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Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 13 giugno 2013.
HGA Srl e altri (C-630/11 P), Regione autonoma della Sardegna (C-631/11 P), Timsas srl (C-632/11 P) e Grand Hotel Abi d'Oru SpA (C-633/11 P) contro Commissione europea.
Impugnazione - Aiuti di Stato a finalità regionale - Aiuti a favore dell'industria alberghiera in Sardegna - Aiuti nuovi - Modifica di un regime di aiuti esistente - Decisione di rettifica - Possibilità di adottare una siffatta decisione - Regolamento (CE) n. 659/1999 - Articoli 4, paragrafo 5, 7, paragrafo 6, 10, paragrafo 1, 13, paragrafo 2, 16 e 20, paragrafo 1 - Effetto incentivante dell'aiuto - Tutela del legittimo affidamento.
Cause riunite C-630/11 P a C-633/11 P

Assegnata in data: 16 Luglio 2013
Commissione: X Commissione (Attività produttive, commercio e turismo) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

Con la decisione 2008/854/CE del 2 luglio 2008 la Commissione ha dichiarato incompatibili con il mercato comune gli aiuti illegittimamente concessi dalla Regione Sardegna a titolo della legge regionale 11 marzo 1998 - come interpretata dalla deliberazione regionale n. 33/6 - a favore di investimenti iniziali nell'industria alberghiera dell'isola e ha ordinato il recupero di tali aiuti presso i beneficiari. Secondo la Commissione gli aiuti erano da ritenersi incompatibili in quanto concessi a progetti avviati prima della presentazione della domanda d'aiuto, con ciò venendo meno all'obbligo previsto nella decisione di approvazione degli aiuti da parte della Commissione nonchè ai requisiti fissati dagli orientamenti del 1998. I soggetti interessati hanno presentato ricorso al Tribunale dell'Unione europea chedendo l'annullamento di tale decisione sulla base di tredici motivi, tre dei quali relativi a vizi di procedura e dieci relativi a vizi di merito. Con la decisione del 20 settembre 2011 il Tribunale ha respinto la richiesta; contro tale decisione è stata presentata richiesta di annullamento presso la Corte di giustizia. A sostegno delle loro impugnazioni i soggetti ricorrenti hanno fatto valere sette motivi tutti respinti dalla Corte:

illegittimità della decisione di rettifica, con la quale la Commissione ha esteso e rettificato la precedente decisione di avvio del procedimento, in quanto fondata su circostanze incomplete. Al momento della decisione di avvio infatti la Commissione non era al corrente dell'esistenza della deliberazione regionale n. 33/6, nonostante che in 28 casi gli aiuti fossero stati concessi sulla base di tale strumento. Secondo i ricorrenti il Tribunale avrebbe ritenuto legittima la decisione di rettifica della Commissione, nonostante che i testi normativi che regolano i procedimenti in materia di aiuti di Stato non prevedano espressamente una decisione di rettifica di un procedimento pendente. Secondo la Corte tale constazione non può condurre alla conseguenza di vietare alla Commissione di procedere alla rettifica o al'estensione del procedimento qualora si dovesse rendere conto che l'avvio era fondato su circostanze incomplete;

violazione dellarticolo 297 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) ("Le altre direttive e le decisioni che designano i destinatari sono notificate ai destinatari e hanno efficacia in virtù di tale notificazione") e dell'articolo 20 del regolamento n. 659/1999 ("A ogni parte interessata che abbia presentato osservazioni e a ogni beneficiario di aiuti individuali viene trasmessa copia della decisione adottata dalla Commissione a norma dell'articolo 7" ) per non aver notificato la decisione di rettifica ai soggetti beneficiari del regime controverso. Su questo punto la Corte concorda con il Tribunale che le decisioni della Commissione in materia di aiuti di Stato hanno sempre come destinatari gli Stati membri interessati e che l'articolo 20 del regolamento si applica alle decisioni della Commissione che concludono il procedimento di indagine formale;

inosservanza dei termini previsti dal regolamento n. 659/1999. Secondo i ricorrenti il Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto che la Commissione non fosse tenuta a rispettare i termini previsti dal citato regolamento per quanto riguarda l'avvio del procedimento di indagine formale e la sua conclusione. La Corte concorda con il Tribunale secondo cui i termini di due mesi indicati dal regolamento per l'avvio del procedimento si applicano agli aiuti notificati (e non ai casi in cui il procedimento sia stato avviato a seguito di denuncia, come in questo caso) e che in caso di aiuti illegali la Commissione non sia vincolata ai termini stabiliti;

