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Sentenza della Corte (Nona Sezione) del 21 marzo 2013.

Commissione europea contro Repubblica italiana.

Inadempimento di uno Stato -Aiuti di Stato - Aiuto concesso dalla Repubblica italiana a favore del settore della navigazione in Sardegna - Decisione 2008/92/CE della Commissione che constata l'incompatibilità di detto aiuto con il mercato comune e che ne ordina il recupero presso i beneficiari - Omessa esecuzione entro il termine impartito.

Causa C-613/11
Assegnata in data: 8 Maggio 2013
Commissione: IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

Con il ricorso per inadempimento ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'UE (TFUE) in oggetto, la Commissione chiede alla Corte di giustizia di constatare la violazione da parte della Repubblica italiana della normativa UE in materia di aiuti di Stato per non aver adottato, entro i termini stabiliti, i provvedimenti intesi a recuperare l'aiuto a favore del settore della navigazione in Sardegna, dichiarato illegittimo ed incompatibile con il mercato comune dalla decisione 2008/92/CE del 10 luglio 2007.

La decisione n. 2008/92/CE stabilisce all'articolo 1 l'incompatibilità con il mercato comune dell'aiuto di Stato sotto forma di prestiti e locazioni finanziarie, concesso alle imprese di navigazione in virtù della legge 15 maggio 1951, n. 20 della regione Sardegna, come modificata dalla legge 4 giugno 1988, n.11. L'articolo 2 della medesima decisione obbliga l'Italia ad adottare le misure necessarie per recuperare dai beneficiari l'aiuto concesso illegalmente, compresi gli interessi; il recupero dovrà essere eseguito senza indugio conformemente alle norme italiane, a condizione che queste consentano l'esecuzione immediata ed effettiva della decisione della Commissione. Infine, l'articolo 5 stabilisce l'obbligo per le autorità italiane di informare la Commissione, entro due mesi dalla notifica della decisione stessa, in merito alle misure adottate per conformarvisi.

Non avendo ricevuto alla scadenza del suddetto termine le informazioni richieste, la Commissione europea ha avviato il 7 novembre 2007 uno scambio di corrispondenza con le autorità italiane, nell'ambito del quale queste ultime, con lettera del 30 maggio 2011, comunicavano che la Banca di Credito Sardo - nella sua veste di soggetto gestore del fondo istituito dal regime di aiuti in questione - aveva intimato, nel luglio 2009, la restituzione degli aiuti concessi alle sette imprese beneficiarie (l'Ancora di Venere, la Maris - Mari di Sardegna Srl di navigazione, la Navisarda, l'Impresa individuale Romani Augusta, la Sardegna Flotta Sarda, la Moby SpA e la Vincenzo Onorato). Poiché nessuna di tali imprese aveva restituito le somme, le autorità italiane avevano avviato nel novembre 2010 le procedure per la loro restituzione; tuttavia, gli ordini di recupero riguardanti l'Ancora di Venere, la Navisarda e la Moby SpA erano stati sospesi in seguito alla loro impugnazione dinanzi al giudice nazionale.

Ritenendo che la Repubblica italiana non avesse fornito gli elementi di prova idonei a dimostrare di aver effettivamente eseguito la decisione di recupero degli aiuti, la Commissione ha adito la Corte di Giustizia (ai sensi dell'articolo 108, par. 2, TFUE), sostenendo che:

  • secondo una costante giurisprudenza, il solo mezzo di difesa che uno Stato membro può opporre al ricorso per inadempimento è quello dell'impossibilità assoluta di dare correttamente esecuzione alla decisione in questione. La Commissione ricorda che, nel caso in esame, la Repubblica italiana non avrebbe mai invocato tale impossibilità, limitandosi ad addurre difficoltà di ordine pratico per il recupero degli aiuti in questione, quali il cambiamento dell'ente amministrativo preposto al recupero o le procedure di contenzioso promosse da alcune imprese beneficiarie dell'aiuto. L'Italia, inoltre, non avrebbe nemmeno chiesto alla Commissione di modificare la decisione per consentirle di superare le difficoltà connesse ad una attuazione effettiva ed immediata della stessa;
  • le procedure nazionali adottate non hanno permesso un recupero immediato ed effettivo degli aiuti illegittimi erogati, considerato che la decisione di recupero risale al luglio 2007;
  • nessuna delle informazioni richieste è stata trasmessa entro il termine di due mesi previsto dalla decisione 2008/92/CE; le autorità italiane avrebbero infatti informato per la prima volta la Commissione del fatto che le procedure di recupero erano state avviate solo con lettera del 30 maggio 2011.

Nel controricorso, la Repubblica italiana riconosce di non essere in grado di contestare il fondamento del ricorso; chiede tuttavia alla Corte di circoscrivere il contenuto del suo obbligo dichiarando non dovuto il recupero quanto meno in relazione alle somme percepite da Navisarda, dall'Ancora di Venere e dalla Sardegna Flotta Sarda, tenuto conto della situazione specifica di tali imprese. Su tale profilo, la Commissione, nella sua replica, sostiene che la decisione 2008/92/CE riguarda il regime di aiuti nel suo complesso per cui spetta allo Stato membro valutare le situazioni specifiche.

La Corte di giustizia, riprendendo le argomentazioni contenute nel ricorso della Commissione, rileva, da un lato, che la Repubblica italiana non ha fatto valere alcuna impossibilità assoluta di esecuzione della decisione 2008/92/CE, che le informazioni sono state comunicate in ritardo e che spetta allo Stato membro verificare la situazione individuale di ciascuna impresa interessata da un'operazione di recupero, precisando, in relazione all'argomento della Repubblica italiana in merito all'impossibilità di recuperare gli aiuti erogati alla Sardegna Flotta Sarda a causa dello stato di cessazione dell'attività di quest'ultima, che secondo una giurisprudenza costante il fatto che le imprese beneficiarie siano in difficoltà o fallite non incide sull'obbligo di recupero dell'aiuto in quanto lo Stato membro è tenuto, eventualmente, a provocare la liquidazione della società.

Da ultimo la Corte riconosce che il ricorso della Commissione è fondato nella parte in cui addebita alla Repubblica italiana di non aver adottato, entro i termini stabiliti, tutti i provvedimenti necessari a recuperare integralmente presso i beneficiari gli aiuti concessi in base al regime di aiuti dichiarato illegittimo ed incompatibile con il mercato comune dalla decisione 2008/92/CE, in palese violazione dell'obbligo di pervenire ad un recupero effettivo delle somme illegittimamente percepite, e condanna la Repubblica italiana alle spese.

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