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Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 3 aprile 2014

Cascina Tre Pini Ss contro Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e altri.

Domanda di pronuncia pregiudiziale: Consiglio di Stato - Italia.

Rinvio pregiudiziale - Ambiente - Conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche - Direttiva 92/43/CEE - Siti di importanza comunitaria - Revisione dello status di un sito siffatto qualora sopravvengano fenomeni di inquinamento o di degrado ambientale - Normativa nazionale che non prevede la possibilità, per i soggetti interessati, di chiedere tale revisione - Attribuzione alle autorità nazionali competenti di un potere discrezionale di avviare d'ufficio una procedura di revisione di detto status.

Causa C-301/12
Assegnata in data: 4 Settembre 2014
Commissione: VIII Commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

La domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta alla Corte di Giustizia dal Consiglio di Stato, verte sull'interpretazione degli articoli 9 e 11 della direttiva 92/43/CE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. In particolare, tale direttiva, che ha lo scopo di contribuire a salvaguardare la biodiversità mantenendo gli habitat naturali in uno stato di conservazione soddisfacente, stabilisce la creazione della rete Natura 2000, una rete di zone speciali di conservazione (ZSC) e zone di protezione speciale classificate dagli Stati membri. La procedura di individuazione delle ZSC prevede, all'articolo 4, la formazione da parte degli Stati membri di un elenco di siti di importanza comunitaria (SIC), trasmesso alla Commissione e da questa fissato. Una volta inserito il sito nell'elenco comunitario dei SIC, lo Stato membro designa tale sito come ZSC e adotta le opportune misure per evitare il degrado degli habitat naturali e delle specie. Inoltre, qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso o necessario alla gestione del sito, ma che possa avere su di esso conseguenze significative, deve essere approvato dalle autorità nazionali solo dopo un'opportuna valutazione che escluda qualsiasi pregiudizio all'integrità del sito. Qualora, nonostante una valutazione negativa e in mancanza di soluzioni alternative, il piano o il progetto debba essere realizzato per motivi di interesse pubblico, anche di natura sociale o economica, lo Stato membro adotta ogni misura compensativa necessaria a garantire che la coerenza di Natura 2000 sia tutelata, informandone la Commissione. L'articolo 9 prevede la valutazione periodica da parte della Commissione del contributo di Natura 2000 agli obiettivi della direttiva, contemplando anche la possibilità di un declassamento di una ZSC, qualora ritenuto opportuno. L'articolo 11, infine, prevede che gli Stati membri garantiscono la sorveglianza dello stato di conservazione delle specie e degli habitat. La direttiva è stata attuata nell'ordinamento italiano con DPR n. 357/1997 che, tra l'altro, prevede, all'articolo 3, che le regioni comunicano al Ministero dell'ambiente i siti da inserire nell'elenco dei SIC, trasmesso alla Commissione europea per la costituzione della rete Natura 2000; lo stesso Ministero dell'ambiente provvede alla designazione dei siti ZSC, nell'ambito dei siti inseriti nell'elenco dei SIC definito dalla Commissione; si prevede inoltre che le regioni, sulla base di specifico monitoraggio, effettuano una valutazione periodica dell'idoneità dei siti, proponendo eventualmente al Ministero dell'ambiente un aggiornamento dell'elenco, della delimitazione e dei contenuti della scheda informativa dei siti. Il ministero provvede alla trasmissione delle proposte alla Commissione europea. L'articolo 7 disciplina la procedura di monitoraggio, prevedendo l'adozione di linee guide da parte del ministero e delle misure di attuazione da parte delle regioni. Sulla base della normativa vigente, la società Cascina, proprietaria di un terreno incluso nel Parco Naturale della Valle del Ticino e classificato quale SIC, ha eccepito il progressivo deterioramento ecologico del sito a causa del potenziamento del traffico aereo nella zona Malpensa, chiedendo nel 2005 al consorzio Parco Lombardo della Valle del Ticino, in quanto ente gestore del sito, di adottare le misure necessarie ad impedire tale degrado ambientale. Non avendo ricevuto risposta, nel 2006 la società Cascina ha presentato al Ministero dell'ambiente un'istanza-diffida affinché provvedesse a riperimetrare o a declassare il sito, escludendolo dall'elenco dei SIC. L'interesse della società discenderebbe dalla circostanza che la disciplina vincolistica del SIC impedirebbe di modificare la destinazione dei terreni, come invece previsto dal piano di riassetto dell'area Malpensa. A seguito della dichiarazione di incompetenza da parte del Ministero, la società Cascina ha riproposto l'istanza alla regione Lombardia che l'ha, tuttavia, respinta. Successivamente, nel 2009, il TAR ha respinto il ricorso presentato dalla società per l'illegittima inerzia del Ministero dell'ambiente e della regione Lombardia, in quanto, da un lato, il potere di iniziativa e di proposta è attribuito alle Regioni e non al Ministero e, dall'altro, il rigetto dell'istanza da parte della Regione Lombardia deve essere interpretato non già come rifiuto a provvedere ma come manifestazione della volontà di continuare a comprendere il sito di proprietà della società Cascina nell'elenco dei SIC. La Corte di giustizia europea, investita della controversia dal Consiglio di Stato, a cui ha fatto appello la società Cascina, si è espressa su una serie di questioni pregiudiziali concernenti l'interpretazione della direttiva 92/43/CE. In particolare, ad avviso della Corte, gli articoli 4, 9 e 11 della direttiva devono essere interpretati nel senso che le autorità competenti degli Stati membri devono proporre alla Commissione europea il declassamento di un SIC qualora sia stata ad esse presentata, da parte del proprietario di un terreno incluso nel sito, un'istanza che adduce il degrado ambientale del sito medesimo, purché essa sia fondata sulla circostanza che, nonostante il rispetto di tutte le disposizioni della direttiva (in particolare, l'articolo 6), il sito non può definitivamente contribuire alla conservazione degli habitat naturali nonché della fauna e della flora selvatiche o alla costituzione della rete Natura 2000. Inoltre, non è in contraddizione con i suddetti articoli della direttiva una normativa nazionale che attribuisca la competenza a proporre la modifica dell'elenco dei SIC solo agli enti locali territoriali e non anche, quanto meno in via sostitutiva in caso di inerzia, allo Stato, purché tale attribuzione delle competenze garantisca l'applicazione corretta delle disposizioni della direttiva.

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