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Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 26 novembre 2014

Green Network SpA contro Autorità per l'energia elettrica e il gas

Domanda di pronuncia pregiudiziale: Consiglio di Stato - Italia.

Rinvio pregiudiziale - Regime nazionale di sostegno al consumo di energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili - Obbligo per i produttori e gli importatori di energia elettrica di immettere nella rete nazionale un determinato quantitativo di energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili o, in alternativa, di acquistare "certificati verdi" presso l'autorità competente - Prova di tale immissione che richiede la presentazione di certificati attestanti l'origine verde dell'energia elettrica prodotta o importata - Accettazione di certificati emessi in uno Stato terzo subordinata alla conclusione di un accordo bilaterale tra tale Stato terzo e lo Stato membro interessato o a un accordo tra il gestore di rete nazionale di tale Stato membro ed un'analoga autorità di detto Stato terzo - Direttiva 2001/77/CE - Competenza esterna della Comunità - Leale cooperazione.

Causa C-66/13
Assegnata in data: 26 Gennaio 2015
Commissione: X Commissione (Attività produttive, commercio e turismo) - XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea)
NOTA DI SINTESI:

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione degli articoli 3, paragrafo 2, TFUE e 216 TFUE, in combinato disposto con l'articolo 5 della direttiva 2001/77/UE, sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, e con l'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera del 22 luglio 1972 (accordo di libero scambio).

L'accordo di libero scambio ha lo scopo di promuovere lo sviluppo delle relazioni economiche tra la Comunità economica europea e la Svizzera, assicurando condizioni eque di concorrenza ed eliminando gli ostacoli agli scambi.

La direttiva 2001/77, abrogata dalla direttiva 2009/28/CE, mira a promuovere le fonti energetiche rinnovabili e, a tale scopo, prevede la possibilità per gli Stati membri di introdurre regimi di sostegno (certificati verdi, aiuti agli investimenti, esenzioni o sgravi fiscali, restituzioni di imposta o regimi di sostegno diretto dei prezzi) in vista di una relazione da parte della Commissione sui risultati conseguiti, prodromica alla eventuale presentazione di una proposta di quadro comunitario in materia di regimi di sostegno dell'elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili. L'articolo 5 della direttiva prevede che, entro il 27 ottobre 2003, gli Stati membri provvedano a garantire l'origine dell'energia elettrica da fonti rinnovabili immessa sul mercato interno, mediante il rilascio su richiesta di garanzie di origine da parte di organismi incaricati. Le garanzie di origine sono reciprocamente riconosciute dagli Stati membri.

Per quanto riguarda l'ordinamento italiano, l'articolo 11 del decreto legislativo n. 79/1999 prevede l'obbligo per gli operatori che abbiano prodotto o importato energia ad immettere nel sistema elettrico nazionale, nell'anno successivo, una quota di elettricità prodotta da fonti rinnovabili (elettricità verde) o, in alternativa, acquistando l'equivalente quota da altri produttori o acquistando certificati verdi dal gestore della rete (GSE). Il decreto ministeriale di attuazione dell'11 novembre 1999 dispone che gli impianti di produzione dell'energia verde importata siano ubicati in Paesi esteri che adottino analoghi strumenti di promozione delle fonti rinnovabili. Nel caso si tratti di Paesi non appartenenti all'Unione europea, la possibilità di importazione è subordinata alla stipula di una convenzione tra il gestore della rete di trasmissione nazionale e l'analoga autorità locale. L'articolo 20 del successivo decreto legislativo n. 387/2003, di attuazione della direttiva n. 2001/77/CE, prevede che i soggetti che importano energia verde da Paesi appartenenti alla UE possono richiedere l'esenzione dall'obbligo di acquistare certificati verdi, allegando la copia conforme della garanzia di origine rilasciata da tali Paesi. Nel caso si tratti di Paesi non appartenenti alla UE, tale esenzione è subordinata alla stipula di un accordo tra l'Italia e lo Stato terzo. Tale accordo è stato stipulato tra l'Italia e la Svizzera il 6 marzo 2006 e prevede il reciproco riconoscimento delle garanzie di origine a partire dal 2006. Ai sensi del medesimo decreto legislativo (articolo 4), spetta al GSE verificare il rispetto degli obblighi e comunicare le inadempienze all'Autorità per l'energia elettrica e il gas (di seguito AEEG), competente ad infliggere le sanzioni.