erronea qualificazione dell'aiuto come aiuto nuovo e pertanto illegale. Sono in questione gli aiuti concessi ai sensi della legge regionale n. 9/1998, come interpretata dalla deliberazione regionale n. 33/6 che considera ammissibili al regime degli aiuti i lavori avviati prima dell'approvazione del regime da parte della Commisisone e della presentazione della domanda, purché dopo la data di entrata in vigore della legge. Secondo i ricorrenti la deliberazione non avrebbe modificato l'aiuto in maniera sostanziale; si tratterebbe dunque di un aiuto esistente. La Corte concorda con ilTribunale, secondo cui invece la modifica introdotta dalla deliberazione non è puramente formale o amministrativa, perchè proprio dalla deliberazione discende l'incompatibilità del regime di aiuti con il mercato comune;

errore manifesto di valutazione quanto all'esistenza di un effetto incentivante. Secondo i ricorrenti non si può concludere che l'aiuto sia incentivante per l'economia per il solo fatto che la domanda sia stata effettuata prima dell'inizio dei lavori. Come stabilito dall'articolo 107 del TFUE, possono essere considerati compatibili con il mercato interno gli aiuti destinati a faovire lo sviluppo del tenore di vita delle regioni in cui esso sia anormalmente basso oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione, come è il caso della regione Sardegna. Su tali basi la Commissione è autorizzata a rifiutare la concessione di un aiuto se esso non incentiva le imprese beneficiare a favorire lo sviluppo economico. Deve dunque essere dimostrato che l'aiuto è necessario per le regioni svantaggiate e che senza l'aiuto il progetto non sarebbe stato realizzato. La Corte concorda con il tribunale che ha concluso che l'anteriorità della domanda rispetto all'inizio dei lavori costituisce un criterio semplice, pertinente ed adeguato che consente alla Commissione di presumere il carattere necessario dell'aiuto progettato. Nella stessa occasione il Tribunale ha tuttavia ammesso che tale necessità potesse essere dimostrata anche sulla base di criteri diversi, ma non ha considerato tali i motivi addotti dai ricorrenti, vale a dire la certezza di ottenere l'aiuto in quanto corrispondente alle condizioni previste dalla legge regionale; il fatto che la regione Sardegna rientri tra quelle menzionate dall'articolo 107 del TFUE; il fatto di aver benefiziato di un precedente regime di aiuti analogo al regime controverso; il fatto di aver rinunciato a altri aiuti al dine di poter beneficiare dell'aiuto in questione;

violazione dei principi di imparzialità e di tutela della concorrenza. Secondo i ricorrenti il Tribunale avrebbe violato tali principi, non dichiarando che i soggetti interessati avrebbero dovuto beneficiare dello stesso trattamento di altre dieci imprese che avevano presentato le loro domande prima dell'inizio dei lavori, ma anche prima delle deliberazioni regionali. La Corte ha ritenuto iricevibile tale motivo, in quanto l'impugnazione non ha indicato in modo preciso, come richiesto dall'articolo 256 del TFUE, gli elementi censurati della sentenza di cui si chiede l'annullamento;

violazione del principio di tutela del legittimo affidamento. Secondo i ricorrenti, il Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto che il legittimo impedimento fosse escluso in quanto la decisione di approvazione esigeva espressamente che la domanda di aiuto fosse presentata prima dell'inizio dei lavori. A tale proposito i ricorrenti sostengono di non essere stati informati dalla regione Sardegna della condizione relativa alla previa presentazione della domanda di aiuto; per di più la regione avrebbe loro consegnato una copia della decisione di approvazione della Commissione in cui tale condizione non era menzionata. La Corte concorda con il Tribunale, secondo cui il diritto di avvalersi della tutela del legittimo impedimento presuppone che rassicurazioni precise, incondizionate e concordanti siano venute da organi o istituzioni dell'Unione europea circa la compatibilità e la regolarità dell'aiuto, cosa che non si è verificata in questo caso.

Per questi motivi la Corte respinge le impugnazioni e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese.

Vedi anche