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Sentenza della Corte (Settima Sezione) del 6 marzo 2014

Dresser-Rand SA contro Agenzia delle Entrate, Direzione Provinciale, Ufficio Controlli di Genova

Domanda di pronuncia pregiudiziale: Commissione tributaria provinciale di Genova - Italia.

Rinvio pregiudiziale - Fiscalità - IVA - Direttiva 2006/112/CE - Articolo 17, paragrafo 2, lettera f) - Condizione relativa alla rispedizione di un bene a destinazione dello Stato membro a partire dal quale tale bene era stato inizialmente spedito o trasportato

Assegnata in data: 4 Settembre 2014
Commissione: VI Commissione (Finanze) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

Le domande di pronuncia pregiudiziale vertono sull'interpretazione dell'art. 17, paragrafo 2, lettera f) della direttiva 2006/112/CE, relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto, e sono state proposte nell'ambito di una controversia insorta tra la Dresser‑Rand Francia e l'Agenzia delle entrate (Direzione Provinciale, Ufficio Controlli di Genova), in merito ad avvisi di accertamento finalizzati al recupero dell'imposta sul valore aggiunto non assolta in riferimento agli anni d'imposta 2007 e 2008.

La Dresser‑Rand Francia produce compressori industriali a gas naturale. Nell'esercizio di tale attività, ha stipulato un contratto con un cliente finale, una società di diritto spagnolo, per la fornitura di beni complessi. Per l'esecuzione di tale contratto, la Dresser‑Rand Francia ha utilizzato compressori importati dal suo stabilimento cinese a cura della Dresser‑Rand Italia Srl (in prosieguo: la «Dresser‑Rand Italia») e ha introdotto nel territorio italiano in provenienza dalla Francia taluni ulteriori componenti necessari per l'utilizzo dei compressori importati. Successivamente, essa ha stipulato con la FB ITMI SpA (in prosieguo: la «FB ITMI»), società terza con sede in Italia, un contratto relativo alla fornitura di ulteriori componenti necessari al funzionamento e all'installazione dei beni in questione presso il cliente finale. La FB ITMI ha spedito direttamente tali beni assemblati al cliente finale, emettendo fattura nei confronti della Dresser‑Rand Italia per le operazioni relative alle prestazioni di assemblaggio e adattamento accessorie, nonché di consegna dei beni in questione. La Dresser‑Rand Italia, nella qualità di rappresentante fiscale della Dresser‑Rand Francia, ha proceduto alla fatturazione del complesso di beni inviati al cliente finale.

Facendo leva sul proprio status di esportatore abituale, la Dresser‑Rand Italia ha ritenuto di poter ricevere i beni e i servizi forniti dalla FB ITMI senza versare l'IVA, sulla base dell'articolo 8, commi 1, lettera c), e 2, del DPR n. 633/1972, mentre l'Agenzia delle entrate contesta tale possibilità. In particolare, la Dresser‑Rand Francia ritiene che il trasferimento di compressori dalla Francia verso l'Italia costituisca un acquisto intracomunitario assimilato, in base al citato articolo 17, paragrafo 1 della direttiva direttiva 2006/112/CE, in quanto si tratta del trasferimento di un bene mobile materiale effettuato dal soggetto passivo, fuori dal territorio dello Stato membro in cui si trova il bene, ma nella Comunità, per le esigenze della sua impresa. La Dresser‑Rand Francia precisa anche che la vendita dei beni assemblati al cliente finale, a partire dal territorio italiano, costituisce una cessione intracomunitaria. Secondo l'Agenzia delle entrate, invece, il trasferimento di beni dalla Francia verso l'Italia ricade nell'ambito di applicazione dell'articolo 17, paragrafo 2, lettera f), della direttiva, in quanto non costituisce acquisto intracomunitario l'introduzione nel territorio dello Stato di beni oggetto di perfezionamento e manipolazioni se tali beni sono successivamente trasportati o spediti al committente, soggetto passivo di imposta, nello Stato membro di provenienza o per conto suo in altro Stato membro ovvero fuori del territorio della Comunità. L'Agenzia delle entrate asserisce, dunque, che il contratto concluso tra la Dresser‑Rand Francia e la FB ITMI ha ad oggetto non la fornitura di un bene nuovo, ma la prestazione di un servizio. Di conseguenza, l'operazione prevista da tale contratto non potrebbe essere assimilata ad una cessione di beni, ai sensi dell'articolo 17, paragrafo 1, della suddetta direttiva.

La Commissione tributaria provinciale di Genova ha deciso di sospendere il procedimento e di chiedere alla Corte se l'articolo 17, paragrafo 2, lettera f), della direttiva 2006/112/CE debba essere interpretato nel senso che preclude alla legislazione o alla prassi degli Stati membri la facoltà di prevedere che la spedizione o il trasporto dei beni non siano trattati come trasferimento a destinazione di un altro Stato membro se non alla condizione che i beni ritornino nello Stato membro a partire dal quale erano stati inizialmente spediti o trasportati.

La Corte rileva che il testo stesso dell'art. 17, paragrafo 2 lettera f) della direttiva 2006/112/CE prevede esplicitamente che la spedizionedi un bene ai fini della prestazione di un servizio resa al soggetto passivo non si considera trasferimento a destinazione di un altro Stato membro, qualora tale bene sia successivamente rispedito al soggetto passivo nello Stato membro di origine, cioè quello a partire dal quale esso era stato inizialmente spedito. La Corte aggiunge che la deroga prevista da tale disposizione deve essere interpretata alla luce dell'obiettivo perseguito dal regime transitorio dell'IVA applicabile al commercio intracomunitario di trasferire il gettito fiscale allo Stato membro in cui avviene il consumo finale dei beni ceduti. L'applicazione dell'art. 17, paragrafo 2 lettera f) della direttiva è quindi subordinata alla condizione necessaria che il bene sia rispedito nel suo Stato membro di origine.

Nella controversia in questione i beni non sono stati rispediti verso lo Stato membro di origine, cioè verso la Francia, dopo l'esecuzione in Italia dei lavori sugli stessi: pertanto, non essendo stata soddisfatta la condizione relativa alla rispedizione del bene nello Stato membro di origine, l'articolo 17, paragrafo 2, lettera f) della direttiva 2006/112/CE non è applicabile alla controversia.

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