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Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 22 ottobre 2014

Cristiano Blanco (C-344/13) e Pier Paolo Fabretti (C-367/13) contro Agenzia delle Entrate - Direzione Provinciale I di Roma - Ufficio Controlli

Domande di pronuncia pregiudiziale: Commissione tributaria provinciale di Roma - Italia.

Rinvio pregiudiziale - Libera prestazione dei servizi - Restrizioni - Normativa tributaria - Redditi costituiti da vincite da giochi d'azzardo - Differenza di imposizione tra le vincite ottenute all'estero e quelle provenienti da case da gioco nazionali.

Assegnata in data: 3 Dicembre 2014
Commissione: VI Commissione (Finanze) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione degli articoli 52 e 56 del Trattato sul funzionamento dell'UE (TFUE), relativi - rispettivamente - al principio di libera circolazione dei servizi e alle deroghe al principio di libertà di stabilimento giustificate da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica.

Tale domanda è stata sollevata dalla Commissione tributaria provinciale di Roma nell'ambito di una controversia tra l'Agenzia delle Entrate e i Sig.ri Cristiano Blanco e Pier Paolo Fabretti, i quali avevano proposto ricorso avverso alcuni avvisi di accertamento, con i quali si contestava l'omessa dichiarazione di varie vincite ottenute in case da gioco all'estero. I ricorrenti sostenevano che gli avvisi di accertamento emessi nei loro confronti violassero il principio della libera prestazione dei servizi previsto dal citato articolo 56 del TFUE ed il principio di non discriminazione sancito dall'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, dato che le vincite realizzate in Italia sono esenti da imposta.

L'art. 69, paragrafo 1, lettera d), del decreto del Presidente della Repubblica (DPR) n.917, del 22 dicembre 1986, recante approvazione del testo unico delle imposte sui redditi considera quali redditi diversi, come tali facenti parte della base imponibile dell'imposta sul reddito, "le vincite delle lotterie, dei concorsi a premio, dei giochi e delle scommesse organizzati per il pubblico ed i premi derivanti da prove di abilità o dalla sorte".

Tuttavia, tale disposizione non si applica alle vincite corrisposte da case da gioco italiane, in quanto, a norma dell'articolo 30, settimo comma, del citato DPR, la ritenuta sulle vincite versate da tali stabilimenti è compresa nell'imposta sugli spettacoli, divenuta l'imposta sugli intrattenimenti, introdotta dal decreto legislativo 60/1999.

Il giudice del rinvio rileva che, sulla base della giurisprudenza della Corte di giustizia, tale diversità di trattamento potrebbe essere considerata giustificata qualora rientrasse in una disposizione derogatoria intesa a garantire l'ordine pubblico, la pubblica sicurezza o la sanità pubblica, restando conforme al principio di proporzionalità.

Secondo il giudice del rinvio, la normativa italiana mirerebbe non tanto a proteggere le case da gioco nazionali, quanto a scoraggiare le pratiche del riciclaggio e dell'autoriciclaggio di capitali all'estero, nonché a limitare le fughe all'estero o l'introduzione in Italia di capitali privi di origini controllabili.

Sulla base di queste considerazioni, la Commissione tributaria provinciale di Roma chiede alla Corte di giustizia di valutare:

- se una normativa nazionale possa assoggettare all'imposta sul reddito le vincite da giochi d'azzardo realizzate in altri Stati membri, mentre quelle conseguite nelle case da gioco nazionali non subiscono tale prelievo (esistenza di una restrizione della libera prestazione dei servizi);

- se motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica consentano di giustificare tale diversità di trattamento (esistenza di una giustificazione alla restrizione).

Ad avviso della Corte, la differenza di trattamento fiscale riduce l'attrattività di uno spostamento in un altro Stato membro allo scopo di praticare giochi d'azzardo, e dunque costituisce una violazione dell'art. 56 del TFUE che, sulla base di giurisprudenza consolidata, esige la soppressione di qualsiasi restrizione quando essa è idonea a vietare, ostacolare o rendere meno attraenti le attività del prestatore stabilito in un altro Stato membro.

Con riferimento al secondo punto, ovvero alla possibilità di giustificare la disparità di trattamento fiscale con gli obiettivi di prevenzione del riciclaggio e autoriciclaggio di capitali e di limitazioni all'ingresso di capitali di origine incerta, la Corte osserva che le autorità di uno Stato membro non possono presumere, in maniera generale e senza distinzioni, che gli organismi e gli enti stabiliti in un altro Stato membro si dedichino ad attività criminali. Inoltre, il fatto di escludere, in via generale, il beneficio di un'esenzione fiscale risulta sproporzionato, in quanto va al di là di quanto è necessario per lottare contro il riciclaggio di capitali, essendovi a tal fine altri mezzi a disposizione degli Stati membri. La Corte aggiunge che la disparità di trattamento non può essere invocata come strumento per combattere la ludopatia - e dunque per tutelare la sanità pubblica - dal momento che l'esenzione fiscale per le vincite ottenute nelle case da gioco situate nel territorio nazionale può, al contrario, incoraggiare i consumatori a partecipare ai giochi d'azzardo.

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