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Sentenza del Tribunale (Prima Sezione) del 19 aprile 2013.

Repubblica italiana contro Commissione europea.

FESR - Programma operativo regionale (POR) 2000-2006 per la regione Campania - Regolamento (CE) n. 1260/1999 - Articolo 32, paragrafo 3, lettera f) - Decisione di non procedere ai pagamenti intermedi attinenti alla misura del POR relativa alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti - Procedura d'infrazione contro l'Italia.

Cause riunite T-99/09 e T-308/09.

Assegnata in data: 23 Maggio 2013
Commissione: VIII Commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

Il Tribunale si pronuncia sul ricorso proposto dalla Repubblica italiana per l'annullamento di alcune decisioni della Commissione europea che dichiaravano inammissibili le domande di pagamenti intermedi delle autorità italiane per ottenere il rimborso delle spese effettuate in relazione alla misura 1.7 del programma operativo (POR) "Campania".

Nel quadro del sostegno per gli interventi strutturali dell'Unione nelle regioni interessate dall'obiettivo 1 in Italia, la Commissione, nel 2000, ha approvato il programma operativo Campania («PO Campania»), per spese effettuate fra il 5 ottobre 1999 e il 31 dicembre 2008, termine successivamente prorogato al 30 giugno 2009. La misura 1.7 contenuta nel programma concerneva svariate operazioni relative al sistema regionale di gestione e di smaltimento dei rifiuti (realizzazione di impianti di compostaggio, di discariche per lo smaltimento del rifiuto residuale rispetto alla raccolta differenziata, attivazione di Ambiti Territoriali Ottimali e dei relativi piani di gestione e di trattamento dei rifiuti, sostegno ai Comuni associati per la gestione del sistema di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, aiuto alle imprese per l'adeguamento degli impianti destinati al recupero di materia derivata dai rifiuti, attività di coordinamento, logistica e supporto alle imprese di raccolta e recupero di rifiuti provenienti da particolari categorie produttive, costituzione di un catasto-osservatorio con funzione di sistema di monitoraggio quali-quantitativo dei rifiuti). Le azioni effettuate in attuazione alla misura 1.7, destinate al miglioramento del sistema di raccolta e di smaltimento dei rifiuti, sono state pari a EUR 93.268.731,59, di cui 50% -EUR 46.634.365,80 - a carico dei Fondi strutturali (FESR).

In materia di gestione e smaltimento dei rifiuti in Campania, la Commissione aveva avviato nel 2007 una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia (n.2007/2195), addebitandole di non aver garantito che i rifiuti fossero smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza recare pregiudizio all'ambiente e quindi di non aver creato una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento, in violazione della direttiva sui rifiuti (2006/12/CE). Nel 2010, la Corte di giustizia aveva accolto il ricorso presentato dalla Commissione ex articolo 226 CE, constatando l'inadempimento dell'Italia (C-297/08).

Con lettera del 31 marzo 2008, la Commissione ha informato le autorità italiane che, essendo in corso una specifica procedura di infrazione in materia, non avrebbe provvisoriamente dato luogo ai pagamenti intermedi relativi ai rimborsi delle spese relative alla misura 1.7 del POR Campania sulla base dell'articolo 32, paragrafo 3, primo comma, lettera f), del regolamento n. 1260/99. Tale ultima disposizione stabilisce che i pagamenti del FESR sono subordinati, tra l'altro, all'assenza di procedure di infrazione in corso. Nella successiva corrispondenza, la Commissione ha chiarito che la data dalla quale avrebbe considerato inammissibili le spese relative alla misura 1.7 sarebbe stata il 29 giugno 2007, data di notifica all'Italia della decisione di avviare la procedura d'infrazione. La Commissione, con successive lettere del 2 e del 6 febbraio e del 20 maggio 2009, ha quindi dichiarato l'inammissibilità di alcune domande di pagamento intermedio presentate dalle autorità italiane.

Con due successivi ricorsi, l'Italia ha chiesto al tribunale di annullare le suddette decisioni della Commissione, contestando in particolare la presunta violazione del sopra richiamato articolo 32, par. 3, primo comma, lett. f), del regolamento 1260/1999.

Con il primo motivo l'Italia lamenta la mancata coincidenza tra il contenuto della misura 1.7 e l'oggetto specifico della procedura di infrazione. Occorrerebbe, infatti, distinguere tra la nozione di misura, strumento di portata generale e che può essere oggetto di una procedura di infrazione, e la nozione di operazione che consiste invece nelle specifiche azioni di attuazione della misura cui si riferisce e che, nella fattispecie, è oggetto dei pagamenti intermedi sospesi dalla Commissione. L'Italia sostiene inoltre che, mentre la procedura di infrazione si riferiva alla situazione dello smaltimento finale dei rifiuti in Campania, che non potevano essere correttamente smaltiti o riciclati per la mancanza di strutture adeguate, altre fasi della filiera e altre modalità di gestione dei rifiuti (come la fase del recupero e della raccolta differenziata, oggetto della misura 1.7) sarebbero state estranee all'oggetto della procedura e, in sede di replica, precisa che la presunta coincidenza tra l'oggetto della procedura d'infrazione e quello delle domande di pagamento riguarderebbe, a tutto concedere, il recupero, ma non la raccolta differenziata, dei rifiuti che è l'oggetto principale della misura 1.7, sicché gli atti impugnati sarebbero quantomeno «eccessivi», poiché hanno dichiarato integralmente inammissibili le domande di pagamento fondate su detta misura.

Il Tribunale ritiene infondati i motivi relativi ad una pretesa violazione dell'articolo 32, par. 3, primo comma, lett. f), del regolamento 1260/1999.

Secondo il Tribunale, al contenuto della "misura" 1.7 va attribuita una portata generale e più ampia rispetto alla nozione di "operazione", poiché si riferisce a diversi interventi e operazioni diretti a raggiungere taluni obiettivi o sotto-obiettivi nell'ambito della realizzazione di un sistema di gestione dei rifiuti in Campania. Sulla base dell'interpretazione letterale, del contesto regolamentare, dell'obiettivo e della genesi dell'articolo 32, par. 3, primo comma, lett. f), del regolamento 1260/1999 e delle altre disposizioni rilevanti, il Tribunale chiarisce che, per giustificare la dichiarazione di inammissibilità di pagamenti intermedi riguardo a una procedura d'infrazione in corso, la Commissione deve dimostrarei che l'oggetto di tale procedura presenta un collegamento sufficientemente diretto con la «misura» cui si riferiscono le «operazioni» di cui alle domande di pagamento in questione. Nel caso di specie, il Tribunale ritiene sussistente tale collegamento, posto che: da un lato, risulta chiaramente che la procedura di infrazione riguardava l'intero sistema di gestione e smaltimento dei rifiuti nella regione Campania, inclusi quindi il recupero o raccolta e l'inefficacia della raccolta differenziata; dall'altro, gli interventi facenti parte della misura 1.7 si riferivano anche alla creazione di un sistema di raccolta differenziata dei rifiuti urbani e alla realizzazione di discariche per lo smaltimento dei rifiuti, come fase finale della raccolta differenziata medesima.

Il Tribunale, ritenendo infondati anche gli ulteriori motivi del ricorso (relativi al difetto di motivazione e ad ulteriori vizi delle decisioni della Commissione) respinge i ricorsi dell'Italia e condanna quest'ultima al pagamento delle spese.

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