Nel corso del 2005, la Green Network SpA ha importato in Italia una quota di energia elettrica proveniente dalla Svizzera, certificata dall'autorità competente come prodotta da fonti rinnovabili. Sulla base dell'articolo 20 del decreto legislativo n. 387/2003, per il 2006, la Green Network ha chiesto al GSE un'esenzione dall'obbligo di acquistare certificati verdi. Il GSE ha respinto la richiesta in quanto nel 2005 non era stato ancora stipulato l'accordo tra l'Italia e la Svizzera. Non avendo la Green Network adempiuto all'obbligo disposto dal GSE di acquistare certificati verdi, l'AEEG le ha inflitto il pagamento di una sanzione pecuniaria. A seguito di reiezione del suo ricorso da parte del TAR della Lombardia, la Green Network ha proposto appello dinanzi al Consiglio di Stato, sostenendo che l'articolo 20 del decreto legislativo n. 387/2003 (che subordina la richiesta di esenzione dall'acquisto dei certificati verdi alla stipula di un accordo tra l'Italia ed uno Stato terzo) è incompatibile con gli articoli 3, paragrafo 2, TFUE e 216 TFUE, in quanto l'Unione dispone di una competenza esterna esclusiva per la conclusione di accordi con Stati terzi. Pertanto, ad avviso della Green Network, dovrebbe trovare nuovamente applicazione il DM del 1999, che subordina l'importazione di energia verde da Paesi terzi ad un accordo stipulato tra gli operatori di rete. Tale accordo tra operatori di rete relativo al mutuo riconoscimento dei certificati sarebbe intervenuto in forma tacita tra il Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale (a cui è subentrato il GSE) e l'analogo operatore svizzero.

A seguito di rinvio pregiudiziale, la Corte ha dichiarato che la Comunità dispone di una competenza esterna esclusiva che non è compatibile con una norma nazionale, come l'articolo 20 del decreto legislativo n. 387/2003, che subordina alla conclusione di un accordo tra lo Stato membro e uno Stato terzo la concessione di un'esenzione dall'obbligo di acquisto di certificati verdi.

Ad avviso della Corte, un accordo di tale genere (che assicura le garanzie di origine verde di elettricità importata in uno Stato membro), ampliando il campo di applicazione del meccanismo di certificazione previsto dalla direttiva 2001/77, è tale da modificare la portata delle norme comuni. In secondo luogo, considerando che la direttiva 2001/77 ha lo scopo di promuovere la produzione di energia verde negli Stati membri, è innegabile che un accordo come quello tra Italia e Svizzera, che consente esenzioni dall'acquisto di certificati verdi nel caso di importazione di energia verde da un Paese terzo, potrebbe interferire con gli obiettivi della direttiva e con l'obbligo degli Stati membri di aumentare la loro produzione di energia verde. Pertanto, la conclusione di tali accordi, in mancanza di un'autorizzazione da parte della direttiva 2001/77, può pregiudicare il buon funzionamento del sistema istituito dalla direttiva e il raggiungimento dei suoi obiettivi.

In secondo luogo, la Corte ha dichiarato che è contraria al diritto dell'Unione anche l'applicazione di una norma nazionale, quale il decreto ministeriale di attuazione dell'11 novembre 1999, che mira sostanzialmente, al pari della sopra richiamata disposizione del decreto legislativo n. 387/2003, ad attuare meccanismi transfrontalieri destinati ad attestare che l'energia elettrica importata da uno Stato terzo e immessa nel mercato italiano è elettricità verde. Il principio di leale cooperazione osta infatti a che, dopo che la contrarietà al diritto comunitario di una disposizione quale la prima disposizione nazionale controversa sia stata constatata e quest'ultima sia stata pertanto disapplicata da un giudice nazionale, sia applicata in sostituzione una norma interna che, al pari della seconda disposizione nazionale controversa, è sostanzialmente analoga a quella che è stata in tal modo disapplicata.

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