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Sentenza della Corte (grande sezione) del 24 aprile 2012.
Servet Kamberaj contro Istituto per l'Edilizia sociale della Provincia autonoma di Bolzano (IPES) e altri.
Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunale di Bolzano - Italia.
Spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia

- Articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea - Direttiva 2003/109/CE - Status dei cittadini di paesi terzi soggiornanti di lungo periodo - Diritto alla parità di trattamento per quanto riguarda la previdenza sociale, l'assistenza sociale e la protezione sociale - Deroga al principio della parità di trattamento per le misure rientranti nell'assistenza sociale e nella protezione sociale - Esclusione delle "prestazioni essenziali" dall'ambito di applicazione di tale deroga - Normativa nazionale che prevede un sussidio per l'alloggio a favore dei conduttori meno abbienti - Ammontare dei fondi destinati ai cittadini di paesi terzi determinato in proporzione ad una media ponderata diversa - Rigetto di una domanda di sussidio per l'alloggio a motivo dell'esaurimento dello stanziamento destinato ai cittadini di paesi terzi.

Causa C-571/10
Assegnata in data: 21 Maggio 2012
Commissione: VIII COMMISSIONE (AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI)
NOTA DI SINTESI:

La Corte di giustizia si pronuncia in via pregiudiziale sulla compatibilità con il diritto dell'Unione della normativa della Provincia autonoma di Bolzano in materia di concessione e ripartizione tra cittadini UE e cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo dei sussidi per l'alloggio.

La domanda in via pregiudiziale è stata sollevata dal Tribunale di Bolzano nell'ambito di una controversia insorta a seguito del rigetto opposto dall'IPES (Istituto per l'edilizia sociale della Provincia autonoma di Bolzano) alla richiesta del ricorrente diretta ad ottenere un sussidio per l'alloggio, rifiuto motivato dal fatto che lo stanziamento della Provincia autonoma di Bolzano previsto per la concessione di tale sussidio ai cittadini di Paesi terzi era esaurito, in base ad una normativa che consente di stabilire plafond complessivi di diversa entità per i sussidi casa da assegnare rispettivamente a cittadini UE e ai cittadini di Paesi terzi lungo soggiornanti.

L'articolo 11, paragrafo 1, lettera d), della direttiva 2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003 (relativa allo status dei cittadini di Paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo) prevede per i soggiornanti di lunga durata il beneficio della parità di trattamento per quanto riguarda la previdenza sociale, l'assistenza sociale e la protezione sociale, così come tali nozioni sono definite dalla legislazione nazionale. La Corte ritiene che tale disposizione osti ad una normativa nazionale o regionale (come quella oggetto del procedimento a quo emanata dalla Provincia autonoma di Bolzano) che, per quanto riguarda la concessione di un sussidio per l'alloggio, riservi ad un cittadino di un Paese terzo, beneficiario dello status di soggiornante di lungo periodo conferito conformemente alle disposizioni di detta direttiva, un trattamento diverso da quello riservato ai cittadini nazionali residenti nella medesima provincia o regione nell'ambito della distribuzione dei fondi destinati al detto sussidio, a condizione che tale sostegno economico rientri - in base alla scelte operate dagli ordinamenti nazionali - in una delle seguenti tre categorie: assistenza sociale, protezione sociale, previdenza sociale. Inoltre, tale disparità di trattamento è considerata incompatibile con il diritto dell'Unione a condizione che non trovi applicazione il paragrafo 4 del medesimo articolo 11, recante la possibilità per gli Stati membri di limitare l'applicazione del principio della parità di trattamento sancito dal paragrafo 1 alle prestazioni essenziali in materia di assistenza sociale e di protezione sociale (tale deroga non è però ammessa per le prestazioni in materia di previdenza sociale).

La Corte - pronunciandosi inoltre sull'ulteriore questione sollevata dal giudice del rinvio se in caso di conflitto fra norma interna e Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) il richiamo operato dall'articolo 6 TUE alla CEDU imponga al Giudice nazionale di dare diretta applicazione all'articolo 14 CEDU (Divieto di discriminazione) ed all'articolo 1 del Protocollo n. 12 (Divieto generale di discriminazione), disapplicando la fonte interna incompatibile, senza dovere previamente sollevare questione di costituzionalità innanzi alla Corte Costituzionale nazionale - esclude in via generale la sussistenza di un obbligo per il giudice nazionale di applicare direttamente le disposizioni CEDU, disapplicando la norma di diritto nazionale con essa contrastante.

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