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Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 30 maggio 2013

Commissione europea contro Repubblica di Polonia

Inadempimento di uno Stato - Trasporto - Direttiva 91/440/CEE - Sviluppo delle ferrovie comunitarie - Direttiva 2001/14/CE - Ripartizione delle capacità d'infrastruttura ferroviaria - Articolo 6, paragrafi 2 e 3, della direttiva 2001/14 - Assenza persistente di equilibrio finanziario - Articoli 6, paragrafo 1, e 7, paragrafi 3 e 4, della direttiva 91/440 - Assenza di incentivi al gestore dell'infrastruttura - Articoli 7, paragrafo 3, e 8, paragrafo 1, della direttiva 2001/14 - Calcolo del diritto per l'accesso minimo.

Causa C-512/10
Assegnata in data: 16 Luglio 2013
Commissione: IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

Con il ricorso per inadempimento, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), la Commissione europea chiede alla Corte di giustizia di constatare la violazione da parte della Repubblica di Polonia della normativa UE in materia ferroviaria (direttive 91/440/CEE e 2001/14/CE).

1) Il primo rilievo mosso dalla Commissione riguarda la mancata adozione di meccanismi efficaci al fine di garantire l'indipendenza organizzativa e gestionale del gestore dell'infrastruttura PLK SA (Polskie Linie Kolejowe Spółka Akcyjna), che esercita le funzioni considerate essenziali (il rilascio alle imprese ferroviarie di licenze che conferiscano loro l'accesso alla rete ferroviaria, l'assegnazione delle linee ferroviarie e la determinazione dei diritti che devono essere versati dalle imprese di trasporto per l'utilizzo della rete), dall'impresa che presta i servizi di trasporto ferroviario. Rispetto a tale censura la Repubblica italiana si è costituita in giudizio a sostegno della Polonia.

Secondo la Commissione, per garantire un accesso equo e non discriminatorio all'infrastruttura ferroviaria, le funzioni essenziali devono essere assicurate da un soggetto indipendente dalle imprese ferroviarie non soltanto sul piano giuridico, ma anche sul piano economico. Quando le funzioni essenziali sono esercitate da una società dipendente da una holding alla quale appartengono fornitori di servizi di trasporto ferroviario, la suddetta società farebbe parte della medesima «impresa» dei fornitori in questione, a meno che non si dimostri che essa è libera di agire indipendentemente da questi ultimi. Come riferisce l'avvocato generale nelle sue conclusioni, la Repubblica italiana, nella sua memoria d'intervento, sostiene che l'obiettivo della direttiva 91/440 è manifestamente realizzato attraverso il modello organizzativo a holding, poiché le funzioni in questione sono attribuite ad una società che esercita unicamente un'attività di gestione di infrastruttura e non fornisce essa stessa servizi di trasporto ferroviario. Gli Stati membri conserverebbero la facoltà - nell'ambito del potere discrezionale ad essi riconosciuto dalla direttiva e conformemente al principio di sussidiarietà - di autorizzare i gruppi ferroviari nazionali e strutturarsi secondo le modalità che considerano le più adeguate e quindi anche adottando strutture di gruppo controllate da una holding comune. La Commissione ha rinunciato a tale censura.

2) In secondo luogo, la Commissione addebita alla Repubblica di Polonia di non aver preso le misure atte a garantire in tempo utile l'equilibrio finanziario del gestore dell'infrastruttura (PLK SA), in violazione degli obblighi che incombono agli Stati membri a norma dell'articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2001/14, in combinato disposto con l'articolo 7, paragrafi 3 e 4, della direttiva 91/440. Detti articoli impongono infatti che gli Stati membri stabiliscano le modalità necessarie affinché la contabilità del gestore dell'infrastruttura presenti almeno un equilibrio tra il gettito dei diritti per l'utilizzo dell'infrastruttura, le eccedenze provenienti da altre attività commerciali e i contributi statali, da un lato, e, dall'altro, i costi di infrastruttura. La Corte ha invece stabilito che uno squilibrio del conto profitti e perdite della società PLK non è sufficiente di per sé a concludere che la Polonia non abbia adempiuto gli obblighi ad essa incombenti. Per giungere a una tale conclusione, occorre infatti dimostrare che lo squilibrio contabile sia intervenuto «in condizioni normali di attività e nell'arco di un periodo ragionevole», mentre la gestione indipendente dell'infrastruttura ferroviaria in Polonia è iniziata solo recentemente. La Corte ha disposto pertanto che, per questa parte, il ricorso venga respinto.

3) In terzo luogo, la Commissione rileva l'assenza di misure che incentivino il gestore dell'infrastruttura a ridurre i costi di fornitura dell'infrastruttura e a limitare i costi connessi al servizio di infrastruttura o al livello dei diritti di accesso. La Corte ha sostenuto che la legge sul trasporto ferroviario polacca, sebbene preveda come obiettivo la riduzione delle spese e dell'importo dei diritti di utilizzo, ometta di definire come tale obiettivo dovrebbe essere raggiunto e non istituisce neanche un sistema di regolamentazione con adeguati poteri affinché il gestore dell'infrastruttura renda conto della sua gestione ad un'autorità. La Corte ha concluso che la terza censura invocata dalla Commissione a sostegno del proprio ricorso è fondata.

4) Infine, la Commissione contesta la procedura per il calcolo dei diritti riscossi per l'accesso minimo alle infrastrutture ferroviarie. Secondo la Commissione, tali diritti corrisponderebbero unicamente ai costi generati dai movimenti effettivi di treni e non ai costi fissi che coprono le spese generali del funzionamento dell'infrastruttura che devono sostenersi anche in assenza di movimenti di treni. La Corte ha dichiarato che i costi di manutenzione o di gestione del traffico, nonché gli ammortamenti, non possono essere considerati direttamente imputabili alla prestazione del servizio ferroviario; pertanto, ha concluso che la quarta censura invocata dalla Commissione a sostegno del proprio ricorso è fondata.

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