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Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 13 marzo 2014

Società Italiana Commercio e Servizi srl (SICES) e altri contro Agenzia Dogane Ufficio delle Dogane di Venezia

Domanda di pronuncia pregiudiziale: Commissione tributaria regionale di Venezia-Mestre - Italia. Agricoltura - Regolamento (CE) n. 341/2007 - Articolo 6, paragrafo 4 - Contingenti tariffari - Aglio di origine cinese - Titoli di importazione - Intrasferibilità dei diritti derivanti da taluni titoli d'importazione - Elusione - Abuso di diritto

Causa C-155/13
Assegnata in data: 4 Settembre 2014
Commissione: XIII Commissione (Agricoltura) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione dell'art. 6, paragrafo 4 del regolamento (CE) n. 341/2007, recante apertura e modalità di gestione di contingenti tariffari e istituzione di un regime di titoli di importazione e certificati d'origine per l'aglio e alcuni altri prodotti agricoli importati da Paesi terzi. Tale domanda è stata sollevata dalla Commissione tributaria regionale di Venezia-Mestre nell'ambito di una controversia tra una serie di aziende importatrici di aglio (tra cui la Duoccio srl) e l'Agenzia Dogane - Ufficio di Venezia, avente ad oggetto taluni avvisi di rettifica e di accertamento in merito ad importazioni di aglio di origine cinese che hanno beneficiato di un dazio doganale agevolato.

In base al regolamento (CE) n. 341/2007, al fine di una migliore sorveglianza sulle importazioni e a seguito di casi di frodi basate su una falsa indicazione dell'origine o del prodotto, tutte le importazioni di aglio sono soggette al rilascio di un titolo di importazione; sono previste due categorie di titoli di importazione, una per le importazioni nell'ambito del contingente GATT (titoli "A") e l'altra per tutti gli altri tipi di importazioni. Le domande di titoli di importazione sono soggette ad alcune restrizioni, al fine di salvaguardare la concorrenza tra gli importatori, che la disciplina europea distingue in due categorie, importatori tradizionali e nuovi importatori. Tra le misure di tutela della concorrenza rientrano i divieti al trasferimento dei titoli di importazione (previsti dal citato art. 6, del regolamento (CE) n. 341/2007) e le sanzioni nel caso in cui lo stesso soggetto presenti più domande. Alle importazioni effettuate ai sensi dei titoli "A" si applica l'aliquota ridotta.

Nella causa in oggetto l'Agenzia Dogane ha censurato il seguente meccanismo, ritenendolo fraudolento: in un primo momento, la Duoccio o la Tico srl acquistavano aglio da un fornitore cinese; in un secondo momento, prima dell'importazione nell'Unione, la Duoccio e la Tico vendevano la merce ad altri importatori, intestatari di titoli «A», che rivendevano la merce alla Duoccio dopo averla importata.

In sostanza, la doppia vendita ha anche comportato l'elusione del divieto di trasferimento dei diritti derivanti dai titoli "A".

La Duoccio srl, infatti, era attiva sia nel mercato delle importazioni di aglio, come importatore tradizionale, sia nel mercato della distribuzione, come grossista. Avendo esaurito i propri titoli "A", la società non era più in grado d'importare aglio a dazio agevolato. Secondo l'Agenzia Dogane, le due vendite consecutive di aglio, dalla Duoccio e dalla Tico agli importatori, e poi da questi ultimi alla Duoccio, miravano a eludere il divieto di trasferimento dei diritti derivanti dai titoli «A».

Ad avviso della Corte di giustizia, l'articolo 6 del regolamento (CE) n. 341/2007 si limita a prevedere un divieto di trasferimento dei diritti derivanti dai titoli «A», mentre non disciplina la fattispecie in cui l'intestatario di titoli d'importazione ad aliquota ridotta acquisti una merce da un determinato operatore prima della sua importazione e poi la rivenda a quest'ultimo dopo averla importata nell'Unione; più in particolare, la Corte osserva che nel caso di specie erano stati soddisfatti tutti i requisiti formali per la concessione del dazio agevolato, poiché gli importatori avevano provveduto allo sdoganamento della merce avvalendosi di titoli "A" ottenuti in modo regolare.

Tuttavia, secondo una giurisprudenza costante, i singoli non possono avvalersi fraudolentemente o abusivamente delle norme dell'Unione. L'accertamento dell'esistenza di una pratica abusiva richiede che ricorrano:

- un elemento oggettivo, ovvero un insieme di circostanze da cui risulti che, nonostante il rispetto formale delle condizioni previste dalla normativa dell'Unione, l'obiettivo perseguito da tale normativa non è stato raggiunto;

- un elemento soggettivo, da cui risulti che lo scopo essenziale delle operazioni controverse è il conseguimento di un vantaggio indebito.

Anche se la Corte può, ove necessario, fornire precisazioni dirette a guidare il giudice nazionale nella sua interpretazione, spetta tuttavia a quest'ultimo verificare se sussistano gli elementi costitutivi di una pratica abusiva.

Con riferimento al primo requisito, la Corte rileva che operazioni quali quelle oggetto del procedimento principale minano la concorrenza tra gli operatori, in quanto consentono ad un importatore tradizionale, che ha esaurito i propri titoli "A", di rifornirsi di aglio importato a dazio agevolato ed estendere la sua influenza sul mercato oltre la quota del contingente tariffario ad esso attribuito.

Riguardo al profilo soggettivo, per escludere l'esistenza di una pratica abusiva, secondo la Corte è necessario accertare che le operazioni in questione abbiano una giustificazione economica e commerciale, ad esempio il fatto che il prezzo di vendita della merce sia fissato a un livello tale da permettere agli importatori che hanno rivenduto alla Duoccio di trarre un significativo guadagno.

La Corte di giustizia conclude che l'articolo 6 del regolamento n. 341/2007 non osta, in via di principio, ad operazioni mediante le quali un importatore, intestatario di titoli d'importazione ad aliquota ridotta, acquisti una merce al di fuori dell'Unione da un operatore, che abbia esaurito i propri titoli d'importazione ad aliquota ridotta, e poi gliela rivenda dopo averla importata nell'Unione. Tuttavia, simili operazioni costituiscono un abuso di diritto quando siano state concepite artificiosamente allo scopo essenziale di beneficiare del dazio agevolato. La verifica dell'esistenza di una pratica abusiva richiede che il giudice del rinvio prenda in considerazione tutti i fatti e le circostanze del caso di specie, comprese le operazioni commerciali precedenti e successive all'importazione oggetto della causa.

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