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Sentenza della Corte (Decima Sezione) del 10 aprile 2014

Commissione europea contro Repubblica italiana

Inadempimento di uno Stato - Direttiva 91/271/CEE - Trattamento delle acque reflue urbane - Articoli da 3 a 5 e 10 - Allegato I, sezioni A e B.

Causa C-85/13
Assegnata in data: 4 Settembre 2014
Commissione: VIII Commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

Con il suo ricorso, la Commissione europea chiede alla Corte di giustizia di dichiarare la Repubblica italiana inadempiente per non avere ottemperato agli obblighi ad essa incombenti in base agli articoli 3, 4, 5 e 10 della direttiva 91/271/CEE, come modificata dal regolamento n. 1137/2008, in materia di acque reflue urbane.
L'articolo 3 della direttiva dispone l'obbligo per gli Stati membri di provvedere affinché tutti gli agglomerati urbani siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane. In particolare, per quelli con più di 10.000 abitanti e le cui acque reflue si immettono in acque recipienti considerate, ai sensi del successivo articolo 5, aree sensibili, il termine a provvedere è fissato al 31 dicembre 1998. L'articolo 4 dispone l'obbligo per gli Stati membri di provvedere affinché le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento secondario o ad un trattamento equivalente. L'articolo 5 dispone che gli Stati membri individuano le aree sensibili e provvedano affinché le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico in aree sensibili, ad un trattamento più spinto di quello secondario, entro il 31 dicembre 1998 per tutti gli scarichi provenienti da agglomerati con oltre 10.000 abitanti. L'articolo 10, infine, dispone che gli Stati membri provvedano affinché la progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane garantiscano prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e, nella progettazione, si tenga conto delle variazioni stagionali di carico.
Come disposto dall'articolo 15 della direttiva (obblighi informativi a carico degli Stati membri), la Commissione europea, con lettera del 29 maggio 2007, ha invitato il governo italiano a fornire, entro sei mesi, informazioni dettagliate in merito all'attuazione della direttiva. Le risposte a tale richiesta, ad avviso della Commissione, sono state trasmesse ben oltre il termine, non riguardavano l'intero territorio nazionale e, inoltre, si basavano su dati imprecisi. La Commissione ha in particolare giudicato le informazioni trasmesse insufficienti ai fini della verifica del rispetto della direttiva con riferimento agli agglomerati urbani con più di 10.000 abitanti, che scaricano le loro acque reflue in aree sensibili o nei relativi bacini drenanti. Secondo la Commissione, quindi, l'Italia sarebbe risultata inadempiente agli obblighi previsti dagli articolo 3, 4, 5 e 10 della direttiva, continuando a violare sistematicamente tali disposizioni. Di conseguenza, la Commissione, il 26 giugno 2009, ha inviato al governo italiano una lettera di diffida, invitandolo a presentare le sue osservazioni entro due mesi, e ha trasmesso un elenco di 525 agglomerati con più di 10.000 abitanti, che scaricano le acque reflue in aree sensibili non in conformità con la direttiva.
Dopo che il governo italiano, con lettera del 27 ottobre 2009, ha risposto ammettendo l'incompletezza dei dati presentati e l'esistenza di situazioni di non conformità alla direttiva, la Commissione, con lettera del 20 marzo 2011, ha emesso un parere motivato, ai sensi dell'articolo 258 del TFUE, invitando il governo italiano ad adottare le misure necessarie entro il termine di due mesi con riferimento ad un elenco di 159 agglomerati non ritenuti conformi sulla base dei dati disponibili (procedura di infrazione n. 2009/2034).
Il governo italiano, con lettera del 27 luglio 2009, ha inviato una nuova analisi dettagliata in base alla quale risultavano essere 153 gli agglomerati non conformi alla direttiva e, contestualmente, indicava i progressi ottenuti.
Le informazioni fornite dal governo italiano, tuttavia, non sono state ritenute sufficienti al superamento dei rilievi con riferimento a 50 agglomerati con più di 10.000 abitanti, rispetto ai quali la Commissione disponeva di prove sufficienti di non conformità alla direttiva alla data di scadenza del termine impartito per la risposta. La Commissione ha quindi deciso di proporre ricorso alla Corte di giustizia.
Nel corso del procedimento, la Commissione ha confermato i suoi rilievi per 41 dei 50 agglomerati inizialmente indicati. Il governo italiano ha ammesso l'inadempimento limitatamente a 36 agglomerati e, rispetto ai rimanenti agglomerati, ha fatto riferimento ad analisi di controllo successive alla scadenza del termine previsto dal parere motivato.
La Corte, richiamando consolidata giurisprudenza, ha osservato che l'esistenza di un inadempimento dev'essere valutata in relazione alla situazione dello Stato membro quale si presentava alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato e che i mutamenti avvenuti in seguito non possono essere presi in considerazione. Sulla base di tale argomentazione, la Corte ha ritenuto il ricorso fondato ed ha dichiarato che la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli 3, 4, 5 e 10 della direttiva 91/271/CEE (come modificata dal regolamento n. 1137/2008), condannandola alle spese.

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