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Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 21 dicembre 2011.
Procedimento penale a carico di X.
Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunale di Firenze - Italia.
Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale - Decisione quadro 2001/220/GAI

- Posizione della vittima nel procedimento penale - Tutela delle persone vulnerabili - Audizione di minori in qualità di testimoni - Incidente probatorio diretto all'assunzione anticipata della prova - Rifiuto del pubblico ministero di chiedere al Giudice per le indagini preliminari di procedere a un'audizione.

Causa C-507/10
Assegnata in data: 11 Gennaio 2012
Commissione: II COMMISSIONE (GIUSTIZIA)
NOTA DI SINTESI:

Con la sentenza in oggetto, la Corte ha stabilito che gli artt. 2, 3 e 8 n. 4 della decisione quadro 2001/220/GAI devono essere interpretati nel senso che non ostano a disposizioni nazionali come quelle di cui agli artt. 392, comma 1 bis, 398, comma 5 bis, e 394 del Codice di procedura penale, che, da un lato, non prevedono l'obbligo per il pubblico ministero di rivolgersi al giudice affinché quest'ultimo consenta ad una vittima particolarmente vulnerabile di essere sentita e di deporre secondo le modalità dell'incidente probatorio nell'ambito della fase istruttoria del procedimento penale e, dall'altro, non autorizzano detta vittima a proporre ricorso dinanzi ad un giudice avverso la decisione del pubblico ministero recante rigetto della sua domanda di essere sentita e di deporre secondo tali modalità.

In base alle disposizioni della decisione quadro in questione ciascuno Stato membro è tenuto a: garantire la possibilità per tutte le vittime di essere sentite durante il procedimento e di fornire elementi di prova e adottare le misure necessarie affinché le autorità competenti interroghino le vittime soltanto per quanto è necessario al procedimento penale; assicurare che le vittime particolarmente vulnerabili beneficino di un trattamento specifico che risponda in modo ottimale alla loro situazione; garantire alle vittime, ove sia necessario proteggerle, in particolare le più vulnerabili, dalle conseguenze della loro deposizione in udienza pubblica, la facoltà, in base a una decisione del giudice, di rendere testimonianza in condizioni che consentano di conseguire tale obiettivo con mezzi adeguati e che siano compatibili con i principi fondamentali del proprio ordinamento.

La Corte ha osservato che nessuna delle tre disposizioni della decisione quadro prevede modalità concrete di attuazione degli obiettivi da esse enunciati e che pertanto, alla luce del dettato di tali disposizioni e tenuto conto dell'art. 34 UE, va riconosciuto agli organi nazionali un ampio potere discrezionale relativamente a tali modalità. In tale quadro la Corte ha ritenuto che: benché gli Stati membri siano tenuti ad adottare provvedimenti specifici a favore delle vittime particolarmente vulnerabili, da ciò non deriva necessariamente un diritto per tali vittime di beneficiare in qualunque ipotesi di un regime come quello dell'incidente probatorio nel corso della fase istruttoria al fine di conseguire gli obiettivi della decisione quadro; una legislazione nazionale che, in un sistema giuridico come quello italiano, prevede un regime processuale in forza del quale il pubblico ministero decide in merito all'accoglimento della domanda della vittima di ricorrere a una procedura come quella dell'incidente probatorio, non eccede il margine di discrezionalità di cui dispongono gli Stati membri nell'attuazione di tale obiettivo; la circostanza che nel sistema giuridico penale italiano spetti al pubblico ministero decidere di sottoporre al giudice investito della causa la domanda della vittima di ricorrere, nel corso della fase istruttoria, al procedimento dell'incidente probatorio, che deroga al principio secondo il quale le prove sono raccolte nell'ambito del dibattimento, può essere considerata come rientrante nella logica di un sistema in cui il pubblico ministero costituisce un organo giudiziario incaricato dell'esercizio dell'azione penale.

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