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Sentenza della Corte (Nona Sezione) del 6 marzo 2014

Lorenzo Amatori e a. contro Telecom Italia SpA e Telecom Italia Information Technology Srl.

Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunale di Trento - Italia. Rinvio pregiudiziale - Politica sociale - Trasferimento di imprese - Mantenimento dei diritti dei lavoratori - Direttiva 2001/23/CE - Trasferimento dei rapporti di lavoro in caso di cessione contrattuale di una parte di azienda non identificabile come entità economica autonoma preesistente.

Causa C-458/12
Assegnata in data: 4 Settembre 2014
Commissione: XI Commissione (Lavoro pubblico e privato) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione dell'articolo 1, paragrafo 1, lettere a) e b), della direttiva 2001/23/CE, concernente il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti.

La direttiva ha la finalità di proteggere i lavoratori in caso di cambiamento di imprenditore, in particolare assicurando il mantenimento dei loro diritti (considerando 3). Essa si applica al trasferimento di un'entità economica che conserva la propria identità, intesa come insieme di mezzi organizzati al fine di svolgere un'attività economica, essenziale o accessoria (articolo 1, par. 1, lett. a) e b)). L'articolo 6 dispone che i diritti e gli obblighi risultanti da un contratto o un rapporto di lavoro esistente sono trasferiti dal cedente al cessionario. L'articolo 8 lascia agli Stati membri la facoltà di applicare o introdurre norme più favorevoli ai lavoratori.

Nell'ordinamento italiano, l'articolo 2112 del codice civile dispone, tra l'altro, che, in caso di trasferimento di azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario e che, ai fini dell'applicazione della disposizione, per trasferimento di azienda (o di parte di azienda) si intende qualsiasi operazione che, in seguito a cessione o fusione, comporti il mutamento della titolarità di un'attività economica organizzata preesistente al trasferimento. Ove però il trasferimento non possa essere configurato come tale, la cessione dei contratti di lavoro da parte del datore di lavoro ricade sotto l'articolo 1406 del codice civile, sulla base del quale è necessario il consenso del lavoratore.

La domanda di pronuncia pregiudiziale è stata presentata dal Tribunale di Trento nell'ambito di una controversia che oppone alcuni dipendenti di Telecom Italia Spa trasferiti, in base al trasferimento di un ramo dell'azienda, a Telecom Italia Information Technology Srl (TIIT) a tale ultima società.

Nel 2010, a seguito di una riorganizzazione interna, Telecom Italia ha suddiviso la struttura Information Technology in una serie di sottostrutture, tre delle quali sono state inglobate nel ramo IT Operations, trasferito nel medesimo anno alla propria controllata TIIT. I ricorrenti, impiegati nel ramo trasferito, hanno proseguito il loro rapporto di lavoro con il cessionario.

Ad avviso dei ricorrenti, il trasferimento non può essere qualificato come "trasferimento di parte di azienda" ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile e, pertanto, sarebbe inefficace nei loro confronti. Di conseguenza, il loro rapporto di lavoro continuerebbe a sussistere con Telecom Italia.

Per i ricorrenti, infatti, il ramo IT Operations, prima del conferimento nel capitale di TIIT, non costituiva una suddivisione funzionalmente autonoma nella struttura di Telecom Italia, anzi non sarebbe stato nemmeno preesistente al trasferimento. Inoltre, in seguito al conferimento del ramo IT Operations, TIIT ha continuato a realizzare una parte preponderante della propria attività a favore di Telecom Italia, la quale esercita nei suoi confronti un potere di supremazia.

La Corte di giustizia, osservando che la direttiva 2001/23 è applicabile a tutti i casi di cambiamento della persona fisica o giuridica responsabile della gestione dell'impresa, ha richiamato consolidata giurisprudenza secondo la quale il criterio per stabilire se sussista un trasferimento è quello di accertare se l'entità trasferita conservi la propria identità dopo essere stata rilevata dal cessionario.

La Corte ha chiarito che la mancanza di autonomia funzionale impedisce al trasferimento di ricadere nella disciplina della direttiva ma, anche sulla base della facoltà riconosciuta dall'articolo 8 della direttiva, non osta a che uno Stato membro garantisca nel proprio ordinamento il mantenimento dei diritti dei lavoratori dopo il cambiamento di datore di lavoro, introducendo disposizioni più favorevoli ai lavoratori. Inoltre, non risulta da alcuna disposizione della direttiva che il legislatore europeo abbia voluto che l'indipendenza del cessionario nei confronti del cedente fosse un presupposto per l'applicazione della direttiva stessa. Da ciò deriva che un intenso potere di supremazia del cedente non può costituire, di per sé, un ostacolo all'applicazione della direttiva 2001/23.

Sulla base di tali argomentazioni, la Corte ha dichiarato che l'articolo 1, paragrafo 1, lettere a) e b), della direttiva 2001/23/CE deve essere interpretato nel senso che non osta ad una normativa nazionale la quale, in presenza di un trasferimento di impresa, consenta la successione del cessionario al cedente nei rapporti di lavoro nell'ipotesi in cui la parte di impresa ceduta non costituisca un'entità economica funzionalmente preesistente e il cedente eserciti un intenso potere di supremazia nei confronti del cessionario.

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