non anche ai casi di successione mortis causa.

Nel mese di febbraio 2001 la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi, sottopose al parere del Consiglio di Stato la questione relativa alla possibilità di pervenire, per via di interpretazione evolutiva, a una diversa applicazione del contenuto impeditivo della XIII disposizione, sulla cui vigenza ed applicabilità la Presidenza esprimeva perplessità attraverso una pluralità di argomentazioni fondate sulle evoluzioni del contesto storico-istituzionale e sui princìpi della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo. Il Consiglio di Stato, con parere n. 153/2001 reso dall’Adunanza Generale il 1 marzo del 2001, respinse la tesi interpretativa sostenuta dalla Presidenza del Consiglio, partendo dall’assunto che la XIII disposizione non sia norma transitoria ma norma finale e di puntuale portata precettiva, la cui abrogazione non può in alcun modo derivare da un’attività di interpretazione evolutiva bensì dall’ordinario procedimento di revisione dettato dall’articolo 138 della Costituzione.

I lavori parlamentari nella XIV legislatura e nelle legislature precedenti

Nelle passate legislature la XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione è stata più volte oggetto di iniziative legislative volte alla sua modifica o abrogazione.

 

Nella X legislatura, nella seduta del 20 giugno 1990 la I Commissione (affari costituzionali) della Camera ha approvato, in sede referente, la proposta di legge costituzionale A.C. 1075, la quale prevedeva l’abrogazione dei commi primo e secondo della XIII disposizione.

Anche nella XI legislatura sono state presentate, sia alla Camera sia al Senato, numerose proposte di legge costituzionali, delle quali non è stato avviato l’esame.

Nella XII legislatura la questione è stata ripresa al Senato, dove la Commissione affari costituzionali ha proceduto, nelle sedute del 30 maggio 1995, del 15 e 21 giugno, del 19 luglio e del 21 e 28 novembre, all’esame in sede referente di cinque proposte di legge (A.S. 374 ed abb.) aventi contenuto abrogativo; l’esame, tuttavia, non si è concluso. Le sette proposte di legge in materia assegnate alla Commissione affari costituzionali della Camera, invece, non sono state esaminate.

Nella XIII legislatura il Governo ha presentato un proprio disegno di legge (A.C. 3754) per l’abrogazione del solo secondo comma della XIII disposizione (ingresso e soggiorno), che ha iniziato il suo iter alla Camera unitamente a sei proposte di iniziativa parlamentare.

Nel corso del dibattito in sede referente emerse tra le soluzioni praticabili, oltre alla formale abrogazione della disposizione (limitatamente ai primi due commi o al solo secondo comma), anche l’indicazione, mediante l’inserimento di un comma aggiuntivo, di una data a decorrere dalla quale si sarebbe prodotta la cessazione degli effetti dei primi due commi.

Ed in effetti, l’11 dicembre 1997 la Camera approvava, in prima deliberazione, un testo unificato che, aggiungendo un nuovo comma alla XIII disposizione, dichiarava esauriti gli effetti dei primi due commi alla data del 1° gennaio 1998. Il Senato iniziò l’iter in I Commissione (A.S. 2941) senza, tuttavia, pervenire alla sua conclusione.

 

Nella seduta del 5 luglio 2001 il Parlamento europeo, nella risoluzione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea, ha raccomandato “al nuovo Parlamento italiano di onorare la promessa fatta dal precedente Governo italiano di abrogare rapidamente l’articolo XIII transitorio della Costituzione italiana”.

 

Nella XIV legislatura, la I Commissione (Affari costituzionali) del Senato ha avviato, il 31 luglio 2001, l’esame in sede referente di otto disegni di legge costituzionale di iniziativa parlamentare (A.S. 77 e abb.), ai quali è stato congiunto l’esame della petizione n. 78. Il 23 gennaio 2002 è stato licenziato per l’Aula un testo unificato che, riprendendo l’impostazione adottata nella XIII legislatura, disponeva non l’abrogazione, ma la cessazione degli effetti della disposizione transitoria.

La discussione sulle linee generali in Assemblea si è tenuta il 31 gennaio; il 5 febbraio è stato quindi approvato, senza emendamenti, il testo proposto dalla Commissione.

La I Commissione (Affari costituzionali) della Camera ha iniziato l’esame del progetto il 26 febbraio, per concluderlo nella seduta del 19 marzo. L’esame in sede referente ha avuto ad oggetto, oltre al testo approvato dal Senato (A.C. 2288), nove proposte di legge costituzionale di iniziativa parlamentare ed una di iniziativa del Consiglio regionale del Piemonte.

L’esame in Assemblea ha avuto luogo nella seduta dell’8 aprile, per concludersi il 10 aprile con l’approvazione senza modifiche del testo trasmesso dal Senato.

In seconda lettura, il progetto di revisione costituzionale è stato riesaminato dalla 1ª Commissione del Senato nella seduta del 14 maggio 2002. L’esame in Assemblea ha avuto luogo il 15 maggio e si è concluso con l’approvazione a maggioranza assoluta dei componenti del Senato.

La I Commissione della Camera ha quindi esaminato il testo nella seduta del 4 luglio e l’Assemblea nelle sedute dell’8 e dell’11 luglio 2002. L’approvazione ha avuto luogo, anche in questo caso, a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei componenti l’Assemblea.

 



[1]     Legge costituzionale 23 ottobre 2002, n. 1, Cessazione degli effetti dei commi primo e secondo della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione.

[2]     Pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. 252 del 26 ottobre 2002, la legge costituzionale è entrata in vigore il quindicesimo giorno successivo.