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Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 9 ottobre 2014

Ministero dell'Economia e delle Finanze e Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS)contro Yesmoke Tobacco SpA

Domanda di pronuncia pregiudiziale: Consiglio di Stato - Italia.

Rinvio pregiudiziale - Disposizioni tributarie - Armonizzazione delle legislazioni - Direttive 95/59/CE e 2011/64/UE - Struttura e aliquote dell'accisa applicata al tabacco lavorato - Determinazione di un'accisa - Principio che stabilisce un'aliquota d'accisa per tutte le sigarette - Facoltà degli Stati membri di stabilire un'accisa minima - Sigarette della classe di prezzo meno elevata - Normativa nazionale - Categoria specifica di sigarette - Fissazione dell'accisa nella misura del 115%

Causa C-428/13
Assegnata in data: 3 Dicembre 2014
Commissione: VI Commissione (Finanze) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione degli articoli 7, paragrafo 2, e 8, paragrafo 6, della direttiva 2011/64/UE relativa alla struttura e alle aliquote dell'accisa applicata al tabacco lavorato.

Tale domanda è stata sollevata nell'ambito di una controversia tra il Ministero dell'economia e delle finanze e l'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS), da un lato, e la Yesmoke Tobacco SpA dall'altro, in merito alla decisione del direttore generale dell'AAMS, dell'11 gennaio 2012, di introdurre un'accisa minima unicamente sulle sigarette con un prezzo di vendita al pubblico inferiore a quello delle sigarette della classe di prezzo più richiesta.

In particolare, con tale decisione, in base all'articolo 39-octies, comma 4, del decreto legislativo 504/95, veniva fissata al 115% dell'importo base l'accisa minima sulle sigarette con prezzo di vendita al pubblico inferiore a quello delle sigarette appartenenti alla classe di prezzo più richiesta. La società italiana Yesmoke Tobacco SpA, che produce e commercializza sigarette a un prezzo inferiore a quello della classe di prezzo più richiesta, ha impugnato la decisione dinanzi al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio. Quest'ultimo ha annullato la decisione dell'AAMS, ritenendo che essa reintroducesse de facto un prezzo di rivendita minimo per i tabacchi lavorati, in elusione, a suo giudizio, della sentenza della Corte di giustizia C-571/08. Contro la sentenza di annullamento il Ministero dell'Economia e delle Finanze e l'AAMS hanno proposto appello al Consiglio di Stato.

Con la sua domanda pregiudiziale il Consiglio di Stato domanda alla Corte se la citata direttiva consenta una disposizione nazionale che stabilisca non già un'accisa minima identica per tutte le sigarette, bensì un'accisa minima applicabile unicamente alle sigarette con un prezzo di vendita al pubblico inferiore a quello delle sigarette della classe di prezzo più richiesta.

In via preliminare, la Corte di giustizia rileva che la direttiva 2011/64/UE fissa i principi generali dell'armonizzazione delle strutture e delle aliquote d'accisa per il tabacco lavorato e ha l'obiettivo di garantire, da un lato, il buon funzionamento del mercato interno nonché condizioni neutre di concorrenza nel settore del tabacco.

In particolare, la Corte osserva che l'art. 7, paragrafi 1 e 2, della citata direttiva stabilisce che:

  • le sigarette prodotte nell'Unione e quelle importate da Paesi terzi sono soggette, in ciascuno degli Stati membri, a un'accisa ad valorem calcolata sul prezzo massimo di vendita al minuto, compresi i dazi doganali, nonché a un'accisa specifica calcolata per unità di prodotto;
  • l'aliquota dell'accisa ad valorem e l'importo dell'accisa specifica devono essere uguali per tutte le sigarette.

Per altro verso, l'art. 8, paragrafo 6, della direttiva stabilisce che gli Stati membri possono applicare un'accisa minima sulle sigarette.

Quando gli Stati membri si avvalgono della facoltà offerta dalla direttiva di introdurre un'accisa minima, la regolamentazione che adottano deve inserirsi nel contesto definito dalla stessa direttiva senza contravvenire ai suoi obiettivi (tutela della concorrenza). L'applicazione di soglie d'imposta che variano in funzione delle caratteristiche o del prezzo delle sigarette comporterebbe distorsioni alla concorrenza tra le differenti sigarette e sarebbe contraria all'obiettivo di garantire il corretto funzionamento del mercato interno e condizioni neutre di concorrenza perseguito dalla direttiva.

La Corte dichiara pertanto che la normativa italiana attua un sistema in cui l'importo prelevato sulle sigarette della classe di prezzo più richiesta, in applicazione dell'accisa globale, è inferiore all'importo prelevato a titolo dell'accisa minima sulle sigarette meno costose, con la conseguenza di creare distorsioni di concorrenza e di contravvenire agli obiettivi della direttiva.

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